Fabio Palma

Infinite jest

21 Febbraio, 2020
di Fabio Palma
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Parasites

E finalmente l’ho visto, in silenzio, Parasite.
“Questa società genera sistematicamente uno scarto, un intollerabile scarto di umanità”
Papa Francesco


Incuriosito da un inizio lento e grottesco, esteticamente ineccepibile ma complessivamente dimenticabile, un bel prodotto insomma, cone quei regali che ti arrivano e dici, bello, e dopo due anni non ti ricordi più dove lo hai riposto, sono stato letteralmente folgorato dalla metà circa in poi, quando la natura ( fino a quel momento staticamente presente con una pietra monolite che a me ha tanto ricordato quello di 2001 Odissea nello Spazio…), è “per caso” passata di là, in Corea appunto, quella Corea del sud che conoscevamo soltanto per le notizie su Samsung e conpagnia, destabilizzando quella tranquilla e gigantesca differenza di classe che pensavamo fosse tutta Yankees, sudamericana e di qualche nostra periferia.
Da quel momento, la sceneggiatura è diventata portentosa, la fotografia degna dei momenti migliori di 1917, l’accusa a tutto il nostro sistema impietosa. Siamo una società in totale rovina, uomini e donne che fuggono verso il basso come scarafaggi inseguiti dall’acqua (almeno 5 minuti fra i migliori della mia personalissima storia del cinema), le fogne che risucchiano la stragrande maggioranza di quella gente che ha perso il lavoro magari anche da benestante e borghese, che non l’ha mai avuto, che mai l’avrà dignitoso a meno di sotterfugi o inganni, che nel mondo ci rimane solo perché attaccati ad una wifi rubata (è la primitiva e ignorante accusa dei sovranisti razzisti, vedi, hanno il telefonino, altro che star male. Non guardano ai 28.000 morti in 16 anni, alle mamme che affogano con i neonati, ma ai pochi che hanno un telefonino. Non ragionando, perché il razzismo di pelle e di classe acceca la ragione, sul fatto che lo smart phone è l’ultimo cordone ombelicale 2K verso il mondo umano, perso quello rimane solo la merda e l’oblio).
Bong, vero Genio, non lascia spazio a congetture positive, il fossato esistente fra una villa perfetta e senza un inciampo visivo, con gli spazi cosi ampi da generare camere e fughe impensabili, e il sottosuolo dove la piscia povera cala dall’alto sulle speranze povere, é incolmabile, perfino dal sangue di una rivolta (che oggi si soffoca nel sangue da sé, non c’è neppure bisogno che arrivi la legge, che infatti non c’è mai, tanto rifiuto umano ammazza rifiuto umano).
Certo, un ricco che sente la puzza muore, ma é un incidente di percorso, tutto è ormai inevitabilmente segnato.
Splendida la punteggiatura musicale, un pianoforte che arriva alla fine come ineluttabile, freddo, a dirci, così è. Infinite le citazioni cinematografiche e letterarie (ovvio, Tarantino dove fa capolino la violenza, ma che dire del rifugio nascosto, dove è fantascienza pura diventata realtà, e uomo padre o marito comunica con il resto del mondo NON con un telefonino, anche se prende (ma sarebbe intercettabile…memorabile e acutissimo risvolto), ma con addirittura l’alfabeto Morse, che solo gli scout (simbolo dell’innocenza dimenticata, chi cazzo conosce gli scout e cosa sanno??) sanno interpretare.
È stato un grande anno cinematografico, la meraviglia di Joker, il fango di 1917 con le sue sequenze eterne, e questo pugno nello stomaco che ci ha reso ancora più veritiera la frase di Papa Francesco (non a caso inviso a ricchi, sovranisti, colossi economici ed establishment clericale).
Bong è stato geniale perché la storia di Parasites non si sviluppa tutta all’interno di uno strato sociale poverissimo, che vedi ma sotto sotto ti dici, non sara’ poi così, ma esattamente dove vorremmo stare tutti noi, in un soggiorno con vista Paradisiaca, lindo e ovattato.
Ah già…c’è pure il tocco magico dell’unico personaggio ricco che si accorge che qualcosa non va. Il bambino anomalo che tutti coccolano perché ha problemi mentali e che invece, semplicemente, si è accorto che c’è qualcosa che non va.
Parasites è un film comunista come Joker, perché Marx aveva previsto esattamente tutto ciò. Il problema è che il comunismo è stato un fallimento totale, l’intolleranza sta salendo ovunque, la forbice sociale è ogni lustro più larga e “io non mi sento tanto bene”.

9 Gennaio, 2020
di Fabio Palma
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PENSARE e CAPIRE

Ho un livello di attenzione e coinvolgimento sbalorditivo quando insegno o tengo conferenze, e mi viene sempre il dubbio che quello che dica si presta a guardarmi facendo finta di seguirmi pensando invece ad altro. e lo dico perchè io sono un mago in questa capacità attoriale, sono stato capace di fissare con sguardo focalizzato e quasi emozionato dal coinvolgimento decine di professori ed oratori pensando invece ai fatti miei, e l’ho sempre fatta franca,
Per questo non mi illudo, nelle classi dove insegno ora, dove ho insegnato in passato, dove alleno o dove ho allenato, e nelle circa 70 conferenze tenute su vari argomenti, non solo arrampicatori o letterari; una telecamera di sorveglianza avrebbe sempre dato esito sconcertante, attenzione altissima e coinvolgimento massimo, ma chi lo sa, nella realtà, cosa bricola dietro quei nervi ottici.
Cerco sempre di dire ai ragazzi e alle ragazze che la cultura è tutto, e che la scuola è solo un luogo come altri da cui attingerla, e raramente è quello primario e più importante e meglio qualificato, non siamo più ai tempi della Grecia classica o della cultura egizia e lo so che potrebbe sembrare una proposizione inqualificabile, ma è davvero quello che penso, perchè anche decenni fa avevo amici da terza media più colti e acuti e profondi di me, e compagni di università usciti con bei voti con una capacità di analisi, di comprensione e di osservazione deficitaria a dir poco.
Io sono per il test del QI, pubblico e ufficiale, l’ho detto e scritto e non per snobismo, e per test pubblici di cultura, perchè sono i test che ti posizionano, ti fanno capire dove sei, chi sei, dove puoi migliorare, che diritto hai di giudicare il prossimo. Alleno 24 atleti tra i 12 e i 18 anni e hanno fatto dei test, ad ogni inizio stagione, come cazzo potrei allenarli altrimenti? come sapere se un atleta è debole di deltoidi, scarso in scioltezza, forte di dita e scarso nei pettorali?
Abbiamo tutti bisogno di sapere dove posizionarci, dove siamo, perchè abbiamo tutti, e sottolineo tutti, le capacità di riposizionarci. Le sensazioni su cosa sia giusto o meno giusto sono almeno al 50% sbagliate, è così nello sport e figuriamoci in tutto il resto. Tutto quello che mi hanno lasciato 5 anni di Università è stato questo: fidati solo di ciò che è suffragato da dati ( a ben pensarci, bastavano due o tre orette per insegnarmi ‘sta cosa, e invece mi sono fatto il culo per 5 anni…va beh…)
Scoprire che si ha una cultura da leader al 40% (quelli che sui palchi dicono slogan autocontradditori con la gente in standing ovation, oggi Meloni e Salvini, ieri Di Maio, l’altro ieri Renzi, prima il prescritto, e così via), ovvero essere una persona facilmente pietanza dei furbi, del marketing e dei social abilmente guidati, è un bagno di umiltà da cui una buona parte ne uscirà come prima, ovvero continuerà ad essere carne da macello e voti facilmente raccattabili e consumatori addomesticabili etc etc, ma molti, ne sono sicuro, avrebbero uno scatto di orgoglio, si svestirebbero di approvazioni irragionevoli e pungolerebbero datori di lavoro, aziende venditrici e politici e media etc etc.
Ovviamente ci sono un sacco di esempi negativamente positivi che fanno dire e pensare ad un ragazzo, ma che cazzo me ne fraga della cultura, quel procuratore calcistico ha una cultura da prima media ed è milardario, quella tipa non sa neppure distinguere una guerra da una pace e ha milioni di followers ed è piena di soldi, e allora spiego ai ragazzi che dietro a questi esempi fortuiti o fortunati o che comunque esistono ci sono milioni e milioni di carni da macello che non avendo cultura sono rimasti in balia del prossimo, sul lavoro o nella vita in generale.
E quindi.
Ci sono due cose che vorrei suggerire di leggere, alla fine di questa sbrodolata:
Il libro CRONACHE DI UN DOPOBOMBA, che ha formato sangue del mio sangue più di ogni altro libro insieme a UN OSCURO SCRUTARE e CUORE DI TENEBRA ( ehi tu, venti anni di scuola non raggiungeranno mai quello che ti possono dare questi tre libri, sappilo genitore, sappilo adolescente, sappilo adulto anche con buona posizione sociale, sappiatelo TUTTI, cribbio, fidatevi.
E il pazzesco discorso QUESTA E’ L’ACQUA, che qui linko e che è fondamentalmente tutto quello che ho sbrodolotamente scritto ma ovviamente enunciato meglio, con più profondità e acume, e un’intelligenza superiore
CAPIRE in che acqua si stia nuotando, non è mica lo scopo di questa vita da cui dovrebbe dipendere tutto?

http://www.sfrancesco.it/wp-content/uploads/2015/03/Questa-e-lacqua-David-Foster-Wallace.pdf

1 Gennaio, 2020
di Fabio Palma
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SHOWREEL di YURI PALMA

Questa è una storia mia

Era in quarta liceo quando cominciò ad andare ad un paio di Open day, si fa così adesso. Chi ha la mia età si ricorda cosa facevamo noi, ovvero nulla, ci si iscriveva e morta lì. Medie, scuole superiori, università…nessuno ne sapeva nulla, di dove andasse, adesso ti spalancano tutto. Non so se sia meglio, dico la verità.
Comunque il primo fu quello dell’Accademia di Brera, cercava qualcosa sul cinema ovviamente, ma non ne tornò entusiasta, disse che non sembrava desse valore aggiunto.
Così altre due volte, e poi la quarta tornò a casa dicendo, ok, ho trovato.
Sarebbe stato a Lugano, e avrebbe voluto andare via da casa, ovviamente. Zero sport, zero famiglia.
Allora non è meglio New York o Los Angeles o Londra?
Lo dissi con la morte nel cuore, ma sapevo che là avrebbe trovato quello che cercava, la sfida di arrivare in cima.
Non lo vidi molto convinto di andare così lontano, sapeva l’inglese perfettamente ma c’era qualcosa di strano, nella risposta
Poi parlammo con due persone importanti, valide intendo, anzi diciamo pure dei Top nel settore, gente che aveva strabiliato, che vinceva Oscar del settore, gente che in 30 secondi ti sminuzzava un video in duemila dettagli. Per lavoro abbiamo avuto a che fare con gente che non capiva nulla e che pensava di poter dare consigli di regia e di sceneggiatura e di montaggio, e poi gente clamorosamente brava che invece ti diceva quei tre o 4 dettagli che fanno veramente la differenza fra un ottimo video\cortometraggio\film e un qualcosa di indimenticabile.
Avete presente quando improvvisamente avete davanti un Top, in qualcosa? Il fuoriclasse? Il campione?Sportivo o culturale? Ecco, due così.
Entrambi dissero che Lugano non valeva la pena, sapeva già tutto. “perdi tempo”, dissero. Dissero che aveva anni di vantaggio, che era bravissimo e che non doveva perdere tempo ma farsi esperienza in lavori di livello.
New York o Los Angeles, era diverso
“là il primo lavoro che troverai avrà un budget che in Italia non raggiungerai mai”. Ma gli dissero che avrebbe potuto e dovuto provarci anche qua.
Beh, ci sta provando. Cioè, 2018 e 2019 sono stati due anni pazzeschi. Ho visto questo documento, questo link, e mi sono detto, ma dove è stato con l’anima, questo qui?
Tante volte non c’ero, in realtà quasi mai. Pensavo servissi, ma non servivo a nulla, neppue ad organizzare, se non cosucce nei lavori grossi. Quello che conta è il talento e la voglia e la curiosità e l’estro.
Se lo condividete, lo fate girare, probabilmente capiterà sotto occhi attenti e importanti, non bastano mai, proprio perchè non siamo in Usa o Francia o Canada o Uk, e bisogna avere anche un pò di fortuna.
Vi auguro di perdervi
Immagini dal Ciad, da New York, dalla Maratona delle Dolomiti e le Dolomiti stesse, da cortometraggi, dalle apnee della Liguria e di Creta, da eventi a Milano e Venezia, dai palchi dell’Alcatrazz e del Nameless, di Campioni di arrampicata, Downhill, Triathlon, Running, di cose di Boxe e di cortometraggi in difesa delle donne violate e di paesaggi violati, di venti a 250 all’ora (e non ho sbagliato a scrivere) e cantautori in giro per l’Italia.
E dietro anche incontri importanti, come con Marco ZanoneTommaso Rava’ e Rocco Ravà, e tantissimi altri. Tutta gente intrappolata in passioni diventate lavori in un paese, il nostro, che, e lo dico senza qualunquismo e stereotipi, ha dimenticato di essere stato un paese che le Passioni le incoraggiava e applaudiva
Buona visione, e fatevi rapire

29 Dicembre, 2019
di Fabio Palma
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CULTURA e LIBERTA’

Contesto.
Da tre settimane sto insegnando matematica, prime e seconde,un istituto professionale, indirizzo informatico ed elettronico. Non avevano professore da praticamente mesi, da Maggio non toccavano matematica, ovvio che perfino la somma di 1/3 e 1/7 per qualcuno era ridiventata codice cirillico indecifrabile, figuriamoci le scomposizioni in fattori di Polinomi, le equazioni di primo grado etc etc.
Non ne facevo più da decenni, di scomposizioni, ma ne ho fatte tonnellate, e così equazioni, dai 13 ai diciamo 22 anni. Ci ho messo un’oretta a passare da zero a totale tranquillità di gestione, in effetti mi ha sorpreso perchè, per dire, se uno non arrampica o nuota o scia da decenni, anche se ex Campione col cavolo che gli basta mezz’ora per ritrovarsi a suo agio. Ma lo Sport è infinitamente più complesso della maggior parte dei cimenti scolastici fino ad almeno la scuola media superiore compresa, sempre pensato.
Ma era per raccontarvi che ieri uno studente ( ho un grandioso rapporto con tutte e 4 le classi, mi piace da pazzi insegnare e mi mancava, diciamo che ho un metodo molto ancticonvenzionale e infarcisco le lezioni di filososia, storie sociali, esperienze varie etc…per dire, ad uno ho ordinato di leggere l’Aleph di Borges perchè lo interrogherò su esso, ed è partito a leggerlo ed è disintegrato dalla consegna, poi ho raccontato dello zero, dei gradi di infiniti etc…se partivo da Ruffini non mi avrebbero ascoltato che per mezzo minuto, così sono tutti a bocca aperta FINE PARENTESI) mi ha chiesto, ma Prof, ma a lei il latino cosa le è servito, al Liceo? Certe cose non servono a niente.
Così ho risposto candido, gli faccio,
non saprei, non mi piaceva e l’ho fatto male, le cose che non piacciono e non mi piacevano le ho sempre fatte male, però erano da fare e le ho fatte, certo il mio impegno sul latino è stato minimo rispetto a matematica, filosofia e lettere, ma qualcosa feci, ma ti dico una cosa. tutto ciò che ha impegnato il cervello, io ti dico che mi è servito. Mi ha dato la Libertà. Ho sempre fatto quello che ho voluto, nella mia vita. Vado per i 55 anni e nessuno mi ha mai messo i piedi in testa. Mi sono capitati Capi imbecilli e carogna e sono saltati loro, ogni 5-8 anni al massimo ho cambiato Passioni e Lavori, sono stato al Cern e in laboratori nucleari, poi in laboratori elettronici, poi in meeting di marketing ad altissimo livello, poi ho scalato pareti iniziando dopo i 30 anni, ho allenato calcio, calcio a 5 e oggi arrampicata, ho insegnato matematica e fisica ed elettronica, ho scritto libri di sport e un romanzo di narrativa che mi ha pure dato qualche soldino, ho vinto dei concorsi e sono scappato da cose che non capivo intuendo che non erano per me, ed è molto capire che non stai capendo, ti salva dall’essere dominato, mi so rendere conto quando un lavoro o una disciplina non sono in grado di farla, se mi chiamano per giocare a pallavolo o fare economia anche se mi offrissero 10k euro al mese direi di no, so rendermi conto di dove possa incidere bene e di dove farei disastri, me ne sbatto di destra e sinistra e riconosco incoerenze, paradossi etc etc di chi comanda, e non so quanto il latino mi sia servito, ma alla fine probabilmente un 1% me l’ha dato pure lui. Anzi, facciamo così. Ora vi spiego le probabilità, gli intervalli di confidenza, e le approssimazioni”.
Così.
Tutto di getto e mentre tornavo a casa ero proprio contento, mi era uscito talmente bene che per due ore sono stati lì a seguirmi che non volava una mosca, ed è una classe (secondo me fighissima) che è disperazione di quasi tutti i Prof,
E l’ho riportato qui perchè non ci avevo mai pensato, che la Cultura desse libertà. Non Soldi, non ne ho mai fatti.
Ma LIbertà sì.
Per essere trasparentemente chiari, mio figlio dice che il 90% della sua cultura gli è arrivata non dalla scuola, e lui rispetto a me oggi ne ha molta di più, sembra ominsciente rispetto a me. E a pensarci bene, anche la mia, di cultura, NON è arrivata dalla scuola, ma dalle lettura extrascolastiche ( di tutti i tipi, anche scientifiche), e questo non l’ho detto, in classe, lo dico ogni tanto ai genitori dei miei atleti, è una convinzione un pò troppo rivoluzionaria, da esprimere come insegnante.
Però oltre a Borges darò da leggere altre cose, stamattina, alle classi…
Sport e Cultura sono le Priorità che abbiamo supportato pienamente in casa, a QUALUNQUE costo. Con QUALUNQUE sacrificio. Dai due anni di età. Montagne di Libri e DVD e spiegazioni su tutto, da che cosa fosse una goccia e cosa stesse succedendo qua e là. E insieme ginnastica artistica, nuoto, basket, tracce di arrampicata, ed ora power lifting, e intanto sempre discussioni, su tutto, e praticamente sempre su cose che non monetizzano.
Si vive bene e comunque, molto Liberi.
Ho ripensato a tante persone ricchissime o di soldi o di potere che ho incontrato, ma estremamente tristi e prigioniere della vita.
E niente, comunque vada, finora è andata alla grande; potersi permettere di capire, e di prendere decisioni LIBERE, è una gran cosa, questo volevo dirvi. Ed è stata la Cultura e lo Sport, non il Lavoro o la Scuola, che mi hanno dato questa libertà.
Chiaro, ho avuto anche Culo, ci mancherebbe

28 Dicembre, 2019
di Fabio Palma
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I AM THE HIGHWAY

Non sono le tue ruote
Sono l’autostrada
Non sono il tuo tappeto magico
Sono il cielo.

Chris Cornell, insieme a Wedder, Waters e De Andrè, è il mio poeta canoro preferito. Mi costringe a prendere il vocabolario come all’inizio di Like a stone, e penso che a milioni nel mondo abbiamo imparato tramite lui cosa sia un cobwebb.
Cornell con gli Audioslave nel 2003 ha impattato sulla mia vita come poco altro. Era un periodo sereno ma di trasformazione, l’arrampicata mi stava prendendo in maniera decisiva e quello che stavo facendo era come il nodo delle cravatte, sta bene e fa figo ma ti strozza e non te lo faresti mai per stare bene con te stesso ma per stare bene davanti agli altri.
Era l’anno di un premio internazionale come marketing manager della Philips, mi premiarono con targa incisa, Best european marketing manager. Ciò che gestivo era passato da 14 a 60 milioni di euro di fatturato in un anno, e oltre alla targa mi accreditarono un premio di 4000 euro . Logico che alla notizia mi misi ad ascoltare I am the Highway, Like a Stone e Shadow on a sun. Quest’ultima venne usata in quela scena cult del film Collateral di Michael Mann in cui un coyote taglia la strada al taxista del killer, il killer era Tom Cruise che in quella scena ridusse il suo volto ad un’icona, quando l’uomo comincia a dubitare di ciò che è.
Cosi io, ho cominciato a dubitare che il marketing dell’elettronica, che NON sapevo più progettare, fosse la mia autostrada. In realtà, era un nastro trasportatore e, come scrisse Cornell, io volevo un’autostrada, anche trafficata e con tante svolte.
Nel 2003 non erano nati tanti miei atleti, mi ruppi lo scàfoide in un volo al Wenden e un tizio laureato in medicina mi disse che non avrei mai più potuto scalare. Due gg dopo un altro tizio laureato mi disse fra un mese lei scalera’ già col tutore e cosi fu. Mai credere ad una sola voce, é una mia legge.
Quando hanno dato il nobel a Dylan ho riso perché ci sono scrittori americani mostruosi mai nominati, e poi perché Dylan è stato un buon paroliere e un simbolo ma Cornell e Wedder sono proprio un’altra cosa.
Cornell, bello allora e bellissimo a 50 anni quando decise di andarsene, è stato un mio faro. Non mi do’ pace di averlo perso a teatro, concerto acustico a milano. E di non averlo mai visto dal vivo. Anche questa lezione mi ha lasciato, non rinviare mai le cose preziose, rinuncia all’inutile ma mai al prezioso.
Me lo dico sempre.
Questa, con i sottotitoli, non è una canzone. È Gesù che parla.

12 Dicembre, 2019
di Fabio Palma
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L’anno più bello della mia vita

Non è una mia frase, è il commento di Yuri messo sotto questo showreel

Mi sono ripromesso di fertilizzare il terreno in cui tentare di far crescere le Passioni altrui.
Quelle dei ragazzi a cui insegno, quelle dei giovani che alleno. Probabilmente ho fatto molto di più per certi atleti che per mio figlio.
Lui ha solo fondamentalmente approfittato della mancanza di Veti. Della Libertà di fare secondo le sue Pulsioni.


Ti hanno detto che per te l’Università è inutile?
Ok, non andarci.
Vuoi fare quel viaggio anche se sei minorenne?
Vai.
Stai sveglio fino alle 4 del mattino a lavorare o vedere video e serie TV, soprattutto per imparare? E studiare centinaia di tutorial di DOP americani?
Fallo. Vediamo cosa succede.
Economicamente, ha avuto praticamente nulla da me, si è comprato tutta la sua costosissima attrezzatura da sè.

Credo sia il 20enne che ha ricevuto meno dalla sua famiglia in tutta la zona in cui vivo…e non solo…ha cominciato a guadagnare qualcosina a 14 anni e investiva subito in camere e obiettivi e accessori e Computers e Sw etc etc.
Il mio regalo è stato non proibirgli di seguire istinto e Passione.
Finora, questo è stato il risultato.

Pulsazioni ben sopra quelle a riposo

8 Dicembre, 2019
di Fabio Palma
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BUONA o CATTIVA

DEVI SAPER RIMANERE NELLA TUA MERDA, BUONA O CATTIVA CHE SIA


Nella foto, a destra uno degli atleti più spettacolari del pianeta, circa 105kg di muscoli per 200cm di peso (e massa grassa molto, molto bassa), un prototipo di perfezione contemporanea come Dressel, Lebron James, Giannis Antetokoumpo, Peaty o, fra le donne, Paola Egonu e La Thiem.A sinistra un uomo vistosamente sovrappeso, brutto a vedersi, scritturabile da un regista per un film di disagio sociale.

L’uomo di sinistra, però, ha delle qualità, o diciamo delle caratteristiche, che non ti aspetti: come entrare in un bar malandato e malfamato e sentir discorrere di Hegel, o enunciare teorie matematiche sulla simmetria. L’uomo di sinistra ha una velocità di braccia da pugile di 70kg, e invece ne pesa 128. E incassa colpi di maglio sul viso come se avesse ammortizzatori nascosti, mentre va da sé che sul corpo è come se avesse airbag brevettati. Di grasso, certo, ma funzionali, e voluti. E tanto per essere chiari, nelle mie menate al computer ho studiato rapidità e movenze del messicano panzone, e vi dico una cosa: anche tutte le leggende del passato avrebbero usato pinze accorte per gestire questo autentico inspiegabile pericolo pubblico.

Qualche mese fa, in una delle più spettacolari riprese della storia del pugilato, la terza, il perfettamente scolpito Anthony Joshua aveva centrato in pieno il volto del messicano Ruiz che, per la prima volta in 30 anni, era finito disteso al tappeto. La situazione era questa: un uomo grasso per terra e un portento di muscoli in piedi, uno che quando aveva centrato qualcuno aveva sempre concluso ogni discorso.

In quei 3 secondi in cui il messicano Ruiz era stato a terra, un commentatore che la sapeva lunghissima, ex pugile Campione, aveva osservato: “strano, Ruiz non ha per niente lo sguardo vuoto. Eppure gli e’ arrivato addosso un camion…”.Ruiz si rialzo’, Joshua gli si avvento’ addosso per finirlo, lo colpì ancora durissimo ma il messicano rispose rispose rispose in 30 secondi che sconvolsero logica e sport e alla fine fu il bellissimo Joshua, con lo sguardo incredulo e terrorizzato, ad andare al tappeto. Qualche ripresa dopo, definitivamente.

Come vedere Bolt sconfitto da un impiegato panzone, e meritatamente.“Se rimani fregato una volta è colpa degli altri, se rimani fregato due volte la colpa è tua”. Da allora Joshua si è chiuso in silenzio a lavorare, lavorare, lavorare. Prima sulla mente, tantissimo, poi sulle gambe. Sulla velocità di gambe. Sul cardio.

Era chiara una cosa: quel coso ridicolmente fuori forma era in realtà uno dei più pericolosi esseri umani della storia dell’uomo, bisognava sempre stargli lontano, colpire e scappare, colpire e scappare, il cuore a pompare pompare ossigeno e fiducia.

In un’intervista, aveva detto, Joshua:

“Devi saper rimanere nella tua merda, buona o cattiva che sia, è questo che conta. In molti interpretano la tua storia a modo loro, perché vogliono fotterti. Finché riesci a rimanere fedele alla persona che sei e a essere consapevole del ruolo che hai, non avrai nulla di cui preoccuparti.”

Ieri sera ha ballato, ballato, mobile come un ballerino, frenando l’istinto di avvicinarsi e finire.

Quante volte l’istinto ha tradito, nella vita? Quanti alpinisti morti, ragazzi e ragazze morte in corse spericolate o altri azzardi, tutto apparentemente sotto controllo, come avere davanti un panzone dall’aspetto innocuo e ridicolo. Ruiz era stato per Joshua come la cresta nevosa poco inclinata per l’alpinista, o la curva appena accennata da prendere a 200, o il fiume o il mare un po’ mossi ma niente di più. A volte la vita ti fotte travestendosi subdola, carogna: sorrisi gentili celanti ignobili pensieri, facce educate ma in realtà criminali intenzioni, cose ancora più brutte accadute dietro o dopo sembianze gentili.

Ieri sera, Joshua ha culminato mesi di studio mentale e preparazione fisica e cardio incessante con una prestazione perfetta, inibendo la voglia di ri confrontarsi da vicino con quello scherzo di pugile. Nella sua vittoria e nel suo ritorno, io ci vedo una lezione di vita: non pensare mai di poter dominare qualcosa, anche quando tutto ti dice di andare tranquillo. Usa sempre il cervello, sempre. E affidati alla forza mentale, quella che solo certe rovinose sconfitte ti possono dare.

Chi non avesse visto quella terza ripresa di pochi mesi fa, eccola: una delle più clamorose sorprese sportive di sempre, una delle più clamorose lezioni di vita di sempre. Credo che siano 3 minuti che dovrebbero essere obbligatoriamente visionati in ogni scuola di ordine e grado, e poi commentati. Io, la scuola, la intendo così.

E qui un fantastico video con slow motion e inquadrature leggendarie

27 Novembre, 2019
di Fabio Palma
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LOCHTE, un Campione umano

Olimpiadi 2012, Londra.
E’ passato un anno dai Mondiali, dove Ryan Lochte ha demolito Phelps, con sei medaglie d’oro e una serie di record del Mondo da panico. Lochte, da migliore del mondo nei 100 e 200 dorso, si è trasformato stileliberista, diventando il più forte nei 200Sl (la gara della Pellegrini, quella dove l’acido lattico nelle braccia azzera ogni pronostico a 50 metri dalla fine, come nei 400 metri piani in atletica) ma anche nei 200 e 400 misti, in virtù di una rana bellissima e di un Farfalla secondo solo a Phelps.
Per inciso, i 200 e i 400 mistii, nel nuoto, sono come la Combinata nello sci o in arrampicata, con un piccolo particolare: li fanno INSIEME. Uno dopo l’altro…
Come cazzo (scusate ma ci vuole…) fanno ad allenarli è un mistero biblico…ma in realtà non lo sanno neppure loro.
Parti forte in Dorso? rischi di ucciderti nel finale a stile. Mordi il freno a Farfalla? Occhio alla rana. Picchi duro nella Rana? Sì, ma poi devi stravolgerti nella tecnica per lo stile. Un casino senza senso.
Di fatti sono 4 gatti che lo fanno, tutti fortissimi in due stili, buoni nel terzo, accettabili nel quarto. Tranne, per praticamente dieci anni, tre nomi: Phelps, Lochte, e l’ungherese Cseh, quest’ultimo il secondo più sfigato sportivo all time, nel senso che senza i primi due nomi sarebbe unanimamente riconosciuto come il più forte nuotatore di tutti i tempi, e invece ha semplicemente il più mostruoso medagliere EUROPEO di sempre. Nel mondo, sempre terzo.
Perchè il secondo più sfigato? Perchè il primo è proprio Lochte, 5 medaglie d’oro olimpiche, mica paglia cavolo, solo che Phelps ne ha beccate 23, più di ogni altro atleta di qualunque sport, mentre Lochte ha il record all time nei mondiali, che è tantissima e corposissima roba, ma sempre un pelo sotto le Olimpiadi.
Però Cseh non può avere rimpianti, se non quello di non aver assoldato un killer per i due americani. Invece Lochte…invece Lochte sì…
Vediamo perchè.
Prima gara di Londra 2012, sono 4 anni dopo la famigerata Pechino 2008, quella degli 8 ori Olimpici di Phelps, che portano Michelone e il nuoto per la prima volta a livello di sport RICCO. Phelps diventa Milionario e il nuoto va sulle riviste come NBA, calcio, Golf, Boxe, Formula 1, Baseball, Atletica e Football. E’ da sempre lo sport più praticato al mondo, ma NON uno sport da copertina. Con Phelps lo è diventato.
i 400 misti sono la gara della morte nel nuoto, e probabilmente la gara in assoluto più difficile e complessa di qualunque sport. Quella dove testa e fisico NON CI CAPISCONO NULLA. Dove ricercatori di biochimica e fisiologia dello sport alzano le mani e dicono, potrebbe andare così.
Ma non lo sa nessuno, come va.
E succede quello che non si aspetta nessuno, se non gli appassionati di nuoto: Lochte DEMOLISCE Phelps,che viene anche annientato psicologicamente dal vedersi subito scappare l’amico rivale e finisce addirittura quarto. Fino a 50 metri dall’arrivo Lochte è sotto il primato del mondo, poi ci va sopra di poco. Ma domina. (per inciso, nell’ultima vasca di stile libero una cinese, nei 400 misti donne, andrà più forte, evidentemente con un doping genetico o qualcosa del genere).
Cominciano le scommesse su quanti ori vincerà Lochte, se anche lui arriverà a 8, e con quanti primati mondiali.
Ma mentre Phelps (che poi si scoprirà soffrire di depressione…) si chiude con il suo leggendario allenatore a lavorare a analizzare, Lochte si dà al…sesso nel villaggio Olimpico, come farà intendere in un’intervista. E’ bello, grosso, simpatico. Ed è il migliore.
Risultato di due notti brave?
Non vincerà più nessun oro, crollando nelle gare in cui era talmente strafavorito da essere non quotato…
4 anni dopo, Rio. Lochte è in fase calante, vince meno, solo un oro in una staffetta, è fra i più anziani nuotatori di sempre, e assiste a Phelps che invece, incredibilmente, continua a vincere. Esce con due compagni, e fanno un furto, con danni, in un benzinaio brasiliano. Una stronzata da adolescenti sciocchi. Poi scappano, prendono l’aereo per gli USA, ma salta fuori il film delle telecamere…
Succede il patatrac. I media si scatenano, i tre vengono additati nel mondo da milioni di persone come simbolo negativo dell’imperialismo americano. Raccontano alla polizia di essere stati rapinati da due falsi poliziotti che hanno puntato delle pistole contro loro, ma non è vero. Le telecamere di sicurezza dimostrano una realtà diversa, con Lochte visibilmente ubriaco che compie atti vandalici al distributore dopo aver urinato fuori dal bagno. Lochte, che sa di aver mentito, si infila il prima possibile su un aereo per gli Stati Uniti Dei tre, l’unico famoso è proprio Lochte, anche televisivamente, e viene massacrato. Perde tutti gli sponsor, viene ricusato da tutti. E squalificato dalla federazione.
Diventa un simbolo negativo. E si scopre che anche lui, come Phelps con la depressione, ha un grosso problema: l’alcool.
Centinaia di migliaia di ore di allenamento all’alba, una vita sociale azzerata per 20 anni, senza che NESSUNO si facesse delle domande sui due Campioni, all’apparenza perfetti.
Crolla per un pò, poi si rimette a lavorare, per un sogno impossibile: da vecchio, un altro mondiale, e Tokyo 2020, l’ultima Olimpiade.
Dopo Rio ero probabilmente la persona più odiata al mondo – ha raccontato in un’intervista rilasciata nel 2017 a ESPN – ci sono stati momenti in cui mi sono ritrovato in lacrime a pensare che se fossi andato a dormire e non mi fossi svegliato più sarebbe stato un bene”. Il pensiero del suicidio, la voglia di farla finita, poi la forza ritrovata nell’amore con una compagna, la nascita del primo figlio, “una scintilla che non avevo mai sentito prima nella mia vita”, la ragione per ricominciare: “Sinceramente il motivo per cui sono tornato è lei. C’è altro che voglio ottenere da questo sport, ma il mio cuore non era lì”.
Su Instagram pubblica un video in cui si fa una flebo, è tranquillo e vuol solo far vedere che è tornato ad essere serio, che ci crede. E’ una trasfusione di vitamine, niente di che, ma la Wada ha irrigito le regole per via dei Bari,

I 10 mesi di sospensione per i fatti di Rio erano finiti e sembrava tutto perfetto. A gennaio del 2018 lui e Kayle si erano sposati, la voglia di nuotare era tornata ma arriva una mazzata, una squalifica per doping di 14 mesi per essersi iniettato in vena una soluzione che superava il limite di 100 millilitri concesso dall’agenzia antidoping statunitense in assenza di prescrizione medica. A documentare il tutto una foto postata su Instagram dal nuotatore, con lui e la moglie attaccati a due flebo. Erano vitamine prese per evitare di prendere la malattia che aveva il figlio.
Abbandona, pubblica solo foto della bambina, ingrassa. Si iscrive a gare non ufficiali, sui 200 misti arriva secondo dietro a una giovane promessa, lo scorso agosto, a 6 secondi dal suo primato mondiale…le foto e il video di Lochte sul blocco di partenza, sovrappeso, sono raccapriccianti per colui che aveva introdotto nel nuoto gli allenamenti degli strongmen, con copertoni di TIR e circuiti crossfit e HIIT mai visti prima nella disciplina.
Fra parentesi, anch’io ad Agosto ero diventato come lui, molti kg sovrapeso…grazie al cielo non per depressione o alcol ma per sedentarietà totale.
Io ho perso 6kg, un paio in dieci giorni, poi 1kg ogni 10gg. Mi è bastato tornare ad allenarmi 1h30′ al giorno e mangiare il 30% in meno di pane. Ma non devo provare ad andare all’Olimpiade, qualificandomi in una nazione dove nei Trials rimangono fuori Campioni e primatisti mondiali, nello sport con più praticanti di qualunque altro sport…
E pubblica pochi gg fa la foto di Agosto e quella di adesso.


Lochte ha sbagliato due volte, a Londra 2012 dove ha perso per sempre il treno della leggenda, e a Rio per troppo alcol e una bravata. Non è un dopato, non lo è mai stato. Tecnicamente ha introdotto nel dorso qualcosa di mai visto, e la Federazione dopo mesi di riflessione ha reso illegale la sua subacquea nei 200sl, che aveva sconcertato tutti.
Tiferò per lui, uno dei più grandi sportivi di questo millennio, un atleta assurdo, un uomo con delle debolezze. Con dei lati oscuri che ha raccontato a tutti, non perchè scoperto, come Schwazer ( che barò con EPO, doping da carcere e radiazione a vita, a mio parere), ma perchè uomo come noi

Il video sotto è di quella pazzesca finale dei 400 misti. Tutti pensammo, è l’inizio della leggenda…invece fu l’ultima grande, grandissima impresa, di Ryan Lochte

12 Novembre, 2019
di Fabio Palma
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STENMARK, o l’unicità

17 dicembre 1974. Lo sport mondiale conosce, ma ne è ancora ignaro, uno di quei pochissimi esseri soprannaturali a cui affibbiare il cartello di imbattibile. Come nel 2k Bolt, Mayweather, Eaton, Ichimura e Phelps, in questi anni Biles, Peaty e Dressel, nel passato Lewis, Laver e i Boston in Nba.
Uno dei pochi sportivi che costrinsero i legislatori a cambiare le regole, come avvenne per Jabbar al college quando vietarono la schiacciata, e rovino’ la carriera di almeno cinque grandissimi talenti che senza di lui sarebbero stati ricordati come fra i più grandi di sempre. Già; perché uno del genere, come il duo Phelps-Lochte per Cseh, relega in un girone secondario dei Campioni che altrimenti avrebbero avuto Gloria e Onori.
Ingemar Stenmark…era appena arrivata la Tv a colori nelle case di molti, e questo ragazzino di 18 anni sconvolse lo status quo dello sci, arrivando dal profondo nord che, a dispetto di neve e quant altro, non aveva tradizioni di sci alpino. 
Italiani e austriaci e francesi non la presero bene, ma proprio per niente. Pochi mesi dopo milioni di spettatori si alzarono in piedi quando cadde nel parallelo contro Thoeni, perdendo la Coppa del Mondo. Giornalisti da spazzaneve scrissero che mentalmente era stato spazzato via dal nostro gelido altoatesino, e che avrebbe sempre pagato pegno nelle gare secche, quelle dove la tensione contava quanto la tecnica e il fisico.
Pochi mesi dopo tali scritti divennero come certi discorsi politici contemporanei: capovolti. Stenmark cominciò a dominare come nello sci non si era mai visto. Dopo tre anni introdussero la Combinata, e fu una decisione che anni dopo avrebbe tolto al nostro Tomba almeno tre Coppe del Mondo. Dopo una discesa libera con 10 secondi di distacco e una gran paura in allenamento (allora le discese libere non erano preparate come adesso e oggettivamente flirtavano con il rischio mortale o di paralisi…), lo svedese imbattibile se ne frego” della Coppa accontentandosi di spazzolare speciali e giganti. Un grandioso manager come Mario Cotelli non accettò mai come lezione di vita che anche una valanga, come quella azzurra, una macchina anche organizzativa perfetta, potesse essere ridicolizzata da un singolo con dietro nessuno. Come se in un’azienda un’oligarchia venisse umiliata da un solo individuo, geniale e irraggiungibile.Stenmark fu per lo sci quello che Gates e Jobs furono per l’informatica, con l’IBM sgretolata da due pischelli fuoricorso. Tutti i Geni sono cosi, pensate ad Einstein che nel 2005 da un ufficio brevetti manda 5 articoli ad una rivista, e 4 sconvolgono la fisica e la conoscenza del mondo e il mondo accademico che manco lo aveva considerato per una sotto cattedra. Stenmark da solo creò il domino che stravolse lo sci. Anni dopo svedesi e norvegesi arrivarono in massa nelle gare, sdoganati dall’esempio del Re.
Anni fa lo intervistarono e lui, in forma smagliante, disse che stava seduto davanti alla Tv anche 8 ore al giorno consecutive, a guardare sport. “Ma non si allena?” Sorrise lieve e rispose, e perché dovrei farlo? E sollecitato, fece un back flip perfetto. Recentemente ha partecipato ad una cosa tipo ballando sotto le stelle, muovendosi regale e perfetto. Baciato da Dio in ogni possibile sfoggio di equilibrio, forza e destrezza, Stenmark era semplicemente l’atleta perfetto, avrebbe dominato in vari sport.
Negli anni a venire il mondo si sarebbe meno stupito a vedere adolescenti irrompere in Sport ingessati dalla tradizione e dalle gerarchie, rompendo le righe. Allora io avevo meno di dieci anni e andai in settimana bianca con la scuola. Una cosa è certa e sicura, come nella musica e nel disegno, neppure in dieci vite sarei riuscito a essere neppure un mediocre in quella disciplina. Così Stenmark mi fu ancora più leggenda. Poi pochi anni fa presentai Cotelli ad una conferenza e gli chiesi dello svedese, e allora lui subito raccontò di quella prima vittoria e poi del parallelo di fine anno e della vittoria di Thoeni.
Sì ma dopo? gli chiesi. Era così ENORME.
E allora fece una faccia strana, come quei paesaggi della brianza, colline non ordinate e fotografabili come quelle toscane o umbre o marchigiane. Fece una faccia strana, non si capiva. Si, mi disse, non si poteva battere.
Capii che ero stato inelegante: quello svedesino aveva cancellato prima la valanga azzurra e poi una generazione di Campioni che non poterono diventarlo. Moltissimi anni dopo un irriverente guascone da Bologna vinse una gara con Stenmark ancora li, terzo. E nel frattempo c era stato Girardelli, un altro singolo perché col padre scappò dall’organizzatissima Austria per vincere da solo. 
Si sa, quando non ci sono Geni o comunque singoli stratosferici conta il gruppo e l’organizzazione, ma poi proprio queste due entità mal digeriscono che arrivi uno e uno solo capace di far meglio di cinque o dieci o cento. Si comincia a rispondere, “conta il gruppo”. Nel mondo del lavoro il singolo in gamba viene messo da parte, fa paura e rompe i coglioni. I normali si alleano (quando va bene, spesso si alleano i mediocri…di solito con a capo quello con meno scrupoli, perché insolenza e cattiveria e arroganza sono facili da buttare in faccia agli altri, é la creatività con le sue idee che è propria di pochissimi. ).
Nello sport grazie al cielo vince il migliore, anche se pure li chi non sta ligio al gruppo ogni tanto viene soffocato e allontanato. Io, da allenatore, ho sempre trattato diversamente quei pochissimi che avevano qualcosa di diverso, attirandomi ovviamente critiche. “Sono tutti uguali”.
No.
Non lo siamo.
Ci sono i mediocri, i normali, i bravi, i bravissimi, i Campioni, i fuoriclasse, gli unici. In tutti i campi. 
Gli unici sono cosi pochi che spostano di dieci anni in avanti, minimo, l’orario in cui si muovono tutti gli altri, che da quel momento rincorrono invano.
Stenmark era unicità at its best

1 Novembre, 2019
di Fabio Palma
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LE GRANDI MENTI PARLANO DI IDEE

LE GRANDI MENTI PARLANO DI IDEE

LE MENTI MEDIE PARLANO DI FATTI

LE PICCOLE MENTI PARLANO DI PERSONE

Era il Febbraio 1990, si sapeva che mi sarei laureato e al 99% con la Lode, ma intimamente mi sentivo sprovveduto e inadeguato. Incapace.

Da tre mesi ero in sotterraneo del Cesnef, Politecnico, con una finestrella altezza marciapiede completamente schermata dalla luce, che comunque d’Inverno era, lì sotto, poca, fioca, e triste.

Non ricordo NULLA dei dettagli dell’esperimento che dovevo condurre, c’era un rivelatore allo stato solido, Camera a deriva, inventato pochi anni prima (credo un paio), e dovevo verificare una teoria, con degli elettroni sparati che dovevano comportarsi in un certo modo.

Sapevo usare due rack di strumentazione, molto costosa e complessa, ma brancolavo nel buio, reale e metaforico. Gli elettroni venivano sparati in un modo che l’esperimento falliva, giorno dopo giorno. cambiavo delle cose, la velocità, il campo elettrico…niente di niente. Passavano ogni tanto dei dottorandi, cercavano di aiutarmi, ma non se ne veniva a capo. Il bravissimo e simpaticissimo Marco Sampietro, oggi Professore, persona stupenda solare e sempre serena (Quanto mi manca…), era venuto qualche volta ad assistermi, ma anche lui non aveva saputo costruire l’esperimento in maniera diversa. Quello che si pensava dovesse funzionare in qualche settimana, e che fra l’altro avrebbe dovuto essere il Capitolo portante della mia tesi, sembrava campato per aria. Intendiamoci, avevo una media sopra il 28,8, quindi il 100 e Lode lo avrei portato a casa con qualche scritto a caso, ma intimamente mi sentivo una merda. Avevo capito non solo di NON essere geniale (questo lo avevo capito già quando al primo anno rimasi a scena muta alla domanda per la Lode ad Analisi I, quando manco compresi cosa avesse voluto chiedermi Verri e mi confermò il 29 dello scritto. E’ stato IN QUEL MOMENTO che ho fatto pace con la normalità, al Liceo qualche Professore mi aveva chiamato Genio e…va beh, senza menarmela e lo potete chiedere ai miei amici, ma ci avevo creduto), ma neppure un bravo ricercatore. Non mi consolava il fatto che anche altri non mi avevano saputo consigliare: loro avevano le loro ricerche, avevano speso solo qualche minuto con me, io ero rinchiuso lì sotto da SETTIMANE diventate mesi.

Quel giorno di Febbraio in quella stanza si presentarono in cinque, il Prof Longoni, il Prof. Cova, Sampietro, e due dottorandi, tutti di buon umore ma evidentemente frastornati. Il mio esperimento era comunque importante per tutti, dopo qualche mese era stata prenotata una slot temporale al Cern per verificare con le particelle più piccole quello che avrei dovuto “facilmente” riscontrare lì dentro. Insomma, era partita un pò d’ansia. Cova, un tipo in gambissima, era venuto lì a curiosare, la sua area di studio era diversa.

E avevano chiesto ad Emilio Gatti di fare un salto lì sotto.

Io Gatti lo avevo solo incrociato, era l’uomo più bonaccione e buono del pianeta, secondo me. Era distratto da panico, perennemente col sorriso, una birra a mezzogiorno nella paninoteca, e decine di storie sul fatto che la Vita reale fosse completamente estranea al suo pensiero, fatto di Fisica, calcoli, invenzioni. Tutti d’accordo, LUI era un Genio, il più grande Elettronico italiano di tutti i tempi, e una delle menti più brillanti dell’Italia del ‘900. Non era famoso a livello di mainstream, ma per tutti era un idolo.

Tanto per inquadrarvelo, una volta era andato in macchina ad un congresso a Venezia, due giorni dopo era tornato a Milano in treno, aveva cercato l’auto intorno alla stazione centrale per ore, e poi aveva denunciato il furto. Per caso qualche giorno dopo Sampietro venne a sapere della denuncia e aveva detto a Gatti, ma Emilio, tu a Venezia eri andato in macchina.

E Lui, candido e sorridente: “ah già”.

Aveva una vocina da bambino e l’ufficio tappezzato di poster di gatti. Insomma, lo amavano e veneravano tutti.

Era mattina, ed Emilio Gatti entrò nel “mio” laboratorio.

Ciao Emilio, ciao Emilio. Buongiorno, fece lui con la sua vocina da bambino.

Gli spiegarono del set up, di quello che si voleva trovare. La camera a Deriva l’aveva inventata lui, una delle sue decine e decine di invenzioni.

Ci guardò, e disse, tipo 20 secondi dopo la spiegazione: “provate a fare…questo e quest’altro” (non ricordo il suggerimento, ma tipo un minuto di spiegazione, non di più).

Ci guardammo…

Poi si scusò, con voce sempre da bambino e quasi inchinandosi disse, devo andare a lezione, scusate. Poi venite a dirmi.

Modificai il set up, 10 occhi a vedere. TUTTI, me compreso, si stavano dicendo, perchè non ci abbiamo pensato??

Un’ora dopo, l’esperimento era fatto. Da lì a qualche giorno dopo, fu solo una questione di mettere in ordine i dati, e scrivere il Capitolo. Non avevo fatto un cazzo, e Sampietro, nei minuti dopo che l’esperimento era riuscito, disse, ridendo, certo che Emilio è proprio un Gatto.

Ho avuto parecchie idee nella mia vita, tutte molto semplici. Nel mondo della montagna, la rassegna Monti Sorgenti, i libri Solitari, Lettere di Sosta e Uomini&Pareti, l’Academy dei Ragni di Lecco, la Pietra del Sud. A mio parere la creatività migliore l’ho avuta col romanzo Genius, quel soggetto è stato il mio apice, e l’intro di quel romanzo, scritto di getto, il mio momento migliore (forse nella Narrativa potevo essere qualcuno, qualcosa di Speciale. Questo l’ho spesso pensato. Poi però apro a caso un libro di Mac Carthy e anche lì la Genialità la vedo, come dire, di un’altra galassia…). Ironia della sorte, mai avuto un’idea brillante nel campo in cui mi sono laureato e lavorato per anni…sono, diciamo, un generatore di idee sociali, proposte per la collettività. Anche allenando, ho sempre un sacco di idee per i ragazzi, e ne sono orgoglioso perchè molte sono belle, creative, e funzionano. Ma non sono geniali.

Io e Matteo Della Bordella avemmo delle idee brillanti durante l’apertura di Infinite Jest e Coelophysis: io le pentole da lasciar su a raccogliere l’acqua e le buste di cibo semicotto che con due dita d’acqua ci facevano mangiare, lui l’apertura di una variante facile a 200 metri dalla grande parete per salire in fretta al bivacco superiore…idee normalissime, mica geniali. Però dirompenti e superfunzionali. Senza, non so se ce l’avremmo fatta…in Alpinismo, hai bisogno di piccole grandi idee per portare a casa una grande via e talvolta la pelle. Non hai il tempo di fare riunioni, discutere ore giorni mesi sul niente…devi agire velocissimo. Ma anche lì, non sono cose geniali.

Faccio parte di quelli che hanno le idee e parlano delle menti di quelli che le hanno, non sono uno sfigato che parla male e alle spalle di chi ha le idee. Anzi, ammiro quelli che le hanno. Nessuno arriverà qua in fondo, neppure lui, ma negli ultimi dieci anni, oltre a mio figlio, che oggettivamente nel suo campo è proprio un Genio, uno dei pochi che ho conosciuto che ha avuto delle idee è stato Luca Passini. Che peraltro sa anche modificare le idee altrui in maniera positiva, arricchendole. Sulle mie lo ha fatto spesso. Lui viene fuori da un ambiente in cui si parla MOLTO alle spalle, credo che da me abbia imparato a creare e non a distruggere. Una volta lo beccai che rideva alle mie spalle con uno che era abituato, appunto, a fare ironia sulle persone, glielo dissi e da allora è cambiato ancora. I mediocri spesso usano l’ironia facile per sminuire chiunque abbia delle idee. Ridere senza comicità è segno di mediocrità.

Io ho imparato da Emilio Gatti, uno dei 4 Geni incontrati nella mia vita, l’unico che ho frequentato più di dieci secondi nella mia vita (l’altro è Giovanni Zangari, oggi Professore negli Usa). Anche Simone Morandotti, musicista che ha composto per me alcune musiche, è un piccolo Genio.

Gatti, ovviamente, non fu un piccolo Genio. Era uno da QI altissimo, una mente regalato dal Cosmo o dal Divino a tutti noi.

Quello che provai nel cuore in quei pochi secondi che risolse un esperimento fu tumulto allo stato puro. Una mia atleta, Giulia Rosa, settimana scorsa descrivendo la fine di un allenamento molto duro ha esclamato, “mi sento il cuore nella punta delle dita”.

Ecco, la stessa cosa avvenne quel momento lì