Questa volta copio, e incollo.
Quando fai qualcosa per lavoro, vuol dire che hai un committente.
E quando il lavoro “maneggia” arte e sport, e c’è di mezzo una passione infinita, allora non è solo questione di fare bene un lavoro (che dovrebbe essere il minimo), devi metterci qualcosa di…particolare
Ecco qui, le parole del committente, e in fondo l’argomento, un video, anche questa volta.
Era il mese di Aprile 2014 quando ci parlammo la prima volta…..Avevo ritenuta estremamente valida un’idea di Guido Agostoni, sindaco di Pasturo, per la serata pre-ZacUP. Volevo una serata che parlasse di montagna dal punto di vista alpinistico e dell’arrampicata. Durante l’inverno si era girato un film/documentario sulla parete Fasana con protagonisti i mitici “Maglioni Rossi”.
L’idea era stata di presentare a Pasturo l’anteprima . E allora non mi rimaneva che contattare il Presidente dei Ragni di Lecco.
Credo che l’empatia sia scaturita pochi secondi dopo le presentazioni. Il suo entusiasmo era coinvolgente e si sposava perfettamente con il mio.
E dopo mezz’ora di telefonata, fermo davanti all’ingresso della sede di DF Sport Specialist, è nata l’idea nella mia testa di fare qualcosa insieme molto più coinvolgente e impegnativo di una serata pre-gara…..e il risultato eccolo qui….
Ne è uscito un capolavoro Fabio Palma, hai organizzato tutto nei minimi dettagli con tuo figlio Yuri coinvolgendo dei grandi professionisti come Filippo Salvioni, Michela Scardinaro e Francesco Torquati Gritti.
Nemmeno l’incomprensione con l’elicottero ha causato danni….oddio io e te abbiamo rischiato l’infarto ma Filippo e Yuri si sono immedesimati negli skyrunner e hanno recuperato con una volatona.
Volevo un video che raccontasse la gara ma allo stesso tempo valorizzasse il nostro territorio e potesse trasmettere attraverso le immagini e la musica le emozioni che la montagna sa regalare….perché alla fine, come diceva Sir E.Hillary “non conquistiamo la montagna ma noi stessi “.
Beh siete riusciti a confezionare qualcosa di magico…..che ha reso ancora più magica una giornata indimenticabile
Grazie !!!
(Alberto Zaccagni)
E poi questa storia qua, ma non perdete tempo, guardatevi il video, se ne avete poco. Dura 5′. Il video, non la storia. Quella l’ho scritta perchè mi piace scrivere, ma saltate al video, ok?
Sono appena arrivato e mi fa, bellissimo. Portami alla spiaggia dove si arrampica.
Ok, gli dico, ci andiamo, e percorriamo a nuoto il tratto tra la Molpa e l’arco naturale, gli indico dove feci a 16 anni un passaggio subacqueo e sono contento che non se la senta di farlo. Anzi, capisco che ero proprio un po’ incosciente, allora. Beh, non solo allora, ma proseguiamo.
Stanotte veniamo qui a fare Timelapse di stelle, mi fa. Spiego: il timelapse è una serie di fotografie che diventa video, e sostanzialmente mostra l’evolversi nel tempo di ciò che stai guardando, in pochi secondi concentri minuti ma anche ore. Se ci pensate, fa riflettere un casino, ‘sta cosa.
Gli faccio, Yuri, c’è una luna che manco il grattacielo di Dubai illumina così.
Lo so, mi fa, lo sapevo, ho fatto degli esperimenti a casa.
Torniamo alle 23, chi mi conosce sa che anche alle 6 del mattino sono attivissimo ma dopo il tramonto ho la stessa vitalità di Totti in Tv, comunque mi trascino nel posto e lui piazza le due macchine, una dentro la grotta e l’altra qui perchè “così mi fa la quinta” (breve e male: quinta quando a un certo punto appare qualcosa dietro uno spigolo o altro). Ha tutto in mente da giorni, è chiaro. Sì, gli dico, la luna in effetti tra pochi minuti uscirà da quello spigolo e ti farà una quinta come l’ingresso di Bolt in pista, però guarda che sarà tutto luminoso da paura e non vedremo neppure una stella. In qualche modo, lo ammetto, è per convincerlo che vada per la quinta, ma poi a nanna.
Sbuffa e mi fa, ti ho detto che so come fare, sovraespongo come una bestia.
Sovraesponi?!? Parentesi, credo che anche il più imbranato dei fotografi amatoriali sa che sovraesponendo viene tutto bruciato e non si vede una mazza. Fra l’altro oggi c’è guggle e segretamente ho digitato poc’anzi “come fotografare le stelle” e “timelapse di stelle” e vengono fuori fotografi noti e seri che su blog, forum e articoli e seminari spiegano che quando c’è la luna piena statevene a casa, etc etc. Per farla breve, mi assopisco, dopo un po’ esce la luna che pare un’astronave, la quinta so già che verrà da paura ma la spiaggia e l’orizzonte e il cielo diventano chiari che manco un arcangelo. Difatti la mattina alle 7.30, quando al computer compaiono gli scatti, io vedo un gran bianco. So già quello che stai per dire, ma guarda qua, mi fa. Parte una spiegazione che non ricordo ma che fondamentalmente ha qualcosa a che fare con le frequenze ottiche, in sostanza il chiarore della luna è su una banda di frequenza stretta, il sensore prende tutto, mi fa, sono i tuoi occhi che si accecano, per cui click click e ancora clik e…porca miseria, ecco le stesse, ricordi vaghi sul filtro arresta banda in elettronica ma è vero che a ingegneria ai tempi mi insegnarono a capire o a stare zitto, e quindi sto zitto e mi faccio un parallelo, che è un po’ questo, se sei accecato non ci vedi bene ma se a fianco a te c’è un occhio capace di distinguere sempre e comunque, quello riesce a vedere quello che per te è solo bianco, d’altronde cosa dicevano i greci? Che l’aquila fosse simbolo di conoscenza perchè capace di fissare il sole senza rimanere accecata (di fatti sua maestà Dante poi scrisse Aquila sì non gli s’affisse unquanco, Dante diciamo che nella Divina ha messo praticamente tutto tranne che si sarebbe arrivati alla Vernier, quello era troppo anche per lui).
Quindi per le notti successive sempre da qualche parte, dalla seconda io a dormire in macchina e lui fuori con cavalletti, chiaro senza luna comunque sarebbe stato meglio ma comunque non è male, no, poi ci siamo fatti due albe e cinque su cinque tramonti, e in sostanza cinque gg di vacanza sono trascorsi con perenni corse a filmare e fotografare, per cui questo è il primo video e ne arriveranno pare altri 4, non so quando e tutti molto diversi, pure uno subacqueo pare.
Buona visione
Mi hanno intervistato due settimane fa ponendomi delle domande sul percorso tecnico e artistico che stiamo seguendo.
Ecco l’intervista, che è un pò anche una linea di arrivo e nello stesso di partenza. Stanno arrivando, infatti, lavori ciclopici, e coinvolgimenti grandiosi
Questo video, che vi invito a vedere, viene dall’unione di tante ottime capacità che ho avuto il piacere di coordinare. Insieme a Yuri, il grande Filippo Salvioni, la sua compagna Michela Scandinaro, e il solito Francesco Torquati Gritti.
C’è un flusso di immagini molto radioso e sereno, che si arricchisce quando arriva un nuovo strumento…per una cascata di Timelapse e situazioni visive anche affollate fino al tuffo nelle acque finale.
E’ un video anche sofisticato, seppure forse meno di alcuni lavori anche di qualche mese fa. Ma è forse il più ricco di composizioni, quasi un museo con centinaia di dipinti a stili anche diversi. Provate a contare quante diverse situazioni e luoghi ci siano…
Penso sia un video che chiuda un capitolo, e con Palinuro 4k se ne aprirà un altro…
Prendi 65 km e traccia un segmento. A tanto lontano sono nate, queste due donne meravigliose.
Poi lo trascini su un mappamondo, che è un casino, perchè su un mappamondo la geometria che ci hanno insegnato non vale più (lunga storia, molto interessante. Comprensibile, anche; sullo sferico Euclide vacilla. Beh, pure noi…). Comunque provateci, Tirreno poi Oceano, quindi gli US Open. E siccome si è detto che la geometria euclidea sulla sfera si incarta, quei 65km diventano metri. Pochi. Nello spogliatoio, oggi, meno di dieci. Poi, per un’oretta o chissà quanto, a volte anche meno di due. Una cosa che sarebbe piaciuta a Calvino, io penso.
E allora 20 anni dopo le sfide da bambine, che io le immagino due bambine pugliesi che giocano a tennis e si incontrano in tornei superprovinciali della piatta (e bellissima) Puglia, trovarsi in finale del torneo americano di tennis più importante di tutti, e diciamo anche il secondo torneo più importante del mondo, e per qualcuno è pure il primo.
Metteteci anche che una asfalta la nr.2 del mondo, e l’altra semplicemente è data 300 a 1 contro al più dominante giocatrice di tennis degli ultimi 20 anni, una che spara le batture a velocità superiore a Federer ( e non l’ho detto a caso ), cioè sopra i 200, e che se desse una sberla ad un uomo di buona forma fisica probabilmente lo manderebbe al pronto.
Mi rendo conto che se avessi puntato ieri 1000 euro sulla Vinci, che in fondo ce li ho, sarei stato a posto fino alla fine dei miei giorni.
Ma mi sa che pure lei non ci ha puntato. Che poi dopo il primo set quei 300 a 1 quanto saranno diventati? 1 milione a 1? Tirchi che siamo, alzi la mano chi avrebbe buttato lì dieci euro, dico due birre medie (oramai lontane ricordo delle vere medie, lunga storia anche questa), dopo il primo set.
Ce ne sono un centinaio di storie così, nell’infinita galassia sportiva, dove senza i trucchi trionfa di tutto, anche il merito, la tenacia, e la sorpresa. Al solito è la boxe, LO SPORT, ad aver avuto le sorprese più belle, il cinema lo sa (Cinderella man, The Fighter). Nella boxe puoi essere colossalmente più forte di quello di fronte, ma beccare un pugno che ti stende. Quando vedi un incontro di boxe, sai che un deca varrebbe sempre la pena di buttarlo lì, su quello dato 1 a un milione. D’altronde, non abbiamo tutti noi preso dei pugni imprevisti dalla vita? Epperò…Quella della finale Vinci-Pennetta e delle bambine pugliesi che si ritrovano sul New York Times comunque non è male, anche la boxe direbbe, bene tennis, così mi piaci, non è escluso che qualcuno in gamba ci faccia un film, un giorno. Sarò anche patetico ma a me ‘sta cosa fa un piacere quasi da piangere
Chi ha mai sentito parlare di Grothendieck?
Okkio, non ve ne sto facendo una colpa, l’ho scoperto ieri.
Quindi sono ignorante quanto voi.
Oppure c’è qualcosa che non va nella distribuzione della conoscenza.
Sia chiaro, capire cosa ha fatto e cosa ha scritto ‘sto tizio, beh, lasciamo perdere. Molti, ovvero i pochi in percentuale mondiale a conoscerlo, dicono sia uno dei più grandi matematici degli ultimi cento anni, e fra i più grandi di sempre. Quindi, diciamo, uno che ha fatto e scritto e scoperto dei teoremi sui quali probabilmente molta vita concreta dei prossimi decenni si baserà.
Non fa un pò specie che Einstein, nel suo tour statunitense nel quale spiegava la teoria della relatività DELLA QUALE NESSUNO CHIARAMENTE CAPIVA UNA MAZZA, riempiva le piazze come adesso riesce a fare uno arrivato tipo quinto ad amici?
Oh, non voglio cadere nel pallosissimo clichè di ” a quei tempi…”. Quei tempi avevano distorsioni da far accapponare la pelle, esattamente come oggi.
Però è un pò vero che mi sa che abbiamo un pò perduto la cognizione di chi valga in certi campi, no? Voglio dire, questo Grothendieck fra l’altro ha una storia personale perlomeno curiosa (ve l’andate a cercare voi, ok?), che anche soltanto a spenderci cinque minuti a tavola magari ci resta qualcosa di denso in testa: oh, ma hai visto quel tipo che aveva una testa come cinquanta milioni di altri viventi almeno, cosa ha fatto e soprattutto come si è comportato? E insomma è una storia interessante, secondo me, anche solo perchè ci sobilla la maledicenza che il 99% di quelli di cui invece sappiamo tutto e stratutto sono fondamentalmente dei coglioni quanto noi, e talvolta pure peggio, mentre questo Grothendieck è uno che pure San Pietro, allo storico ricevimento, lo prenderebbe con le pinze, sai mai che mi frega con paradossi, congetture etc etc…
Questo mi sa che vale per tutti i campi un pò seri, quelli artistici anche (che poi la matematica è arte, totalmente arte, lungo discorso), e secondo me comunque internet permette di salvare dalle retrovie infime questi nomi, ci vuole solo un pò di buona volontà.
Sono storie secche, taglienti e che lasciano il segno a chiunque, secondo me, quelle alla Grothendieck. E poi, porca miseria, vogliamo ogni tanto portare alla luce quelli che in ‘sto pianeta fanno la differenza?
Bella storia, questa, ci hanno fatto anche una trasmissione televisiva ( come come? Una trasmissione televisiva interessante in Italia? ma sì, qualche canale ok c’è, beh, non certo fra quelli ai primi posti ).
Dunque, ‘sta tizia faceva la governante, ed era perennemente in giro con la macchina fotografica. Scattava continuamente, tutti i giorni, qualunque cosa. Incidente d’auto? Lei, come un’avvoltoio, fotografava. Tizio che fumava? uguale. Elemosina, bar, tabacchi, cinema, coda, galleria, e così via? vai di scatto.
Qualunque, ma proprio qualunque, cosa.
Autodidatta, assolutamente fuori da ogni giro giusto, ufficiale, etc etc. Guardate che le lobby, per le quali comunque l’Italia è messa molto bene in termini di classifica, ci sono anche all’estero. Diciamo che da noi le lobby sono inespugnabili, all’estero o non ci sono oppure devi avere tenacia. Ma comunque, andiamo avanti.
La tizia fa la governante perchè così ha più tempo per andare in giro a fotografare. E cosa se ne fa delle foto?
Niente.
Cioè, dico proprio niente.
Le accumula.
Quando muore, lascia un biglietto, piuttosto ironico, nel senso che dice, beh, auguri, se avete voglia di dare un’occhiata.
120.000, anche di più.
Naturalmente chi aveva in mano tutta ‘sta roba non sapeva che farsene, c’erano pure tonnellate di rullini da sviluppare, per cui si è detto, beh, almeno ci faccio soldi. Così ha portato tutto in un’asta, beccandosi 380 dollari. E siccome ogni tanto il mondo è giusto verso gli stolti e corretto verso i curiosi, il giornalista che fece il forte investimento, dopo mesi di analisi, cominciò a divulgare la cosa. Ora c’è un sito, mostre in tutti i musei del mondo, etc etc. Perchè hanno notato questo: LA SIGNORA HA DI FATTO IMMORTALATO MEGLIO DI OGNI ALTRO UN PEZZO DI STORIA DEGLI STATI UNITI
La tizia, ovvio, aveva una missione nel cuore, e un bel filo conduttore di qualcosa ignoto ai più fra cuore e cervello. Non sapeva neppure lei cosa diavolo fosse ‘sta missione e niente di ‘sto filo, ma eseguiva come guidata da quella cosa inesplicabile ai più che si chiama passione. La quale, questo lo so, ti fa fare puttanate a nastro, spesso mandandoti a rotoli la vita, con zero o quasi ricavo sociale ed economico. A volte il mondo ripaga, ma il più delle volte in ritardo. Già citati Van Gogh, Abel e Galois, sfigatissimi all time. La signora, per lo meno, ha vissuto ed è morta serenamente.
Incidentalmente sappiate che da un annetto ho conosciuto dei fotografi che vale assolutamente la pena di seguire. Mi adopererò affinchè Filippo Molteni venga conosciuto, se avete l’occasione di vedere le sue foto anche qui su Fb, beh, fatelo. Poi sapete che ho coinvolto Riccardo Mojana e Francesco Torquati Gritti in alcune cose, e spesso rimango stupito dall’entusiasmo (ai limiti dell’incoscienza, meno male che si è comprato una frontale seria…) di Luca Polvara. Sono persone che hanno dentro quella cosa che aveva la Signora. E’ possibile, e lo spero, che il mondo, anche una piccolissima parte del mondo, li riconosca. Già, fra l’altro, si sono scontrati con le lobby di cui accennavo…
Una delle cose più saporite della terra è indubbiamente la pelle arrostita dei pennuti, che peraltro io sono vigliacchissimo perchè ne ho ben cinque, due galline e tre anatre, e nonostante un paio di loro siano assolutamente da far fuori, uno per improduttività e l’altro perchè da brutto e sfigato si è trasformato in brutto e assalitore delle altre due dolcissime co-specie, improduttive anche loro al che mentre scrivo mi sovviene che dei miei cinque pennuti uno solo mi dà uova e gli altri quattro vivono alla grandissima alle mie spalle con mangime, libertà di scorazzare e insmma vita da nababbi, dicevo tale pelle è assolutamente una leccornia ma per pseudo regime alimentare da un qualche anno mi sono ripromesso di non mangiarla, avvisi terrorizzanti vari mi hanno convinto che essa abbia una percentuale di grassi superiore al massimo misurabile, insomma per uno sportivo o aspirante tale è una tragedia. Per farla breve, e in qualche modo commuovendomi a ricordi giovanili in cui ne divoravo a ettogrammi, e ancora di più quando da pre-elementari al supermercato di nascosto da mia mamma aprivo le confezioni di polli arrosti divorandone parte dei contenuti, bei tempi quando le telecamere di Un oscuro scrutare non erano ancora prassi-poi un bruttissimo giorno mia madre fu gentilmente informata da direttore supermercato che il più che pargolo che lasciava scorazzare in tal GS di viale fulvio testi aveva lasciato segni di morsi in diverse corsie, e va beh-
dicevo ora la dò ai miei due cani
i quali, sia chiaro, fanno vita da nababbi quanto i pennuti, uno da canile e oramai da 8 anni con noi, l’altro raccolto in un prato e vero disastro da ogni punto di vista che dovrebbe minimo andare in ginocchio da papa Francesco e ringraziare in venti lingue di essere stato trovato da noi perchè credetemi sarebbe da abbandonare davvero, altre che storie
comunque dicevo mi diverto, anzi no lo faccio con lacrimoni, a sparpagliare nel prato i pezzetti di pelle di pennuto arrostito
e succede una cosa come questa, essi, i canidi, partono con muso rasoterra e cercano cercano cercano, e praticamente arrivano alla pelle SOLO con olfatto, non vedono più assolutamente nulla, tipo hanno la prelibatezza a dieci cm ma NON LA VEDONO, diventano totalmente olfatto dipendenti e perdono gli altri sensi
e questa è una cosa che in qualche modo l’ho presa come scusa quando sono concentrato e la moglie e il figlio mi parlano e IO NON MEMORIZZO ANZI NON ASCOLTO PRATICAMENTE NULLA e in generale mi ha fatto venire in mente vari momenti passati che mi erano risultati totalmente incomprensibili, e che ora grazie ai cani capisco
quelli del Cern di Ginevra che erano isolati dal resto del mondo per circa 12 ore al giorno
il campione di tuffi che in meno di un secondo deve fare due milioni di gesti tutti giusti
il musicista di ogni genere musicale ma comunque strafigo che anche davanti a masse incommensurabili di persone esegue cose difficilissime anche se la luce è sbagliata, gli altri steccano, etc etc
e in fondo tutti noi, anche noi non stra-fighi, che quando abbiamo la nostra pelle arrostita da cercare, che potrebbe essere qualunque cosa che ci fa letteramente friggere di voglia,
riusciamo ad estraniarci da casini, disturbi, etc etc
e viviamo i nostri desideri fottendosene dei mediocri invidiosi
dei rumori quotidiani inutili
e soprattutto di quelli che non capiscono, perchè non sono capaci di friggere
Qualcuno ha chiesto: ma perchè Yuri lavora così tanto su cose, come questo 8k, che sono talmente avanti che non possono portargli neppure guadagno? Perchè non si rilassa come fanno quelli normali?
Mah, magari ha preso un pò da me, inconsapevolmente. Dovendo scrivere un mio motto, esso potrebbe essere il seguente:
Il minimo indispensabile per guadagnarsi da vivere, e il massimo indispensabile per sondare le cose che mi interessano o piacciono. Tipo una tonnellata di ore dietro a due libri di Pynchon per fare una sorta di analisi del testo, dello stile e dei contenuti, pubblicata poi parzialmente e letta penso al massimo da cento persone, o scrivere in altre tonnellate di ore un romanzo che non ho neppure mandato in giro per farlo pubblicare.
Premesso questo, è normale che Yuri stia “perdendo tempo” dietro a delle cose molto, molto difficili, e forse un pò fini a se stesse.
Forse, però.
Vediamo perchè.
L’8k, detto in soldoni, prevede una risoluzione di circa 16 volte il full HD. Una risoluzione tale da renderlo, fuori dal Giappone ( dove vogliono trasmettere in quello standard le Olimpiadi del 2020!! ), assolutamente utopistico nella trasmissione da parte delle TV (in Italia, poi, siamo ancora ad una manciata di canali in HD, neppure in Full HD…), e piuttosto futuristico anche nella trasmissione in streaming, dico in paesi evoluti, poichè l’Italia, da questo punto di vista, è alla preistoria e temo che non riuscirà mai a recuperare il tempo perduto.
Però, come tutte le cose in cui si spinge sull’acceleratore, il suo studio, le sue applicazioni, trascinano al ribasso i costi di tutto ciò che gli ruota intorno e che può servire ai comuni mortali.
La tecnologia, mi pare, è l’unica mondo di valore a disposizione di tutti, o quasi; se pensiamo che una casa molto bella, un’auto di valore, un quadro di valore, sono per pochi o pochissimi, la tecnologia è sempre più alla portata di tutti, soprattutta quella che ruota intorno all’elettronica.
Attualmente, cosa significa 8k?
Provo ad essere semplice, ok?
Mentre la definizione della 4K (i monitor 4k stanno già sostituendo nei notebook e desktop quelli a full HD, tre anni e la sostituzione sarà totale. Lo stesso per le TV) è paragonabile a quella dell’occhio umano (da cui il nome di “Retina” imposto da Apple), la definizione dell’8K, quattro volte maggiore dell’HD, è superiore a quella dell’occhio umano, cioè non possiamo distinguere i pixel delle immagini 8K.
NON POSSIAMO DISTINGUERE I PIXEL!! sapete, quei quadratini che perfino in un film in blu-ray, avvicinandosi, si notano, rendendo i dettagli fastidiosi.
I pixel, l’incubo dei fotografi. La rovina della realtà, del dettaglio, del bello.
Nel 2014, ad una fiera a Las Vegas, fu presentato una TV 8k enorme, 98″, e il commento più famoso fu:
è come guardare da un portale verso un altro mondo.
Questa frase a me è piaciuta un sacco. Piccola divagazione di basso livello filosofico
Io penso che abbiamo bisogno, di un altro mondo; e che la tecnologia sia l’unica possibile salvezza allo scavo delle differenze sociali. Essendo a basso costo, si sta diffondendo, a macchia d’olio, anche nei paesi più poveri. Certo, più del cibo, più delle condizioni accettabili di vita, ma porta in giro ciò che è il mondo, grazie ad Internet. La tecnologia è il portale di Internet, e Internet scuote le masse, e rende incresciose le differenze.
Fine della divagazione
Tornando a questo benedetto 8k, esso apre la porta alla conoscenza dell’arte.
Già…provate a vedere in 4k i documentari su Youtube, ce ne sono già parecchi: beh, accendono il cuore. Immaginate nei musei, nei teatri, anche nelle strade, grandi schermi e proiezioni in 8k delle cose BELLE; non potranno che aiutare nell’accensione delle emozioni. Non sarà il volto di una modella a stupire di più, ma la vera bellezza del mondo, quella che spesso depauperiamo.
Ecco perchè questi studi mi piacciono, e ci sto dedicando ore e ore; e perchè iniziai coi Ragni ad insistere e lavorare per produrre video e film di qualità superiore rispetto al passato: sono convinto che la qualità dell’immagine, ASSOCIATA AL GUSTO NELLA RAPPRESENTAZIONE, aiutino la diffusione del bello, ed ostacolino il prevalere del brutto. E’ sempre stato così, sapete? Un artista ESIGE che il suo lavoro venga mostrato nella sua massima magnificenza, un musicista inorridisce di fronte al MP3, un regista chiede la massima qualità di girato e proiezione ( se è un regista VERO!!!!), e così via.
La ricerca del bello, lo studio sul e dentro il bello, è parente della ricerca del mistero. Avevo 25 anni quando lavorai al CERN di Ginevra, erano praticamente tutti più intelligenti di me, e studiavano i loro misteri mai meno di 12 ore al giorno. C’era da chiedersi perchè lo facessero, ma io dico perchè, semplicemente, avevano un rumore nel cuore. Quel rumore che ti rende ansioso di andare a fondo in certe cose. Cose difficili, certo.
Cose per cui NON vale la pena di sbattersi, secondo alcuni, e che secondo me sono il motore del bello che ci circonda.
Il fatto che poi Yuri stia ottenendo questi video con mezzi molto limitati, inventandosi delle tecniche, beh, questo ovviamente mi rende orgoglioso (e stupito); ma questa è un’altra storia, personale, è normale che si sia contenti dei risultati di un figlio o di una figlia, in qualunque campo.
E se siete arrivati fino a qui, penso che abbiate ancora 49″
Mio padre dirigeva un laboratorio meccanico di un’azienda meccanica che sapeva il fatto suo, leader nel mondo insomma.
Parecchi ingegneri, ricerca applicata di punta, cose che in Italia oggi sono rare quanto il peperoncino serio (ma la vogliamo finire di vendere barattoli di peperoncino che bruciano quanto una piuma in caduta? E’ uno scandalo).
A un certo punto uno molto bravo se ne va, in Ferrari per la precisione. Era il 1979. Passa un anno, il tipo passa nell’hinterland milanese e mio padre lo invita a cena a casa, si presenta con spalle larghissime, faccia quadrata e fronte da cartello stradale, chiaro che dentro quella testa le cose giravano veloci. Solito tentativo indiretto di mio padre di affascinarmi con una ipotetica carriera da ingegnere, solita mia totale indifferenza sia per l’età sia per predisposizione (io a 15 anni pensavo al futuro prossimo quanto sarebbe poi stato capace di pensare in generale il figlio di Bossi), e via alla spaghettata, dove arriva in rampa di lancio sostenuta la domanda costruita da ore.
Allora, questo Gilles?
Ok, riassumo. ‘Sto Gilles era un pilota canadese preso da Enzo Ferrari praticamente contro il parere mediatico di tutti, che nel primo anno di corse aveva fatto una serie di incidenti, anche uno mortale contro degli spettatori, da panico. Mai visto uno così, dicevano gli espertoni. Lauda aveva detto che “è l’unico pilota al mondo che durante i testacoda sappia esattamente dove si trovi col muso (congiuntivo azzeccato, Lauda l’aveva sicuramente sbagliato), infatti nelle prove spesso, disse l’ingegnere, finiva entrando nei box con testacoda, suscitando ira di tutti e risate dei suoi meccanici. Gilles aveva fatto da secondo nel mondiale ’79 vinto da Scheckter, non attaccandolo perchè da contratto era seconda guida, e Schecker ne fu così stupito da diventarne primo amico, anche dopo.
Poi la Ferrari inanellò un periodo di macchine tremende, non stavano in pista neppure da sole. Gilles faceva delle partenze senza senso, recuperando sempre sulle cinque posizioni, poi lottava come non s’era mai visto in tutta la storia, con cose così epiche che manco nei film di Rocky Balboa si esagerò così. Alettone storto davanti al muso, una prova svolta sotto un nubifragio con lui che segna 11” meno del secondo (UNDICI SECONDI) e gli altri piloti che pensano ad un errore (lui era andato come se niente fosse, e si vedeva zero), e mille altre cose.
Contestualizzo: era un biennio interessante, quello lì,
Io sono CONTRO quelli che dicono “ai miei tempi” , “oggi non è più come…”, etc etc. Dico solo che il biennio 1980-82 fu un biennio potente, per il sottoscritto. Ozzy Osbourne se ne uscì con Blizzard of Ozz rispondendo a Heaven and Hell dei Black Sabbath, caso unicissimo di scissione strapositiva da ambo i lati per tutto il pianeta, dei cantinari inglesi pubblicarono un album chiamato Iron Maiden, mio padre chiama da vicino Roma dicendo che hanno fermato il treno, e qualche ora dopo si capì che l’Irpinia non c’era più, e poi io vidi il paese di Lioni trasformato in sabbia, nasce MTV, a Ustica un paio di caccia americani la fanno grossa, arriva il primo CD, cose così.
Beh, nella mia personalissima classifica del biennio, Gilles era in pole, ovvio, con Randy a fianco.
L’ingegnere ce ne racconta un pò; per scommessa aveva per esempio impennato la 131, che i suoi meccanici gli avevano detto, non ce la farai mai. Poi ci disse come appena arrivato non si capacitarono dei musi delle ferrari che gli davano per tutti i giorni, sempre graffiate sul davanti, finchè non glielo chiesero, e disse che si allenava nei riflessi, da 250 a 80 in frenata con muso sotto un camion a piacere, in autostrada, in modo da avere anche controllo totale della velocità (se rileggete capite bene…), e poi la tecnica del testacoda per ritrovarsi in direzione opposta in strada, tecnica assunta dai contrabbandieri canadesi e da lui affinata, e poi la multa per i 250 in autostrada e record imbattuto e imbattibile montecarlo-maranello (hanno tentato più recentemente due piloti professionisti, di notte, a tavola pigiata: niente da fare…), cose così.
Naturalmente ha vinto poco, naturalmente è morto giovane, l’anno della macchina buona. Era un sabato, e io la domenica mattina avevo una campestre (avete letto bene), piovigginava. Parto che avevo il magone, mi ritiro subito. Chissà se Sergio Provolo se lo ricorda, eravamo insieme. Non era mai banale nelle risposte e nelle frasi, fra cui questa
“Se è vero che la vita di un essere umano è come un film, io ho avuto il privilegio di essere la comparsa, lo sceneggiatore, l’attore protagonista e il regista del mio modo di vivere”
Devo dire che questa frase l’avrei voluta dire io, anche oggi, ma sono sono contento che me l’abbia anticipata uno come lui.
Quando l’ingegnere se ne andò, ero molto tentato di decidere a 15 anni il mio futuro, laurea in ingegneria meccanica e domanda alla ferrari, ma Villeneuve ci sarebbe stato ancora? Niente, poco dopo non ci fu bisogno della risposta interpersonale.
Ci sono volti che non avrebbero avuto senso da invecchiati, anche Dean Potter aveva un volto così. Troppo avanti, come volti, troppo espressivi. Ho una mia lista di eroi, lista di sfigati, Abel, Galois, Dean Potter, Randy Rhoads, Salvador Sanchez…certo, c’è anche Gilles.
Quando poco tempo fa ero con Yuri a Consonno per un video, mi venne in mente lui, e gli raccontai la sua storia. Ogni tanto gli racconto storie passate, ma mica per esaltare tempi andati, eh? No, solo perchè sono storie che ho in testa e vedo che me le ascolta. E’ una figata che il mio cervello faccia certe associazioni, non sai mai che circuito facciano i pensieri.
“non ha senso” a Gilles glielo dicevano in tanti.
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