Fabio Palma

Infinite jest

Agosto 8, 2019
di Fabio Palma
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LARISSA

Boras (Swezia) 18- 21/07/2019 Campionati Europei under 20 , European athletics U20 – foto di Giancarlo Colombo/A.G.Giancarlo Colombo

Questa ragazza è un fenomeno nostrano e potrebbe diventare un fenomeno mondiale (di fatto, per le Under 20, lo è già). Insieme a Benedetta Pilato, la quattordicenne che ai mondiali (Non giovanili!!) di nuoto è arrivata seconda facendo tremare una superstar, è la più bella immagine di sport femminile che abbia visto negli ultimi 30giorni ma forse in tutto il 2019.
È fortissima in tutto ma in particolare sembra mostruosa nel salto in lungo. E qui si apre una riflessione…
Adoro l’atletica, dopo la boxe e insieme a basket Nba, nuoto e arrampicata è lo sport che guardo più volentieri (arrampicata Boulder e speed, la Lead è troppo lunga…). E ci sono delle specialità dell’atletica che, come la speed nell’arrampicata e i 400 misti nel nuoto, sono praticate da pochi o pochissimi: salto in lungo, alto, triplo e asta, e decathlon e 110hs.
Il motivo è semplice. Sono difficilissimi. E generatori di stress mentale al limite dell’esaurimento .
Tutti noi possiamo provare a tirare da tre e magari segnarne uno a caso, o nuotare in 2000 secondi i Cento stile libero, o sfidare l’amico nei cento metri in 15″.
Salti? Beh…triplo e asta NON provateci (asta manco la piegate in tre amici…). 110hs? Per l’amor di Dio lasciate stare
..salto in alto? Come i 400 misti a nuoto. Provateci senza telecamere di amici e nemici…
Salto in lungo? Come la Speed in arrampicata…ma sì cosa vuoi che sia…poi dopo 3 metri di salto ( o 18 secondi nella speed) realizzerete che al confronto fare la maratona in 3 ore o un Boulder giallo o un 8b sia mooolto più alla vostra portata, magari in anni, di un sei metri in salto in lungo ( Larissa già punta i 7) o scendere sotto i 9″ in Speed (inizi a diventare qualcuna da strabuzzare gli occhi in Speed). 


Voglio dire, chi pratica queste cose ha per me il coraggio di colui che si dà al violino invece che alla chitarra, o si iscrive a Matematica invece che a ingegneria. Sono eroi…esploratori del Complesso destinati a NON essere compresi dal mainstream che pretende e capisce cose semplici, molti perché non hanno tempo di comprendere, moltissimi perché non sono Capaci di comprendere (QI a due cifre o analfabetismo funzionale).
Io non so se questa meravigliosa ragazza arriverà mai a una finale olimpica, si entra in sei mi pare e al mondo saranno meno di 50 a sognarlo. Pochissime elette. Tutte ai margini dell’interesse. Una gara amatoriale di corsa in montagna o un torneo estivo di beach volley o calcio a 5 o un raduno di boulder o un provinciale giovanile di nuoto attireranno sempre molta più gente di una gara di salto in lungo, così come quando andavo alle gare di nuoto i 400 misti avevano ai blocchi di partenza due batterie quando andava bene 
Ma il mondo ha bisogno di questi atleti eroici che si danno a cose di nicchia. Il mondo ha bisogno di atleti decathleti come di scrittori alla Faulkner o De Lillo o Pynchon. Per lasciare brillare piccole fiammelle di intelligenza viva e sport vivissimo nell’insieme delle cose umane che é quasi saturo di grandi fratelli o pomeriggi 5, di uomini di potere che ballano grassi e loschi nelle spiagge del pianeta incapaci di costruire frasi importanti, di melodie elettroniche inferiori a composizioni che ogni tanto ci vengono in macchina in coda.
Larissa Iapichino è mio simbolo di specie umana eccellente come lo è Arcobaleno della Gravità o nello sport la Nafissitau Thiam o Ashton Eaton.
Seguitela nel suo difficilissimo percorso e seguite tutti gli eroi di nicchia perché, attenzione, la mediocrità è da sempre dominante ma per un corollario della diffusione di Internet che forse abbiamo sottostimato, oggi tende a farsi ancora piu largo. Era una anomalia che Einstein andasse nelle piazze a spiegare la teoria della relatività, nessuno vi capiva un cazzo ma andavano a migliaia!! Come a vedere Owens saltare. Adesso in piazza ci vanno i fashion blogger o i calciatori da 1 gol a trimestre…io me ne frego in fondo ma a cena in famiglia parlo di Pynchon e Larissa e Caselli etc etc. Ho il presentimento che sia meglio

Luglio 14, 2019
di Fabio Palma
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LA GHIANDA ROTTA

LA GHIANDA ROTTA

Non aveva mai pianto, a almeno nessuno ricordava di averlo mai visto
piangere.
E a Lazzo, piccola ma animato paese di quelle colline, certamente non
sarebbe sfuggita lacrima di alcuno. Forse il suo segreto era che per tutta la vita
non aveva mai rivoltato se stesso contro il suo cuore, agendo quindi sempre per istinto, scardinando qualsiasi azione proposta dall’intelligenza, che peraltro aveva appena accennata, come tutti i suoi simili.
Altro suo segreto era che la sua vita non conosceva dismisura, e ogni
brandello di stagione portava gli stessi rituali, le stesse reazioni agli stessi
sentimenti. Anzi, avvenimenti, non si poteva parlare di sentimenti. Una
reazione, logica per tutti, era quella di scartare, tra dieci, cento, mille, le
ghiande rotte, che avevano sapore e consistenza mai in accordo col palato.
Quel giorno non era diverso da altri giorni, tanto che nessuno si potè
ricordare particolari di significato, che so, un vento forte, una pioggia
torrenziale, qualche brutta sorpresa dei soliti umani. Eppure accadde, e
nessuno se lo dimenticò, entrò in quella costola della coscienza che è la
memoria e da quel giorno la raccolta delle ghiande non fu più la stessa.
Lui era lì, con questa ghianda rotta abbracciata fra le unghie, e piangeva.
Piangeva a dirotto, e certamente la ghianda non poteva rispondergli, non
aveva potere e volere di dirgli qualcosa.

E allora lui piangeva, singhiozzando in maniera imbarazzante. Gli altri, a disagio come sempre davanti ad un dolore, lo lasciarono lì solitario.
Lui la spinse lievemente verso il suo rifugio, tenendola ora al caldo ora
sfiorata dal raggio del suo sogno, che era forse quello di curarla, di accudirla.
Ora, nessuno sa esattamente perchè e cosa significhi nella vasta arena dei
comportamenti, ma generazioni di scienziati, e perfino qualche analista della mente, da allora studiano e dibattono sul comportamento degli scoiattoli di Lazzo.
Che piangono, ecco, proprio piangono, se posti davanti ad una ghianda rotta.
La fanno rotolare con delicatezza, la proteggono, la difendono.
Se sia intelligente o stupida reazione emotiva non lo sa nessuno, teorie e
opinioni hanno riempito corridoi e sale d’attesa, ma certamente avviene, e la gente li guarda e si commuove, a volte rompe apposta delle ghiande e poi si siede ai margini della radura e aspetta.

E guarda gli scoiattoli e le loro lacrime,
serrando le mani emozionati, come quando ci si siede davanti a un’alba e,
senza un perchè,

ci si commuove un pò.

Luglio 10, 2019
di Fabio Palma
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Il pesce rosso

Questo racconto è del 2005 o 2006 e divenne poi un Capitolo del romanzo Genius. Lo ritengo uno dei mei racconti migliori e ne sono particolarmente orgoglioso. E’ stato ispirato da un episodio accaduto in un autogrill quando ero alle elementari…presi un pesce rosso in una vasca e mi presentai dai miei, al banco in mezzo alla gente d’agosto, con questo pesce rosso che si dibatteva in mano…

IL PESCE ROSSO
La vasca era di marmo, brillante di rossiccio con qualche chiazza bianca, come un gelato all’amarena.

Era larga forse un metro, gli otto pesci rossi muovevano appena l’acqua tremula per non incappare nel muro lucido troppo in fretta. Andavano avanti e indietro, un paio, meno entusiasti, parevano addirittura fermi.
Cisul li guardava come se fosse la prima volta, ed era vero, non aveva mai visto un pesce, vivo, dico, solo quelli cucinati dalla mamma, allora anche i due più stanchi sembravano guizzare, una sfida, quasi.
L’autogrill brulicava di gente sudata e bagnata di controvoglia, era il giorno del gran Rientro, forse l’unico contento di se stesso e della vita, lì, era Cisul, per il suo gran bicchiere di coca cola regalato da papà.
Mamma era laggiù nella lunga coda per il bagno, papà leggeva il giornale appoggiato a un tavolino a stento retto da un gambo anonimo, c’era cartaccia intorno e sopra, e confusione.
Cisul poggiò il bicchierone sul piano della vasca, e accarezzò l’acqua con le dita, un gesto dolce, da innamorato, ma Cisul non lo sapeva, era un bambino ancora piccolo, però quei pesci commuovevano, erano
vivi, non si mossero neanche tanto, alle carezze del bambino, forse non erano abituati all’accelerazione, poi si incuriosirono, uno soprattutto, si girò piano come moviolato dalla curiosità e lento avvicinò la punta delle dita del bambino. Cisul si guardò intorno perché era già abbastanza grande da aver imparato cosa fosse colpevole e cosa invece, magari, consentito, ma l’autogrill intero badava ai casi suoi, così immerse la mano,
e toccò il pesce. Ci fu quasi un ribrezzo, il pesce però acconsentì, anzi azzardò un morsetto, quasi un pizzicotto.
Fu un attimo…Cisul prese coraggio, o qualcosa di simile, se potete capire…e lo afferrò.

Il pesce sembrò sorpreso, si scosse, allora Cisul lo lasciò andare perché le squame scivolose avevano dato un senso strano,
non erano come quelle avvizzite dei pesci avviati alla cucina, erano languide.

Però non faceva schifo, così lo fece un’altra volta, e un’altra ancora. Lo riprese, lo lasciò andare, lo riprese ancora.

Era lungo quanto la sua presa, non andava neanche stretto, per tenerlo. Lo lasciò andare, ma gli mancò.
C’era la coca cola, ne bevve un sorso ( era un sorso lungo, perché la mamma la proibiva sempre, per i denti, così a casa non era mai un sorso, un fiato, appena un fiato), c’era il bicchierone, una intera messa di coca
cola…un altro sorso, e la buttò.

Così.

Nella vasca, che l’acqua divenne quasi torbida, curiosa, una spuma di
bollicine, Cisul svelto riempì il bicchierone al lato di sola acqua, poi afferrò il pesce, che si lasciò prendere, che fosse stanco della vasca di amarena?, c’era il coperchio di plastichino bianca, e poi la cannuccia, e due o
tre attimi bastarono per cambiare vita al pesce e a Cisul.
Cinque ore dopo di autostrada e molte curve male abbozzate dalla guida esausta di papà, ancora mamma gridava a Cisul di finire quella coca cola ma papà urlò, d’un tratto, uno schioppo di rabbia, di finirla, con
quella storia, che era vacanza ancora e che si sfottessero i denti e le malattie e i conti dei dentisti, di lasciare in pace Cisul, la coca cola, e lui che ancora mancava un’ora a esalare l’ultimo respiro di vacanza, se si poteva
ancora chiamarla tale, con quell’umore.
Il pesce tormentava il bicchierone con piccole sfuriate alternate a lunghe pause rassegnate, devono avere come il senso del destino accollato addosso, i pesci, perfino i pesci rossi, come se la vita fosse passeggera,
che lo è per tutti, ma loro in qualche modo già lo sanno, lo intuiscono dal primo guizzo che potrebbe essere anche l’ultimo, non hanno quell’ottimismo un po’ idiota che ci contraddistingue. Comunque, il pesce ci
viveva, in quella nuova vasca, e appena nel vialetto Cisul scese dalla macchina in un lampo, voltò un angolo,
e gettò il pesce moribondo nel laghetto, quello che si erano trovati da progetto, la casa era loro da qualche
mese appena, per un trasferimento di papà, e il laghetto era lì, salmastro, tollerato da papà e odiato da mamma, che guardava le colline e sognava le vetrine perdute e gli shopping del week end. Il bicchierone, per
sicurezza, finì immediato nel gran cestone dei rifiuti.
Nei due giorni successivi il pesce ripigliò vita, per le briciole di Cisul, per lo spazio, per un non so che di sollievo che pure i pesci devono provare quando la fanno franca dal destino. Certo è che mamma scoprì il
pesce solo dopo un mese, si capisce, a chi mai fregava del laghetto?
“Fausto, c’è un pesce rosso nella vasca!”, un urlo, mica un avvertimento
“…”
“Hai capito, c’è un pesce, nel lago…” lo chiamava lago, perchè due metri d’acqua erano ben più di una
pozzanghera”
“Come un pesce rosso?”
“L’hai messo tu…anche il pesce, ci voleva, chi gli dà da mangiare, adesso? Come se non avessi abbastanza,
nel giardino”

“Sei impazzita? Fa vedere”

Il pesce era lì, il gran culo dei pesci è che sott’acqua non sentono gli schiamazzi del mondo asciutto, una fortuna, si direbbe…era in gran forma, muoveva agile la pinna e si vedeva, che il laghetto era una Pasqua, per un pesce rosso.
“Beh, carino…che fastidio vuoi che dia? I pesci rossi vivono da sé, mica gli devi fare qualcosa”
“Mi fanno schifo, i pesci rossi…guarda che occhi…prendilo”
“Mamma, mangiano le zanzare, l’hanno detto a scuola” Così Cisul vinse la sorte del pesce rosso, con uno schifo che vinse sonoramente un altro schifo, delle zanzare non se ne poteva più, effettivamente, questo mamma lo conteggiò veloce, e così il pesce rosso fu salvo, e crebbe, Cribbio, da quel giorno di ufficializzazione fu un crescere continuo, forse anche papà dava le briciole, chissà, fatto sta che divenne lungo un mezzo metro buono, non è che fosse bello, bisogna dirlo, ma grande e grosso sì, un’espressione di
vitalità che neanche l’Inverno, il primo Inverno vero del pesce rosso, la scalfì, il laghetto gelò che ci si sarebbe potuto pattinare sopra, di fatti Cisul ci andò su di peso ed era chiaro che il pesce era secco, là sotto,
gelato come il miglior freezer da tre stelle, e invece, tac, al primo tiepido comparve fuori come niente fosse,
come avesse fatto era un mistero perché il letargo, a scuola, l’avevano associato agli orsi, ai tassi, ai ghiri,
insomma ad animali di terra, non ai pesci,

comunque il pesce rosso era lì, affamato, anche, visto che si
sbranò una michetta in un amen e c’era da stare attenti, a mettere la mano nel laghetto, aveva uno sguardo,
poi…
Quando la mamma se ne andò un anno dopo, dico definitivamente, il pesce era ancora lì,

e quando Cisul arrivò alle medie pure, e c’era anche al primo motorino, e al secondo visto che il primo si schiantò in fretta.
Poi un giorno papà partì in trasferta, ed era la prima volta, per Cisul, essere da solo a casa…ogni sera ci fu
una festa, qualcosa del genere, diciamo, più che altro si vedeva la Tv con gli amici, si bevevo birra,

si sporcava in giro, poi venne l’idea della grigliata, ognuno portò qualcosa, carne peperoni, salsicce, le salamelle, e fu Luca a vedere il pesce, poi a preparare la fiocina con un coltellaccio e un manico da scopa, e ci
provarono tutti e cinque, ad infilzarlo, il pesce era scafato, si vedeva, cattivo, anche,

poi arrivò il colpo giusto, lo ferì, perse velocità e schivò peggio, e infine lo tirarono fuori agonizzante, enorme, mai visto un pesce rosso così, lo portarono sulla griglia che era ancora vivo ma poco, e lo arrostirono.
Dopo venti minuti era color bronzo, era la portata più grande, l’avresti detto una cernia, io andavo sempre al mare a pescare e le cernie erano così, lo giuro, comunque ne facemmo tranci e lo assaggiamo tutti insieme, e
penso che tutti ancora ricordiamo quanto facesse schifo da mangiare il pesce rosso.
Cisul lo portò di là, nel cassone da rifiuti, noi ci lanciammo disperati sulla carne, c’era da levare quel sapore amaro, anche se era peggio, dell’amaro, quella roba che sentivamo in bocca.
Ricordo Cisul in un angolo, aveva qualcosa di malsano addosso, così mi raccontò la storia del pesce rosso…
quando finì, ingollò un sorso di coca cola.

Me lo ricordo come fosse ieri, quel sorso.

Luglio 5, 2019
di Fabio Palma
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STILO

<<A me piace andare in metrò, ci scruti la vita>>

<<Per la gente che vedi? >>

<<No, per i nomi delle fermate>>

<<…>>

<<prendi Primaticcio, è un nome geniale, sintetizza perché tutti si affannino per dodici ore al giorno. Non per un primato vero, ma per un primaticcio qualsiasi, stronzate di leadership da corridoi d’azienda, di quelli a piastrelle grigio verdi con uffici a pareti mobili, da ristrutturazioni veloci, cose così…e la fermata dopo? Leggi, Inganni, e ti dice che dietro quei primaticci ci sono gli inganni che ti fai, quelli ti sobilli tutti i giorni, e sei pure scemo, perché davvero ci credi ai tuoi primaticci, e sai perché? Te lo dice la fermata prima, Bande nere, sono quelle che ci mettiamo sugli occhi, così vedi a strisce, ce le verniciamo anche sui polsi le bande nere, tanto che battono come metronomi, l’ultima emozione che li scosse un po’ neanche te la ricordi>>

<<Stilo era così, a suo modo un creativo, ti leggeva una parola e zac, partiva di filosofia>>

<<Leggi lì, acquisti a rate.

Cazzo, non siamo mai proprietari di niente, tutto ciò che abbiamo è in pagamento, tra un po’ rateirizzeremo anche la vita, anzi lo facciamo già, sgobbo adesso così fra cinque anni sono a posto, faccio questo adesso perché dopo non avrò più tempo, quell’altro lo faccio l’anno prossimo quando avrò più tempo…ma come cazzo ragioniamo, che ne sappiamo noi dei prossimi cinque minuti?? Non abbiamo neanche il potere di sceglierci il pomeriggio, e rimandiamo all’anno prossimo. Leggi là, Precotto…ecco, stiamo tutti sul precotto, mai che si faccia quello che ci piaccia veramente>>

<<Stilo quando partiva ti segava in due, obiezioni comprese, e comunque…e comunque….voglio dire, non sembravano stronzate, ci riflettevi, capisci? >>

<<…>>

<<…>>

<<Adesso? >>

<<Scala, ricordi che avevamo iniziato da quella festa in piazza, quando avevamo provato tutti…per un anno siamo andati sempre in quel posto là, salivamo sempre gli stessi tiri e al massimo c’era l’azzardo di chi portava la corda in catena, lui fra l’altro si lanciava più degli altri ma non è che avesse questa voglia di cambiare…poi un Sabato se ne andò in Piemonte con Arci, quello forte, la domenica lo prendemmo tutti in giro perché aveva detto che aveva provato una difficoltà molto alta, con noi non aveva mai osato e così gli siamo andati addosso, figurati se era un ottavo grado, gli dicemmo…poi a metà settimana ci scrisse un messaggio, ne ho piene le palle di arrampicata da forno a microonde, scaldata direttamente dal congelatore. >>

<<…>>

<<sì, non si capiva mai cosa volesse esattamente dire, comunque da quel giorno è un po’ sparito, sparito davvero, poi due anni dopo ci ha scritto che aveva fatto un Decimo grado, e che quell’ottavo grado del Piemonte non era male, di andarci…e poi in un mese si è fatto la Salathè, quella via lunghissima di Yosemite, e il Fitz Roy, in Patagonia, ci ha mandato due cartoline nella stessa busta, con la scritta, se apri gli occhi e il sole ti abbaglia, non è una buona ragione per voltare la testa>>

<<…>>

<<sì, un pazzo furioso, comunque devo dire che ci rimanemmo un po’ basiti, da insieme lo mandammo a cagare ma dentro di noi ci fece pensare, a tutti secondo me>>

<<Una cosa, perché Stilo? >>

<<Alle medie, o al liceo, non ricordo…aveva consegnato un tema, scritto a stilografica, che però aveva perso, i fogli erano macchiati. Il Prof era uno nuovo, coincidenza, e non sapeva che lui fosse il migliore della classe, in italiano, anzi della scuola, aveva anche vinto un concorso regionale…e gli diede quattro, senza correggerlo.

Lui sparì per una settimana, così gli telefonarono a casa, ma niente…e gli scrissero, a casa, e arrivò in risposta una raccomandata, dentro il tema originale con le chiazze e uno identico ma pulito, la raccomandata la indirizzò al preside, c’era un biglietto tipo, darebbe nove a uno solo o a tutti e due?

<<E adesso vive lì…>>

<<Sì, si è comprato quel casolare, non lo sapevo, l’ho scoperto dalla guida, prima del nome avevo riconosciuto lo stile di Stilo, la crudeltà, se vuoi, feroce quasi>>

Sulla guida di arrampicata, i nomi delle vie alla base della parete, letti da sinistra a destra, costruivano una frase.

La vita—le convinzioni—vestiti troppo stretti—questione di taglia—e non la vogliono capire.

Scritto il 22 Gennaio 2006, durante 15 fermate di Metrò

Giugno 10, 2019
di Fabio Palma
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ANDRE MATOS

Dovete, forse, partire da qui

Era diplomato al Conservatorio in Composizione, Canto Lirico, Pianoforte e Direttore d’orchestra.
Gli dissero, al quarto diploma, che probabilmente era l’unico al mondo a poter vantare una collezione del genere, e che nella Lirica avrebbe potuto fare qualunque cosa. “Vada e conquisti il mondo”. I suoi professori lo vedevano Gigante nei teatri di tutto il mondo.
Vi ricordate il film Hunting, il Genio ribelle? La Genialità raramente va secondo professorame. 


André con quel malloppo di diplomi decide per una strada che definire sconcertante è dir poco: il Power Metal.
Beh, direte voi, il Power Metal non è mica il genere degli Iron Maiden? In fondo sono uno dei gruppi più ricchi e famosi del globo, vanno in giro in 747 è figuriamoci André con questi diplomi, si comprerà il Bolscioi e La Scala.
Già, solo che Matos è brasiliano, chi se lo fila nel mondo un gruppo power metal brasiliano?
Matos è amche Direttore d’orchestra, però, sa quindi giudicare, e bene, i musicisti. Nasce un gruppo formato da musicisti spaventosamente bravi, ognuno nel suo ruolo un Master. Matos sarà ovviamente alle tastiere e alla voce, e metterà il becco in ogni composizione. E ha un’idea: niente fotocopie di Iron Maiden o Judas Prost, ci inventiamo un genere. Facciamo Metal, ma come non l’ha mai fatto nessuno. Niente riff derivanti dal Blues, niente linee semplici di accordi. Andiamo sul massimamente complesso. Prendiamo la.musica popolare brasiliana, quella che conosciamo solo Noi, la scomvolgiamo in chiave metal e classica, e io ci metto la mia voce Lirica 
Vediamo chi se ne accorge.
Bene, è domenica e la meteo sarà così così, quindi cercatevi per favore Holy Land, Angra, e ascoltate e catalogate. 
Non ce la farete.
E non ce la fece nessuno.
Il mondo stava per diventare Globale, così nonostante quella roba venisse dal Brasile qualche Media se ne accorse e se ne accorsero anche musicisti vari del rock, e non solo. Si scomodo’ il termine progressive, quello di Genesis, PFM e nell’Hard Rock i Dream Theater, ma le linee musicali erano indubbiamente del tutto nuovo. Matos fu intervistato e spiegò, complice la cover di Wuthering Heights (che un maschio cantasse Kate Bush neppure il Padreterno se lo sarebbe immaginato…) gli Angra sfondano in Brasile (per forza) ma diventano famosi nel campo metal anche fuori dai confini. Anzi, le riviste NON metal ammettono candidamente che Holy Land e compagnia sono qualcosa di totalmente innovativo. Matos ha centrifugato Ritmi tribali brasiliani con linee classiche, il tutto suonato in versione Metal.
E poi avviene quello che spesso blocca i Geni.
Il carattere…
Matos e gli altri litigano , e di brutto, praticamente su tutto. Si narra che non si parlano neppure nei camerini. I Concerti sono perfetti, ben poche band sono live come loro: i Toto, i Dream Theater…poi bisogna andare nel Jazz Rock, ma qui c è anche una voce, e Matos dal vivo è devastante. Solo che le fondamenta sono fragilissime, e soltanto all’inizio del successo mondiale, Matos se ne va dalla Band. 
Il secondo inciampo è razziale…Bruce Dickinson lascia gli Iron Maiden (ci ritornerà buono buono anni dopo), e sebbene la.musica degli Iron sia di fatto semplice, è innegabile che le 4 ottave di Dickinson siano alla portata di pochi e che dal vivo cantare per due ore gli Iron per centinaia di volte all’anno sia roba da Robocop. 
Gli Iron Maiden inducono un concorso mondiale a cui si presentano migliaia di cantanti, decine dei quali super famosi. Diventare il cantante degli Iron Maiden significa diventare miliardario e tra i primo 500 nomi più popolari del mondo, politici e sportivi compresi.
Le audizioni sono perfino pubbliche, e ne rimangono tre: una delle ugole è quella di Matos. 
Ed è qui che avviene quello che spesso ostacola quelli bravissimi: il loro talento fa paura. La gente ha paura della bravura quando può entrare nella tua vita prendendosi una parte di te.
Steve Harris, il compositore di tutto ciò che è Iron Maiden, probabilmente il più fenomenale inventore di riff e ritornelli orecchiabili della storia del rock, fa sapere che preferisce un inglese (e la scelta penalizza gli Iron fino al ritorno di Dickinson perché il prescelto è piuttosto insipido), ma la verità è che Matos, col suo diploma di Direttore d’orchestra, sarebbe stato estremamente ingombrante. E cosa sarebbero stati gli Iron Maiden con un pianista classico capace di comporre…chi lo sa…
Così Matos continuo’ una carriera prevalentemente solista con alcune gemme (Time to be Free è un disco stupendo) mai Mainstream, e la sua morte di ieri colpisce non centinaia di milioni di persone ma forse un solo milione. Aveva 47 anni, ancora non se ne conoscono le cause.
Lo ascoltai con mio figlio che non ave a 10 anni all’Alcatrazz. Yuri cantò a memoria tutte le canzoni, lo guardavano tutti. Matos non aveva più i picchi lirici di Holy Land ma la performance fu strepitosa.
Non c’è mai stato altro come Holy Land nella musica mondiale: per comporre qualcosa del genere devi proprio essere appassionato di Lirica, Metal e musica Tribale. E capirne. E saperla cantare e avere gente intorno che la sa suonare. Gli Angra di Holy Land sono stati qualcosa di paragonabile ai film di Malick o alla scrittura di Bolano. Qualcosa che prima e dopo può essere accompagnato soltanto dall’aggettivo irripetibile .
Ho ascoltato il disco Holy Land centinaia di volte nel mio periodo incosciente, dal 2005 al 2011. Infinite jest prevalse su Holy Land, nella.mia testa, per un niente, come nome al nostro capolavoro. Ora mi accorgo che non c’è più nulla di quegli anni, né David Foster Wallace ne André Matos né tutto il resto. Adesso sono proprio solo ricordi. 
Era destino che non ne rimanesse nulla, ma non pensavo così in fretta.
Ai musicisti di ogni genere Consiglio l’ascolto di Carolina IV, dal disco Holy Land, oltre Holy Land stessa. A tutti gli altri, piu’ leggera, Make Believe, poi Holy Land e tutto il resto

Giugno 7, 2019
di Fabio Palma
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L’AGONISMO

Ringrazio Alberto Alberti per questa foto della.mia atleta che si accingeva a recitare il ruolo di favorita in una Finale sportiva.


È un ruolo decisamente carogna ed è per questo che esistono le scommesse sportive: il favorito vince ma molto meno spesso di quello che sarebbe logico accadesse.
Una fonte bene informata mi ha poi detto che a causa dell’adrenalina di questa finale che pure la vedeva, logica alla.mano, vincente, l’atleta non ha chiuso occhio, tanto che la mattina dopo ad una seconda gara la brillantezza ha avuto alti e bassi.
Dalla foto però non tracima ansia ma determinazione e ho visto la stessa espressione in una foto postata da Riccardo Tabarin questa mattina di un’altra atleta.
E quindi ho pensato che si sta parlando di 14 anni per l’atleta che ho postato io, e di 15 o massimo 16 per la sua.
Voglio dire, io a quell’età la massima tensione che dovevo sopportare era quella di un’interrogazione inaspettata e, francamente, rispetto ad una gara di fronte a centinaia di persone che ti guardano, un giudice, amici e conoscenti, qualche telecamera e magari un titolo italiano da rincorrere…beh, viene proprio da ridere No? Per questo l’atleta agonista di alto livello ha una testa mostruosa, ha sopportato cose, ci ha declamato P. Dick in un libro poi diventato Film di un certo spessore, di cui noi umani non abbiamo idea.
Io avevo allenato molto anni fa e avevo smesso dopo un anno passato a tranquillanti, ansiolin dopo ogni partita: non riuscivo altrimenti a dormire. C’era di mezzo una promozione in serie B e quindi anche piccole svolte di vita (neppure troppo piccole), e quella stagione fu in effetti la più grande centrifuga di tensione in cui fui catapultato. Niente di lontanamente simile in nessun esame universitario. Tanto meno sul lavoro, una volta dovetti esporre un progetto che coinvolgeva molti soldi e tante persone a un Board of Management olandese e tutto era costruito per terrorizzare ma, vi dico la verità, alle domande arroganti e quindi ignoranti del grande Mega Capo da stipendio e potere infinito in un’azienda da 200.000 (non ho sbagliato, ai tempi era così…) dipendenti io risposi col mio pessimo inglese perfino con qualche battuta che fece rimbalzare anche qualche sopracciglio. 
E sapete perché ?
Io esponevo una cosa di cui sapevo tutto e quel tizio non ne capiva un accidente e avrebbe potuto farmi rotolare nella polvere ma io ero a posto. Le cose stavano nel modo in cui dicevo io. Punto.
Invece questa e altri atleti che affrontano un testa a testa devono far fronte a una miriade di dettagli di cui non si ha il totale controllo. Ti alleni mesi e anni e comunque il controllo totale non c’è. Oltretutto, in certe situazioni sei solo quanto Gesù in quel deserto…nessun suggerimento, nessun allenatore o amico che ti possa dire qualcosa…E QUESTO FA LA GRANDE STREPITOSA DIFFERENZA rispetto a interrogazioni, esposizioni, etc etc, dove puoi RISPONDERE. E accade che uno sconosciuto Ruiz batta uno degli atleti del millennio e che queste cose accadano anche una quattordicenne lo sa ed è per questo che il suo sistema operativo è a livello impensabile per noi umani.
La bellezza di questa e di altre foto di prima di una gara è degna di una grande mostra di fotografie. Vedo questi ragazzini e ragazzine che hanno molto meno di 1/3 della mia età e i loro volti mi sembrano opere d’arte e insieme prodigi scientifici.
L’atleta è #beatricecolli pochi secondi prima di diventare Campionessa Italiana Speed categoria U16. Auguro a lei e a tutti quelli che praticano sport nel suo modo il meglio del meglio. Vorrei vincessero tutti e sarebbe già tanto che il mondo li capisca. Che non accade poi così frequentemente

Gennaio 7, 2019
di Fabio Palma
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DERRICK ROSE

Che fai ragazzo, ti metti a piangere?


Tu, che hai avuto per anni appiccicata una domanda: WHAT IF.
Cosa sarebbe stato se…
Nasce in un quartiere malfamato e pericoloso di Chicago, come quasi tutti i neri d’America e le future superstar della NBA o del Football americano o del baseball o della Boxe. Dietro le superstar, milioni di disperati che NOI, in Italia, neppure ci immaginiamo quanto sia duro vivere negli states da nero e da povero.
Questo ragazzo è però baciato dal talento, presto ci si accorge che è un’ira di Dio e divenne il più giovane MVP (Most Valuable Player) della storia della NBA. Né Jordan o Lebron o Durant o Kobe erano mai stati votati IL MIGLIORE così giovane. La velocità e l’esplosivita’ delle gambe vennero studiate al computer tanto apparivano fuori dal comune per ogni sport. Alle domande da Superstar, risponde sempre omaggiando la mamma e i fratelli, che lo protessero da scelte pericolose da adolescente. L’adidas gli fa firmare un contratto decennale plurimilionario, è il bravo ragazzo, idealmente perfetto, che ce l’ha fatta partendo dal sottosuolo.
Io avevo appena concluso con adidas il contratto per i ragni e sulla SS36, a Lissone, la sede di adidas italia aveva messo una sua enorme gigantografia, non quella di un calciatore del Milan, per presentare lo sport, anche se meno famoso, ovviamente, di calciatori che giocavano in Italia. Rose era destinato a diventare un nuovo Jordan o Alì, un’icona sportiva. I giornalisti si inventarono una frase che diventò didascalia virale:
“Too big, too strong, too fast, too good”.
Un giorno, in una sua pazzesca azione di gioco, cadde male, frantumando il ginocchio. Passarono mesi, poi anni, poi timide comparse, accenni dell’antica grandezza immediatamente affossati da nuovi infortuni, poi la depressione, un ritiro ufficioso. Il ragazzo, multimilionario ma triste, stava rotolando “nel buco nero coi denti” (David Foster Wallace). Su youtube, compaiono, con milioni di visualizzazioni, questi video
The saddest Story in NBA history
How quickly they forget. Derrick Rose greatest plays BEFORE his injuries
E poi decine e decine di video compilation dei suoi infortuni perchè, diciamolo, in fondo anche lo sfigato fa notizia…
Quest anno ci riprova firmando come riserva al minimo salariale, nessuno parla di lui in estate. Non è un nome che attira più lettori se non i ragazzi con meno di 30 anni perchè per loro Rose è ancora una rosa di nome Derrick. Per tutti gli altri è solo un nome, ex famoso. Gli adolescenti già non sanno più chi sia anche perchè non ha Instagram, non ha nessuno che gli cura l’immagine. Potrebbe, è straricco, ma non è il tipo. Non trapela nulla del fatto che si stia allenando, da solo, molto, molto duramente. Nel suo intimo, ci vuole riprovare, per la quinta volta… Ed eccole le lacrime di qualche giorno fa quando gli dicono che è fra i più votati dai tifosi per la partita da All Stars. 
Da riserva è tornato grandissimo, in una partita ha segnato 50 punti ed eccola la sua foto conj lacrime a fine partita, entra nelle parite dalla panchina e le spacca, letteralmente. LeBron, Durant, i più grandi non solo sul campo, gli rendono omaggio. Nessuno sa se Golden State Warriors o Miami o Cleveland avrebbero vinto certi titoli con Rose a trascinare quei Chicago, perchè non si riusciva MAI a fermarlo, Derrick. Oggi lui SA che non può minimamente azzardare quelle entrate furibonde, quei laser da supereroe con due o tre marcatori impotenti davanti a tanta velocità, e allora ha lavorato sul tutto, sui fondamentali, diventando un giocatore ovviamente atletico ma “normalmente” atletico, per gli standard NBA. Quasi posato, controllato. Ogni tanto qualche vampata fisica, ma sempre quasi pacata. Quattro interventi in cinque anni, due per ogni ginocchio, che cosa mai potete pretendere, Dei dello sport? Ora ce ne sono almeno venti, in NBA, che fanno quello che faceva lui a 22 anni, perchè Rose (come Iverson o Jordan) sdoganò un certo tipo di atleta, quello che se ne fotte di quanti te ne stanno davanti e ci salta sopra. E fra i neri ce n’erano, nei bassifondi, di gente così. Rose fece riflettere Scout e allenatori, uno apparentemente egoista ma di fatto capace di saltare sopra un muro, umano o non, può farti vincere. E se nel caso di Lebron, visto la mole, questo era lapalissiano, nel caso di un atleta come Rose era fonte di dubbi, perchè si pensava che per la NBA ci volessero anche i kg, non solo quella esplosività.
Così ora la NBA ha parecchi Rose antichi, e invece un Derrick Rose diverso, un atleta intelligente e misurato, che tira da lontano e guarda il gioco, che pazientemente usa di sè ciò che gli è rimasto.
LeBron James, che per me è il più grande di sempre (sì, anche di Jordan) anche per quello che dice e che fa fuori dal campo, ha detto, quando ha segnato 50 punti (massimo in carriera!!)
“Quello che ha fatto Derrick Rose stanotte, quello che lascia sul campo, quello che fa con la sua mente e con il suo corpo solo per giocare una partita, è qualcosa di veramente speciale e che ho potuto ammirare da vicino quando eravamo compagni a Cleveland. Lui incarna il vero significato di ‘perseveranza’. Stiamo parlando del più giovane MVP in NBA, di uno che ha battagliato, sofferto e superato ogni infortunio, capace di tornare in campo, dovendo ignorare tutto quello di negativo che dicevano intorno a lui. Gente che gli suggeriva di fare questo o di fare quello. Gente che magari non ha nemmeno messo un piede su un parquet. Fare il career hight stanotte, in una vittoria con Minnesota, è qualcosa che ha dell’incredibile. Penso che ogni bambino debba guardare a lui come esempio tra avversità, trionfo, caduta e rialzarsi. Questo è il motivo per cui il basket è davvero così incredibile. Anche quando un supereroe come lui va KO, rimane sempre un supereroe in ogni caso. Derrick Rose ha dimostrato perché è ancora un supereroe.”
Ed è un nuovo esempio di Resilienza per i miei atleti. Grande Derrick Rose. Grazie, Derrick Rose.

Dicembre 27, 2018
di Fabio Palma
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IL CLANDESTINO PIU’ FORTE DEL MONDO

ONLY THE SKY IS A LIMIT: IL CLANDESTINO più forte del mondo..

.Giannis Antetokounmpo


Niente photoshop, tanto caro oggi a barzellette iconiche tipo belen (minuscolo) e compagnia. Nella foto il fisico non è stato modificato…le braccia sono davvero COSI’ lunghe e le mani sono DAVVERO così, per la precisione stiamo parlando di 211 cm per 101 kg con apertura alare di 222 cm e mano lunga 26 cm ( avete letto bene…) Se LeBron James era il prototipo dell’atleta del futuro e il miglior atleta del mondo insieme a Ashton Eaton , Antetokounmpo è la versione 2.0. Sì, purtroppo il cognome è proprio quello lì, ma grazie al cielo il nome è Giannis e per tutti gli appassionati di sport del mondo LUI è Giannis, punto.Il nome è greco, ed è la sua storia che dà quel pepe imprenscindibile che fa di una storia di sport una grande Storia. La sua famiglia arriva clandestinamente in Grecia fuggendo dalla guerra in Nigeria (una di quelle che permettiamo, noi Italia, di combattere, visto che siamo fra i primi 4 paesi al mondo esportatori di armi in paesi in guerra…anche questo governo, come i precedenti, se ne è ben guardato dal toccare questo punto…e per questo prima di ogni altra cosa non ha il mio consenso, come i precedenti peraltro. Rimango nella mia inguaribile nicchia che non conta nulla, se ne frega di destra e sinistra etc etc e vota solo sfigati spesso apartitici che però sono moralmente coerenti. Amen) e per molti anni rimane sconosciuta ad anagrafe, istituzioni e così via. 5 bambini in famiglia ma non cì sono documenti a testimoniarlo, mentre per dir la verità c’è parecchio razzismo da sopportare perchè pure in Grecia il nero che arriva da lontano, pur se affamato e messo malissimo, dà estremamente fastidio. Ci siamo quasi messi alle spalle la peggiore crisi economica dal dopoguerra e soprattutto le nazioni affacciate sul Mediterraneo hanno dovuto affrontare una disoccupazione e un malessere crescenti, in Grecia la crisi ha causato lotte sociali sfociate nelle più classiche “guerre tra poveri”, le più tristi e dolorose.In Grecia, la terra che ha dato i natali a Pericle, Socrate e Eschilo, la patria della democrazia, da anni piegata dalla congiuntura economica. la disperazione ha spinto in molti a cercare un capro espiatorio a cui addossare la colpa. E quale miglior capo espiatorio se non l’immigrato extracomunitario venuto sulle coste elleniche solo per rubare il lavoro? Come in altri paesi, è più facile dare addosso allo sfigatissimo quando sei sfigato o rischi di diventarlo.Nel 1992 la famiglia Adetokunbo, poi grecizzato in Antetokounmpo. un uomo e una donna scappati dal proprio paese e rifugiati in territorio europeo, è clandestina, poverissima e nascosta. E vessata…Giannis e i suoi 4 fratelli si devono barcamenare tra un posto di lavoro e un altro e sono costretti a fare di tutto: babysitter, al cantiere a lavorare come manovali, vucumprà ambulanti, A volte per le strade non si vende a sufficienza, oppure la paga al cantiere è troppo bassa, e quelle volte il denaro a casa non è abbastanza neppure per avere un pasto dignitoso a cena e tutto questo si aggiunge il crescente odio razziale che accompagna i fratelli Adetokounbo fin da bambini. Ogni giorno vivono nel terrore che qualcuno nel quartiere, magari istigato dai movimenti xenofobi di estrema destra, li denunci alla polizia. Il che significherebbe il rimpatrio forzato in Nigeria, una terra a cui i cinque fratelli non sentono di appartenere, avendo sempre vissuto in Grecia.Però Giannis e uno dei fratelli comincia a crescere, parecchio, e viene notato per strada. Vieni a giocare a basket, gli dicono. Lo prendono subito in una società di serie A2 greca, perchè non è solo alto, è veloce e agile come il vento. Siccome la NBA è roba seria, nella sua palestra di serie B passano degli Scout NBA e prima che se ne accorgano le società europee Giannis viene selezionato da una squadra NBA…è alto poco più di due metri e molto magro, viene scelto come numero 15 fra i nuovi ragazzi della NBA e quell’anno la prima scelta toccava a Cleveland, la squadra di Lebron…Lebron e Giannis insieme avrebbero semplicemente costretto a NBA a nuove regole…il ragazzino fa ridere tutti perchè riempie i sacchetti di cibo nei primi allenamenti, recupera le scarpe buttate dai compagni dopo pochi allenamenti, spedisce tutti i soldi guadagnati in grecia alla famigia, poverissima. Insomma, si comporta non da giocatore NBA, seppure riserva, ma come un morto di fame che per qualche giorno è invitato alla Villa del Re.La sua prima partita inizia così, leggete bene…inizio stagione 2013-2014, mancano poche ore al match casalingo della sua squadra, esordio in NBA… Giannis è appena uscito da una filiale della Western Union, la banca, dalla quale ha inviato una grossa somma di denaro alla sua famiglia ad Atene, quando apre il portafoglio e si rende conto che ha spedito tutti i soldi che aveva con sé, senza tenersi neanche un dollaro per il taxi. Ha paura di fare tardi per la partita, L’allenatore non glielo perdonerebbe, e allora preso dall’ansia inizia a correre per strada dopo aver chiesto scusa al taxista che aveva chiamato… Le sue falcate e la sua velocità sono qualcosa di stupefacente, tant’è che chiunque per strada si ferma a fissarlo, finchè una coppia in macchina si avvicina perchè lo ha riconosciuto da una foto e lo esorta a salire in macchina per portarlo a palazzetto in tempo. Giannis non sa come ringraziare, non capisce di essere un giocatore della lega più importante del mondo, promette alla coppia che appena arrivato al palazzetto si farà prestare i soldi…Qualche mese dopo il compagno di squadra Larry Sanders gli regalò un paio di scarpe Gucci. Al giovane Giannis tornarono alla mente i momenti in cui vendeva per strada scarpe taroccate simili a quelle, e nel vedersele lì davanti, autentiche, rimproverò il suo amico per “aver speso troppo” e gli promise che le avrebbe conservate gelosamente e indossate solo nelle occasioni speciali.
Infine, è stato l’allora playmaker Brandon Kinght a raccontare una delle scene più esilaranti mai viste nella sua carriera. Infatti, in varie occasioni i Bucks, come qualsiasi squadra NBA, mettono a disposizione una sala in cui i giocatori possono rifocillarsi. Ed è proprio in quelle occasioni che Brandon raccontò che Giannis si presentava con delle buste enormi che riempiva di cibo a più non posso. Perché nella vita non gli era mai capitato di ricevere qualcosa di gratuito e per sicurezza portava il cibo a casa…Oggi, cinque anni dopo, Giannis è cresciuto di 7cm, 23kg di muscoli (si allena come un ossesso), ha fatto esclamare due mesi fa, dopo un’azione alla Jordan (solo che lui è alto 13 cm in più e ha le braccia molto più lunghe e le mani più grandi della palla di basket, insomma mi perdonino i romantici ma è un Jordan MOOOOLTO più atleta…) “fra dieci anni ce ne saranno molti così e forse fra 50 saranno TUTTI così, ma adesso SOLO LUI è così”Giannis dal cognome impronunciabile ha educatamente detto no ad un allenamento estivo con Lebron e altri assi per non farsi copiare movimenti e segreti, si allena come se fosse l’ultimo dei poveri sbarcati alla mensa del Re, ed è candidato ad essere nominato MVP, ovvero il migliore, per il 2018/2019. Così un immigrato clandestino vessato per anni sta per diventare uno dei dieci sportivi più famosi al mondo, e qualcuno dice che fra 5 anni sarà LO sportivo più famoso, e pagato, del mondo.Io me la godo perchè la Vita ridicolizza spesso gli arroganti bisogna solo aspettare. Leggere di queste storie mi fa bene, mi fa SENTIRE bene, e me le fa scrivere.Buona giornata

Ottobre 11, 2018
di Fabio Palma
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MANNY PACQUAIO

Immaginate una povertà che va al di là della vostra massima percezione di povertà. Cortocircuitate ogni pensiero positivo e luminoso e fate entrare scarafaggi, fame e privazioni in ogni remoto neurone. Poi scrivetevi un’aspettativa di vita non superiore ai 30 anni, ed entrate in questo reality dove ad un bambino il padre prende il cane e lo cucina per cibarsi.
La leggenda di Manny Pacquaio parte da questa scossa che, racconta oggi, lo segna indelebilmente. Il bambino è magro come soltanto certe istantanee africane ci riescono a raffigurare in quanto non abbiamo un archivio con una simile rappresentazione. Si fa presto ad essere intolleranti, perchè semplicemente non abbiamo idea di che cosa sia la vera povertà e la denutrizione.
Ogni giorno, dal suo villaggio, è costretto a percorrere chilometri fra le montagne alla ricerca di cibo e acqua, e molti anni dopo dirà che il suo incredibile Cardio gli derivò da questi anni di privazioni, quando il suo corpo era sottoposto a camminate lunghissime e in salita compiute senza prima mangiare o bere. Ed ha meno di dieci anni quando è costretto ad aiutare un pescatore come lavoro, assistente di fatica.
“non ho mai fatto sforzi pesanti come quelli compiuti in quegli anni su quella barca, quando sollevavo pesi sempre superiori al mio e potevo mangiare pochi grammi di pesce crudo la sera”.
Ogni tanto lo mandano nella città più vicina a mendicare o a cercare cibo e una volta lui e il suo fratellino vengono circondati da parecchi ragazzi più grandi. E’ la prima volta che deve difendersi e Manny li abbatte tutti, trascinato dalla disperazione. Al mancato pestaggio assistono adulti interessati…tanto che viene assoldato per gli incontri clandestini dove i bambini entrano in stanzoni pieni di scommettitori e cominciano a pestarsi, prima o dopo combattimenti fra cani. Magro più di qualunque altro avversario bambino, Pacquaio vince anche contro ragazzini di 3 o 4 anni più grandi perchè ha una dote che non si era mai vista, muove piedi e braccia ad una velocità anche doppia di quelle degli altri adolescenti, e non ha mai nessun bisogno di rifiatare. Un giorno gli mettono davanti la Star di tali combattimenti, molto più grande e più grosso di lui, e Pacquaio vince…Gli danno droghe ed è comunque carne da macello, carne per deliziare gli adulti, come accade in tante parti del mondo, la nostra compresa…

A 16 anni gli dicono che può diventare professionista del pugilato, carne da macello per Campioni già affermati o pugili rampanti che hanno bisogno di fare curriculum. E’ un avanzamento di carriera, anche se è sempre carne da macello, Però vince i primi incontri, prima di essere messo Ko da uno sconosciuto al 12° scontro, che poi sarà per tutti quello che “mise Ko un Pacquaio giovanissimo”. Perderà anche una sfida mondiale, perchè troppo indebolito dalla perdita di peso, alla 28° battaglia. E decide di passare alla categoria superiore.
Mette su un paio di kg, ma parliamo sempre di un ragazzino così magro e affamato da essere comparabile ad una ragazzina magra di 16 anni…ma nel suo paese si comincia a parlare di lui, perchè vince ripetutamente, e sempre con un ritmo MAI visto. E’ una furia, gentilissimo e quasi dimesso fuori dal ring, inarrestabile quando circondato dalle corde di un ring.
Poi negli USA succede che un Campione del Mondo, a due settimane da un incontro per un titolo, apprende che lo sfidante si infortuna. I soldi sono già stati investiti, i biglietti venduti…che facciamo?
Il suo manager trova questo nome, Manny Pacquaio, e il campione dice, Ok, così me la sbrigo in fretta. A Pacquaio si chiede, ti va fra due settimane di fare un incontro per il titolo mondiale? Di solito un pugile si prepara dai due mesi in su per un incontro importante e il pugilato non è esattamente un discorso di fare una partita o una corsa o una salita, comunque annuisce.
Ed accade quello che il commentatore HBO urlerà, in diretta, a tutto il mondo: a Superstar rise today in Las Vegas. Già al primo round il Campione è investito da una quantità di colpi che i Computer diranno non essere MAI stati lanciati in un solo round, e va giù, come se una frana di massi gli fosse rovinata addosso. E poi si arrenderà al settimo round, scomparendo per sempre dalla scena internazionale.
Qualcuno dice, il campione non era abbastanza preparato, ha sottovalutato, sia stato colpito a freddo.
E allora arriva, in Messico, la patria mondiale del pugilato sotto i 60kg, la prova della verità. Lui e Marco Antonio Barrera, futuro Hall of Fame, un duro dalla faccia da duro, dalla classe infinita, dalla potenza devastante, dal ritmo increscioso. E l’incontro è a Città del Messico. Gli scommettitori non hanno dubbi, soltanto qualche esperto punta sul Filippino. La bolgia e il tifo sono qualcosa, sappiatelo, che non ha eguali in nessuno sport praticato da noi…forse solo il basket in Turchia o la boxe in Uk. Forse.
E’ la prova definitiva, decisiva, mondiale. Pacquaio è un tornado, all’11° round un coraggiosissimo Barrera vede il suo allenatore gridare basta, lanciare l’asciugamano in segno di resa, e abbracciarlo fra le lacrime. Pacquaio ha demolito una leggenda vivente…Negli stessi anni ci sarà la Trilogia contro un’altra leggenda messica, Erik “El Terrible” Morales. Pacquaio perde il primo incontro, con un 12°round che entra nelle collezioni dei round più selvaggi della storia, vince nella rivincita battendo per Ko un uomo che non era mai andato al tappeto, e in tre assurde furiose riprese liquida definitivamente la rivalità nel terzo scontro.


Pacquaio è ormai una leggenda vivente, ma siamo SOLO dentro la Boxe. C’è bisogno di QUALCOSA per uscire da una singola dimensione sportiva, c’è bisogno di un evento sociale. Politico. storico. E arriva…
La seconda svolta avvenne nel 2008, quando a Las Vegas il “bello” del pugilato americano, superstar dei media, De La Hoya, lo sceglie al posto di Mayeweather per un incontro fra i Welter. De La Hoya è bello e famoso, in Tv come ospite di trasmissioni patinate, plurivincitore di leggende, solo qualche sconfitta nella sua carriera ed è enormemente più alto e grosso di Pacquaio. Deve perdere peso per tornare nei Welter, e forse si indebolisce, ma sembra proprio Davide contro Golia. Pacquaio entra sul ring e si pensa che abbia davvero esagerato…non pochi media parlano di incontro da NON disputarsi per disparità fisica evidente. Al suono del primo gong la differenza fisica fra i due sembra imbarazzante…
Quell’incontro è segnato dal tifo dei razzisti americani, che vedono nel filippino di colore un personaggio inferiore. Pacquaio già nel primo round mette a segno dei colpi semplicemente troppo veloci per l’avversario e infligge a De La Hoya una lezione memorabile concludendone la carriera all’ottavo round. Milioni di americani assistono increduli al sovvertimento della logica. Il piccolo filippino è una furia che colpisce centinaia di volte il simbolo della Forza Americana e non pochi ci vedono una metafora che va molto al di là di un evento sportivo. Non siamo a livello di Owens a Berlino, ma per questo millennio, e relativamente agli States, sappiate che PAcquaio vs De la Hoya diventerà uno spartiacque. All’angolo di De La Hoya gli dicono “arrenditi, he is too fast”, una frase che riporteranno tutti i Tg americani. Pacquaio diventa per i giornalisti americani “lo sportivo più veloce del pianeta”. Superstar del Basket, del baseball, del football americano fanno a gara per avere una foto insieme al piccolo missile dotato di una potenza e di una resistenza inverosimile. Le scommesse impazziscono, i giornali parlano di lezione del terzo mondo al gigante americano. Non è sport, è qualcosa di più.

Successivamente Pacquaio in un incontro riesce perfino a riempire lo stadio più grande del mondo, quello dei Dallas cowboy. Oltre 100.000 persone per un incontro di boxe, e non dei pesi massimi. Diventa uno degli sportivi più popolari del mondo, e fra i primi 5 negli Usa. NYT lo indica come uno cento personaggi più influenti del pianeta.

https://www.youtube.com/watch?v=yfTFi1uBOPI

In Filippine la guerra civile si ferma durante un suo match…affronta tutti, a ritmo impressionante, sconfiggendo tutti i migliori, tranne l’altro fuoriclasse 2K che lo evita, e a ragione. Un nero sbruffone fuori dal Ring ma elegantissimo nel quadrato, uno che i Computer diranno avere il più veloce tempo direazione dello sport professionistico americano. 1,5 decimi per schivare, ruotare il busto, e portarsi fuori bersaglio. Fantascienza. E nella storIA dello sport non è facile trovare CONTEMPORANEAMENTE due fuoriclasse assoluti nel loro Prime Time. nel loro periodo di forma migliore. Siamo ai livelli di Borg-Mc Enroe, o Federer-Nadal 2011, o Alì-Frazier, o Lewis-Powell nel salto in lungo. Il Nome dell’altro? Floyd Mayweather…
Mayweather è il re della difesa, ma Pacquaio dal 2008 al 2010 sembra assolutamente un extra terrestre. Meglio evitarlo, sai mai…partono contrattazioni eterne che non arrivano mai ad una firma, i loro manager si accusano, Manny dice che vuole lpincontro, Floyd accusa il filippino di non voler fare test antidoping prima dell’incontro. La verità? Non si saprà mai…quello che è certo è che in tre anni Pacquaio affronta tutti i migliori di tre categorie di peso, salendo perfino sul ring contro un Margarito di 17kg più pesante (!! potenza della medicina…) e sconfiggendo futuri Hall of Fame, sempre con un ritmo, una potenza, una classe con pochi precedenti nella storia del suo sport.

2011 Pacquaio sembra avere una flessione, sembra semplicemente il migliore, ma NON un extraterrestre.
Poi, nel 2012, prima una sconfitta decretata da un arbitraggio vergognoso, poi un Ko che ne fa temere il Parkinson, contro l’eterno rivale Marquez, al loro quarto incontro, sembra decretarne una fine fulminea e inaspettata, ma Pacquaio tornerà dopo un anno, riprendendo a vincere.
Finalmente, nel 2015, con 5 anni di ritardo rispetto al loro Prime time, si fa l’incontro del secolo, Pacquaio-Mayweather. Tecnica e velocità mai viste da parte di entrambi i pugili lasciano però l’amaro in bocca per la mancanza di una vera e propria guerra, Floyd corre all’indietro con infinita classe e sebbene i pugni più duri, che anche lo scuotono, sono di Manny, l’americano vince. Pochi giorni dopo Pacquaio viene operato alla cuffia dei rotatori, era salito sul ring con un infortunio gravissimo ma ormai non più denunciabile perchè, con un giro di soldi superiore ai 500 Milioni di doillari, l’incontro non era più rinviabile…i due momenti del match in cui Maywetaher era in difficoltà e Pacquaio si era arrestato dopo qualche secondo di attacco furioso (tra cui 14 colpi in 2 secondi…) vengono così spiegati. Il filippino non mostra mai smorfie di dolore perchè, sappiatelo, nella Boxe il dolore non deve essere mai mostrato. E’ sinonimo di debolezza e di resa incondizionata. Avete presente i calciatori, che simulano un dolore insopportabile per avere un fallo a favore? ecco, nella boxe è il contrario. Il dolore più insopportabile deve apparire una carezza. Per questo spesso sorridono all’avversario dopo essere stati colpiti duramente…è una simulazione al contrario della logica…
Pacquaio torna con altri avversari, dominandoli, poi perde nel 2017 in Australia contro una seconda scelta, ancora una volta derubato dall’arbitraggio. Rivince, e per Ko, nel 2018, e nel frattempo è senatore da qualche anno, sempre presente in parlamento, e ricco a milioni, anche se qualcuno parla di investimenti sbagliati.
Il ragazzino magro e destinato a morire presto è oggi un facoltoso e gentile uomo politico, che si trasforma solo sul ring. Non è più quell’ira di Dio che fu fino al 2011, dal 2012 è più prudente, perchè ha capito che il Jolly della degenerazione mentale l’ha già giocato. Non sopravviverebbe ad un altro Ko devastante…,ma Pacquaio è uno dei più grandi pugili di tutti i tempi, uno dei più ricchi, arrivato da una povertà che non possiamo immaginare. O che forse può capire solo un altro pugile, anche lo stesso Mayweather, un altro miliardario (in dollari…) arrivato dal sottosuolo umano.
E un pensiero è inevitabile: quanti bambini, allora e adesso, non hanno la classe infinita di Pacquaio, e nel mondo vengono usati perfino in combattimenti per divertire gli adulti? Quanti ne muoiono in silenzio, clandestinamente, e sadicamente?
Anche questo ci dice la storia

Agosto 16, 2018
di Fabio Palma
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IO VI PROMETTO RISPETTO. RITA BORSELLINO

Una grande donna sta lottando per rimanere con noi (Aretha Franklin) e una grande donna se ne è andata.
Una donna perdente, ha praticamente sempre perso. Sgambettata al suo interno, derubata al suo esterno. Donna dal carattere, a leggere e a sentire, un pelino spigoloso, tutto d’un pezzo…disse una frase diventata CULT, e come tale conosciuta da pochi, e allora mi riallaccio a una risposta da me data in bacheca, e che riporto sotto.
Ecco, cosa disse Rita Borsellino, candidandosi, prima di perdere. Inutile dire che fu mia stella polare…
“Io non vi prometto la casa, io non vi prometto il lavoro, io non vi prometto l’acqua. Queste sono promesse che fanno gli altri. Io vi prometto rispetto”

Purtroppo penso che una bella fetta di specie umana non sia adatta a fare il proprio dovere ( di genitore, di lavoratore, di professionista, di politico, di sportivo, di dirigente, etc etc), che in generale mi è capitato, fra i ragazzi (che amo frequentare insegnando, come nel passato, o allenando, come adesso), di notare che tutti, NESSUNO ESCLUSO, persino il più scapestrato, se “indagato” tira fuori una predisposizione, una voglia, un’attrazione verso qualcosa che lo porta ad essere DOVEROSO o meglio RIGOROSO verso quella faccenda. Io, devo confessare, per molti anni ho fatto cose che NON mi interessavano. Non mi lamentavo, guadagnavo e morta lì. Ero rigoroso? Il necessario. Mai fatto nulla di più del minimo. Verso i 40 anni sono riuscito a divincolarmi, a prendere una decisione, rischiando qualcosa (ma non certo un rischio esagerato, qualche calcolo lo avevo fatto) e dandomi a quello che sentivo palpitare dentro. E lì, lo dico schietto, ho dato il meglio. Scalando, guidando degli scalatori, allenando, supportando mio figlio nella sua passione…insomma, tre o 4 cosette in cui, sinceramente, mi pare che IO funzioni. Con rigore e dovere. E ho pensato, ma sei lo stesso che faceva il minimo indispensabile senza alcuna passione e senza alcun battito accellerato pur percependo un discreto stipendio? Si, sono lo stesso. Non ho mai rubato a quelle aziende che mi pagavano, non le ho mai messe in crisi e a dir la verità mi diedero pUre dei premi per fatturato raggiunto o progetti conclusi, ma era vivacchiare. Ero come…posso dirlo? un politico votato che va a a Roma e se la cava con una legislatura in cui non incide notte e giorno, ma solo giorno. Ecco, io credo che individuare le predisposizioni di un ragazzo o di una persona possa aiutare nel rendere quella persona poi RIGOROSA, RISPETTOSA e DOVEROSA verso se stessa, e verso gli altri. Perchè è un fatto che la PASSIONE è la parola che esce fuori per prima da una persona di qualunque età quando le si chiede, cosa ti guida in quello che ti piace. Certo sto declamando un’utopia, che va a toccare insegnamento, scuola e famiglia, ma veniamo al dunque: quante famiglie fanno scegliere al proprio figlio la scuola che vuole? Quanti insegnanti di ginnastica fanno provare 15 sport nei primi sei mesi ai propri allievi, così che un ragazzino, ragazzina, bambino, possa toccare e provare TUTTO? quale insegnante di latino o di matematica è disposto ad accettare che ci siano alunni che amino fare 20 esercizi di matematica, e altri che proprio non è il caso? E lo stesso dicasi per i temi d’italiano, o le reazioni di chimica? perchè poi succede che in ruolo di responsabllità, in ruoli chiave, arrivino persone che non c’entrano nulla con quel ruolo. Che vivacchiano. Che non hanno passione per quel ruolo. E quel ruolo potrebbe essere quello di dirigente di autostrade, o di sindaco, o di ministro, o di allenatore, o..di padre o madre…e se manca la passione in un dirigente della philips, quale io ero, va beh…mi bastava vivacchiare con un minimo di diligenza per tirare su un fatturato, come richiestomi (nessuno arriverà fino a qua, posso dire che fui premiato come best marketing manager d’Europa, e non me ne fregava nulla e alle 17.00 scappavo a scalare…), ma se sei in uno di quei ruoli…ecco, i disastri sono alla porta. Anche perchè ci sono popoli, e qui concludo, che per genetica hanno un senso del dovere freddo e congelato dentro (scandinavi, coreani, giapponesi,…), sono popoli che anche senza passione fanno quello che gli si indica di fare…noi no. Noi, senza passione, diventiamo bestialmente parassitari e negativi. Dannosi. E, per finire, intolleranti…per difendere uno status quo immeritato…e qui metto la mia conclusione, personalissima. Si diventa intolleranti e razzisti quando si è immeritatamejte in quella posizione. Un grande scrittore (metafora) non teme che arrivi qualche scrittore emergente che firmi un contratto con la sua casa editrice. Che gliene frega…ma lo scrittore mediocre teme che quello arrivato lo fotta…se hai passione e sei nel posto giusto, sicuramente stai facendo qualcosa di valore, e non temi nessuno. Certo controlli che non ci siano irregolarità, ma non diventi cinico, non chiudi gli occhi, sei solidale verso il diverso, sia esso donna (ricordiamoci che prima di tutto, siamo razzisti verso le donne…), cinese, somalo o meridionale. Buona giornata, eh