Fabio Palma

Infinite jest

Novembre 12, 2019
di Fabio Palma
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STENMARK, o l’unicità

17 dicembre 1974. Lo sport mondiale conosce, ma ne è ancora ignaro, uno di quei pochissimi esseri soprannaturali a cui affibbiare il cartello di imbattibile. Come nel 2k Bolt, Mayweather, Eaton, Ichimura e Phelps, in questi anni Biles, Peaty e Dressel, nel passato Lewis, Laver e i Boston in Nba.
Uno dei pochi sportivi che costrinsero i legislatori a cambiare le regole, come avvenne per Jabbar al college quando vietarono la schiacciata, e rovino’ la carriera di almeno cinque grandissimi talenti che senza di lui sarebbero stati ricordati come fra i più grandi di sempre. Già; perché uno del genere, come il duo Phelps-Lochte per Cseh, relega in un girone secondario dei Campioni che altrimenti avrebbero avuto Gloria e Onori.
Ingemar Stenmark…era appena arrivata la Tv a colori nelle case di molti, e questo ragazzino di 18 anni sconvolse lo status quo dello sci, arrivando dal profondo nord che, a dispetto di neve e quant altro, non aveva tradizioni di sci alpino. 
Italiani e austriaci e francesi non la presero bene, ma proprio per niente. Pochi mesi dopo milioni di spettatori si alzarono in piedi quando cadde nel parallelo contro Thoeni, perdendo la Coppa del Mondo. Giornalisti da spazzaneve scrissero che mentalmente era stato spazzato via dal nostro gelido altoatesino, e che avrebbe sempre pagato pegno nelle gare secche, quelle dove la tensione contava quanto la tecnica e il fisico.
Pochi mesi dopo tali scritti divennero come certi discorsi politici contemporanei: capovolti. Stenmark cominciò a dominare come nello sci non si era mai visto. Dopo tre anni introdussero la Combinata, e fu una decisione che anni dopo avrebbe tolto al nostro Tomba almeno tre Coppe del Mondo. Dopo una discesa libera con 10 secondi di distacco e una gran paura in allenamento (allora le discese libere non erano preparate come adesso e oggettivamente flirtavano con il rischio mortale o di paralisi…), lo svedese imbattibile se ne frego” della Coppa accontentandosi di spazzolare speciali e giganti. Un grandioso manager come Mario Cotelli non accettò mai come lezione di vita che anche una valanga, come quella azzurra, una macchina anche organizzativa perfetta, potesse essere ridicolizzata da un singolo con dietro nessuno. Come se in un’azienda un’oligarchia venisse umiliata da un solo individuo, geniale e irraggiungibile.Stenmark fu per lo sci quello che Gates e Jobs furono per l’informatica, con l’IBM sgretolata da due pischelli fuoricorso. Tutti i Geni sono cosi, pensate ad Einstein che nel 2005 da un ufficio brevetti manda 5 articoli ad una rivista, e 4 sconvolgono la fisica e la conoscenza del mondo e il mondo accademico che manco lo aveva considerato per una sotto cattedra. Stenmark da solo creò il domino che stravolse lo sci. Anni dopo svedesi e norvegesi arrivarono in massa nelle gare, sdoganati dall’esempio del Re.
Anni fa lo intervistarono e lui, in forma smagliante, disse che stava seduto davanti alla Tv anche 8 ore al giorno consecutive, a guardare sport. “Ma non si allena?” Sorrise lieve e rispose, e perché dovrei farlo? E sollecitato, fece un back flip perfetto. Recentemente ha partecipato ad una cosa tipo ballando sotto le stelle, muovendosi regale e perfetto. Baciato da Dio in ogni possibile sfoggio di equilibrio, forza e destrezza, Stenmark era semplicemente l’atleta perfetto, avrebbe dominato in vari sport.
Negli anni a venire il mondo si sarebbe meno stupito a vedere adolescenti irrompere in Sport ingessati dalla tradizione e dalle gerarchie, rompendo le righe. Allora io avevo meno di dieci anni e andai in settimana bianca con la scuola. Una cosa è certa e sicura, come nella musica e nel disegno, neppure in dieci vite sarei riuscito a essere neppure un mediocre in quella disciplina. Così Stenmark mi fu ancora più leggenda. Poi pochi anni fa presentai Cotelli ad una conferenza e gli chiesi dello svedese, e allora lui subito raccontò di quella prima vittoria e poi del parallelo di fine anno e della vittoria di Thoeni.
Sì ma dopo? gli chiesi. Era così ENORME.
E allora fece una faccia strana, come quei paesaggi della brianza, colline non ordinate e fotografabili come quelle toscane o umbre o marchigiane. Fece una faccia strana, non si capiva. Si, mi disse, non si poteva battere.
Capii che ero stato inelegante: quello svedesino aveva cancellato prima la valanga azzurra e poi una generazione di Campioni che non poterono diventarlo. Moltissimi anni dopo un irriverente guascone da Bologna vinse una gara con Stenmark ancora li, terzo. E nel frattempo c era stato Girardelli, un altro singolo perché col padre scappò dall’organizzatissima Austria per vincere da solo. 
Si sa, quando non ci sono Geni o comunque singoli stratosferici conta il gruppo e l’organizzazione, ma poi proprio queste due entità mal digeriscono che arrivi uno e uno solo capace di far meglio di cinque o dieci o cento. Si comincia a rispondere, “conta il gruppo”. Nel mondo del lavoro il singolo in gamba viene messo da parte, fa paura e rompe i coglioni. I normali si alleano (quando va bene, spesso si alleano i mediocri…di solito con a capo quello con meno scrupoli, perché insolenza e cattiveria e arroganza sono facili da buttare in faccia agli altri, é la creatività con le sue idee che è propria di pochissimi. ).
Nello sport grazie al cielo vince il migliore, anche se pure li chi non sta ligio al gruppo ogni tanto viene soffocato e allontanato. Io, da allenatore, ho sempre trattato diversamente quei pochissimi che avevano qualcosa di diverso, attirandomi ovviamente critiche. “Sono tutti uguali”.
No.
Non lo siamo.
Ci sono i mediocri, i normali, i bravi, i bravissimi, i Campioni, i fuoriclasse, gli unici. In tutti i campi. 
Gli unici sono cosi pochi che spostano di dieci anni in avanti, minimo, l’orario in cui si muovono tutti gli altri, che da quel momento rincorrono invano.
Stenmark era unicità at its best

Novembre 1, 2019
di Fabio Palma
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LE GRANDI MENTI PARLANO DI IDEE

LE GRANDI MENTI PARLANO DI IDEE

LE MENTI MEDIE PARLANO DI FATTI

LE PICCOLE MENTI PARLANO DI PERSONE

Era il Febbraio 1990, si sapeva che mi sarei laureato e al 99% con la Lode, ma intimamente mi sentivo sprovveduto e inadeguato. Incapace.

Da tre mesi ero in sotterraneo del Cesnef, Politecnico, con una finestrella altezza marciapiede completamente schermata dalla luce, che comunque d’Inverno era, lì sotto, poca, fioca, e triste.

Non ricordo NULLA dei dettagli dell’esperimento che dovevo condurre, c’era un rivelatore allo stato solido, Camera a deriva, inventato pochi anni prima (credo un paio), e dovevo verificare una teoria, con degli elettroni sparati che dovevano comportarsi in un certo modo.

Sapevo usare due rack di strumentazione, molto costosa e complessa, ma brancolavo nel buio, reale e metaforico. Gli elettroni venivano sparati in un modo che l’esperimento falliva, giorno dopo giorno. cambiavo delle cose, la velocità, il campo elettrico…niente di niente. Passavano ogni tanto dei dottorandi, cercavano di aiutarmi, ma non se ne veniva a capo. Il bravissimo e simpaticissimo Marco Sampietro, oggi Professore, persona stupenda solare e sempre serena (Quanto mi manca…), era venuto qualche volta ad assistermi, ma anche lui non aveva saputo costruire l’esperimento in maniera diversa. Quello che si pensava dovesse funzionare in qualche settimana, e che fra l’altro avrebbe dovuto essere il Capitolo portante della mia tesi, sembrava campato per aria. Intendiamoci, avevo una media sopra il 28,8, quindi il 100 e Lode lo avrei portato a casa con qualche scritto a caso, ma intimamente mi sentivo una merda. Avevo capito non solo di NON essere geniale (questo lo avevo capito già quando al primo anno rimasi a scena muta alla domanda per la Lode ad Analisi I, quando manco compresi cosa avesse voluto chiedermi Verri e mi confermò il 29 dello scritto. E’ stato IN QUEL MOMENTO che ho fatto pace con la normalità, al Liceo qualche Professore mi aveva chiamato Genio e…va beh, senza menarmela e lo potete chiedere ai miei amici, ma ci avevo creduto), ma neppure un bravo ricercatore. Non mi consolava il fatto che anche altri non mi avevano saputo consigliare: loro avevano le loro ricerche, avevano speso solo qualche minuto con me, io ero rinchiuso lì sotto da SETTIMANE diventate mesi.

Quel giorno di Febbraio in quella stanza si presentarono in cinque, il Prof Longoni, il Prof. Cova, Sampietro, e due dottorandi, tutti di buon umore ma evidentemente frastornati. Il mio esperimento era comunque importante per tutti, dopo qualche mese era stata prenotata una slot temporale al Cern per verificare con le particelle più piccole quello che avrei dovuto “facilmente” riscontrare lì dentro. Insomma, era partita un pò d’ansia. Cova, un tipo in gambissima, era venuto lì a curiosare, la sua area di studio era diversa.

E avevano chiesto ad Emilio Gatti di fare un salto lì sotto.

Io Gatti lo avevo solo incrociato, era l’uomo più bonaccione e buono del pianeta, secondo me. Era distratto da panico, perennemente col sorriso, una birra a mezzogiorno nella paninoteca, e decine di storie sul fatto che la Vita reale fosse completamente estranea al suo pensiero, fatto di Fisica, calcoli, invenzioni. Tutti d’accordo, LUI era un Genio, il più grande Elettronico italiano di tutti i tempi, e una delle menti più brillanti dell’Italia del ‘900. Non era famoso a livello di mainstream, ma per tutti era un idolo.

Tanto per inquadrarvelo, una volta era andato in macchina ad un congresso a Venezia, due giorni dopo era tornato a Milano in treno, aveva cercato l’auto intorno alla stazione centrale per ore, e poi aveva denunciato il furto. Per caso qualche giorno dopo Sampietro venne a sapere della denuncia e aveva detto a Gatti, ma Emilio, tu a Venezia eri andato in macchina.

E Lui, candido e sorridente: “ah già”.

Aveva una vocina da bambino e l’ufficio tappezzato di poster di gatti. Insomma, lo amavano e veneravano tutti.

Era mattina, ed Emilio Gatti entrò nel “mio” laboratorio.

Ciao Emilio, ciao Emilio. Buongiorno, fece lui con la sua vocina da bambino.

Gli spiegarono del set up, di quello che si voleva trovare. La camera a Deriva l’aveva inventata lui, una delle sue decine e decine di invenzioni.

Ci guardò, e disse, tipo 20 secondi dopo la spiegazione: “provate a fare…questo e quest’altro” (non ricordo il suggerimento, ma tipo un minuto di spiegazione, non di più).

Ci guardammo…

Poi si scusò, con voce sempre da bambino e quasi inchinandosi disse, devo andare a lezione, scusate. Poi venite a dirmi.

Modificai il set up, 10 occhi a vedere. TUTTI, me compreso, si stavano dicendo, perchè non ci abbiamo pensato??

Un’ora dopo, l’esperimento era fatto. Da lì a qualche giorno dopo, fu solo una questione di mettere in ordine i dati, e scrivere il Capitolo. Non avevo fatto un cazzo, e Sampietro, nei minuti dopo che l’esperimento era riuscito, disse, ridendo, certo che Emilio è proprio un Gatto.

Ho avuto parecchie idee nella mia vita, tutte molto semplici. Nel mondo della montagna, la rassegna Monti Sorgenti, i libri Solitari, Lettere di Sosta e Uomini&Pareti, l’Academy dei Ragni di Lecco, la Pietra del Sud. A mio parere la creatività migliore l’ho avuta col romanzo Genius, quel soggetto è stato il mio apice, e l’intro di quel romanzo, scritto di getto, il mio momento migliore (forse nella Narrativa potevo essere qualcuno, qualcosa di Speciale. Questo l’ho spesso pensato. Poi però apro a caso un libro di Mac Carthy e anche lì la Genialità la vedo, come dire, di un’altra galassia…). Ironia della sorte, mai avuto un’idea brillante nel campo in cui mi sono laureato e lavorato per anni…sono, diciamo, un generatore di idee sociali, proposte per la collettività. Anche allenando, ho sempre un sacco di idee per i ragazzi, e ne sono orgoglioso perchè molte sono belle, creative, e funzionano. Ma non sono geniali.

Io e Matteo Della Bordella avemmo delle idee brillanti durante l’apertura di Infinite Jest e Coelophysis: io le pentole da lasciar su a raccogliere l’acqua e le buste di cibo semicotto che con due dita d’acqua ci facevano mangiare, lui l’apertura di una variante facile a 200 metri dalla grande parete per salire in fretta al bivacco superiore…idee normalissime, mica geniali. Però dirompenti e superfunzionali. Senza, non so se ce l’avremmo fatta…in Alpinismo, hai bisogno di piccole grandi idee per portare a casa una grande via e talvolta la pelle. Non hai il tempo di fare riunioni, discutere ore giorni mesi sul niente…devi agire velocissimo. Ma anche lì, non sono cose geniali.

Faccio parte di quelli che hanno le idee e parlano delle menti di quelli che le hanno, non sono uno sfigato che parla male e alle spalle di chi ha le idee. Anzi, ammiro quelli che le hanno. Nessuno arriverà qua in fondo, neppure lui, ma negli ultimi dieci anni, oltre a mio figlio, che oggettivamente nel suo campo è proprio un Genio, uno dei pochi che ho conosciuto che ha avuto delle idee è stato Luca Passini. Che peraltro sa anche modificare le idee altrui in maniera positiva, arricchendole. Sulle mie lo ha fatto spesso. Lui viene fuori da un ambiente in cui si parla MOLTO alle spalle, credo che da me abbia imparato a creare e non a distruggere. Una volta lo beccai che rideva alle mie spalle con uno che era abituato, appunto, a fare ironia sulle persone, glielo dissi e da allora è cambiato ancora. I mediocri spesso usano l’ironia facile per sminuire chiunque abbia delle idee. Ridere senza comicità è segno di mediocrità.

Io ho imparato da Emilio Gatti, uno dei 4 Geni incontrati nella mia vita, l’unico che ho frequentato più di dieci secondi nella mia vita (l’altro è Giovanni Zangari, oggi Professore negli Usa). Anche Simone Morandotti, musicista che ha composto per me alcune musiche, è un piccolo Genio.

Gatti, ovviamente, non fu un piccolo Genio. Era uno da QI altissimo, una mente regalato dal Cosmo o dal Divino a tutti noi.

Quello che provai nel cuore in quei pochi secondi che risolse un esperimento fu tumulto allo stato puro. Una mia atleta, Giulia Rosa, settimana scorsa descrivendo la fine di un allenamento molto duro ha esclamato, “mi sento il cuore nella punta delle dita”.

Ecco, la stessa cosa avvenne quel momento lì

Ottobre 27, 2019
di Fabio Palma
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LA VERITA’, da Ponzio Pilato ad oggi

I dialoghi più potenti e straordinari della letteratura del ‘900 e di questo vagito di secolo sono a mio parere quelli (a migliaia) di Cormac Mac Carthy. Difficile perfino isolare meno di una decina di esempi, soltanto in “oltre il Confine ” o in “Meridiano di sangue” ne conto almeno cento di valore storico e stellare.
A mio ignorante parere, Mac Carthy é partito dal più grande dialogo narrativo dell’antichità, quello riportato dal Vangelo secondo Giovanni.
Vediamolo tradotto dal greco
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Uscì dunque fuori Pilato presso di loro e dice: “Quale accusa portate contro quest’uomo?”.

Risposero e gli dissero: “Se non fosse costui uno che fa del male non te lo avremmo consegnato”.

Disse dunque loro Pilato: “Prendetelo voi e, secondo la vostra legge, giudicatelo”. Gli dissero i giudei: “A noi non è permesso uccidere nessuno”.

Affinché si adempisse la parola che Gesù pronunciò, indicando di quale morte stava per morire.

Entrò dunque di nuovo nel pretorio Pilato e chiamò Gesù e gli disse: “Tu sei il re dei giudei?”.

Rispose Gesù: “Da te stesso dici questa cosa o altri te l’hanno detta di me?”.

Rispose Pilato: “Sono forse io giudeo? La tua nazione e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?

Rispose Gesù: La mia regalità non è da questo mondo. Se da questo mondo fosse la mia regalità, le mie guardie avrebbero combattuto perché io non venissi consegnato ai giudei. Ora, però, la mia regalità non è da qui.

Gli disse Pilato: “Pertanto tu sei re!”. Rispose Gesù: “Tu dici che sono re. Io per questo sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Ciascuno che è dalla verità ascolta la mia voce”.

Gli dice Pilato: “Che cos’è verità?”.

E, ciò detto, uscì di nuovo verso i giudei. E dice loro: “Io non trovo in lui alcuna colpa”.

È ora vostra consuetudine che vi liberi uno per la pasqua: volete dunque che vi liberi il re dei giudei? 
Gridarono dunque di nuovo, dicendo: “Non questi, ma Barabba!”
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Prima considerazione: Gesù NON è accusato dai Giudei, che anzi lo venerano e lo seguono come un’odierna rockstar ( Gesù, in tutto e per tutto, sembra l’antesignano di Eddie Wedder…), bensì dalla classe dei Sacerdoti. Ovvero da una classe di POTERE

2) i Sacerdoti sono in contrapposizione al potere romano. Vorrebbero governare LORO la Giudea, ma ci sono i romani…e in aggiunta il poco potere che gli è rimasto, quello religioso, è messo in dubbio da questa rockstars che se ne va in giro seminuda, senza orpelli gioielli e altri simboli di ricchezza e di potere. 
Non mira a conquistare il tempio o potere politico o economico. Ma rappresenta un enorme pericolo perché racconta di Dio, ovvero, di fatto esercita il ruolo di Sacerdote. Ma senza stipendio e velleità di ricchezza…
I Sacerdoti pronunciano un verdetto di colpevolezza ma Pilato li gela: per me non é colpevole. Mette le cose in chiaro, sono io a decidere penalmente, voi dovete occuparvi di altro

3) il conflitto fra potere romano e potere dei Sacerdoti è politico e Gesù è il pretesto. Pilato lo dichiara innocente (non vedo colpevolezza), ma i sacerdoti gli danno scacco facendogli notare che sta mettendo in discussione il ruolo dell’autorità romana dichiarandosi Re dei Giudei. Pilato ha riconosciuto subito che Gesù si dichiara Re senza portafoglio e velleità politica, ma effettivamente non vuole rischiare che a Roma arrivino voci di una legittimazione di un ribelle

4) Pilato resta interdetto alla menzione della parola verità. Domanda cosa sia…il potere politico non tratta la Verità, non sa cosa sia…soprattutto, cazzo c’entra la Verità con il Potere??

5) Pilato modifica la sua opinione. Finisce addirirrura per mettere in mezzo Barabba, un delinquente senza se e senza ma. Un pericolo per il potere di Roma, per il vivere civile, etc etc. E’ un gigantesco autogol…
D’altro canto, solo i Sacerdoti e Gesù sono irremovibili nelle loro posizioni. I Sacerdoti sono nervosi e irati, Gesù tranquillo e pacato. Incurante della sua sorte…

6) il popolo, ovvero l’assemblea, nella sua parte pacata è dalla parte di Gesù, ma nella piazza la minoranza pagata dai Sacerdoti urla di liberare il delinquente. Pilato ne è esterefatto e NON indaga se nella piazza e in generale nel popolo vi sia un’anima silenziosa ma maggioritario

7) Pilato non si consulta mai. Dovrebbe, il processo avviene di notte e totalmente in maniera illegittima, ma è allarmato delle conseguenze con Roma. Il processo è sommario e ingiusto. intuisce che la soluzione indolore è tenersi buoni i Sacerdoti, lasciare a loro la religione (di cui non gliene frega nulla), ovvero la diatriba sui valori morali e su cosa sia la Verità, e tenersi Potere politico, una bella casa, etc etc. La storia dirà che dalla sua decisione l’impero romano in meno di un secolo verrà minato…ma intanto, Pilato la sua vita godereccia se la sarà goduta. Anche se ci sono ipotesi che si sia poi suicidato travolto da sensi di colpa (difficile credersi, era un bruto mandato nella ribollente Palestina per metterla a ferro e fioco. Ma allora, in effetti, non esagerò a mettere di mezzo Barabba? ma anche Barabba sembra sia un personaggio NON storico…insomma, Gesù e Pilato sono personaggi storici, il processo ci fu ma Barabba e le modalità reali non sono date a sapersi.

Certo coloro che hann scritto i Vangeli erano fuoriclasse della Letteratura baciati da un Talento che ancor oggi stupisce e inquieta, come peraltro gli autori delle tragedie greche. Testi che se arrivssero oggi conquisterebbero a mani basse nobel della letteratura. O forse no, visto che anche Mac Carthy non l’ha mai preso. Troppo superiori)

8) da notare come Gesù INTERROGHI Pilato più di quanto il giudice non faccia con lui. Pilato è completamente annientato da quello che dice Gesù. E i Sacerdoti sanno già da tempo che quella rockstar non è battibile sul piano logico. Solo con la forza quel ragazzo è zittibile. Sui contenuti NON CI SONO PROVE DA ESIBIRE MA SOLO ILLAZIONI, IPOCRISIE E FALSITÀ. 
E Ironia. Battute…senza costrutto. Pilato NON risponde mai sui contenuti.
Vi ricorda qualche leader politico? Qualche capo in azienda? Il Potere si affida praticamente sempre a figure come Pilato, che in cambio di stipendio e interesse personale lo gestiscono velocemente e senza troppe menate etiche e morali.

9) fra i romani consiglieri di Pilato (anche la moglie) si fa in fretta largo la consapevolezza che sia in atto un’enorme ingiustizia. 
Si legga il capolavoro “la moglie del Procuratore” di Elena Bono

10) si noti che Pilato nulla sa dei miracoli. Per lui Gesù è un uomo qualunque che in tre frasi é capace destabilizzare chiunque. A lui i Sacerdoti non piacciono per niente, anzi, ma sono facili da tenere sotto controllo. Basta lasciargli il loro orticello. Il pericolo è costituito da quel ragazzo che con due domande ha messo in crisi la sua vita

Il vangelo di Giovanni, come gli altri Vangeli, non è storico. Si sa che Gesù esisti’ davvero, e che Pilato era un prefetto brutale mandato nella più complicata provincia romana, la Palestina, allora come oggi una bella patata bollente…
Rimane la Potenza della narrazione di Giovanni, e una domanda: in una società, in un’azienda, in un’associazione, in un qualsivoglia insieme di persone, una persona che dica la Verità come viene gestita? 
La maggioranza silenziosa vota o non vota? 
Poteri contrapposti si mettono d’accordo per zittire con le buone o con le cattive chi dice la Verità, operando in maniera subdola (il processo fu celebrato di notte e completamente irregolare…), spargendo ipocrisia e diffamazioni?

Di persone del livello di Gesù ricordo Mandela, Gandhi, Martin Luther King…ma nel nostro piccolo, nel vostro piccolo, ogni qual volta lotterete per la Verità e la Coerenza nelle cose che farete, sarete sottoposti a processi sommari e osteggiati con calunnie e ipocrisia. Cedere o non cedere, questo è il dilemma…

E fatevi sentire, anche in piazze affollate da gente maligna o pagata per esserlo, o con interessi personali per andare contro a chiunque sia coerente e dica la Verità

Ottobre 25, 2019
di Fabio Palma
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LO SPORT GIOVANILE

POST sullo sport giovanileLo sport é fisicamente usurante e quando vediamo dei fenomeni giovanissimi la vera domanda da porsi è, quanti invece sono malridotti prima ancora che sconfitti? Perché la sconfitta è il pane mensile dell'atleta, sottoposto a tensioni e pressioni superiori a quelle di qualunque ambiente di lavoro, mentre il soffrire problemi fisici di logorio in giovane età è un viatico a dolori infernali dai 30 in poi.Spalle per pallavolisti e nuotatori, caviglie e ginocchia per corridori, etc etc.I giovanissimi scalatori hanno le articolazioni delle dita a super rischio, come testimoniato da un terrificante studio scientifico del medico della nazionale giovanile tedesca, conclusosi prima del 2013 e durato anni. Venne fuori che praticamente tutti gli Under 18 agonisti tedeschi avevano un'artrosi alle dita da anziano. Grazie al cielo sono arrivati i volumi e con essi le tracciature moderne, più tecniche, dinamiche e coordinative. Allenare duramente le dita prima dei 17 anni è da criminale, la tracciatura moderna ha involontariamente aiutato.In compenso spalle e polsi sono più a rischio; nel riscaldamento e nel potenziamento, corpo libero o meglio pesi, bisogna lavorare per prevenire.Nella video #giuliapassini, nei mesi scorsi campionessa regionale Boulder e Lead, poi vicecampionessa italiana under 14 di Boulder e quarta nella lead sempre ai campionati italiani. Non ha mai toccato trave e pan gullich e ha appena raggiunto l'8a, come tanti della mia squadra in falesia. Ha deltoidi già importanti, così come tutti i muscoli principali che intervengono in PUSH o PULL. E niente assurdi circuiti di pannello con discese a lavoro eccentrico su piccole tacche, che peraltro dovrebbero essere bannati dalle palestre in quanto le infiammazioni e tendiniti risultanti sono a migliaia (temo che la distinzione fra lavoro eccentrico e concentrico sia ignota al 99% dei tracciatori di circuiti di pannello…)L'arrampicata fino a pochissimo tempo fa era essenzialmente PULL, ora è anche molto PUSH ( i podi dei mondiali giovanili di boulder sono stati spesso decisi dal push), il fisico, anche esteticamente, ringrazia. Quando una famiglia ti consegna un bambino, dopo dieci anni una società lo dovrebbe restituire allegro, bello, fisicamente forte e resistente, in altre parole migliore.Può capitare che sia anche vincente, ma sappiamo che sul podio ci vanno in tre.E voglio anche dirla tutta, anzi la diciamo in due, io e il mio consulente privato: un talento che si alleni bene NON è battibile da anche un ottimo atleta che si alleni benissimo. Tranne in pochissime discipline sportive molto aleatorie.Ai mondiali giovanili 5/6 dei favoriti per la medaglia d"oro speed, la disciplina più carogna del pianeta, non sono andati sul podio, tra cui un junior indonesiano che nelle qualifiche aveva sfiorato il record del mondo!! Ma anche nelle altre due specialità, meno soggette a sorprese, favoritissimi hanno steccato pur essendo in forma e dominanti nelle qualifiche.Quindi un allenatore e una società non possono promettere medaglie e carriera neppure a super talenti…da qualche parte del mondo, esempio anche dalla thailandia, può arrivare un fenomeno…Però allenatori e società non devono rovinare fisici in crescita e per giunta magnifici. Insomma, dovrebbero agire come scuole e professori intelligenti, non rovinare cervelli in crescita con compiti inutili e vessazioni inqualificabili. Bisogna migliorare ed educare e formare. non storpiare.Compito che costringe a lavorare duro e ad avere mille dubbi. Per questo torno a scrivere i programmi delle prime settimane della nuova stagione cercando di non fare stronzate.Io sono INVASO dai dubbi, quando pianifico anche solo una seduta

Pubblicato da Fabio Palma su Lunedì 2 settembre 2019

Link a un video sul mio profilo FB

Lo sport é fisicamente usurante e quando vediamo dei fenomeni giovanissimi la vera domanda da porsi è, quanti invece sono malridotti prima ancora che sconfitti? Perché la sconfitta è il pane mensile dell’atleta, sottoposto a tensioni e pressioni superiori a quelle di qualunque ambiente di lavoro, mentre il soffrire problemi fisici di logorio in giovane età è un viatico a dolori infernali dai 30 in poi.
Spalle per pallavolisti e nuotatori, caviglie e ginocchia per corridori, etc etc.
I giovanissimi scalatori hanno le articolazioni delle dita a super rischio, come testimoniato da un terrificante studio scientifico del medico della nazionale giovanile tedesca, conclusosi prima del 2013 e durato anni. Venne fuori che praticamente tutti gli Under 18 agonisti tedeschi avevano un’artrosi alle dita da anziano. 
Grazie al cielo sono arrivati i volumi e con essi le tracciature moderne, più tecniche, dinamiche e coordinative. Allenare duramente le dita prima dei 17 anni è da criminale, la tracciatura moderna ha involontariamente aiutato.
In compenso spalle e polsi sono più a rischio; nel riscaldamento e nel potenziamento, corpo libero o meglio pesi, bisogna lavorare per prevenire.
Nell video #giuliapassini, nei mesi scorsi campionessa regionale Boulder e Lead, poi vicecampionessa italiana under 14 di Boulder e quarta nella lead sempre ai campionati italiani. Non ha mai toccato trave e pan gullich e ha appena raggiunto l’8a, come tanti della mia squadra in falesia. Ha deltoidi già importanti, così come tutti i muscoli principali che intervengono in PUSH o PULL. E niente assurdi circuiti di pannello con discese a lavoro eccentrico su piccole tacche, che peraltro dovrebbero essere bannati dalle palestre in quanto le infiammazioni e tendiniti risultanti sono a migliaia (temo che la distinzione fra lavoro eccentrico e concentrico sia ignota al 99% dei tracciatori di circuiti di pannello…)
L’arrampicata fino a pochissimo tempo fa era essenzialmente PULL, ora è anche molto PUSH ( i podi dei mondiali giovanili di boulder sono stati spesso decisi dal push), il fisico, anche esteticamente, ringrazia. 
Quando una famiglia ti consegna un bambino, dopo dieci anni una società lo dovrebbe restituire allegro, bello, fisicamente forte e resistente, in altre parole migliore.
Può capitare che sia anche vincente, ma sappiamo che sul podio ci vanno in tre.
E voglio anche dirla tutta, anzi la diciamo in due, io e il mio consulente privato: un talento che si alleni bene NON è battibile da anche un ottimo atleta che si alleni benissimo. Tranne in pochissime discipline sportive molto aleatorie.
Ai mondiali giovanili 5/6 dei favoriti per la medaglia d’oro speed, la disciplina più carogna del pianeta, non sono andati sul podio, tra cui un junior indonesiano che nelle qualifiche aveva sfiorato il record del mondo!! Ma anche nelle altre due specialità, meno soggette a sorprese, favoritissimi hanno steccato pur essendo in forma e dominanti nelle qualifiche.
Quindi un allenatore e una società non possono promettere medaglie e carriera neppure a super talenti…da qualche parte del mondo, esempio anche dalla thailandia, può arrivare un fenomeno…
Però allenatori e società non devono rovinare fisici in crescita e per giunta magnifici. Insomma, dovrebbero agire come scuole e professori intelligenti, non rovinare cervelli in crescita con compiti inutili e vessazioni inqualificabili. Bisogna migliorare ed educare e formare. non storpiare.
Compito che costringe a lavorare duro e ad avere mille dubbi. Per questo torno a scrivere i programmi delle prime settimane della nuova stagione cercando di non fare stronzate.
Io sono INVASO dai dubbi, quando pianifico anche solo una seduta

Ottobre 20, 2019
di Fabio Palma
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Luigino Airoldi, una lettera

Un pò di tempo fa Luigino Airoldi, a sinistra nella foto col suo grande amico ROmano Perego, mi scrisse una lettera. Non l’ho mai pubblicata anche se lui mi disse, fallo fallo. Ho deciso di farlo, adesso, perchè la qualcuno (una netta minoranza, as usual) sta cercando di fare revisionismo storico su quello che è successo dal 2010 al 2018, un periodo di totale rinascita dei Ragni da un periodo di buio totale e di grandi difficoltà, anche economiche. Ora Luca Passini ha preso il mio testimone e mi sa che sta facendo pure di più e meglio. D’altronde, al mio discorso di commiato dalla carica di Presidente, fine Marzo 2018, dissi che Luca era il Vicepresidente ideale, così come Serafino Ripamonti il membro ideal dei Ragni (spero che tanti altri ottimi soci, mai egoisti e con sempre la serenità del gruppo in testa, non se la prendano. Ma Sera, che dal gruppo non ha proprio mai potuto ricevere nulla durante i miei anni abitando a Genova, si è sempre dato da fare, da Genova, senza alcuno ritorno personale)

Luigino ha oggi 88 anni, ed è ancora strepitoso

Caro Fabio,
è da un po’ di tempo che volevo scriverti ma non mi veniva l’ispirazione, ora con le idee più chiare ti scrivo queste righe.
Vorrei esprimerti la mia gratitudine per il lavoro che hai svolto, per come hai condotto il gruppo che, secondo me, non è mai andato così bene come ora.
Come tu saprai la mia vita sin da piccolo non è stata semplice perché sono rimasto orfano quando avevo solo sette anni. Ho frequentato la scuola fino alla quinta elementare e a quattordici anni ero già in fabbrica a lavorare. Nonostante le mie disavventure d’infanzia ho trovato la forza e la volontà di seguire la mia passione più grande ovvero la montagna. In questi sessantatre anni di appartenenza al gruppo dei Ragni non ho mai trovato nessuno che mi abbia sostenuto come hai fatto tu.
In questo ultimo periodo ho avuto molta soddisfazione da parte dei giovani, mi hanno reso partecipe invitandomi alle loro proiezioni e chiedendomi consigli tecnici.
Durante la mia carriera alpinistica spero di non aver disonorato il gruppo, nei primi anni cinquanta ho messo gli sci ai piedi vincendo con onore quattro rallye internazionali, fra salite di cime inviolate e vie nuove in tutto il mondo ne ho fatte più di sessanta , il mio nome è stato pubblicato sui giornali di mezzo mondo; con immensa gioia, presso il palazzo dei congressi di Cavalese ho avuto l’opportunità di fare una serata insieme alla pluri medagliata olimpica Manuela Di Centa.
Il rettore di Cambridge, trovano su una rivista andina il resoconto di una mia avventura, mi ha contattato per ulteriori informazioni.
Ho anche avuto l’onore di ricevere molteplici premi tra i quali, nell’ambito del Film Festival di Trento, il rododendro d’oro e il premio Sat; sono stato nominato Cavaliere Ufficiale della Repubblica Italiana per meriti sportivi; il Famoso alpinista Francese Pierre Mazeaud mi ha proposto quale membro del gruppo GHM, sono socio onorario dell’Artic Exploration, socio onorario delle catene delle Ande, Accademico del Cai, Coni Azzurro d’Italia, istruttore Nazionale di tre categorie, etc
sono stato invitato a parlare delle mie avventure in tutta Italia, anche personaggi quali Roberto Mantovani di Rai 2, Daniele Redaelli e Ermanno Aste mi hanno voluto accanto a loro per raccontare le mie esperienze.
Poche settimane fa sono venuti a casa mia dei giornalisti Olandesi per potermi intervistare, pubblicando un articolo sulla mia carriera alpinistica.
Tutto questo discorso è stato per dirti che il mio unico rammarico con gli ex
presidenti è quello di non essere mai stato invitato per fare né una serata né altro.
Inoltre non hanno mai scritto di me, al contrario di te che hai pubblicato l’articolo insieme a Redaelli e perciò ti ringrazio molto.
Spero che tu non abbandoni il gruppo perché sei una base fondamentale.
Ti auguro il meglio, con grande amicizia e stima

Ottobre 19, 2019
di Fabio Palma
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SPORT e VITA

Ho avuto finora 4 Campioni Italiani, due nel calcio a 5 e due nell’arrampicata giovanile.
Uno dei due del calcio a 5 era un gran talento, pur non essendo il più grande talento che avessi: ce n’era uno che, parole di tecnici da prima squadra di serie a a 11, era il miglior 1973 italiano. Fu tagliato dal Como a 16 anni, quando era stato incluso in prima squadra, per via del fisico gracile. Tornato da militare, a quasi 19, era totalmente cambiato, si era alzato un sacco e fisicamente era diventato una bestia. Ma invece di tornare dai suoi ex tecnici e farsi valere, si diede al calcio a 5, fra l’altro senza mai allenarsi convenientemente e deliziando solo fino alla serie B. Lo aspettai per anni, confidando in autoriflessioni che mai avvennero. Ha capito tutto dopo i 35 anni, quando era un ex da un bel pò. Un altro che allenai era nelle giovanili del Milan, fu allontanato a 17 anni per motivi disciplinari. Una sua riserva vinse due campionati con Capello…mentre il secondo che divenne Campione Italiano con la rappresentativa lombarda U23 allenato da me, Andrea Pavesi, era il meno tecnico di tutti, e per questo era stato tagliato dal grande calcio nel Monza. Lui, grande Pazo, era l’unico veramente professionale e motivato fra tutti quelli scapestrati che allenavo, per me si sarebbe legato come zanna bianca ad una slitta trainandola sulla sabbia per km.
Ero uno scarsissimo allenatore di calcio a 5, semplicemente i ragazzi stavano bene con me. Ma non sapevo prendere le giuste decisioni al volo nelle partite che contavano, e la conclusione fu una sconfitta per 5-3 da 3-0, quando non feci i cambi che servivano. Mi accorgevo sempre in ritardo…anche Sacchi era così, ma lui aveva quello vicino che consigliava.
Dopo quella sconfitta si avvicinò un dirigente di Bergamo per offrirmi la serie B, con stipendio e quant’altro. Erano molti km di macchina, tante ore da professionista, e stavo per capire che l’arrampicata mi piaceva davvero, un energumeno buono come il pane di nome Marco Vago mi aveva costretto nel settembre precedente, 20gg prima che nascesse Yuri, a salire un 6c, cosa che mi riuscì con enorme stupore in tre tentativi e tanto sangue alla pelle. Era a Pian Schiavaneis con due che mi parevano extraterrestri, sentivo che li chiamavano Serghei e Piri. 5 anni dopo quel settembre Piri, Marchino un altro che non ricordo mi proposero ai Ragni, nel frattempo ero arrivato all’8a, avevo parlato con Manolo, Edlinger, Glowacz, Huber e Berhault, rotto uno scafoide con un volo insensato in montagna, e sopravvissuto a delle cose che a pensarci Madonna Santa…
Trovo ancora su internet: “Il Blu Red Bellusco, trascinato dalla sestina di Marchese e dalla tripletta di Damiani rifila 17 segnature alla Rondinella, salutando e dando l’addio al mister Fabio Palma e a parecchi componenti della rosa”
Se avessi cambiato il mio miglior difensore, che era stanchissimo, sul 3-0, avremmo vinto quella partita, il bellusco sarebbe salito in B, non avrei avuto problemi di logistica, avrei puntato alla serie A con tre innesti, mi sarei fatto affiancare da uno che capiva, avevo già fatto il nome di Giovanni Lastoria, non sarei mai entrato nei Ragni, non avrei mai aperto le vie, etc etc.
Non avrei mai allenato questa atleta in foto.
Grazie destino.
Nell’arrampicata ho avuto Samuele Bonfanti Campione italiano, U14, e nel 2019 la Bea. Ma adesso ne ho almeno 6 come quel Pazo…una è la Vale, l’altro giorno era morta alla fine dell’allenamento e la sento che dice ad un altro, “ma uè, l’anno scorso, quella volta che mi ha fatto allenare dalle 14 alle 19.30, e alle 19 mi ha mandato a fare l’HIIT, alla fine ero sdraiata sul materasso con la testa giù, ero morta…mi fa, come va? E come vuoi che vada, volevo dirgli…”
Raccontava la cosa ridendo, io ero lì a fianco a sentire.
Sono decenni che sento menate negative sui giovani, menate su “ai miei tempi”, e menate sull’esperienza. 
Al Liceo un Prof mi disse, Fabio devi maturare, e risposi con la mia Top all time answer: 
“Meglio acerbo che maturo, Prof, perchè da maturo a marcio è un attimo.” 
Rise il Prof e la classe, la nostra classe era speciale, tutti i prof di allora lo dicevano. Cuore metallaro, trasandati ed esplosivi, molto bambinoni e casinisti, ma davvero speciali nel cuore e nel cervello. 
Crazy Train, di Ozzy Osbourne, allora la sentivamo solo noi, è diventata Mainstream MOLTO tempo dopo, in Italia. La si sente pure nelle pubblicità, oggi.
La morale è che la ragazza della foto, ieri medaglia di bronzo ai Campionati Europei giovanili di Speed, dopo giorni che non stava bene e dopo che Martedi non arrivava in cima 4 volte su 8 per il fiato corto e la spossatezza, è più professionale di tutti gli adulti che frequento. Più di quelli che guadagnano un sacco, per dire, e lei non ha uno straccio di sponsor ( e li dovrebbe avere, tanti, per i sacrifici che fa e per i costi che sostiene anche solo ad andare in giro).
Questa ragazza è una Campionessa e allenarla è un onore e un dono. Io so cose che lei non sa e per questo si fida di me ma lei ha qualcosa che io ho avuto qualche volta mentre aprivo le vie ma solo a sprazzi, magari 20 volte in un anno. 
Lei tutti i giorni.
E oggi poteva arrivare decima che comunque sarebbe stata grande visto qualche giorno difficile. 
C’è’ stato il rimbalzo che le avevo promesso (incrociando le dita), c’è stato un riscaldamento pregara (PAT) scritto da me e Yuri al volo e mandatole via what up, della serie, accendiamo il fisico e vediamo se brucia bene o diventa cenere, ma più di tutto c’è stata lei.
Che in semifinale ha sbagliato un piede mentre era in testa, proprio come ai quarti di finale ai mondiali, e con la stessa avversaria, seconda alla fine ai mondiali e ieri vincente. E’ sempre stata in testa, la mia Bea, perchè così le ho insegnato con mille parole e con tanti video e estratti da libri: di stare sempre in testa. 
E non è una cosa che posso dirlo a tutte o a tutti, perchè stare in testa è uno stress senza senso, sportivamente parlando. 
Non c’è paragone con la scuola e con il lavoro, proprio no. 
Se corri in testa, se ti trovi in testa, nello sport, significa che stai lavorando duramente tutto l’anno, praticamente ogni giorno, quasi sempre da solo o da sola, con tante pressioni, e pochi che ti comprendono. E, aggiungo, ignobilmente gratis o spendendo soldi.
“Io imparo molto dal Ninho che ero quando avevo 14 o 17 anni”, Ricky Rubio
Grazie #beatricecolli di farci sognare

Ottobre 14, 2019
di Fabio Palma
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MIRUTS YIFTER

“Non conto gli anni. Qualche uomo potrebbe rubare i miei polli. Qualche uomo potrebbe rubare la mia pecora. Nessun uomo può rubare la mia età”

Ero su un divano a Nola, casa di parenti, quando la Tv mi sbattè in faccia il volto di un anziano non troppo in forma, o così comunque sarebbe apparso a tutti. Niente contro gli anziani, nè allora nè ovviamente ora, ma cosa c’entrasse quel tizio con una gara Olimpica proprio non ci arrivavo. 
Leggo il sottopancia, e vedo 10.000 metri, mai visto prima di allora una gara di 10.000 metri ma sono appunto a Nola, fa caldo e non è il caso di uscire, domani sono in Calabria e posso permettermi ozio a volontà.
La gara parte e mi interessa, sembra uniforme ma intuisco strategie, ogni tanto inquadrano il vecchio e il commentatore lo chiama per nome, quindi non è lì per caso. E’ una gara dove finlandesi ed etiopi battagliano come a risiko, e si arriva all’ultimo giro, quando il ritmo si alza, ma non così troppo. 
La curva dell’ultimo giro si conclude, quindi mancano 300 metri, quando succede qualcosa che si inciderà nel mio cervello allora, nei giorni successivi, per sempre. 
Una cosa che mi cambia, mi cambiò, mi avrebbe cambiato. Non è importante la declinazione, qui, ma quello che lasciò al mondo quel momento.
L’anziano, il veccchio, quel tizio la cui età non si sarebbe mai saputa con certezza (il sospetto che avesse dichiarato un’età diciamo ristretta si fece forza in tutti, federazioni comprese, ma il certificato di nascita non venne mai fuori…), partì come ad una finale dei 300 metri, gara non olimpica ma che io avevo pur fatto, a scuola.
Tutto sembrò un fumetto, e il mezzofondo non sarebbe MAI PIU’ stato lo stesso, perchè Miruts Yifter, idolissimo e leggenda da allora e per sempre, introdusse lo sprint, ma quello vero perbacco, nelle lunghe distanze. Quei 300 metri furono percorsi in, udite udite, TRENTASETTE SECONDI. 
37″.
Cazzo!!!
Yfter vinse anche i 5000 metri, così, e per qualche anno non persi una sua gara, fino a quando un altro lo battè con un ultimo giro in 54″, proprio quel tempo di giro finale che aveva fatto a Mosca, sul suo stesso terreno. Ma chissà quanti anni aveva, Yifter, quel giorno che perse, forse anche 45…prima di Gebrselassie, di Tergat, prima di Bekele, di Mo Farah, l’ultimo giro a sprint fu roba sua, invenzione di un ex ragazzo che nel 1972 si perse fra i corridoi di uno stadio non arrivando in tempo alla finale dei 5000 ( vero…) mentre lo speaker lo chiamava ( e al ritorno fu incarcerato per inadempienza…), che nel 1976 non potè partecipare ad un’Olimpiade già vinta per il boicottaggio dei paesi africani, che nel 1980 appunto bissò 5000 e 10.000 con quei 300 metri in cui sembrava di SENTIRE il Beep Beep ben noto e noi tutti, avversari compresi, fare la figura, se vogliamo simpatica, di Will Coyote.
Fu chiamato Yifter the Shifter, è morto nel Dicembre 2016. Lo diedero morto qualche settimana prima, con lui a smentire…l’età e la vita del mio idolissimo, insomma, non sono mai state cose chiare. Ma i suoi ultimi 200 metri in 26″ nel 1980, secoli prima che ci si allenasse a finali del genere ( e non è che sono in tanti a farli così anche oggi, eh…), rimangono per il mezzofondo quello che furono gli articoli di Einstein nel 1905. Una porta nel futuro.
Per me, ragazzino appassionato di Sport, la prima volta che realizzai che le teorie erano fatte per essere modellate e, talvolta, anche smentite.
Andate a 8′ di questo video per vedere The shifter e i suoi ultimi 350 metri…

Ottobre 12, 2019
di Fabio Palma
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Presidente o Manager incapace? DOC RIVERS disse così…

“Ricordo benissimo il primo incontro. Le persone intorno a me si vantavano di essere nell’organizzazione da 15 o 20 anni, ma io dissi: ‘Senza offesa, questa è la peggiore organizzazione da 20 anni a questa parte; cosa stiamo celebrando?’. La stanza cadde nel silenzio ed io compresi di essermi procurato subito molti nemici, ma ero a posto con quanto detto.” 
Doc Rivers, in foto. Commentando l’arrivo nel Los Angeles Clippers, NBA. Eterna cenerentola della Lega professionistica più importante del mondo e da lui trasformata in una contenders per il titolo

Vedete

la mitica e leggendaria frase
“sono ventanni che faccio questo lavoro”
è evidentemente globale (con buona pace di Trump che dice che bisogna essere patrioti e non globalisti però cazzo Donald, hai usato le parole del nostro Duce, va che porta jella. Chiusa parentesi)
Dicevo, è così facile vedere se uno ha lavorato bene, è stato un buon manager, un buon presidente…
Guardi lo statuto della società, cosa quindi deve fare, e controlli
1) Risultati
2) Conti economici
3) Andamento sotto di te

Punto

Sei Presidente di una società di Calcio? 
Se i conti della tua società sono a terra, anzi sei in bancarotta praticamente, con continui aumenti di capitale, e la posizione in campionato è fondoclassifica, e sei retrocesso, significa che tu in cima hai lavorato male e ti sei scelto pessimi collaboratori.
Sostituite a Calcio un qualunque sport, ma anche arrampicata, alpinismo, Famiglia, Ferramenta, Banca, etc etc

Poi ci sono quelli che non hanno paura di dire le cose, fatti alla mano.
Importante, FATTI ALLA MANO.
Ed è epica questa intervista di uno dei più grandi allenatori NBA viventi. Come vedete, i quaquaraquà ci sono in tutto il mondo, e per fortuna ogni tanto ci sono anche quelli che dicono le cose.
Tutti sono capaci di fare bene qualcosa, il problema è quando una persona inadeguata si convince di essere al posto giusto anche quando dati e analisi lo smentiscono. Di solito tale persona attacca la novità, e per anni nega la positività del cambiamento, e porta rancore per anni, e insomma è un peso per la stessa società o ambiente in cui rimane. 
In quella settimana di Full Immersion con Guru che vi ho descritto un paio di giorni fa, quando venimmo sezionati come QI, cultura, conoscenze, etc, etc, tra i tanti casi Reali commentati ce n’erano molti di società portate alla rovina da Manager o Presidenti inadeguati. Sembravano situazioni copiate una dall’altra!!,
La soluzione proposta fu lapidaria
“non perdete tempo con persone inadeguate o negative, tagliatele subito fuori perchè saranno sorgente di problemi. Si rifaranno eventuialmente in altri contesti, ma voi non dovete averle fra i piedi”
In fondo, non è difficile: se una società va male, chi sta alla guida e i suoi collaboratori diretti devono togliere il disturbo e non rompere più le balle. Non devono essere più nè ascoltati nè considerati. Vadano da altre parti o stiano zitti forever

Doc Rivers, prima dei Clippers, era stato l’allenatore dei mostruosi Boston Celtics che vinsero il titolo nel 2008

Ottobre 2, 2019
di Fabio Palma
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GLI ALIENI DEL SALTO CON L’ASTA

Ieri sera, religiosissimo silenzio ad assistere a quella disciplina che da sempre ammiro e riverisco come fosse quello che realmente è. 
Impossibile.
Aliena.
Al di là di ogni cimento.
Sono riuscito ad imparare a scalare iniziando a 30 anni, potrei salire su un ring per un incontro di boxe (ok, morendo, ma potrei farlo), tuffarmi da una piattaforma da 10 metri con un carpiato (ok, frantumandomi), e tentare in fondo qualunque sport, ridicolmente ma tentando…
Ma lei, la.Madre delle cose impossibili, no.


Me la diedero da provare a 17 anni, arena a Milano, e dopo un’ora di tentativi di anche solo leggermente maneggiarla capii che al confronto anche buttarmi giù dalla Streif sarebbe stato facile.
Piegarla?
Devi correre come un buon centometrista, decidere di NON frenare alla fine e vi dico che è come scendere in gabbia contro un orso bruno), poi puntarla mentre sei a quella velocita’, quindi salire su e solo a quel momento, già raggiungibile da pochissimi eletti al mondo, iniziare a pensare a cosa fare a oltre 5 metri da terra.
Loro, gli atleti, sono così pochi e consci di appartenere ad un’altra specie che si comportano come i tuffatori da grandi altezze: gioiscono per i salti degli avversari, abbracciano chi ce la fa, si tifano a vicenda e bruciano energie nervose più che negli ultimi secondi di una finale NBA.
Me li immagino allenarsi, sempre da.soli (son 4 gatti, ovvio), con questa forza sovrumana da inseguire e il gesto inconsulto del salire in alto a prezzo di una scarica di adrenalina da trincea.
Penso ai lamenti quotidiani di un atleta che si allena o di un impiegato al lavoro o di un agente di borsa e penso a loro con quell’asta impiegabile in mano e un’asticella posta oltre ogni ragionevole altezza.
Penso alla paura di cadere, e al fatto che per loro è solo l’ultimo aspetto.
Penso alla gloria, raggiunta da pochissimi. Alla.solitudine del cimento e allo zero riconoscimento sociale (che fai? Salto con l’asta. Ma non potevi correre o giocare a pallone o tennis o non fare un cazzo?)
Ho visto questa finale bellissima, con tre Campioni a superarsi continuamente e alla fine festeggiare insieme, e avrei voluto essere li a dirgli, miei eroi. La serata televisiva era partita accendendo la Tv che mi aveva investito con la notizia che si stavano scannando per dei tortellini al pollo (in lombardia si mangia da secoli la pizza al wurstel con patatine fritte ed in effetti mi è sempre sembrato scandaloso ma diciamo che non pensavo che potesse diventare argomento da comizio anche perché dovremmo altrimenti invadere la svizzera per quello che riescono a propinare a oltre 15 franchi col nome di pasta alla carbonara, una roba da denuncia all’Onu altro che tortellini al pollo che fra l’altro al supermercato sono anni che vendono tortellini con ripieni vari. Boh) e poi grazie al cielo avevo zappato in tempo sui mondiali di atletica e appunto avevano iniziato i miei eroi.
Ho visto duecentiste bellissime e dalle gambe superbe, delle batterie dei 400 metri che avevo mal di gambe ad ogni rettilineo finale ricordando la mia finale ai giochi della gioventù dove conobbi il concetto di acido lattico che sappiate che al confronto quello dell’arrampicata è delizioso acido citrico, e poi la finale degli 800 metri vinta con un tempone e durante tutto ciò LORO, i miei supereroi NON mainstream, essenza della meraviglia vera e quindi, ahimè, non capiti e figuriamoci compresi. Il Mainstream si ferma a Pomeriggio 5, i tortellini al pollo e le dichiarazioni dell’allenatore di calcio che dice la stessa frase da 30 anni. Va così. 

Settembre 27, 2019
di Fabio Palma
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RATCHED

Quest’estate ho dato dei libri da leggere ai miei piccoli atleti, un paio si sono ritrovati la Ratched come compagna di qualche ora. Niente libri di arrampicata, solo letteratura. Molti mi hanno guardato terrorizzati, ne avevano gia’ da leggere da scuola. Alcuni non lo hanno fatto, una quindicenne da “la Strada” e’ poi andata per conto suo a comprarsi altri tre libri di Mac Carthy e li ha divorati. Uno semina e poi vede cosa nasce, non ho mai obbligato nulla neppure in casa. Avevamo cinque abbonamenti, da Le Scienze a riviste di storia, e tipo 300 DVD di documentari, sparsi per casa, e dicevamo, se vuoi c’è questo. Con i miei atleti faccio la stessa cosa a scala ridotta, parlo molto di storie nelle pause, e la storia dietro questa foto é una delle più grandi storie mai apparse al cinema. Lei, la tizia della foto, formidabile attrice e indimenticabile interpretazione, è pura icona leggendaria.


Cosa centri “Qualcuno volò sul nido del cuculo” con l’arrampicata agonistica è presto detto:
Poco più che niente.
Quel poco più è perché chiunque abbia una Passione sostanzialmente inutile dal punto di vista economico è visto come un pazzo e di Rached che pontificano su come debba essere una sana vita regolare, civile e dal buon futuro ne è pieno il mondo. Ieri sera per caso mi sono imbattuto in un soliloquio di una giornalista che diceva cose molto severe sulla 16enne ambientalista, e per pura curiosità sono andato a leggere la sua biografia, scoprendo che fu assunta in Rai per volere di Craxi e che portava scontrini da trasferte che manco un rampollo dei Gonzaga. Solo per il fatto che quegli scontrini fossero veri avrebbero riempito una persona normale di vergogna, ma la tizia, un po’ come schettino che va in giro per conferenze, strilla e sbraita come fosse portavoce della verità del vivere. Una Rached sguaiata, brutta a vedersi (non esteticamente, ma come posa e atteggiamenti), con linguaggio strepitante e volgare.
Le Ratched degli anni ’70 erano severissime ma molto composte, praticamente dei gerarchi nazisti in veste occidentale. Quelle di adesso si vede che si sono dovute adattare ai costumi odierni, quelli da bar sport 2k.
Resta il fatto che la pazzia di avere un ideale, ambientale, sportivo, culturale, è mal tollerato oggi come allora.

È una perdita di tempo, non porta frutti economici, ha pericolosissime implicazioni sociali legate a concetti astrusi come uguaglianza, tolleranza, solidarietà. Tutte cose che fanno a pugni con la missione di fare profitto in fretta e senza intralci.
Se non avete mai letto e/o visto qualcuno volò sul nido del cuculo sappiate che è qualcosa che vi farà sentire

1) orgogliosi di essere umani (perché un animale non è capace di costruire capolavori simili

2) vergognosi di essere umani (perché gli animali non concepirebbero simili brutalità).