Fabio Palma

Infinite jest

giugno 16, 2018
di Fabio Palma
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LAST FRONTIER

Siccome non sono un politico e, come tutti a mio parere, non sono in grado di dare un’opinione pertinente sul tema immigrazione (pensate che fra tutte, ma proprio tutte, le dichiarazioni e le opinioni, quella che più mi ha colpito e direi affondato è quella di un immigrato che candidamente ha detto, ok, volete che ce ne stiamo nei nostri paesi, ma guardate che voi e la Francia siete cresciuti con l’export armi del 70% negli ultimi tre anni, da noi si sparano con le vostre armi e quelli che possono fuggono, come la mettiamo? O pensate che su 700 siano tutti ladri e assassini? 50 forse sì, ma gli altri fuggono dagli spari, dalla fame e dalle guerre civili fatte coi vostri business. Commento mio: Minkia…), me la cavo con uno dei più grandi pezzi rock di sempre che, sempre secondo me, conoscete in pochissimi. Si tratta di un vero capolavoro cantato da un cantante spaventosamente bravo, tra i migliori che abbiano mai calcato i palchi mondiali, e questa interpretazione live senza sovraincisioni e trucchi la dice lunga, insomma.
Il testo ve lo copio e incollo, lo trovo brividoso e, nell’oceano di puttanate che si sono sentite in questi giorni, con contraddizioni evidenti da parte di TUTTI (tutti, eh), mi pare, proprio insieme alla dichiarazione dell’immigrato, la sequela di frasi più sensate.
Prego Dio affinchè si trovi davvero una soluzione perchè se qualcuno pensa che chiudere o aprire i porti possa salvare noi e loro da questo casino ho come l’impressione che ce la vedremo sempre più brutta
 
Pushin’ ever westward, across the great divide.
Beyond the darling river,
Towards the outback sky.
The lawless and the brave, searching for a dream.
When all they found was sand and stone,
Where rivers once had been.
They tried to follow nomads, like ghosts in desert dreams,
And suffered in a sunburnt land,
Down in the last frontier.
And they sent them from the motherlands,
Into the greatest fear.
To live and die for freedoms cry,
Down in the last frontier.
A drover rides in search of work, across the sweeping plains.
A farmer kneels in a hungry church,
As his children pray for rain.
Back in a land across the sea,
They found another war.
They asked the Anzacs to believe,
In what their fighting for.
And they sent them to another land,
Into the greatest fear.
To fight and die for freedoms cry,
And for the last frontier.
People in the luckly land, who searched for paradise,
Are reaching out for something more,
And they don’t believe their lies.
The promises of hope and work, still ringing in their ears.
The hungry and the homeless cry,
Down in the last frontier.
And they sent them to another land,
Into the greatest fear.
To live and die for freedoms cry,
And for the last frontier.
The promises of hope and work, still ringing in their ears.
The hungry and the homeless cry,
Down in the last frontier.
The last frontier.
The last frontier.
 
https://www.youtube.com/watch?v=6JKv8J62auM

maggio 30, 2018
di Fabio Palma
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NINA SIMONE, e L’INCOMPETENZA

L’incompetenza è la REGINA delle cause delle cose che non funzionano, e sottostimare il suo impatto porta, inevitabilmente, a disastri.
E’ molto semplice: se non si capisce nulla di una cosa, è lecito alzare la mano per esprimere un’opinione, ma ci deve essere la CONSAPEVOLEZZA unanime che l’opinione, il parere, vada PESATO.
Avete presente i polinomi con i parametri? Si fanno in terza media. Ok, sono coefficienti, i parametri. Poniamo un intervallo 0,1-1, laddove 1 è peso OGGETTIVAMENTE importante, 0,1 una pura opinione mainstream.
Veniamo ad un esempio.
A me piace la letteratura, molto. Ho una cultura letteraria che, da 0 a 10, potrei attestare a 6.
Mi piace anche l’arte, l’architettura. Un centro storico piuttosto che un grattacielo di Dubai mi stupiscono e, soprattutto nel caso di centri storici, mi aprono il cuore. La mia cultura architettonica, da 0 a 10, sfiora lo zero. Forse è zero.
Supponiamo che io entri a far parte del consiglio comunale di Spello, e del ministero dell’istruzione. Sono certo che sarei paladino della pulizia urbana nel primo caso, e dell’inserimento della letteratura contemporanea nel secondo caso, ma sarei un FESSO a dire, ad esempio, che Calvino sia inferiore a un altro autore, o un certo palazzo di Spello faccia schifo. Ho il diritto di pensare e dire che non mi piacciano, non che non siano validi. Con un peso 0,1
Perchè la mia cultura è oggettivamente ridicola per affermare un mio valore.
Questo vale per una foto, un libro, un brano musicale, un video, un film, una scultura, un dipinto, lo sport e così via. Bisogna avere una oggettiva cultura, in campo artistico, e per esempio se uno non conosce vita, morte e miracoli di centinaia e centinaia di quadri di ogni epoca non avrà il diritto di esprimere un giudizio di valore. ma soltanto il proprio giudizio. Punto.
Quel quadro ti fa schifo perchè non lo capisci, non perchè fa schifo. Dì che non ti piace, e dillo sottovoce, se possibile.
L’incompetenza spesso, ahimè, sfocia nell’arroganza. Anzi, praticamente sempre. Meno uno ne capisce, più alza la voce, talvolta sbraita, sulla propria opinione. Ho conosciuto talenti grandiosi in vari campi, sono sempre stati pacati e molto attenti ad esprimersi. A volte, stanno pure zitti.
Quelli che non capiscono una mazza sono quelli che urlano. Sui social sono gli haters, per esempio. Sono gli espertoni di basket che dicono che Lebron abbia dei grossi difetti, quelli che dicono che la Pellegrini abbia vinto poco, gente insignificante di quel livello lì. Segni particolari: nella vita non hanno mai fatto nulla di creativo, di spesso, di valore.
Nelle riunioni di lavoro sono quelli che fanno gli arroganti. Non hanno neppure la consapevolezza di non capire nulla.
A me piace combatterli, ho degli scalpi da vantare, ma nel passato sono stato vittima di alcuni di loro. Molti anni fa. Non mi sono incazzato quando avrei dovuto farlo, accettai diktat di incompetenti, vidi dei gran talenti soffocati da incompetenti e non mi misi a loro difesa.
Memore di quelle antiche esperienza, oggi gli incompetenti li isolo (quando mi capita di occupare posizioni di responsabilità, appena li individuo li faccio fuori, estirpando immediatamente il tumore che rappresentano) SENZA ALCUNA POSS(IBILITA’ DI REDENZIONE. Non c’ è, a mio parere, alcuna chances che un incompetente arrogante si redima. E’ fatto così, e quindi fuori da ogni circolo decisionale. Al pari degli innvidiosi (ma sono praticamente due caratteristiche che vanno a braccetto).
Io penso che gli incompetenti arroganti siano gli scarafaggi del progetto, qualunque esso sia. Vanno schiacciati, e la disinfestazione deve essere accurata.
Una mia eroina è questa qui, Nina Simone.

Cantante spettacolare, talento mostruoso, nera. All’incompetenza diffusa, doveva pure difendersi dal razzismo strisciante. una donna di colore che canta…ciao…beh, era classificata come antipaticissima. Tradotti gli aneddoti, viene fuori che ai vari bianchi (spettatori, manager, etc) lei non la mandava mai a dire, per usare un eufemismo.
Fece piazza pulita degli incompetenti che aveva intorno. Agli spettatori bianchi che la fischiavano ne diceva di tutti i colori. Andava sul personale…ragazzi, aveva veramente delle palle, questa donna qui. Ha avuto una vita molto ricca di battaglie, di problematiche, di botte perfino. Di ostracismo. Ha lottato tutta la vita.
Ora è nella storia, di tutti quelli che cercarono di ostacolarla, nessuna traccia. La sua Feelin good è una pietra miliare della cultura moderna. A me piace pensare che l’abbia scritta e cantata dopo averla mandata a dire a qualche idiota. Sentendosi, appunto, bene

maggio 2, 2018
di Fabio Palma
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QUEL RAMO DEL LAGO DI COMO

Cari amici
quello che potete vedere su youtube qui sotto ( eventualmente in 4K, se avete una rete molto veloce), è in fondo la sintesi del 33% della mia vita degli ultimi 3 anni, forse di più a dir la verità, più o meno dall’Aprile 2014. Un altro 33%, lo sapete, era dedicato ai Ragni di Lecco, e lentamente il terzo 33% era stato conquistato dall’allenare dei piccoli atleti.
Mi piace spezzare gli interessi in percentuali, penso sia un retaggio di Ingegneria quello di cercare di schematizzare come si stia vivendo e mi chiarisce eventuali deragliamenti. Voglio dire, a volte non ci si ferma a pensare VERAMENTE, ma quanto cazzo sto dedicando, per esempio, a fare la spesa, o a stare in coda, o a seguire la de filippi?
Sono esempi, eh.
E magari viene fuori, CALCOLI ALLA MANO, che il 27% del proprio tempo è dedicato a stare in coda, e non è detto che uno riesca a TIRARSI FUORI perchè bisogna avere anche fondoschiena per certe scelte,, ma perlomeno uno sa dove sia posizionato, e magari dove vorrebbe essere altrimenti.
Torniamo a quello che sotto è linkato, E CHE VI PREGO DI CONDIVIDERE A PIU’ NON POSSO, per dire, che è diventato ora il 49% della mia vita, laddove un altro 49% è dedicato ai miei atleti, con un 2% in cui rimane la scrittura che, sperabilmente, cercherà di arrivare a un 10%.
Ogni volta che si vedeva una luce interessante (che purtroppo in Lombardia è piuttosto rara…) arrivava la domanda, puoi? E io dicevo di sì. Yuri in conferenza stampa ha detto che il lavoro è frutto di 50 uscite, ma secondo me almeno il doppio, in tre anni. Alcune di due ore, qualcuna notturna. Molte a vuoto, molte sono stati esperimenti tecnici, molte momenti che ci si aspettava migliori, e alcuni che si sono rivelati superiori al previsto. Farlo poi diventare questo cortometraggio è stato un passo successivo. Vedete che nel titolo c’è Visual Wonders ep.3, e quindi nel canale youtube ci sono due episodi precedenti, che magari avete già visto, e sarebbe meraviglioso poter dire, fra dieci anni, siamo al 100. Sarebbe, onestamente, una vita troppo fortunata. Si cerca di donare alla gente dei Wonders, attingendo con tutto quello che si ha a tutto quello che si ha.
E CHE COSA, si ha?
Questo, secondo il nostro Maestro
“Perché di fatto il mondo ha una coscienza, per quanto gli uomini possano dubitarne. E, sebbene sia possibile considerare questa coscienza la semplice somma delle coscienze degli uomini, esiste un’altra concezione, secondo la quale essa esiste di per sé, e la porzione che ne spetta a ciascun uomo non è che una parte imperfetta della coscienza del mondo.” (Cormac Mac Carthy, città della pianura)
Buona visione, e che vi dia tumulto

https://www.youtube.com/watch?v=cmSjoagpHkU

marzo 20, 2018
di Fabio Palma
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ALLENARE e/o INSEGNARE

Sapete, allenare e insegnare sono due attività splendide. Splendide.
L’anno in cui, ero al secondo anno di Ingengneria, insegnai al Liceo Peano di Cinisello al biennio (matematica e fisica) fu un anno indimenticabile, nettamente il più bello (anzi, L’UNICO bello), dei miei cinque e anni e mezzo universitari. Avevo 4 classi, preparavo i compiti in classe inventandoli, spiegavo la fisica e la matematica con parabole e metafore, attingendo alla letteratura e alla vita. Gli altri professori mi guardarono all’inizio con estremo sospetto, ma fondamentalmente perchè ero proprio giovane. 21 anni, capirete…fui severo abbastanza da avere un silenzio totale nelle spiegazioni, e nello stesso tempo un pò di svago ogni venti minuti, perchè sapevo che ogni venti minuti l’attenzione cala vistosamente. Poi decisi di mollare, le 4 classi scrissero una petizione a mia insaputa e il Preside mi chiamò dicendomi, devi andare nelle classi a dire che SEI TU a voler smettere, non NOI che ti mandiamo via. Lo feci e qualcuno dei ragazzi ci rimase male, lo considerò untradimento…parallelamente insegnavo anche a Quartoggiaro, una classe di 13 studenti, 12 ripetenti, alcuni erano più grandi di me. Insegnavo elettrotecnica, era un istituto. La legge di Ohm? La spiegavo con la corrente dei fiumi, la resistenza erano massi e dune, e le cadute di potenziale l’avete capito. Un successo e mi sentivo intelligente e bravo, come non mi sono MAI sentito intelligente e bravo al Cern di Ginevra, quando piuttosto riflettevo su quanto trascurabile fosse la mia intelligenza rispetto alla media di tutti quei fisici. Non arrivavo mai in tempi decenti a capire o proporre qualcosa…
Perchè smisi di insegnare? Perchè ero ambizioso e volevo laurearmi con la lode, avevo la media del 27 e qualcosa e pensai di volere di più. Smettendo la mia media balzò in alto, ma la verità è che già due anni dopo pensai, ho perso quacosa. Insomma, due talenti avevo, scrivere e mi ero iscritto a Ingegneria, e insegnare e avevo smesso per un’altra ambizione.
Per quello poi mi misi ad allenare a calcio e a calcio a 5, avevo un bisogno interno.
E quando due anni (o tre? ho pure dei dubbi…) fa mi chiesero di allenare in arrampicata, dissi subito ( alla Giò e al Luca), ma non sono capace. Non mi sentivo capace. Non insegnavo da così tanto…non era una questione tecnica, l’allenatore di Federer mica gioca a tennis con Federer, lo allena. E’ una roba diversa. No, avevo paura di non essere capace a CAPIRE un atleta, e un ragazzo.
Nell’estate 2017 ho avuto la gioia di un Campione Italiano, e la soddisfazione di vedere tutti i miei atleti tranne un paio veramente migliorati. Com’è che si dice? Il rapporto FUNZIONAVA. Non è mica scontato, sapete? Ci sono allenatori straordinari e atleti straordinari che NON FUNZIONANO insieme. Becker e Djokovic per due anni hanno funzionato, poi un disastro. Di esempi ce ne sono tanti. E’ la chimica che conta…Allenare e Insegnare significa FARE MENO DANNI POSSIBILI, punto 1, e punto 2, migliorare le capacità altrui. Devi avere tanti dubbi, passare qualche ora alla settimana a scriverti su un foglio bianco tutti i punti in gioco, e solo scrivendoli trovi delle discrepanze. Le sensazioni sono spesso sbagliate. Devi prenderti un foglio e scrivere, scrivere, scrivere le domande, i tempi, le note, tutto. Alla fine hai fogli scritti fitti fitti, li rileggi, e metti insieme. Migliora o no quella ragazzina? E’ serena? Le stai dando quello che vuole? La stai rovinando o le stai aggiungendo qualcosa? Di cosa ha bisogno? La tua attenzione è positiva? Il metodo che pensavi funzionasse e che magari con gli altri funziona, sei sicuro che sia giusto anche per lei, o per lui?
Non sono uguali, nè fra di loro nè da una settimana all’altra. STANNO CRESCENDO. E tu…non devi portare i tuoi pensieri nel rapporto, MAI. Le tue cose personali, le tue problematiche…Tu devi essere perfetto. Lei si sta affidando a te. Lui si sta affidando a te. Dve per giunta FARGLI CRESCERE LA CONSAPEVOLEZZA della propria fisicità, dei segnali interni…devi FARGLI CONOSCERE IL PROPRIO CORPO.
Buona notte…altro, credetemi, che la matematica o la storia del Liceo…lo sport agonistico serio fatto seriamente è MOLTO più complesso, e complicato.
Sabato una mia atleta ha fatto una cosa sensazionale. Sensazionale. Mi ero prefissato un obiettivo, che papale papale era 10″ basso nella Speed di arrampicata. A fine Dicembre era 15″ , su quella internazionale. Anche se quindi non sapete di cosa si tratta, capite bene che un miglioramento del genere non è del tutto…logico. O auspicabile. Inoltre, quello che non sapevo era che solo 7 donne nella storia della Speed di arrampicata italiana erano scese sotto i 10″…quando un mese fa scrissi ad un tecnico federale il mio obiettivo, lui mi informò del dato statistico e io pensai, ho proprio scritto una cazzata.
Di fatto, lo era, aveva ragione il tecnico. Io avevo una conoscenza, però, il carattere e la motivazione dell’atleta, che insieme a doti fisiche fuori dal comune erano cose da me mai viste. Ho letto la biografia di Phelps e visto il documentario della Comaneci, siamo a quel livello. Non basta, ovvio. Ci vogliono mille altre cose, fortuna compresa. Poi ho anche un altro bel segreto, mio figlio ha una competenza nella preparazione fisica spaventosa, per cui i protocolli li scriviamo insieme. Ma non basterebbe neppure quello.
Così Sabato il 10″ basso è arrivato, ma non una volta, 3. Nessuno credeva ai proprio occhi, neppure io. Credo che Bob, il mitico e leggendario allenatore di Phelps quando lo vide per la prima volta stampare a 13 anni un tempo assurdo, ebbe la stessa espressione interna. Una roba del tipo “Mio Dio”. Non mi sono sentito bravo, è stata solo una tappa, e quante altre bisogna superarne. L’hanno chiamata, dopo le premiazioni, e le hanno fatto provare una felpa. A momenti mi commuovo come un fesso, per la gioia che aveva negli occhi. I miei atleti sono miei figli, praticamente, a casa si parla di loro, ad uno ad uno, così tanto che mio figlio praticamente sa più di loro che di certi compagni di classe…

E c’è un esempio su tutti, sapete, che riporto, che mi colpì. Quello di Ettore Majorana quando arrivò in via Panisperna, da Fermi e gli altri. Fermi era un genio, e anche gli altri, ma Majorana non era un semplice genio, era una delle menti migliori del secolo scorso, datosi alla matematica. Aveva un carattere tremendamente difficile, e già i matematici e i fisici…insomma, sono tipi particolari, eh…funzionò per un pò di tempo, poi sapete come è andata a finire.
Tutta ‘sta roba l’ho scritta solo per tenermi allenato, come ogni mattina, a scrivere, la mia più grande passione. E stamattina avevo questo da dire. Non importa che qualcuno sia arrivato fino a qui, quello che certa gente non capisce è che non bisogna sempre avere un motivo per fare le le cose, intendo un motivo economico, o politico, o sociale. Certe cose le fai perchè hai una pulsione nel cuore. Probabilmente IRRILEVANTE ai fini della società. ma è grazie a queste pulsioni che andiamo avanti, sapete? altrimenti saremmo una specie che ha solo dei fini legati ad un guadagno, e non andremmo da nessuna parte. Boh, così ho sempre pensato. So che è un pensiero perdente, se vuoi diventare ricco o potente, e difatti non ho scritto questo per i ricchi e i potenti, o per quelli che vogliono diventarlo.

marzo 6, 2018
di Fabio Palma
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DA UN CROCIATO ROTTO

Stamattina nella mia consueta sessione di allenamento scrittura (15′ ogni mattina), ho prodotto questo.

Sentii un dolore di quelli che microfonati bene fanno un certo effetto, e sicuramente vi è capitato di VEDERLO, quel dolore, in Tv. Per tipo un minuto, forse perfino meno, c’era da svenire dal dolore e contemporaneamente mi immaginavo tutto il ginocchio ruotato di 360 gradi, e una vita diversa. Invece si trattava, banalmente, di una distorsione con probabile rottura del crociato anteriore.
Dico probabile perchè dopo qualche minuto ricominciai a giocare (avete letto bene), e naturalmente ebbi la stessa distorsione dopo venti minuti. A casa avevo il ginocchio grosso come un melone, ma ingannai mia madre con pantaloni della tuta larghi e stendendomi subito sul letto. Non misi ghiaccio, niente di niente. E la domenica dopo tornai a giocare con gli amici, e lo feci così tante altre volte che in un anno ebbi 18, dico DICIOTTO, distorsioni, fino a quando tornai a casa talmente malridotto che mio padre mi portò al CTO di Sesto San Giovanni, dove ve lo giuro su tutte le persone a cui voglio bene cominciarono a tastare l’altro ginocchio (il destro era gonfio che non potete avere idea) e dopo un paio di minuti, il tipo parlava di altro con quello a fianco e c’era anche mio padre vicino al lettino, dissi timidamente, perchè cominciavo ad avere dubbi (fino a quel momento pensai, starà facendo un confronto…) “ma il ginocchio è l’altro”, e il tipo disse, è vero hai ragione, ah, si sbaglia spesso disse quello.
E lo so che pensate, che romanziere ‘sto Palma, ma vi giuro su tutta la famiglia che andò così, sapete che sono contro le palle, pure quelle che fanno ridere, solo che c’era da piangere, mio padre mi portò fuori dal CTO e io comunque fui ufficialmente fuori dalla minicarriera di calciatorucolo…alla fine mi operarono, durante l’operazione mi pulirono il menisco, disinserito, ma non ricostruirono il legamento, io ho da 30 anni il legamento crociato rotto, e VI GIURO ANCHE QUESTO mi svegliai ancora in anestesia, al termine dell’operazione e dentro la sala operatoria, con il forte dolore alla spalla, quelli non sapevano che sempre a causa del calcio (ero caduto davanti al Politecnico mentre giocavo a pallone appoggiando il braccio…) da un anno soffrivo di lussazione abituale alla spalla destra, tipo che mi era uscita 40 volte ( sì, avete letto bene…), e dissi, mezzo rincoglionito dall’anestesia totale, la spalla la spalla, ho ancora il ricordo che si avvicinarono, “ehi questo è sveglio” disse uno proprio così, certe scene te le ricordi tutta la vita, e disse due o tre volte “la spalla la spalla”, non ricordo se due o tre ma dissi proprio così, erano intorno al letto, vedevo solo le figure perchè ero sotto post anestesia totale, uno disse, è vero, ha fuori la spalla, me la ridussero, e tornai nell’altro mondo.
Era chiaro, non potevo continuare così…era un peccato, perchè io andavo al Politecnico solo per giocare a calcio davanti al Poli, seguivo solo una materia all’anno e per il resto studiavo a casa sugli appunti di quel genio che era Giovanni Zangari, che in cambio di cassette Hard Rock mi dava i suoi inestimabili appunti, io mi sono laureato in nucleare praticamente per corrispondenza e grazie a Giovanni Zangari presi la lode se no col cavolo che avrei preso trenta in certi esami, e comunque andai a fare fisioterapia, pesi per la precisione, pesi alle spalle, feci le prime trazioni e dopo un anno da zero trazioni ne facevo venti, la spalla non andò mai più fuori, poi da ex giocatore mi misero ad allenare la squadretta di serie D di calcio a 5, con gli anni allenai fino alla C sfiorando un campionato vinto, portai due giocatori a diventare Campioni Italiani nella rappresentativa giovanile, e poi lasciai stare una proposta di allenare in B (con stipendio) per arrampicare, mi piaceva, e tutto questo, TUTTO QUESTO, mi ha portato Sabato a due cose: gioire perchè Matteo DB è arrivato col suo Kayak a concludere la sua avventura in Patagonia, e perchè una mia atleta ha fatto una garona alla sua prima tappa di Coppa Italia. Negli stessi minuti in cui Beatrice Colli concludeva la sua gara mi è arrivato lo sms dal satellitare. Dio che roba. “Loro non credono alle coincidenze. Ne hanno sentito parlare, ma non ne hanno mai vista una”, scusa Cormac MAc Carthy se ti dico che almeno per me questa frase non è stata vera, dai, ammettilo che è stata una coincidenza.

Gioire dei successi altrui è MAGNIFICO, alla fine volevo dire questo, almeno per me è bello quanto gioire dei propri, a dir la verità anche di più, gli ultimi tre minuti della gara, quando la mia atleta al pelo non ha raggiunto (e sarebbe stato veramente incredibile) la semifinale, ho vissuto un’emozione intensa come quelle vissute quando arrivammo in cima alle tre vie aperte in Wenden proprio con Matteo. Non esagero, eh, sono emozioni intense uguali. E intense uguali come quando mi telefonarono per dire, Pazo e Christian sono Campioni Italiani. E come quando l’anno scorso Samu fu Campione Italiano, ad Arco. Ho allenato tre Campioni Italiani. E ho guidato dei fuoriclasse, nei Ragni
Vedete che sono stato fortunato a rompere quel crociato perchè una cosa è sicura, certa quanto l’ubriacatura dopo un litro di Cannonau a stomaco vuoto: che io non sarei MAI diventato Campione Italiano di nulla. Quel crociato rotto fu una benedizione…
grazie a Edoardo Limonta per le foto, perchè un’altra cosa è vera in questo mondo spesso di merda: che ci sono persone che si fanno in 4, anzi in 44, per gli altri. Il perchè non sanno neppure loro…Edo è uno di quelli, regala emozioni fotografando quello che fanno altri. Mi piace pensare che anch’io sia visto così dai miei ragazzi. A dir la verità non è importante che sia così. E’ importante sentirsi bene dentro. Edo si sente bene fotografando dei ragazzi e delle ragazze. Io ad allenare o a fare di tutto perchè altri ragazzi vadano in giro per il mondo. O perchè mio figlio possa vivere di sogni artistici. Vi dico una cosa: la sera mi addormento in meno di un minuto, sempre esausto, ma sono felice, a pensare a ‘ste cose

febbraio 28, 2018
di Fabio Palma
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GEOFF TATE

E’ la storia di una parabola.
anche il cervello decade, ce ne accorgiamo tutti, ma mai quanto flessibilità e forza e destrezza. Voglio dire, sono i muscoli che fanno più fatica a resistere al tempo piuttosto che le sinapsi. Certo, ci sono pugili che a oltre i 40 anni hanno un cardio e una forza che dimostrano cosa significhi allenarsi bene, ci sono cestisti NBA che A 40 anni hanno superato i 20 punti a partita, però lo sappiamo che quegli stessi a 30, 25 e 20 erano un’altra cosa.
Ma non vi voglio parlare di declino fisico di sportivi, ma di normale corso delle cose di un cantante. Una storia che mi è parsa interessante. Come, parli di muscoli e passiamo alla voce? Beh, la connessione c’è…
Inizi anni ’80, il ragazzo ha la forza economica di prendere lezioni di canto da un Maestro vero e rinomato, uno molto noto nell’ambiente classico e lirico. Molti anni dopo, avrebbe anche insegnato a Chris Cornell, e nello stesso periodo ha per le mani Ann Wilson, che sarebbe diventata nota come cantante degli hearth.
Il maestro è sorpreso dal telento del ragazzo e gli chiede, cosa vuoi fare da grande, Broadway e i teatri di tutto il mondo per te sono molto probabili. Il ragazzo gli dice che gli piace il rock, fa sentire al maestro l’Hard Rock, Jesus Christ superstar interpretato da Ian Gillan, e gli dice, voglio fare cose così, ma anche più classiche, vorrei fondere la classica con il metal lo hanno fatto con gli strumenti, lo voglio fare con la voce.
Il maestro non è Vecchio dentro, anzi, è un curioso e sa, per esempio, che nella storia del canto uno come Gillan ha inventato qualcosa che poi persino nella lirica hanno seguito. Sa che nelle cose del mondo non c’è una singola verità d’espressione, ma tante pennellate di genio che possono arrivare da ogni parte. Insegna al ragazzo cose inaudite, mentre la sera, e siamo a Seattle, molti molti anni prima dell’arrivo di Nirvana, Pearl Jam e Soundgarden, il ragazzo prova delle cose con amici che annoverano un futuro pilota d’aerei, persona tranquilla e geniale, ottimo compositore, che si chiama Chris e studia seriamente la chitarra.
E’ il 1983 ed esce un disco e da qui comincerò a parlare del declino inevitabile che accompagna la vita di un uomo. Ma la cosa strana, il paradosso, è che Geoff Tate e i Queensryche sarebbero diventati multiplatino, con tanto di MTV unplugged etc etc, 7 anni dopo. 4 anni dopo che Tate aveva iniziato l’inevitabile parabola discendente. Il disco è un disco di Hard Rock, ma strano, terribilmente strano. Diverso da qualunque cosa mai sentita prima. Qualcuno parla di Pinkfloyd, in fondo The Wall è un disco Hard Rock. Ma qui c’è un cantante che recita e canta allo stesso tempo.
E voi mi direte, ma che ne sai tu di questa storia…la sappiamo, questa e altre, grazie a youtube, che sarebbe arrivato nel 2005. Youtube, sapete, sta rivoluzionando la conoscenza storica di un sacco di cose, in un sacco di campi, perchè la gente pubblica video perfino di inizio 900, spezzoni di film, cose che nessuno conosceva, e perfino certi fatti storici da libri universitari stanno avendo una parziale ricostruzione. Ma qui siamo in un argine più piccolo, e mi limito a dire che il video che qui vi posto mostra Tate che canta un pezzo che si chiama Take Hold the flame, non uno dei pezzi più complessi dei Queensryche, anzi a dir la verità non fra i primi venti pezzi più complessi, ma interessante perchè nei primi 2′ Tate copre due ottave di estensione (lui ne ha 4, anzi ne aveva), e poi sostiene tutto il pezzo, tranquillamente, fino alla fine, e dal disco The Warning ci sono altri due pezzi, Road to madness e Sanctuary (questi sì complessi), peraltro lunghi ed esigenti, che tranquillamente Tate recitava ogni sera, senza nessun problema, ma i bootleg che giravano, anche nelle radio, stavano nel frattempo stupendo il mondo rock. Ma chi cazzo è ‘sto qui che live fa queste cose??
Take Hold the Flame, dal vivo, sarà cantata così fino al 1987, anno in cui esce Rage for Order, per espertissimi il disco con il cantato più difficile della storia della musica Rock. Un disco che qualunque cantante di qualunque genere considerebbe ESAGERATO. Neue regel e London, per chi ha fretta, sono due pezzi singoli…Eseguito dal vivo, per tutto il 1987, è roba INCREDIBILE.
Nel 1988 i Queensryche pubblicano un capolavoro dela musica moderna, Operation Mindcrime, una roba perfetta da tutti i punti di vista e vocalmente, ed è ovvio, terrificante, che osarono riprodurre live interamente per centinaia di sere in un anno…era troppo.
Il successo vero, quello da milionari in dollari? Eccolo…Nel 1990 esce EMPIRE, altro capolavoro, un singolo diventa nr. 1 in USA e il disco nei primi 10. Tate viene numerato best singer del mondo, canta davanti al Presidente Silent Lucidity, MA non è più lo stesso. oltre 300 live in un anno, dove canta tutto Empire e tutto Operation Mindcrime e naturalmente anche Take Hold the flame, in omaggio agli inizi, sono TROPPO anche per lui…
Se ne accorge…
Comincia a fumare, dalla tensione e pressione; sono delle stars e l’influenza su cantanti anche Pop è enorme. Tutti studiano Tate… I concerti sono assurdi, nessuno ha mai cantato per oltre due ore live così, NESSUNO. Nessun cantante aveva mai osato tanto, e pochissimi si accorgono che su certi pezzi non è quello del 1983 e neppure quello del 1988, che già, da 0 a 10, era 9,5…lo si scopre pochissimo tempo fa, grazie a youtube…vengono fuori performances come questa…
Nel 1991 suonano live per MTV, unplugged, il successo è enorme. Poi i Queensryche si convincono a riposare, e sarà per 3 anni. Torneranno nel 1994, con un altro grande disco, The Promised land, molto Pinkfloyd, ma Tate ora è sull’8…forse è ancora il migliore al mondo, tecnicamente parlando, ma è un migliore che non è il SUO migliore, capite? L’ultimo capolavoro, assoluto, è un brano che compare in un film, Real World. Cercatelo, è una gemma…piacerà a chiunque. Incredibilmente, fu solo lato B di un singolo…
Il declino poi sarà piuttosto rapido, Tate rimane un cantante superbo nei bassi ma negli acuti non ci proverà neppure…e tantomeno a cantare allo stesso modo le cose del 1983 e del 1988. Sui forum un Maestro americano ha scritto che non c’è cantante nella storia della musica moderna, lirica compresa, che sarebbe capace di sostenere lo stesso concerto che Tate era capace di recitare nei suoi primi 6 anni. Era semplicemente troppo per delle corde vocali, anche allenate. Qualunque altro cantante avrebbe approfittato di pezzi più morbidi, di pause strumentali…Tate no, Tate per due ore era al massimo, e il suo massimo era il massimo al mondo.
Forse il vecchio Maestro gli avrebbe dovuto anche insegnare la PARSIMONIA, che poi vuol dire saper alternare anche nello stesso pezzo momenti estremi con momenti più calmi, non tentare certe scalette impossibili, proprio come un grande atleta che SA che non si può essere sempre al proprio picco. Tate ce la fece, per quasi cinque anni. Di tutti i miei idoli, soltanto Phelps è riuscito ad essere al Top, di se stesso e del mondo, per più di cinque anni consecutivi.
Il 3 Aprile andrò a vederlo, a Trezzo. Non è più seguito da folle oceaniche, la sua voce è sempre splendida ma ancorata ad un range ristretto, quasi che una strettoia si fosse incuneata in un”autostrada a corsie di quelle americane. Lo andrò a sentire come andrei a vedere Phelps nuotare a 50 anni ( ma forse io non ci sarò più), o andrei a vedere Tomba sciare oggigiorno. Perchè certi talenti hanno scritto la storia di tutti noi. Take Hold the flame, appunto…

E se siete COSI’ curiosi, ecco una lista di grandi esecuzioni di Geoff Tate
Road to Madness
Neue Regel
London
The Killing Words
The Mission
Eyes of a stranger
Anybody listening?
Jet city woman
Someone else
Real World

febbraio 14, 2018
di Fabio Palma
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WILMA RUDOLPH

E nel caso abbiate bisogno di una storia vera, perchè va bene le fiction ma certe storie vere sembrano veramente fiction, volevo ricordarvi di quella Wilma Rudolph che fu una delle tante figure leggendarie della più bella edizione di Olimpiade mai avvenuta ( eh, sì, Roma 1960. Da Cassius Clay ad Abebe Bikila, ci furono storie mai più ripetute), una ragazza che aveva lottato con la poliomelite per anni, di fatto in semi paralisi, e che ce l’aveva fatta infine CORRENDO, che fece 11″ nei 100 che se mettete in campo le scarpe di allora, il tartan di allora, i calzoncini e le magliette di allora, vi accorgete che è un tempo SENZA SENSO, e appunto dalla poliomelite ne uscì a 12 anni (dopo che per anni, due volte alla settimana, dovette sciropparsi viaggi di cure di oltre 80km perchè gli ospedali vicino erano solo per bianchi…), e poi ci ha lasciato a 54 anni, per un tumore al cervello, che da qualche parte è evidente che ce l’avessero con lei. O forse no, doveva essere così per lasciarci soltanto foto di forza giovane, mi piace pensare così. Diciamo anche che rispetto a noialtri dovette anche avere a che fare con degli idioti, tipo che un giorno, in Texas, era rimasta scioccata perché l’autista dell’autobus che doveva portarle allo stadio si era rifiutato di far salire a bordo il gruppo di atlete nere, con un conducente sostitutivo che venne trovato giusto in tempo per scortarla verso il record mondiale, un 22”9 nei 200m. Credo che quel primo autista debba, nome e cognome, entrare nella storia come figura principe di coglionaggine, ma purtroppo non ero io a prenderne nota e non c’erano i socials.
Una vita così, tre medaglie d’oro olimpiche nella velocità, due malattie enormi in mezzo secolo di cui una terminale, bastano a dirmi che la bilancia della vita ha sempre un piatto che può caricarsi di un contrappeso che annulla tutto il resto. Era talmente superiore nella velocità a resto del mondo da scomodare quel termine che dà fastidio ai mediocri, SUPERIORE. Era fondamentalmente avanti di una decina di anni almeno, forse anche mezzo secolo se contiamo che con i suoi tempi sarebbe stata tranquillamente in finale Rio 2018 e mica per arrivare ultima…non so se mi spiego…

Wilma però ci ha lasciato una biografia, un film, e una figura che non morirà mai. E’ una delle storie che racconto ai miei piccoli atleti quando si lamentano di qualoosa, anche di un piccolo dolore o della fatica, ed accade sempre più raramente, anzi a dir la verità non accade più da oltre un anno salvo rarissime eccezioni, non dico di aver avuto la cura giusta in mano anche perchè, a dir la verità, sono storie altrui, non mie. Io la volontà di Wilma non l’ho mai avuta e mai l’avrei potuta avere, ma quanto sono contento che altri e altre l’abbiano avuta per farmi sentire piccolo

febbraio 4, 2018
di Fabio Palma
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MARC GIRARDELLI

“So che e’ strano chiamare team una coppia, ma e’ cosi’. Io da quando ero ragazzino non ho mai conosciuto altra realta’ di squadra. Quindi non so neppure cosa rispondere quando mi chiedono cosa si prova ad allenarsi sempre in solitudine, perche’ quella e’ stata la mia vita. Mi è sempre mancata una don a in questi anni di sport, non avevo tempo per cercarla e per averla”.
Siccome la rigidità di pensiero è sinonimo di coglionaggine, non mi tiro indietro a dire che ci sono dei genitori che hanno fatto bene ad essere genitori nel senso più negativo del termine nel seguire, stimolare, far fruttare, etc etc la carriera sportiva del proprio figlio. O figlia. E se la celebre biografia di Agassi (scritta molto bene e con le prime 50 pagine folgoranti perchè in realtà a scriverla è stato un ottimo scrittore, a ciascuno il suo talento) ha fatto conoscere al mondo uno dei peggior padri non delinquenti del pianeta epperò in sintesi anche fautore di una carriera milionaria e sfolgorante in uno degli sport più ad alta tensione che ci sia (sport serissimo e totalizzante e totale il tennis, dove il ruolo della tensione, così a spanne, mi viene da dire essere secondo soltanto a tuffi e scherma o giù di lì), io dico che l’emblema del genitore Gestapo e che però, (purtroppo) niente da dire ebbe ragione, è uno che si chiama HELMUT (con quel nome, direte voi…) e che di cognome fece e fa, attenzione, GIRARDELLI.

Uno dei più grandi atleti di tutti i tempi, mica solo sciatore, eh. Uno che in un anno vinse tutte le specialità, che dominò prima in slalom, poi in gigante, poi in superG e discesa, che vinse ovunque, dalla Streif che in pratica è un muro mal disposto dove forse io scenderei in doppia a quei pali stretti dove solo Stennmark, Tomba e HirsCher hanno o avrebbero infilato le curve come lui.
Questo Helmut era uno convinto delle proprie idee, niente da dire. così convinto che uno così’, io dico, è pericolosissimo se si dovesse trovare a capo di una nazione, perchè è inutile che vi citi nometti di tipacci convinti delle proprie idee che hanno devastato paesi e continenti. Helmut, grazie al cielo, aveva semplicemente a pensare a un talento prodigio nello sci, ed evidentemente litigò di brutto e a muso duro con l’allenatore che la federazione austriaca aveva messo sul figlioccio. Ora, io sono un allenatore,ora in arrampicata ed è il terzo sport che alleno, e vi dico che nel passato ho visto genitori che hanno veramente devastato la carriera dei propri figli comportandosi come Helmut. ma per una semplice ragione: che il fatto che un genitore sia ANCHE un eccezionale allenatore è cosa rara quanto la buona morale in un politico attuale (sob, non ho detto impossibile, comunque…). E questo invece accadde intorno al nome Girardelli. Perchè ‘sto padre prese il figlioccio e lo portò via dalla federazione austriaca (che è come dire la Nuova Zelanda nel Rugby o l’Australia nel nuoto o San Antonio nel basket insomma il MEGLIO come organizzazione), lo fece tesserare per il Lussemburgo (che è come dire che porti via Federer dalla Svizzera e lo fai tesserare per Andorra, non so se mi spiego. E intorno ad un fuoriclasse, sapete, ci dovrebbe essere tipo uno staff, una società…) e cominciò ad allenare il figlio sulle piste di tutto il mondo, tutti gli altri con equipe e allenatori e ‘sti due padre e figlio soli e sfigati MA VE LA IMMAGINATE LA SCENA tutto il mondo dello sci era allibito, ma an vedi ‘sti due pazzi, ma guarda come va a rovinare quel talento E INVECE NO!!! e Marc Girardelli vinse, si ruppe, vinse, si ruppe, vinse, si ruppe, perchè solo la nostra Deborah Compagnoni si ruppe in fondo più di lui (e forse la Vonn, in fondo) e per esempio dopo la prima operazione subita ai legamenti del ginocchio sinistro nel 1983 un professore gli disse: ragazzo, hai una disabilità del 15% sull’arto operato, camminerai un pò così. e lo sci? Sci? Pensa a camminare…e poi una cosa dell’altro mondo, a tavola per scacciare una mosca si lussò una spalla e perse una stagione, insomma un vero e proprio SFIGATO DEGLI INFORTUNI (n aeroporto non passa inosservato. Il “metal detector” lo ferma sempre. Non si tratta di un terrorista, ma di un paziente. Un uomo tenuto insieme da borchie e placche di metallo. La sua cartella clinica e’ lunga come una genealogia biblica. Per limitarci alle operazioni, affrontate di solito in primavera – “tenevo duro durante la stagione, e poi mi facevo riaggiustare” ) eppure uno dei più vincenti della storia dello sport e non solo, con il ruvidissimo e scostante Helmut, simpatico come la sabbia nelle mutande, sempre dietro o davanti, odiati in fondo da tutti ma dagli austriaci poi immaginate un pò, e giusto per finire con una precisazione e ricordando che lo sport agonistico è usurante quanto un lavoro DURO, oggi Mark zoppica, ha dolori a dormire e tutto il resto, dice che ha consigliato a tutti i suoi tre figli di fare sport ma NON agonistico per forza, e però è anche ambasciatore di una microchirurgia utile agli invalidi, e insomma io dico che dovevo scrivere prima o poi di uno sciatore, e c’era Stenmark che sta allo sci come Phelps al nuoto, e Tomba che sta allo sci come Iverson al basket (con vittorie, però) e Zurbriggen come Uchimura alla ginnastica e Hirscher come Michael Johnson all’atletica epperò alla fine sono partito da questa famiglia da non copiare, da questa storia che Mio Dio non siate mai Helmut nella vita e però, anche, sappiate che non c’è mai solo un’unica verità soprattutto quandi si tratta della vostra…
Ah, se siete curiosi…
1980 piede sinistro per frattura da stress; 1983 legamento crociato del ginocchio destro, tibia e femore della gamba destra (ridotte con placche e viti) dopo una devastante caduta in discesa a Lake Louise; 1983 prima operazione alla spalla per una lussazione riportata a Furano ’81 in slalom; 1984 operazione per togliere le viti; 1987 seconda operazione alla spalla; 1988 frattura di piu’ costole per una caduta in discesa a Leukerbad; 1989 sutura del quadricipite della gamba destra per una caduta grave, al Sestriere, in superG (e lesioni a milza e fegato); 1991 pulizia tendine rotuleo del ginocchio sinistro; 1993 operazione al crociato anteriore del ginocchio sinistro; 1994 pulizia della rotula del ginocchio sinistro; 1996 operazione col laser agli occhi, a Venezia; 1996, in dicembre pulizia delle rotule delle ginocchia. Potrebbe essere la scheda di un invalido

dicembre 22, 2017
di Fabio Palma
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ARTHUR ASHE

LONDON – JULY 5, 1975: Arthur Ashe of the USA holds up the championship trophy for men’s singles of the Wimbledon Lawn Tennis Championships after defeating Jimmy Connors 6-1, 6-1, 5-7, 6-4 July 5, 1975 at the All England Lawn Tennis and Croquet Club in London, England. (Photo by Focus On Sport/Getty Images)


Se nasci nel 1943 in Virginia e sei di colore, ti va bene se riuscirai a fare il lavoro di tuo papà, profetizzano tutti, che era essere custode di un circolo, ovviamente esclusivo e per bianchi, di tennis. Arthur Ashe, però, è un ragazzino sveglio e di grande destrezza, e vuole provarci nello sport. Da dove partiamo? dalla madre di tutti gli sport americani, il football americano. Già allora, però, dovevi essere piuttosto grosso, e quindi il nostro ragazzino viene scartato senza pietà, pur saltando gli avversari come birilli. A tempo perso, va dal papà al circolo, e siccome il padre è benvoluto, i ricchi soci del club gli fanno scambiare qualche colpo. Beh, pochi scambi, e tutti si accorgono che il ragazzino. nero o non nero, è di un altro livello, non solo come colore. A qualcuno non va giù, ma è un fatto.
Siccome nella vita devi anche assolutamente avere un pò di fondo, Ashe ce l’ha facendosi notare da un allenatore che aveva portato a vincere a Wimbledon addirittura un tennista di colore. Devi andare via da qui, gli dice. E se lo porta con sè. E ti dico di più, ragazzo, se vuoi diventare qualcuno in questo sport per bianchi e per ricchi, devi essere colto, misurato, e fargli vedere chi sei anche fuori dal campo.
Il ragazzo prende alla lettera il suggerimento e non solo si laurea in scienza delle finanze a UCLA, ma addirittura va all’accademia di West Point diventando tenente. Intanto, continuando a migliorare nel tennis…quando torna con praticamente due lauree nel mondo del tennis che conta, è in assoluto quello che parla e discute meglio, e diciamo pure che anche negli scambi puramente sportivi non è l’ultimo arrivato.
Il resto è storia sportiva: parallelamente a battaglie politiche sempre misurate e colte contro la segregazione razziale e l’intolleranza (riuscirà, caso divenuto mondiale, a farsi invitare dal Sudafrica, dove vigeva l’Apartheid, in un torneo internazionale), Ashe scala i vertici delle classifiche mondiali, vincendo con quasi tutti ed entrando nei primi dieci, a volte nei primi 5.
Sta per ritirarsi senza l’ebbrezza del più grande dei titoli quando una vocina gli dice comunque di provarci ancora nel 1975, quando ha 33 anni e alcuni giovani leoni, come Connors e Borg, stanno o dominando (Connors) o emergendo prepotentemente. Sembra proprio che ci sia una svolta tecnica del tennis, tanto da diventare uno sport professionistico, con Ashe in prima fila ( eh sì, persino i bianchi ormai si affidano a lui quando si tratta di decidere e discutere…perchè ragazzi, leader un pò di nasce e un pò si diventa, anche con l’esempio, non ci si improvvisa, anche perchè chi si improvvisa senza una storia diventa un disastro per tutti quelli che, incautamente, si fidano…un leader vero deve pensare a quelli che ti seguono, non a se stesso. Deve avere una statura culturale, morale e anche sportiva maiuscola, e zero egoismo…fine parentesi), buono, si dice, per essere appunto leader politico, visto l’età. E nel 1975 non c’erano gli allenamenti di oggi, che permettono (si veda Lebron James e molti altri super campioni) di essere a 33 anni ancora più forte che a 25.
E invece Ashe fa un’annata sensazionale, addirittura vincendo proprio a Wimbledon battendo sia Borg che Connors in due memorabili partite.
E’ il trionfo e tutto sembra condurre Ashe verso presidenze importanti, anche fuori dal tennis, perchè come lui ce n’è veramente pochi, in generale diciamo, non solo nello sport. Qualcuno scherzando gli dice, saresti migliore dell’attuale Presidente degli Stati Uniti, Arthur. Piace ai neri, ovvio, ma piace anche, e forse soprattutto per la sua pacatezza, ai bianchi illuminati.
Solo che la vita va per cacchi suoi, non ascolta sempre le voci del popolo, e della vita stessa. Ritiratosi dal tennis, diventa scrittore per Times e Washington Post, capitano della Nazionale USA che con il super irrequieto John Mc Enroe vincerà la Davis (e Mc Enroe confesserà che Ashe era l’unico al mondo che non gli tirava fuori parolacce…), opinionista chiamato in TV su temi delicatissimi.
Il suo cuore avrebbe forse bisogno di una vita meno tambureggiante, prima gli piantano ben sei peacemaker poi è costretto a un secondo intervento nel 1983, ma Ashe ha una pulsione nel cuore e nel 1988 pubblica un’opera in tre volumi dal titolo emblematico “A Hard Road to Glory: a History of the African-American Athlete” (“La difficile strada verso la gloria: la storia degli atleti afroamericani“), in cui affronta il tema a lui più caro, come largamente sottolineato… “Gli atleti neri e molte famiglie preferiscono che i figli emergano nel basket o nel football, mentre è importante che ricevano un’educazione adeguata, dobbiamo cambiare questa mentalità…“.
Il libro è uno scossone mica da ridere ma proprio negli stessi giorni gli dicono che è malato di AIDS a seguito di una trasfusione di sangue infetto nel corso del secondo intervento chirurgico subito al cuore. Continua a lottare sino all’ultimo, si impegna in prima persona nella lotta contro “la peste del XX secolo“, dice che il giorno più importante della sua vita non è stato il successo a Wimbledon, bensì quello della liberazione di Nelson Mandela il quale, da carcerato, aveva dichiarato che la prima persona che avrebbe voluto incontrare era Arthur Ashe).
Ashe muore a 50 anni, di Aids, non prima di averci lsaciato queste frasi, quasi da moribondo, “l’Aids non è stato il peso più assillante della mia esistenza, l’esser nato negro sì …“, “campione è colui che lascia il suo sport migliore di quando ci è entrato“, per concludere con il suo ultimo messaggio, a pochi giorni dalla morte… “vi prego d non considerarmi una vittima, io sono stato un messaggero…“.
Soprattutto, pochi giorni di morire, scrisse questo, e scusate se non lo traduco, è troppo bello così
” Why did God have to select you for such a bad disease?”

To this Arthur Ashe replied :
⁃ 50 Million children started playing Tennis,
⁃ 5 Million learnt to play Tennis,
⁃ 500 000 learnt Professional Tennis,
⁃ 50 Thousand came to Circuit,
⁃ 5 Thousand reached Grand Slam,
⁃ 50 reached Wimbledon,
⁃ 4 reached the Semifinals,
⁃ 2 reached the Finals and

When I was holding the cup in my hand, I never asked God:
“Why Me?”

So now that I’m in pain how can I ask God:
“Why Me?”

Happiness … keeps you Sweet!
Trials … keep you Strong!
Sorrows … keeps you Human!
Failure … keeps you Humble!
Success … keeps you Glowing!
But only, Faith … keeps you Going!

Sometimes you are not satisfied with your life, while many people in this world are dreaming of living your life.

A child on a farm sees a plane fly overhead dreams of flying, while a pilot on the plane sees the farmhouse and dreams of returning home.

That’s Life!

Enjoy yours … If wealth is the secret to happiness, then the rich should be dancing on the streets.
But only poor kids do that!

If power ensures security, then VIP’s should walk unguarded.
But those who live simply, sleep soundly.

If beauty and fame bring ideal relationships, then celebrities should have the best marriages!
Live simply, be happy! Walk humbly and love genuinely!

Sono le storie che racconto, ogni tanto, ai miei atleti, anche se con l’arrampicata non c’entrano una mazza. Non so se servano a vincere gare, a vivere credo di sì
“se sono diventato una persona migliore, lo devo ad Arthur Ashe” John Mc Enroe

dicembre 10, 2017
di Fabio Palma
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ISOLA DI SKYE

Dunque
una tenda comoda, spaziosa, da piazzare in un’area tranquilla, superbamente verde, docile e attraente, con viste da panico e possibilità infinite di riprese e video. Perchè scopo primario del viaggio di 9 giorni, appunto, era quello di filmare e fotografare, per un video che fosse all’altezza dell’inizio del film Prometheus, girato appunto dove si voleva andare: l’isola di Skye.
La richiesta è partita da lui, Yuri, mio figlio, e dico la verità, non mi ero mai interessato alle zone nordiche e quindi ne sapevo pochino. Per carità, che fossero interessanti e belle lo sapevo, ma distrattamente, ho radici mediterranee molto solide e i miei viaggi sono sempre stati a latitudine calda, in tutto il mondo. Certo, sono uno scalatore, ho aperto vie in montagna, ma quella è un’altra cosa. Per me, viaggiare ha sempre significato giungla, deserto, quelle cose lì.
Solo che Yuri ha sempre saputo il fatto suo sulla scelta dei posti fotografici, e poi mi piace supportarlo, per cui sono andato da Bertoni con nozioni vaghe su quest’isola, e specifiche di tenda puramente geometriche. Insomma, basta che sia grande, comoda, una casetta accogliente e magari pure tiepida alla fine di una lunga giornata di camminamenti placidi con panorami da urlo. In Scozia, poi, si può campeggiare ovunque, sarà una figata, mi dico.
Certo mia moglie mi aveva detto, guarda che c’è vento adesso, da fine Agosto è variabile e c’è vento, ma un’occhiata pressapochistica mi aveva riportato un valore sui 40 km/h, che sì, a scalare dà fastidio, un vaso te lo fa anche cadere, ma insomma cosa vuoi che faccia ad una tenda…
Così arriviamo all’isola di Skye, superiamo il ponte, e immediatamente ci dirigiamo a sinistra, con guida a sinistra anche, ovvio, contenti di incrociare pochi o nessuno. Neppure cinque km e vediamo subito una laguna da urlo, scendiamo enstusiasti, vai di zaino fotografico, vai di zaino porta Ronin M (stabilizzatore elettronico piuttosto costoso…), 4 metri di cammino su erba e felci ed eriche lussureggianti e…zac, fango fin sopra la caviglia.

Ma porc…scarpe che non si vedono dai grumi e primo Ko subito, che pure il cielo era appena nuvoloso e tutto sembrava innocuo e da pic-nic al parco di Monza.
Va beh…si ride e si filma, si torna in macchina, si fanno 15 km, forse meno. Finisce la stradina, davanti un sentiero e a circa duecento metri si vede un piccolo spazio, intorno il mare e colline e prati superfangosi, tanto belli quanto intoccabili, ma soprattutto…un vento che mi pare assolutamente superiore ai 40 all’ora…peraltro, stranamente siamo solo noi…
Non abbiamo filmato il montaggio tenda, e un motivo c’è: abbiamo un nome, non volevamo fare una figura fantozziana…ma qui lo scrivo, con terreno che ha rifiutato i picchetti, e sassoni dai 3 ai 10 kg intorno e dentro la tenda, il metterla su è stato tragicomico.
Dormirci, un film comico…la tenda sembrava Luna Rossa le rarissime volte che ha battuto Oracle e New Zealand, solo che di skipper non ce n’erano. Avete presente le foto di questo articolo? Ecco, è quando la tenda stava su…un secondo dopo era giù schiacciata altezza uomo-che-dorme-preoccupato. Yuri dormiva beato come in un lettino a dondolo, io ero convinto finissimo in mare, pur lontano duecento metri. La mattina, tutti spostati di mezzo metro, noi tre, la tenda, e almeno 80 kg di sassi. Da quella mattina so che una barca a vela può portare via un peso a piacere, esattamente come una leva: datemi una leva abbastanza lunga etc etc. Beh, datemi una vela abbastanza grossa, e vi porto in giro quello che volete. Nella fattispecie, la tenda Bertoni scelta, ottima secondo me per una vacanza mediterranea, deve aver pensato, ma questo è scemo…
Ah, poi c’è la questione variabilità…

Da noi cosa vuol dire variabile? Boh, passano delle nuvole, forse piove, poi esce il sole. Magari prima di sera piove ancora…
Ecco, a Skye, da fine Agosto, sappiate che variabile significa che il cielo rigurgita rovesci anche apocalittici almeno dieci volte al giorno, seguiti da sole che asciuga tutto in dieci minuti, e poi di nuovo tempesta, etc etc. Cielo paurosamente bello per film e foto, infatti Yuri non stava nella pelle, ma per l’attrezzatura fotografica un mezzo incubo, e in fondo pure per la povera tenda, che se avesse potuto parlare credo sarebbe stata messa all’angolo per linguaggio scurrile, ma poi perdonata per ovvie circostanze attenuanti.
Mi tocca dire che dopo sei giorni siamo dovuti andare in B&B, la tenda mostrava segni di usura diciamo ancora non preoccupanti sul breve ma a fine serata chissà, l’avremmo poi trovata? Magari la prossima volta sarò un pelo più attento alle specifiche del luogo…però, fotograficamente e cinematograficamente, che ne dite? Yuri voleva produrre qualcosa da Nationa Geographic livello Top, ed è contento. Io mi sono sporcato, e qualche giorno all’anno, devo dire, la parte selvaggia di me mi piace venga fuori. Bertoni ora sa come progettare una tenda da campo base sferzato da vento da 80 all’ora con dieci tempeste all’anno, e in fondo siamo tutti contenti perchè outdoor, non dimentichiamocelo, significa fuoriporta. Ci sta, che si venga sbattuti a terra…anche non metaforicamente.
ll video eccolo qui, mi raccomando, condividetelo a più non posso!! E lasciate i vostri commenti, anche (con gmail, è immediato)

Invece per le foto, visitate il suo account Instagram
https://www.instagram.com/palmayuri/
Prossima meta? Dunque, abbiamo in mente SudAfrica, Azzorre, ma anche Baffin, Patagonia. Bolivia, Colombia…