Fabio Palma

Infinite jest

agosto 16, 2018
di Fabio Palma
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IO VI PROMETTO RISPETTO. RITA BORSELLINO

Una grande donna sta lottando per rimanere con noi (Aretha Franklin) e una grande donna se ne è andata.
Una donna perdente, ha praticamente sempre perso. Sgambettata al suo interno, derubata al suo esterno. Donna dal carattere, a leggere e a sentire, un pelino spigoloso, tutto d’un pezzo…disse una frase diventata CULT, e come tale conosciuta da pochi, e allora mi riallaccio a una risposta da me data in bacheca, e che riporto sotto.
Ecco, cosa disse Rita Borsellino, candidandosi, prima di perdere. Inutile dire che fu mia stella polare…
“Io non vi prometto la casa, io non vi prometto il lavoro, io non vi prometto l’acqua. Queste sono promesse che fanno gli altri. Io vi prometto rispetto”

Purtroppo penso che una bella fetta di specie umana non sia adatta a fare il proprio dovere ( di genitore, di lavoratore, di professionista, di politico, di sportivo, di dirigente, etc etc), che in generale mi è capitato, fra i ragazzi (che amo frequentare insegnando, come nel passato, o allenando, come adesso), di notare che tutti, NESSUNO ESCLUSO, persino il più scapestrato, se “indagato” tira fuori una predisposizione, una voglia, un’attrazione verso qualcosa che lo porta ad essere DOVEROSO o meglio RIGOROSO verso quella faccenda. Io, devo confessare, per molti anni ho fatto cose che NON mi interessavano. Non mi lamentavo, guadagnavo e morta lì. Ero rigoroso? Il necessario. Mai fatto nulla di più del minimo. Verso i 40 anni sono riuscito a divincolarmi, a prendere una decisione, rischiando qualcosa (ma non certo un rischio esagerato, qualche calcolo lo avevo fatto) e dandomi a quello che sentivo palpitare dentro. E lì, lo dico schietto, ho dato il meglio. Scalando, guidando degli scalatori, allenando, supportando mio figlio nella sua passione…insomma, tre o 4 cosette in cui, sinceramente, mi pare che IO funzioni. Con rigore e dovere. E ho pensato, ma sei lo stesso che faceva il minimo indispensabile senza alcuna passione e senza alcun battito accellerato pur percependo un discreto stipendio? Si, sono lo stesso. Non ho mai rubato a quelle aziende che mi pagavano, non le ho mai messe in crisi e a dir la verità mi diedero pUre dei premi per fatturato raggiunto o progetti conclusi, ma era vivacchiare. Ero come…posso dirlo? un politico votato che va a a Roma e se la cava con una legislatura in cui non incide notte e giorno, ma solo giorno. Ecco, io credo che individuare le predisposizioni di un ragazzo o di una persona possa aiutare nel rendere quella persona poi RIGOROSA, RISPETTOSA e DOVEROSA verso se stessa, e verso gli altri. Perchè è un fatto che la PASSIONE è la parola che esce fuori per prima da una persona di qualunque età quando le si chiede, cosa ti guida in quello che ti piace. Certo sto declamando un’utopia, che va a toccare insegnamento, scuola e famiglia, ma veniamo al dunque: quante famiglie fanno scegliere al proprio figlio la scuola che vuole? Quanti insegnanti di ginnastica fanno provare 15 sport nei primi sei mesi ai propri allievi, così che un ragazzino, ragazzina, bambino, possa toccare e provare TUTTO? quale insegnante di latino o di matematica è disposto ad accettare che ci siano alunni che amino fare 20 esercizi di matematica, e altri che proprio non è il caso? E lo stesso dicasi per i temi d’italiano, o le reazioni di chimica? perchè poi succede che in ruolo di responsabllità, in ruoli chiave, arrivino persone che non c’entrano nulla con quel ruolo. Che vivacchiano. Che non hanno passione per quel ruolo. E quel ruolo potrebbe essere quello di dirigente di autostrade, o di sindaco, o di ministro, o di allenatore, o..di padre o madre…e se manca la passione in un dirigente della philips, quale io ero, va beh…mi bastava vivacchiare con un minimo di diligenza per tirare su un fatturato, come richiestomi (nessuno arriverà fino a qua, posso dire che fui premiato come best marketing manager d’Europa, e non me ne fregava nulla e alle 17.00 scappavo a scalare…), ma se sei in uno di quei ruoli…ecco, i disastri sono alla porta. Anche perchè ci sono popoli, e qui concludo, che per genetica hanno un senso del dovere freddo e congelato dentro (scandinavi, coreani, giapponesi,…), sono popoli che anche senza passione fanno quello che gli si indica di fare…noi no. Noi, senza passione, diventiamo bestialmente parassitari e negativi. Dannosi. E, per finire, intolleranti…per difendere uno status quo immeritato…e qui metto la mia conclusione, personalissima. Si diventa intolleranti e razzisti quando si è immeritatamejte in quella posizione. Un grande scrittore (metafora) non teme che arrivi qualche scrittore emergente che firmi un contratto con la sua casa editrice. Che gliene frega…ma lo scrittore mediocre teme che quello arrivato lo fotta…se hai passione e sei nel posto giusto, sicuramente stai facendo qualcosa di valore, e non temi nessuno. Certo controlli che non ci siano irregolarità, ma non diventi cinico, non chiudi gli occhi, sei solidale verso il diverso, sia esso donna (ricordiamoci che prima di tutto, siamo razzisti verso le donne…), cinese, somalo o meridionale. Buona giornata, eh

agosto 1, 2018
di Fabio Palma
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L’ANGELO BIONDO

Vi ricordate quando avevate 17 o 18 anni, e tutti vi guardavano come un ragazzo o una ragazza troppo esuberante e con troppi pensieri vuoti in testa? Che per voi non erano vuoti, ma colmi di frecce da scoccare?
Avete mai pensato di essere uno sportivo professionista, a quell’età? Phelps in uno spogliatoio di un’olimpiade, nella prechiamata di una fnale, dove arriverà quinto, la Pellegrini che a 15 anni arriva seconda all’Olimpiade, e tutti quegli atleti ancora bambini o al massimo adolescenti costretti dal loro vertiginoso talento a destreggiare la loro clamorosa armonia davanti a noialtri scricchiolanti adulti, pronti a sottolineare un fallimento e ad esporre la mediocre teoria che “era meglio se avesse studiato di più”?
Quando girandomi a destra e a sinistra non vedevo che idoli, e un pezzettino di giornale con la foto di Nadia Comaneci era nel mio portamonete, ed ero in quinta elementare e diventai tutto rosso quando mia madre lo scoprì, un bambino della stessa età stava crescendo senza freni sempre dall’altra parte del mondo, che allora era solo poche migliaia di lm distante, al di là di una stupida cortina politica. Tre anni più tardi, ancora ragazzo, quel corpo di antico greco anche se nato nei miei anni saltò con tuttla la sua bellezza nelle prime pagine di qualunque giornale del mondo. Se ci fosse stato Instagram, Vladimir Jaščenko sarebbe diventato attore dei preferiti di tutte le ragazze e ragazzi del mondo, allora furono gli a dulti i primi ad inchinarsi.

Quando hai i capelli biondi e sei alto 195cm, sei proporzionato e hai un viso angelico, anche la metà del mondo che ti detesta a priori, ovvero negli anni ’70 l’Occidente, è portata almeno a guardarti. Se poi cominci a correre felpatamente come soltanto gli africani sanno fare, giri un po’ su un suolo rosso gratinato, esplodendo la tua gioventù in passi felini ma anche orseschi, e alla fine sarà quasi un quarto di giro, e salti un’asticella che da sotto, provateci a guardarla da sotto, è alta come il soffitto della vostra camera, allora tutti saranno portati ad applaudirti e a cercarti, perchè anche il più sedentario del pianeta comprende che saltare è terribilmente difficile, molto più che camminare e correre e afferrare e tirare un qualcosa. Il salto in lungo non è soltanto una delle discipline più complesse mai provate dall’uomo: è anche la sfida principe che possiamo tentare. Perchè distruggeremo continuamente i record del nuoto, per dire, frantumandoli di secondi ogni decennio, è ovvio e scritto, ma non riusciremo mai che a migliorarci invece di percentuali irrisorie nel saltare in alto bucando il cielo. Sappiatelo, nulla sarà più clamorosamente asintotico per la nostra superbia che saltare in alto. Guardate i miglioramenti degli ultimi 50 anni, e confrontateli con quelli di qualunque altra cosa vi venga in mente. Il salto in alto E’ LA DISCIPLINA PIU’ STRONZA NELLA QUALE UN ATLETA POSSA CIMENTARSI.
Se poi sei anche uno dei pochi al mondo a fare quel salto in una maniera ormai antica e superata, ovvero il ventrale, ecco che insieme all’ammirazione compare lo stupore, e lo stupore ammirato è alla radice dell’amore.
Nessuno NON poteva NON amare Yashenko (lo voglio scrivere come lo scrivevo da ragazzino delle medie piccolino e sgraziato quale ero), il ragazzo di vent’anni bello come pochi, forte come pochissimi, atletico come ancora meno, e diciamo pure fra i primi dieci atleti al mondo All Sports di quel decennio. Andavo bene a scuola, e già una professoressa di nome Tronconi aveva detto una cosa molto impegnativa ai miei genitori, che seri seri mi avevano preso da parte per dirmela come per un’annunciazione, e io avevo risposto, sarebbe bello essere uno Yashenko. Già allora, c’era un po’ di discrepanza fra quello che piaceva a me e quello che gli altri speravano da me…colpa di Yashenko, della Comaneci, di quegli esseri perfetti
Nel 1977 ha 18 anni, dico 18, e salta 233cm. L’anno dopo a Milano, in quel palasport che poi crollò per il peso della neve, davanti a 10000 spettatori adoranti, salterà 235cm, record mondiale. Volevo andarci, quella sera, ma nessuno potè portarmi, mio padre era via per lavoro…E’ un Juniores, è il più forte del mondo nella specialità tecnica di tutto il pianeta sportivo. E salta ventrale, come altri due o tre, fra cui il suo rivale di quella sera, come vedete nel video. Gli ultimi apostoli di una tecnica che morirà con loro due. Uno scrittore disse, il Fosbury è una buffonata, nessuno scappando salterebbe di schiena, se la romperebbe. Il vero salto in alto è il ventrale. Di sicuro, dico io, la forza esplosiva di un ventrale, GUARDATE IL SALTO DEL RECORD DEL MONDO NEL VIDEO,VERSO LA FINE, è qualcosa che soltanto il pugno da Ko di un pugile può eguagliare.
Si mormora che, siccome fortissimo, che sia sottoposto ad allenamenti senza senso, come solo al di là della cortina sanno fare, che sia un ragazzo che conosca successo, donne, attenzioni. Yashenko è un privilegiato e non si lamenta, anche perchè sembra assorbire tutto come se niente fosse. Ascolta Rock, anche se è russo, ed è un pelo strafottente. Tutto il mondo è suo.

Sembra.
L’anno dopo ha 20 anni e i tendini scricchiolano, improvvisamente. Ha del male ma lo costringono a saltare in due gare, e si rompe il crociato anteriore. Deve operarsi, le Olimpiadi di Mosca del 1980 sono vicine ed evidentemente LUI deve farcela, e provano ad accellerare il tutto, Forse non con i migliori metodi possibili.
Fallisce, le deve saltare, e l’alcol, che prima era un compagno di festeggiamenti, diventa un compagno di solitudine e di rimpianti
Torna a 24 anni, ma salta poco più di una donna. 210cm. E si ritira, già dimenticato. Due anni di servizio militare light, il ritorno all’università per laurearsi in educazione fisica, una vita da baby-pensionato, il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991. L’alcolisomo diventa cronico, diventa la dipendenza di Infinite Jest. Arriva la depressione, la cirrosi epatica, l’abrbuttimento di tutto. Si sposa e ha tre figli, ma è solo.
Muore nel 1999, già cieco, a 40 anni. per un tumore al fegato, uno degli atleti più belli e più forti e tecnici della regina dello Sport. Fu imbattibile e STAR per due anni soltanto, poi solo tristezza e declino. La parabola più stretta che possiate immaginare. Forse non era una parabola, ma una cuspide, Forse solo un fulmine.
Vincere è difficile, quasi impossibile. Gestire la sconfitta dopo che hai vinto, ancora di più. Soprattutto quando un regime, una società, quelli che usano le tue vittorie, non ti stanno vicino quando inciampi e rotoli verso un piano più basso, oltre il quale c’è la caduta. Ciao Yashenko, quanto volevo essere identico a te, e quanto ora ti ricordo con tanta nostalgia. Io, che saltai al massimo 170cm e urlai Vladimir quando ce la feci, in seconda liceo, assaporando la gioia di vincere la gravità.
Di sotto, il volo più bello del MIO Yashenko
https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fyoutu.be%2F_zdDeu-RWtQ&h=AT3hqt2bpA9TEdJ4hZ9T1T1jzcrLUT1ZRBIniYWWzF7YRdvlv51_-YLVPD3tq55pIWQFarKl0XFW-inoVocghdNCIocHkWyPNxHAa_hsByBwbpBNTY_1Xn12kdSeIRVGTPWtQ07mJc0CKL_qDF2e6c__OyRmIDRl9bw

PARKOUR, Moda e K-POP

luglio 29, 2018 di Fabio Palma | 0 commenti

Probabilmente il montaggio più sofisticato finora fatto da Yuri ( poi, a gusto personale, qualcuno può comunque rimanere affezionato ai lavori più poetici che trovate nel canale), con un minuto di video super frenetico, complesso e…fisico, nel pieno centro di Milano.

Da vedere, secondo me.

giugno 30, 2018
di Fabio Palma
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I CASI GERMANIA e NEW YORK

I CASI GERMANIA e NEW YORK

Dal 9 al 18 Settembre 2001 fui in Olanda in un grande parco e in mezzo un centro di conferenze modernissimo. La Philips aveva selezionato 25 manager da tutto il mondo e io ero l’unico italiano, Ero già tutto orientato alla scalata (facevo al massimo il 7a+ ma per me esisteva solo famiglia, falesie e vie…), ma mi avevano spedito lì, e il tutto, alla Philips, costava veramente un botto. Per oscuri motivi, qualcuno credeva che fossi un carrierista destinato a scalare il Board of management. Fra l’altro, mi avevano promosso due volte e io proprio non avevo insistito, anzi…due anni dopo mi avrebbero dato la targa in argento di Best European Marketing Manager, ma intanto avevo scoperto il Wenden e chissenefregava…
Ci rinchiuse dieci ore al giorno in quella sorta di bunker dorato (si poteva uscire solo la sera, ma non c’erano paesi intorni, e dove andavi, nei boschi?) e ci faceva lezione un noto Guru di marketing americano, avete presente quelli che vendono libri a centinaia di migliaia di copie sul marketing e sul dirigere le aziende, e che fanno soldi a palate con lezioni e conferenze. Ecco, uno così.
Le lezioni, ovviamente in inglese, erano piuttosto difficili, ad esempio ci riunivano in gruppetti che simulavano il Board of Management e ci venivano affidati casi come la Sony, la Nokia, etc etc, senza però che noi sapessimo di che aziende si trattassero, casi veri e storici di grandi successi e roboanti fallimenti, e noi avevamo qualche ora per emettere decisioni etc etc, e ora lo posso dire perchè tanto non è che cambia il mio presente e futuro visto che NON ho voluto fare il manager e il Guru marketing, feci colpo disegnando la linea strategica che due anni prima aveva permesso alla Nokia di sbaragliare la concorrenza diventando la numero 1 fra i produttori di telefonini (nel verbale del nostro gruppetto feci investire l’80% dei ricavi dell’anno precedente in un accordo con il fornitore Hw, la SGS Thompson, per far costruire una fabbrica in Finlandia a fianco della principale fabbrica Nokia, in quel modo ammazzando i tempi della logistica e mettendo insieme i laboratori dell’azienda fornitriice e dell’azienda produttrice, e questo era proprio quelo che aveva fatto due anni prima – ma noi non lo sapevamo – la Nokia, e che appunto le aveva permesso di sbaragliare tutti. (Qualche anno dopo la Nokia si suicidò non capendo l’importanza dello SmartPhone e altre cosucce…)
Io fui un “alunno” molto, molto particolare. Feci un casino incredibile durante le lezioni, un giorno feci scambiare a tutti le magliette, e il Guru chiamò con nomi diversi tre o quattro persone, alla fine andò in confusione, mi disse sorridendo un insulto e quando ci fu l’esame orale, a tu per tu, mi disse che avevo del talento, anzi che insieme ad altri due ero risultato il migliore, ma che ero orrendamente indisciiplinato e che avevo preso insufficiente in Comportamento, un voto importante che, mi disse, sarebbe stata una macchia, Il report di tutti noi sarebbe andato nei piani altissimi e la mia carriera, mi disse, da quella macchia sarebbe stata ostacolata. “Fabio, we had fun with you, but you went beyond some borders” Un manager doveva essere sempre molto serio e incutere paura, intanto però proprio quella settimana ci fu l’11 Settembre e molte di quelle lezioni si sarebbero rivelate inutili, va beh.
Ora, se siete arrivati qui, a mio parere siete curiosamente interessati alle dinamiche di grandi aziende o grandi gruppi, perchè sono partito dallo sport e ci torno solo ora. Ma è così che funziona nello sport, cosa credete. Lo SPORT è l’apice delle dinamiche aziendali, dietro un fuoriclasse o dei fuoriclasse o c’è una società che prende delle decisioni vincenti ( o una FEDERAZIONE intelligente e vincente), o tali Campioni perderanno, trascinati in basso da un Management sbagliato.
Certo non ci deve essere una crisi di talenti, ma nè la Germania nè tanto meno i New York Kkicks, che non essendo una nazione hanno potuto comprare negli anni, avevano questo problema. L’allenatore? I tedeschi uno dei migliori, addirittura in New York presero Phil Jackson, quello dei sei titoli a Chicago con Jordan e poi del dominio Lakers con Shaq e Kobe, che divenne General Manager,, e in panchina Mike D’Antoni, che quest’anno per sfiga con gli Houston non ha fatto fuori i GSW
Dei New Yorl Knick si sa praticamente tutto, e uno dei motivi del loro eterno fallimento è la tolleranza verso le mele marce, a livello di squadra. basta una mela marcia per contaminarsi, male, negli anni. GRANDE PUNTO CHE NON TUTTI CAPISCONO.
Le mele marce vanno buttate via, fatte fuori, isolate.
Punto.
E poi pur avendo una potenza economica al Top, fra i Top players degli ultimi dieci anni puntarono proprio su quello sbagliato (incidentalmente, una mela marcia…), per assecondare i desideri dei tifosi.
I CASI GERMANIA e NEW YORK il terzo e decisivo, del loro fallimento lo riporto alla fine…
Della Germania, per ora, non si sa nulla. Organizzazione perfetta, preparazione perfetta, ottima squadra da almeno prime 8, se non 4. Sospetto che l’allenatore non abbia rinnovato il modo di giocare, perchè avversari mediocri sapevano esattamente come bloccarli, e che ci siano stati errori di formazione profondi, ma non sappiamo se anche il resto della testa del pesce puzzava. Che so, qualche elemento dirigenziale ad accompagnare che aveva messo tensione o leggerezza, cose così. Forse verrà fuori, forse no. Io tenterò di leggere tutto.
Perchè non me ne frega nulla del calcio, ma di come si DIRIGE o si ALLENA nello sport sì. Perchè può capitare che ti capitino dei talenti o dei gruppi prestigiosi da guidare, nella vita, e allora hai la responsabilità di portarli più in alto possibile, di farli divertire vincendo, di soddisfare la fame del loro cuore e della loro anima.
Anche recentemente ho tenuto delle conferenze su “casi”, quel Guru, sapete, non era solo un Guru di fama; era anche maledettamente bravo. Mi insegnò come analizzare un “caso”, a guardare ai particolari, a non tralasciare nulla.
“il falimento di un progetto miliardario può derivare anche da un particolare che appare trascurabile”.
Studiammo casi di ogni genere, e io mi sono abituato negli anni a studiare i casi dello sport perchè quelli delle aziende mi annoiano, sono interessantissimi ma proprio non mi va di suidiare “il caso Parmalat” o il perchè la Samsung o la Lg, dalle retrove dell’elettronica di consumo, hanno massacrato i colossi occidentali che ora non esistono più (e io, in un meeting olandese di alto livello, setnii la frase: “coreani? terzo mondo, non andranno da nessuna parte”. era il 2000).
Chiunque alleni, o sia in una Federazione, o in una società sportiva, dovrebbe essere ancora più in gamba del Manager della Apple o della Marvel.
Perchè in gioco ci sono dei cuori e delle anime di piccoli atleti, e nessun soldo, ma quindi molto di più
Prima sono stato manager di me stesso, aprendo vie, poi di un gruppo, e ora di piccoli atleti. Ogni sera vado a letto chiedendomi, quale particolare hai trascurato? Me ne vengono fuori sempre una decina, divento super ansioso e il successivo allenamento ho quei particolari in testa. E nei Ragni uguale, dormivo ben poco. Sono destinato, a dormire poco.
La cosa curiosa è che allora dormivo come un sasso e svegliarmi per andare al lavoro non era semplicissimo. La mia insonnia mattutina è iniziata nel 2005…quando sono eruttati i tumulti nel cuore…questo il Guru non lo aggiunse e ce lo metto io: Se una cosa non ti prende e la fai per pure e mere questioni economiche-politiche, sarai uno dei motivi del fallimento. E questo è stato il secondo, gigantesco motivo del fallimento dei New York Knicks, nonostante soldi e talenti. A Phil Jackson, che con i Chicago Bulls e i Lakers VIVEVA di basket, dello sport non gliene fregava veramente più nulla, era andato a New York per soldi e mire personali di carriera.

giugno 16, 2018
di Fabio Palma
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LAST FRONTIER

Siccome non sono un politico e, come tutti a mio parere, non sono in grado di dare un’opinione pertinente sul tema immigrazione (pensate che fra tutte, ma proprio tutte, le dichiarazioni e le opinioni, quella che più mi ha colpito e direi affondato è quella di un immigrato che candidamente ha detto, ok, volete che ce ne stiamo nei nostri paesi, ma guardate che voi e la Francia siete cresciuti con l’export armi del 70% negli ultimi tre anni, da noi si sparano con le vostre armi e quelli che possono fuggono, come la mettiamo? O pensate che su 700 siano tutti ladri e assassini? 50 forse sì, ma gli altri fuggono dagli spari, dalla fame e dalle guerre civili fatte coi vostri business. Commento mio: Minkia…), me la cavo con uno dei più grandi pezzi rock di sempre che, sempre secondo me, conoscete in pochissimi. Si tratta di un vero capolavoro cantato da un cantante spaventosamente bravo, tra i migliori che abbiano mai calcato i palchi mondiali, e questa interpretazione live senza sovraincisioni e trucchi la dice lunga, insomma.
Il testo ve lo copio e incollo, lo trovo brividoso e, nell’oceano di puttanate che si sono sentite in questi giorni, con contraddizioni evidenti da parte di TUTTI (tutti, eh), mi pare, proprio insieme alla dichiarazione dell’immigrato, la sequela di frasi più sensate.
Prego Dio affinchè si trovi davvero una soluzione perchè se qualcuno pensa che chiudere o aprire i porti possa salvare noi e loro da questo casino ho come l’impressione che ce la vedremo sempre più brutta
 
Pushin’ ever westward, across the great divide.
Beyond the darling river,
Towards the outback sky.
The lawless and the brave, searching for a dream.
When all they found was sand and stone,
Where rivers once had been.
They tried to follow nomads, like ghosts in desert dreams,
And suffered in a sunburnt land,
Down in the last frontier.
And they sent them from the motherlands,
Into the greatest fear.
To live and die for freedoms cry,
Down in the last frontier.
A drover rides in search of work, across the sweeping plains.
A farmer kneels in a hungry church,
As his children pray for rain.
Back in a land across the sea,
They found another war.
They asked the Anzacs to believe,
In what their fighting for.
And they sent them to another land,
Into the greatest fear.
To fight and die for freedoms cry,
And for the last frontier.
People in the luckly land, who searched for paradise,
Are reaching out for something more,
And they don’t believe their lies.
The promises of hope and work, still ringing in their ears.
The hungry and the homeless cry,
Down in the last frontier.
And they sent them to another land,
Into the greatest fear.
To live and die for freedoms cry,
And for the last frontier.
The promises of hope and work, still ringing in their ears.
The hungry and the homeless cry,
Down in the last frontier.
The last frontier.
The last frontier.
 
https://www.youtube.com/watch?v=6JKv8J62auM

maggio 30, 2018
di Fabio Palma
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NINA SIMONE, e L’INCOMPETENZA

L’incompetenza è la REGINA delle cause delle cose che non funzionano, e sottostimare il suo impatto porta, inevitabilmente, a disastri.
E’ molto semplice: se non si capisce nulla di una cosa, è lecito alzare la mano per esprimere un’opinione, ma ci deve essere la CONSAPEVOLEZZA unanime che l’opinione, il parere, vada PESATO.
Avete presente i polinomi con i parametri? Si fanno in terza media. Ok, sono coefficienti, i parametri. Poniamo un intervallo 0,1-1, laddove 1 è peso OGGETTIVAMENTE importante, 0,1 una pura opinione mainstream.
Veniamo ad un esempio.
A me piace la letteratura, molto. Ho una cultura letteraria che, da 0 a 10, potrei attestare a 6.
Mi piace anche l’arte, l’architettura. Un centro storico piuttosto che un grattacielo di Dubai mi stupiscono e, soprattutto nel caso di centri storici, mi aprono il cuore. La mia cultura architettonica, da 0 a 10, sfiora lo zero. Forse è zero.
Supponiamo che io entri a far parte del consiglio comunale di Spello, e del ministero dell’istruzione. Sono certo che sarei paladino della pulizia urbana nel primo caso, e dell’inserimento della letteratura contemporanea nel secondo caso, ma sarei un FESSO a dire, ad esempio, che Calvino sia inferiore a un altro autore, o un certo palazzo di Spello faccia schifo. Ho il diritto di pensare e dire che non mi piacciano, non che non siano validi. Con un peso 0,1
Perchè la mia cultura è oggettivamente ridicola per affermare un mio valore.
Questo vale per una foto, un libro, un brano musicale, un video, un film, una scultura, un dipinto, lo sport e così via. Bisogna avere una oggettiva cultura, in campo artistico, e per esempio se uno non conosce vita, morte e miracoli di centinaia e centinaia di quadri di ogni epoca non avrà il diritto di esprimere un giudizio di valore. ma soltanto il proprio giudizio. Punto.
Quel quadro ti fa schifo perchè non lo capisci, non perchè fa schifo. Dì che non ti piace, e dillo sottovoce, se possibile.
L’incompetenza spesso, ahimè, sfocia nell’arroganza. Anzi, praticamente sempre. Meno uno ne capisce, più alza la voce, talvolta sbraita, sulla propria opinione. Ho conosciuto talenti grandiosi in vari campi, sono sempre stati pacati e molto attenti ad esprimersi. A volte, stanno pure zitti.
Quelli che non capiscono una mazza sono quelli che urlano. Sui social sono gli haters, per esempio. Sono gli espertoni di basket che dicono che Lebron abbia dei grossi difetti, quelli che dicono che la Pellegrini abbia vinto poco, gente insignificante di quel livello lì. Segni particolari: nella vita non hanno mai fatto nulla di creativo, di spesso, di valore.
Nelle riunioni di lavoro sono quelli che fanno gli arroganti. Non hanno neppure la consapevolezza di non capire nulla.
A me piace combatterli, ho degli scalpi da vantare, ma nel passato sono stato vittima di alcuni di loro. Molti anni fa. Non mi sono incazzato quando avrei dovuto farlo, accettai diktat di incompetenti, vidi dei gran talenti soffocati da incompetenti e non mi misi a loro difesa.
Memore di quelle antiche esperienza, oggi gli incompetenti li isolo (quando mi capita di occupare posizioni di responsabilità, appena li individuo li faccio fuori, estirpando immediatamente il tumore che rappresentano) SENZA ALCUNA POSS(IBILITA’ DI REDENZIONE. Non c’ è, a mio parere, alcuna chances che un incompetente arrogante si redima. E’ fatto così, e quindi fuori da ogni circolo decisionale. Al pari degli innvidiosi (ma sono praticamente due caratteristiche che vanno a braccetto).
Io penso che gli incompetenti arroganti siano gli scarafaggi del progetto, qualunque esso sia. Vanno schiacciati, e la disinfestazione deve essere accurata.
Una mia eroina è questa qui, Nina Simone.

Cantante spettacolare, talento mostruoso, nera. All’incompetenza diffusa, doveva pure difendersi dal razzismo strisciante. una donna di colore che canta…ciao…beh, era classificata come antipaticissima. Tradotti gli aneddoti, viene fuori che ai vari bianchi (spettatori, manager, etc) lei non la mandava mai a dire, per usare un eufemismo.
Fece piazza pulita degli incompetenti che aveva intorno. Agli spettatori bianchi che la fischiavano ne diceva di tutti i colori. Andava sul personale…ragazzi, aveva veramente delle palle, questa donna qui. Ha avuto una vita molto ricca di battaglie, di problematiche, di botte perfino. Di ostracismo. Ha lottato tutta la vita.
Ora è nella storia, di tutti quelli che cercarono di ostacolarla, nessuna traccia. La sua Feelin good è una pietra miliare della cultura moderna. A me piace pensare che l’abbia scritta e cantata dopo averla mandata a dire a qualche idiota. Sentendosi, appunto, bene

maggio 2, 2018
di Fabio Palma
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QUEL RAMO DEL LAGO DI COMO

Cari amici
quello che potete vedere su youtube qui sotto ( eventualmente in 4K, se avete una rete molto veloce), è in fondo la sintesi del 33% della mia vita degli ultimi 3 anni, forse di più a dir la verità, più o meno dall’Aprile 2014. Un altro 33%, lo sapete, era dedicato ai Ragni di Lecco, e lentamente il terzo 33% era stato conquistato dall’allenare dei piccoli atleti.
Mi piace spezzare gli interessi in percentuali, penso sia un retaggio di Ingegneria quello di cercare di schematizzare come si stia vivendo e mi chiarisce eventuali deragliamenti. Voglio dire, a volte non ci si ferma a pensare VERAMENTE, ma quanto cazzo sto dedicando, per esempio, a fare la spesa, o a stare in coda, o a seguire la de filippi?
Sono esempi, eh.
E magari viene fuori, CALCOLI ALLA MANO, che il 27% del proprio tempo è dedicato a stare in coda, e non è detto che uno riesca a TIRARSI FUORI perchè bisogna avere anche fondoschiena per certe scelte,, ma perlomeno uno sa dove sia posizionato, e magari dove vorrebbe essere altrimenti.
Torniamo a quello che sotto è linkato, E CHE VI PREGO DI CONDIVIDERE A PIU’ NON POSSO, per dire, che è diventato ora il 49% della mia vita, laddove un altro 49% è dedicato ai miei atleti, con un 2% in cui rimane la scrittura che, sperabilmente, cercherà di arrivare a un 10%.
Ogni volta che si vedeva una luce interessante (che purtroppo in Lombardia è piuttosto rara…) arrivava la domanda, puoi? E io dicevo di sì. Yuri in conferenza stampa ha detto che il lavoro è frutto di 50 uscite, ma secondo me almeno il doppio, in tre anni. Alcune di due ore, qualcuna notturna. Molte a vuoto, molte sono stati esperimenti tecnici, molte momenti che ci si aspettava migliori, e alcuni che si sono rivelati superiori al previsto. Farlo poi diventare questo cortometraggio è stato un passo successivo. Vedete che nel titolo c’è Visual Wonders ep.3, e quindi nel canale youtube ci sono due episodi precedenti, che magari avete già visto, e sarebbe meraviglioso poter dire, fra dieci anni, siamo al 100. Sarebbe, onestamente, una vita troppo fortunata. Si cerca di donare alla gente dei Wonders, attingendo con tutto quello che si ha a tutto quello che si ha.
E CHE COSA, si ha?
Questo, secondo il nostro Maestro
“Perché di fatto il mondo ha una coscienza, per quanto gli uomini possano dubitarne. E, sebbene sia possibile considerare questa coscienza la semplice somma delle coscienze degli uomini, esiste un’altra concezione, secondo la quale essa esiste di per sé, e la porzione che ne spetta a ciascun uomo non è che una parte imperfetta della coscienza del mondo.” (Cormac Mac Carthy, città della pianura)
Buona visione, e che vi dia tumulto

https://www.youtube.com/watch?v=cmSjoagpHkU

marzo 20, 2018
di Fabio Palma
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ALLENARE e/o INSEGNARE

Sapete, allenare e insegnare sono due attività splendide. Splendide.
L’anno in cui, ero al secondo anno di Ingengneria, insegnai al Liceo Peano di Cinisello al biennio (matematica e fisica) fu un anno indimenticabile, nettamente il più bello (anzi, L’UNICO bello), dei miei cinque e anni e mezzo universitari. Avevo 4 classi, preparavo i compiti in classe inventandoli, spiegavo la fisica e la matematica con parabole e metafore, attingendo alla letteratura e alla vita. Gli altri professori mi guardarono all’inizio con estremo sospetto, ma fondamentalmente perchè ero proprio giovane. 21 anni, capirete…fui severo abbastanza da avere un silenzio totale nelle spiegazioni, e nello stesso tempo un pò di svago ogni venti minuti, perchè sapevo che ogni venti minuti l’attenzione cala vistosamente. Poi decisi di mollare, le 4 classi scrissero una petizione a mia insaputa e il Preside mi chiamò dicendomi, devi andare nelle classi a dire che SEI TU a voler smettere, non NOI che ti mandiamo via. Lo feci e qualcuno dei ragazzi ci rimase male, lo considerò untradimento…parallelamente insegnavo anche a Quartoggiaro, una classe di 13 studenti, 12 ripetenti, alcuni erano più grandi di me. Insegnavo elettrotecnica, era un istituto. La legge di Ohm? La spiegavo con la corrente dei fiumi, la resistenza erano massi e dune, e le cadute di potenziale l’avete capito. Un successo e mi sentivo intelligente e bravo, come non mi sono MAI sentito intelligente e bravo al Cern di Ginevra, quando piuttosto riflettevo su quanto trascurabile fosse la mia intelligenza rispetto alla media di tutti quei fisici. Non arrivavo mai in tempi decenti a capire o proporre qualcosa…
Perchè smisi di insegnare? Perchè ero ambizioso e volevo laurearmi con la lode, avevo la media del 27 e qualcosa e pensai di volere di più. Smettendo la mia media balzò in alto, ma la verità è che già due anni dopo pensai, ho perso quacosa. Insomma, due talenti avevo, scrivere e mi ero iscritto a Ingegneria, e insegnare e avevo smesso per un’altra ambizione.
Per quello poi mi misi ad allenare a calcio e a calcio a 5, avevo un bisogno interno.
E quando due anni (o tre? ho pure dei dubbi…) fa mi chiesero di allenare in arrampicata, dissi subito ( alla Giò e al Luca), ma non sono capace. Non mi sentivo capace. Non insegnavo da così tanto…non era una questione tecnica, l’allenatore di Federer mica gioca a tennis con Federer, lo allena. E’ una roba diversa. No, avevo paura di non essere capace a CAPIRE un atleta, e un ragazzo.
Nell’estate 2017 ho avuto la gioia di un Campione Italiano, e la soddisfazione di vedere tutti i miei atleti tranne un paio veramente migliorati. Com’è che si dice? Il rapporto FUNZIONAVA. Non è mica scontato, sapete? Ci sono allenatori straordinari e atleti straordinari che NON FUNZIONANO insieme. Becker e Djokovic per due anni hanno funzionato, poi un disastro. Di esempi ce ne sono tanti. E’ la chimica che conta…Allenare e Insegnare significa FARE MENO DANNI POSSIBILI, punto 1, e punto 2, migliorare le capacità altrui. Devi avere tanti dubbi, passare qualche ora alla settimana a scriverti su un foglio bianco tutti i punti in gioco, e solo scrivendoli trovi delle discrepanze. Le sensazioni sono spesso sbagliate. Devi prenderti un foglio e scrivere, scrivere, scrivere le domande, i tempi, le note, tutto. Alla fine hai fogli scritti fitti fitti, li rileggi, e metti insieme. Migliora o no quella ragazzina? E’ serena? Le stai dando quello che vuole? La stai rovinando o le stai aggiungendo qualcosa? Di cosa ha bisogno? La tua attenzione è positiva? Il metodo che pensavi funzionasse e che magari con gli altri funziona, sei sicuro che sia giusto anche per lei, o per lui?
Non sono uguali, nè fra di loro nè da una settimana all’altra. STANNO CRESCENDO. E tu…non devi portare i tuoi pensieri nel rapporto, MAI. Le tue cose personali, le tue problematiche…Tu devi essere perfetto. Lei si sta affidando a te. Lui si sta affidando a te. Dve per giunta FARGLI CRESCERE LA CONSAPEVOLEZZA della propria fisicità, dei segnali interni…devi FARGLI CONOSCERE IL PROPRIO CORPO.
Buona notte…altro, credetemi, che la matematica o la storia del Liceo…lo sport agonistico serio fatto seriamente è MOLTO più complesso, e complicato.
Sabato una mia atleta ha fatto una cosa sensazionale. Sensazionale. Mi ero prefissato un obiettivo, che papale papale era 10″ basso nella Speed di arrampicata. A fine Dicembre era 15″ , su quella internazionale. Anche se quindi non sapete di cosa si tratta, capite bene che un miglioramento del genere non è del tutto…logico. O auspicabile. Inoltre, quello che non sapevo era che solo 7 donne nella storia della Speed di arrampicata italiana erano scese sotto i 10″…quando un mese fa scrissi ad un tecnico federale il mio obiettivo, lui mi informò del dato statistico e io pensai, ho proprio scritto una cazzata.
Di fatto, lo era, aveva ragione il tecnico. Io avevo una conoscenza, però, il carattere e la motivazione dell’atleta, che insieme a doti fisiche fuori dal comune erano cose da me mai viste. Ho letto la biografia di Phelps e visto il documentario della Comaneci, siamo a quel livello. Non basta, ovvio. Ci vogliono mille altre cose, fortuna compresa. Poi ho anche un altro bel segreto, mio figlio ha una competenza nella preparazione fisica spaventosa, per cui i protocolli li scriviamo insieme. Ma non basterebbe neppure quello.
Così Sabato il 10″ basso è arrivato, ma non una volta, 3. Nessuno credeva ai proprio occhi, neppure io. Credo che Bob, il mitico e leggendario allenatore di Phelps quando lo vide per la prima volta stampare a 13 anni un tempo assurdo, ebbe la stessa espressione interna. Una roba del tipo “Mio Dio”. Non mi sono sentito bravo, è stata solo una tappa, e quante altre bisogna superarne. L’hanno chiamata, dopo le premiazioni, e le hanno fatto provare una felpa. A momenti mi commuovo come un fesso, per la gioia che aveva negli occhi. I miei atleti sono miei figli, praticamente, a casa si parla di loro, ad uno ad uno, così tanto che mio figlio praticamente sa più di loro che di certi compagni di classe…

E c’è un esempio su tutti, sapete, che riporto, che mi colpì. Quello di Ettore Majorana quando arrivò in via Panisperna, da Fermi e gli altri. Fermi era un genio, e anche gli altri, ma Majorana non era un semplice genio, era una delle menti migliori del secolo scorso, datosi alla matematica. Aveva un carattere tremendamente difficile, e già i matematici e i fisici…insomma, sono tipi particolari, eh…funzionò per un pò di tempo, poi sapete come è andata a finire.
Tutta ‘sta roba l’ho scritta solo per tenermi allenato, come ogni mattina, a scrivere, la mia più grande passione. E stamattina avevo questo da dire. Non importa che qualcuno sia arrivato fino a qui, quello che certa gente non capisce è che non bisogna sempre avere un motivo per fare le le cose, intendo un motivo economico, o politico, o sociale. Certe cose le fai perchè hai una pulsione nel cuore. Probabilmente IRRILEVANTE ai fini della società. ma è grazie a queste pulsioni che andiamo avanti, sapete? altrimenti saremmo una specie che ha solo dei fini legati ad un guadagno, e non andremmo da nessuna parte. Boh, così ho sempre pensato. So che è un pensiero perdente, se vuoi diventare ricco o potente, e difatti non ho scritto questo per i ricchi e i potenti, o per quelli che vogliono diventarlo.

marzo 6, 2018
di Fabio Palma
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DA UN CROCIATO ROTTO

Stamattina nella mia consueta sessione di allenamento scrittura (15′ ogni mattina), ho prodotto questo.

Sentii un dolore di quelli che microfonati bene fanno un certo effetto, e sicuramente vi è capitato di VEDERLO, quel dolore, in Tv. Per tipo un minuto, forse perfino meno, c’era da svenire dal dolore e contemporaneamente mi immaginavo tutto il ginocchio ruotato di 360 gradi, e una vita diversa. Invece si trattava, banalmente, di una distorsione con probabile rottura del crociato anteriore.
Dico probabile perchè dopo qualche minuto ricominciai a giocare (avete letto bene), e naturalmente ebbi la stessa distorsione dopo venti minuti. A casa avevo il ginocchio grosso come un melone, ma ingannai mia madre con pantaloni della tuta larghi e stendendomi subito sul letto. Non misi ghiaccio, niente di niente. E la domenica dopo tornai a giocare con gli amici, e lo feci così tante altre volte che in un anno ebbi 18, dico DICIOTTO, distorsioni, fino a quando tornai a casa talmente malridotto che mio padre mi portò al CTO di Sesto San Giovanni, dove ve lo giuro su tutte le persone a cui voglio bene cominciarono a tastare l’altro ginocchio (il destro era gonfio che non potete avere idea) e dopo un paio di minuti, il tipo parlava di altro con quello a fianco e c’era anche mio padre vicino al lettino, dissi timidamente, perchè cominciavo ad avere dubbi (fino a quel momento pensai, starà facendo un confronto…) “ma il ginocchio è l’altro”, e il tipo disse, è vero hai ragione, ah, si sbaglia spesso disse quello.
E lo so che pensate, che romanziere ‘sto Palma, ma vi giuro su tutta la famiglia che andò così, sapete che sono contro le palle, pure quelle che fanno ridere, solo che c’era da piangere, mio padre mi portò fuori dal CTO e io comunque fui ufficialmente fuori dalla minicarriera di calciatorucolo…alla fine mi operarono, durante l’operazione mi pulirono il menisco, disinserito, ma non ricostruirono il legamento, io ho da 30 anni il legamento crociato rotto, e VI GIURO ANCHE QUESTO mi svegliai ancora in anestesia, al termine dell’operazione e dentro la sala operatoria, con il forte dolore alla spalla, quelli non sapevano che sempre a causa del calcio (ero caduto davanti al Politecnico mentre giocavo a pallone appoggiando il braccio…) da un anno soffrivo di lussazione abituale alla spalla destra, tipo che mi era uscita 40 volte ( sì, avete letto bene…), e dissi, mezzo rincoglionito dall’anestesia totale, la spalla la spalla, ho ancora il ricordo che si avvicinarono, “ehi questo è sveglio” disse uno proprio così, certe scene te le ricordi tutta la vita, e disse due o tre volte “la spalla la spalla”, non ricordo se due o tre ma dissi proprio così, erano intorno al letto, vedevo solo le figure perchè ero sotto post anestesia totale, uno disse, è vero, ha fuori la spalla, me la ridussero, e tornai nell’altro mondo.
Era chiaro, non potevo continuare così…era un peccato, perchè io andavo al Politecnico solo per giocare a calcio davanti al Poli, seguivo solo una materia all’anno e per il resto studiavo a casa sugli appunti di quel genio che era Giovanni Zangari, che in cambio di cassette Hard Rock mi dava i suoi inestimabili appunti, io mi sono laureato in nucleare praticamente per corrispondenza e grazie a Giovanni Zangari presi la lode se no col cavolo che avrei preso trenta in certi esami, e comunque andai a fare fisioterapia, pesi per la precisione, pesi alle spalle, feci le prime trazioni e dopo un anno da zero trazioni ne facevo venti, la spalla non andò mai più fuori, poi da ex giocatore mi misero ad allenare la squadretta di serie D di calcio a 5, con gli anni allenai fino alla C sfiorando un campionato vinto, portai due giocatori a diventare Campioni Italiani nella rappresentativa giovanile, e poi lasciai stare una proposta di allenare in B (con stipendio) per arrampicare, mi piaceva, e tutto questo, TUTTO QUESTO, mi ha portato Sabato a due cose: gioire perchè Matteo DB è arrivato col suo Kayak a concludere la sua avventura in Patagonia, e perchè una mia atleta ha fatto una garona alla sua prima tappa di Coppa Italia. Negli stessi minuti in cui Beatrice Colli concludeva la sua gara mi è arrivato lo sms dal satellitare. Dio che roba. “Loro non credono alle coincidenze. Ne hanno sentito parlare, ma non ne hanno mai vista una”, scusa Cormac MAc Carthy se ti dico che almeno per me questa frase non è stata vera, dai, ammettilo che è stata una coincidenza.

Gioire dei successi altrui è MAGNIFICO, alla fine volevo dire questo, almeno per me è bello quanto gioire dei propri, a dir la verità anche di più, gli ultimi tre minuti della gara, quando la mia atleta al pelo non ha raggiunto (e sarebbe stato veramente incredibile) la semifinale, ho vissuto un’emozione intensa come quelle vissute quando arrivammo in cima alle tre vie aperte in Wenden proprio con Matteo. Non esagero, eh, sono emozioni intense uguali. E intense uguali come quando mi telefonarono per dire, Pazo e Christian sono Campioni Italiani. E come quando l’anno scorso Samu fu Campione Italiano, ad Arco. Ho allenato tre Campioni Italiani. E ho guidato dei fuoriclasse, nei Ragni
Vedete che sono stato fortunato a rompere quel crociato perchè una cosa è sicura, certa quanto l’ubriacatura dopo un litro di Cannonau a stomaco vuoto: che io non sarei MAI diventato Campione Italiano di nulla. Quel crociato rotto fu una benedizione…
grazie a Edoardo Limonta per le foto, perchè un’altra cosa è vera in questo mondo spesso di merda: che ci sono persone che si fanno in 4, anzi in 44, per gli altri. Il perchè non sanno neppure loro…Edo è uno di quelli, regala emozioni fotografando quello che fanno altri. Mi piace pensare che anch’io sia visto così dai miei ragazzi. A dir la verità non è importante che sia così. E’ importante sentirsi bene dentro. Edo si sente bene fotografando dei ragazzi e delle ragazze. Io ad allenare o a fare di tutto perchè altri ragazzi vadano in giro per il mondo. O perchè mio figlio possa vivere di sogni artistici. Vi dico una cosa: la sera mi addormento in meno di un minuto, sempre esausto, ma sono felice, a pensare a ‘ste cose

febbraio 28, 2018
di Fabio Palma
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GEOFF TATE

E’ la storia di una parabola.
anche il cervello decade, ce ne accorgiamo tutti, ma mai quanto flessibilità e forza e destrezza. Voglio dire, sono i muscoli che fanno più fatica a resistere al tempo piuttosto che le sinapsi. Certo, ci sono pugili che a oltre i 40 anni hanno un cardio e una forza che dimostrano cosa significhi allenarsi bene, ci sono cestisti NBA che A 40 anni hanno superato i 20 punti a partita, però lo sappiamo che quegli stessi a 30, 25 e 20 erano un’altra cosa.
Ma non vi voglio parlare di declino fisico di sportivi, ma di normale corso delle cose di un cantante. Una storia che mi è parsa interessante. Come, parli di muscoli e passiamo alla voce? Beh, la connessione c’è…
Inizi anni ’80, il ragazzo ha la forza economica di prendere lezioni di canto da un Maestro vero e rinomato, uno molto noto nell’ambiente classico e lirico. Molti anni dopo, avrebbe anche insegnato a Chris Cornell, e nello stesso periodo ha per le mani Ann Wilson, che sarebbe diventata nota come cantante degli hearth.
Il maestro è sorpreso dal telento del ragazzo e gli chiede, cosa vuoi fare da grande, Broadway e i teatri di tutto il mondo per te sono molto probabili. Il ragazzo gli dice che gli piace il rock, fa sentire al maestro l’Hard Rock, Jesus Christ superstar interpretato da Ian Gillan, e gli dice, voglio fare cose così, ma anche più classiche, vorrei fondere la classica con il metal lo hanno fatto con gli strumenti, lo voglio fare con la voce.
Il maestro non è Vecchio dentro, anzi, è un curioso e sa, per esempio, che nella storia del canto uno come Gillan ha inventato qualcosa che poi persino nella lirica hanno seguito. Sa che nelle cose del mondo non c’è una singola verità d’espressione, ma tante pennellate di genio che possono arrivare da ogni parte. Insegna al ragazzo cose inaudite, mentre la sera, e siamo a Seattle, molti molti anni prima dell’arrivo di Nirvana, Pearl Jam e Soundgarden, il ragazzo prova delle cose con amici che annoverano un futuro pilota d’aerei, persona tranquilla e geniale, ottimo compositore, che si chiama Chris e studia seriamente la chitarra.
E’ il 1983 ed esce un disco e da qui comincerò a parlare del declino inevitabile che accompagna la vita di un uomo. Ma la cosa strana, il paradosso, è che Geoff Tate e i Queensryche sarebbero diventati multiplatino, con tanto di MTV unplugged etc etc, 7 anni dopo. 4 anni dopo che Tate aveva iniziato l’inevitabile parabola discendente. Il disco è un disco di Hard Rock, ma strano, terribilmente strano. Diverso da qualunque cosa mai sentita prima. Qualcuno parla di Pinkfloyd, in fondo The Wall è un disco Hard Rock. Ma qui c’è un cantante che recita e canta allo stesso tempo.
E voi mi direte, ma che ne sai tu di questa storia…la sappiamo, questa e altre, grazie a youtube, che sarebbe arrivato nel 2005. Youtube, sapete, sta rivoluzionando la conoscenza storica di un sacco di cose, in un sacco di campi, perchè la gente pubblica video perfino di inizio 900, spezzoni di film, cose che nessuno conosceva, e perfino certi fatti storici da libri universitari stanno avendo una parziale ricostruzione. Ma qui siamo in un argine più piccolo, e mi limito a dire che il video che qui vi posto mostra Tate che canta un pezzo che si chiama Take Hold the flame, non uno dei pezzi più complessi dei Queensryche, anzi a dir la verità non fra i primi venti pezzi più complessi, ma interessante perchè nei primi 2′ Tate copre due ottave di estensione (lui ne ha 4, anzi ne aveva), e poi sostiene tutto il pezzo, tranquillamente, fino alla fine, e dal disco The Warning ci sono altri due pezzi, Road to madness e Sanctuary (questi sì complessi), peraltro lunghi ed esigenti, che tranquillamente Tate recitava ogni sera, senza nessun problema, ma i bootleg che giravano, anche nelle radio, stavano nel frattempo stupendo il mondo rock. Ma chi cazzo è ‘sto qui che live fa queste cose??
Take Hold the Flame, dal vivo, sarà cantata così fino al 1987, anno in cui esce Rage for Order, per espertissimi il disco con il cantato più difficile della storia della musica Rock. Un disco che qualunque cantante di qualunque genere considerebbe ESAGERATO. Neue regel e London, per chi ha fretta, sono due pezzi singoli…Eseguito dal vivo, per tutto il 1987, è roba INCREDIBILE.
Nel 1988 i Queensryche pubblicano un capolavoro dela musica moderna, Operation Mindcrime, una roba perfetta da tutti i punti di vista e vocalmente, ed è ovvio, terrificante, che osarono riprodurre live interamente per centinaia di sere in un anno…era troppo.
Il successo vero, quello da milionari in dollari? Eccolo…Nel 1990 esce EMPIRE, altro capolavoro, un singolo diventa nr. 1 in USA e il disco nei primi 10. Tate viene numerato best singer del mondo, canta davanti al Presidente Silent Lucidity, MA non è più lo stesso. oltre 300 live in un anno, dove canta tutto Empire e tutto Operation Mindcrime e naturalmente anche Take Hold the flame, in omaggio agli inizi, sono TROPPO anche per lui…
Se ne accorge…
Comincia a fumare, dalla tensione e pressione; sono delle stars e l’influenza su cantanti anche Pop è enorme. Tutti studiano Tate… I concerti sono assurdi, nessuno ha mai cantato per oltre due ore live così, NESSUNO. Nessun cantante aveva mai osato tanto, e pochissimi si accorgono che su certi pezzi non è quello del 1983 e neppure quello del 1988, che già, da 0 a 10, era 9,5…lo si scopre pochissimo tempo fa, grazie a youtube…vengono fuori performances come questa…
Nel 1991 suonano live per MTV, unplugged, il successo è enorme. Poi i Queensryche si convincono a riposare, e sarà per 3 anni. Torneranno nel 1994, con un altro grande disco, The Promised land, molto Pinkfloyd, ma Tate ora è sull’8…forse è ancora il migliore al mondo, tecnicamente parlando, ma è un migliore che non è il SUO migliore, capite? L’ultimo capolavoro, assoluto, è un brano che compare in un film, Real World. Cercatelo, è una gemma…piacerà a chiunque. Incredibilmente, fu solo lato B di un singolo…
Il declino poi sarà piuttosto rapido, Tate rimane un cantante superbo nei bassi ma negli acuti non ci proverà neppure…e tantomeno a cantare allo stesso modo le cose del 1983 e del 1988. Sui forum un Maestro americano ha scritto che non c’è cantante nella storia della musica moderna, lirica compresa, che sarebbe capace di sostenere lo stesso concerto che Tate era capace di recitare nei suoi primi 6 anni. Era semplicemente troppo per delle corde vocali, anche allenate. Qualunque altro cantante avrebbe approfittato di pezzi più morbidi, di pause strumentali…Tate no, Tate per due ore era al massimo, e il suo massimo era il massimo al mondo.
Forse il vecchio Maestro gli avrebbe dovuto anche insegnare la PARSIMONIA, che poi vuol dire saper alternare anche nello stesso pezzo momenti estremi con momenti più calmi, non tentare certe scalette impossibili, proprio come un grande atleta che SA che non si può essere sempre al proprio picco. Tate ce la fece, per quasi cinque anni. Di tutti i miei idoli, soltanto Phelps è riuscito ad essere al Top, di se stesso e del mondo, per più di cinque anni consecutivi.
Il 3 Aprile andrò a vederlo, a Trezzo. Non è più seguito da folle oceaniche, la sua voce è sempre splendida ma ancorata ad un range ristretto, quasi che una strettoia si fosse incuneata in un”autostrada a corsie di quelle americane. Lo andrò a sentire come andrei a vedere Phelps nuotare a 50 anni ( ma forse io non ci sarò più), o andrei a vedere Tomba sciare oggigiorno. Perchè certi talenti hanno scritto la storia di tutti noi. Take Hold the flame, appunto…

E se siete COSI’ curiosi, ecco una lista di grandi esecuzioni di Geoff Tate
Road to Madness
Neue Regel
London
The Killing Words
The Mission
Eyes of a stranger
Anybody listening?
Jet city woman
Someone else
Real World