Fabio Palma

Infinite jest

lE bRON CONTRO cURRY

giugno 20, 2016
di Fabio Palma
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COME SI COSTRUISCE UNA LEGGENDA

Questa notte si è consumata una battaglia epica che resterà negli annali della storia 2K.
No, non sto parlando dei ballottaggi italiani (comunque importanti, la politica è parte primaria del vivere sociale, buon lavoro a tutti i vincenti).
Sto parlando della straordinaria metafora di vita, vera e propria tragedia greca che qualunque sceneggiatore di 3000 anni fa avrebbe approvato con entusiasmo (ed erano i migliori sceneggiatori di tutti i tempi o giù di lì, quei greci. A proposito, ma come cacchio facevano ad essere così avanti??? Mistero che non mi spiego…mah…), dicevo, sto parlando della finale NBA.
Riepilogo, okkio che anche per quelli a cui del basket e dello sport in generale frega nulla, quello che è avvenuto è sceneggiatura su cui meditare.
Si gioca in una baia ed è la gara 7, sono 3-3. Incredibilmente, perchè chi gioca in casa era 3-1, E SOLTANTO DUE VOLTE, MA ORAMAI DI SECOLI FA, CHI CONDUCEVA 3-1 SI ERA VISTO RAGGIUNGERE.
Quindi, già qualcosa di mai visto, o quasi mai visto, sta per avvenire.
Incredibilmente, perchè chi gioca in casa AVEVA BATTUTO COME SQUADRA DURANTE L’ANNO UN RECORD, QUELLO DEI LEGGENDARI CHICAGO BULLS DI JORDAN, CHE SEMBRAVA IMBATTIBILE.
E allora siamo già a due, di cose mai viste. come può una squadra da record giocarsi tutto all’ultima partita?
Chi gioca in casa, ovvero i Golden State Warriors, non sono più da qualche settimana quello che sono stati per mesi: ovvero, un’incredibile orchestra con due solisti che manco Satriani e Petrucci nei giorni migliori, l’immaginifico Stephen Curry, colui che ha INVENTATO un nuovo modo di tirare che al Computer hanno deliberato essere di fatto una novità assoluta, ovvero qualcosa di MAI VISTO PRIMA, per tempi e modi di esecuzione, e Klay Thompson, un altro che tira da nove metri, e qualche volta da dieci, come nella storia mai nessuno ha fatto. Ovvero ‘sti due, sopranominati Splash Brothers, hanno re-inventato le regole del gioco. Tirano da quasi centrocampo, sbagliano di pochissimo, e così gli avversari non capiscono quando e dove marcarli. Sono cecchini che ti colpiscono alla nuca, fra gli occhi, al basso ventre, mentre ancora ti stai posizionando per immaginare una strategia. Qualcosa del genere lo avevano pensato i nazisti cone le V1 e V2, grazie al cielo arrivate troppo tardi. Un anno prima, e gli inglesi se la sarebbero vista malissimo…come fai a difenderti quando sei bastonato senza vedere neppure da dove partono i colpi? Questo, da due anni, era il leit motiv di Curry e Thompson, peraltro assecondati da compagni coreograficamente ineccepibili. Una squadra da All time, una squadra che aveva vinto 73 partite su 82, campione uscente, una squadra che, si diceva fino a due mesi fa, avrebbe potuto battere qualunque squadra leggendaria del passato.
Però…
C’era qualche, microscopico, però…
Non è che ti stia consumando troppo, in energie, fisico e testa, per battere quel record imbattibile di Jordan e compagni?
Curry, non è che stai esagerando nel giocare SEMPRE E COMUNQUE in maniera perfetta? Okkio, perchè anche Bolt e Phelps perdevano nella gare di mezza stagione, per esplodere alle Olimpiadi. Anche Lewis veniva bastonato a Gennaio, per vincere quando contava. E anche Hagler, Mayweather, Pacquaio e compagnia ogni tanto si prendevano l’avversario facile…
Dall’altra parte, questo lo aveva capito, oppure lo aveva capito il suo staff, perchè stiamo parlando di uno da 60Milioni di dollari l’anno da molti anni, quello che è sopranominato KING. Ovvero, LeBron James.
Contestualizziamo.
Oltre 115 kg per 205 (non 203) cm, ma salta come Jordan ed è capace in un campo di basket di andare a 30 all’ora in contropiede. Niente se e niente ma, è disumano. Non si è mai visto una creatura di Dio così. I parametri dicono che avrebbe sconvolto anche il rugby, il football americano, diverse specialità dell’atletica, e chi più ne ha più ne metta. Un camion agile come un motorino, non so se mi spiego…da qualche anno, durante la stagione regolare, quella che assegna i posti per le partite che contano, gioca al 70 o 80%, comunque spesso dominando, per esplodere quando conta. Ha capito, o glielo hanno detto, che anche se superman DEVE PRESERVARE QUEL BEN DI DIO DI FISICO EXTRATERRESTRE che gli è stato confezionato sotto un cervello che comunque, credetemi, è molto molto fine…
Arrivano le partite che contano, e Golden State vince, ma vince in maniera DIVERSA!! Curry e Thompson vanno a corrente alternata, Curry si infortuna anche, torna ed è grande, ma non superlativo. In semifinale passa 4-3, recuperando da 1-3 (!!), contro una squadra fisicamente assurda che ha in due fuoriclasse, Durant (mano di fata) e Westbrook ( il secondo atleta più formidabile della NBA dopo Le Bron, l’unico suo limite che è alto 191 cm ma per il resto mammamiasantissima, ennesima conferma che i neri hanno del divino in muscoli e tendini) due giocatori, ma vorrei dire sportivi, da all time.
Insomma, Golden State arriva alla finalissima, e si gioca al meglio delle sette partite, un pò logora. Dall’altra parte, fresca fresca, Cleveland, LA CITTA’ PERDENTE DELLO SPORT AMERICANO, con “King” Le Bron James e un 24enne veloce come i fulmini a Maracaybo, Irving.
E infatti Curry e Thompson steccano le prime due partite, solo che Golden State è molto più squadra di Cleveland, non ha comprimari, e va 2-0. L’orgoglio e James+Irving fanno 2-1, ma poi Curry sembra tornare un’ira del cielo ed è 3-1.
E’ finita, ne sono convinti tutti. Manco San Paolo e profeti passati si sarebbero spinti a pronostici avversi a Golden State. che va in casa sua, l’inespugnabile casa sua, per concludere 4-1 e festeggiare davanti a milioni. E per milioni (di dollari).
E qui accade quello che anche Cormac Mac Carthy avrebbe faticato ad immaginare, o Jules Verne tentennato a buttare giù…Le Bron e Irving furoreggiano e sbancano la baia di San Francisco, poi a Cleveland Le Bron è Thor in persona, e si va a 3-3. La città perdente dello sport americano torna a San Francisco e prova quello che non è mai accaduto: vincere il titolo NBA da 1-3.
Così tanti piccoli fattori portano a qualcosa di mai visto e mai accaduto.
Così è lo sport, che insegna più di tante altre cose. ( ah, lo capissero certi professori e politici…)
Così si costruisce una leggenda, una partita leggendaria, con eroi leggendari: da tante piccole cose che si dipanano per mesi e anche anni, fino ad arrivare ad un punto da ammirare e ricordare per secoli.
Certe volte leggi commenti assurdi su quello che guadagnano certi sportivi, pugili compresi.
Ma essi non sono comuni mortali, prendetevela con quelli che portano i soldi in Svizzera, che rubano e guadagnano ai danni nostri. Non con LeBron, Curry, Irving, Westbrook e compagnia. La leggenda non è mai gratis, come è giusto che sia.

Curry ha sprecato un pallone decisivo cercando un passaggio dietro la schiena, quindi una sua tripla non ha toccato nemmeno il ferro. L’uomo che ha rivoluzionato il tiro sbaglia il tiro decisivo. Simboli del flop della squadra che ha vinto 73 gare su 82 prima dei playoff, un record inutile per il titolo. “Ma torneremo alle Finali, ci rivedrete qui” ha detto Curry. “So bene di non aver aiutato la mia squadra, e il pensiero mi tormenterà per parecchio tempo”.
Il flash: l’incredibile stoppata del RE,per sventare un facile canestro di un avversario a 1’50” dalla fine, sull’89 pari, un gesto con cui LeBron James ha detto al Mondo e ai compagni che la leggenda poteva starci. Il colpo del ko è arrivato 57 secondi più tardi, quando Kyrie Irving (sullo stesso campo in cui nelle Finali di un anno fa subì un grave infortunio al ginocchio…) ha segnato in faccia a Stephen Curry la tripla del +3 (89-92), mettendo in ginocchio la squadra dei record. Sì, Irving ha segnato da tre contro Curry, il recordman da tre di tutti i tempi. Sceneggiatore, non hai esagerato???? Permettendo a Cleveland di cambiare la storia: nessuno aveva vinto il titolo rimontando dall’1-3 in finale. Tutte queste cose mai viste in un’unica tragedia? Manco Sofocle, ragazzi…aveva esagerato così.
Ora quindi la storia ha una nuova tragedia sulla quale insegnare ai ragazzi, e ai bambini, com’è la vita, da un campo di basket a tutti i giorni da riempire. La vita non è una medaglia a due facce, o una bilancia con due piatti. facce e piatti sono molti, molti di più. Le tragedie sono ESAGERATE perchè in pochi minuti ti devono aprire gli occhi su tante cose.

Racconta il formidabile giornalista Riccardo Pratesi, dello spogliatoio dei perdenti, che solo due mesi fa erano i vincenti impossibilmente perdenti “Il silenzio. Assordante, impietoso. Incredulo. Quello dello spogliatoio di Golden State pochi minuti dopo la fine di un sogno e l’inizio di un incubo. Quando i Warriors hanno affrontato la realtà, un’evidenza che non si aspettavano, cui non erano preparati. Un ambiente opprimente, dove ti senti osservatore di troppo. Ma guardi affascinato, perché i bassi della vita sanno essere più significativi dei migliori momenti. Più rivelatori, toccano nel profondo, ma fanno meno male, quando osservati in terza persona. Curry e Thompson sono seduti con le spalle girate ai cronisti. Stravolti. Steph ha lo sguardo fisso sul telefonino. Legge i messaggi. Non riesce a fare altro. Thompson al suo fianco ha gli occhi rossi e la testa semi nascosta dall’asciugamano. Stravolto”

Onore a Curry, Thompson, Green, Bogut, Iguodala, i magici Golden State Warriors. Gli imbattibili.
Per fare una leggenda, è necessaria la sconfitta di grandissimi. Altrimenti, che leggenda sarebbe? La leggenda poggia sempre le basi su rovine preziose e inestimabili, sulle Cartagini di tutti ogni epoca. Golden State Warriors è la Cartagine di questa epoca, come Curry l’Annibale di oggi. Grazie di esistere, Cartagine.
C’è una morale, in tale tragedia?
Io ne dico una: non ci sono MAI cose semplici, ma alcune cose sono più difficili e complesse di altre. E insegnano a noi Normali tanti piccoli spunti. Non esistono le cose impossibili, non esistono i pronostici chiusi, non esistono gli imbattibili, non esiste la perfezione, non esiste l’imbattibilità, e fermarsi su gioie e dolori porta in entrambi i casi a un destino: la sconfitta. Ma, in fondo, non esistono neppure gli sconfitti

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giugno 8, 2016
di Fabio Palma
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IL CORAGGIO VERO

Il coraggio si mostra e presenta in varie forme, e anche l’intelligenza. Dire qualcosa pubblicamente contro qualcosa di poco chiaro non è da tutti, bene che ti vada ti spargono del letame intorno e qualche volta addosso a te. Poi, naturalmente, ci sono luoghi e luoghi, situazioni e situazioni. Puoi alzare la voce in un luogo, ed è già avere la schiena dritta e possedere un cervello intonso. E puoi alzare la voce in un altro luogo e in un altro contesto, e sapere di rischiare non solo montagnette di escrementi da parte di invidiosi, piccoli poteri o sfigatelli, ma qualcosa che può avere a che fare con la tua vita o con i tuoi cari. Questa donna per me è sempre stata fonte di ispirazione, un coraggio e una testa che mi fanno dire, abbiamo perso, noi italiani, una grande persona. Delle scomparse italiche degli ultimi giorni, niente mi fa ovviamente brindare o gioire, alcune mi lasciano totalmente indifferenti, e di una proprio me ne dispiace, perchè un centinaio di donne così ( ho detto centinaio, non milioni. Ma forse basterebbero un paio di decine) e il nostro intorno sarebbe migliore.
Non sono tipo da funerali istituzionali, quando si è andati si è andati, tranne per doverosissime eccezioni. Sei stata una GRANDISSIMA, Signora Grassi. Anche Lei è nella mia lista di Miti

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giugno 4, 2016
di Fabio Palma
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ALI, colui che era Cassius Clay

Devo premettere che la Boxe è da sempre il mio sport preferito, anzi chi disse che è una noble art, e che tutto il resto è sport mentre la Boxe è molto di più, beh, per me è così e perfino oltre.
E dico anche che non so se Ali fosse stato veramente il più grande di tutti, si pensi alla sua trilogia con Frazier, a quella con Norton, alla vittoria “strana” con Liston…insomma, anche lui ebbe i suoi momenti no, le sue sconfitte, e tutto il resto.
Però lasciatemi dire che quando uno decide di perdere il titolo mondiale dei massimi per le sue convinzioni politiche
Che decide di cambiare nome per le sue convinzioni religiose, e non è che fosse sconosciuto, eh
Quando uno decide di adottare la tattica che adottò contro uno degli uomini più forti mai apparsi sul pianeta, tal grande George Foreman, una sorta di Grizzly calato nel genere umano
e quando uno portò uno stile che forse aveva in qualche modo già portato Robinson, quello della danza, ma NON alla sua stazza, quella dei massimi…
ecco, ce n’è abbastanza anche per infiammare la fantasia di un bambino, tale io ero, quando ancora combatteva ad altissimi livelli. Un bambino delle elementari, un tantinello agitato ed esuberante anche per la scuola, diciamo pure esagerato, che al primo incontro di boxe che vide alla Tv commentò, ma questa è un’altra cosa, non giocano…e feci un tema, due paginette, sulla boxe, con la Maestra che mi guardò strano, alla restituzione. Ma tu fai a botte? No, posso dire anche adesso che non ho mai tirato un pugno a nessuno, e credetemi, avrei pagato per diventare un pugile…ho fatto molte cose, e molte cose le ho fatte bene o molto bene, ma la boxe è un’altra storia. Un altro mondo. Il mondo di Alì. Devi essere intelligente, un casino, se no le prendi e basta, ma devi essere anche molto altro.
Già, si dice gioco del calcio, e già capisci. Poi ci sono gli sport, dai facili ai difficilissimi e esaustivi, quelli super logoranti, e poi c’è la boxe. Dove devi avere la resistenza di un maratoneta, la stamina di un 400ntista, la forza di un ginnasta, la tecnica al filo del millimetro di un nuotatore, la velocità di una guardia NBA, la coordinazione di un pallavolista e intanto…c’è qualcuno preparato come te che non ti schiaccia o ti affianca o ti sberleffa etc etc…no, te le suona…
Ai ragazzini che alleno in arrampicata ho passato video di addominali di Pacquaio, video di salto con la corda di Mayweather, e spezzoni delle trilogie Vazquez-Marquez, Pacquaio-Morales,Gatti-Ward, le più sensazionali degli ultimi 30 anni. E poi ad uno di loro che ad un allenamento era un pochino stanco (poverino, ne aveva ben donde…), raccontai la storia vera dell’inizio di un quindicesimo round di uno degli incontri Ali-Frazier. Non si era mai visto niente di simile, se non in guerra, nelle ritirate dalla Russa, a Stalingrado, cose così. Ali disse al suo angolo, non ce la faccio, basta così. Non riusciva ad alzarsi dalla sedia, stava per suonare il gong dell’ultima. Ma nell’altro angolo il secondo di Frazier disse basta, con le lacrime agli occhi, Frazier voleva alzarsi e continuare ma il suo secondo pensò che stesse per morire. Così Ali che voleva dire basta vinse per abbandono di Frazier che voleva continuare.
Questa è la boxe, questo fu Ali, questo è Ali. Un afroamericano musulmano, quindi per qualcuno il peggio del peggio. Si consoli quel qualcuno e tutti gli altri, potete anche diventare Presidenti di mammasantissina, Usa Cina e Padania tutte insieme, ma non varrete mai neppure un alluce di Ali, Frazier, e tutti quelli che sono IDOLI ( sì, li ho, sono idoli e miti, e meno male che ci sono, i miti) per gente come me
”Non ho niente contro i Vietcong, loro non mi hanno mai chiamato negro…”.

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giugno 4, 2016
di Fabio Palma
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JABBAR

Sappiamo che scopo primario dei mediocri, nella vita, è soffocare il talento altrui, perchè non sanno neppure cosa sia. Quindi strepitano, congetturano, si impegnano, per fermare chiunque roda loro: tutti coloro che fanno cose che loro non hanno la più pallida idea di come perfino iniziare. Sto parlando di talento in ogni campo della vita, non soltanto in discipline per pochi, come matematica, letteratura o fisica. Vale proprio ovunque, ecco. Mi disse Eisendle, spigolosissimo alpinista e cervello finissimo, che è gente da cantina, che per tutta la vita altro scopo non ha che alzare la mano e tirare giù chi si eleva.
Lo sport ha e ha avuto i suoi geni, e ce ne fu uno che, per dir la verità, almeno fisicamente non era proprio invisibile. Tale Kareem Abdul Jabbar, alto come se ne erano visti pochi, ma anche mobile e fisicamente molto coordinato da essere incontrastabile o quasi al College, tanto che si inventarono un regolamento che… proibì la schiacciata.
Già…vararono una singolarissima regola, l’abolizione della schiacciata. Come se negli anni ’80 avessero proibito l’uso del sinistro a calcio, per limitare Diego, o fra il 2008 e il 2010 l’uso del sinistro nella boxe, per fermare Pacquaio, e così via.
E che fa il giovane Jabbar? Non potendo più schiacciare, iniziò dapprima ad appoggiare dolcemente la sfera nel canestro, ore su ore, ore su ore ( per favore, IMMAGINATE UN ADOLESCENTE CHE DA SOLO SI METTE A INVENTARSI QUALCOSA MAI VISTO PRIMA PER SUPERARE UN’INGIUSTIZIA CONIATA DAI MEDIOCRI) poi cominciò ad allontanarsi progressivamente dai tabelloni, sempre più lontano e DA QUALUNQUE POSIZIONE, sviluppando un gancio che, partendo da altezze siderali, risultava assolutamente instoppabile. Quello che divenne il gancio cielo. Sky hook…
La regola ideata per limitarlo, lo aveva reso ancora più forte e completo. I mediocri avevano creato un mostro…
E, ironia della sorte, a fine anni ‘80, negli ultimi due anni di carriera, Jabbar finì per tirare solo di gancio, eppure mai nessuno riuscì a fermarlo, ad impedirgli di eseguirlo con la solita, angosciante, millimetrica precisione. Reso fermo o quasi dall’età, comunque in campo rimase letale fino all’ultima partita…che potevano fare, tagliargli un braccio?? In pratica, una regola idiota, assurda, pensata da qualche mediocre, creò il più devastante giocatore NBA per oltre 20 anni…E in questo, secondo me, c’è una grande motivazione per tutti

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maggio 24, 2016
di Fabio Palma
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IL DOLORE e LA VITA

Siccome l’allegato in fondo vale proprio la pena di leggerlo, ci compongo sopra il mio solito preambolo di vita.
Aprile 2014, il 13 per la precisione, l’autoambulanza mi porta al pronto soccorso dell’ospedale di Lecco. Nel tragitto rassicuro i volontari, o insomma i due infermieri che sono con me, quello che stanno vedendo a intervallo di qualche minuto non è niente di grave, fa un pò specie a vederlo ma non è grave. Lo ripeto immediatamente appena arrivato al pronto soccorso, mia moglie, che seguiva in macchina, lo dice a tutti, dalla reception in poi. Abbiamo entrambi paura che mi mandino in sala operatoria o chissà che, io ho solo bisogno di 36 ore. La fortuna vuole che al pronto soccorso è presente Laura Pastorelli, ehi che ci fai qui, ciao Laura, e parte la scarica, ma durano 4-4 secondi e quindi le spiego, fra una scarica e l’altra le spiego, insomma devo arrivare a Martedì, è domenica, Max, alias Massimo Barbieri, è all’estero per convegno, mi ha detto per sms che torna martedì, c’è un mare di gente e mi guardano in parecchi, perchè le scariche da punto trigger fanno una certa impressione, la Laura però fa un buon lavoro perchè capisce tutto e rispiega, arriva un primario di neurologia, una donna, intelligente e sveglia, è andata nel frattempo a vedere su internet di questo punto trigger e di questo Massimo Barbieri, ed entrambi esistono. Ci parliamo e decide per un cocktail piuttosto robusto di tranquillanti, da stendere un toro, e la rimanente parte della domenica e tutto il lunedì sono diciamo piuttosto affievolito, fisicamente parlando. Non lo sapevo, ma quella giornata era l’inizio di oltre un anno e mezzo di problemi cronici, prima di allora ‘sto punto trigger era una cosa che, scatenatasi una prima volta nel 2007 (ero al lavoro, riunione per la precisione, ritorno a casa che non sono andato fuori strada più volte per miracolo, risonanze magnetiche etc etc, operazione alla schiena già decisa e prenotata, poi mi ricordo di Max, ehi Max come stai, senti, avrei un problema alla schiena, leggo che la schiena è il tuo campo, vieni a trovarmi, mi dice, e in tipo cento secondi, forse 60, lui mi spense il trigger e mi evitò un’operazione di dubbio gusto ed esito alla schiena, giuro tutto vero), capitava ogni paio d’anni, dicevo arrivo a Martedì, mia moglie mi porta dove Max è primario, entro in sala d’attesa e queste sono cose che ti rimangono in mente, sapete, io avevo il mio problema ma NON ERA NIENTE DI CHE, una dannatissima conseguenza di anni di apertura vie, allenamenti, e anche tensione nella vita e nel lavoro perchè chi mi conosce sa che sono sempre al 100% su qualche cosa, e quindi sono perennemente teso alla cervicale, perennemente concentrato e quindi muscolarmente teso, dovrei sciogliermi ogni qualche ora, figurarsi, ma quello che MI RIMASE IN MENTE TUTTA LA VITA è quella sala d’aspetto, lì ragazzi c’era gente che veramente aveva dei problemi, il dolore cronico…CRONICO…Max al solito mi sistemò in qualche secondo, mi disse una cosa, al mio commento sulla gente che aveva davvero dolore, sai, quello che tu stai sentendo per qualche secondo a intervalli di minuti o ore, beh, c’è gente che ce l’ha 24 su 24, ecco io questa frase me la sono proprio incisa nel cervello, ci sono frasi che ti fanno capire e dovete sapere che Max era proprio in gamba anche al liceo, noialtri eravamo una classe che si notava, tutti leader nati e una nostra vecchia prof l’ho rivista alla serata dei Ragni e mi scrive”ricordo che eri sempre in pista con qualche idea sempre sorridente. Eravate una classe tra le più brillanti che abbia mai incontrato. Mettevate a dura prova tutti i prof. Un fermento di idee” ( Maria Cristina Nava), nella sala d’aspetto ricordo una Signora accompagnata dal marito con la faccia stravolta dal dolore che diceva ad un’altra Signora, è proprio bravo, parlava di Max, ho capito in quella sala d’aspetto cosa sia il vero dolore e spero di avervi interessato a leggere l’allegato, è importante, fa capire alcune cose che ci circondano e che, credetemi, ci sono totalmente sconosciute, se non ci si viene affondati dentro.

DOLORE CRONICO E VITA SOCIALE

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maggio 1, 2016
di Fabio Palma
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BLOOD IS STICKER THAN WATER

Blood is sticker than water
my father always said

Questa è una delle mie canzoni preferite di uno dei miei cantanti preferiti, anzi, forse colui a cui sono più affezionato, e non solo perchè candidamente lo ritengo irraggiungibile in parecchie cose che ha fatto, ma perchè mi diede una dimostrazione tangibile di cosa volesse dire amare la propria passione, e io questa cosa me la porto dietro da allora, da quando io e Massimo Barbieri​ andammo al suo concerto al sottobar del teatro smeraldo, e chi lo sapeva, e soprattutto chi lo conosceva se non pochi intimi, leggenda vivente in Australia, piuttosto noto in Germania, assolutamente sconosciuto in Italia, e a quel concerto eravamo in meno di 30, giuro, in realtà c’era una centinaia di avventori ma erano lì per un DRINK, e lui e una nera grande come un frigorifero, e la sua band, esordirono con un fuck off, guardarono quelli del drink ed era una data clamorosamente senza senso, perchè mai lui, abituato a folle immense in Australia, avrebbe dovuto cantare in quel posto da fighette con 30 sfigati attaccati sotto un palco di 3 metri? Ebbene lui e la nera CANTARONO, per oltre due ore, ricordo che un tipo a fianco a me, che la sapeva lunga, disse che la nera era una cantante jazz di livello estremo, mai sentita e manco mi ricordo il nome, ma quanto è vero DIO fecero oltre due ore di concerto PAZZESCHE, Jimmy aveva queste vene della gola che gli si gonfiavano e io e Max ci guardammo più volte e ci dicevamo con gli occhi, questo crepa qui, scoppiano quelle vene lì, mai vista una gola più gonfia, quanto è vero Dio, perchè lui, sappiatelo, ha portato la voce dove nessun altro è mai riuscito ad arrivare, alta, intonatissima ma graffiante, un incrocio fra la Carey e Brian Johnson, ci batteva il cinque e diede TUTTO per noi 30 sfigati, così quando ogni tanto mi viene da dire “ma vaffa…” perchè stai dando tutto te stesso (per esempio per i Ragni) e qualche volta proprio non sarebbe il caso, ma mettiamoci pure quando spendi tempo, denaro, cuore e viscere dietro idee follemente anti-economiche, e ti viene da mollare, ecco mi viene in mente quel concerto lì, Jimmy che se ne fottè del luogo sbagliato e cantò meglio e più professionalmente di altri che avevano davanti 50.000 persone, sono sicuro che anche Max si ricorda quelle due ore, indicentalmente questo pezzo strarodinario parla di un fratello che se ne è andato e la famiglia non si è accorta che c’era una depressione, uno sconforto, qualcosa che non andava, ma “IL SANGUE è PIU’ DENSO DELL’ACQUA”, diceva il padre, nella canzone, la mancanza poi la senti e bisognerebbe cercare di non avere rimpanti e non far accadere che certe cose accadano, perchè poi le priorità della vita si fanno più chiare e certi propri disinteressi erano veramente senza motivi, detto questo ci sarebbe da aggiungere che fra i miei 100 pezzi all life e all time una decina sono di Jimmy, fatemi almeno aggiungere anche Still on your side e Last Frontier, ah, sapete come lo scoprii Jimmy, era colui che cantava “when a man loves a woman” nella pubblicità della cicca della Brooklin, allora ci misi due mesi a scoprire chi cacchio fosse quel cantante lì, poi nel ’90, in Australia, nel deserto dove la sera tutti, ma proprio tutti, erano ubriachi e stesi per terra, perchè era una vita dura, scoprii che tutta quell’Australia da vita bollente, ma proprio dura, ascoltava e venerava Barnes, certa gente nasce per colmare dei vuoti e capisci perchè quando li vedi dare TUTTO LORO STESSI davanti a 30 sfigati, e adesso quelli che taggo sanno perchè dò l’anima per certe cose anche quando proprio trovarne il senso sembra impossibile.

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aprile 28, 2016
di Fabio Palma
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IL NOME ERA: DELLE CONCHIGLIE

Dieci anni fa scrissi una raccolta di favole, una la spedii ad un concorso letterario, arrivò seconda a Perugia. Spiego: mi ero rimesso a scrivere, dopo tipo oltre 20 anni, scrivere veramente intendo, non cose di scalata, al liceo avevo raccolto voti mai visti ma era un mai visto a quel liceo, e con 3 professori in totale, non abbastanza per essere misurato, capite? Quindi scelsi una decina di concorsi letterari, c’è un mondo anche lì, e uno era esclusivo per le favole, ne approfittai per scriverne un pò, le scrissi in qualche giorno, e funzionava così: Yuri era ben piccolo, gli dicevo, Yuri, inventami un nome di una favola. E lui aveva una fantasia veramente alta, così sparava questi nomi e io avevo 20′ per finire la favola, nacquero “lo squalo piatto”, “il telefono dal lungo Filo”, “La cartella Bianca”, “una marmotta fuoriserie”, per la quale andai a Perugia a ritirare il premio e fu poi portata in giro per l’Italia da una compagnia teatrale, e poi questa qui, che lunga non è ma abbastanza, per FB, per non arrivare alla fine.
“Il nome era: delle conchiglie”
Il mare si presentava la mattina come una coperta appena smossa, e mentre il mondo della spiaggia cominciava a trafficare allontanando la pigrizia, i suoni delle onde si affacciavano timidamente sul grande spartito del giorno.
Era una spiaggia protetta dall’alto e sui lati da grumi di roccia scomposta, e i pochi visitatori arrivati dal mare si stupivano nel vedere la scogliera scappare verso l’alto quasi con fretta inaudita.
La gente proveniva dal mare in grappoli, arrotolata a piccoli gruppi, calzando sandali variopinti per non ferirsi sulle mille piccole gocce appuntite del calcare bianchissimo. La luce era resa ancora più forte dalla sabbia dorata, tanto che gli adulti chiudevano gli occhi e li riaprivano con ancora macchie di spiaggia stampate indelebili nel buio della vista.
Non vi erano bambini, perché gli scogli appuntiti costringevano le barche a fermarsi molto più in là della sabbia, così che solo gli adulti, e neanche con grazia, riuscivano a saltare a fatica piccole pozze profonde, le mani impegnate a stringere asciugamani e giornali, o riviste di moda e motori.
Il nome era: delle conchiglie, perché un tempo la risacca aveva là imprigionato decine di case smaltate colorate con grazia, poi col tempo scomparse per giacere in silenzio su qualche mobile scuro.
Un giorno, l’intera costa fu spazzata da onde alte come il muro di un forte, col piano travolto dall’accidentato e le città vicine sconvolte e in rovina. Per mesi nessuno pensò più di andare alla spiaggia, dove però era avvenuto qualcosa.
Forse nostalgiche di un passato mai visto, migliaia di conchiglie avevano chiesto un passaggio alle onde titaniche, e con calma avevano affollato la spiaggia, ora diversa. Trascorsero la Primavera senza un rumore, fino a quando alla fine di maggio le più alte di loro avvistarono qualcosa avanzare.
Era un barcone, strabordante di gente, ansiosa di essere prima a tornare nel posto divelto dal mare.
Il barcone somigliava a un giocattolo troppo ricco di stondi, perché da lontano la gente assiepata sembrava la cera colata qua e là sui fianchi di una candela panciuta lasciata accesa per ore. Quel che avvenne, di fatto, fu descritto dall’uomo che guidava la barca, e poi tramandato per anni, quindi chissà se è poi vero.
Pare che le più grandi conchiglie abbiano fatto un conclave, così, veloce e di getto, decidendo un no per gli adulti, disposte a accettare solo bambini e bambine. Chiesero al mare, e molluschi e altri piccoli abitanti del profondo e della superficie controllarono bene, riportando alla spiaggia che il barcone era pieno di panciuti signori e larghe o mal sottili signore, ma senza bambini.
Allora le conchiglie radunarono tutti i suoni delle loro contorte spirali, e si alzò un coro di muggiti e tromboni, e fischi acuti come di vento in caverne sottili, e la gente ne fu spaventata, così che il capitano virò giusto da scrutare la spiaggia, e l’enorme distesa di conchiglie suonanti dei loro colori.
Detto al ritorno, il fatto gettò gli adulti nel dubbio, e il loro interesse scemò presto nel nulla. Chi mai avrebbe voluto solo vedere e non conquistare?
Ma un bambino di nome Simone origliò il racconto dei grandi, e nei giorni a venire bambini e bambine ne parlarono sempre più abbracciando un’idea, infine reperendo il coraggio di sussurrare al capitano la loro ingenua intenzione.
Il capitano, omone abbronzato e con la barba salata da mille escursioni sul mare, fu colpito dalla novità dell’idea, e propose agli adulti di imbarcare i soli bambini, e di portarli alla spiaggia dei suoni fermandosi vicino agli scogli ma senza attraccare e calpestare la riva.
Da quel giorno, là dove mille e mille conchiglie propongono un concerto diverso, il capitano porta i bambini del mondo ad ascoltare la natura che orchestra. Lui omone si dice che talvolta si allarghi di gioia, felice di faticare ad arrestare la barca nel capriccio del mare, quasi un’altra conchiglia galleggiante e con tanti piccoli abitanti issati a babordo, e lui stesso racconta che dal barcone applaudono le note suonate e le conchiglie, illuminate dal sole che vira nelle sue altezze diverse, rispondono con lampi di gioia, felici del loro concerto e del plauso di tanti felici e ridenti sorrisi.
Questa era della favola. E per gli adulti…
E’ bestiale come ci siano delle persone che letteralmente vivano per tramare alle spalle di altri. Sono proprio PREDISPOSTI, ecco. Segni particolari? Non hanno mai fatto NULLA. Rincorrono posizioni chiave in determinati campi senza mai aver fatto NULLA in quel campo. Vi faccio un esempio: associazione di scacchi ==>> tale persona non ha mai vinto un torneo oltre a quello di casa sua, epperò sgomita per diventare voce in capitolo a livello più alto possibile nel mondo degli scacchi.
Il loro fine è quello di raccogliere intorno a sè qualche fedelissimo, raccontando un bel pò di storielle, facendo molto fumo in maniera tale rallentare o rendere difficile il percorso di quelli capaci e competenti.
Riconosceteli, combatteteli, fermateli. Sono la rovina delle cose belle, o semplicemente delle cose che funzionano. Sono dei tumori.

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aprile 26, 2016
di Fabio Palma
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DISTURBED – The sound of silence

Russel Crowe su twitter ha scritto
OGNI TANTO ARRIVA QUALCUNO E RIDEFINISCE IL GENIO.
Grande Crowe, attore ma non solo.
E’ successo che un personaggio controverso in dichiarazioni e prese di posizione (ebreo super filo politica dura israeliana…), ma certamente intelligente e colto (laureato in economia), cantante di un gruppo metal di enorme successo ( praticamente sempre al nr. 1 delle classifiche americane, ma da noi ovviamente sconosciuto), venga convinto dagli altri della band a cantare la cover di uno dei pezzo più belli della musica contemporanea, The Sound Of Silence, degli storici SIMON & GARFUNKEL. E vi dico subito, nel caso arriviate alla fine di questo post, e vi venga da clikkare, come altri milioni nel mondo, sulla cover live, arrivate fino alla fine, perchè ne vale, grandissimamente, la fine. C’è proprio una commistioni di stili e di interpretazioni che fa gridare al miracolo.
Il tipo, che si chiama David Draiman e non è che abbia la faccia che vorresti che avesse tuo figlio, si siede con la band per tre ore nello studio e canta, canta, canta, per diverse versioni del pezzo.
Qualche giorno dopo il produttore gli fa sentire più versioni e, come dice lui, sente dei brividi nella schiena, ho cantato così? Tenete conto che Sound of Silence sta ai Disturbed, la band in questione, come un pezzo di Ramazzotti a Enter Sadman. Oddio, Sound of Silence è un pezzo magistrale, voglio chiarire, ma insomma avete capito. Incidentalmente, i Disturbed non sono per niente male, chiaro che dovete avere molta elasticità mentale ma siccome in casa mia il 50% della musica propagata è piuttosto estrema, in generale posso dire che, esattamente come per M. Manson e robe del genere, ci sono alcuni pezzi veramente notevoli. Ma quello che volevo dire è che la frase di Crowe è stravera, Paul Simon ha messo sul suo sito la cover che nel mondo hanno ascoltato in oltre cinquanta milioni di persone, rimanendo in massima parte estasiati e in molti hanno candidamente detto che la versione di questi Disturbed è perfino migliore dell’originale. E siccome l’hanno cantata live il 28 Marzo in una trasmissione Mainstream televisiva, ora non sono solo i metallari, che comunque là son parecchi, a conoscerla, ma più della metà degli Stati Uniti, e poi ovviamente Russel Crowe è piuttosto noto e quindi dal suo twitter la cosa si è allargata a macchia d’olio. Paul Simon, uno dei due autori, non la conosceva, e ora la considera una cosa da pelle d’oca, come in effetti lo è. Ed è probabile che diventi il pezzo musicale più ascoltato, nel mondo, del 2016. E questo non lo trovate meravigliosamente paradossale? Avvenne con una famosa cover dei Gun’s Roses del pezzo di Bob Dylan, Knockin’ on Heaven’s Door, e insomma è come se da una matrice si stampassero due banconote inestimabili, diverse e per due epoce già molto distanti.
La realtà è quindi questa versione è semplicemente DI ADESSO. Con una voce clamorosa ma diversa, con un sound clamoroso ma DIVERSO, insomma, il genio è stato ridisegnato, e ora abbiamo due pezzi straordinari, praticamente diversi, di due epoche diverse, e così maledettamente necessari, perchè questa è la genialità, necessaria

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aprile 24, 2016
di Fabio Palma
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LA VERA INUTILITA’…

E poi dicono che sia inutile la filosofia, la pittura, la scultura…

7,5 Milioni di Euro
Dunque…aspettate un pò, riepilogo
chiunque almeno una volta sia andato da Milano a Lecco sarà passato sotto questa cosa qui…

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un’avveniristica passerella pedonale che collega un nulla (posso dirlo, perchè in quel nulla ci ho fatto cinque anni di Liceo, Liceo Peano, da quelle parti ci sono ben poche abitazioni, e quelle un pelo più distanti hanno altri supermercati e negozi a disposizione) al fu (già, ha chiuso..) centro commerciale Auchan.
Io non so voi…io ci sono passato sicuramente più di cento volte sicuro e non ho mai visto un cristiano sopra. Da notare che causa scalinata al termine, non è percorribile da biciclette. Beh, sapete perchè non ci passa nessuno sopra? Rischio crollo…c’è un processo in corso, e i particolari non sono proprio lindissimi.
Pare che quei 7,5 milioni di euro siano stati interamente finanziati dall’azienda francese.
Ok. Sono felice che pure in Francia ci siano teste vuote, mal comune…
Ma la mia umilissima domanda è questa: parliamo un attimo di impatto ambientale, anche visivo, oltre che energetico (vedi trivelle…) e luminoso (già, c’è pure quello, che andrebbe considerato…).
Non sono un ambientalista talebano perchè non ne ho la forza: vado in giro in macchina, mai buttato un rifiuto fuori dal finestrino ma sicuramente, indirettamente, non sono un immacolato. La mia vita ha prodotto rifiuti e consumato energia. E ha utilizzato ponti, strade, bretelle, passerelle, e quant’altro.
Ok.
Ho anche sempre votato, ma proprio sempre, referendum compresi, fra parentesi perdendo SEMPRE. Quindi come elettore valgo una cippa.
Ok anche questo. Fui perfino tentato dall’attivismo politico ai tempi della Rete, pensate un pò.
Ok, non sono tagliato per la politica, voto i perdenti e quindi non mi devo lamentare di quello che mi costruiscono sulla testa, o intorno.
Ma io dico…
Qualcuno, qualcuno dico, avrà pure dovuto firmare, io credo, un permesso di costruzione di ‘sta cosa. E non voglio crocifiggere quel qualcuno, perchè sicuramente intorno a sè aveva delle persone che han detto, sì firma. E poi a dirla tutta quella zona ormai è così com’è, moltissimo peggio chi firma per una piattaforma di fronte ad una costa, per un capannone in mezzo ad un parco, una cava su un lungolago, cose così. Sfregi IRREVERSIBILI che, parlo da politico perdente, forse, dico forse, si sarebbero potuti un tantinello ponderare, in nome di un flebilissimo pensiero del tipo, cosa lascio ai miei discendenti?
E va bene che nella Metempsicosi non crede più nessuno e quindi tutti se ne fottono di quello che lasciamo a figli, nipoti e pronipoti, ma io in ‘sta passerella e tutte le cose dette ci vedo soprattutto una cosa: deficienza. Abbiamo riempito il bel paese di deficienze, continuiamo a farlo, e non vedo rallentamenti. Dalla Val di Mello a questa ciclopedonale, dalla Sicilia alla Valle d’Aosta, coloro che si pongono delle domande tipo “ma dopo come apparirà qui?”, domanda che in fondo a casa nostra pure ci facciamo quando entra uno scatolone, per dire, ecco, quei coloro vengono zittiti ed etichettati pure male. In nome peraltro di un progresso che a me pare diciamo discutibile. Anche perchè 7,5 milioni di euro, che so, magari si poteva dire ai francesi, ehi, facciamo così, oltre alla vostra sopraelevata dubaesca (Dubai dei poveri…) piantumate, che so, mille alberi nel mio comune.
Sì, lo so, proposta da perdente…

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aprile 14, 2016
di Fabio Palma
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NBA, GOLDEN STATE, BRYANT e quella vita lì

Fino a pochi anni fa mio figlio giocava a basket, quindi comprai un libro di P. Jackson, allenatore leggendario, che era la storia di un anno dei Lakers che conquistavano il titolo. Il libro poi non glielo diedi, perchè lo lessi prima e insomma le parolacce non mancavano.
Però era ed è stra-interessante: veniva fuori una vita, quella dei professionisti NBA, che sinceramente era al di là della logica. Ok, ok, guadagnano una montagna di denaro, ma era, ed è, veramente una vita dove devi avere una forza fuori dal comune, mentale intendo anche, e capii il perchè di quelli, molti, che non ce la fanno, quasi autorelegandosi in serie minori, o in Europa e nel resto del mondo.
Il giocatore NBA non vive, gioca e si allena e viaggia. Da 4 a 5 partite alla settimana, tonnellate di aereo, riunioni tecniche sull’aereo, raramente oltre le sei ore di sonno, spesso 4. Perchè dopo le partite serali c’è il BAGNO NEL GHIACCIO per i lividi, mezz’ora ( guardate la foto di questo post: cadono a terra da oltre un metro di altezza, di schiena o comunque male, decine di volte a testa. Poi ci sono colpi, gomitate, schianti, e stiamo parlando di pacchi di cento kg che ti vengono addosso…Per questo uno come Iverson, poco più di noi, o Rondo, o lo stesso Curry, nella foto,

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che entrano in area piccola attaccando il ferro…beh, ragazzi, sappiate che ogni volta che lo facevano o che lo fanno beccano colpi da gente che pesa anche 30 kg più di loro, e ci vanno giù MOLTO pesante), poi mangiano (l’inverosimile per quelli sopra i 100kg, cioè moltissimi), poi faticano ad addormentarsi per l’adrenalina (Shaq mangiava più di 5000 calorie all’una di notte, dopo il bagno del ghiaccio, quindi vagava nei corridoi con gli occhi sbarrati fino alle 4, racconta Jackson, e se aveva perso era meglio stargli lontano. Altra nota, finita una partita Jackson va negli spogliatoi e vede tutto devastato, tutto. Una figura di merda. Arrivano i dirigenti. Una figura di merda. I lakers chiedono scusa, e interrogano tutti per giorni. Fuori i colpevoli. Poi Kobe Bryant va da Jackson e gli fa, senti Phil, Shaq quando perde a volta è nervoso. Jackson lo guarda: lo riguarda. Mi stai dicendo che ha tirato giù dal muro dieci lavandini da solo e ha sradicato da solo tutte le porte? Ehi Coach, io ti ho detto solo che a volte è nervoso, ok? che a far la spia si finisce male. Sorride e se ne va), e alle 7 cominciano a correre per l’aereo, ovviamente famiglia, insegnanti dei figli, etc etc, al seguito. Scesi dall’aereo si corre ad allenarsi, e spesso la sera stessa c’è l’altra partita. Per questo ogni tanto leggi di squadre devastanti il martedi sera, perdenti la sera dopo. Di giocatori mostruosi il venerdì, ridicoli il sabato. Sono pochissimi quelli che stanno oltre il 90% delle partite sopra cifre e statistiche importanti, non arrivano a dieci. Sei già un fuoriclasse, per dire, se azzecchi una partita su 3. Rispetto al calcio, i ritmi sono da altro pianeta, sia fisicamente che mentalmente.
E stanotte è successo che una squadra ha stabilito il nuovo record, ha vinto 73 delle 82 partite della stagione regolare. Delle 9 perse, circa sei erano fuori giri, 3 al pelo. Poi al pelo ne ha vinte una decina, le altre nettamente. Insomma, leggenda pura, con dentro almeno 3 fuoriclasse, e un quarto, Steph Curry, che da due anni è passato da grande giocatore (ma non grandissimo) ad alieno fatto e finito. Io che ho letto quel libro posso dire che ‘sta squadra per questo record ha vissuto 24 ore su 24 per mesi, neppure un’ora di distrazione, ve lo assicuro. Neppure un’ora. CONCENTRAZIONE e DEDIZIONE assoluta. Certo, guadagnano milioni di dollari, ne fanno guadagnare ad altri molti di più, ma la cosa che mi lascia allibito è che esistano, nel senso che ho avuto anch’io GIORNI di dedizione al cento per cento su qualcosa, ma per dire arrivare ad un mese consecutivo mi sembra già fuori dal pianeta terra.
Poi è stata l’ultima partita di Kobe Bryant, il quale sicuramente non avrà avuto marcature asfissianti, però era da due settimane che si risparmiava per questa ultima partita, e ha segnato 60 punti. Più che questo dato, resta il fatto che ha giocato 20 anni in NBA.
20.
20 di quella vita lì.
Ha guadagnato centinaia (CENTINAIA) di milioni di dollari, ma quanti hanno giocato 20 anni ai suoi livelli nella NBA? Meno di dieci nella storia.
Disumano, insomma. Pare che sia uno degli esseri più competitivi del pianeta, uno degli atleti più terribilmente focused e stronzi. Lebron James, altro alieno, ha detto “ogni momento che mi sentivo stanco, che volevo tirare il fiato, anche d’estate che mi allenavo dieci ore al giorno da mesi, mi dicevo: quello (Kobe) non si sta riposando, MAI. Non smettere neppure te.” Sono disumani, vacillano spesso e qualche volta ne combinano pure di grosse. Le loro vite possono essere, e spesso lo sono, incomprensibili. Vanno lette, guardate, senza giudicare perchè finito quel libro io mi dissi, pure ad avere il talento di uno di questi, non so se avrei resistito un solo anno, qualunque cifra in gioco.