Fabio Palma

Infinite jest

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marzo 12, 2015
di Fabio Palma
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AL FESTIVAL DI FINISTERRA

Il Festival Finisterra-Aarrabida si tiene a Aarrabida, Portogallo, località famosa per film che fanno parte della storia del cinema. Quattro anni fa ebbero l’idea di un festival dedicato all’arte e al cine-turismo, in collaborazione con il Politecnico di Lisbona, dove ci sono ricercatori all’avanguardia nello sviluppo di sw di tecniche di montaggio all’avanguardia.

Il festival ebbe subito un successo clamoroso ( e l’Italia, con un documentario prodotto a Vicenza, ebbe ben sette premi), e l’anno scorso, alla terza edizione, ha visto mostrare i video più innovativi prodotti in un anno dove sia la tecnologia HW che il SW che la sperimentazione intellettuale hanno permesso di fare passi avanti incredibili nella visione per video di un territorio. Le tecniche di Hyperlapse, Layerlapse, timelapse paralleli, post-produzione su riprese in 4k, generano dei video impensabili soltanto cinque anni fa e che hanno stupito anche il cinema, che comincia ad usarle nei film più recenti.

Per tutto questo è un onore e una sorpresa che i video sul lago prodotti dal distretto Centrolario, che racchiude i comuni di Varenna, Bellagio, Tremezzina e Menaggio, nonché i video Leccomountains ep.2, Emotions, e REEL 2014 (è stato quest’ultimo, in verità, ad essere scoperto per primo, e quindi a trascinare all’invito tutti gli altri), siano stati invitati alla rassegna, dove la qualità è al top mondiale e saranno mostrati video delle più belle località, urbanizzate o no, del pianeta. Video spesso prodotti con budget enormi, migliaia di ore dedicate e istituzioni nazionali in appoggio, o privati particolarmente sensibili alla promozione di un territorio, che rendono ancora più sorprendente l’invito dei video nostrani.

Ci sono molti modi di promuovere un territorio attraverso un video o un film. Certamente avere la fortuna di far parte della sceneggiatura di un film di Lucas ( Villa Balbianello ) o di Sergio Leone ( Bellagio ) o con James Bond ( Menaggio ) non ha, al momento, paragoni, a meno che non si stia parlando di un video web a diffusione talmente virale da superare le parecchie centinaia di migliaia di visioni, cosa in realtà già successa (anzi, si parla di milioni di visualizzazioni) per alcuni video degli ultimi due anni.

Questo, naturalmente, è lo scopo dei video sulle montagne di Lecco e sul Lago di como realizzati in vista di Expo: diventare virali, essere utilizzati e riutilizzati anche a propria insaputa (anzi, meglio), ed essere possibilimente visti all’estero. Con, quindi, specifiche molto chiare in termini di durata (un video sopra i due minuti viene spento nel 90% dei casi, se non ha un protagonista), montaggio (il più possibile serrato, come fosse un videoclip musicale o pubblicitario), color correction e formato (il 70% degli americani, per esempio, vede i video su smartphone, non su computer.)

Queste specifiche rendono di fatto più impegnativa la sceneggiatura e il montaggio di un video, sono necessarie ore di riprese anche solo per due o tre secondi, e in generale ho notato che si va da una a due ore di lavoro per secondo di video, con punte anche di tre ore al secondo, dalla ripresa alla pubblicazione. Calcolo per difetto se si vogliono cose ancora più complicate, come il layerlapse, dove le ore per secondo risultano quasi imbarazzanti, a fronte però di un risultato finale assolutamente pazzesco.

Attualmente lo studio e l’analisi, e soprattutto la sperimentazione, di questo know how e tecnologie, è portato avanti da Yuri Palma, Riccardo Mojana, Francesco Torquati Gritti, ma altri giovani si stanno interessando (come Cesare Castelnovo) e le possibilità che il nostro territorio offre per altri video di livello mondiale sono molte alte, grazie all’unicità della combinazione guglie-lago, e alla morfologia del lago di Como, assolutamente caratteristica, che garantisce piani di ripresa sensazionali.

Nel Reel 2014, per esempio, una ripresa proprio di Cesare Castelnuovo, poi post-prodotta da Yuri Palma per esaltarne le caratteristiche, ha suscitato enorme curiosità per come era stata fatta: era stata effettuata in quei tre giorni consecutivi di nebbia a Lecco, con la pianura padana sullo sfondo. Le tecniche di ripresa e di montaggio mostrano quello stupore che provammo un po’ tutti quando assistemmo allo spettacolo, sembrava di essere in un film di fantascienza. Beh, il risultato è esattamente quello che videro i nostri occhi, rappresentato alla perfezione. ( 2’39” di https://www.youtube.com/watch?v=guJJvjmNeCM)

Le idee in ballo sono molte, anche piuttosto rivoluzionarie, altre sono in studio anche dai Maestri del genere. Una recente pubblicità della Nike, per esempio, proprio realizzata da uno dei Top al mondo nei video sul territorio, pubblicità che ha lasciato interdette le aziende rivali per l’utilizzo di queste tecniche, fa pensare che parecchi, nel mondo, si getteranno a tonnellate di ore in questa fantastica sfida, riprendere quello che ci circonda con delle tecniche di ripresa che ce lo mostreranno come se qualche occhio assoluto a mille focali e mille orologi interni fosse lì ad assistere.

VARENNA

https://www.youtube.com/watch?v=z4DXlSX02qc

LECCOMOUNTAINS ep. 2, EMOTIONS

https://www.youtube.com/watch?v=KVLB_Kl6Thc

marzo 10, 2015
di Fabio Palma
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MOSCA nel 1990

Arriviamo a Mosca che c’è una tempesta di neve, sono con Aeroflot, costava la metà di ogni altra linea. Però devo fermarmi due gg a Mosca, ed è il 25 Ottobre 1990. Sono da solo, perchè Grego è già a Bangkok, staremo via 40gg fra Thailandia e Australia, mi sono laureato il pomeriggio del 24 e la notte ero in treno verso Roma, ora sono in aeroporto a Mosca che cerco di capire cosa fare e dove andare, nessuno parla inglese, si avvicinano due ragazzi italiani, canotta e bermuda, mi fanno, quando ripartiamo, gli dico il giorno, due in avanti, impallidiscono e mi fanno, Belin, qua nevica e noi abbiamo solo roba da spiaggia, ovviamente zero chances di riavere i bagagli spediti quindi frugo nello zaino a mano e gli dò quello che riesco, avranno un freddo cane per due gg, in cui la parola Belin è talmente tanto ripetuta che la dirò per mesi. Ci ficcano nell’albergo Aeroflot, vado in bagno e uno scarafaggio biblico mi convince a desistere e a farla più tardi in strada, che facciamo, mi dico con i genovesi, siamo in periferia, tutto è freddo grigio e tristissimo, vediamo un’insegna e mi dico, magari quella è la metropolitana, scendiamo una scala di marmo che sembra un museo e quando arriviamo giù non crediamo ai nostri occhi, siamo solo noi in una fermata che sembra estratta dal Louvre, pazzesco, arriva il metrò e saliamo e nelle carrozze c’è gente che non ha nessuna voglia di ridere. Riusciamo con un cambio ad arrivare in centro, ogni stazione di metropolitana è paurosamente bella, le scale mobili sono eterne e scolpite nel marmo, così mi sembra, tutto è un museo poverissimo, la Piazza Rossa è senza senso, fantastica, tutto è poverissimo lo devo ripetere, non avevo mai visto tanta povertà, l’Africa e tante altre cose le avrei viste negli anni successivi, c’è una coda mostruosa per vedere la statua di Lenin, poi il giorno dopo vedremo una coda alle dieci del mattino di quasi un km per entrare nel Mac Donald, vedi foto, che aveva aperto da poco, e nei negozi del centro c’erano solo scatolette di tonno al massimo, e poi niente di niente. Vedo questa città meravigliosa che è lontana anni luce da noi, e prima di ripartire assistemmo anche alle prove di parata di carri e missili, eravamo gli unici occidentali, uno dei genovesi tira fuori la macchina fotografica e l’altro gli fa, Belin mettila via che ci incendiano sul posto, ricordo anche il museo degli zar, c’erano sassi verdi e rossi e trasparenti enormi, soli e dentro spade o statue, e poi mi dissero che erano gioielli VERI, smeraldi grossi come un pancreas?!? tutto a Mosca era così grande e così grigio che quei due giorni furono una scossa, non so neppure di cosa. Mi dissero che non era facile ottenere visto e quant’altro per visitare Mosca, a quei tempi, e io la potei vedere gratis, scorazzando con i due genovesi, uno dei quali cambiò ovviamente in nero 50 dollari, quando gli diedero un sacco di plastica con dentro i rubli intuì che il cambio nero era un tantino diverso da quello ufficiale, aveva così tanti rubli in un posto che non c’era assolutamente nulla da prendere o da comprare che esclamò, Belin, adesso marcio alla testa della popolazione sul Cremlino, poi il doganiere gli diede del caviale in cambio di quel sacchetto e verso la Thailandia mangiammo a caviale, tutto sommato non male. Avevo iniziato ad aprire gli occhi al mondo, mica lo stavo capendo, eh. E neppure potevo azzardarni in congetture riflessioni teorie etc etc. Soltanto che in un lampo compresi che 29 esami di ingegneria della vita non mi avevano insegnato nulla. I verbi sono a caso fra remoto e imperfetto e presente perchè quando ricordi certe cose non puoi e non devi essere preciso nella grammatica, non avrebbe senso

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marzo 2, 2015
di Fabio Palma
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SLIDING DOORS

Entra quel professore e dice, c’è xxxx yyyy che ha telefonato al dipartimento per delle ripetizioni a suo figlio, liceo, materie scientifiche.
Contestualizzo: dipartimento di fisica del Politecnico di Milano, io reduce da 45 giorni di viaggio extraeuropeo, due mesi prima mi ero laureato, insomma ho ri-scoperto la vita dopo 5,5 anni trascorsi con 3 ore d’aria la domenica pomeriggio, partita di campionato di ping pong il sabato pomeriggio, due allenamenti serali sempre di ping pong, il resto studio totalizzante, capillare, amebizzante, anestetizzante rispetto a qualunque relazione sociale che non fosse la squadra di ping pong e fidanzata di allora che studiava pure più di me (quasi). Mentre le varie teste del laboratorio, oggi tutti professori, meditano la risposta, io dico, ok gli telefono io, in una di quelle risposte senzasaperedichesitratta che possono o farti fuori o cambiarti la vita.
Poco ci mancò che la vita me la cambiò VERAMENTE. Il tipo era notissimo commentatore di formula 1 televisivo, lo chiamo, mi fa, le va bene un milione e mezzo al mese? Era gennaio 1991, Signori, ovviamente risposi di sì senza neppure chiarire ore e logistica.
Che, la sera dopo a casa sua, si precisarono in 4 sere al mese, a casa sua, 200 metri da fermata metropolitana linea rossa, la stessa che partiva da duecento metri da dove vivevo.
Fra parentesi io avevo pure attaccato un foglio proponente ripetizioni alla facoltà di biologia, e mi erano arrivate richieste in poche ore.
E dunque nei mesi successivi accadeva che mi dimenavo in esperimenti di basso livello in laboratorio per diciamo 5-6 ore, poi facevo un paio d’ore di ripetizioni, poi sparivo fino alle 4 del mattino a dilapidare i guadagni tranne appunto 4 sere al mese dal figlio in questione, che lo dico per aneddotica, in camera aveva televisore Mitsubishi pollici infiniti che io-manco-sapevo-che-la-Mitsubishi-facesse-tv. Una sera serissimo mio padre mi prende, mi blocca, mi fa: devi cercarti un lavoro, da ingegnere serio, cosa ti sei laureato a fare? Gli dico, beh, ma io guadagno e sto pianificando, ma cosa vuoi guadagnare senza un lavoro fisso, gli dico allora cosa sto guadagnando in totale, impallidisce, non trova la frase, poi mi fa, e comunque tornare tutte le notti all’alba la mamma si preoccupa, non ha tutti i torti, penso io, ma non glielo dico.
A fine Giugno succedono due cose, la prima è che dico a vari studenti sia universitari che di liceo di devolvere gli ultimi due mesi di ripetizione alla Caritas per alluvione Bangladesh, tanto l’estate me l’ero già pagata, e la Caritas mi manda poi una lettera in cui praticamente mi venerava come socio dell’anno o giù di lì, la seconda è che mi chiama il conduttore famoso, mi fa, guardi, mio figlio è stato rimandato in fisica col 5, tutte le altre materie è passato dal 4 al 6 o 7, siamo veramente contenti, le faccio una proposta, luglio a Punta Ala, vitto e alloggio eh, più compenso, anche figli di nostri amici hanno bisogno, poi prime due settimane di Agosto noi andiamo alle Bermuda, pesca d’altura, se vuole venire anche lì ci fa piacere, a rifinire la preparazione (ve lo giuro, ve lo giuro che disse così), e poi ad Agosto torniamo e…
E io lo fermai, gli dissi che avevo già dei piani per l’estate (che erano, Luglio a Sesto con amici, ed Agosto Portogallo e Sardegna, con amici etc…), glielo dissi serio, non ci pensai neppure un secondo. Non ci pensai neppure un secondo a mollare il laboratorio, e quindi a Novembre iniziai a lavorare in un’azienda, e son mica sicuro che invece questa fu cosa buona e giusta, ma comunque. Che io mai e poi mai più avrei guadagnato mensilmente come guadagnavo in quei mesi dissoluti là, dove peraltro mi dissero pure chiaro e tondo che chiedevo troppo poco per le ripetizioni e rovinavo “il mercato”.
E così ci sono un milione di svolte nella vita e una decina di quelle sono decisive, e penso che quella risposta al telefono, secca e senza pensarci su, fu una delle mie top 5, nel senso di cambiamenti. Perchè in quell’agosto scoprii in Sardegna la speleologia, e quindi anni dopo l’arrampicata, etc etc. Credo che in cinque anni di quella vita là avrei accumulato una barca di soldi e amicizie di un certo peso, no diciamo conoscenze, e poi chissà, e non dico che sarebbe stata per forza una vita sbagliata, dico solo che sono contento così. Con foto come queste. Valgono più di mille pescate d’altura, o forse no, ma insomma a me va bene cosìVenezuela F1060006

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febbraio 18, 2015
di Fabio Palma
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IL SECONDO VIDEO DI LECCOMOUNTAINS

Anche questo tutto ideato da Yuri come script, con riprese magistrali di Riccardo Mojana e grandi contributi di Carlo Fedele Barri, Francesco Torquati Gritti, Luca Polvara, Riky Felderer, Daniele Carzaniga, e ovviamente lo stesso Yuri.

La storia riprende dal primo, e questa volta ci sono anche elementi “umani”. La musica e il montaggio me lo fanno sembrare un inno all’outdoor, nel senso proprio di “fuori porta”

 

 

febbraio 18, 2015
di Fabio Palma
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L’ABBIGLIAMENTO

F1020016mai commesso l’errore di giudicare un tipo o una tipa dall’abbigliamento. Non me lo posso permettere, diciamo. Anche recentemente me lo hanno fatto notare. In particolare devo dire che ammiro abbastanza i tamarri, non sono mai andato in giro come Steve Stevens, per esempio, e me ne dispiace, devi proprio essere borderline, per andare in giro come lui. Ma il tipo più incredibile era un certo Varoli, Professore di Elettronica nucleare mi pare, che andava in giro con una borsa di tabacco a tracolla e che, ve lo giuro, sarebbe stato malvisto nel 99,9% delle località mondiali. Lui però era un Professore coi controfiocchi e ne sapeva di elettronica come forse nessun altro, della serie, vado in giro come mi pare e piace tanto io so e tu studente puoi andare anche in giro col cravattino ma uscirai da qui che ne saprai meno di me. Naturalmente accade così anche con molti artisti di varie cose e non penso ci sia morale, mi facevano un pò ridere quelli che andavano in giro con la 24ore sentendosi Ingegneri dentro ma poi sono diventato estremamente noncurante, 205523_1014534079969_566_ninsomma w la valigetta e w gli infradito, l’importante è che tu non sia marcio dentro e non viva fregando il prossimo. In questa foto devo dire che manca la tuba e la bottiglia di Whisky e poi Slash ci faceva un baffo, comunque grande soddisfazione se sei il Varoli della situazione e dopo 30″ che parli gli altri ti guardono in maniera diversa, c’è soddisfazione.

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febbraio 17, 2015
di Fabio Palma
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BELLAGIO

Ecco un altro lavoro di Yuri, con fondamentali contributi di Francesco Torquati Gritti, e contributi miei e di Riky Felderer

Su Bellagio abbiamo ancora tantissimo materiale, di qualità altissima, che sarà usato per un secondo video da pubblicare più in là, dopo riprese sulla fioritura.

Questo video ha dietro molte giornate di riprese, con il finale del 6 Gennaio 2015, una 13 ore filate che permise dir accogliere tantissimi scorsi nelle frazioni di questa gemma

 

 

 

 

febbraio 14, 2015
di Fabio Palma
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LOTTA, in statistica e in arrampicata

Luchino su Genius

Ad un certo punto di una settimana di apertura di questa via, Dodo era mentalmente esausto. Spiego in breve cosa vuol dire aprire una via di questo genere: è un lavoro. Non pensate a una parete con una via logica, che in qualche ora, a secondo della bravura, tu inizi a salire, passi dove non è mai passato nessuno, e arrivi in cima. No, qui le cose sono completamente diverse. La logica c’è, eccome, ma è come la logica di Touring. Una mazzata. Il partire e arrivare velocemente in alto funziona su granito, dove ci sono le fessure, che a secondo di quanto tu sia bravo effettivamente ti portano in cima più o meno velocemente e più o meno su alte difficoltà etc etc. L’anno scorso due americani ( va beh, Caldwell e Honnold, ma magari chi legge non è del settore) sono passati in manciate di minuti dove il resto del mondo trascorreva giorni, perchè in fessura sono degli Ira di Dio.
Su calcare difficile nessuno va veloce, nessuno. E’ strano, il calcare è molto più variegato e generoso del granito, dove spesso vicino alle fessure non si sale neppure con le ventose, ma quando è difficile…buona notte…ovvio, più sei bravo più comunque fai delle cose belle in minor tempo, ma su questo tipo di vie i migliori al mondo ci hanno messo mesi ad aprire vie, diciamo dieci gg in tre mesi, o anche di più. Lotti, lotti, voli, cadi, ti infortuni, hai strizza, etc etc.
Fatto sta che quella settimana la trascorremmo su 30 metri. per la precisione, cinque pomeriggi per 30 metri. Più precisamente, due dei cinque pomeriggi per sei metri…la mattina intanto scrivevo, Genius appunto, ma Dodo non ce la faceva più. Alle 13 si usciva, un’ora e mezzo al sole, una risalita su corda, e poi la lotta.
Ero così all’università, l’esame di statistica lo diedi in totale sei volte, fra l’altro col mitico Verri. Verri, temutissimo in Analisi I, si presentò in aula quella mattina allo scritto di statistica, invece di un altro. Io, come altri duecento, ero arrivato avendo imparato a memoria una ventina di cose, perchè, scandalosamente, le domande di statistica di quel professore in cattedra erano le stesse da anni…
Beh, appena vedemmo Verri, ci alzammo in tipo 195…uscendo…chiaro, Verri aveva messo delle domande VERE di statistica,
Statistica la passai come volevo dopo sei sessioni, rifiutai anche un 26 che Verri mi disse, Palma è sicuro? Risposi, devo uscire di qua che so la statistica quanto lei.
Pausa.
Scherzo eh. Volevo dire, che la so come si dovrebbe sapere.
Il Verri fece una smorfia che forse, dico forse, era un sorriso.
Alla fine anche questa via ci sorrise, come vedete è un vero e proprio capolavoro della scultura, così come devo dire che la statistica è bella, ma veramente bella. Ascoltavo i telegiornali, e metà delle notizie erano FALSE. Dimostravo matematicamente che erano FALSE. Applicavo intervalli di confidenza, etc etc, e vedevo che ci pigliavano per il culo!!!!!! Purtroppo dopo qualche mese persi la sensibilità, la sapienza diciamo, esattamente come lo scorso Natale su questa via, per il film ho visto i sorci verdissimi. Va da sè, infatti, che le cose complesse sono belle solo quando le capisci, e questo avviene mica sempre, ANZI. Sono momenti effimeri…poi ti devi accontentare delle cose semplici. Penso che tutti noi abbiamo avuto sprazzi di comprensione di cose difficili. Poi ci si deve accontare, per esempio, di vedere delle foto. Se andate nel link, ce ne sono di belle. La speranza è che anche il film esca quanto le foto.

http://ragnilecco.com/genius-monte-ginnircu/

febbraio 14, 2015
di Fabio Palma
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L’ACQUA DEI TEPUY

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Detto che non lo so neppure usare oggi, bene perlomeno, preciso che allora forse non esisteva neppure, e comunque io non sapevo che esistesse. Parlo di photoshop o similari. Insomma l’acqua della foto è proprio così, siamo nella giungla del Venezuela, c’è uno dei circa 100 Tepuy all’orizzonte, e l’acqua è proprio di quel colore lì, ovviamente appena è profonda più di 30 cm diventa nera come la pece, hai proprio l’impressione di un flusso di petrolio, mentre invece quando è bassa è del tutto simile alla coca cola.
Più buona, però. A me la cola cola non fa impazzire, troppo zucchero. Questa invece è proprio…non so, sa di qualcosa di forte. L’indigeno che ci portava in giro aveva detto a Pitax che c’erano minerali sciolti, ok, vi state chiedendo in che lingua si sono detti e capiti minerali e ora, ma solo ora, me lo sto chiedendo anch’io. Ma quei due parlavano così veloce e sicuro, con un metro di differenza di altezza, tutte quelle s messe alla fine di qualunque parola da Pitax e un idioma molto musicale da parte dell’indigeno, che io e Grego non avevamo dubbi, quel che ci veniva riportato era la verità. Pitax, ma chiedigli se è buona, e quello per risposta ne beve un pò, e allora via anch’io a berne a bocca spalancata, ho una foto che mi lavo i denti, fra l’altro faceva schiuma, l’acqua dico, e ci ho fatto pure una nuotata che me la godevo mentre trangugiavo, fighissimo andare sott’acqua e non vedere neppure a mezzo centimetro, facevi in apnea il tuo percorso ed era come giocare a dadi con ill buio.
Comunque esco dalla nuotata, tipo che ero stato in acqua mezz’ora proprio godendomela e bevendo a quattro palmenti, e vedo Pitax che se la ghigna come sapeva fare solo lui, e l’indios di 45 cm più basso che se la ride a squarciagolissima, mai visto due razze umane così giocosamente unite, era proprio la cartolina ideale per una conferenza dell’Onu, secondo me. Fighissimo, Pitax, gli dico, venite anche voi. vai vai Fabietto, che qui gli indios sono partiti con le scommesse. Ah sì, quanta ne riesco a bere? No, quanti gnam gnam piranha riesci a sfamare oggi che dice che così può far bere all’asino stasera.
Mai stato una cima nel nuoto, però quei tipo 50 metri dalla riva vi dico che il mio record l’ho fatto.

febbraio 13, 2015
di Fabio Palma
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SU PALU

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Due sono state le volte in cui per un pelo non sono stato ficcato in prima posizione nella scaletta di qualunque telegiornale italiano, e diciamo in almeno 1/4 di prima pagina di ogni quotidiano di punta. La prima mi è stata evitata dalla naturale Madonnina in questione, alta circa due metri, situata a qualche ora, o un’ora al massimo, di distanza dall’ingresso di Su Palu, immaginifica grotta sarda di oltre 40km di sviluppo, gigante carsico con tanto di spiaggia mediterranea e grande lago all’interno, e così via. Il fatto era che questa grotta era così fantastica, e io ci ero stato dentro con bivacco per una ventina d’ore, che nella piazzetta di Cinisello non potei fare a mano di declamarne ogni meraviglia, col risultato che una decina di mai-entranti-in-qualunque-grotta-di-qualunque-tipo acconsentì di prendersi una settimana di ritaglio vacanze e di seguirmi in Sardegna, scopo primario, entrare in Su Palu, bivaccare dentro, e mentre io cercavo di risalire verso un paio di buchi che il buon Pinna mi aveva indicato, loro se la sarebbero beata in questa spiaggia (El Alamein, nome topografico). Siete sicuri di avere una buona forma fisica? Io sono all’ultimo anno di Isef, io faccio sentieri, io gioco a pallone, non mi stanco mai, ci sarebbe da imparare a scendere su corda, all’ingresso c’è un pozzo, impariamo là a scendere Palma vai tranqui che ce la caviamo, soffrite di vertigiini, dal grattacielo Pirelli mi sono affacciato a testa in giù vai tranqui Palma, mica siamo ingegneri come te noi facciamo sport e siamo gente di mondo, etc etc, beh, quando c’è la convinzione c’è tutto, così entriamo. In Su Palu più o meno all’inizio c’è un sifone, ti spogli, vestiti in bidone, strisci nell’acqua a meno di dieci gradi per qualche metro, poi di là ti asciughi, ti rivesti, prosegui. Prosegui, dicevo. Arriviamo alla spiaggia che comincio a pormi qualche domanda, un traverso su corda con sotto baratro e torrente cacofonico ha creato molto, molto rallentamento. Dei dieci, diciamo che cinque sono già al limite. Rifletto. Mmmm. Al quinto barcollamento opto per il ritorno, senza riposo. Qualcuno di quei cinque, se si addormenta, non lo rinvengo più. Siamo alla 15esima ora quando comincia il riattraversamento del sifone, che mi faccio un numero a due cifre di volte per letteralmente spingere la roba di tutti nel bidone, e incoraggiare. Si arriva al pozzo di uscita, che poi è un camino obliquo, grazie al cielo non verticale e nel vuoto, che ce n’è uno che proprio non sta neppure in piedi, tre che sono comunque allo 0,5% della propria vitalità, gli altri epicamente riescono a trascinarsi fuori (il Gipeto, l’unico oltre a me fisicamente ok, si perderà con uno nella macchia mediterranea, era piena notte, andando in panico. Li ritroverò dopo due ore…). faccio su è già dal pozzo altre dieci volte, spingendo, tirando, spronando. A ben pensarci dovevo avere una forma fisica mostruosa allora, o forse semplicemente un pezzettino di cervello era andato in modalità tamponamento-di-iniziativa-idiota, perchè insomma secondo me almeno due ci stavano lasciando la pelle per sfinimento,e comunque nei giorni successivi 4 di loro non si mossero letteralmente dalla spiaggia di cala Gonone, amebe anzichenò. Credo che il racconto di quelle 25 ore spopolò per Cinisello per anni…a dir la verità poi mi giunse voce che per colpa di questa cosa, che con meno particolari un pelino si diffuse, qualcuno parlò (correttamente) di continentali senza cervello e necessità di impedire con ogni mezzo l’accesso a Su Palu a chi si presentasse senza curriculum adeguato. Mi sa che la Madonna di Sa Palu, laggiù, ogni tanto se la ghigna ancora…Buongiorno, eh