Fabio Palma

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gennaio 8, 2016
di Fabio Palma
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ROMA 4K

Erano tipo le 7.30 del mattino, parcheggiato, e già si borbottava perchè sembrava fossimo un pelo in ritardo sul nascere del sole.
50 metri a piedi, e vediamo questa nebbiolina alta sì e no un metro, forse un metro e mezzo, e qualche segno di alba. Yuri monta più veloce che può il Ronin M, è un accessorio grandicello e molto complesso, di per sè non è così complicato metterlo insieme ma insomma ha bisogno di qualche minuto. Dice a Giulia di partire, e parte, e vedo queste due sagome che diventano presto piccole piccole nella nebbia, e questa opera umana pazzesca, assolutamente pazzesca, e intanto avevo tutti questi borsoni. Yuri corre dietro a Giulia, e io in qualche modo devo pensare ad altro, eppure nonostante questo altro ho tutto il tempo, cioè non ce l’ho ma lo trovo, la così detta coda nell’occhio, per rimanere letteralmente sgomento rispetto a questa meraviglia. Ci sono ben poche anime che corrono, che si apprestano a correre, in giro. Solito pensiero che abbiamo tutti, ma se fosse negli Usa questa roba? fila di mezzo chilometro ogni giorno dell’anno, etc etc. No, siamo solo noi e forse tre che corrono. Yuri decide le scene, io riesco anche a regalargli qualche clip aggiuntiva con una delle poche cose che ho imparato a fare bene, abbiamo 45′ di questa luce perfetta che farebbe la gioia di qualunque cineasta, fotografo, etc etc. In quei 45′ ogni tanto mi vengono in mente alcuni istanti degli ultimi anni, dei video che abbiamo fatto per i ragni, degli esperimenti di quest’Estate…il Ronin M è arrivato solo il giorno prima, per ironia della sorte, ma tanto è genialmente tecnologico quanto, in fondo, semplice da impostare. Due o tre tutorial letti di un fiato, e si trovano le impostazioni giuste. Anche in quei tutorial mi vedo leggere e cercare di capire con la massima velocità possibile un argomento, e un accessorio, di cui non so nulla. Credo che, in fondo, un pò di studio fatto tanti tanti anni fa sia servito. Ma non è mica detto, Yuri non ha certo studiato le cose che ho studiato io, e ci arriva sempre molto prima. Noto che io ho più pazienza, qua e là riesco a farlo tornare sui suoi passi, e per questo, forse, l’aggeggio diventa così da subito perfetto.

#san #pietro #architecture #rome #vatican #city

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Così noto questo contrasto pazzesco fra la tecnologia dei nostri 4 borsoni, e quello che riuscivano a fare millenni fa. Mi pare che in quei 45′ due generazioni lontanissime si accostino, noi ne siamo insignificante ponticello. Mi leggo su web tutto quanto riesco a leggere, nei trasferimenti, su acquedotti, strade antiche, chiese e basiliche. Rimpiango di non aver mai fatto seriamente Storia dell’Arte, mi sento un ignorante pazzesco, continuo a vedere capolavori dell’arte e subito vado a leggere tutto quello che riesco. Filmiamo, fotografiamo, spesso sgamiamo ostacoli per le migliori inquadrature. Un sacco di carabinieri e soldati vengono a chiederci, chi siete e cosa state facendo, io subito gli faccio vedere il trailer da telefonino, spiego. Ce ne torniamo a casa con tipo 300 Gbyte di girato, una montagna di materiale, ci vorranno giorni solo per sistemarlo, capirlo, comprenderlo. Questa immagine l’ho già postata, ma la riposto, perchè non avevo mai visto nulla di più così autoesplicante sul fatto che la vita ti possa portare davvero ovunque. Così faccio a tutti gli auguri un giorno prima. Yuri voleva farli con il suo Reel 2015, ci stava lavorando da un mese, ed è successo qualcosa, ci deve rilavorare. Tantissime cose non gli vanno, tantissime sì. Se avessi subito così tanti insuccessi avrei buttato tutto dalla finestra da un pò, ed è questo il segreto dei giovani: continuano…
Siccome penso che tipo massimo due o tre saranno arrivati fino a qui, a loro confido che scrivo queste cose perchè non ho mai avuto un diario, e mi pare che quello che scrivo qui, che poi ogni tanto ricopio sul sito, sia la maniera migliore per ricordarmi certi sussulti. Poi lo so che non rileggerò mai nulla di me, non l’ho mai fatto, ma chi lo sa. Io non so se colui che disegnò e progettò questa roba, oggi monumento, pensasse soltanto al fine pratico, ahò, amo sete, oppure avesse anche in testa il senso del bello. Magari non lo aveva proprio neppure di striscio, il senso del bello, e questo dimostra che certe volte il bello vien fuori quando meno te l’aspetti.
TRAILER:

Su Instagram, sempre più foto backstage, come questa

#rome #street #people #blackandwhite #color #drawing

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dicembre 23, 2015
di Fabio Palma
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GLI EROI

Mi dimentico, ogni tanto, forse ci dimentichiamo in tanti, e spesso, che vivo in un paese dove ci sono un sacco di eroi, non solo malfattori, tangentari, avvocati con le aragoste nella vasca da bagno, tesorieri di partito con conti miliardari, imprenditori dalle mani pulite ma collusi con la la mafia come e più di Provenzano, che se vogliamo anche più giustificato.
Tra tanti di questi eroi, uno me lo sono ricordato ieri, ascoltavo distrattamente un TG mentre facevo tutt’altro.
Pensate, avevo finito la quarta liceo, e allora la quarta liceo, perlomeno era così per me e direi per tutti i miei grandissimi amici di allora, era sinonimo di spensieratezza e zero pensieri per il futuro. Chi se lo filava, il futuro…per me c’era solo il rock, spesso l’Hard Rock, le risate in classe alle interrogazioni degli amici che non studiavano, le partite di calcio della classe, e naturalmente qualche innamoramento non corrisposto. Insomma, niente a che vedere con adesso, che già in seconda liceo, complice web, ci sono un sacco di ragazzi e ragazze con le idee ben spesse.
Epperò c’era qualcuno che lavorava per il NOSTRO futuro, che andava ben al di là di quello per cui veniva pagato. Livatino, Falcone e Borsellino c’erano ancora. Livatino era ancora quasi in fasce. Gente così. Si pensava, malamente, che fossero cose da profondo Sud, al Nord e al centro era più una questione di Brigate Rosse o di delinquenza alla Vallanzasca, ma non era così già da allora, c’era una collusione totale di politici di tutta Italia e banchieri e imprenditori del Nord. Solo che noi avevamo 16 o 17 anni, e chissenefrega. A dir la verità, se ne fregavano un pò tutti, perchè se oggi la Lombardia è, dati alla mano, più mafiosa di tutti, vuol dire che occhi e orecchie sono stati distratti mica soltanto fra i liceali.
Dicevo, eroi. Allora, ricordo che spesi qualche minuto ad ascoltare una certa notizia, era di un magistrato torinese ucciso, indagava su mafia. E si chiamava Caccia. Io ero molto, molto abile nei temi d’italiano, ne avrei fatti uno al giorno. Era un puro sollazzo, il tema d’italiano. Ovviamente sceglievo sempre e solamente il tema libero, perchè per le altre proposte bisognava studiare, e io studiavo solo e solamente in prossimità di interrogazioni, il mio motto era massimo risultato con minimissimo sforzo. E il tema libero per me era uno splendido antipasto, lungo 3 ore, ai pomeriggi di giochi, uscite eterne in motorino, cose così. E per farla breve che tanto fino a qui non ci siete arrivati, inaugurai la quinta liceo, a Settembre, con un tema su questo Caccia, con nel cervello giusto una decina di frasi ascoltate molto distrattamente per radio o Tv. Ovviamente presi 9, ero lo scrittore diarreico (mitica definizione affibbiatami da un prof d’italiano in 2°, che quando gli consegnavo i 5 fogli protocollo, rigorosamente scritti solo in bella e fitti fitti, gli veniva il coccolone, e sospetto ora che mi desse il voto senza leggerli…), e incassai con lecita soddisfazione. Immagino fui retorico abbastanza per risultare sufficientemente indignato, immagino ci misi i mei soliti voli pindarici multidisciplinari (arraffavo quello che mi ricordavo dalle interrogazioni di storia, filosofia etc etc, e centrifugavo), e morta lì.
Già, Fabio, morta lì.
Morto era invece il solito eroe, che aveva una missione nel cuore. Che aveva lottato oer i diritti civili in carcere, che aveva sgominato le Brigate Rosse, che aveva capito tutto della mafia che speculava al Nord, riciclando soldi sporchi di sangue in attività commerciali e industriali che arricchivano gente dalla coscienza sporca.
Credo che scrissi, probabilmente in grande stile e facendo bella figura, tutto questo.
Solo che non lo compresi. Perchè se l’avessi veramente compreso, avrei dedicato non tre ore di italiano, ma migliaia di ore di vita e di impegno, a combattere qualunque atteggiamento mafioso mi circondasse. E guardate che gli atteggiamente e i modi e i comportamente mafiosi son mica cose così lontane da noi, eh.
Ora, ieri hanno arrestato il (presunto…) omicida.
Intanto, vorrei dare 10, non 9, a tutti quelli che ci hanno creduto, indagando e perseverando, da allora. E poi, per quanto valga, volevo appunto pubblicare queste righe in memoria di uno dei nostri eroi. Che per farci vivere bene, arriva a dare la vita.

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dicembre 3, 2015
di Fabio Palma
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ROMA

A Yuri è stato affidato questo documentario, di cui vedete il trailer, a seguito della visione dei suoi lavori del 2015 e del suo operato come cameraman all’evento L’Eroica, tenutosi a inizio Ottobre nel territorio delle colline del Chianti (un evento sensazionale e meraviglioso, che invidia!. Quanto c’è da imparare, da simili istituzioni e organizzazioni).

In sostanza, Roma vista attraverso la bicicletta.
Ovviamente è stata una sorpresa totale, perchè Roma è terra del cinema italiano e certamente non mancano i filmmaker, ma il committente, la Granfondo di Roma, è stato molto colpito anche da una sua valutazione tecnica rispetto ad un altro lavoro, e quindi dalla sua competenza. A me non è rimasto che valutare la proposta, assemblare il team intorno a Yuri, e pianificare il tutto. Yuri va a scuola e quindi abbiamo già dovuto declinare proposte anche straniere, ma questa di Roma, sia pure con difficoltà (lui può girare solo di Domenica…), è compatibile. Inoltre Roma faceva parte dei suoi 10 sogni come videomaker, e se è vero che per posti come la Nuova Zelanda e Mosca dovrà ancora aspettare, beh, Roma è in fondo a portata di…corse!! Arrivo il sabato sera notte, si gira dall’alba fino a poco dopo il tramonto, ritorno a casa alle 23.00, lunedì mattina scuola! Girare ai fori imperiali alle sei del mattino…è la prima cosa che ha visto di Roma con la luce naturale!! Il colosseo, con l’attrice, alle 6 del mattino, illuminato dall’alba.
Nel trailer (questo è quello artistico, poi ce n’è un altro che include anche immagini di repertorio della Gran Fondo) ha messo dentro quasi tutto quello che sa, e ha sperimentato. Girato in 4K, con una cura molto sofisticata della Color correction (che ha studiato nel 2015 in numero di ore incalcolabile), con alcune tecniche di ripresa praticamente da lui inventate e altre comunque molto poco note in Italia. Quello che ha un po’ stupito tutti, me per primo, è il giudizio che è stato dato da un cameraman e videomaker del settore (lo cito volentieri, Christian Bohm. Un uomo eccezionale da tutti i punti di vista) all’indomani del lavoro su L’Eroica: ovvero, che le sue riprese avessero un gusto artistico assolutamente unico, oltre ad un livello tecnico eccellente. (“Yuri è il numero uno!!”, mi scrive ad ogni sua uscita. E Bohm è bravissimo e fa lavori internazionali ricercatissimi!! )
E io e un po’ tutti sapevamo delle sue conoscenze tecniche per le riprese sofisticate, così come del livello tecnico come videomaker (altrimenti non vieni selezionato dai Festival internazionali), mentre il gusto artistico (“sa riprendere una fontana come non ho mai visto fare a nessuno”) se l’è evidentemente sviluppato in quelle migliaia di ore consumate dietro a film e documentari fin da quando aveva cinque anni, da quando insomma si rivedeva i dvd della National Geographic anche dieci volte e recitava a memoria quello che dicevano, commentando il modo in cui venivano fatte le riprese, e così via. In famiglia ci si divertiva a sentirlo così coinvolto, quello che proprio non immaginavamo è che lui stava già STUDIANDO. Chiedeva come regalo di compleanno e di Natale montagne di DVD, e dai dieci anni anche film veri e propri, ed evidentemente aveva già dentro quella pulsione di voler anche FARE, e poi dai 13 anni…è partito!!

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novembre 20, 2015
di Fabio Palma
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GREG LOUGANIS

Va beh
lo scrivo.
Ero in una spiaggia, domenica mattina.
Non sono tipo da spiaggia con ombrelloni, penso sia stata la decima volta in vita mia. Comunque ero lì. Solo soletto, dovevo far passare il tempo fino a pranzo.
Ero seduto su un muretto e a 2 metri c’era un tipo piuttosto panzone, viso di chi la sa lunga e se vogliamo simpatico, furbetto insomma, soltanto grasso, tutto era sovrapeso, con tre tipe vicino. età 50-60, credo O 35 50, boh. Se ti lasci andare, non è facile capirlo.
Il tipo fa il figo. racconta di suo parente anziano che vede il matrimonio di due gay, in Uk, e che bestemmia dicendo, ai mei tempi…etc etc.
Le donne ridono, poi quello si lascia andare. Ah, se avessi il potere…cinque anni, via gay, negri, zingari….solite cose. Poi dice, eh insomma, il tipo dei forni…le donne ridono. Dai non dire queste cose. Ridono. Eh, insomma, magari ha esagerato. Però guardiamo al succo delle cose.
Dice così.
beh, ho controllato bene che fossi a circa 50 metri dalla spiaggia dove non dovevano riconoscermi.
Ho preso fiato, mi sono detto, fallo.
Mi sono alzato, vado. Dico, mi scusi, lei sa chi è Greg Louganis?
Quello e le donne mi devono aver preso per un rapinatore, ho un pò di barba malfatta, capellacci, etc etc. Poi non è che io vada in giro distinto, eh, lo sapete.
Approfitto del vantaggio.
Non lo sapete?
Il tizio smart stava riflettendo, ovvio. E siccome si vedeva che era furbetto, dovevo essere lesto, e poi filarmela per non entrare in un dibattito sociologico-filosofico-con-mille-derivazioni-con-tutta-la-spiaggia-a-partecipare.
Guardi, dico, Greg Louganis è uno dei dieci atleti più forti di tutti i tempi, qualunque sport venga preso in considerazione. Ho detto dieci per avere margine. Pensi che è nato nella Hawaii, pieno di fighe. cerchi le sue foto, lui strafighissimo e fisico fra i top all time, garantito. Ah, numero di medaglie d’oro olimpiche e mondiali irraggiungibile.
Beh, pensi che si è sposato con un uomo, pochi anni fa.
Senta, lo so, sono d’accordo con lei, io quel fisico lo avrei usato diversamente, eh
Ma non ha fatto male a nessuno.
E poi le dico una cosa, dico mentre me ne vado via, che ormai stavo finendo i secondi.
Guardi che potrebbe arrivare uno dal Senegal, dove han tutti un fisico da paura, e mettersi a fare il dittatore, e mandare ai forni quelli bianchi e grassi. Le dico una cosa, abbronzatura e dieta, sai mai.
Poi ho accellerato il passo.
Dietro ho sentito vociare e pure una bestemmia, ma camminavo forte.
va beh, mi son lasciato andare, ma le ore non mi passavano ed ero senza libri, smartphone etc.

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novembre 14, 2015
di Fabio Palma
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FIERO e POSITIVO

C’è un tipo che non vedo da decenni.
Proprio decenni.
Se non ricordo male (Poldino per favore correggimi se sbaglio, sono passati secoli), questo tipo si trovò a lavorare da benzinaio in un posto dove c’era traffico la mattina e verso sera, transito di lavoro, e dovete immaginare l’Irpinia pre-terremoto, dove c’erano due strade, due sole, che portavano ad Avellino, da dove poi si dipanavano autostrade e quant’altro, e quelle due strade erano per così dire selvagge, strade tipo Ballabio-Morterone, dove dopo un pò ti fai delle domande sull’accuratezza della segnalazione chilometrica, o Dervio-Premana, e così via. Sono strade belle, sono strade soprattutto appenniniche oramai, stranamente l’Appennino si è preso una gran bella rivincita sulle Alpi perchè da catena montuosa minoritaria oggi è, indubbiamente, catena montuosa aspra e selvaggia di riferimento. Oggi l’Irpinia le strade le ha, sono ripassato da certi luoghi tre anni fa e c’erano i cartelli contrade, deve essere passato qualche politico toscano o simile che ha deciso che in Irpinia c’erano le contrade, ma potrei essere ignorante e magari ha rispolverato termine antico. comunque Poldino aveva un sacco di ore a disposizione, e durante il giorno, mi disse, si era messo a leggere le Confessioni di S. Agostino. Ora, vi descrivo Poldino: un animale da birreria, essere simpaticissimo e trascinante, se vogliamo un vero e proprio King notturno. Uno di quelli che in un locale fa la differenza, ok? Bene, a furia di leggere (e CAPIRE) libri così, successe che cominciò a PARLARE e a SCRIVERE così. Ho delle lettere di Poldino, pagine e pagine, che mi costrinsero a prendere in mano il vocabolario. Vi dirò di più: io il vocabolario di Italiano, da quando sono nato, l’ho usato solo con le lettere di Poldino. Quindi, immaginatevi un re da pub o locale che fa le battute in linguaggio medioevale. E che poi ti scrive cose serissime, cose emozionanti, in tale linguaggio. Vi giuro, in un caso crampi da ridere, nel secondo crampi da film Changeling di Eastwood.
Ora, pazzescamente, Poldino finì su Fb, anche lui!! Sapete che FB è stato abbandonato ormai da tempo dagli under 20, è roba da mezz’età, ormai. Roba da vecchi, o ex giovani. Soppiantato da Instagram e what app. Spacco generazionale mica da ridere, eh, vi assicuro che rispetto a quando under20 eravamo noi il fosso generazionale, anche a livello culturale oggi è MOOOOOLTO più accentuato, proprio perchè esistono i social da vecchi, ovvero questo, e quelli da giovani. Detto questo, io continuo a leggere, faticosamente come faticosamente si può leggere uno scrittore eccellente pre rinascimentale, il grande Poldino, il quale è essere onesto, schietto e retto come vi dico MAI mi è accaduto di incontrare. Uno che avrei messo in un governo subito, e vi garantisco che non avrebbe portato via mai un cent. Uno che non gira dietro alle cose, non difende l’indifendibile, non giustifica l’ingiustificabile, la porcata, etc etc. E così dixit, poche ore fa. Secondo me azzeccatissimo con tutto ciò che di puerilmente giustificante (o più correttamente, giustificativo) si legge su vari temi. CONSIGLIO: LEGGETE AD ALTA VOCE.
Oltre il Buon Dio (mio Unico Supremo!!!), non potrei configurarmi in sembianze di comodo. Se dovessi allinearmi in dettami di circostanza, mi prostituirei ai voleri dell’istinto più bècero.
Ho pienissimi motivi di sapermi “fiero-positivo” in ogni dove, come, quando e perchè abbia incamminato la mia Persona: con tutti i difetti annessi e le precipue Virtù risapute.
In Essere: Poldino pensa e sbaglia di Suo, quanto si vorrà, ma non si potrà giammai celare dietro ai paraventi di un’effimera compiacenza di giustifica.
Vivaddio, se avrò fondati motivi di sapermi in totale coerenza con me stesso. In fondo, il mio più grande pregio è sinònimo d’imperfezione: adoperarsi con Chiunque e a fin di Bene, ma denudarsi di ogni “Credo” morale, nel Buon Nome dell’Ingratitudine Altrui. * Vox Mea *

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novembre 10, 2015
di Fabio Palma
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CENTO PESCI NON FANNO UN UOMO

Da più parti ho scritto la frase Cento pesci non fanno un uomo.
E’ uno statement a cui sono affezionato.
Quarta liceo, un giorno ero stato interrogato in storia, votone, per cui il giorno dopo, a filosofia, ero a zero aggiornamento didattico. Sempre stato così, a scuola. Studiavo cercando di azzeccare le date, e in cinque anni di liceo ho fallito 3, dico tre, volte. Un impreparato in inglese, e le altre due volte tutto sommato salvato la baracca.
Dunque mi becca in filosofia, c’era un gran rapporto e le interrogazioni di filosofia erano uno spasso, a volte ce la facevamo sotto dalle risate. Fatto sta che mi becca, e mi chiede, a sorpresa (stava interrogando un altro e io me la stavo ghignando di pancia), una cosa un pò tosta. Forse Kant? Boh.
comunque io smetto di ridere e, serissimo, ma proprio serissimo, senza alcuna esitazione, rispondo una roba che suonava così: tutta l’architettura del pensiero di xxxxx si può riassumere nella storica frase Cento pesci non fanno un uomo, che divenne insieme manifesto di pensiero filosofico e sociale del periodo.
Ricordo distintamente ganzo che si gira dal banco davanti a me e mi guarda, dicendo, questa è grossa eh, praticamente fu l’unico che in un millisecondo capì tutto, gelfi, che non lasciava nulla al caso, spiazzato dalla mia sicurezza che si ruota a 90 e mi guarda, e professor Meroni che si blocca, seduta un pò accasciata, fissandomi tipo Marchionne a Raikkonen quando non è partito.
Silenzio di tipo cinque secondi. Classe silente che tenta di afferrare ripassi, studi, etc etc. Io, una sfinge. Gelfi, colui che tutto sapeva e poteva, circa al terzo secondo aveva capito (penso mentalmente in quei 3 secondi avesse fatto recap da Senofonte a Hegel), ma si era sfilato dietro nuca anteriore per ridere. Tutto era ovattato, ermetico, e fra l’altro dopo quell’uscita avevo il cervello più vuoto di quello del trota, avevo dato tutto, con quella frase lì.
Dopo quei secondi Meroni, senza lasciare la seduta scomposta, fa
Che cazzo stai dicendo
E sorride appena.
Va beh, me l’ero giocata senza chances, però fu un momento epico, anche perchè per qualche minuto raccontai pure che l’avevo letto in biblioteca, costruii un castello di congetture intorno, etc etc. Con recuperi di conoscenza da italiano, storia, interrogazione del mese prima…ero un asso, a improvvisare. Ora me la cavo bene sulle cose facili, ma allora potevo parlarti della condizione femminile in Austria (altra mia uscita epica, terza media, da me completamente inventata e che tenne banco per venti minuti di interrogazione in cui inventai totalmente una situazione sociale) per un’intera giornata, confondendo gli avversari, ovvero i prof. D’altronde Ganzo stesso prese 8 attingendo da un articolo di playboy…cioè, alla fine sotto i 25 hai il cervello più sveglio, niente da dire.
Comunque incredibilmente racimolo un 7 alla fine, lo ricordo bene, con chiosa di Meroni, non finisce qui.
pochi secondi fa mi arriva messaggio in inglese su google plus:
“Cento pesci non fanno un uomo” is only half of the truth
The second half is (“but hundret men can not swim like one fish”)
grande Rainer Lampatzer, amico virtuale, per aver concluso un dibattito filosofico rimasto aperto per decenni

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novembre 8, 2015
di Fabio Palma
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LA MEDIOCRITA’

Bestiale la mediocrità, è capace di uccidere qualunque cosa. Guardate che non sto esagerando, la mediocrità è una malattia micidiale, gravissima, mortale. E non sto dicendo, quello è mediocre e io no, mi vengono in mente duemila cose nelle quali sono stato o sono mediocre, e non solo quelle ovvie, come suonare (due anni per capire che proprio no), arti marziali (due anni anche lì), e via così con anche tentativi durati dieci, di anni. Ma voglio dire ad alta voce anche una cosa, io mi sono sentito mediocre perfino dove avevo raggiunto il Top istituzionale, la bella lode in ingegneria nucleare. E ho fatto un passo indietro, quando intorno ne avevo cinque tutti migliori di me. Migliori di parecchio, mica di poco. E fu un passo indietro NON indolore, perchè io avrei voluto con tutta la mia volontà rimanere all’Università, la ricerca mi piaceva un mucchio, mi piaceva fare il topo di laboratorio e poi scrivere articoli e poi andare a confrontarmi nel mondo, solo che quando ho visto che, immeritatamente, avrei potuto soffiare il posto a gente col cervello superiore al mio (e non di poco), me ne sono andato. Non me l’hanno detto e vi dico anche una cosa, avrei veramente potuto soffiarlo, il posto, fai un concorso e se arrivi al massimo vinci anche quando quelli a fianco sono molto, ma molto più in gamba, di te, e io avevo già 4 articoli internazionali pubblicati a 25 anni, e a parlare ero superiore a quei ragazzi, ma dentro ho sentito che sarebbe stata un’ingiustizia, anche perchè io avrei potuto fare altro, mentre loro erano tagliati per quello, la ricerca, e probabilmente molto meno per altre cose esterne, meno intelligenti, infinitamente meno intelligenti.
Solo che esiste o dovrebbe esistere un pò di autovalutazione, no? se uno non è portato per qualcosa, non è all’altezza di qualcosa, non è alla GIUSTA altezza di qualcosa, esce da quella stanza, e se ne va in un’altra. Abbiamo un sacco di stanze in cui stare, siamo mica in Sudan, dove la gente non può certo scegliere.
Se uno di musica ne capisce poco, ma proprio poco, non deve mettersi in ballo per un conservatorio. Dire, quello là non deve andare a dirigere il Conservatorio. Chi sei tu, che manco sai suonare, per sindacare su un vero musicista? e chi sei tu, che non hai mai preso in mano uno strumento, per metterti in ballo per diventare Direttore del conservatorio?
Siediti fianco a fianco agli altri, e METTITI A SUONARE. E se sei più bravo, allora prosegui, se no cambia stanza.
I mediocri sono una minoranza, perchè tutti quelli che stimo e che quindi sono amici e/o conoscenti hanno fatto la mia scelta, nella vita. Anche ogni giorno. Interpellati, dicono, no, non me la sento. Che vuol dire, altri sono più bravi di me.
E quella maledetta minoranza ci rovina, perchè invece sgomita, fa rumore, avanza. Spesso sono stronzi dentro, ma proprio tanto. Anzi, direi che me li ricordo e ne conosco solo di così. Gente non stronza arrivata dove non merita non ne conosco, dico la verità. E forse non è un caso.
Mah.
Ho letto che è stato fotografato un Grifone a Civate, è proprio un Grifone, con certezza. Mi ha rimesso di buon umore e mi ha evitato di fare dichiarazioni pubbliche, etc etc. Quindi grazie a Giorgio Sabbioni del Parapendio Club Scurbatt di Suello, che non so assolutamente chi sia, che ce lo ha detto

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novembre 6, 2015
di Fabio Palma
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BETTY ROBINSON

Non solo oggi, sapete, ci sono gli atleti giovanissimi?
Premessa: è un classico vedere gli adulti mediocri fare spallucce di fronte a un ragazzino che va più forte o è più bravo di loro, nonostante gli ultimi 15 anni siano stati rivoluzionati da ragazzi (Google, FB, etc etc etc) è ancora qualcosa che si vede e si sente. Strano, anche, perchè siamo un pò tutti consapevoli che qualche neurone lo perdiamo, dai 20 in poi, per non parlare di dopo…allora tiro fuori questa storia di sport, che è una storia particolare. eh. Siamo nel 1928, Olimpiadi. Prima Olimpiade a cui vengono ammesse le donne, e fra parentesi ‘na lotta della Madonna, mezzo mondo è contrario, anche fra gli organizzatori.
Beh, per i cento metri gli Usa mandano una ragazzetta di 16, dicasi SEDICI anni. D’altronde alla sua quinta corsa ha fatto il record mondiale…le aveva detto di andare su una pista un suo professore, vedendola correrre per prendere il treno…
Non ci va da favorita, nonostante il record mondiale. Troppo fragile, dicono. Solo che il discorso tensione etc etc è un discorso che i ragazzi assorbono molto meglio degli adulti, e fra partenze false e squalifiche la ragazzina vince. Vince, dico. Con un 12″2 che fra l’altro, considerando scarpe e pista di quei tempi, per non parlare degli allenamenti, a me pare un tempone ( al mio massimo feci 12″ 8 e oggi penso tipo un minuto).
Ma attenzione, la vera storia deve ancora arrivare…
Incidente d’aereo con suo cugino, rovinoso, nel ’31. Arrivano i soccorrittori e la ragazza è morta, sicuro come l’oro. La portano all”obitorio, per dire.
Qui un tipo nota qualcosa che non sa neppure lui e dice, forse non è morta, è in coma.
Ma no, gli fanno. Ma nel dubbio, la riportano indietro, ad un ospedale. Ripeto, la riportano dall’obitorio all’ospedale.
Anche lì pare proprio morta, però fanno degli esami e insomma, pare viva, in effetti.
In effetti vien fuori che è in coma, anche se di quelli brutti. Passa qualche settimana, e ne viene fuori, sorprendentemente. Si sveglia. E’ più rotta di uno spaghetto finito sotto una ruota, ma tant’è. Ha il coraggio di chiedere, posso tornare a correre?
Le dicono, guarda che hai avuto un culo che non ti dico a riaprire gli occhi, vediamo se camminerai, va.
Per farla breve finisce che inizia a camminare, però piegarsi niente, insomma, non è proprio più un’atleta. Va pure un filo storta. Però ama la corsa, che vi devo dire?
Riprende atletica, e l’Olimpiade dopo, nel ’36…sì, ci va. Per la staffetta, però, perchè non può piegarsi ai blocchi di partenza.
E vince l’oro….
E che vi devo dire? Una storia così, non serve commentarla. Ne verrebbero fuori pagine, per tutti.

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novembre 5, 2015
di Fabio Palma
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UNA STORIA

Non riesco a tenerla dentro, questa storia.
Dissi, se volete che continui ad andare bene a scuola, dovete lasciarmi andare.
E a quel punto mio padre capì che non ci sarebbe stato verso, nè cinturate nè chiusure in bagno sarebbero bastate. Com’è che si dice? Risoluto. Ero risoluto, ecco.
Era il 22 Agosto, e ve lo posso dire perchè di questa storia mi ricordo date, orari, telefoni, momenti. Tutto. Ognuno ha una storia di cui si ricorda tutto. Questa è la mia.
Si camminava di sera per Montepaone Lido, che allora era un niente, si era in meno di dieci, ovvero tutta la gioventù Under 17 di quel luogo. Amici di vacanza, io ero l’unico del Nord. Una ragazza, mentre cammino, si affianca e mi abbraccia. Cammino per qualche metro che ho il cuore nella via lattea. Non mi era mai successo (e per dir la verità praticamente non mi sarebbe mai più successo), ma non era solo quello. Aveva gli occhi verdi come il mare quando c’è quella profondità che hanno solo certe baie, aveva i lineamenti dolci e stupendi come avresti voluto che fossero intorno a quegli occhi, e la voce era semplicemente arte.
Furono pochi secondi, quell’abbraccio, poi nient’altro. Andai a trovarla ogni giorno, e poi ci si vedeva con gli amici. Niente di niente, non ci fu niente di niente. Era normale, per lei, abbracciare le persone in maniera dolce e gentile. Gentile, ecco. Lei era soprattutto questo. Anzi, no. Era Buona.
Io invece tornai a casa e dopo qualche settimane cominciai il braccio di ferro con i miei. Ero all’inizio della terza liceo…vado in Calabria per 4 giorni, c’è il suo compleanno. La situazione era che non c’era niente di niente, ma io volevo andare a trovarla per il Compleanno. Mai mosso da casa, 18 ore di treno almeno e poi chissà, ma ero irremovibile. I miei capirono che la cosa era seria quando arrivò la prima bolletta telefonica Sip post Agosto, era sopra le 100000 lire e vi assicuro che era un’enormità. Mio padre telefonò alla Sip, e quelli risposero, Sig. Palma, qui c’è un botto di telefonate verso la calabria. E dissero la cittadina. Stavamo al telefono anche due ore, ovviamente quando i miei erano fuori, e si parlava di niente.
E la sera io dissi le cose come stavano. Ero assolutamente innamorato e nulla più mi sarebbe importato se non l’avessi rivista entro due mesi. E lei? Lei no, solo amica, risposi. Ma lo dissi in maniera così ferma, nonostante fossi un 15enne capellone, che ogni discussione sui paradossi conseguenti fu spenta sul nascere. Anche perchè ero decisamente bravo, nell’esporre concetti e situazioni e pensieri, l’Italiano era la mia materia, e se è vero che la scuola deve preparare al mondo, beh, era già il momento di verificarlo.
Ci andai, col compromesso della presenza di mio nonno, che nel viaggio circuii da par mio spedendolo, una volta là, a vedere praticamente tutta la Calabria, dai bronzi di Riace a Tropea. Convincendolo a non dire niente ai miei. Senza quei rompicoglioni dei telefonini, allora potevi costruire alibi e contesti. Il nonno? E’ fuori, a fare una passeggiata. Il nonno? e’ in bagno, mamma devo andare a cena dai suoi. Il nonno? E’ giù nella hall. Beh, 4 giorni, e il nonno intorno non lo ebbi mai. Sì, avevo 15 anni, ma gli adulti me li impacchettavo come e quando volevo, d’altronde ora lo so, che non è assolutamente questione di età.
Io ero in un albergo, peraltro trovato da me via Sip e pagine gialle, e la vidi solo poche ore in 4 giorni. Genitori calabresi stupitissi e gentili quanto lei, mi invitarono a due cene e furono carinissimi, capirono, semplicemente, che avevo perso la testa, e sapevano che con la loro figlia era possibile. Era semplicemente perfetta.
Non ci fu mai nulla di nulla, e le rispettive vite andarono per conto loro. Scoprii un modo per telefonare gratis dalle cabine telefoniche, durò anni e così potevo telefonare per ore gratis. Un baco software…l’ultima lunghissima telefonata la feci dal laboratorio del Politecnico, ero in una stanza buissima per un esperimento, si stava lì 12 ore senza vedere luce, le dissi della mia vita da studente che si stava laureando, del fatto che avevo scoperto di non essere così bravo come si pensava, che non ero certo di cosa fare (vedi post di ieri). Mi disse, Fabio, tu con la tua tenacia farai sempre una vita giusta e con le cose che ti daranno gioia. Non costringerti mai. Ma con te la tenacia mica funzionò, le risposi ridendo. E lei rise e disse cose belle, e ridemmo entrambi.
Poi cominciai a telefonarle ogni due o tre anni, poi ogni cinque. Lei mi disse della famiglia, e poi un giorno della malattia.
L’ultima telefonata un anno fa. La malattia micidiale, la peggiore. Ti lascia in vita con un dolore continuo. Me la passò la madre, mi disse, Fabio, soffre tanto, sai. Ma al telefono lei era dolcissima, sono diventata tanto grassa, sai? venti kg in più. Mi parlò della sua famiglia, Signori, era un Angelo che parlava. Non trovai una parola giusta, una cazzo di parola giusta, per dirle forza. Addirittura, quando le raccontai dell’ennesimo cambiamento della mia vita, mi disse, ma tu Fabio non ti devi preoccupare, hai la forza che ti può portare ovunque, ce la farai sempre. Lei diceva così a me!!!!!!!!! Le dissi, ma me l’hai detto 20 anni fa. E dal telefono tracimò un sorriso, molto stanco ma sorriso era, che quasi sospirò, ma l’ho pensato anche dieci anni prima, quando sei capitato qui.
Da cinque mesi volevo telefonarle, ma avevo una paura fottuta. Poi ho avuto un presentimento, un’ombra. Sapete, non era su nessun social, niente di niente. Però ho digitato il suo nome, lo stesso. Come altre volte, da quando ci sono i motori di ricerca.
E questa volta il suo nome è uscito.
Niente, ci sono degli angeli, nel mondo, e io ne ho conosciuta una. E fa niente se ho fatto confusione fra maschile e femminile. Lei era un Angelo, e se qualcuno mi dovesse chiedere, di che colore sono gli occhi di un Angelo, e che voce ha, e com’è di viso, e come si comporta, e cosa dice, io prenderei dieci, in quell’interrogazione.
Non è una storia che ha morale.

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novembre 4, 2015
di Fabio Palma
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FATICA, SPORT, BELLEZZA

Questa volta copio, e incollo.
Quando fai qualcosa per lavoro, vuol dire che hai un committente.
E quando il lavoro “maneggia” arte e sport, e c’è di mezzo una passione infinita, allora non è solo questione di fare bene un lavoro (che dovrebbe essere il minimo), devi metterci qualcosa di…particolare

Ecco qui, le parole del committente, e in fondo l’argomento, un video, anche questa volta.
Era il mese di Aprile 2014 quando ci parlammo la prima volta…..Avevo ritenuta estremamente valida un’idea di Guido Agostoni, sindaco di Pasturo, per la serata pre-ZacUP. Volevo una serata che parlasse di montagna dal punto di vista alpinistico e dell’arrampicata. Durante l’inverno si era girato un film/documentario sulla parete Fasana con protagonisti i mitici “Maglioni Rossi”.
L’idea era stata di presentare a Pasturo l’anteprima . E allora non mi rimaneva che contattare il Presidente dei Ragni di Lecco.
Credo che l’empatia sia scaturita pochi secondi dopo le presentazioni. Il suo entusiasmo era coinvolgente e si sposava perfettamente con il mio.
E dopo mezz’ora di telefonata, fermo davanti all’ingresso della sede di DF Sport Specialist, è nata l’idea nella mia testa di fare qualcosa insieme molto più coinvolgente e impegnativo di una serata pre-gara…..e il risultato eccolo qui….
Ne è uscito un capolavoro Fabio Palma, hai organizzato tutto nei minimi dettagli con tuo figlio Yuri coinvolgendo dei grandi professionisti come Filippo Salvioni, Michela Scardinaro e Francesco Torquati Gritti.
Nemmeno l’incomprensione con l’elicottero ha causato danni….oddio io e te abbiamo rischiato l’infarto ma Filippo e Yuri si sono immedesimati negli skyrunner e hanno recuperato con una volatona.
Volevo un video che raccontasse la gara ma allo stesso tempo valorizzasse il nostro territorio e potesse trasmettere attraverso le immagini e la musica le emozioni che la montagna sa regalare….perché alla fine, come diceva Sir E.Hillary “non conquistiamo la montagna ma noi stessi “.
Beh siete riusciti a confezionare qualcosa di magico…..che ha reso ancora più magica una giornata indimenticabile
Grazie !!!
(Alberto Zaccagni)