Fabio Palma

Infinite jest

novembre 10, 2016
di Fabio Palma
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ITALIA DIGITALE

Chi mi conosce sa che non mi piace chi si prepara i discorsi o le conferenze, è “a braccio” che si dicono meglio le proprie idee, filosofie, visioni. Chi parla con un foglio scritto in mano da leggere…mmm…la penso come Mauro Corona, non mi fido…
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Onestamente per l’8 Novembre, 14.30, a Yuri, relatore ad Italia digitale al Pavilion di Milano, avrei invece suggerito almeno un fogliett-ino nascosto sul pavimento palco con cinque o sei punti, e invece evidentemente ho fatto proselitismo anche in casa. Dei 15 minuti, quindi, totalmente improvvisati, e con semplici foto e un video finale a cornice, ecco alcuni punti che mi sono memorizzato, che peraltro sono nuovi pure per me…
“Forse vi aspettereste un intervento tecnico ma racconterò invece la mia storia personale di videomaker, e non perchè la reputi interessante od originale, ma perchè credo che sia uno stimolo per chiunque provi passione artistica. Per me, la fotografia prima e il videomaking poi, sono stati prima di tutto un modo per coltivare e dare sfogo al mio amore verso l’arte”

“La tecnica è fondamentale e Internet mi ha permesso, con ore, giorni e molte settimane di studio, soprattutto su youtube e canali stranieri, di costruirmela. Ma le ore più interessanti sono quelle sul campo, le uscite di un giorno intero, dove combatti con luci e condizioni diverse, dove le impostazioni che avevi pensato vanno cambiate in corsa, ed è lì che la tecnica ti viene in aiuto, e nello stesso tempo la impari, se vuoi rispettare l’arte che ti guida”

“da internet imparo ogni giorno, dai social, forum, blog, da fotografi e videomaker di tutto il mondo…Sono abbonato a National Geographic da quando avevo 4 anni, ho cominciato ad appassionarmi da allora. Quando ebbi in mano la mia prima macchina fotografica, una piccola compatta, uscii di casa e cominciai a fotografare tutto. Proprio tutto. ”

Ecco l’articolo del Corriere della Sera
http://www.corriere.it/italia-digitale/notizie/yuri-palma-17enne-che-ha-creato-primo-video-8k-italia-5ff3a8b6-a5c4-11e6-ad7a-9882ee51fdec.shtml

ottobre 5, 2016
di Fabio Palma
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MIKE KOSTERLITZ

Quando conobbi mia moglie ero convinto che una manciata di anni di studio fuori da ogni logica mi avrebbe logicamente portato a un target, perdonate l’inglese ma ci sta, di una certa importanza. Siccome nel sottoscala dei pensieri non ero ancora convinto (e con gli anni lo fui sempre meno, fino ad essere totalmente certo, ora, che feci uno sbaglio, ma poi senza quello sbaglio non ci sarebbero state un sacco di cose e questioni carucce, quindi va benissimo così che i rimpianti è eticamente sensato lasciarli a chi veramente ha subito una vita sfigata, e purtroppo sono a milioni, fine parentesi) della scelta di ingegneria nucleare, forte di qualche concetto superficialmente imparato (e dimenticato in breve…) esclamai forte, sicuro e arrogante, prenderò il nobel per la fisica.
Quando dissi questa frase che, questa è la cosa grave, pensavo fosse davvero sensata (…) avevo 28 anni e fuori dal lavoro e dai libri avevo perso tempo con un paio di sport e guadagnato belle sensazioni con la speleologia, appena incontrata. Poi, mi misi a viaggiare, tre anni che ne feci di ogni in giro, usando le ferie al millimetro temporale. Viaggi che mi hanno dato, e intanto comunque le conoscenze scientifiche che avevo faticosamente non accumulato ma diciamo raggranellato si inaridivano come felci nel deserto del Gobi. A 30 anni non sapevo più una mazza, per essere chiari, e avevo cominciato a salire in qualche modo su qualche quinto grado pure pericoloso, e fra gli obiettivi leggendari c’era una salita corta ma scontrosa che aveva preso il nome da un tizio extracomunitario, profugo di fatto. Non per buttarla su nomi noti, ma di extracomunitari e profughi che ci hanno lasciato qualcosa ce n’è un botto, pure adesso, magari tipi che perdono tempo in cose inutili, fra cui la scalata, che pure è peggio della Fisica, che se a casa tua poi per caso sei uno che scala e in più si iscrive a Fisica minimo i vicini di casa quando vanno a prendere il cappuccio confabulano con espressione convinta affermando, hai visto il figlio di…., non farà mai un cazzo nella vita, pensa un pò, arrampica e sta ore sui libri sulle particelle, farà il mantenuto tutta la vita.
Vabbè un pò di premessa ci voleva, per dire a voce alta che ora fra gli idolissimi della mia vita, e adesso ho una lista di una cinquantina di nomi che un giorno voglio pubblicare, c’è costui, quello di un doppio target, fessura scontrosa di scalata e nobel della fisica. Ah, gente benpensante da pasticceria, sappiate che i vostri figli, very probably, digiteranno tastiere o similari di oggetti elettronici che saranno clamorosamente più veloci di quelli già extraspeed di adesso che manco-sapete-accenderli-correttamente grazie anche, e soprattutto, a tipetti come questi qui.

settembre 23, 2016
di Fabio Palma
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Di Roma e di noi

Questo è uno dei lavori più belli e intensi realizzati da Yuri, dove ha veramente dato fondo a tantissime conoscenze, fra cui alcune, di fatto, di sua proprietà intellettuale.
un’attrice che è stata anche la voce del cortometraggio (ed è una professionsita affermata del settore…), una musica FANTASTICA composta da Simone Morandotti che, si direbbe in altri campi, da sola vale il costo del biglietto…Simone è un autentico fuoriclasse, un compositore FANTASTICO, a cui auguro un successo gigantesco perchè, davvero, se lo merita…
Il biglietto, invece, qui non lo deve comprare nessuno. Ascoltate, guardate, assaporate. tanti hanno detto, mai vista Roma così. E’ vero, ci sono delle inquadrature che non sono mai state fatte, dei luoghi assolutamente inediti. Emozionatevi

agosto 22, 2016
di Fabio Palma
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GIANNI PINNA

Caro vecchio Gianni
non l’ho neppure mai usata come password, questa data qui.
Timore di intaccarla, deteriorarla, mancarle di rispetto. Pronti via 12 ore in grotta, mai stato in grotta, mai usato un discensore, mai usata una corda, in qualche modo sopra vissuto a un paio di calate, un paio di risalite, etc etc. Un approccio bellico, se ne vieni fuori sei portato, smozzicando le parole avevi detto così.
Chissà chi era quel tipo piemontese che su un traghetto mi disse, ci sono grotte dove stai dentro ore e vedi cascate e laghi, la colpa di tutto quello che è venuto dopo, scalata compresa, è di quel tipo lì, e poi naturalmente del Pinna, del suo training molto poco ortodosso, delle risalite in esplorazione fatte con una mano+martello che martellava appiglio e l’altra che teneva, roba verticale di grotta alta 20 metri eh?, e adesso come scendi Gianni, mitica la doppia su fettuccia tapparella intorno a stalagmite, ovviamente io pensavo fosse tutto normale e forse per questo anni dopo nell’apertura delle vie si faceva spallucce a certe situazioni…
Il Pinna era il Re dei solitari e dei caratteri non facili, e per lui la speleologia era quello che è la ricerca per un fisico vero: semplicemente, tutto…
Mi piace pensare che al di là di tutto, anche le nefandezze che sei costretto a vedere e subire nelle tue passioni quando compaiono (ci sono ovunque) i lestofanti (piaciuto l’eufemismo?), c’è gente come il Pinna che ti rimane dentro come una bussola. Una bussola anche schizofrenica, ben poco catalogabile come bussola, ma bella puntatrice di un sano punto di riferimento. Rimane il fuoco dentro, anche quando non brucia più così tanto per te lo fai bruciare per gli altri. E quando inciampi sui lestofanti, tieni duro, anche se vorresti (e forse dovresti…fatemici pensare ancora un pò…) denunciare il tutto.
Potrei scrivere un libro intero di almeno 200 pagine fitte fitte con le ore trascorse con il Pinna. “mi hanno detto qualcosa”, mi disse, a proposito della volta che arrivai con una decina di amici assolutamente a digiuno di tutto, portandoli in Su Palu per 18 ore e tirandoli fuori al pelo (pelissimo, per un paio…pelissimo…) in una sorta di soccorso speleologico faidate e che Diomelamandibuona (risali lì e metti quella corda che li tiriamo su. Di lì Gianni? sì di lì, disse lui, io ne metto un’altra di là, bontà sua di là era veramente osè, e io su su una roba di quinto, che fosse poi quinto lo capii anni dopo quando facevo il 6a e ripassai da lì, e insomma ho fatto con gli stivali il quinto slegato su pozzo speleo di 15 metri, alla fine non male).
Il Pinna era assolutamente duro e puro. Soprattutto puro. Che vuol dire che la bussola va sempre nella stessa direzione, e li vogliamo rispettare ‘sti poli? a calci nel sedere i lestofanti, gente. A calci. Le cose belle, in tutti i campi, teniamole pulite.
Nel frattempo un progettone domestico di figlio assurdamente sul pezzo videocheanchefra15annilovedrannoperlostandard è fallito per la terza volta, ogni fallimento son giorni di picchiata in testa e svisceramenti software che manco all’esame di Programmazione ( Mio Dio mi parte il tremore ), d’altronde quando sei sul pezzo, che vuol dire che hai il fuoco che ti brucia dentro, batti in testa, spegni ma poi riparti, proprio come faceva il Pinna, che poi la vita prima lo portò via dalle grotte, e poi dalla vita stessa. Queste poche righe mal scritte sono dedicate a tutti quelli che (s)battono la testa contro un muro spinti dal fuoco ( ma sì, quello de La Strada, siam sempre lì ), e che comunque si rialzano e ripartono, e soprattutto se ne stanno lontani e mai imboccano l’autostrada comoda e puzzolente dei lestofanti. — con Hirundo Snc Restauro Falegnameria, Beatrice Subissati, Angela Ferrari e Marco Maggioni

luglio 31, 2016
di Fabio Palma
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DETTAGLI

Poco dopo la laurea in Ingegneria e i primi viaggi in Australia, Thailandia, Guatemala, etc, mi iscrissi a Filosofia.
Niente, avevo capito che nonostante il voto di laurea e i 4 articoli pubblicati sulla più importante rivista di fisica al mondo, avrei dovuto stare di là…
Ok, coda alla Statale per l’iscrizione, ragazze everywhere con consapevolezza che il mondo umanistico era decisamente di un’altra estetica. E, tolto l’esame di Matematica che mi affibbiano 30 di default per il voto di laurea in Ingegneria, il primo esame si rivela appunto Estetica, fra l’altro con un prof che era sempre in televisione, tal Zecchi, indubbiamente fascinoso a vocabolario ma che aveva qualcosa di finto dentro e fuori, pensai. Però era una bella sfida, intellettuale dico, per cui presi ‘sto programma e puntai all’esame. Lavorando, non potevo frequentare (cosa che ad Ingegneria non avevo comunque fatto, ma devo dire che con tutte ‘ste ragazze in circolazione lì ti veniva più voglia…), e cardine del programma era il libro Faust, di Goethe.
Ragazzi, me lo lessi due volte, soffermandomi su dettagli, come in questo video, come neppure in certi esami di Ingegneria. Non era solo l’ambizione a guidarmi, volevo il massimo perchè era come entrare in un altro mondo, e ci volevo entrare a propulsori accesi, di modo poi da avere la scia giusta per laurearmi alla grande, e magari poi chissà. E insieme al Faust, c’era da studiare la Metamorfosi delle piante, Dio che mazzata.
Insomma di giorno lavoro, e sul metrò e la sera studio. Ci dò dentro. Siamo sulle 18 ore al gg, senza sconti. Di cui 8 di risate varie, alla Laben, ambiente di lavoro che manco Zelig, e il resto giù su Goethe, piante, Faust, etc etc.
Manca una settimana all’esame, sono su metrò, sto per arrivare al capolinea, Sesto FS, mi addormento sulle centinaia di pagine di appunti…mi sveglio di soprassalto, leggo Sesto FS, balzo fuori.
Ho detto balzo fuori, non PRENDO GLI APPUNTI CON MILLE MIE NOTE e balzo fuori.
Faccio tipo cento metri, casa non è lontana, e realizzo.
Torno di corsa, corsa massima, verso la metropolitana.
Cerco custodi, partono telefonate, etc etc
Ora, io studiavo, avevo sempre studiato, così: circa 30 giorni a full immersion per la comprensione, e poi dai 3 ai 5 gg per la memorizzazione. Praticamente a cinque giorni da un esame ero neppure da 18, e poi mi alzavo, puntavo sempre e comunque al 30, rifiutavo sotto il 27.
Niente, ho abbandonato.
Ho proprio abbandonato. Avrei dovuto riscrivere mille ore di appunti, saltare ovviamente l’appello, etc etc…
Mi sgonfiai totalmente di motivazione…era un segno del destino troppo potente.
Dopo dieci anni mi arrivò la lettera dalla Statale che non ero più studente…
Niente, ieri sera tardi a sorpresa vedo questo video, e mi è venuta in mente tutta questa storia. Perchè i DETTAGLI di questo video erano proprio quelli che Goethe aveva illustrato con la sua genialità. Estetica, appunto
Pensare che sono tutti dettagli che ho davanti agli occhi quando voglio, e su cui mai mi ci sono soffermato, mi ha fatto ancora più pensare.
E così il buongiorno lo dò con questo video

luglio 30, 2016
di Fabio Palma
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GLORIA E SOLDI, lui ha scelto…

Boh. Magari no. Ma magari sì. Io ve la dico.
Magari no nel senso che magari NON la trovate una storia che vi faccia romanticamente sorridere di fiducia, ma io invece l’ho vista così, una piccola storia di un tipo che ha qualcosa dentro. E non ridete per come è vestito, non è il caso. Uno perchè ognuno deve essere libero di sentirsi elegante, e bene, come gli pare e piace, l’ho sempre pensata così. E il secondo motivo è che questo tipo non è da far arrabbiare, ve lo dico subito. E’ piccolo piccolo, sareste tutti tentati di fare i gradassi, pesa infatti, quando fa sport, meno di 55kg il giorno prima di farlo (lo sport), e una sessantina il giorno che lo pratica ( avete letto bene, ‘sti mostri in un giorno rimettono su fino a 7kg di peso persi per deidratazione, e invece di svenire…picchiano).
Sì, è un pugile, (cioè non fa sport, fa molto, ma molto di più) con questo bilancio, finora: 22 incontri, 22 vittorie per KO.
Li ha messi giù tutti, (non provate ad immaginare quanti pugni e spostamenti di gambe e finte e controfinte riesca a fare in un secondo, non ci arrivereste mai, e siete comunque in doppia cifra) compreso pochi giorni fa l’ultimo, per un titolo mondiale. Guadagno: 70.000 dollari, in contanti alla fine dell’incontro. Immaginatevi proprio la valigia piena di soldi, è andata così. Due valigie, una i vestiti e la cintura mondiale, l’altra i soldi.
Beh, prende il primo aereo, ha le due valigette. Ma quando cambia, gli dicono, solo una di bagaglio in cabina.
Che avreste fatto voi? Ditelo, sinceri sinceri.
E lui si tiene INVECE quella della cintura mondiale in cabina, stretta stretta, e spedisce quella dei soldi. E guardate che non è, perlomeno ancora, miliardario, proprio per niente, è una vita durissima, quella del pugile che deve ancora diventare una star, lui un pò lo è ma con quei 70.000 deve pagare un sacco di persone che lo allenano, e viverci per mesi, e poi, ragazzi, anche se li manda giù tutti…insomma, ne prende tante. La probabilità che quei 70.000-20.000 di spese debbano bastare per anni c’è, ve lo dico io. Alla grande.
Morale della favola, scende dall’aereo, nastro trasportatore, i soldi non ci sono più.
Rubati.
Ora gli stanno organizzando in fretta e furia un altro incontro, perchè è a terra, non è che abbia in banca granchè. Anzi…ora deve pagare un sacco di gente, e non ha soldi. E sarà costretto a vincere ancora, magari ancora per KO. E chissà cosa farà nel viaggio di ritorno. Ma io dico, gente, uno che si tiene stretta la cintura mondiale e rischia di perdere quello che per tutto il resto del pianeta, o quasi, è invece di valore, ecco, questo tipo è una speranza. Questo tipo non solo picchia, ha anche un cuore. E le palle. RESPECT. Cacchio, abbiamo bisogno, di gente così. Gente che sceglie di tenersi abbracciata la propria passione, e la gloria, e di spedire quegli stramaledetti soldi per cui 3/4 del mondo si ammazza. Lui, che in teoria è uno che picchia…jonathan-guzman-portrait-large

luglio 20, 2016
di Fabio Palma
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BORSELLINO, un eroe italiano

Sono passati 24 anni oggi.
Quest’uomo, ragazzi, è un vero EROE. Uno di quelli veri, eh. Sapeva, da un mese (da quando era stato ucciso Falcone), che sarebbe toccato a lui. Entro poche settimane, l’aveva anche detto.
Avrebbe potuto mollare tutto, andarsene da altre parti, sparire. Licenziarsi.
Alzi la mano chi non l’avrebbe fatto. Io la tengo abbassata.
La mafia è tante cose, arriva alle bombe e alle stragi ma parte da piccole cose.
Infangare qualcuno con voci false è mafia.
Screditare una persona è mafia.
Parlare alle spalle di una persona in presenza di altri, per far diffondere voci false.
Torchiare la dignità altrui.
E quindi di mafiosi ne è pieno il mondo, e ovviamente tutta l’Italia. In grandi e piccole cose. Ogni volta che sentite qualcuno sparlare di altri, domandatevi se non sia egli un mafioso. Magari un involontario mafioso al servizio di altri ( la mafia si serve di persone poco intelligenti, è ovvio).
Borsellino ci ha lasciato un messaggio inestimabile: cambiare e lottare anche quando sembra che non ci sia niente da fare.
E’ 24 anni che mi dico queste cose, e che ho la sua foto e quella di Falcone appesa alla parete giusta. Mi ha aiutato a prendere delle decisioni e delle prese di posizione, e di mantenerle e di tenere duro, perchè mi dicevo, anche quando avrei voluto mollare tutto: ehi, quel tipo aveva decisamente molto più da perdere rispetto a te, e ha tenuto duro. Fallo anche te.
Quest’uomo è una stella polare, un GIGANTE . Quando qualcuno mi parlava male dell’Italia, all’estero, tiravo fuori la sua storia, e dicevo: ehi, l’Italia è anche uno così.

luglio 18, 2016
di Fabio Palma
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I CAPANNONI

L’Italia ne è cosparsa. Certe zone ne sono state disintegrate. Penso alla Brianza, la vedo tutti i giorni. Ma che dire della Valsassina, di un bel pò di Emilia, di certe zone del Sud Italia.
Ok, non voglio fare quello che rivuole l’età della pietra, nella vita quotidiana gran parte delle cose che utilizzo arrivano da loro.
I capannoni.
Dico solo che una volta per la Philips ero andato a Stoccarda, c’era una fabbrica enorme con diversi capannoni adiacenti, e non vedevi nulla fino a quando non ci sbattevi addosso. Avevano SEMPLICEMENTE contornato tutto con degli alberi. Mica specie rare, eh, tantomeno costose. Alberelli di tre metri, diventati 10 in 3 anni, e che rendevano il tutto più che apprezzabile ( oltre al fatto che spendevano molto meno di condizionamento estivo, dentro…già…)
Mi sono sempre chiesto come mai tutto quelli che costruiscono capannoni non ci abbiano pensato. Non può essere il costo, è insignificante rispetto a tutto il resto.
Forse è semplicemente che a nessuno non gliene è mai fregato nulla del territorio. Vedo tanta gente disposta a tutto pur di proteggere i propri confini da invasioni varie e presunte, immigrati-profughi-extra comunitari-gente della provincia accanto-etc etc, però abbiamo i lati delle strade che sono terrificantemente cosparse di rifiuti, abbiamo capannoni che ci hanno massacrato il territorio, e in generale è paradossale che di esso, in verità, non ce ne frega assolutamente nulla. Lo trattiamo come merda, scusate se lo dico. Ma è così. Non venitemi a dire che non sia così, percorrete le stradine laterali della SS 36 e convincetemi che sto facendo retorica. Guardate una piazza di centro storico a fine giornata, e non venitemi a dire che sono stati i profughi. Siamo noi. Gente che magari è uscita per aperitivo e ha buttato il bicchiere per terra. E la bottiglietta. E tutto quanto. Molti di loro sono figli di proprietari di capannoni, o ne sono proprietari. E’ un cerchio di noncuranza civile. Tanto c’è chi pulisce, e se no chissenefrega. Cambio piazza. Al mare e in montagna vado dove il capannone non si vede.
E mi ha fatto specie un gestore di rifugio che era tappa di una corsa in montagna: mi ha detto che andati via gli spettatori, tutti escursionisti, c’erano rifiuti sul pendio da metterci ORE a ripulire. Un disastro peggio di uno stadio a fine partita.
Boh. Mi sfugge qualcosa, ecco. Non so neppure esattamente cosa.
E’ uno scritto a vanvera. Tanto è così.
Oppure no.

luglio 16, 2016
di Fabio Palma
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TAMBERI, sei tutti noi

Ciao ragazzo.
Voglio dirti che per me e un sacco di gente la tua medaglia d’oro l’hai già vinta. A noi non interessa, fra l’altro, il curriculum alla fine di una carriera. A noi piace che sei pulito, che ti fai la barba come ce la facciamo noi, cioè male e da prendersi in giro ( sai, io le conferenze le voglio fare in infradito e con la barba fatta male e i capelli tagliati da me da sempre, storti e fatti male, così la gente ascolta e non guarda perchè se guarda è schifata, vedi che paradosso), che sei rock dentro e fuori, che sei l’Iverson dell’atletica, sei quello che osa dire che in fondo un ex dopato che si ritrovava all’autogrill con un dottore malfamato non avrebbe mai più dovuto fare atletica (e te lo dice uno per cui Donati era ed è un eroe, e che pensa che quell’altro sia stato fregato, nel 2016, ma in questo sono un pelo rigido, solo un pelo, tipo che io darei tre anni di reclusione a chi lascia rifiuti per strada, cinque anni di carcere duro a chi appicca gli incendi, dieci anni di carcere duro agli evasori, 15 anni di carcere in Botwsana insieme ai neri ai pedofili, e così via, fine parentesi. Dopati? chiuso con la sport per sempre. punto. Ti penti? Ok, vai per le scuole a dirlo, ma zero seconda possibilità. Ok, son talebano, che volete farci.), e insomma per me e per noi sei un talento puro e cristallino e meno male che te ne uscivi ogni tanto con frasi che ti venivano dal cuore, sappi che per noi la tua sfiga è la nostra forza, ti vogliamo più bene adesso che dopo un oro olimpico, noi sappiamo che fai una disciplina di merda (scusa l’onestà), con allenamenti solitari e zero divertenti (niente corsa in gruppo, partita in gruppo, nuotata con la squadra, e così via, allenamenti vorrei dire aberranti dal punto di vista della monotonia e della similarità con quelli del giorno dopo e quelli del giorno prima, con quel cm da guadagnare in settimane ma a volte anni, una cosa veramente da mangiarsi i testicoli per avere voglia, ma chi non fa sport non ci pensa e non ti capirà, guarderà solo alla barba, al tuo essere icona giovanile, devi capire che c’è gente che preferisce un Armstrong ben rasato, giacca e cravatta e tutto il resto, con 110 milioni di dollari vinti BARANDO, che te pulito con la barba a metà così va il mondo, ragazzo, è un mondo così.
Ma NOI siamo con te.
Ragazzo, ufficialmente, per noi da oggi sei un’icona. Punto.

luglio 14, 2016
di Fabio Palma
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FOSBURY

Anche il Sig. Fosbury inventò qualcosina, eh, e un pò di storia la merita. Vediamola
E’ al liceo quando il giovane e ossuto Dick si infatua di uno sport in cui proprio non è portato e anche la modesta quota di 153 cm ( ragazzi, io in terza liceo saltai 165cm e arrivai quarto ai giochi della gioventù, quindi Dick era veramente scarso, fatemelo dire…) che costituiva una sorta di minimo per prendere parte alle gare scolastiche…beh, era un ostacolo difficile da superare. Un altro ragazzo, molti anni prima, aveva fatto la stessa cosa, e pure una donna. Ma Dick non lo sapeva, e non è la prima volta che più umanoidi arrivano parallelamente alla stessa invenzione. In ogni caso, lui affina il gesto e migliora: con 1,91 firma il nuovo record del liceo Medford e con 1,97 è secondo nelle gare statali. Un cronista locale scrive “Fosbury assomiglia a un pesce che salta dall’acqua e cade nella vostra barca”. La realtà è che quando Dick piomba giù rischia la paralisi e il mondo accorre a sua insaputa con un’altra scoperta, i trucioli di legno o i ritagli di gomma che lasciano spazio ai sacconi. Insomma, Dick non avrebbe avuto scampo, oggi lo sappiamo, ma la tecnologia andò al suo passo.

Quando si trasferisce a Corvallis, alla Oregon State University per studiare ingegneria civile, Dick firma 2,08, nuovo record dell’ateneo. Poi sale a 2,20 e insomma va alle Olimpiadi di città del Messico, quelle dei record leggendari sui 200 e 400 metri.
Il 20 ottobre è il giorno: tutti ad aspettare quel che combinerà il gambero. E’ presto detto: Fosbury non fa flop, il contrario. Tutti i salti alla prima, meno 2,24 che arriva alla terza: record olimpico e record americano. Vengono scattate più fotografie in quel momento lì che oggi quando belen entra su una passerella. Beh, segno che c’è una speranza…Qualche anno fa, dopo i suoi 60 anni, Fosbury è stato colpito da un linfoma alle vertebre. Ne è uscito, e anche qui con un bel salto.

Non so quanto sia importante per la storia dell’umanità un tizio che salta come un pesce dentro una barca, ma ho il sospetto che sia molto, ma molto più importante, di tante cose che ci vengono spacciate per importanti…