Fabio Palma

Infinite jest

maggio 19, 2017
di Fabio Palma
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CHRIS CORNELL, così bello, così nostro

Eri così bello che quando ieri ho letto bene della tua età non potevo crederci.


Eri così incredibilmente esistenziale da essere uno dei pochissimi al mondo che avrei voluto essere, al posto mio, per qualche giorno.
Eri quello che sto per scrivere.

Che possa dare il meglio di me, in queste righe che sto per buttare giù, perchè non ho dormito stanotte e vorrei essere all’altezza di uno dei tre Geni che mi hanno rivitalizzato la voglia di fare e di capire, fra il 2004 e il 2009, e se è vero che uno non c’era più da tanto tempo, Musil, c’è qualcosa che ora mi tormenta a sapere che gli altri due che così mi hanno scavato dentro se ne siano andati alla stessa maniera, impiccandosi e vittime della peggiore malattia che possa cogliere un essere vivente, la Depressione.
David Foster Wallace e ora Chris Cornell. ( e mi tocca dire, anche Aaron Swartz, dei tre il più intelligente in quanto a QI, certo, e come loro travolto, anche se non solo dalla depressione).
Due talenti che questo secolo può mettere sul suo piatto della bilancia, insieme ad altri geni di altre arti certo, mentre tutti i secoli passati hanno i loro, e ovviamente ne hanno tanti perchè ancora questo secolo è ai primi vagiti, e lo so che molti di voi pensano, aspetta, che cazzo centra questo secolo, guarda che i Soundgarden sono esplosi nel ’90, e anche i Temple of the dog non sono di questo millennio, e io dico, per favore leggetemi, perchè ho una mia convinzione che va contro tutto quello che state leggendo, e cioè che tra tante cose fantastiche (compreso, aperta parentesi, le pazzesche cover di Billie Jean e di Redemption Song, promettetemi che andate a sentirle) c’è stato anche per Cornell un momento irraggiungibilmente superiore, ed è stato quanto le sue liriche e il suo cantato si sono sposati con il fraseggio e gli assurdi assoli di un altro genio, Tom Morello, il chitarrista politico dei diritti umani, per dare al mondo uno dei più grandi dischi di tutti i tempi, io dico il migliore di questo millennio, certo è una opinione ed è quella di mio figlio perchè in famiglia la pensiamo così, e cioè AUDIOSLAVE, stesso nome del gruppo, che insieme a pezzi che già da soli valevano l’acquisto (Show me how to live, per esempio), conteneva tre brani per cui oso scomodare due aggettivi, capolavoro e perfetto, e sono questi tre, LIKE A STONE, SHADOW ON A SUN e I AM THE HIGHWAY, e adesso vi dico perchè centra il Wenden, le vie pericolose, la mia rivitalizzazione, il cinema e i video, e tutto quello che faccio, con questi tre pezzi, e Chris Cornell
Chris Cornell era l’uomo più bello del mondo, l’unico che guardandolo ti faceva pensare, ma guarda Gesù che ha deciso di uscire da un suo dipinto. Era anche l’uomo più adatto a rispondere a un’intervista, gentile e profondo e con quello sguardo che gli cadevi ai piedi, uomo o donna che importa, ed era naturalmente anche un cantante da 4 ottave ( ma altri c e ne sono) assolutamente irriproducibile da qualunque altro cantante al mondo (perchè le sue 4 ottave e il suo timbro da baritono non spiegano tutto, il fatto che Shadow on a sun non è proprio copiabile, questione di corde vocali esasperatamente contorte ne graffiare su alti e bassi), ed era il poeta che si rinchiudeva in una stanza e scriveva il testo di Like a stone. Che diceva questo

In un pomeriggio intriso di dubbi (come gocce in una ragnatela)
In una stanza completamente vuota
Vicino ad una superstrada confesso
Di essermi perso fra le pagine
Di un libro intriso di morte
Leggendo di come moriremo soli
E che se saremo buoni potremo giacere morti
Ovunque vorremo

Vorrei essere a casa tua
Di stanza in stanza con pazienza
Ti aspettero’ li’
Come una pietra ti aspettero’ li’
Solo

Sul mio letto di morte preghero’
Gli dei e gli angeli
Da pagano (preghero’) chiunque
Mi portera’ in cielo
In in luogo in cui mi ricordo
Di essere stato cosi’ tanto tempo fa
Il cielo era livido
Il vino color sangue
E li’ mi incoraggiavi

E proseguii con la lettura
fino alla fine del giorno
E rimasi seduto con il dispiacere per
Tutte le cose che ho fatto
Per tutte quelle in cui sono riuscito
E tutte quelle in cui ho sbagliato
Nei miei sogni fino alla morte
continuero’ a vagare

E in Shadow on a sun, che Michael Mann, nel primo film della storia del cinema girato in digitale, Collateral, usa per una delle scene considerate CULT nella storia del cinema, ovvero quando un coyote attraversa la strada del taxi col taxista e il Killer che si silenziano, e per l’unica volta della storia il Killer ha dei dubbi e perde sicurezza della sua filosofia di vita, Cornell canta questo
Una volta ero dell’idea
Di toglierti il peso di dosso
E lasciarti dove stavi
E tu hai creduto che potessi farlo
Non l’hai mai visto fare prima
Potevo leggerti i pensieri
Dirti cosa vedevi
E mai dire una parola
Ora tutto questo é passato
Fatto e finito – e non tornerà piu

Posso dirti perché
La gente muore sola
Posso dirti che io sono
Un’ombra sul sole

Fissando la perdita
Cercando un motivo
E non essere mai davvero sicuro
Niente se non un vuoto
Vivere senza un’anima
E niente da essere imparato

Posso dirti perché
La gente impazzisce
Posso mostrarti come
Puoi fare lo stesso
Posso dirti perché
La fine non arriverà mai
Posso dirti che sono
Un’ombra sul sole

Forme di ogni grandezza
Si muovono dietro i miei occhi
Porte nella mia testa
Sigillate dall’interno
Ogni goccia di fiamma
Illumina una candela
Ricordi di colui
Che vive nella mia pelle

Che ombra abbiamo, sul nostro sole? Oh, ce l’abbiamo tutti, inutile nascondercelo. Puoi essere l’uomo più borioso del mondo, ma sempre un’ombra, nel taschino del tuo cuore, si sarà posata per coprire una bella porzione del sole che vuoi ostentare al prossimo. E così come il coyote lancia un messaggio DEFINITIVO al Killer e a tutti quelli come lui, così Cornell ci dice, guardate, io posso dirvi perchè la gente decide di morire sola, e ce lo canta, il motivo.
E infine, in I AM THE HIGHWAY, conclude che

non sono il tuo vento che soffia
io sono il fulmine
non sono la tua luna d’autunno
io sono la notte

Quindi Cornell aveva il suo suicidio, e quindi la sua sconfitta, nelle sue strofe, proprio come Wallace, che perfino nelle sue pagine più divertenti buttava lì il suicidio, ironicamente, come un fatto possibile. Ma mentre Wallace era capace non solo di pagine strazianti ma anche di pagine comiche all’inverosimile, Cornell non era mai stato in grado di cantare qualcosa di allegro, è un fatto. O incazzato, come nel secolo scorso, o desolatamente triste, come in questo millennio, anche se stretto nell’imperscrutabile volontà di raccontarci che cosa gli stava scavando il testo e il cervello.
E io mentre aprivo tiri assurdi canticchiavo queste tre canzoni, Matteo penso che a risentirla se lo ricorda, era un modo di auto spiegarmi perchè amassi quei run out piuttosto insensati a dir la verità, e anche se sono una persona molto serena e con pochissimi momenti bui come quelli con cui invece conviveva Cornell, riconoscevo a questo Gesù dei miei tempi che quel cobweb afternoon ogni tanto lo attraversavo anch’io, che quell’ombra sul sole sapevo cosa fosse, e che “perle ai porci privati di me” (mio Dio che metafora sul gettare le perle ai porci, ovvero le cose di valore ai porci…), l’inizio di I am the Highway, ecco, bastardo di un Chris, sì, anch’io avevo gettato, come tutti, tante perle ai porci.
Se oggi avete qualche minuto di tempo, queste sono le tre canzoni di cui vi ho parlato.
https://www.youtube.com/watch?v=7QU1nvuxaMA
https://www.youtube.com/watch?v=4aj9tdxqxDQ
https://www.youtube.com/watch?v=M11XudjVQW0

maggio 9, 2017
di Fabio Palma
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KIERAN BEHAN e due palle d’acciaio

Quelli che non capiscono un cazzo di sport (e scusate la partenza un pò violenta) pensano che dal secondo posto in giù siano tutti dei falliti. Sto parlando, ovvio, di gente che nella loro vita non avrebbero mai neppure raggiunto un decimo posto nei cento metri scolastici (e che magari pensa che un calciatore che a guardar bene non è fra i primi 100 al mondo sia un campione…), ma tant’è, più sei sfigato, più ti piace pontificare sulle posizioni altrui, sempre stato così. Oggi li chiamano Haters, per esempio la Pellegrini ha un sacco di Haters, e chiunque si sia mai buttato seriamente in una piscina per due mesi tentando di raggiungere un tempo capisce quanto la Pellegrini sia un fenomeno con TUTTE le maiuscole, non solo la prima (per i curiosi, andatevi a vedere quanti titoli italiani ha vinto, è non è un errore di battitura…)
E quindi questa storia non parla di un vincente, ma di un atleta che è riuscito ad arrivare alle Olimpiadi, partecipando. Oddio, leggendo bene, io lo chiamerei vincente, questo qui, ma io chiamo vincente anche chi vince un regionale di uno sport con 200 atleti, figuriamoci uno che va all’Olimpiade…
Insomma il tipo da bambino incappa in una delle cose più brutte che possano capitare nel mondo nostro, quello benestante occidentale (perchè, sia chiaro, se nasci in Siria o in posti, simili, oggi come oggi, questa sarebbe pure una storia normale, e anche qui magari ci sarebbe da sottolineare, infatti l’ho fatto). Il bambino prende un tumore, insomma, e finisce su una sedia a rotelle. E il futuro è scritto e segnato, nessun sogno di mezzanotte.
Il bambino è un bambino, e come tutti i kids di questo mondo immagina e ha dei sogni, irrealizzabili ovvio, ovvero dice, voglio fare l’Olimpiade. Lo accarezzano, lacrimucce di nascosto, e via con lentissima fisioterapia per farlo almeno alzare ogni tanto da quella sedia a rotelle, sapendo che sarà dura. Ah, faceva ginnastica artistica, per questo aveva un sogno sportivo.
Dopo 15 mesi si alza da quella sedia, e rompe così tanto le palle che lo riportano in palestra. Ovviamente non ha più la destrezza di prima, e durante un esercizio alla sbarra cade malamente, brutto infortunio insomma. Di quelli che colpiscono la testa…insomma, perde un anno di scuola, ha dei black out al cervello…i dottori gli dicono che non camminerà più bene e che soffrirà di deambulazione tutta la vita, il danno a quella parte del cervello è irreversibile…
Lui dice che però vuole andare in palestra. a tutti i costi. I genitori hanno quel bambino lì, e cosa fanno? lo assecondano, è una vita già buttata, no?
Dopo 15 mesi torna a camminare, con un bastone. In aria, alla sbarra, si trova meglio che su un terreno.
Quando cade non è, come dire, così reattivo sulle gambe, e rimedia anche un paio di fratture. Ma continua. Ed è pure bravo, viene selezionato, dopo tre anni, per gli Europei. Avete capito bene, Europei di ginnastica artistica, mica acqua dolce…
Ovviamente si infortuna, per darci dentro, e li salta. Ah, che tipo di infortunio? Rottura del legamento crociato anteriore…non so se mi spiego…ah, non sto scherzando: poco dopo rompe anche l’altro…stiamo parlando di un ginnasta che causa problemi e malattie quando cade dopo evoluzioni che non so se conoscete ma vi invito a guardarne anche una sola per dieci secondi, è portato a cadere, come dire, malaccio…
Ma riprende, ancora e ancora, due palle che definirei di titanio se siete d’accordo con le espressioni forti, e nel 2011 si qualifica per le Olimpiadi di Londra, che lo vedrà partecipante. Olimpiadi di ginnastica artistica…non paglia, eh.
Kieran Behan non si qualificò per nessuna finale Olimpica, a Londra, ma nel 2016 si qualificò ancora per le Olimpiadi di Rio…
Forse vi ricorderete della storia di Jacobs (comunque nella categoria RACCONTI DI SPORT le trovate quasi tutte, queste storie), che recentemente ha disputato un incredibile mondiale dei pesi medi di pugilato dopo che pochi anni, per un tumore osseo, era finito con la schiena tagliata in due e mesi e mesi di stampelle…ecco, penso che Behan e Jacobs dovrebbero essere conosciuti e spiegati e commentati e raccontati nelle sezioni sportive dei quotidiani, comunque fa niente, lo faccio io intanto.

maggio 8, 2017
di Fabio Palma
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TOMY NATHAN

E’ una grande storia di sport, ma alla fine vi renderete conto che si tratta anche di una grande storia di politica. Può uno dei più grandi atleti del secolo scorso essere stato, anche, uno dei migliori politici americani di tutti i tempi?
E come fai a dirlo, chiedete.
Beh, che sia stato uno dei più grandi atleti del secolo scorso è perchè se giochi due superbowl americani e in uno di essi ricevi 10 volte la palla ovale, significa che hai gambe da centometrista, fisico d’acciaio, e coordinazione da parkour avanzato, e molto altro ancora.
E per quanto riguarda la politica, si sa che è sull’integrazione che giudichi un politico. Uomo vs donna, bianco vs nero, ricco vs povero, cittadino vs valligiano, settentrionale vs meridionale, italiano vs immigrato e olandese vs italiano etc etc. La Madre di tutte le buone, o cattive politiche, è quella lì. Se fallisci, sei in un oceano di shit. Perfino in condominio o in un’azienda o in una società sportiva, è da come gestisci le integrazioni fra età, sessi e ceti sociali e culturali che si vede se sei adatto o meno a gestire. Il resto sono chiacchere. I numeri contano. Il numero dei litigi, dei malumori, delle bombe, degli ammazzati, dei NON integrati. I metodi? C’è il bastone, la carota, il buonismo, il cattivismo…io sono un buonista, ovvio, ma ho gestito cose piccole, massimo 30 persone in un’azienda, e poi i Ragni. Tony Nathan cambiò uno stato…come? leggete un pò.
Siamo in Alabama, 1970, lo stato più razzista del pianeta. Diversi morti ammazzati, zero indagini, bagni separati, docce separate, bus separati. In una scuola si iscrive tal Tony Nathan, che siccome è nero non lo fanno giocare neppure col binocolo. In allenamento, però è come vedere un incrocio fra Owens e un ginnasta del corpo libero, immarcabile. Ah, già, si parla di football americano, ovvero interessa e piace a tutti, solo che sugli spalti ci sono neri da una parte, che guardano i neri in panca, e bianchi dall’altra, che tifano amici e figli forse non portatissimi.
La scuola perde e perde, e l’allenatore è stufo. E’ un coach non razzista, ma neppure particolarmente interessato all’integrazione. Solo che sono due anni che perde e non ne può più. Entra Nathan!!, dice ad un certo punto, partita stancamente arrancante in perdita. Il tipo entra, ragazzino non muscoloso ma agile, molto agile, e timido, molto timido. Riceve palla, e fa quello che racconteranno tutti i decenni a seguire. Ne semina cinque, ne scarta altri tre, e fa il così detto touch down.
In tribuna i bianchi fischiano e urlano, quel negro non doveva entrare. I neri esultano, i compagni di squadra bianchi perplessi, ma rosicano.
La storia diventa complessa quando si presenta un predicatore, che dice, posso fare il cappellano della squadra? Sparisci, gli ringhia il coach. Questo insiste nelle settimane a seguire, e alla fine gli concede 5 minuti.
Sarà oltre un’ora, il tipo con le parole ci sa fare, e in poche settimane converte pure mezza squadra, e in un anno tutti, coach compreso, che si fa battezzare. E intanto Nathan gioca dall’inizio, che è uno scandalo per tutta la città bianca, solo che la scuola le vince TUTTE, arriva alla partita decisiva e perde solo lì…e cosa fa? Campus estivo con la scuola rivale, con il cappellano a fare da mentore, e i due coach che decidono, ci giochiamo la finale alla fine.
Così sarà, e devono affittare uno stadio, da 40.000 posti, dico 40.000 posti, e 20.000 fuori, per vedere due college sfidarsi in una partita. Forse non avete capito bene, è come se alla partita fra due istituti tecnici di Torino riempissero lo stadio della juventus con 20.000 fuori senza biglietto… Arrivano tutti i network nazionali a vedere, copertina del Times, e tante altre cose. La National Geographic, che apparentemente non centra una mazza, ci scriverà un articolone. E’ un caso nazionale, non è solo football americano. Non si era MAI VISTA UNA COSA DEL GENERE, NEPPURE IN UN FILM.
Nathan perde ancora ma con prestazione strepitosa, e l’anno dopo lo stato dell’Alabama decide di fare squadra mista, e poi vincerà il titolo nazionale e poi Nathan finirà professionista, seminando avversari per anni e anni come birilli, con finte che non si erano mai viste, e corse come in una finale olimpica, ma con energumeni che ti spazzano via. Il football americano è tipo che fai atletica a livello olimpico con pugili che ti arrivano addosso per ammazzarti, in sintesi io l’ho sempre visto così. Dicono che sia lo sport più duro del mondo, perchè con la boxe puoi schivare e ci sono regole, nel football americano insomma…
La città? Woodlawn. Omicidi e quant’altro ridotti al lumicino, dopo l’avvento di Nathan, e questa è stata la sua attività politica. Nessun governatore aveva mai lontanamente fatto qualcosa di positivo per lo stato, nessuno stato ebbe mai riduzioni della delinquenza come nei dieci anni a seguire della partita del 1974 di Tony Nathan. A mio modestissimo parere, fra i primi 50 atleti di tutti i tempi c’è lui, e fra i primi dieci politici del secolo scorso anche. Io la vedo così

maggio 5, 2017
di Fabio Palma
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UNA LEZIONE…

Eravamo in una capanna di paglia in un posto della Thailandia che pare che adesso sia parecchio turistico, mentre allora eravamo proprio solo io e il mio amico Grego, poi ci avrebbe raggiunto Pitax in Australia, e una famiglia locals ci aveva dato questa capanna. Non è quella della foto, era proprio spartana, ma non esistono foto di questo posto, e dopo che avrete letto capirete perchè non pensai di avere prove del mio passaggio…
Arriva una ragazzina, meno di 15 anni, probabilmente sui 10-12. Ci dice se vogliamo del cocco, perchè no diciamo, la capanna era a pochi metri da un mare da panico e sotto delle palme alte dai 15 ai venti metri, non di meno. Le palme erano tutte lievemente inclinate, potrei dire appoggiate tipo placca della val di mello di V, nel caso chi mi legga sia scalatore. Insomma una sezione cilindrica che andava su di un bel pò, inclinata.
‘Sta ragazzina abbraccia la palma, diventa una sorta di parassita di quel legno perchè la vedi che niente l’avrebbe potuta staccare tranne la sua volontà, dopo di che in meno di trenta secondi arriva in cima alla palma, stacca una noce, la butta giù, scende come scendereste voi le scale del metrò, poi da una sacca prende una sorta di machete, da un colpo, ci fa bere il latte di cocco, poi taglia in pochi secondi il rivestimento della noce, le fette di cocco, e ce le da. Buono da morire.
E se ne va ovviamente in maniera veloce, e ovviamente a piedi nudi, proprio come aveva salito la palma.
Io e Grego passiamo un paio d’orette tra sabbia e mare, dopo di che cominciamo a romperci, ci viene sete, etc etc, la ragazzina ci aveva lasciato il machete, e naturalmente ci diciamo, facciamoci del cocco.
Parte Grego, allora un fisico allenato da tre volte alla settimana di nuoto, era più definito di me. Fa tipo tre metri, si scortica come ad un assalto alla Maginot, e cade. Rido e sicuro di me (pur non avendo all’epoca mai scalato se non un terzo grado dalle parti del sacro monte di Varese, poi solo ferrate) parto ancora ridendo.
Al terzo metro realizzo che sarà dura, molto dura. La palma comincia ad oscillare al quinto metro, da lì in poi è una corda a sezione clindrica, sempre più stretta, ovvio, la natura è mica tonta, fa una base più larga e sopra sempre più stretta, così oscilla, le noci cadono col vento, e via via con l’evoluzione. Tutto molto razionalmente poetico, comunque la abbraccio con braccia e gambe, la bambina aveva fatto così. Solo che la pianta vede DAVVERO me come un parassita…comincia ad oscillare manco fosse una bandiera del palio. Dopo almeno cinque minuti sono a dieci metri, Grego mi fa, guarda che oscilla molto, però a quel punto che faccio? Proseguo, un paio di rivoli di sangue su braccia e gambe, arrivo al Top, oggi si dice così, che ‘sta cacchio di pianta sembra la Madre di tutte le catafionde, e come cazzo faccio a togliere la noce? Almeno dieci minuti, un braccio piano, pianissimo, a dare colpetti, l’altro abbracciato alla malefica pianta come fosse la mia mamma e niente di meno. La noce si stacca, cade.
E io?
Ho fatto un paio di ritirate sotto il brutto tempo, in montagna, ma soltanto una volta al Ratikon sotto un temporale biblico, con Paolo Spreafico, ho avuto qualche minuto di perplessità (panico leggero…) come quella volta. In realtà, sulla palma me la feci sotto. Molto. Neppure a vedere Shining me la feci sotto così. Dicono che Saw sia peggio, ve lo dirò.
Arrivo giù che sono devastato, ferito, esausto. Usando la mia pelle come un attack definitivo. I piedi sono feriti manco avessi attraversato dei carboni ardenti, Grego ha rispetto e non ride, aveva seriamente pensato che non avremmo mai raggiunto l’Australia.
Restavano da dare un paio di colpetti alla noce, così aveva fatto la ragazzina.
Rischiamo di mozzarci la mano più volte, poi esce zampillando, nella sabbia, tutto il succo, o come diavolo si dice.
Capiamo come non sia il caso di tagliare le fette….
Mi sentii così occidentale, così cittadino, che mi dissi, devi fare qualcosa. Da meno di cinque giorni mi ero laureato con Lode in Ingegneria nucleare, ero qualcuno in fondo, mi avevano pure applaudito in centinaia, con le lodi si faceva così. Come potevo essere così totalmente incapace in qualcosa??? Non ero un ingegnere messo così male, mi ero sempre detto, potevo correre e saltare, giocavo a calcio e ping pong, avevo fatto qualche garetta di atletica…insomma, ero davvero così SFIGATO come quella palma aveva sentenziato?
Sì…
Non so se quel giorno la prima gemma della passione arrampicata si fece largo, nel sottosuolo dei pensieri. Iniziai a scalare molto dopo.
Però sono sicuro di una cosa: anche molti anni più tardi, quando avrei aperto vie al Wenden etc etc, su quella palma mi sarei cagato sotto. Respect to that girl, e in generale, non pensare mai di essere forte. C’è sempre un bambino e una bambina, spesso orientali o africani, che sanno fare un qualunque gesto atletico meglio di te. A dir la verità, su youtube, sotto un video a milioni di visualizzazioni in cui una bambina cinese di 7 anni ripete perfettamente con chitarra elettrica e senza neppure una stilla di sudore tutti i più difficili assoli rock degli ultimi 30 anni, e poi ci dà dentro con pezzi jazz e classici, un tizio ha scritto: remember: there is always someone from Far East that can perform better than you, whatever, expecially if she or he is a kid”

maggio 5, 2017
di Fabio Palma
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L’UOMO DI FERRO

Stanchi? Stressati?
Fesserie.
Se dovesse capitarvi di leggere, e capita spesso, di giocatori di calcio professionistico stanchi fisicamente o mentalmente, mandateli, se possibile, a quel paese, e nonostante siano magari i vostri beniamini, mettetegli una croce sopra. Non sanno quello che dicono. Non sanno cosa sia lo sport serio. Non sanno cosa sia lo sport professionistico serio. Quello che usura davvero, testa e muscoli.
E ce ne sono due, da mettere a capofila, e parlo di sport di squadra. Il primo è il football americano, e vi racconterò una storiella nei prossimi mesi, ma d’altronde avrete già letto e visto, probabilmente. Altro che tritacarne, quello è una centrifuga, che è pure peggio.
Il secondo è la NBA, quella cosa spettacolare a cui ambiscono centinaia di migliaia di giocatori di basket nel mondo, e dove invece riescono a giocare poche decine, e dove pochi durano per più di 5 anni, nonostante ingaggi da favola, notorietà come se piovesse, e tutto quello che uno vorrebbe dalla vita, a dirla tutta.


E prima di spiegarvi chi è costui, della foto, vi dico subito che per nove mesi all’anno il giocatore NBA ha soltanto otto ore libere, che devono bastare anche per il sonno. Quelle dopo la partita…dove donne, vizi e quant’altro sono più o meno possibili, dopo mezz’ora di bagno nel ghiaccio per le botte subite. Ah, in quelle 8 ore devi anche dormire, prima di essere catapultato in un aereo, perchè spesso giochi 4 o 5 partite la settimana, o direttamente in campo, se hai il giorno di allenamento perchè giochi in casa.
Bene, il tipo della foto si chiama AC Green, e lo chiamarono Iron virgin, e ci hanno fatto un film…Iron virgin perchè i coimpagni di squadra gli mettevano donne provocanti fuori dalla porta della camera, ma lui…andava a dormire. Niente droghe, niente vizi, niente bere. Con questo risultato, ma per favore calatevi nella statistica: 1192 partite consecutive per un totale di 14 stagioni e mezze sempre in campo. Signori, 1192 partite consecutive in NBA…senza mai saltarne una…senza mai farsi male dico almeno a un dito…uno stiramento, una piccola contrattura, un giramento di balle, una mancanza di voglia, Coach domani salto, Coach ho la festa della sorella e tanto siamo già nei Play off (vinse tre titoli e giocò sempre in squadre FORTI), insomma immaginatevi VOI per 14,5 anni a non saltare neppure una giornata di lavoro, neppure per un raffreddore, e però in mezzo metteteci 600 trasferte di lavoro con aerei, aria condizionata americana, e tutto quello che volete, mal di testa compresi eh, e poi un sacco, ma davvero un sacco di botte, perchè ragazzi, sotto canestro, in NBA, circolano molossi da 110 kg che usano i gomiti come cacciatorpedinieri.
Buon difensore e ottimo rimbalzista, recitano le note statistiche, ovvero sotto canestro se l’è vista anche con Shaq, gente così. E di lividi, ve lo dico io, ne ha sicuramente avuti da venderne.
E poi lo vedi in questa foto, una persona così gentile e così docile, vorrei dire DOLCE, e in fondo minuta anche se stiamo parlando di uno alto più di due metri, e capisci che il tipo aveva, semplicemente, una concentrazione mai vista nella storia della NBA. E, quindi, della storia degli sport di squadra. E, aggiungo, raramente vista anche nella storia della vita in generale perchè, e che caspita, pure un premio nobel della biologia o della fisica, gente che spesso non si muove dal suo laboratorio per settimane e mesi, in 15 anni almeno una volta avrà detto, oggi sto a casa.
Ah, già, direte voi, ma gli altri tre mesi dell’anno? Niente, siccome lui non aveva il talento dei migliori, si allenava ogni giorno, dieci ore al giorno, e così sempre rimase in squadre di vertice…

A.C. Green celebrates his fourth NBA Championship

maggio 1, 2017
di Fabio Palma
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IL MAGO CHE NON CE L’HA, quasi, FATTA

Uno pensa che quando ti arriva una cosa così, hai la strada spianata. Uno pensa che quando la cosa E’ così, hai il mondo ai tuoi piedi.
E invece no, altrimenti il primo Gennaio di ogni anno avresti tutte le classifiche di merito di qualunque lavoro o sport già scritte e stilate, sai già a priori chi è il più bravo a fare un lavoro, chi il più veloce, chi il più forte…che gareggi a fare? Che ti impegni a fare? E’ tutto scritto, no?
Invece no. E neppure 73 milioni di dollari guadagnati in 31 anni di vita possono essere un successo, intimamente.
E’ il 2006, e nel mondo dello sport avviene qualcosa di epocale. Perchè stiamo parlando di NBA, e da Jordan in poi l’NBA è planetaria, è a massima organizzazione sportiva, è professionismo nello sport quanto la BBC nei documentari, è il top del tot e del Top
E ogni anno la NBA fa una cosa così intelligente che ogni tanto mi chiedo come mai non la facciano tutti gli sport: fa le così dette scelte, ovvero le ultime classificate scelgono i giovani che SULLA CARTA sono i migliori. Vengono dai college e dalle università americane, ovvio, ma da quando la NBA è planetaria, vengono anche da Europa, Africa, Australia, Argentina. Ovunque. E da Petrovic in poi, un compianto fuoriclasse jugoslavo, si capì che anche se non eri nero e venivi dall’Europa, potevi fare la differenza. Sabonis, Kukoc. Dei Crack, giocatori che hanno spostato gli equilibri nel più competitivo. campionato del mondo. E ATTENZIONE, giocare in NBA significa una montagna di soldi, ma anche una montagna di problemi. La tua vita privata? cancellata. Non pensate ai calciatori, ai tennisti…un giocatore NBA per 8 mesi all’anno è libero solo da mezzanotte alle 4 del mattino, quando spesso ne fa di tutti i colori…giornata settimanale tipo? Eccola, ed è tutto vero. Sveglia alle 7, check-in alle 8.30 per aereo della squadra privato e trasferta, riunione tecnica per la partita della sera prima sull’aereo, atterraggio, primo allenamento, pranzo, secondo allenamento, psicologo sportivo, prepartita con il team degli allenatori, partita. Se c’è un giorno di mezzo, allenamenti a ore e ore. Con gente come Lebron Curry e Bryant che si fa anche tre ore in più dell’ultimo dei panchinari…
E Bargnani, ragazzo romano magro come un grissino e dalle mani di fata, sopra nominato IL MAGO, diventa, nel 2006, la prima scelta europea di sempre. Ovvero, viene scelto come numero 1. Un italiano che gioca a basket viene considerato dalla NBA il miglior giovane al mondo. Sappiatelo, poteva essere una svolta epocale, tipo quelle dettate da Tomba e dalla Pellegrini, due che hanno influenzato lo sport italiano come nessun altro. Tutti gli Under 14 a fare sci prima, tutte le bambine a battere i piedi per terra per farsi iscrivere a nuoto.
Veltroni lo nomina ambasciatore di Roma nel mondo, l’America lo sbatte in prima pagina ovunque, e lui ha pure il culo di essere scelto da una realtà tranquilla, non super stressante: Toronto.
Primo problema: andare in NBA significa prendere delle botte che stendono una persona di 100kg entro i primi 30 secondi. Beh, se capiti dalle parti di Shaq O’Neal, anche dopo cinque secondi. Sport da combattimento vero, ragazzi. Pensate che immergono i giocatori in vasche di ghiaccio per mezz’ora, a fine partite…
A Bargnani impongono una dieta proteica da 5000 Kcal al giorno, e palestra come se non ci fosse un domani.
Parte malissimo, e pieno di lividi. Ma poi migliora. Il suo impatto non è quello di un Lebron James, da matricola, e neppure quello di un Ginobili, ma non è così malaccio. E ogni anno sembra migliorare, a volte il rendimento è pure costante, ed è un costante alto. Solo, a centro area viene spazzato via, nonostante la dieta, la palestra, qualunque cosa. Non ha il fisico per contrastare i forti. Le sue mani da fata colpiscono, ma solo da lontano.
E con gli anni arrivano i dubbi, i trasferimenti, e panchine. E gli infortuni, sempre di più, perchè quando metti decine di kg in più hai due possibilità: o li metti per diventare una iena, o li metti e diventi di cristallo. Lui, è sempre più cristallo.
Nel 2016 la NBA lo rifiuta, ovunque, e torna in Europa, in una squadra spagnola, comunque molto forte. Ma gioca pochissimo, e da Febbraio di nuovo in infermeria, fermo da allora. Due giorni fa, la rescissione del contratto.
E’ diventato ricchissimo, 73 milioni di dollari, ma non è diventato nè Tomba nè la Pellegrini. Il nostro mago, da molti oltreoceano, è stato considerato una delle cinque peggiori prime scelte di sempre. Non so cosa provi Bargnani nel suo cuore, magari sta bene, alla grande, e ovviamente io spero sia così. Forse avrebbe potuto continuare in Europa, dove era un Dio, come scelsero altri super talenti che rimasero lontano per sempre da quella centrifuga che è l’NBA. L’eterno dilemma di ognuno di noi, quanto fare lungo il passo, rispetto alla propria gamba. E il problema è che trovi un milione di esempi di passi troppo lunghi, e un milione di esempi di passi troppo corti.

marzo 17, 2017
di Fabio Palma
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DAL RING AL TUMORE, DAL TUMORE AL RING

Non sento bene più le gambe, disse. E per me le gambe sono più importanti delle mani, la gente non lo sa ma per noi è così.
Fa autografi, ride, venga Campione, diamo un’occhiata. Ma non è che ci è andato giù pesante, campione?
Guardano e sviscerano, poi siccome a uno così non si può mentire, gliela buttano giù chiara e limpida.
E gli dicono che ha un tumore maligno, alle ossa.
Quando posso riprendere ad allenarmi, chiede.
Non ha capito, gli dicono, le possibilità di salvezza sono sul 50%, incrociamo le dita, lei ha un fisico forte, etc etc Se sopravvive, comunque camminerà un pò così, capisce?
Pensano che sia un pò tocco, tutti gli sportivi sono visti così, dai medici, un pugile poi…
Anche a me due volte, una lo scorso Ottobre, mi hanno detto, non potrà fare più sforzi, e si erano sbagliati alla grande, ma non avevo avuto una diagnosi così, grazie al cielo.
Insomma ecco la foto, dopo l’operazione.


19 mesi dopo, torna a combattere, e adesso ha in record di 32 vittorie su 33, delle quali 29 per KO. Solo che questo sabato notte incontrerà GGG Golovkin, la furia russa, che ha vinto 36 volte su 36, ovvero sempre, e per 33 volte per Ko, e sempre così negli ultimi cinque anni.
Ora io dico che uno che ha una schiena percorsa da una cicatrice di 40 cm è già tanto se cammina, e se poi è tornato a fare sport io mi inginocchio, e se poi è un pugile mi prostro, e se poi è un pugile che ridiventa campione del mondo io mi sdraio, e se poi va ad affrontare il più forte picchiatore dei pesi medi di tutti i tempi, così dicono le cifre, ecco allora non so cosa fare. E dall’altra parte c’è questo russo che comunque gli hanno portato a casa due bare vuote, qualche anno fa, lui bambino, a 4 anni di distanza, e mio fratello? chiese due volte, non lo abbiamo più trovato, gli dissero dall’esercito russo, gente, la boxe è questa, c’è la vita, ci sono gli sport, e poi c’è la boxe, che è la vita all’ennesimo spessore e lo sport all’ennesima densità, tutto il resto, e soprattutto certe cose calciofile platinate, è un pò così, diciamocelo, sulla boxe sono stati fatti film e scritti libri e se ne potrebbero fare altri 100.000 e io potrei scrivere 10.000 pagine e non esagero perchè la boxe è questa cosa qui, due uomini ora ricchi ma con un passato che noi manco ci sognamo che fra 48 ore devono salire su un quadrato, con delle corde, e quelle corde a volte le superi catapultato giù, con davanti uno che sai già che non proverà dolore, cioè sì, un casino, ma non fa niente, proseguirà allo strenuo, mica come altra gente e altri sportivi, il pugile il dolore non lo ammetterà MAI perchè è totale ignominia fare la faccia da addolorato, per un pugile, e io questa cosa me la dico sempre perchè non ho una soglia del dolore molto alta e mi dico sempre, non fare una fighetta se no ti automando su un ring per 60 secondi poi mi dici
Jacobs va negli ospedali a trovare gli ammalati, sempre. Sente che sia giusto, ecco. Poi sul ring è questa cosa qui

marzo 3, 2017
di Fabio Palma
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UNA RAGAZZA SUPERLATIVA

Qualche settimana fa a Bode Miller fu chiesto cosa ne pensava di una discesa libera maschile con la Vonn. Bode, uno dei più grandi atleti di tutti i tempi, e non solo dello sci, che magari con una testa alla Girardelli o alla Phelps avrebbe vinto il triplo ma è anche bello che ci siano atleti così, diciamo un pò come noi, via, dicevo Bode aveva appena parlato molto bene della Vonn, ma alla domanda guardò l’intervistatore serissimo e con una faccia sfinge che era un programma (la clip video fa spanciare) e rispose così “chi ha detto che la Vonn possa gareggiare con i maschi non deve essere uno che capisce molto le cose (pausa). Vedi, lei è una buona scivolatrice, se andiamo là (gira la testa per indicare) su quella pista per lo skilift e facciamo una gara, magari arriva vicino agli uomini, perchè è una buona scivolatrice (gira la testa di nuovo verso il cronista) ma se la mettiamo su una discesa come Kitzbühel, Gardena, non so se arriva in fondo e se arrivasse prenderebbe chilometri di distanza”.
E’ così, la differenza di forza fra una donna e un uomo è abissale, tanto per fare un altro esempio, il record del mondo dei 200 sl fatto col supercostume (da qualche anno non più regolare) della Pellegrini, che all’epoca era un’atleta mostruosa rispetto al resto del mondo ( ora è semplicemente una fuoriclasse che non avremo mai più nel nuoto e non solo), non basta per vincere i regionali juniores lombardi maschili…
Due fatti però, nelle ultime settimane, mi hanno assolutamente sconcertato: il primo è contenuto in questo video qui, che non solo è spassosissimo per il tipo che prende dei pugni che sfonderebbero una porta senza neppure fiatare, e dove la donna mostrata dovreste riconoscerla perchè era la cattivissima di Million dollar baby, il secondo è di questa ragazza americana qui, la quale ha salito una lunghezza di arrampicata leggendaria ( La Rambla), croce di decine di atleti maschi incredibili e delizia di pochissimi atleti maschi pure super forti ( per dire, due tipacci forti come due muli come Huber e Andrada mai ce la fecero…non so se mi spiego…sono due che ad una sbarra batterebbero con facilità campioni di Calisthenics e ginnasti, o forse no ma se la giocherebbero, insomma organizzate che sono curioso!!) . Questa ragazza, alla fine di questa cosa enorme che ha fatto, se ne esce con una dimostrazione di gioia assolutamente commovente e questa foto, a me che ormai lo sapete, sono di commozione facile avendo superato i 50, beh, insomma, mi ha dato una lacrimuccia.

Perchè sappiate che io mi sono allenato davvero tanto per anni, e ci ho dato dentro anche per 25 ore alla settimana per qualche anno ( eh sì, tre ore ogni sera, 4 sere, poi 2gg di scalata fissi e qualche volta 3…pure di più…) e quello che ha fatto ‘sta ragazzina, beh, sta a tantissimi di noi che ci abbiamo dato dentro, e che siamo masculi, e anche qualcuno ha pure iniziato a 15 anni e scala da 20 insomma, dicevo sta al 99,9% dei masculi che scalano come il 9″59 di Bolt al tempo di un campione regionale italiano sui 100 metri…RESPECT, Sig.na Margot. LEI è una ragazza leggendaria
Ah il video…fa sbellicare ed è SCONCERTANTE per l’esito…questo è part 1, poi c’è part 2
https://www.youtube.com/watch?v=Gzntve0kiaU

febbraio 9, 2017
di Fabio Palma
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DREAM Yuri Palma

Non solo è un video tanto breve quanto potente e intenso, ma ha avuto alcuni commenti bellissimi, poesia sulla poesia. A chi dedicarlo? A tutti quei meravigliosi sognatori perditempo al cui insieme, o famiglia, indubbiamente appartengo. E a quanto pare, anche mio figlio.

WINTER in 4K

gennaio 4, 2017 di Fabio Palma | 0 commenti

Naturalmente questo non è un Inverno di quelli che senza catene o gomme da neve non ti muovi da casa. Sarebbe stato un Inverno ideale per alcune vie di roccia, in Wenden soprattutto, ma tant’è, è un Inverno di progetti e lavori, invece. A Natale e Santo Stefano, però, è stato un Inverno di passione artistica. La Val di Mello, i bagni di Masino, Predarossa. Con anche riprese mie e di Tatiana, rigorosamente impostate e guidate dal protagonista, ecco WINTER, pubblicato anche da Repubblica.it sul loro sito