Fabio Palma

Infinite jest

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luglio 29, 2015
di Fabio Palma
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VILLENEUVE

Mio padre dirigeva un laboratorio meccanico di un’azienda meccanica che sapeva il fatto suo, leader nel mondo insomma. Parecchi ingegneri, ricerca applicata di punta, cose che in Italia oggi sono rare quanto il peperoncino serio (ma la vogliamo finire di vendere barattoli di peperoncino che bruciano quanto una piuma in caduta? E’ uno scandalo). A un certo punto uno molto bravo se ne va, in Ferrari per la precisione. Era il 1979. Passa un anno, il tipo passa nell’hinterland milanese e mio padre lo invita a cena a casa, si presenta con spalle larghissime, faccia quadrata e fronte da cartello stradale, chiaro che dentro quella testa le cose giravano veloci. Solito tentativo indiretto di mio padre di affascinarmi con una ipotetica carriera da ingegnere, solita mia totale indifferenza sia per l’età sia per predisposizione (io a 15 anni pensavo al futuro prossimo quanto sarebbe poi stato capace di pensare in generale il figlio di Bossi), e via alla spaghettata, dove arriva in rampa di lancio sostenuta la domanda costruita da ore.
Allora, questo Gilles?
Ok, riassumo. ‘Sto Gilles era un pilota canadese preso da Enzo Ferrari praticamente contro il parere mediatico di tutti, che nel primo anno di corse aveva fatto una serie di incidenti, anche uno mortale contro degli spettatori, da panico. Mai visto uno così, dicevano gli espertoni. Lauda aveva detto che “è l’unico pilota al mondo che durante i testacoda sappia esattamente dove si trovi col muso (congiuntivo azzeccato, Lauda l’aveva sicuramente sbagliato), infatti nelle prove spesso, disse l’ingegnere, finiva entrando nei box con testacoda, suscitando ira di tutti e risate dei suoi meccanici. Gilles aveva fatto da secondo nel mondiale ’79 vinto da Scheckter, non attaccandolo perchè da contratto era seconda guida, e Schecker ne fu così stupito da diventarne primo amico, anche dopo.
Poi la Ferrari inanellò un periodo di macchine tremende, non stavano in pista neppure da sole. Gilles faceva delle partenze senza senso, recuperando sempre sulle cinque posizioni, poi lottava come non s’era mai visto in tutta la storia, con cose così epiche che manco nei film di Rocky Balboa si esagerò così. Alettone storto davanti al muso, una prova svolta sotto un nubifragio con lui che segna 11″ meno del secondo (UNDICI SECONDI) e gli altri piloti che pensano ad un errore (lui era andato come se niente fosse, e si vedeva zero), e mille altre cose.
Contestualizzo: era un biennio interessante, quello lì, io sono CONTRO quelli che dicono “ai miei tempi” , “oggi non è più come…”, etc etc. Dico solo che il biennio 1980-82 fu un biennio potente, per il sottoscritto. Ozzy Osbourne se ne uscì con Blizzard of Ozz rispondendo a Heaven and Hell dei Black Sabbath, caso unicissimo di scissione strapositiva per tutto il pianeta, dei cantinari inglesi pubblicarono un album chiamato Iron Maiden, mio padre chiama da vicino Roma dicendo che hanno fermato il treno, e qualche ora dopo si capì che l’Irpinia non c’era più, e poi io vidi il paese di Lioni trasformato in sabbia, nasce MTV, a Ustica un paio di caccia americani la fanno grossa, arriva il primo CD, cose così. Beh, nella mia personalissima classifica del biennio, Gilles era in pole, ovvio, con Randy a fianco.
L’ingegnere ce ne racconta un pò; per scommessa aveva per esempio impennato la 131, che i suoi meccanici gli avevano detto, non ce la farai mai. Poi ci disse come appena arrivato non si capacitarono dei musi delle ferrari che gli davano per tutti i giorni, sempre graffiate sul davanti, finchè non glielo chiesero, e disse che si allenava nei riflessi, da 250 a 80 in frenata con muso sotto un camion a piacere, in autostrada, in modo da avere anche controllo totale della velocità (se rileggete capite bene…), e poi la tecnica del testacoda per ritrovarsi in direzione opposta in strada, tecnica assunta dai contrabbandieri canadesi e da lui affinata, e poi la multa per i 250 in autostrada e record imbattuto e imbattibile montecarlo-maranello (hanno tentato più recentemente due piloti professionisti, di notte, a tavola pigiata: niente da fare…), cose così.
Naturalmente ha vinto poco, naturalmente è morto giovane, l’anno della macchina buona. Era un sabato, e io la domenica mattina avevo una campestre (avete letto bene), piovigginava. Parto che avevo il magone, mi ritiro subito. Chissà se Sergio Provolo se lo ricorda, eravamo insieme. Non era mai banale nelle risposte e nelle frasi, fra cui questa “Se è vero che la vita di un essere umano è come un film, io ho avuto il privilegio di essere la comparsa, lo sceneggiatore, l’attore protagonista e il regista del mio modo di vivere” Devo dire che questa frase l’avrei voluta dire io, anche oggi, ma sono sono contento che me l’abbia anticipata uno come lui.
Quando l’ingegnere se ne andò, ero molto tentato di decidere a 15 anni il mio futuro, laurea in ingegneria meccanica e domanda alla ferrari, ma Villeneuve ci sarebbe stato ancora? Niente, poco dopo non ci fu bisogno della risposta interpersonale. Ci sono volti che non avrebbero avuto senso da invecchiati, anche Dean Potter aveva un volto così. Troppo avanti, come volti, troppo espressivi. Ho una mia lista di eroi, lista di sfigati, Abel, Galois, Dean Potter, Randy Rhoads, Salvador Sanchez…certo, c’è anche Gilles.
Quando poco tempo fa ero con Yuri a Consonno per questo video, mi venne in mente lui, e gli raccontai la sua storia. Ogni tanto gli racconto storie passate, ma mica per esaltare tempi andati, eh? No, solo perchè sono storie che ho in testa e vedo che me le ascolta. E’ una figata che il mio cervello faccia certe associazioni, non sai mai che circuito facciano i pensieri. Cosa c’entra quindi il video di consonno con Gilles? Ho fatto passare settimane, e non ho trovato una risposta. Forse non c’è, non ha senso. Fra l’altro, “non ha senso” a Gilles glielo dicevano in tanti.

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luglio 24, 2015
di Fabio Palma
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BEYOND THE LIMITS

Non c’è uno sport facile, non ce n’è. Oddio, qualcuno è MOLTO più difficile di altri, eh. La pallavolo, per esempio, è un vero casino, fra l’altro taglia alla base molte velleità di protagonismo perchè hai un solo tocco. Ma così ad occhio immagino che il salto con l’asta sia qualcosa al di là della perseveranza, come diavolo si fa, anzitutto, a piegarla, quella roba? Non parliamo di correrci insieme, e poi decidere ad un certo punto di partire verso l’alto…mah…mi son sempre chiesto come si fa ad apprenderla, una cosa simile.
La corsa è anche molto difficile, ma sui dettagli, proprio come il nuoto. Se ti metti a correre, ce la fai. Poi farlo bene, altra storia. Poi ci sono quelle dure, e quelle meno dure. E di una cosa sono sicuro al cento per cento, la corsa in montagna è dura. E di un’altra cosa sono certissimo, quelli che la amano hanno per essa una passione viscerale.
Così quando lo scorso Settembre eravamo alla Zacup Skyrace del Grignone a filmare qualcosa, Yuri fu subito colpito dai volti. Per uno che fa nuoto, la fatica non è ignota. Ma la questione dei volti a nuoto sfugge, per ovvie ragioni, guardi e ragioni su mille cose tranne che sul volto, tuo e degli altri. Invece tutte le corse hanno le smorfie come indice di te stesso e dei tuoi avversari, al solito mi viene da mettere la boxe al primo posto di questa speciale classifica dell’importanza del volto, ma la corsa, insomma, è ben messa. Nella corsa in montagna, poi, il sospetto che l’avversario sia più che altro la pendenza e te stesso, e soltanto diversi pensieri dopo venga quello che ti sta davanti o dietro, beh, questa è un’altra constatazione che ci venne.
Qua e là leggemmo e ci dissero come questa fosse una delle corse più belle e dure dell’arco alpino, sulla bellezza ho pochi dubbi, beneficia di un percorso che…beh, vengono da tutto il mondo per vedere un panorama così, vuoi mettere correrci dentro? Comunque questo è il trailer, o promo, che Yuri ha realizzato col poco che riprese l’anno scorso, e con quanto del percorso è stato ripreso nelle scorse settimane. Si voleva esaltare bellezza e fatica, insomma.

La musica…particolare, con due stacchi che Yuri ha anche parzialmente modificato. Non è una musica per tutti, mi ha detto, perchè i due cambi melodici possono spiazzare coloro a cui piacciono le cose molto semplici e lineari. Ma lui (Alberto Zaccagni, tuttofare di questa magnifica corsa, n.d.r.), si vede che è una persona a cui piacciono le cose difficili e complesse.

La serenità e lo stupore e la frenesia del respiro, come combinare immagini con un montaggio e una musica efficaci?

Ecco qui

https://youtu.be/MU3aeiiux1g

 

 

 

salita canaloni della Grigna

luglio 20, 2015
di Fabio Palma
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ESCAPE FROM REALITY

So bene come ci sia un sacco di gente che piglia al volo le poche ore lasciate da settimane dure e toste per letteralmente scappare e magari perfino a metà pomeriggio essere di nuovo all’attenti davanti ai doveri. L’ho fatto anch’io, eh, comunque c’è gente che lo fa così spesso che davvero mi dico, cacchio, che fibra. Svegliarsi stra-presto, pensieri ancora non buonissimi che rompono le palle, etc etc.
Non tutti lo possono fare, dipende da dove vivi, eh. Ho detto al Piccardi, una volta: guarda, se nasci in Ciad, anche se sei veloce la finale olimpica dei cento metri te la scordi. Poi magari non è sempre vero, la boxe è piena di gente nata in posti allucinanti che ce l’ha fatta, e alla grande, ma comunque…sto divagando. Dicevo che dipendi da dove abiti, e indubbiamente dalle parti di Lecco, fino a Milano e oltre, c’è la possibilità, al costo di sbattersi mica male, di uscire proprio dal mondo di tutti i giorni e trovarsi nel così detto ambiente, quelli che vanno in montagna chiamano AMBIENTE quel contesto in cui le difficoltà assumono diciamo un altro valore. Patagonia, ovvio, è ambiente. Baffin e Groenlandia, pure. Oggi, per esempio, la maggior parte della Alpi come ambiente è molto meno di qualche decennio fa. E sopra Lecco?
L’idea la ebbi nel Settembre 2014, poi ci sono state molte, ma proprio molte riprese, lo scorso Inverno. Voglio dire che Filippo Salvioni le ha fatte proprio bene, in totale accordo con Yuri (storia di profili colori, etc), e che poi abbiamo beneficiato di grandissimi contributi di Cesare Castelnovo e Riccardo Mojana, e qualcosa ha ripreso Yuri stesso. Poi gli alpinisti-attori, ovvio, senza di loro che fai? Quindi Silvano Arrigoni, Lorenzo Festorazzi, Luca Bergami e anche loro amici.
Ne è venuto fuori un gran bel cortometraggio, posso proprio dire molto molto ben fatto, ce lo hanno detto insomma, gente anche straniera che sa. Poi qualche settimana fa è uscito fuori questo bando, e in due giorni e mezzo molto corposi di lavoro certosino sono usciti questi 60 secondi, quindi ora abbiamo anche un trailer che partecipa ad un concorso, già essere ammessi pare proprio sia stato un exploit. Il nome è appunto dedicato a tutti quelli che rapinano le ore a mille stress per vivere queste cose. Il cortometraggio lungo fu proposto alla nostra serata l’11 maggio, e ci fu un grande applauso che fece molto, molto piacere. in qualche modo sarà anche pubblicato pure quello. Per ora, ecco questi 60 secondi. Ah, ringrazio anche un ex professore di Yuri che certamente ha lasciato un’impronta indelebile in tutto quello che fa e farà.

http://www.epictv.com/media/competition/escape-from-reality-%7C-alpinism-above-lecco-northern-italy/602650

baggero 4

luglio 10, 2015
di Fabio Palma
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DA UNA CAVA AD UN’OASI

Era il sogno di un ragazzo scomparso giovanissimo, questo posto.

Nella potenza straordinaria del 4k (e con una tecnica pressochè sconosciuta), ecco come Yuri ha visto l’oasi di Baggero, una ex cava portata ad una bellezza suggestiva. Personalmente, questo video mi ha totalmente stupito

 

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luglio 9, 2015
di Fabio Palma
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LA GRIGNA IN 4K

Sì, in 4k.

ok, ok, non è ancora un gergo comunissimo…ma sappiate che fra tre anni, o prima sarà standard. E tutto apparirà incredibilmente più dettagliato. Le cose belle saranno ancora più belle, le cose brutte…mostreranno meglio la loro bruttezza.

Qui, credetemi, c’è solo del gran bello

 

luglio 8, 2015
di Fabio Palma
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Un casino che non vi dico….

Era il 3 Novembre 1995. Secondo giorno di lavoro in Philips.
Impossibile dimenticare, perchè ero su un aereo per l’Olanda, e iniziava un periodo di ben nove mesi all’estero, con frequenti avanti e indietro nei week end. In pratica, mi avevano fregato: avevo iniziato il Lunedì, e alle 11 il Presidente della Philips vision di Monza, tal (grandissimo) Panzeri, mi disse, visto che lei è esperto in digitale, la mando là come esperto di Monza nel progetto tal dei tale.
Primi giorni da incubo: non capivo una mazza, parlavano in inglese velocissimo, e con un sacco di acronimi, ovvero quelle sintesi di due o tre lettere che se sai cosa vogliono dire ok, ma messe lì così, in un discorso, ciao…
Ero l’italiano e, come dire, non è che fossero molto ben disposti verso gli italiani, eh…ero l’unico italiano di un gruppo di progetto che doveva arrivare alla prima videoconferenza domestica del mondo.
Ci misi tre settimane a capire qualcosa, la sera andavo in un ristorante italiano e mangiavo l’impossibile, anche per sfogarmi. Una sera sì e tre no mi veniva da piangere. Davvero, eh. Allora allenavo a calcio a 5, mi mancavano i ragazzi, mi mancava il posto di lavoro che avevo lasciato, etc etc. Ehi, ero un emigrante di lusso, per l’amor di Dio, ma proprio ci stavo male, là.
Sì, ne sapevo di elettronica, sia analogica che digitale, venivo dalla Laben, mica paglia. Un po’ come oggi ne so di arrampicata, alpinismo, costi di chiodatura…
Quindi più o meno alla quarta settimana alzo la mano in una riunione, erano presenti tutti, immaginate l’italiano fino a quel momento zitto che interviene, inglese anche un po’ così, e dice: ho studiato un po’ l’architettura, con una FPGA Altera si possono eliminare dieci componenti almeno e comandare direttamente etc etc…gli dico quanto costa quella FPGA, capo progetto era uno di 2 metri e 110kg, mentre il super boss coordinatore (che il primo giorno mi aveva accolto Italian? Spaghetti, mafia and Berlusconi….giuro…) ascolta, e insomma la finisco così: 3 dollari di risparmio.
Beh, il piano era venderne qualche milione, quindi, come dire…
Ragazzi, parte un casino che non vi dico…una bomba.
Settimane di bombe…il Panzeri che riceve un fax che dice, l’ingegnere italiano non si fa i fatti suoi, Panzeri (miticissimo boss che andava in giro con camicia sbottonata e senza cravatta, uno che sempre e comunque sarà mio idolissimo anche se non lo vedo dal 1999 circa) mi richiama a Monza, mi ascolta, fa partire un altro fax indirizzato molto, molto molto in alto, che dice che per coprire errori di progettazione mi vogliono mettere da parte, mi rimanda in Olanda e mi dice, non aver paura di dire quello che sai, vai tranquillo, Panzeri era uno che aveva l’onestà nelle vene, e le palle grosse come pettorali, dico alla fidanzata (oggi moglie) che me ne sto in Olanda più di due mesi, a questo punto, me ne sto per una certa questione di principio, il tutto durerà nove mesi, io progetterò la FPGA, parte una board che mi faccio da solo, e che FUNZIONA, il risparmio preventivato funziona, io sono solo in un angolo con l’unico oscilloscopio Le Croy ultra moderno che sono andato a farmi prestare ad un altro piano, il piano dei progettisti FPGA della Philips, che mi accolgono, mi prestano ‘sto coso, e mi dicono, vai giù duro, tanto a noi non serve adesso, ne abbiamo un tot, fagliela vedere a quelli lì, non capiscono un cazzo, in pratica c’era un piano di olandesi che mi trattava alla grande e che mi dissero che erano stati non coinvolti nel progetto per far lavorare il piano sotto (oh, mica solo in Italia, eh…), e un piano dove mi detestavano, fra l’altro questi ultimi pensavano che lo facessi per carriera ma a me DELLA CARRIERA NON ME NE FREGAVA PROPRIO NULLA, né allora né adesso, è che gli sprechi non mi piacciono, le persone losche non mi piacciono, i viscidi non mi piacciono, quelli che fregano alla comunità non mi piacciono, i falsi non mi piacciono, e neppure i carrieristi non mi piacciono (PERCHE’ PENSANO SOLO A FAR FUORI GLI ALTRI, NON A FAR BENE LE COSE), e così via. Ok ok, quella era un’azienda privata, ma perchè buttare i soldi nel cesso?
Niente, poi la cosa non si fece. Un casino che non vi dico. Al nono mese, tutto pronto per la produzione, venne fuori che la Homevideo conference Philips costava di più, in architettura, della concorrenza. Sarebbe stata competitiva con la mia FPGA, peraltro, ma la linea di produzione era stata progettata per l’architettura…costosa…ci fu una riunione a 50 persone, progettisti, product manager, boss, presidente di qui e di là, una roba da dieci ore, tensione alla via lattea, e su una diapositiva proiettata anche la mia architettura, il mio inglese un pò migliorato, spiego tutto, ragazzi, UN CASINO CHE NON VI DICO, fra l’altro ero in giacca e cravatta con ascelle pezzatissime.
Conclusione, progetto stoppato, Panzeri mi richiama in Italia, mi fa, bravo, avremmo prodotto una cosa invendibile (era Monza che avrebbe dovuto produrre), poi anni dopo chiuse la fabbrica di Monza, e poi piano piano sparì la Philips consumer, che oggi non c’è più, mi dissero che negli anni ’80, gli anni del post-brevetto CD, c’erano champagne a fiumi e alberghi 5 stelle alle convention, la Philips faceva il bello e il cattivo tempo nell’elettronica e sbaragliava tutti…i migliori centri di ricerca erano Philips, ragazzi, sono usciti dei nobel della fisica dalla Philips, sono usciti brevetti che hanno fatto la STORIA dell’elettronica.
E ora non c’è più nulla.
Storia di sprechi, sprechi, sprechi, che alla fine ammazzano anche un toro. Perchè il toro può avere delle gambe fortissime, ma se diventa obeso cade anche lui.
La morale?
Niente, w i Ragni di Lecco e chi ama portare il mitico maglione rosso. E tutti gli appassionati che ci seguono e capiscono la nostra filosofia, la nostra visione, e la nostra storia. Purtroppo, come avete capito tutti al 99%, certa gente te la ritrovi in tutti i settori…poi, quando diventa evidente (numeri son numeri, eh…) che hanno sbagliato tutto, mica chiedono scusa…anzi, non stanno neppure zitti e non spariscono!!

copertina dvd Uli Biaho

giugno 19, 2015
di Fabio Palma
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IL FILM SULLA ULI BIAHO

Nel link qui sotto potete leggere altri aneddoti sulla produzione di questo film, da oggi in edicola, ma poichè questo è il mio blog personale, posso aggiungere una cosa.

E’ stato il lavoro più complesso a cui abbia partecipato dal 1990 ad oggi.

Nel 199o ero al Cern, il team era tosto, e io ero probabilmente il più scarso. A dire la verità, ero un pò titubante sulle mie capacità, mi sembrava di essere circondato da mostri, erano tutti spaventosamente intelligenti e preparati, Andrea vacchi, Emilio Gatti, Marco Sampietro…colossi della fisica e dell’elettronica. Io davo tutto, ma quel tutto mi pareva nulla. Breve esame di coscienza, e me ne andai dal mondo dell’universitario. Sbagliando? Forse, chi può dirlo. Se errore ci fu, è datato 1984, quando non mi scrissi a Lettere o Filosofia.

Dal 1990 in poi, lavori progressivamente più carichi di responsabilità, a volte giornate eterne, ma la difficoltà vera era trascurabile. Compresi la differenza fra complesso e complicato. Avevo a che fare con complicazioni continue, ma il complesso, ciò che era complesso, era da un’altra parte.

Il film in questione, invece, è stato una vera e propria impresa complessa. Una cosa enorme, per i mezzi e ciò che era a disposizione. Ha avuto delle ripercussioni, non semplici da gestire. Ci sono stati problemi di salute. Non insignificanti. Per me, semplicemente, era necessario alzarmi mai dopo le cinque per lavorarci subito, e prima di dedicarmi alla mia vera attività professionale, ma per Yuri è stato un lavoro immenso. Un salto assolutamente esagerato. Per difetto, ci ha lavorato intorno 200 ore in 9 mesi. Domeniche da dodici ore…

Era da fare? Penso di no. Ma il risultato c’è

http://ragnilecco.com/29630/

 

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giugno 13, 2015
di Fabio Palma
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CONSONNO, il paese fantasma

Assolutamente non pianificato e preventivato, Yuri se ne è uscito con questo video, arrivato in un momento storico nel quale su questo paese si sta parlando parecchio. Un DJ che dichiara di volerlo comprare, la storia molto contradditoria della sua nascita, con fazioni rigidamente contrapposte, feste ed eventi che di fatto lo sfruttano, insomma una realtà che vive su un filo, fra teorici divieti e sfruttamento della sua immagine da parte un pò di tutti, istituzioni comprese.

Il video, come vedete, ha una color correction molto particolare, molto dark, e la colonna sonora è veramente notevole. Probabilmente avrà successo per molto tempo, come video, anche se è nato in pochissimo tempo, infinitamente meno tempo dei video sul lago. Però, appunto, è capitato in un periodo storico (non lo sapevamo) piuttosto caldo

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giugno 2, 2015
di Fabio Palma
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BELLAGIO, il secondo video

Ecco uno dei video che sarà proiettato il 5 Giugno all’interno dello stand di Lega Ambiente, a EXPO2015. Le frazioni di Bellagio la fanno da protagoniste, così come appare in magica fioritura Villa Melzi, su cui peraltro Yuri ha già prodotto altri due video, inediti.

Per differenziare questo video dal precedente, non si sono solo ovviamente mostrati altri scorci di Bellagio; Yuri ha implementato anche una tecnica di color grading molto sofisticata che ha sviluppato negli ultimi due mesi. L’uso della steady, dello sliders costruito in casa e dei panlapse ( una tecnica particolare di Timelapse ) ha ovviamente poi fatto il resto nell’idea di timeline che ha realizzato. Questa tecnica di color correction l’ha applicata anche nel video “La liberazione del gesto” e in un video sulla Grigna in Inverno che uscirà entro l’anno, entrambi sono stati proiettati l’11 Maggio a Lecco su grande schermo. Fondamentale riprendere in un certo modo nelle impostazioni delle camere, infatti le riprese sono o sue o primariamente di Filippo Salvioni e Francesco Torquati Gritti, coi quali Yuri si trova a meraviglia.

Nelle prossime settimane sono in cantiere parecchie idee, nel frattempo ecco la playlist aggiornata dei video sul Lago di Como.

Ovvie le influenze da Devin Graham, filmakings.com e parecchi altri fantastici videomakers.

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maggio 20, 2015
di Fabio Palma
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LA LIBERAZIONE DEL GESTO

Prima di ricopiare quello che ho già scritto su Facebook volevo scrivere qualche cosa su come è stato realizzato questo video.

A me è sempre piaciuto vedere cose nelle quali la tecnica si sposasse al contenuto, quindi per esempio bello vedere una corsa e correre, ma ancora più bello vedere correre Gebrselassie o Bolt o Michael Johnson, per dire.

Ecco perchè tutto il contenuto, e anche qualcosa in più, che è riportato sotto, è stato costruito con largo uso di tecnica.

Tanto per specificare meglio, sia Yuri che Filippo Salvioni che Francesco Torquati Gritti, nelle riprese indoor, hanno utilizzato alcuni accessori (due steady e tre sliders, di cui uno motorizzato e uno di tre metri) che esaltassero la dinamicità propria di un ragazzino e ahimè lontano ricordo man mano che si avanza nell’età…sul colore, sono state fatte riprese secondo un profilo colore di camera richiesto da Yuri, che poi gli permettesse una color correction come quella del video, dove le ombre intorno ai volti sono accentuate, e così via. All’esterno, in val di Mello, il crane che abbiamo e ancora la steady ma soprattutto la V2, che permette 60 scatti al secondo in Raw, ha permesso nel video sequenze di scene con slow motion, movimenti da alto in basso, corse (come quella con steady in mano verso le due ragazze, nei titoli di coda), color correction accentuata sul movimento sulle rocce.

La musica, poi, è stata scelta da Yuri secondo la logica di dare un forte impatto ai cambi scena (e questo poteva anche essere risolto con musica elettronica più spinta), ma anche con un certo tono serio, che ha voluto lui, perchè “lo sport, quando lo pratichi veramente è serio anche nel divertimento”. Amen…

Sono arrivate un pò di mazzate negli ultimi giorni, non solo alcune tutto sommato “lontane”, come quella di Dean Potter, anche tante storie molto più vicine e se vogliamo comuni. Quindi sono un pò a disagio nel postare questo video che è tutta gioia e allegria, dal titolo alla sceneggiatura, fino al lavoro che c’è stato nel costruirlo, lavoro certosino dalle riprese al montaggio, lavoro che porta allegria e serenità come tutte le cose che ti piace fare e dove l’accumulo di ore non pesa.
C’era a tavolino la voglia di sottolineare alcune cose; per esempio i volti, non ancora segnati come è ovvio che sia già da quasi subito dopo l’età dei protagonisti. La dinamicità e la destrezza, che sono merce rarissima perchè non ce la curano, non ce la fanno mai curare, e invece secondo me è una cosa bella e io che non l’ho mai avuta, anzi forse l’avevo proprio a quell’età a ricordare certe cose (salto di un’intera tromba di scale, e salto di una macchina da un muretto, questo a scuola, alle elementari. Se lo facessi adesso penso che non basterebbero tre barelle). Poi una cosa comune a tutti gli sport, ma non solo, e cioè che c’è un percorso che ha pure tratti in bianco e nero, e questi tratti sono anche spesso corridoi più lunghi delle zone a colori, che a loro volta possono essere sotto e senza riflettori, e magari la parte dei riflettori è quella più dura da sostenere perchè ha dietro un tabellino e un giudice, e così via, insomma chi ha costruito il video ha voluto dire tante cose e anzitutto voglio ringraziare già tantissimo chi mi ha scritto per questo video, e poi, moooooolto retoricamente, vorrei dire che ci sono prove della vita infinitamente più toste da sostenere che non un allenamento o una gara etc etc, e anche questo voleva essere detto nel video, con l’ultima parte che è la naturale evoluzione dell’arrampicata ma se ci pensate anche di quasi tutti gli sport, la fortuna di poter applicare in serenità ore e ore di allenamento, di gestualità, di prove e ri-prove.