Fabio Palma

Infinite jest

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agosto 24, 2015
di Fabio Palma
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VIVIAN MAIER

Bella storia, questa, ci hanno fatto anche una trasmissione televisiva ( come come? Una trasmissione televisiva interessante in Italia? ma sì, qualche canale ok c’è, beh, non certo fra quelli ai primi posti ).
Dunque, ‘sta tizia faceva la governante, ed era perennemente in giro con la macchina fotografica. Scattava continuamente, tutti i giorni, qualunque cosa. Incidente d’auto? Lei, come un’avvoltoio, fotografava. Tizio che fumava? uguale. Elemosina, bar, tabacchi, cinema, coda, galleria, e così via? vai di scatto.
Qualunque, ma proprio qualunque, cosa.
Autodidatta, assolutamente fuori da ogni giro giusto, ufficiale, etc etc. Guardate che le lobby, per le quali comunque l’Italia è messa molto bene in termini di classifica, ci sono anche all’estero. Diciamo che da noi le lobby sono inespugnabili, all’estero o non ci sono oppure devi avere tenacia. Ma comunque, andiamo avanti.
La tizia fa la governante perchè così ha più tempo per andare in giro a fotografare. E cosa se ne fa delle foto?
Niente.
Cioè, dico proprio niente.
Le accumula.
Quando muore, lascia un biglietto, piuttosto ironico, nel senso che dice, beh, auguri, se avete voglia di dare un’occhiata.
120.000, anche di più.
Naturalmente chi aveva in mano tutta ‘sta roba non sapeva che farsene, c’erano pure tonnellate di rullini da sviluppare, per cui si è detto, beh, almeno ci faccio soldi. Così ha portato tutto in un’asta, beccandosi 380 dollari. E siccome ogni tanto il mondo è giusto verso gli stolti e corretto verso i curiosi, il giornalista che fece il forte investimento, dopo mesi di analisi, cominciò a divulgare la cosa. Ora c’è un sito, mostre in tutti i musei del mondo, etc etc. Perchè hanno notato questo: LA SIGNORA HA DI FATTO IMMORTALATO MEGLIO DI OGNI ALTRO UN PEZZO DI STORIA DEGLI STATI UNITI
La tizia, ovvio, aveva una missione nel cuore, e un bel filo conduttore di qualcosa ignoto ai più fra cuore e cervello. Non sapeva neppure lei cosa diavolo fosse ‘sta missione e niente di ‘sto filo, ma eseguiva come guidata da quella cosa inesplicabile ai più che si chiama passione. La quale, questo lo so, ti fa fare puttanate a nastro, spesso mandandoti a rotoli la vita, con zero o quasi ricavo sociale ed economico. A volte il mondo ripaga, ma il più delle volte in ritardo. Già citati Van Gogh, Abel e Galois, sfigatissimi all time. La signora, per lo meno, ha vissuto ed è morta serenamente.
Incidentalmente sappiate che da un annetto ho conosciuto dei fotografi che vale assolutamente la pena di seguire. Mi adopererò affinchè Filippo Molteni venga conosciuto, se avete l’occasione di vedere le sue foto anche qui su Fb, beh, fatelo. Poi sapete che ho coinvolto Riccardo Mojana e Francesco Torquati Gritti in alcune cose, e spesso rimango stupito dall’entusiasmo (ai limiti dell’incoscienza, meno male che si è comprato una frontale seria…) di Luca Polvara. Sono persone che hanno dentro quella cosa che aveva la Signora. E’ possibile, e lo spero, che il mondo, anche una piccolissima parte del mondo, li riconosca. Già, fra l’altro, si sono scontrati con le lobby di cui accennavo…

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agosto 22, 2015
di Fabio Palma
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LA PENNE DEI PENNUTI

Una delle cose più saporite della terra è indubbiamente la pelle arrostita dei pennuti, che peraltro io sono vigliacchissimo perchè ne ho ben cinque, due galline e tre anatre, e nonostante un paio di loro siano assolutamente da far fuori, uno per improduttività e l’altro perchè da brutto e sfigato si è trasformato in brutto e assalitore delle altre due dolcissime co-specie, improduttive anche loro al che mentre scrivo mi sovviene che dei miei cinque pennuti uno solo mi dà uova e gli altri quattro vivono alla grandissima alle mie spalle con mangime, libertà di scorazzare e insmma vita da nababbi, dicevo tale pelle è assolutamente una leccornia ma per pseudo regime alimentare da un qualche anno mi sono ripromesso di non mangiarla, avvisi terrorizzanti vari mi hanno convinto che essa abbia una percentuale di grassi superiore al massimo misurabile, insomma per uno sportivo o aspirante tale è una tragedia. Per farla breve, e in qualche modo commuovendomi a ricordi giovanili in cui ne divoravo a ettogrammi, e ancora di più quando da pre-elementari al supermercato di nascosto da mia mamma aprivo le confezioni di polli arrosti divorandone parte dei contenuti, bei tempi quando le telecamere di Un oscuro scrutare non erano ancora prassi-poi un bruttissimo giorno mia madre fu gentilmente informata da direttore supermercato che il più che pargolo che lasciava scorazzare in tal GS di viale fulvio testi aveva lasciato segni di morsi in diverse corsie, e va beh-
dicevo ora la dò ai miei due cani
i quali, sia chiaro, fanno vita da nababbi quanto i pennuti, uno da canile e oramai da 8 anni con noi, l’altro raccolto in un prato e vero disastro da ogni punto di vista che dovrebbe minimo andare in ginocchio da papa Francesco e ringraziare in venti lingue di essere stato trovato da noi perchè credetemi sarebbe da abbandonare davvero, altre che storie
comunque dicevo mi diverto, anzi no lo faccio con lacrimoni, a sparpagliare nel prato i pezzetti di pelle di pennuto arrostito
e succede una cosa come questa, essi, i canidi, partono con muso rasoterra e cercano cercano cercano, e praticamente arrivano alla pelle SOLO con olfatto, non vedono più assolutamente nulla, tipo hanno la prelibatezza a dieci cm ma NON LA VEDONO, diventano totalmente olfatto dipendenti e perdono gli altri sensi
e questa è una cosa che in qualche modo l’ho presa come scusa quando sono concentrato e la moglie e il figlio mi parlano e IO NON MEMORIZZO ANZI NON ASCOLTO PRATICAMENTE NULLA e in generale mi ha fatto venire in mente vari momenti passati che mi erano risultati totalmente incomprensibili, e che ora grazie ai cani capisco
quelli del Cern di Ginevra che erano isolati dal resto del mondo per circa 12 ore al giorno
il campione di tuffi che in meno di un secondo deve fare due milioni di gesti tutti giusti
il musicista di ogni genere musicale ma comunque strafigo che anche davanti a masse incommensurabili di persone esegue cose difficilissime anche se la luce è sbagliata, gli altri steccano, etc etc
e in fondo tutti noi, anche noi non stra-fighi, che quando abbiamo la nostra pelle arrostita da cercare, che potrebbe essere qualunque cosa che ci fa letteramente friggere di voglia,
riusciamo ad estraniarci da casini, disturbi, etc etc
e viviamo i nostri desideri fottendosene dei mediocri invidiosi
dei rumori quotidiani inutili
e soprattutto di quelli che non capiscono, perchè non sono capaci di friggere

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agosto 17, 2015
di Fabio Palma
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CLOUDS 8K : perchè, e percome

Qualcuno ha chiesto: ma perchè Yuri lavora così tanto su cose, come questo 8k, che sono talmente avanti che non possono portargli neppure guadagno? Perchè non si rilassa come fanno quelli normali?
Mah, magari ha preso un pò da me, inconsapevolmente. Dovendo scrivere un mio motto, esso potrebbe essere il seguente:
Il minimo indispensabile per guadagnarsi da vivere, e il massimo indispensabile per sondare le cose che mi interessano o piacciono. Tipo una tonnellata di ore dietro a due libri di Pynchon per fare una sorta di analisi del testo, dello stile e dei contenuti, pubblicata poi parzialmente e letta penso al massimo da cento persone, o scrivere in altre tonnellate di ore un romanzo che non ho neppure mandato in giro per farlo pubblicare.
Premesso questo, è normale che Yuri stia “perdendo tempo” dietro a delle cose molto, molto difficili, e forse un pò fini a se stesse.
Forse, però.
Vediamo perchè.
L’8k, detto in soldoni, prevede una risoluzione di circa 16 volte il full HD. Una risoluzione tale da renderlo, fuori dal Giappone ( dove vogliono trasmettere in quello standard le Olimpiadi del 2020!! ), assolutamente utopistico nella trasmissione da parte delle TV (in Italia, poi, siamo ancora ad una manciata di canali in HD, neppure in Full HD…), e piuttosto futuristico anche nella trasmissione in streaming, dico in paesi evoluti, poichè l’Italia, da questo punto di vista, è alla preistoria e temo che non riuscirà mai a recuperare il tempo perduto.
Però, come tutte le cose in cui si spinge sull’acceleratore, il suo studio, le sue applicazioni, trascinano al ribasso i costi di tutto ciò che gli ruota intorno e che può servire ai comuni mortali.
La tecnologia, mi pare, è l’unica mondo di valore a disposizione di tutti, o quasi; se pensiamo che una casa molto bella, un’auto di valore, un quadro di valore, sono per pochi o pochissimi, la tecnologia è sempre più alla portata di tutti, soprattutta quella che ruota intorno all’elettronica.
Attualmente, cosa significa 8k?
Provo ad essere semplice, ok?
Mentre la definizione della 4K (i monitor 4k stanno già sostituendo nei notebook e desktop quelli a full HD, tre anni e la sostituzione sarà totale. Lo stesso per le TV) è paragonabile a quella dell’occhio umano (da cui il nome di “Retina” imposto da Apple), la definizione dell’8K, quattro volte maggiore dell’HD, è superiore a quella dell’occhio umano, cioè non possiamo distinguere i pixel delle immagini 8K.
NON POSSIAMO DISTINGUERE I PIXEL!! sapete, quei quadratini che perfino in un film in blu-ray, avvicinandosi, si notano, rendendo i dettagli fastidiosi.
I pixel, l’incubo dei fotografi. La rovina della realtà, del dettaglio, del bello.
Nel 2014, ad una fiera a Las Vegas, fu presentato una TV 8k enorme, 98″, e il commento più famoso fu:
è come guardare da un portale verso un altro mondo.
Questa frase a me è piaciuta un sacco.
Piccola divagazione di basso livello filosofico
Io penso che abbiamo bisogno, di un altro mondo; e che la tecnologia sia l’unica possibile salvezza allo scavo delle differenze sociali. Essendo a basso costo, si sta diffondendo, a macchia d’olio, anche nei paesi più poveri. Certo, più del cibo, più delle condizioni accettabili di vita, ma porta in giro ciò che è il mondo, grazie ad Internet. La tecnologia è il portale di Internet, e Internet scuote le masse, e rende incresciose le differenze.

Fine della divagazione
Tornando a questo benedetto 8k, esso apre la porta alla conoscenza dell’arte.
Già…provate a vedere in 4k i documentari su Youtube, ce ne sono già parecchi: beh, accendono il cuore. Immaginate nei musei, nei teatri, anche nelle strade, grandi schermi e proiezioni in 8k delle cose BELLE; non potranno che aiutare nell’accensione delle emozioni. Non sarà il volto di una modella a stupire di più, ma la vera bellezza del mondo, quella che spesso depauperiamo.
Ecco perchè questi studi mi piacciono, e ci sto dedicando ore e ore; e perchè iniziai coi Ragni ad insistere e lavorare per produrre video e film di qualità superiore rispetto al passato: sono convinto che la qualità dell’immagine, ASSOCIATA AL GUSTO NELLA RAPPRESENTAZIONE, aiutino la diffusione del bello, ed ostacolino il prevalere del brutto. E’ sempre stato così, sapete? Un artista ESIGE che il suo lavoro venga mostrato nella sua massima magnificenza, un musicista inorridisce di fronte al MP3, un regista chiede la massima qualità di girato e proiezione ( se è un regista VERO!!!!), e così via.
La ricerca del bello, lo studio sul e dentro il bello, è parente della ricerca del mistero. Avevo 25 anni quando lavorai al CERN di Ginevra, erano praticamente tutti più intelligenti di me, e studiavano i loro misteri mai meno di 12 ore al giorno. C’era da chiedersi perchè lo facessero, ma io dico perchè, semplicemente, avevano un rumore nel cuore. Quel rumore che ti rende ansioso di andare a fondo in certe cose. Cose difficili, certo.
Cose per cui NON vale la pena di sbattersi, secondo alcuni, e che secondo me sono il motore del bello che ci circonda.
Il fatto che poi Yuri stia ottenendo questi video con mezzi molto limitati, inventandosi delle tecniche, beh, questo ovviamente mi rende orgoglioso (e stupito); ma questa è un’altra storia, personale, è normale che si sia contenti dei risultati di un figlio o di una figlia, in qualunque campo.
E se siete arrivati fino a qui, penso che abbiate ancora 49″

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luglio 29, 2015
di Fabio Palma
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VILLENEUVE

Mio padre dirigeva un laboratorio meccanico di un’azienda meccanica che sapeva il fatto suo, leader nel mondo insomma. Parecchi ingegneri, ricerca applicata di punta, cose che in Italia oggi sono rare quanto il peperoncino serio (ma la vogliamo finire di vendere barattoli di peperoncino che bruciano quanto una piuma in caduta? E’ uno scandalo). A un certo punto uno molto bravo se ne va, in Ferrari per la precisione. Era il 1979. Passa un anno, il tipo passa nell’hinterland milanese e mio padre lo invita a cena a casa, si presenta con spalle larghissime, faccia quadrata e fronte da cartello stradale, chiaro che dentro quella testa le cose giravano veloci. Solito tentativo indiretto di mio padre di affascinarmi con una ipotetica carriera da ingegnere, solita mia totale indifferenza sia per l’età sia per predisposizione (io a 15 anni pensavo al futuro prossimo quanto sarebbe poi stato capace di pensare in generale il figlio di Bossi), e via alla spaghettata, dove arriva in rampa di lancio sostenuta la domanda costruita da ore.
Allora, questo Gilles?
Ok, riassumo. ‘Sto Gilles era un pilota canadese preso da Enzo Ferrari praticamente contro il parere mediatico di tutti, che nel primo anno di corse aveva fatto una serie di incidenti, anche uno mortale contro degli spettatori, da panico. Mai visto uno così, dicevano gli espertoni. Lauda aveva detto che “è l’unico pilota al mondo che durante i testacoda sappia esattamente dove si trovi col muso (congiuntivo azzeccato, Lauda l’aveva sicuramente sbagliato), infatti nelle prove spesso, disse l’ingegnere, finiva entrando nei box con testacoda, suscitando ira di tutti e risate dei suoi meccanici. Gilles aveva fatto da secondo nel mondiale ’79 vinto da Scheckter, non attaccandolo perchè da contratto era seconda guida, e Schecker ne fu così stupito da diventarne primo amico, anche dopo.
Poi la Ferrari inanellò un periodo di macchine tremende, non stavano in pista neppure da sole. Gilles faceva delle partenze senza senso, recuperando sempre sulle cinque posizioni, poi lottava come non s’era mai visto in tutta la storia, con cose così epiche che manco nei film di Rocky Balboa si esagerò così. Alettone storto davanti al muso, una prova svolta sotto un nubifragio con lui che segna 11″ meno del secondo (UNDICI SECONDI) e gli altri piloti che pensano ad un errore (lui era andato come se niente fosse, e si vedeva zero), e mille altre cose.
Contestualizzo: era un biennio interessante, quello lì, io sono CONTRO quelli che dicono “ai miei tempi” , “oggi non è più come…”, etc etc. Dico solo che il biennio 1980-82 fu un biennio potente, per il sottoscritto. Ozzy Osbourne se ne uscì con Blizzard of Ozz rispondendo a Heaven and Hell dei Black Sabbath, caso unicissimo di scissione strapositiva per tutto il pianeta, dei cantinari inglesi pubblicarono un album chiamato Iron Maiden, mio padre chiama da vicino Roma dicendo che hanno fermato il treno, e qualche ora dopo si capì che l’Irpinia non c’era più, e poi io vidi il paese di Lioni trasformato in sabbia, nasce MTV, a Ustica un paio di caccia americani la fanno grossa, arriva il primo CD, cose così. Beh, nella mia personalissima classifica del biennio, Gilles era in pole, ovvio, con Randy a fianco.
L’ingegnere ce ne racconta un pò; per scommessa aveva per esempio impennato la 131, che i suoi meccanici gli avevano detto, non ce la farai mai. Poi ci disse come appena arrivato non si capacitarono dei musi delle ferrari che gli davano per tutti i giorni, sempre graffiate sul davanti, finchè non glielo chiesero, e disse che si allenava nei riflessi, da 250 a 80 in frenata con muso sotto un camion a piacere, in autostrada, in modo da avere anche controllo totale della velocità (se rileggete capite bene…), e poi la tecnica del testacoda per ritrovarsi in direzione opposta in strada, tecnica assunta dai contrabbandieri canadesi e da lui affinata, e poi la multa per i 250 in autostrada e record imbattuto e imbattibile montecarlo-maranello (hanno tentato più recentemente due piloti professionisti, di notte, a tavola pigiata: niente da fare…), cose così.
Naturalmente ha vinto poco, naturalmente è morto giovane, l’anno della macchina buona. Era un sabato, e io la domenica mattina avevo una campestre (avete letto bene), piovigginava. Parto che avevo il magone, mi ritiro subito. Chissà se Sergio Provolo se lo ricorda, eravamo insieme. Non era mai banale nelle risposte e nelle frasi, fra cui questa “Se è vero che la vita di un essere umano è come un film, io ho avuto il privilegio di essere la comparsa, lo sceneggiatore, l’attore protagonista e il regista del mio modo di vivere” Devo dire che questa frase l’avrei voluta dire io, anche oggi, ma sono sono contento che me l’abbia anticipata uno come lui.
Quando l’ingegnere se ne andò, ero molto tentato di decidere a 15 anni il mio futuro, laurea in ingegneria meccanica e domanda alla ferrari, ma Villeneuve ci sarebbe stato ancora? Niente, poco dopo non ci fu bisogno della risposta interpersonale. Ci sono volti che non avrebbero avuto senso da invecchiati, anche Dean Potter aveva un volto così. Troppo avanti, come volti, troppo espressivi. Ho una mia lista di eroi, lista di sfigati, Abel, Galois, Dean Potter, Randy Rhoads, Salvador Sanchez…certo, c’è anche Gilles.
Quando poco tempo fa ero con Yuri a Consonno per questo video, mi venne in mente lui, e gli raccontai la sua storia. Ogni tanto gli racconto storie passate, ma mica per esaltare tempi andati, eh? No, solo perchè sono storie che ho in testa e vedo che me le ascolta. E’ una figata che il mio cervello faccia certe associazioni, non sai mai che circuito facciano i pensieri. Cosa c’entra quindi il video di consonno con Gilles? Ho fatto passare settimane, e non ho trovato una risposta. Forse non c’è, non ha senso. Fra l’altro, “non ha senso” a Gilles glielo dicevano in tanti.

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luglio 24, 2015
di Fabio Palma
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BEYOND THE LIMITS

Non c’è uno sport facile, non ce n’è. Oddio, qualcuno è MOLTO più difficile di altri, eh. La pallavolo, per esempio, è un vero casino, fra l’altro taglia alla base molte velleità di protagonismo perchè hai un solo tocco. Ma così ad occhio immagino che il salto con l’asta sia qualcosa al di là della perseveranza, come diavolo si fa, anzitutto, a piegarla, quella roba? Non parliamo di correrci insieme, e poi decidere ad un certo punto di partire verso l’alto…mah…mi son sempre chiesto come si fa ad apprenderla, una cosa simile.
La corsa è anche molto difficile, ma sui dettagli, proprio come il nuoto. Se ti metti a correre, ce la fai. Poi farlo bene, altra storia. Poi ci sono quelle dure, e quelle meno dure. E di una cosa sono sicuro al cento per cento, la corsa in montagna è dura. E di un’altra cosa sono certissimo, quelli che la amano hanno per essa una passione viscerale.
Così quando lo scorso Settembre eravamo alla Zacup Skyrace del Grignone a filmare qualcosa, Yuri fu subito colpito dai volti. Per uno che fa nuoto, la fatica non è ignota. Ma la questione dei volti a nuoto sfugge, per ovvie ragioni, guardi e ragioni su mille cose tranne che sul volto, tuo e degli altri. Invece tutte le corse hanno le smorfie come indice di te stesso e dei tuoi avversari, al solito mi viene da mettere la boxe al primo posto di questa speciale classifica dell’importanza del volto, ma la corsa, insomma, è ben messa. Nella corsa in montagna, poi, il sospetto che l’avversario sia più che altro la pendenza e te stesso, e soltanto diversi pensieri dopo venga quello che ti sta davanti o dietro, beh, questa è un’altra constatazione che ci venne.
Qua e là leggemmo e ci dissero come questa fosse una delle corse più belle e dure dell’arco alpino, sulla bellezza ho pochi dubbi, beneficia di un percorso che…beh, vengono da tutto il mondo per vedere un panorama così, vuoi mettere correrci dentro? Comunque questo è il trailer, o promo, che Yuri ha realizzato col poco che riprese l’anno scorso, e con quanto del percorso è stato ripreso nelle scorse settimane. Si voleva esaltare bellezza e fatica, insomma.

La musica…particolare, con due stacchi che Yuri ha anche parzialmente modificato. Non è una musica per tutti, mi ha detto, perchè i due cambi melodici possono spiazzare coloro a cui piacciono le cose molto semplici e lineari. Ma lui (Alberto Zaccagni, tuttofare di questa magnifica corsa, n.d.r.), si vede che è una persona a cui piacciono le cose difficili e complesse.

La serenità e lo stupore e la frenesia del respiro, come combinare immagini con un montaggio e una musica efficaci?

Ecco qui

https://youtu.be/MU3aeiiux1g

 

 

 

salita canaloni della Grigna

luglio 20, 2015
di Fabio Palma
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ESCAPE FROM REALITY

So bene come ci sia un sacco di gente che piglia al volo le poche ore lasciate da settimane dure e toste per letteralmente scappare e magari perfino a metà pomeriggio essere di nuovo all’attenti davanti ai doveri. L’ho fatto anch’io, eh, comunque c’è gente che lo fa così spesso che davvero mi dico, cacchio, che fibra. Svegliarsi stra-presto, pensieri ancora non buonissimi che rompono le palle, etc etc.
Non tutti lo possono fare, dipende da dove vivi, eh. Ho detto al Piccardi, una volta: guarda, se nasci in Ciad, anche se sei veloce la finale olimpica dei cento metri te la scordi. Poi magari non è sempre vero, la boxe è piena di gente nata in posti allucinanti che ce l’ha fatta, e alla grande, ma comunque…sto divagando. Dicevo che dipendi da dove abiti, e indubbiamente dalle parti di Lecco, fino a Milano e oltre, c’è la possibilità, al costo di sbattersi mica male, di uscire proprio dal mondo di tutti i giorni e trovarsi nel così detto ambiente, quelli che vanno in montagna chiamano AMBIENTE quel contesto in cui le difficoltà assumono diciamo un altro valore. Patagonia, ovvio, è ambiente. Baffin e Groenlandia, pure. Oggi, per esempio, la maggior parte della Alpi come ambiente è molto meno di qualche decennio fa. E sopra Lecco?
L’idea la ebbi nel Settembre 2014, poi ci sono state molte, ma proprio molte riprese, lo scorso Inverno. Voglio dire che Filippo Salvioni le ha fatte proprio bene, in totale accordo con Yuri (storia di profili colori, etc), e che poi abbiamo beneficiato di grandissimi contributi di Cesare Castelnovo e Riccardo Mojana, e qualcosa ha ripreso Yuri stesso. Poi gli alpinisti-attori, ovvio, senza di loro che fai? Quindi Silvano Arrigoni, Lorenzo Festorazzi, Luca Bergami e anche loro amici.
Ne è venuto fuori un gran bel cortometraggio, posso proprio dire molto molto ben fatto, ce lo hanno detto insomma, gente anche straniera che sa. Poi qualche settimana fa è uscito fuori questo bando, e in due giorni e mezzo molto corposi di lavoro certosino sono usciti questi 60 secondi, quindi ora abbiamo anche un trailer che partecipa ad un concorso, già essere ammessi pare proprio sia stato un exploit. Il nome è appunto dedicato a tutti quelli che rapinano le ore a mille stress per vivere queste cose. Il cortometraggio lungo fu proposto alla nostra serata l’11 maggio, e ci fu un grande applauso che fece molto, molto piacere. in qualche modo sarà anche pubblicato pure quello. Per ora, ecco questi 60 secondi. Ah, ringrazio anche un ex professore di Yuri che certamente ha lasciato un’impronta indelebile in tutto quello che fa e farà.

http://www.epictv.com/media/competition/escape-from-reality-%7C-alpinism-above-lecco-northern-italy/602650

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luglio 10, 2015
di Fabio Palma
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DA UNA CAVA AD UN’OASI

Era il sogno di un ragazzo scomparso giovanissimo, questo posto.

Nella potenza straordinaria del 4k (e con una tecnica pressochè sconosciuta), ecco come Yuri ha visto l’oasi di Baggero, una ex cava portata ad una bellezza suggestiva. Personalmente, questo video mi ha totalmente stupito

 

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luglio 9, 2015
di Fabio Palma
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LA GRIGNA IN 4K

Sì, in 4k.

ok, ok, non è ancora un gergo comunissimo…ma sappiate che fra tre anni, o prima sarà standard. E tutto apparirà incredibilmente più dettagliato. Le cose belle saranno ancora più belle, le cose brutte…mostreranno meglio la loro bruttezza.

Qui, credetemi, c’è solo del gran bello

 

luglio 8, 2015
di Fabio Palma
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Un casino che non vi dico….

Era il 3 Novembre 1995. Secondo giorno di lavoro in Philips.
Impossibile dimenticare, perchè ero su un aereo per l’Olanda, e iniziava un periodo di ben nove mesi all’estero, con frequenti avanti e indietro nei week end. In pratica, mi avevano fregato: avevo iniziato il Lunedì, e alle 11 il Presidente della Philips vision di Monza, tal (grandissimo) Panzeri, mi disse, visto che lei è esperto in digitale, la mando là come esperto di Monza nel progetto tal dei tale.
Primi giorni da incubo: non capivo una mazza, parlavano in inglese velocissimo, e con un sacco di acronimi, ovvero quelle sintesi di due o tre lettere che se sai cosa vogliono dire ok, ma messe lì così, in un discorso, ciao…
Ero l’italiano e, come dire, non è che fossero molto ben disposti verso gli italiani, eh…ero l’unico italiano di un gruppo di progetto che doveva arrivare alla prima videoconferenza domestica del mondo.
Ci misi tre settimane a capire qualcosa, la sera andavo in un ristorante italiano e mangiavo l’impossibile, anche per sfogarmi. Una sera sì e tre no mi veniva da piangere. Davvero, eh. Allora allenavo a calcio a 5, mi mancavano i ragazzi, mi mancava il posto di lavoro che avevo lasciato, etc etc. Ehi, ero un emigrante di lusso, per l’amor di Dio, ma proprio ci stavo male, là.
Sì, ne sapevo di elettronica, sia analogica che digitale, venivo dalla Laben, mica paglia. Un po’ come oggi ne so di arrampicata, alpinismo, costi di chiodatura…
Quindi più o meno alla quarta settimana alzo la mano in una riunione, erano presenti tutti, immaginate l’italiano fino a quel momento zitto che interviene, inglese anche un po’ così, e dice: ho studiato un po’ l’architettura, con una FPGA Altera si possono eliminare dieci componenti almeno e comandare direttamente etc etc…gli dico quanto costa quella FPGA, capo progetto era uno di 2 metri e 110kg, mentre il super boss coordinatore (che il primo giorno mi aveva accolto Italian? Spaghetti, mafia and Berlusconi….giuro…) ascolta, e insomma la finisco così: 3 dollari di risparmio.
Beh, il piano era venderne qualche milione, quindi, come dire…
Ragazzi, parte un casino che non vi dico…una bomba.
Settimane di bombe…il Panzeri che riceve un fax che dice, l’ingegnere italiano non si fa i fatti suoi, Panzeri (miticissimo boss che andava in giro con camicia sbottonata e senza cravatta, uno che sempre e comunque sarà mio idolissimo anche se non lo vedo dal 1999 circa) mi richiama a Monza, mi ascolta, fa partire un altro fax indirizzato molto, molto molto in alto, che dice che per coprire errori di progettazione mi vogliono mettere da parte, mi rimanda in Olanda e mi dice, non aver paura di dire quello che sai, vai tranquillo, Panzeri era uno che aveva l’onestà nelle vene, e le palle grosse come pettorali, dico alla fidanzata (oggi moglie) che me ne sto in Olanda più di due mesi, a questo punto, me ne sto per una certa questione di principio, il tutto durerà nove mesi, io progetterò la FPGA, parte una board che mi faccio da solo, e che FUNZIONA, il risparmio preventivato funziona, io sono solo in un angolo con l’unico oscilloscopio Le Croy ultra moderno che sono andato a farmi prestare ad un altro piano, il piano dei progettisti FPGA della Philips, che mi accolgono, mi prestano ‘sto coso, e mi dicono, vai giù duro, tanto a noi non serve adesso, ne abbiamo un tot, fagliela vedere a quelli lì, non capiscono un cazzo, in pratica c’era un piano di olandesi che mi trattava alla grande e che mi dissero che erano stati non coinvolti nel progetto per far lavorare il piano sotto (oh, mica solo in Italia, eh…), e un piano dove mi detestavano, fra l’altro questi ultimi pensavano che lo facessi per carriera ma a me DELLA CARRIERA NON ME NE FREGAVA PROPRIO NULLA, né allora né adesso, è che gli sprechi non mi piacciono, le persone losche non mi piacciono, i viscidi non mi piacciono, quelli che fregano alla comunità non mi piacciono, i falsi non mi piacciono, e neppure i carrieristi non mi piacciono (PERCHE’ PENSANO SOLO A FAR FUORI GLI ALTRI, NON A FAR BENE LE COSE), e così via. Ok ok, quella era un’azienda privata, ma perchè buttare i soldi nel cesso?
Niente, poi la cosa non si fece. Un casino che non vi dico. Al nono mese, tutto pronto per la produzione, venne fuori che la Homevideo conference Philips costava di più, in architettura, della concorrenza. Sarebbe stata competitiva con la mia FPGA, peraltro, ma la linea di produzione era stata progettata per l’architettura…costosa…ci fu una riunione a 50 persone, progettisti, product manager, boss, presidente di qui e di là, una roba da dieci ore, tensione alla via lattea, e su una diapositiva proiettata anche la mia architettura, il mio inglese un pò migliorato, spiego tutto, ragazzi, UN CASINO CHE NON VI DICO, fra l’altro ero in giacca e cravatta con ascelle pezzatissime.
Conclusione, progetto stoppato, Panzeri mi richiama in Italia, mi fa, bravo, avremmo prodotto una cosa invendibile (era Monza che avrebbe dovuto produrre), poi anni dopo chiuse la fabbrica di Monza, e poi piano piano sparì la Philips consumer, che oggi non c’è più, mi dissero che negli anni ’80, gli anni del post-brevetto CD, c’erano champagne a fiumi e alberghi 5 stelle alle convention, la Philips faceva il bello e il cattivo tempo nell’elettronica e sbaragliava tutti…i migliori centri di ricerca erano Philips, ragazzi, sono usciti dei nobel della fisica dalla Philips, sono usciti brevetti che hanno fatto la STORIA dell’elettronica.
E ora non c’è più nulla.
Storia di sprechi, sprechi, sprechi, che alla fine ammazzano anche un toro. Perchè il toro può avere delle gambe fortissime, ma se diventa obeso cade anche lui.
La morale?
Niente, w i Ragni di Lecco e chi ama portare il mitico maglione rosso. E tutti gli appassionati che ci seguono e capiscono la nostra filosofia, la nostra visione, e la nostra storia. Purtroppo, come avete capito tutti al 99%, certa gente te la ritrovi in tutti i settori…poi, quando diventa evidente (numeri son numeri, eh…) che hanno sbagliato tutto, mica chiedono scusa…anzi, non stanno neppure zitti e non spariscono!!

copertina dvd Uli Biaho

giugno 19, 2015
di Fabio Palma
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IL FILM SULLA ULI BIAHO

Nel link qui sotto potete leggere altri aneddoti sulla produzione di questo film, da oggi in edicola, ma poichè questo è il mio blog personale, posso aggiungere una cosa.

E’ stato il lavoro più complesso a cui abbia partecipato dal 1990 ad oggi.

Nel 199o ero al Cern, il team era tosto, e io ero probabilmente il più scarso. A dire la verità, ero un pò titubante sulle mie capacità, mi sembrava di essere circondato da mostri, erano tutti spaventosamente intelligenti e preparati, Andrea vacchi, Emilio Gatti, Marco Sampietro…colossi della fisica e dell’elettronica. Io davo tutto, ma quel tutto mi pareva nulla. Breve esame di coscienza, e me ne andai dal mondo dell’universitario. Sbagliando? Forse, chi può dirlo. Se errore ci fu, è datato 1984, quando non mi scrissi a Lettere o Filosofia.

Dal 1990 in poi, lavori progressivamente più carichi di responsabilità, a volte giornate eterne, ma la difficoltà vera era trascurabile. Compresi la differenza fra complesso e complicato. Avevo a che fare con complicazioni continue, ma il complesso, ciò che era complesso, era da un’altra parte.

Il film in questione, invece, è stato una vera e propria impresa complessa. Una cosa enorme, per i mezzi e ciò che era a disposizione. Ha avuto delle ripercussioni, non semplici da gestire. Ci sono stati problemi di salute. Non insignificanti. Per me, semplicemente, era necessario alzarmi mai dopo le cinque per lavorarci subito, e prima di dedicarmi alla mia vera attività professionale, ma per Yuri è stato un lavoro immenso. Un salto assolutamente esagerato. Per difetto, ci ha lavorato intorno 200 ore in 9 mesi. Domeniche da dodici ore…

Era da fare? Penso di no. Ma il risultato c’è

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