Fabio Palma

Infinite jest

Settembre 20, 2019
di Fabio Palma
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SAMIA

Ciao Samia. Mi sarebbe piaciuto allenarti. 
Davvero.

“Lei è Samia. Nasce a Mogadiscio, in Somalia, nel 1991. È la più piccola di 6ina gracile. Ma ha due gambe agili. Corre. Si allena. Sogna. Ha 10 anni. Partecipa a una gara con ragazzi più grandi. Il papà le regala una fascia di spugna. Vai, corri, senza paura. Samia corre. Arriva prima. Passa qualche anno. È il 2008. Si iscrive ai campionati africani di atletica leggera. Fa i 100 metri, arriva ultima, ma viene convocata per le olimpiadi di Pechino. Potrà rappresentare il suo paese. Mancano 6 mesi, dovrà lavorare sodo, sputare sangue. Samia si allena tutti i giorni. Da sola. Corre senza velo. Ma è pericoloso. Esce di casa, la fermano ai posti di blocco. La minacciano. Se non la smetti, ti scanniamo. Lei si allena di notte, di nascosto. È il 19 agosto. Olimpiadi di Pechino. Samia è ai blocchi di partenza dei 200 metri. Guarda le altre. Sono allenate, muscolose, indossano tute sgargianti. Lei è magrissima, porta una maglietta bianca e dei fuseaux neri sotto il ginocchio. Sulla testa, la fascia che le aveva regalato il padre. Le scarpe gliele hanno date le atlete del Sudan. Samia è un fascio di nervi. Fa uno sforzo enorme, tira più che può. Le altre le sfrecciano a fianco, tagliano il traguardo, lei sta ancora facendo la curva. È ultima. Il pubblico applaude. Lei piange. È felice. Torna a Mogadiscio. Nessuno ha seguito la sua gara. Non importa. Si rifarà alle olimpiadi di Londra. Mancano 4 anni. Deve solo trovare un allenatore. Può farcela. Riceve nuove minacce. Deve nascondersi. Lì non può più stare. Si mette in viaggio. Nairobi, Etiopia, Sudan, Libia. È il 2012. Ha 21 anni. Si imbarca su un gommone. Sua sorella è a Londra. La aspetta. Il suo gommone va in avaria. Affonda. Si getta in mare. Allunga una mano fuori dall’acqua. Non la afferra nessuno. Samia Yusuf Omar annega a largo di Lampedusa.”

Esattamente dal giorno dopo della Laurea, 24 Ottobre 1990, e per tre anni, ho viaggiato discretamente. 
Paesi africani, Oriente, centri e Sud America, Australia. Sono state le favelas di Caracas e quelle di Johannesburg a cambiarmi.
Non mi sono mai più lamentato davvero del cibo, ho mangiato perfino alla mensa della Philips in Olanda per mesi accettando che il mio stomaco venisse deturpato. Non mi sono mai lamentato di un letto cigolante o un vestito stretto o largo, ho sempre accettato. Sono diventato…flessibile
Poi sono arrivate questioni politiche intorno a storie del genere, e naturalmente io ho la mia idea, e purtroppo allenando non ho mai potuto spendere due settimane all’anno su una nave ONG come fa il fuoriclasse NBA Mark Gasol. Non sono a priori pro o contro le ONG, pro o contro l’immigrazione; non credo a nulla, tantomeno a panzoni politici che stipendiamo da anni e che mai hanno conosciuto l’inedia, come me del resto. Non credo a nessuna news a priori, a nessun proclama, credo solo ai dati, ai numeri, se e solo se dati da istituti super partes. Nel mediterraneo sono morte 27.000 persone in 15 anni? Ok, fonti guardie costiere europee, italiana compresa, ci credo. L’immigrazione va regolata, etc etc? Ok, vedo i dati e i numeri e mi faccio dei ragionamenti. Analizzo. 
Dai palchi possono dire quello che vogliono, non credo a nessuno.
Le storie, però vanno conosciute, quelle vere intendo, E questa è vera. Diciamo che a qualcuno non piace, e forse qualcun altro la userà contro qualcuno, mentre io semplicemente la riporto qui, per dire prima di tutto a me stesso, e poi ai miei atleti, che ho un formidabile culo a vivere come vivo.
Il resto sono tutte, perdonatemi, stronzate. Alcune raccontate da trogloditi palle di lardo, altre da distinti (…) signori in Giacca e Cravatta.

La gara di Samia a quelle Olimpiadi è qui

Settembre 19, 2019
di Fabio Palma
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ADAM PEATY, il sorriso dell’Alieno

Si, mi è particolarmente simpatico. Uno che la settimana dopo aver vinto tre medaglie d’oro con un record mondiale fantascientifico sta con 100 ragazzini e ragazzine a insegnare le sue cose, per giorni, ha qualcosa in più. 
Lo ha fatto per sponsor e immagine?
Echisenefrega…lo ha fatto.


Tipo 7 anni fa lo presero da parte, pischello casinista e col sorriso sempre a manica larga, e gli dissero, tiva di fare pesi seriamente?
Dovete sapere che fare pesi seriamente per uno sportivo che non pratichi sollevamento pesi olimpico o power lifting non è una cosa semplice. Perché fare pesi seriamente significa stancarsi con una concentrazione che ti svuota. E per esempio per un nuotatore (ma potete metterci anche ginnasta o arrampicatore o sciatore etc etc) comporta aggiungere due ore al giorno strafaticose ad allenamenti già molto duri.
Non è per tutti.


Ma Adam Peaty sorrideva sempre e il buon umore è alla base di una richiesta simile.
Disse si e con un preparatore DAVVERO preparato ( 1 su 100 ad essere ottimisti) partirono con un’analisi strutturale e un piano di lavoro sofisticato e pignolo.
Adam Peaty era bravo, una promessa.
È diventato, da 5 anni, uno che gareggia da solo.
Mancando aleatorieta’ nel suo sport e se vogliamo anche fortuna, su di lui non accettano scommesse. Può partire un secondo dopo sui 100 rana e mezzo secondo dopo sui 50 ( sono distacchi tipo partire dopo un secondo in slalom speciale…) e comunque vince matematicamente. Nella storia del nuoto, non era MAI successo. Con nessuno. Anche Phelps doveva battere fuoriclasse, anche Thorpe e così via.
Lui è vincente al 100 per cento.
La domanda é: ma perché anche gli altri e in altri sport non fanno così?
Semplice. Non tutti, anche fra i Campioni, sono predisposti al sacrificio totale. Peaty in un’intervista dice “ogni giorno voglio battermi e lavoro al massimo e mi diverto un mondo. “. Mangia 7500 Kcal al giorno e non ne avanza una.
E ride sempre. 
E si ferma con i bambini a parlare per strada.
Adoro Adam Peaty e non solo perché è uno dei più grandi sportivi di questo millennio e quindi di sempre. Lo adoro perché ha un atteggiamento sereno verso la fatica ed è consapevole di essere un uomo fortunato che non ha alcun motivo di non sorridere. Si alza presto e sorride, alza pesi enormi e sorride, percorre km a nuoto ogni giorno e sorride, lo fermano per strada mentre fa le sue cose e sorride. Caleb Dressel, l’altro alieno contemporaneo del nuoto, è identico a lui e si allena secondo le stesse moderne metodologie.
E vedete, loro due sono la risposta al doping, sapete? Perché non avete idea di quanto si possa migliorare in maniera onesta e pulita. A prezzo di una fatica indicibile. Thornton e Scott, altri due campioni, non sono saliti sul podio ( secondi in due gare diverse) perché primo era Sun, il cinese non squalificato a vita. Un segnale dirompente, la ribellione di quelli che si fanno il culo senza scorciatoie.
Va da sé che io ci vedo una lezione globale: le scorciatoie nella vita sono in ogni insieme. Dal copiare a scuola al Non pagare le tasse a, in generale, fregartene del prossimo. Se te ne freghi del prossimo, tendi a fregarlo. Come? Con scorciatoie.
Se invece sei uno che vuole vincere le difficoltà, ti impegni allo spasimo.
Allo spasimo.
Ogni giorno al 100 per cento

Agosto 8, 2019
di Fabio Palma
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LARISSA

Boras (Swezia) 18- 21/07/2019 Campionati Europei under 20 , European athletics U20 – foto di Giancarlo Colombo/A.G.Giancarlo Colombo

Questa ragazza è un fenomeno nostrano e potrebbe diventare un fenomeno mondiale (di fatto, per le Under 20, lo è già). Insieme a Benedetta Pilato, la quattordicenne che ai mondiali (Non giovanili!!) di nuoto è arrivata seconda facendo tremare una superstar, è la più bella immagine di sport femminile che abbia visto negli ultimi 30giorni ma forse in tutto il 2019.
È fortissima in tutto ma in particolare sembra mostruosa nel salto in lungo. E qui si apre una riflessione…
Adoro l’atletica, dopo la boxe e insieme a basket Nba, nuoto e arrampicata è lo sport che guardo più volentieri (arrampicata Boulder e speed, la Lead è troppo lunga…). E ci sono delle specialità dell’atletica che, come la speed nell’arrampicata e i 400 misti nel nuoto, sono praticate da pochi o pochissimi: salto in lungo, alto, triplo e asta, e decathlon e 110hs.
Il motivo è semplice. Sono difficilissimi. E generatori di stress mentale al limite dell’esaurimento .
Tutti noi possiamo provare a tirare da tre e magari segnarne uno a caso, o nuotare in 2000 secondi i Cento stile libero, o sfidare l’amico nei cento metri in 15″.
Salti? Beh…triplo e asta NON provateci (asta manco la piegate in tre amici…). 110hs? Per l’amor di Dio lasciate stare
..salto in alto? Come i 400 misti a nuoto. Provateci senza telecamere di amici e nemici…
Salto in lungo? Come la Speed in arrampicata…ma sì cosa vuoi che sia…poi dopo 3 metri di salto ( o 18 secondi nella speed) realizzerete che al confronto fare la maratona in 3 ore o un Boulder giallo o un 8b sia mooolto più alla vostra portata, magari in anni, di un sei metri in salto in lungo ( Larissa già punta i 7) o scendere sotto i 9″ in Speed (inizi a diventare qualcuna da strabuzzare gli occhi in Speed). 


Voglio dire, chi pratica queste cose ha per me il coraggio di colui che si dà al violino invece che alla chitarra, o si iscrive a Matematica invece che a ingegneria. Sono eroi…esploratori del Complesso destinati a NON essere compresi dal mainstream che pretende e capisce cose semplici, molti perché non hanno tempo di comprendere, moltissimi perché non sono Capaci di comprendere (QI a due cifre o analfabetismo funzionale).
Io non so se questa meravigliosa ragazza arriverà mai a una finale olimpica, si entra in sei mi pare e al mondo saranno meno di 50 a sognarlo. Pochissime elette. Tutte ai margini dell’interesse. Una gara amatoriale di corsa in montagna o un torneo estivo di beach volley o calcio a 5 o un raduno di boulder o un provinciale giovanile di nuoto attireranno sempre molta più gente di una gara di salto in lungo, così come quando andavo alle gare di nuoto i 400 misti avevano ai blocchi di partenza due batterie quando andava bene 
Ma il mondo ha bisogno di questi atleti eroici che si danno a cose di nicchia. Il mondo ha bisogno di atleti decathleti come di scrittori alla Faulkner o De Lillo o Pynchon. Per lasciare brillare piccole fiammelle di intelligenza viva e sport vivissimo nell’insieme delle cose umane che é quasi saturo di grandi fratelli o pomeriggi 5, di uomini di potere che ballano grassi e loschi nelle spiagge del pianeta incapaci di costruire frasi importanti, di melodie elettroniche inferiori a composizioni che ogni tanto ci vengono in macchina in coda.
Larissa Iapichino è mio simbolo di specie umana eccellente come lo è Arcobaleno della Gravità o nello sport la Nafissitau Thiam o Ashton Eaton.
Seguitela nel suo difficilissimo percorso e seguite tutti gli eroi di nicchia perché, attenzione, la mediocrità è da sempre dominante ma per un corollario della diffusione di Internet che forse abbiamo sottostimato, oggi tende a farsi ancora piu largo. Era una anomalia che Einstein andasse nelle piazze a spiegare la teoria della relatività, nessuno vi capiva un cazzo ma andavano a migliaia!! Come a vedere Owens saltare. Adesso in piazza ci vanno i fashion blogger o i calciatori da 1 gol a trimestre…io me ne frego in fondo ma a cena in famiglia parlo di Pynchon e Larissa e Caselli etc etc. Ho il presentimento che sia meglio

Luglio 14, 2019
di Fabio Palma
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LA GHIANDA ROTTA

LA GHIANDA ROTTA

Non aveva mai pianto, a almeno nessuno ricordava di averlo mai visto
piangere.
E a Lazzo, piccola ma animato paese di quelle colline, certamente non
sarebbe sfuggita lacrima di alcuno. Forse il suo segreto era che per tutta la vita
non aveva mai rivoltato se stesso contro il suo cuore, agendo quindi sempre per istinto, scardinando qualsiasi azione proposta dall’intelligenza, che peraltro aveva appena accennata, come tutti i suoi simili.
Altro suo segreto era che la sua vita non conosceva dismisura, e ogni
brandello di stagione portava gli stessi rituali, le stesse reazioni agli stessi
sentimenti. Anzi, avvenimenti, non si poteva parlare di sentimenti. Una
reazione, logica per tutti, era quella di scartare, tra dieci, cento, mille, le
ghiande rotte, che avevano sapore e consistenza mai in accordo col palato.
Quel giorno non era diverso da altri giorni, tanto che nessuno si potè
ricordare particolari di significato, che so, un vento forte, una pioggia
torrenziale, qualche brutta sorpresa dei soliti umani. Eppure accadde, e
nessuno se lo dimenticò, entrò in quella costola della coscienza che è la
memoria e da quel giorno la raccolta delle ghiande non fu più la stessa.
Lui era lì, con questa ghianda rotta abbracciata fra le unghie, e piangeva.
Piangeva a dirotto, e certamente la ghianda non poteva rispondergli, non
aveva potere e volere di dirgli qualcosa.

E allora lui piangeva, singhiozzando in maniera imbarazzante. Gli altri, a disagio come sempre davanti ad un dolore, lo lasciarono lì solitario.
Lui la spinse lievemente verso il suo rifugio, tenendola ora al caldo ora
sfiorata dal raggio del suo sogno, che era forse quello di curarla, di accudirla.
Ora, nessuno sa esattamente perchè e cosa significhi nella vasta arena dei
comportamenti, ma generazioni di scienziati, e perfino qualche analista della mente, da allora studiano e dibattono sul comportamento degli scoiattoli di Lazzo.
Che piangono, ecco, proprio piangono, se posti davanti ad una ghianda rotta.
La fanno rotolare con delicatezza, la proteggono, la difendono.
Se sia intelligente o stupida reazione emotiva non lo sa nessuno, teorie e
opinioni hanno riempito corridoi e sale d’attesa, ma certamente avviene, e la gente li guarda e si commuove, a volte rompe apposta delle ghiande e poi si siede ai margini della radura e aspetta.

E guarda gli scoiattoli e le loro lacrime,
serrando le mani emozionati, come quando ci si siede davanti a un’alba e,
senza un perchè,

ci si commuove un pò.

Luglio 10, 2019
di Fabio Palma
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Il pesce rosso

Questo racconto è del 2005 o 2006 e divenne poi un Capitolo del romanzo Genius. Lo ritengo uno dei mei racconti migliori e ne sono particolarmente orgoglioso. E’ stato ispirato da un episodio accaduto in un autogrill quando ero alle elementari…presi un pesce rosso in una vasca e mi presentai dai miei, al banco in mezzo alla gente d’agosto, con questo pesce rosso che si dibatteva in mano…

IL PESCE ROSSO
La vasca era di marmo, brillante di rossiccio con qualche chiazza bianca, come un gelato all’amarena.

Era larga forse un metro, gli otto pesci rossi muovevano appena l’acqua tremula per non incappare nel muro lucido troppo in fretta. Andavano avanti e indietro, un paio, meno entusiasti, parevano addirittura fermi.
Cisul li guardava come se fosse la prima volta, ed era vero, non aveva mai visto un pesce, vivo, dico, solo quelli cucinati dalla mamma, allora anche i due più stanchi sembravano guizzare, una sfida, quasi.
L’autogrill brulicava di gente sudata e bagnata di controvoglia, era il giorno del gran Rientro, forse l’unico contento di se stesso e della vita, lì, era Cisul, per il suo gran bicchiere di coca cola regalato da papà.
Mamma era laggiù nella lunga coda per il bagno, papà leggeva il giornale appoggiato a un tavolino a stento retto da un gambo anonimo, c’era cartaccia intorno e sopra, e confusione.
Cisul poggiò il bicchierone sul piano della vasca, e accarezzò l’acqua con le dita, un gesto dolce, da innamorato, ma Cisul non lo sapeva, era un bambino ancora piccolo, però quei pesci commuovevano, erano
vivi, non si mossero neanche tanto, alle carezze del bambino, forse non erano abituati all’accelerazione, poi si incuriosirono, uno soprattutto, si girò piano come moviolato dalla curiosità e lento avvicinò la punta delle dita del bambino. Cisul si guardò intorno perché era già abbastanza grande da aver imparato cosa fosse colpevole e cosa invece, magari, consentito, ma l’autogrill intero badava ai casi suoi, così immerse la mano,
e toccò il pesce. Ci fu quasi un ribrezzo, il pesce però acconsentì, anzi azzardò un morsetto, quasi un pizzicotto.
Fu un attimo…Cisul prese coraggio, o qualcosa di simile, se potete capire…e lo afferrò.

Il pesce sembrò sorpreso, si scosse, allora Cisul lo lasciò andare perché le squame scivolose avevano dato un senso strano,
non erano come quelle avvizzite dei pesci avviati alla cucina, erano languide.

Però non faceva schifo, così lo fece un’altra volta, e un’altra ancora. Lo riprese, lo lasciò andare, lo riprese ancora.

Era lungo quanto la sua presa, non andava neanche stretto, per tenerlo. Lo lasciò andare, ma gli mancò.
C’era la coca cola, ne bevve un sorso ( era un sorso lungo, perché la mamma la proibiva sempre, per i denti, così a casa non era mai un sorso, un fiato, appena un fiato), c’era il bicchierone, una intera messa di coca
cola…un altro sorso, e la buttò.

Così.

Nella vasca, che l’acqua divenne quasi torbida, curiosa, una spuma di
bollicine, Cisul svelto riempì il bicchierone al lato di sola acqua, poi afferrò il pesce, che si lasciò prendere, che fosse stanco della vasca di amarena?, c’era il coperchio di plastichino bianca, e poi la cannuccia, e due o
tre attimi bastarono per cambiare vita al pesce e a Cisul.
Cinque ore dopo di autostrada e molte curve male abbozzate dalla guida esausta di papà, ancora mamma gridava a Cisul di finire quella coca cola ma papà urlò, d’un tratto, uno schioppo di rabbia, di finirla, con
quella storia, che era vacanza ancora e che si sfottessero i denti e le malattie e i conti dei dentisti, di lasciare in pace Cisul, la coca cola, e lui che ancora mancava un’ora a esalare l’ultimo respiro di vacanza, se si poteva
ancora chiamarla tale, con quell’umore.
Il pesce tormentava il bicchierone con piccole sfuriate alternate a lunghe pause rassegnate, devono avere come il senso del destino accollato addosso, i pesci, perfino i pesci rossi, come se la vita fosse passeggera,
che lo è per tutti, ma loro in qualche modo già lo sanno, lo intuiscono dal primo guizzo che potrebbe essere anche l’ultimo, non hanno quell’ottimismo un po’ idiota che ci contraddistingue. Comunque, il pesce ci
viveva, in quella nuova vasca, e appena nel vialetto Cisul scese dalla macchina in un lampo, voltò un angolo,
e gettò il pesce moribondo nel laghetto, quello che si erano trovati da progetto, la casa era loro da qualche
mese appena, per un trasferimento di papà, e il laghetto era lì, salmastro, tollerato da papà e odiato da mamma, che guardava le colline e sognava le vetrine perdute e gli shopping del week end. Il bicchierone, per
sicurezza, finì immediato nel gran cestone dei rifiuti.
Nei due giorni successivi il pesce ripigliò vita, per le briciole di Cisul, per lo spazio, per un non so che di sollievo che pure i pesci devono provare quando la fanno franca dal destino. Certo è che mamma scoprì il
pesce solo dopo un mese, si capisce, a chi mai fregava del laghetto?
“Fausto, c’è un pesce rosso nella vasca!”, un urlo, mica un avvertimento
“…”
“Hai capito, c’è un pesce, nel lago…” lo chiamava lago, perchè due metri d’acqua erano ben più di una
pozzanghera”
“Come un pesce rosso?”
“L’hai messo tu…anche il pesce, ci voleva, chi gli dà da mangiare, adesso? Come se non avessi abbastanza,
nel giardino”

“Sei impazzita? Fa vedere”

Il pesce era lì, il gran culo dei pesci è che sott’acqua non sentono gli schiamazzi del mondo asciutto, una fortuna, si direbbe…era in gran forma, muoveva agile la pinna e si vedeva, che il laghetto era una Pasqua, per un pesce rosso.
“Beh, carino…che fastidio vuoi che dia? I pesci rossi vivono da sé, mica gli devi fare qualcosa”
“Mi fanno schifo, i pesci rossi…guarda che occhi…prendilo”
“Mamma, mangiano le zanzare, l’hanno detto a scuola” Così Cisul vinse la sorte del pesce rosso, con uno schifo che vinse sonoramente un altro schifo, delle zanzare non se ne poteva più, effettivamente, questo mamma lo conteggiò veloce, e così il pesce rosso fu salvo, e crebbe, Cribbio, da quel giorno di ufficializzazione fu un crescere continuo, forse anche papà dava le briciole, chissà, fatto sta che divenne lungo un mezzo metro buono, non è che fosse bello, bisogna dirlo, ma grande e grosso sì, un’espressione di
vitalità che neanche l’Inverno, il primo Inverno vero del pesce rosso, la scalfì, il laghetto gelò che ci si sarebbe potuto pattinare sopra, di fatti Cisul ci andò su di peso ed era chiaro che il pesce era secco, là sotto,
gelato come il miglior freezer da tre stelle, e invece, tac, al primo tiepido comparve fuori come niente fosse,
come avesse fatto era un mistero perché il letargo, a scuola, l’avevano associato agli orsi, ai tassi, ai ghiri,
insomma ad animali di terra, non ai pesci,

comunque il pesce rosso era lì, affamato, anche, visto che si
sbranò una michetta in un amen e c’era da stare attenti, a mettere la mano nel laghetto, aveva uno sguardo,
poi…
Quando la mamma se ne andò un anno dopo, dico definitivamente, il pesce era ancora lì,

e quando Cisul arrivò alle medie pure, e c’era anche al primo motorino, e al secondo visto che il primo si schiantò in fretta.
Poi un giorno papà partì in trasferta, ed era la prima volta, per Cisul, essere da solo a casa…ogni sera ci fu
una festa, qualcosa del genere, diciamo, più che altro si vedeva la Tv con gli amici, si bevevo birra,

si sporcava in giro, poi venne l’idea della grigliata, ognuno portò qualcosa, carne peperoni, salsicce, le salamelle, e fu Luca a vedere il pesce, poi a preparare la fiocina con un coltellaccio e un manico da scopa, e ci
provarono tutti e cinque, ad infilzarlo, il pesce era scafato, si vedeva, cattivo, anche,

poi arrivò il colpo giusto, lo ferì, perse velocità e schivò peggio, e infine lo tirarono fuori agonizzante, enorme, mai visto un pesce rosso così, lo portarono sulla griglia che era ancora vivo ma poco, e lo arrostirono.
Dopo venti minuti era color bronzo, era la portata più grande, l’avresti detto una cernia, io andavo sempre al mare a pescare e le cernie erano così, lo giuro, comunque ne facemmo tranci e lo assaggiamo tutti insieme, e
penso che tutti ancora ricordiamo quanto facesse schifo da mangiare il pesce rosso.
Cisul lo portò di là, nel cassone da rifiuti, noi ci lanciammo disperati sulla carne, c’era da levare quel sapore amaro, anche se era peggio, dell’amaro, quella roba che sentivamo in bocca.
Ricordo Cisul in un angolo, aveva qualcosa di malsano addosso, così mi raccontò la storia del pesce rosso…
quando finì, ingollò un sorso di coca cola.

Me lo ricordo come fosse ieri, quel sorso.

Luglio 5, 2019
di Fabio Palma
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STILO

<<A me piace andare in metrò, ci scruti la vita>>

<<Per la gente che vedi? >>

<<No, per i nomi delle fermate>>

<<…>>

<<prendi Primaticcio, è un nome geniale, sintetizza perché tutti si affannino per dodici ore al giorno. Non per un primato vero, ma per un primaticcio qualsiasi, stronzate di leadership da corridoi d’azienda, di quelli a piastrelle grigio verdi con uffici a pareti mobili, da ristrutturazioni veloci, cose così…e la fermata dopo? Leggi, Inganni, e ti dice che dietro quei primaticci ci sono gli inganni che ti fai, quelli ti sobilli tutti i giorni, e sei pure scemo, perché davvero ci credi ai tuoi primaticci, e sai perché? Te lo dice la fermata prima, Bande nere, sono quelle che ci mettiamo sugli occhi, così vedi a strisce, ce le verniciamo anche sui polsi le bande nere, tanto che battono come metronomi, l’ultima emozione che li scosse un po’ neanche te la ricordi>>

<<Stilo era così, a suo modo un creativo, ti leggeva una parola e zac, partiva di filosofia>>

<<Leggi lì, acquisti a rate.

Cazzo, non siamo mai proprietari di niente, tutto ciò che abbiamo è in pagamento, tra un po’ rateirizzeremo anche la vita, anzi lo facciamo già, sgobbo adesso così fra cinque anni sono a posto, faccio questo adesso perché dopo non avrò più tempo, quell’altro lo faccio l’anno prossimo quando avrò più tempo…ma come cazzo ragioniamo, che ne sappiamo noi dei prossimi cinque minuti?? Non abbiamo neanche il potere di sceglierci il pomeriggio, e rimandiamo all’anno prossimo. Leggi là, Precotto…ecco, stiamo tutti sul precotto, mai che si faccia quello che ci piaccia veramente>>

<<Stilo quando partiva ti segava in due, obiezioni comprese, e comunque…e comunque….voglio dire, non sembravano stronzate, ci riflettevi, capisci? >>

<<…>>

<<…>>

<<Adesso? >>

<<Scala, ricordi che avevamo iniziato da quella festa in piazza, quando avevamo provato tutti…per un anno siamo andati sempre in quel posto là, salivamo sempre gli stessi tiri e al massimo c’era l’azzardo di chi portava la corda in catena, lui fra l’altro si lanciava più degli altri ma non è che avesse questa voglia di cambiare…poi un Sabato se ne andò in Piemonte con Arci, quello forte, la domenica lo prendemmo tutti in giro perché aveva detto che aveva provato una difficoltà molto alta, con noi non aveva mai osato e così gli siamo andati addosso, figurati se era un ottavo grado, gli dicemmo…poi a metà settimana ci scrisse un messaggio, ne ho piene le palle di arrampicata da forno a microonde, scaldata direttamente dal congelatore. >>

<<…>>

<<sì, non si capiva mai cosa volesse esattamente dire, comunque da quel giorno è un po’ sparito, sparito davvero, poi due anni dopo ci ha scritto che aveva fatto un Decimo grado, e che quell’ottavo grado del Piemonte non era male, di andarci…e poi in un mese si è fatto la Salathè, quella via lunghissima di Yosemite, e il Fitz Roy, in Patagonia, ci ha mandato due cartoline nella stessa busta, con la scritta, se apri gli occhi e il sole ti abbaglia, non è una buona ragione per voltare la testa>>

<<…>>

<<sì, un pazzo furioso, comunque devo dire che ci rimanemmo un po’ basiti, da insieme lo mandammo a cagare ma dentro di noi ci fece pensare, a tutti secondo me>>

<<Una cosa, perché Stilo? >>

<<Alle medie, o al liceo, non ricordo…aveva consegnato un tema, scritto a stilografica, che però aveva perso, i fogli erano macchiati. Il Prof era uno nuovo, coincidenza, e non sapeva che lui fosse il migliore della classe, in italiano, anzi della scuola, aveva anche vinto un concorso regionale…e gli diede quattro, senza correggerlo.

Lui sparì per una settimana, così gli telefonarono a casa, ma niente…e gli scrissero, a casa, e arrivò in risposta una raccomandata, dentro il tema originale con le chiazze e uno identico ma pulito, la raccomandata la indirizzò al preside, c’era un biglietto tipo, darebbe nove a uno solo o a tutti e due?

<<E adesso vive lì…>>

<<Sì, si è comprato quel casolare, non lo sapevo, l’ho scoperto dalla guida, prima del nome avevo riconosciuto lo stile di Stilo, la crudeltà, se vuoi, feroce quasi>>

Sulla guida di arrampicata, i nomi delle vie alla base della parete, letti da sinistra a destra, costruivano una frase.

La vita—le convinzioni—vestiti troppo stretti—questione di taglia—e non la vogliono capire.

Scritto il 22 Gennaio 2006, durante 15 fermate di Metrò

Giugno 10, 2019
di Fabio Palma
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ANDRE MATOS

Dovete, forse, partire da qui

Era diplomato al Conservatorio in Composizione, Canto Lirico, Pianoforte e Direttore d’orchestra.
Gli dissero, al quarto diploma, che probabilmente era l’unico al mondo a poter vantare una collezione del genere, e che nella Lirica avrebbe potuto fare qualunque cosa. “Vada e conquisti il mondo”. I suoi professori lo vedevano Gigante nei teatri di tutto il mondo.
Vi ricordate il film Hunting, il Genio ribelle? La Genialità raramente va secondo professorame. 


André con quel malloppo di diplomi decide per una strada che definire sconcertante è dir poco: il Power Metal.
Beh, direte voi, il Power Metal non è mica il genere degli Iron Maiden? In fondo sono uno dei gruppi più ricchi e famosi del globo, vanno in giro in 747 è figuriamoci André con questi diplomi, si comprerà il Bolscioi e La Scala.
Già, solo che Matos è brasiliano, chi se lo fila nel mondo un gruppo power metal brasiliano?
Matos è amche Direttore d’orchestra, però, sa quindi giudicare, e bene, i musicisti. Nasce un gruppo formato da musicisti spaventosamente bravi, ognuno nel suo ruolo un Master. Matos sarà ovviamente alle tastiere e alla voce, e metterà il becco in ogni composizione. E ha un’idea: niente fotocopie di Iron Maiden o Judas Prost, ci inventiamo un genere. Facciamo Metal, ma come non l’ha mai fatto nessuno. Niente riff derivanti dal Blues, niente linee semplici di accordi. Andiamo sul massimamente complesso. Prendiamo la.musica popolare brasiliana, quella che conosciamo solo Noi, la scomvolgiamo in chiave metal e classica, e io ci metto la mia voce Lirica 
Vediamo chi se ne accorge.
Bene, è domenica e la meteo sarà così così, quindi cercatevi per favore Holy Land, Angra, e ascoltate e catalogate. 
Non ce la farete.
E non ce la fece nessuno.
Il mondo stava per diventare Globale, così nonostante quella roba venisse dal Brasile qualche Media se ne accorse e se ne accorsero anche musicisti vari del rock, e non solo. Si scomodo’ il termine progressive, quello di Genesis, PFM e nell’Hard Rock i Dream Theater, ma le linee musicali erano indubbiamente del tutto nuovo. Matos fu intervistato e spiegò, complice la cover di Wuthering Heights (che un maschio cantasse Kate Bush neppure il Padreterno se lo sarebbe immaginato…) gli Angra sfondano in Brasile (per forza) ma diventano famosi nel campo metal anche fuori dai confini. Anzi, le riviste NON metal ammettono candidamente che Holy Land e compagnia sono qualcosa di totalmente innovativo. Matos ha centrifugato Ritmi tribali brasiliani con linee classiche, il tutto suonato in versione Metal.
E poi avviene quello che spesso blocca i Geni.
Il carattere…
Matos e gli altri litigano , e di brutto, praticamente su tutto. Si narra che non si parlano neppure nei camerini. I Concerti sono perfetti, ben poche band sono live come loro: i Toto, i Dream Theater…poi bisogna andare nel Jazz Rock, ma qui c è anche una voce, e Matos dal vivo è devastante. Solo che le fondamenta sono fragilissime, e soltanto all’inizio del successo mondiale, Matos se ne va dalla Band. 
Il secondo inciampo è razziale…Bruce Dickinson lascia gli Iron Maiden (ci ritornerà buono buono anni dopo), e sebbene la.musica degli Iron sia di fatto semplice, è innegabile che le 4 ottave di Dickinson siano alla portata di pochi e che dal vivo cantare per due ore gli Iron per centinaia di volte all’anno sia roba da Robocop. 
Gli Iron Maiden inducono un concorso mondiale a cui si presentano migliaia di cantanti, decine dei quali super famosi. Diventare il cantante degli Iron Maiden significa diventare miliardario e tra i primo 500 nomi più popolari del mondo, politici e sportivi compresi.
Le audizioni sono perfino pubbliche, e ne rimangono tre: una delle ugole è quella di Matos. 
Ed è qui che avviene quello che spesso ostacola quelli bravissimi: il loro talento fa paura. La gente ha paura della bravura quando può entrare nella tua vita prendendosi una parte di te.
Steve Harris, il compositore di tutto ciò che è Iron Maiden, probabilmente il più fenomenale inventore di riff e ritornelli orecchiabili della storia del rock, fa sapere che preferisce un inglese (e la scelta penalizza gli Iron fino al ritorno di Dickinson perché il prescelto è piuttosto insipido), ma la verità è che Matos, col suo diploma di Direttore d’orchestra, sarebbe stato estremamente ingombrante. E cosa sarebbero stati gli Iron Maiden con un pianista classico capace di comporre…chi lo sa…
Così Matos continuo’ una carriera prevalentemente solista con alcune gemme (Time to be Free è un disco stupendo) mai Mainstream, e la sua morte di ieri colpisce non centinaia di milioni di persone ma forse un solo milione. Aveva 47 anni, ancora non se ne conoscono le cause.
Lo ascoltai con mio figlio che non ave a 10 anni all’Alcatrazz. Yuri cantò a memoria tutte le canzoni, lo guardavano tutti. Matos non aveva più i picchi lirici di Holy Land ma la performance fu strepitosa.
Non c’è mai stato altro come Holy Land nella musica mondiale: per comporre qualcosa del genere devi proprio essere appassionato di Lirica, Metal e musica Tribale. E capirne. E saperla cantare e avere gente intorno che la sa suonare. Gli Angra di Holy Land sono stati qualcosa di paragonabile ai film di Malick o alla scrittura di Bolano. Qualcosa che prima e dopo può essere accompagnato soltanto dall’aggettivo irripetibile .
Ho ascoltato il disco Holy Land centinaia di volte nel mio periodo incosciente, dal 2005 al 2011. Infinite jest prevalse su Holy Land, nella.mia testa, per un niente, come nome al nostro capolavoro. Ora mi accorgo che non c’è più nulla di quegli anni, né David Foster Wallace ne André Matos né tutto il resto. Adesso sono proprio solo ricordi. 
Era destino che non ne rimanesse nulla, ma non pensavo così in fretta.
Ai musicisti di ogni genere Consiglio l’ascolto di Carolina IV, dal disco Holy Land, oltre Holy Land stessa. A tutti gli altri, piu’ leggera, Make Believe, poi Holy Land e tutto il resto

Giugno 7, 2019
di Fabio Palma
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L’AGONISMO

Ringrazio Alberto Alberti per questa foto della.mia atleta che si accingeva a recitare il ruolo di favorita in una Finale sportiva.


È un ruolo decisamente carogna ed è per questo che esistono le scommesse sportive: il favorito vince ma molto meno spesso di quello che sarebbe logico accadesse.
Una fonte bene informata mi ha poi detto che a causa dell’adrenalina di questa finale che pure la vedeva, logica alla.mano, vincente, l’atleta non ha chiuso occhio, tanto che la mattina dopo ad una seconda gara la brillantezza ha avuto alti e bassi.
Dalla foto però non tracima ansia ma determinazione e ho visto la stessa espressione in una foto postata da Riccardo Tabarin questa mattina di un’altra atleta.
E quindi ho pensato che si sta parlando di 14 anni per l’atleta che ho postato io, e di 15 o massimo 16 per la sua.
Voglio dire, io a quell’età la massima tensione che dovevo sopportare era quella di un’interrogazione inaspettata e, francamente, rispetto ad una gara di fronte a centinaia di persone che ti guardano, un giudice, amici e conoscenti, qualche telecamera e magari un titolo italiano da rincorrere…beh, viene proprio da ridere No? Per questo l’atleta agonista di alto livello ha una testa mostruosa, ha sopportato cose, ci ha declamato P. Dick in un libro poi diventato Film di un certo spessore, di cui noi umani non abbiamo idea.
Io avevo allenato molto anni fa e avevo smesso dopo un anno passato a tranquillanti, ansiolin dopo ogni partita: non riuscivo altrimenti a dormire. C’era di mezzo una promozione in serie B e quindi anche piccole svolte di vita (neppure troppo piccole), e quella stagione fu in effetti la più grande centrifuga di tensione in cui fui catapultato. Niente di lontanamente simile in nessun esame universitario. Tanto meno sul lavoro, una volta dovetti esporre un progetto che coinvolgeva molti soldi e tante persone a un Board of Management olandese e tutto era costruito per terrorizzare ma, vi dico la verità, alle domande arroganti e quindi ignoranti del grande Mega Capo da stipendio e potere infinito in un’azienda da 200.000 (non ho sbagliato, ai tempi era così…) dipendenti io risposi col mio pessimo inglese perfino con qualche battuta che fece rimbalzare anche qualche sopracciglio. 
E sapete perché ?
Io esponevo una cosa di cui sapevo tutto e quel tizio non ne capiva un accidente e avrebbe potuto farmi rotolare nella polvere ma io ero a posto. Le cose stavano nel modo in cui dicevo io. Punto.
Invece questa e altri atleti che affrontano un testa a testa devono far fronte a una miriade di dettagli di cui non si ha il totale controllo. Ti alleni mesi e anni e comunque il controllo totale non c’è. Oltretutto, in certe situazioni sei solo quanto Gesù in quel deserto…nessun suggerimento, nessun allenatore o amico che ti possa dire qualcosa…E QUESTO FA LA GRANDE STREPITOSA DIFFERENZA rispetto a interrogazioni, esposizioni, etc etc, dove puoi RISPONDERE. E accade che uno sconosciuto Ruiz batta uno degli atleti del millennio e che queste cose accadano anche una quattordicenne lo sa ed è per questo che il suo sistema operativo è a livello impensabile per noi umani.
La bellezza di questa e di altre foto di prima di una gara è degna di una grande mostra di fotografie. Vedo questi ragazzini e ragazzine che hanno molto meno di 1/3 della mia età e i loro volti mi sembrano opere d’arte e insieme prodigi scientifici.
L’atleta è #beatricecolli pochi secondi prima di diventare Campionessa Italiana Speed categoria U16. Auguro a lei e a tutti quelli che praticano sport nel suo modo il meglio del meglio. Vorrei vincessero tutti e sarebbe già tanto che il mondo li capisca. Che non accade poi così frequentemente

Gennaio 7, 2019
di Fabio Palma
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DERRICK ROSE

Che fai ragazzo, ti metti a piangere?


Tu, che hai avuto per anni appiccicata una domanda: WHAT IF.
Cosa sarebbe stato se…
Nasce in un quartiere malfamato e pericoloso di Chicago, come quasi tutti i neri d’America e le future superstar della NBA o del Football americano o del baseball o della Boxe. Dietro le superstar, milioni di disperati che NOI, in Italia, neppure ci immaginiamo quanto sia duro vivere negli states da nero e da povero.
Questo ragazzo è però baciato dal talento, presto ci si accorge che è un’ira di Dio e divenne il più giovane MVP (Most Valuable Player) della storia della NBA. Né Jordan o Lebron o Durant o Kobe erano mai stati votati IL MIGLIORE così giovane. La velocità e l’esplosivita’ delle gambe vennero studiate al computer tanto apparivano fuori dal comune per ogni sport. Alle domande da Superstar, risponde sempre omaggiando la mamma e i fratelli, che lo protessero da scelte pericolose da adolescente. L’adidas gli fa firmare un contratto decennale plurimilionario, è il bravo ragazzo, idealmente perfetto, che ce l’ha fatta partendo dal sottosuolo.
Io avevo appena concluso con adidas il contratto per i ragni e sulla SS36, a Lissone, la sede di adidas italia aveva messo una sua enorme gigantografia, non quella di un calciatore del Milan, per presentare lo sport, anche se meno famoso, ovviamente, di calciatori che giocavano in Italia. Rose era destinato a diventare un nuovo Jordan o Alì, un’icona sportiva. I giornalisti si inventarono una frase che diventò didascalia virale:
“Too big, too strong, too fast, too good”.
Un giorno, in una sua pazzesca azione di gioco, cadde male, frantumando il ginocchio. Passarono mesi, poi anni, poi timide comparse, accenni dell’antica grandezza immediatamente affossati da nuovi infortuni, poi la depressione, un ritiro ufficioso. Il ragazzo, multimilionario ma triste, stava rotolando “nel buco nero coi denti” (David Foster Wallace). Su youtube, compaiono, con milioni di visualizzazioni, questi video
The saddest Story in NBA history
How quickly they forget. Derrick Rose greatest plays BEFORE his injuries
E poi decine e decine di video compilation dei suoi infortuni perchè, diciamolo, in fondo anche lo sfigato fa notizia…
Quest anno ci riprova firmando come riserva al minimo salariale, nessuno parla di lui in estate. Non è un nome che attira più lettori se non i ragazzi con meno di 30 anni perchè per loro Rose è ancora una rosa di nome Derrick. Per tutti gli altri è solo un nome, ex famoso. Gli adolescenti già non sanno più chi sia anche perchè non ha Instagram, non ha nessuno che gli cura l’immagine. Potrebbe, è straricco, ma non è il tipo. Non trapela nulla del fatto che si stia allenando, da solo, molto, molto duramente. Nel suo intimo, ci vuole riprovare, per la quinta volta… Ed eccole le lacrime di qualche giorno fa quando gli dicono che è fra i più votati dai tifosi per la partita da All Stars. 
Da riserva è tornato grandissimo, in una partita ha segnato 50 punti ed eccola la sua foto conj lacrime a fine partita, entra nelle parite dalla panchina e le spacca, letteralmente. LeBron, Durant, i più grandi non solo sul campo, gli rendono omaggio. Nessuno sa se Golden State Warriors o Miami o Cleveland avrebbero vinto certi titoli con Rose a trascinare quei Chicago, perchè non si riusciva MAI a fermarlo, Derrick. Oggi lui SA che non può minimamente azzardare quelle entrate furibonde, quei laser da supereroe con due o tre marcatori impotenti davanti a tanta velocità, e allora ha lavorato sul tutto, sui fondamentali, diventando un giocatore ovviamente atletico ma “normalmente” atletico, per gli standard NBA. Quasi posato, controllato. Ogni tanto qualche vampata fisica, ma sempre quasi pacata. Quattro interventi in cinque anni, due per ogni ginocchio, che cosa mai potete pretendere, Dei dello sport? Ora ce ne sono almeno venti, in NBA, che fanno quello che faceva lui a 22 anni, perchè Rose (come Iverson o Jordan) sdoganò un certo tipo di atleta, quello che se ne fotte di quanti te ne stanno davanti e ci salta sopra. E fra i neri ce n’erano, nei bassifondi, di gente così. Rose fece riflettere Scout e allenatori, uno apparentemente egoista ma di fatto capace di saltare sopra un muro, umano o non, può farti vincere. E se nel caso di Lebron, visto la mole, questo era lapalissiano, nel caso di un atleta come Rose era fonte di dubbi, perchè si pensava che per la NBA ci volessero anche i kg, non solo quella esplosività.
Così ora la NBA ha parecchi Rose antichi, e invece un Derrick Rose diverso, un atleta intelligente e misurato, che tira da lontano e guarda il gioco, che pazientemente usa di sè ciò che gli è rimasto.
LeBron James, che per me è il più grande di sempre (sì, anche di Jordan) anche per quello che dice e che fa fuori dal campo, ha detto, quando ha segnato 50 punti (massimo in carriera!!)
“Quello che ha fatto Derrick Rose stanotte, quello che lascia sul campo, quello che fa con la sua mente e con il suo corpo solo per giocare una partita, è qualcosa di veramente speciale e che ho potuto ammirare da vicino quando eravamo compagni a Cleveland. Lui incarna il vero significato di ‘perseveranza’. Stiamo parlando del più giovane MVP in NBA, di uno che ha battagliato, sofferto e superato ogni infortunio, capace di tornare in campo, dovendo ignorare tutto quello di negativo che dicevano intorno a lui. Gente che gli suggeriva di fare questo o di fare quello. Gente che magari non ha nemmeno messo un piede su un parquet. Fare il career hight stanotte, in una vittoria con Minnesota, è qualcosa che ha dell’incredibile. Penso che ogni bambino debba guardare a lui come esempio tra avversità, trionfo, caduta e rialzarsi. Questo è il motivo per cui il basket è davvero così incredibile. Anche quando un supereroe come lui va KO, rimane sempre un supereroe in ogni caso. Derrick Rose ha dimostrato perché è ancora un supereroe.”
Ed è un nuovo esempio di Resilienza per i miei atleti. Grande Derrick Rose. Grazie, Derrick Rose.

Dicembre 27, 2018
di Fabio Palma
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IL CLANDESTINO PIU’ FORTE DEL MONDO

ONLY THE SKY IS A LIMIT: IL CLANDESTINO più forte del mondo..

.Giannis Antetokounmpo


Niente photoshop, tanto caro oggi a barzellette iconiche tipo belen (minuscolo) e compagnia. Nella foto il fisico non è stato modificato…le braccia sono davvero COSI’ lunghe e le mani sono DAVVERO così, per la precisione stiamo parlando di 211 cm per 101 kg con apertura alare di 222 cm e mano lunga 26 cm ( avete letto bene…) Se LeBron James era il prototipo dell’atleta del futuro e il miglior atleta del mondo insieme a Ashton Eaton , Antetokounmpo è la versione 2.0. Sì, purtroppo il cognome è proprio quello lì, ma grazie al cielo il nome è Giannis e per tutti gli appassionati di sport del mondo LUI è Giannis, punto.Il nome è greco, ed è la sua storia che dà quel pepe imprenscindibile che fa di una storia di sport una grande Storia. La sua famiglia arriva clandestinamente in Grecia fuggendo dalla guerra in Nigeria (una di quelle che permettiamo, noi Italia, di combattere, visto che siamo fra i primi 4 paesi al mondo esportatori di armi in paesi in guerra…anche questo governo, come i precedenti, se ne è ben guardato dal toccare questo punto…e per questo prima di ogni altra cosa non ha il mio consenso, come i precedenti peraltro. Rimango nella mia inguaribile nicchia che non conta nulla, se ne frega di destra e sinistra etc etc e vota solo sfigati spesso apartitici che però sono moralmente coerenti. Amen) e per molti anni rimane sconosciuta ad anagrafe, istituzioni e così via. 5 bambini in famiglia ma non cì sono documenti a testimoniarlo, mentre per dir la verità c’è parecchio razzismo da sopportare perchè pure in Grecia il nero che arriva da lontano, pur se affamato e messo malissimo, dà estremamente fastidio. Ci siamo quasi messi alle spalle la peggiore crisi economica dal dopoguerra e soprattutto le nazioni affacciate sul Mediterraneo hanno dovuto affrontare una disoccupazione e un malessere crescenti, in Grecia la crisi ha causato lotte sociali sfociate nelle più classiche “guerre tra poveri”, le più tristi e dolorose.In Grecia, la terra che ha dato i natali a Pericle, Socrate e Eschilo, la patria della democrazia, da anni piegata dalla congiuntura economica. la disperazione ha spinto in molti a cercare un capro espiatorio a cui addossare la colpa. E quale miglior capo espiatorio se non l’immigrato extracomunitario venuto sulle coste elleniche solo per rubare il lavoro? Come in altri paesi, è più facile dare addosso allo sfigatissimo quando sei sfigato o rischi di diventarlo.Nel 1992 la famiglia Adetokunbo, poi grecizzato in Antetokounmpo. un uomo e una donna scappati dal proprio paese e rifugiati in territorio europeo, è clandestina, poverissima e nascosta. E vessata…Giannis e i suoi 4 fratelli si devono barcamenare tra un posto di lavoro e un altro e sono costretti a fare di tutto: babysitter, al cantiere a lavorare come manovali, vucumprà ambulanti, A volte per le strade non si vende a sufficienza, oppure la paga al cantiere è troppo bassa, e quelle volte il denaro a casa non è abbastanza neppure per avere un pasto dignitoso a cena e tutto questo si aggiunge il crescente odio razziale che accompagna i fratelli Adetokounbo fin da bambini. Ogni giorno vivono nel terrore che qualcuno nel quartiere, magari istigato dai movimenti xenofobi di estrema destra, li denunci alla polizia. Il che significherebbe il rimpatrio forzato in Nigeria, una terra a cui i cinque fratelli non sentono di appartenere, avendo sempre vissuto in Grecia.Però Giannis e uno dei fratelli comincia a crescere, parecchio, e viene notato per strada. Vieni a giocare a basket, gli dicono. Lo prendono subito in una società di serie A2 greca, perchè non è solo alto, è veloce e agile come il vento. Siccome la NBA è roba seria, nella sua palestra di serie B passano degli Scout NBA e prima che se ne accorgano le società europee Giannis viene selezionato da una squadra NBA…è alto poco più di due metri e molto magro, viene scelto come numero 15 fra i nuovi ragazzi della NBA e quell’anno la prima scelta toccava a Cleveland, la squadra di Lebron…Lebron e Giannis insieme avrebbero semplicemente costretto a NBA a nuove regole…il ragazzino fa ridere tutti perchè riempie i sacchetti di cibo nei primi allenamenti, recupera le scarpe buttate dai compagni dopo pochi allenamenti, spedisce tutti i soldi guadagnati in grecia alla famigia, poverissima. Insomma, si comporta non da giocatore NBA, seppure riserva, ma come un morto di fame che per qualche giorno è invitato alla Villa del Re.La sua prima partita inizia così, leggete bene…inizio stagione 2013-2014, mancano poche ore al match casalingo della sua squadra, esordio in NBA… Giannis è appena uscito da una filiale della Western Union, la banca, dalla quale ha inviato una grossa somma di denaro alla sua famiglia ad Atene, quando apre il portafoglio e si rende conto che ha spedito tutti i soldi che aveva con sé, senza tenersi neanche un dollaro per il taxi. Ha paura di fare tardi per la partita, L’allenatore non glielo perdonerebbe, e allora preso dall’ansia inizia a correre per strada dopo aver chiesto scusa al taxista che aveva chiamato… Le sue falcate e la sua velocità sono qualcosa di stupefacente, tant’è che chiunque per strada si ferma a fissarlo, finchè una coppia in macchina si avvicina perchè lo ha riconosciuto da una foto e lo esorta a salire in macchina per portarlo a palazzetto in tempo. Giannis non sa come ringraziare, non capisce di essere un giocatore della lega più importante del mondo, promette alla coppia che appena arrivato al palazzetto si farà prestare i soldi…Qualche mese dopo il compagno di squadra Larry Sanders gli regalò un paio di scarpe Gucci. Al giovane Giannis tornarono alla mente i momenti in cui vendeva per strada scarpe taroccate simili a quelle, e nel vedersele lì davanti, autentiche, rimproverò il suo amico per “aver speso troppo” e gli promise che le avrebbe conservate gelosamente e indossate solo nelle occasioni speciali.
Infine, è stato l’allora playmaker Brandon Kinght a raccontare una delle scene più esilaranti mai viste nella sua carriera. Infatti, in varie occasioni i Bucks, come qualsiasi squadra NBA, mettono a disposizione una sala in cui i giocatori possono rifocillarsi. Ed è proprio in quelle occasioni che Brandon raccontò che Giannis si presentava con delle buste enormi che riempiva di cibo a più non posso. Perché nella vita non gli era mai capitato di ricevere qualcosa di gratuito e per sicurezza portava il cibo a casa…Oggi, cinque anni dopo, Giannis è cresciuto di 7cm, 23kg di muscoli (si allena come un ossesso), ha fatto esclamare due mesi fa, dopo un’azione alla Jordan (solo che lui è alto 13 cm in più e ha le braccia molto più lunghe e le mani più grandi della palla di basket, insomma mi perdonino i romantici ma è un Jordan MOOOOLTO più atleta…) “fra dieci anni ce ne saranno molti così e forse fra 50 saranno TUTTI così, ma adesso SOLO LUI è così”Giannis dal cognome impronunciabile ha educatamente detto no ad un allenamento estivo con Lebron e altri assi per non farsi copiare movimenti e segreti, si allena come se fosse l’ultimo dei poveri sbarcati alla mensa del Re, ed è candidato ad essere nominato MVP, ovvero il migliore, per il 2018/2019. Così un immigrato clandestino vessato per anni sta per diventare uno dei dieci sportivi più famosi al mondo, e qualcuno dice che fra 5 anni sarà LO sportivo più famoso, e pagato, del mondo.Io me la godo perchè la Vita ridicolizza spesso gli arroganti bisogna solo aspettare. Leggere di queste storie mi fa bene, mi fa SENTIRE bene, e me le fa scrivere.Buona giornata