Fabio Palma

Infinite jest

dicembre 10, 2017
di Fabio Palma
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ISOLA DI SKYE

Dunque
una tenda comoda, spaziosa, da piazzare in un’area tranquilla, superbamente verde, docile e attraente, con viste da panico e possibilità infinite di riprese e video. Perchè scopo primario del viaggio di 9 giorni, appunto, era quello di filmare e fotografare, per un video che fosse all’altezza dell’inizio del film Prometheus, girato appunto dove si voleva andare: l’isola di Skye.
La richiesta è partita da lui, Yuri, mio figlio, e dico la verità, non mi ero mai interessato alle zone nordiche e quindi ne sapevo pochino. Per carità, che fossero interessanti e belle lo sapevo, ma distrattamente, ho radici mediterranee molto solide e i miei viaggi sono sempre stati a latitudine calda, in tutto il mondo. Certo, sono uno scalatore, ho aperto vie in montagna, ma quella è un’altra cosa. Per me, viaggiare ha sempre significato giungla, deserto, quelle cose lì.
Solo che Yuri ha sempre saputo il fatto suo sulla scelta dei posti fotografici, e poi mi piace supportarlo, per cui sono andato da Bertoni con nozioni vaghe su quest’isola, e specifiche di tenda puramente geometriche. Insomma, basta che sia grande, comoda, una casetta accogliente e magari pure tiepida alla fine di una lunga giornata di camminamenti placidi con panorami da urlo. In Scozia, poi, si può campeggiare ovunque, sarà una figata, mi dico.
Certo mia moglie mi aveva detto, guarda che c’è vento adesso, da fine Agosto è variabile e c’è vento, ma un’occhiata pressapochistica mi aveva riportato un valore sui 40 km/h, che sì, a scalare dà fastidio, un vaso te lo fa anche cadere, ma insomma cosa vuoi che faccia ad una tenda…
Così arriviamo all’isola di Skye, superiamo il ponte, e immediatamente ci dirigiamo a sinistra, con guida a sinistra anche, ovvio, contenti di incrociare pochi o nessuno. Neppure cinque km e vediamo subito una laguna da urlo, scendiamo enstusiasti, vai di zaino fotografico, vai di zaino porta Ronin M (stabilizzatore elettronico piuttosto costoso…), 4 metri di cammino su erba e felci ed eriche lussureggianti e…zac, fango fin sopra la caviglia.

Ma porc…scarpe che non si vedono dai grumi e primo Ko subito, che pure il cielo era appena nuvoloso e tutto sembrava innocuo e da pic-nic al parco di Monza.
Va beh…si ride e si filma, si torna in macchina, si fanno 15 km, forse meno. Finisce la stradina, davanti un sentiero e a circa duecento metri si vede un piccolo spazio, intorno il mare e colline e prati superfangosi, tanto belli quanto intoccabili, ma soprattutto…un vento che mi pare assolutamente superiore ai 40 all’ora…peraltro, stranamente siamo solo noi…
Non abbiamo filmato il montaggio tenda, e un motivo c’è: abbiamo un nome, non volevamo fare una figura fantozziana…ma qui lo scrivo, con terreno che ha rifiutato i picchetti, e sassoni dai 3 ai 10 kg intorno e dentro la tenda, il metterla su è stato tragicomico.
Dormirci, un film comico…la tenda sembrava Luna Rossa le rarissime volte che ha battuto Oracle e New Zealand, solo che di skipper non ce n’erano. Avete presente le foto di questo articolo? Ecco, è quando la tenda stava su…un secondo dopo era giù schiacciata altezza uomo-che-dorme-preoccupato. Yuri dormiva beato come in un lettino a dondolo, io ero convinto finissimo in mare, pur lontano duecento metri. La mattina, tutti spostati di mezzo metro, noi tre, la tenda, e almeno 80 kg di sassi. Da quella mattina so che una barca a vela può portare via un peso a piacere, esattamente come una leva: datemi una leva abbastanza lunga etc etc. Beh, datemi una vela abbastanza grossa, e vi porto in giro quello che volete. Nella fattispecie, la tenda Bertoni scelta, ottima secondo me per una vacanza mediterranea, deve aver pensato, ma questo è scemo…
Ah, poi c’è la questione variabilità…

Da noi cosa vuol dire variabile? Boh, passano delle nuvole, forse piove, poi esce il sole. Magari prima di sera piove ancora…
Ecco, a Skye, da fine Agosto, sappiate che variabile significa che il cielo rigurgita rovesci anche apocalittici almeno dieci volte al giorno, seguiti da sole che asciuga tutto in dieci minuti, e poi di nuovo tempesta, etc etc. Cielo paurosamente bello per film e foto, infatti Yuri non stava nella pelle, ma per l’attrezzatura fotografica un mezzo incubo, e in fondo pure per la povera tenda, che se avesse potuto parlare credo sarebbe stata messa all’angolo per linguaggio scurrile, ma poi perdonata per ovvie circostanze attenuanti.
Mi tocca dire che dopo sei giorni siamo dovuti andare in B&B, la tenda mostrava segni di usura diciamo ancora non preoccupanti sul breve ma a fine serata chissà, l’avremmo poi trovata? Magari la prossima volta sarò un pelo più attento alle specifiche del luogo…però, fotograficamente e cinematograficamente, che ne dite? Yuri voleva produrre qualcosa da Nationa Geographic livello Top, ed è contento. Io mi sono sporcato, e qualche giorno all’anno, devo dire, la parte selvaggia di me mi piace venga fuori. Bertoni ora sa come progettare una tenda da campo base sferzato da vento da 80 all’ora con dieci tempeste all’anno, e in fondo siamo tutti contenti perchè outdoor, non dimentichiamocelo, significa fuoriporta. Ci sta, che si venga sbattuti a terra…anche non metaforicamente.
ll video eccolo qui, mi raccomando, condividetelo a più non posso!! E lasciate i vostri commenti, anche (con gmail, è immediato)

Invece per le foto, visitate il suo account Instagram
https://www.instagram.com/palmayuri/
Prossima meta? Dunque, abbiamo in mente SudAfrica, Azzorre, ma anche Baffin, Patagonia. Bolivia, Colombia…

novembre 8, 2017
di Fabio Palma
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Iolanda Balas

1960 forse l’Olimpiade più bella di sempre, forse il punto più alto della storia d’Italia del dopoguerra, e lasciamo perdere che non siamo più in grado di farle, le Olimpiadi, andiamo un attimo nel 1960 perchè in quell’Olimpiade ne accaddero di tutti i colori, tipo Bikila e Alì per dire, ma per l’annosa questione della disparità di sessi non passò a fama immortale una donna che, di fatto, fu altrettanto gigantesca di altri nomi leggendari.
Il nome è Iolanda Balas, ed è rumena, quindi se vogliamo anche meno portata alla leggenda, paese dell’est etc etc. Anche se Nadia Comaneci divenne un vessillo umano, molti anni dopo, ma nel 1960 era molto presto, per una donna rumena, per diventare immortale.
Iolanda non corre non nuota non volteggia non tira pugni, ma in compenso fa una delle cose in cui la nostra specie è meno portata: salta verso l’alto. Non ce n’è, sul salto in alto siamo proprio piuttosto mal portati, lo dicono confronti ccn altre specie, e tanto altro. se sei una donna, poi…un casino. E’ maledettamente difficile, saltare in alto, e prima che un americano geniale inventò un altro stile, che poi prese il suo nome ed è quello che si vede oggi, il fosbury, tutti saltavano con la pancia che guardava in giù, ventrali, insomma. Dire che fosse goffo non rende, di più.
Questa donna magra ma non troppo è alta 185 cm, non male per una donna di allora, e a Roma si presentò già conosciuta, perchè era arrivata quinta nell’Olimpiade precedente.

Beh, la nostra Iolanda si mise lì a studiare, studiare, studiare. Evidentemente, aveva anche un Signor allenatore. E modificò parzialmente quella brutta tecnica di ventrale, arrivando a, ma leggete bene e meditate sulla vita in generale, che come sappiamo anche vincere due volte consecutive è un casino, figuriamoci tre etc etc…
due Olimpiadi consecutive
record del mondo portato da 175 cm a 191cm e battuto soltanto dieci anni dopo grazie all’introduzione del Fosbury
154 gare vinte consecutive.
Ok, il salto in alto femminile non ha la partecipazione di altre discipline, proprio perchè è terribilmente incasinato.
Ma provate ad immaginare la cosa migliore che vi sia mai venuta in vita vostra, che so, pure fare una foto, o cucinare una frittata, ed essere perfetti per 154 volte consecutive…perchè in fondo vincere nello sport è come fare al meglio un compito di matematica, sviluppare un sw, cucinare una torta, mettete in campo qualunque cosa esiga un minimo di tecnica, cioè praticamente tutto, e però immaginate di non essere soli, cioè voi soli a fare la frittata o il sw o la foto, ma in perenne competizione, e di riuscire ad essere per 154 volte consecutive il migliore. alzi la mano chi non volesse neppure partecipare per la cosa più umanissima che ci sia data di avere: la tensione di essere sotto gli occhi di tutti…(incidentalmente, è per questo che prima i forum poi i social, con i nickname, hanno spopolato: un sacco di gente, al riparo di sguardi, confronti diretti,e tc etc, ha potuto dire la sua, generalmente cazzate, senza un giudice che gli dicesse, ma lascia stare…sei ultimo)
A me piace allenare perchè mi pare che si cresca molto, a fare sport, e ogni tanto racconto queste storie ai miei ragazzi, e spiego perchè sia così difficile o impossibile vincere, e poi racconto di queste cose qui, di quegli essere disumani che vincevano sempre o perdevano col botto, perchè così va la vita, se non conosci il meglio, pensi che la mediocrità sia legge di vita, per giunta personale

novembre 5, 2017
di Fabio Palma
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NON ERA SOLO UN EUROPEO DI CALCIO

E’ il 1992, e in Europa sta succedendo qualcosa che farà sì che nulla sarà mai più come prima. La devastante, agghiacciante, guerra dei balcani, che dimostra come l’uomo sia una specie animale bestiale, e che le cose truci non sono da terzo mondo, ma dentro di noi, a fianco e con noi, e partono da deviazioni di concetti che dovrebbero essere basilari, quali onestà, trasparenza, tolleranza, accettazione della diversità.
Su un piano degli eventi molto, molto più piccolo, qualcuno deve decidere cosa fare per gli Europei di calcio, e si decide di chiamare la Danimarca al posto della Jugoslavia, dove tutti sono contro tutti.
La Danimarca è una buona squadra, che non ha nulla da perdere, che non ha nulla da chiedere, che non è preparata. Ha un paio di ottimi giocatori, ed un uomo a cui sta accadendo il peggio del peggio: Kim Vilfort ha una figlia piccola, 7 anni, e mentre è in pieno della fase eliminatoria gli dicono che sua figlia ha una malattia. Non bella, la leucemia.
Kim non sa cosa fare, ed è convinto che la sua squadra stia per tornare a casa, come da pronostico, molto presto. Corre dalla famiglia, e la bambina gli chiede di giocare, vuole vedere il papà in TV. E allora, frastornato, torna alla sua squadra, che nel frattempo aveva vinto i quarti di finale, e segna un rigore decisivo per la semifinale. La Danimarca la vince, Kim vuole tornare dalla famiglia, ma al telefono la figlia gli dice, papà, ti voglio vedere ancora in TV. in finale. Sapete, a sette anni un bambino NON ha il concetto di competitività, arriva qualche anno dopo, discorsi complessi di età biologica, età cronologica, etc etc (come allenatore, queste cose le devo sapere…) E il gol finale degli europei lo segna lui, e pensa che tutto si sistemerà, che potrà sorridere con la figlia guarita di questa sorpresa sportiva.
La figlia morirà poche settimane dopo, e della storia degli europei di calcio si dice che la vittoria della Danimarca sia stata una delle più grandi sorprese di sempre. E invece, in fondo, c’è molto di più. Una tragedia di milioni di persone, e una tragedia personale.

settembre 27, 2017
di Fabio Palma
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YURI PALMA SHOWREEL

“il meglio del mio ultimo anno”, dice.

C’è di quelle due volte che siamoa ndati a Milano per grattacieli, di quella volta che a meno 10 era sull’elicottero, di sentieri a Skye, di una modella bellissima per il lago di Como, di Timelapse attesi per giorni per la luce migliore, di quei fantastici atleti che sono i freerunner MilanMonkey

Insonna, gustatevelo

settembre 25, 2017
di Fabio Palma
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IL BACIO DI ROBERTO DURAN

“Zio rompeva le noci di cocco con un pugno, nonna finì in gabbia per aver steso il sindaco di Guarare, la notte in cui nacqui andò al bar a cercare nonno, che stava con una puta, e lo sdraiò con un destro. Mio bisnonno con la testa aperta in due da un machete strisciò fino alla sua fattoria prima di morire. Siamo fatti così in famiglia, il dolore non c’impressiona.”

L’uomo di sinistra sta morendo, gli mancano pochissimi giorni di vita. L’uomo di destra è uno dei più feroci e straordinari pugili di tutti i tempi, probabilmente il più grande peso leggero della storia e poi capace di diventare campione nel mondo anche nelle categorie successive, sfidando con sorti alterne Hagler. Leonard e Hearns.
L’uomo di sinistra ha l’Aids, e in quel momento nel mondo non è chiaro se sia contagioso o meno per via aerea. Anzi, a dirla tutta, la gente pensa che lo sia, ovunque. L’uomo di destra si chiama Roberto Duran, ma molti lo chiamano Mano di Pietra. Ha uno dei volti più cattivi che si sia mai visto su un ring di boxe. Non recita, ha proprio un volto così. Si china, e lo bacia, in bocca, dicendogli ti Amo, Esteban. Poi ordina alla figlia di fare altrettanto. Il fotografo nella camera d’Ospedale rabbrividisce, ne parla il mondo. L’uomo di sinistra si chiamava Esteban De Jesus, e sfidò Roberto Duran, Manos de Pietra, quando era imbattuto su 71 incontri. 71 incontri, 71 vittorie!!!! Lui, Esteban, lo affrontò con 40 vittorie su 41. Vinse, e fu la prima sconfitta in carriera di Duran. che poi, in due terrificanti scontri, si prese due volte la rivincita. Nel terzo incontro, Duran vinse per Ko alla dodicesima ripresa, e poi salì di categoria per affrontare il bello e il buono, ovvero Ray Sugar Leonard, già Campione Olimpico e super vezzeggiato dai media americani. Quando Duran lasciò la categoria dei pesi leggeri, si scrisse che “finalmente è finito il regno del terrore fra i Leggeri”. Un solo uomo era riuscito a finire in piedi, anzi a vincere, ed era Esteban De jesus. La seconda fotografia dice tante cose, su come fossero sul ring quei due uomini. Ancora, Duran è a destra, e Esteban è a sinistra.


Il pugilato salvò Duran dalla strada, dal carcere, dalla violenza, da chissà quali altre cose, mentre Esteban fu sconfitto più volte dalla vita, macchiandosi di un assassinio, storia di droga, di un 17enne, durante un litigio. In carcere Esteban, che era anche un campione di Baseball, cambiò vita. Fondò una squadra di baseball del carcere stesso, che vinse anche contro squadre professioniste normali. Poi divenne predicatore cristiano, nello stesso periodo in cui si scoprì che aveva da tempo l’HIV. Fu graziato un mese prima della morte, che avvenne a 37 anni.
Duran, negli stessi anni, divenne miliardario grazie agli scontri infuocati prima contro la superstar Ray Sugar Leonard, poi contro Hagler. Duran vinse in 15 riprese violentissime contro Leonard la prima volta, ma nel mese successivo si diede ai festeggiamenti ingrassando di 40 kg, e sei mesi dopo perse la rivincita tornato al pelo nei limiti di peso. Negli anni successivi più volte si pensò fosse finito, ma diede qualche bella sorpresa al suo paese, Panama, e chi sempre scommise, e forte, su di lui. Prima del match contro Hagler, che perse ai punti in 15 riprese, dichiarò “non so come finirà domani sul ring, ma so come finirebbe in una cabina telefonica”. Oggi è un tranquillo nonno cittadino, perfino troppo pacato per ricordare chi fosse. Uno che disse la prima frase di questo post, ma anche “Ken Buchanan nel 1972 mi disse: non ti dimenticherò mai, ti penserò ogni volta che vado a pisciare. Alla tredicesima ripresa l’avevo colpito lì e gli avevo distrutto una vena nel testicolo destro. Sarà anche stato un colpo basso, non voluto, ma se si fosse rialzato l’avrei massacrato ancora di più. Pedro Mendoza a Managua era l’idolo del paese. L’ho messo ko in un solo round. Sua moglie però aveva da ridire. Dio, com’era molesta. L’ho allontanata dal quadrato con il dorso della mano. Sono passato professionista nel 1968, con un KO: mandai De Leon dritto al pronto soccorso. Non boxò più. Avevo battuto un eroe, Sugar Ray Leonard, che odiavo perchè era un ragazzino elegante che neppure voleva essere quello che era, un nero, quindi ero il migliore, e anche campione del mondo. Noi dell’America Latina non eravamo affatto male. Quando tornai a Panama trovai 700 mila persone a portarmi in trionfo. Mia mamma ricordò a un reporter quanto fosse stata dura la nostra vita e che da piccolo le avevo detto: non preoccuparti, quando sarò grande tutto cambierà. Nel 1989 Esteban de Jesus era alla fine. Molto drogato, eroinomane, molto malato. Ma gli uomini coraggiosi vanno onorati. Soprattutto quelli che combattono, che non si tirano indietro. Era un guerriero, l’ho pestato, gli ho tolto ogni orgoglio, ma lo ho anche ammirato. Non mi frega di cosa fosse malato [Aids]. Era solo un grande uomo, ridotto male. Era stato anche in carcere per omicidio. L’ho preso dal letto, l’ho sollevato, l’ho stretto a me.”

 

agosto 14, 2017
di Fabio Palma
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GRAZIE BOLT

Ieri vado a scalare, ci fermiamo in un bar, c’è un giornale color rosa, pare sia sportivo, mi cade l’occhio sulla prima pagina, c’è solo calcio anche se non è periodo, nomi di squadrette e presunti squadroni, nomi di calciatori ad oltranza, discreti sportivi ma non fra i primi 100.000 sportivi al mondo ( mica ho esagerato…), poi una piccola finestra, sulla destra, ma piccola piccola, e c’è un lungagnone per terra, nell’ultima corsa della sua vita.

epa06141112 Jamaica’s Usain Bolt falls to the track after sustaining an injury during the men’s 4x100m Relay final at the London 2017 IAAF World Championships in London, Britain, 12 August 2017. EPA/SRDJAN SUKI

Quest’uomo è fra i primi dieci, forse fra i primi 5, qualcuno dice il più grande, sportivi di tutti i tempi. Non dell’atletica, di sempre.
Opinabile, come fai a dire che sia più grande di Phelps, o di Jordan, o di Owens, o di Alì. Fra l’altro, è pure un pò così, sì, bello è bello, ma ha la scoliosi, una gamba più alta di un cm dell’altra, quindi mal di schiena quasi cronico da anni, si infortuna spesso ed è il velocista che ha corso meno gare in carriera, praticamente era un record se ne faceva 10 all’anno, contando anche le batterie olimpiche dove camminava facendo 10”15, che non so se mi spiego. Provo a spiegarmi, in Italia 10”15 non lo fa nessuno da mille anni, Mennea fece poco sotto una volta, per dire. Il lungagnone è favorito, ovvio, è alto come mai nessuno nella storia della velocità, infatti gli dissero, da ragazzino, tu vai per i 200 e i 400, e avevano dei dubbi pure lì, troppo alto. Ma in jamaica non c’è la pallavolo e neppure il basket, viene venerata l’atletica, nelle scuole chi alza la mano alla domanda, chi vuole fare atletica, viene subito portato in carrozza come esempio riverito, omaggiato, coccolato. Il vero doping è questo, rispetto a noi e molti altri. Certo, hanno avuto anche loro gli Schwarz, qualcuno, ma molto molto pochi, la realtà è che se cammini per strada in un’isola caraibica son tutti figli della perfezione e capisci che geneticamente sono di un altro pianeta, e se un sistema provvede ad allenarli, ciao.
ma torniamo al fulmine, Bolt. Questo dice, voglio correre i cento, glieli fanno provare, la prima volta arriva terzo, perde tipo un secondo alla partenza, e non partirà mai veramente bene, ma appena finiscono quei 20 metri successivi…capiscono subito che questo qui ha diciamo delle potenzialità. E infatti da allievo, ovvero da pischello, è già uno che non si era mai visto.
Il resto è storia, storia di un cristallo fragilissimo che si allena con cura meticolosa e certosina per non spaccarsi, è stato sempre questo quello che si doveva fare con lui. Lo sportivo di punta più fragile al mondo non HA MAI AVUTO PROBLEMI a vincere, il suo problema era non frantumarsi. Tanti atleti pazzeschi che potevano arrivare ad un oro olimpico non ce l’hanno fatta perchè si sono spaccati, sapete? Lo sport VERO è usurante quanto un lavoro duro, anche molto di più. Li sport non fa bene, in quel senso. E’ pratica seria quanto lavorare al Cern di Ginevra, devi avere testa cuore e voglia da panico, ma è usurante su TUTTO. E se sei un cristallo come Bolt, per arrivare alla cima del mondo SAPENDO DI ESSERE UNO COME NON C’è MAI STATO NESSUNO, devi essere attento anche a scendere le scale….lui, alto quasi due metri ma capace di mulinare le gambe ad una frequenza come quelli alti 180cm…nel basket NBA ce n’è uno così, Russel Westbrook, ma ha scelto di giocare (alla grande…) in uno sport di squadra, come una decina di altri super bionici atleti di coloro. Sì, perchè i vari Lebron, Westbrook, Curry, Durant hanno delle capacità tecniche e fisiche tali che in atletica avrebbero dominato in una certa specialità. Ma l’atletica è poverissima, rispetto alla NBa, e in jamaica il basket è inesistente. Pensate che un certo Duncan, uno dei più grandi pivot di tutti i tempi, era un caraibico che fu dirottato al basket perchè un uragano distrusse la piscina dove si allenava, a pochi mesi dalla Olimpiade dove avrebbe partecipato…anche Bolt avrebbe furoreggiato in baseball o NBA, è ovvio. O forse NBA no perchè, appunto, troppo fragile.
Così io mi sono voluto scrivere queste righe in barba al giornale rosa, che non è neppure colpa sua ovvio, solo di chi lo compra, perchè sabato sera ci sono stati gli ultimi metri di questo figlio di Dio, e io mi sono commosso come quando salutò Phelps. Solo che Bolt è finito così, e io me lo voglio ricordare così, non quel bambino minkione che w i minkioni, quello che faceva il buffone alle partenze e W I BUFFONI E I BIMBOMINKIA, no, me lo ricorderò da adulto che soffre, da adulto che ha i lacrimoni (ieri sera quando ha salutato tutti), improvvisamente vecchio, molto più vecchio dei suoi 31 anni. Avrà mal di schiena tutta la vita ma cercherà di non farlo vedere, in totale ha regalato al mondo meno di 3 minuti di esaltazione perchè se sommiamo le sue vittorie leggendarie non arriviamo a tre minuti!!! Ma quei tre minuti hanno fatto crescere un sacco di persone, io perlomeno mi sento cresciuto. Scusate gli errori, sapete che scrivo di getto e non rileggo mai

agosto 2, 2017
di Fabio Palma
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FREERUNNING

Verso Aprile Yuri mi ha chiesto se potevo organizzare delle riprese sul Parkour, così mi sono messo di impegno e ho contattato i MilanMonkeys, dei fuoriclasse in quell’ambiente.

Hanno girato in Milano per quasi sei ore consecutive, un’esperienza…densa. Con anche qualche momento di panico, sono atleti che rischiano, e non poco…

Sia nelle riprese che nel montaggio e color, Yuri ha voluto metterci dentro tecnica a profusione. E siamo tornati due pomeriggi a Milano per delle cornici video.  Fra l’altro, primo al mondo, ha voluto fare gli Hyperlapse con il Ronin M, e in sostanza significa riuscire a camminare sopra le teste della gente e riuscire poi a…insomma, vedete quando entra in galleria di Piazza Duomo. C’è un messaggio, dentro, nei commenti qualcuno lo ha colto in pieno. Ma probabilmente sono un paio di minuti da gustarsi, per la spettacolarità, anche senza volerci interpretare nulla.

Siete gentilissimi se volete lasciare un commento, e anche il classico pollice su, al video

luglio 3, 2017
di Fabio Palma
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KEVIN DURANT e una lezione

Quello che il basket insegna a praticamente tutti gli sport ma SOPRATTUTTO alla vita in generale è convivere con l’errore.
Il 10, la perfezione, rara come il diamante viola ma di fatto esistente in tutte le discipline (ci sono stati rarissimi 10 in ginnastica artistica, tuffi, Honnold è ovviamente andato da 10 su El Capitan, si sentono 10 anche a scuola- e fra l’altro Yuri ha preso 10 e 10 in filosofia nel secondo quadrimestre ok l’ho messo per orgoglio ma insomma il prof. a colloquio ha detto mai visto una cosa così potevo non aprirmi a pavone? capitemi fine capoverso orgoglioso-dicevo il 10 esiste ovunque TRANNE nel basket. dove per dire Jordan da tre tirava sotto il 35%, LeBron è ora il più forte del pianeta e sta giocando a percentuali senza senso ma sempre e comunque perfino un 70% è una chimera PER TUTTI. E quindi anche i migliori giocatori di tutti i tempi sbagliano come noi ci metteremmo a PIANGERE se sbagliassimo così in QUALUNQUE cosa della nostra vita.
E quindi è meraviglioso vedere delle partite tiratissime dove la posta in gioco è qualcosa che non riusciamo neppure a comprendere, una finale per dire, ad esempio la finale NBA di questi giorni, centinaia di milioni di dollari in gioco, il ritmo, ragazzi, è inimmaginabile, questi corrono e saltano in maniera disumana e quello che è appena accaduto è che negli ultimi due minuti Cleveland di Lebron James si è suicidata e Golden State Warriors, che ha dentro una chimica di fuoriclasse-tiratori che mai si è vista nella storia del basket (davvero, di squadre leggendarie ne possiamo citare almeno dieci, ma con i tiratori di questa qui, mai successo. Uovo di colombo, forse: l’allenatore, un certo Kerr, tiratore coi fiocchi che regalò un titolo a Jordan con tiro decisivo, si è detto, ehi, me ne frego di avere uno grande e grosso sotto canestro, mi cerco negli anni i migliori tiratori in circolazione e li alleno a fucilare a fucilare a fucilare) e allora Kevin Durant, l’atleta morfologicamente più allungato del pianeta (già, Sport Science lo ha sezionato, e Durant, alto 206cm, ha le braccia lunghe come uno di 220cm, e una mobilità di gambe di uno alto 185cm, e un tempo di reazione di uno alto 180cm, quindi fondamentalmente è DISUMANO capite? arriva prima di chiunque altro ed è rapido come un piccoletto….) negli ultimi 90 secondi NON HA SBAGLIATO perchè il fuoriclasse del basket OCCULTA i suoi errori precedenti, non ci pensa, non ha mai scoramento, ho sbagliato un minuto fa per cinque volte? e chi se ne frega…io provo una cosa difficilissima e quindi IMMAGINATEVI VOI CHE AVETE APPENA FATTO UN PAIO DI ERRORI DA MARTELLARSI LE BALLE PROVARE A FARE UNA COSA DIFFICILISSIMA. Sì, adoro il basket, mi insegna a fregarmene dell’errore e, sapete, io ero uno che a scuola si sentiva onnipotente, lo ammetto, studiavo poco e mi mettevo sotto solo quando serviva per prendere il massimo, e quindi mi ero costruito una consapevolezza del tutto errata, e cioè che nella vita basta volerlo e le cose le fai, niente di più FALSO, quando la vita comincia a farsi sentire veramente, e dipende da dove vivi e come vivi che senti la sua voce (ad Aleppo, per dire, la voce gutturale della vita la ascolti appena nasci…e capisci subito che sei solo un pollo d’allevamento, è questione di giorni od ore e puff…mangiato) e dicevo vedo queste partite e mi dico, ‘sti ca…, questo qui non ha paura di niente, se ne frega di avere sbagliato, se ne frega di avere in mano un pallone che vale un miliardo di dollari e non ho scritto male, io provo una cosa difficilissima e…ecco, imparo da questi atleti, nessuno mi ha insegnato nelle varie scuole che anche se si sbaglia si è del tutto in grado di essere TOP, a scuola e nella vita ti guardano storto e ti prendono pure in giro se sbagli ma pensateci un pò, tutti quelli che vi prendono per il culo per aver sbagliato NON HANNO MAI FATTO NULLA DI BUONO NELLA VITA, io almeno ho notato questo, i grandi devono aver visto almeno una partita di basket di alto livello nella vita e hanno quindi imparato a guardare, sempre e comunque, all’obiettivo finale.

luglio 3, 2017
di Fabio Palma
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CRESCERE

Crescere insieme è qualcosa che insieme ti alimenta e ti corrode…
Sapere dove e cosa devi dire, dove dovresti imporre e lasciar fare…io lascio fare tanto, dicono tantissimo. Sono così nelle cose che mi è capitato di condurre (i Ragni in questi anni, e in team al lavoro ormai secoli fa…), e naturalmente quello che accade è che quando i progetti e le finalità e le cose vanno bene alla fine ti chiamano, ti danno bonus, ti intervistano, ti invidiano pure, ma nel durante se hai dei problemi son croci e spine e la sensazione dei fucili puntati è molto, molto forte…sapete, quasi 15 anni fa mi diedero un premio, best European marketing manager, una targa e un premio (state calmi, niente percentuale sul fatturato se no offrivo da bere a tutti i miei contatti qui e non ho esagerato…avevo fatto crescere una divisione da 12 a 60 e non erano migliaia di euro…), ma prima di quel premio c’erano state convocazioni e tante altre cose…e insomma deve essere duro, e insomma come sta gestendo quelle persone, e così via…avevo un metodo semplice semplice, quello di dare TOTALE spazio alle persone entusiaste e creative, mentre le persone negative le tagliavo totalmente fuori…e così da una gestione che un tizio piuttosto sovrappeso aveva definito “chaotic management” venne fuori quel dato di crescita che era stato il migliore in Europa, e allora mi convocarono in un piano molto alto di un grattacielo di Amsterdam, non il più alto (e non è una metafora, man mano che salivi con l’ascensore significava che stavi andando verso boss ultramilionari e diciamo piuttosto importanti a livello di consumer mondiale…), e fui intrattenuto per dieci minuti (che era un botto di tempo, per quel piano!!), e io ovviamente ci andai senza giacca e cravatta, e allora il mio inglese era accettabile così in quei dieci minuti dissi candido candido questo concetto qui, be free with creativity and put chains on negativity, che probabilmente in inglese serio non vuol dire quello che pensavo e penso ma i tizi mi guardarono strano, sorrisero, mi fecero complimenti e mai più mi riconvocarono dopo targa e premio (che era veramente ridicolo, adesso lo so, per quello che avevo fatto guadagnare all’azienda…), e molti anni dopo realizzai che se fossi andato con vestiario e parole consone forse avrei fatto la così detta carriera, invece avevo in testa solo e solamente il primo 8a da fare (chi arrampica sa…) e quel posto in svizzera dalla vie più dure delle Alpi ( chi va in montagna sa) e di fatti poco dopo feci l’8a e ruppi lo scafoide su una via…insomma tutto secondo logica, compreso il non far carriera…ah sì, ero partito dalla foto col figlio ( ha già due anni, porca …..), e dal fatto che io in fondo VIZIO, sì, sono per viziare le persone che hanno entusiasmo in una persona, per concedere e dare TUTTO, senza neppure un attimo di esitazione, briglie totalmente sciolte, e sapete perchè ho scritto questa cosa? Perchè ieri sera mi ha scritto una mail un tipo che non sentivo da tre lustri, ed era di quel team internazionale ( sei paesi…), mi ha scritto how are you e poi mi ha detto cosa fa, ed ha ora posizione e stipendio mica da ridere, e mi ha scritto, ho imparato molto da come facevi tu, eri proprio strano, non chiedevi nulla se non al primo incontro, niente riunioni e niente reports, e alla fine andammo meglio di ogni altro team, e poi ho capito che non era coincidence, che era una strategia, ora io devo qui confessare che non è una strategia, è un modo di VIVERE, e questo link qui è quello che sta dietro il mio modo di fare, e tutto quello che faccio e che ho voluto dire, appunto caoticamente, qui
Apritelo tranquillamente, non è un virus. O forse sì, ma non di quelli che attacca il PC. Attacca cuore e testa
Buona giornata a tutti

maggio 19, 2017
di Fabio Palma
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CHRIS CORNELL, così bello, così nostro

Eri così bello che quando ieri ho letto bene della tua età non potevo crederci.


Eri così incredibilmente esistenziale da essere uno dei pochissimi al mondo che avrei voluto essere, al posto mio, per qualche giorno.
Eri quello che sto per scrivere.

Che possa dare il meglio di me, in queste righe che sto per buttare giù, perchè non ho dormito stanotte e vorrei essere all’altezza di uno dei tre Geni che mi hanno rivitalizzato la voglia di fare e di capire, fra il 2004 e il 2009, e se è vero che uno non c’era più da tanto tempo, Musil, c’è qualcosa che ora mi tormenta a sapere che gli altri due che così mi hanno scavato dentro se ne siano andati alla stessa maniera, impiccandosi e vittime della peggiore malattia che possa cogliere un essere vivente, la Depressione.
David Foster Wallace e ora Chris Cornell. ( e mi tocca dire, anche Aaron Swartz, dei tre il più intelligente in quanto a QI, certo, e come loro travolto, anche se non solo dalla depressione).
Due talenti che questo secolo può mettere sul suo piatto della bilancia, insieme ad altri geni di altre arti certo, mentre tutti i secoli passati hanno i loro, e ovviamente ne hanno tanti perchè ancora questo secolo è ai primi vagiti, e lo so che molti di voi pensano, aspetta, che cazzo centra questo secolo, guarda che i Soundgarden sono esplosi nel ’90, e anche i Temple of the dog non sono di questo millennio, e io dico, per favore leggetemi, perchè ho una mia convinzione che va contro tutto quello che state leggendo, e cioè che tra tante cose fantastiche (compreso, aperta parentesi, le pazzesche cover di Billie Jean e di Redemption Song, promettetemi che andate a sentirle) c’è stato anche per Cornell un momento irraggiungibilmente superiore, ed è stato quanto le sue liriche e il suo cantato si sono sposati con il fraseggio e gli assurdi assoli di un altro genio, Tom Morello, il chitarrista politico dei diritti umani, per dare al mondo uno dei più grandi dischi di tutti i tempi, io dico il migliore di questo millennio, certo è una opinione ed è quella di mio figlio perchè in famiglia la pensiamo così, e cioè AUDIOSLAVE, stesso nome del gruppo, che insieme a pezzi che già da soli valevano l’acquisto (Show me how to live, per esempio), conteneva tre brani per cui oso scomodare due aggettivi, capolavoro e perfetto, e sono questi tre, LIKE A STONE, SHADOW ON A SUN e I AM THE HIGHWAY, e adesso vi dico perchè centra il Wenden, le vie pericolose, la mia rivitalizzazione, il cinema e i video, e tutto quello che faccio, con questi tre pezzi, e Chris Cornell
Chris Cornell era l’uomo più bello del mondo, l’unico che guardandolo ti faceva pensare, ma guarda Gesù che ha deciso di uscire da un suo dipinto. Era anche l’uomo più adatto a rispondere a un’intervista, gentile e profondo e con quello sguardo che gli cadevi ai piedi, uomo o donna che importa, ed era naturalmente anche un cantante da 4 ottave ( ma altri c e ne sono) assolutamente irriproducibile da qualunque altro cantante al mondo (perchè le sue 4 ottave e il suo timbro da baritono non spiegano tutto, il fatto che Shadow on a sun non è proprio copiabile, questione di corde vocali esasperatamente contorte ne graffiare su alti e bassi), ed era il poeta che si rinchiudeva in una stanza e scriveva il testo di Like a stone. Che diceva questo

In un pomeriggio intriso di dubbi (come gocce in una ragnatela)
In una stanza completamente vuota
Vicino ad una superstrada confesso
Di essermi perso fra le pagine
Di un libro intriso di morte
Leggendo di come moriremo soli
E che se saremo buoni potremo giacere morti
Ovunque vorremo

Vorrei essere a casa tua
Di stanza in stanza con pazienza
Ti aspettero’ li’
Come una pietra ti aspettero’ li’
Solo

Sul mio letto di morte preghero’
Gli dei e gli angeli
Da pagano (preghero’) chiunque
Mi portera’ in cielo
In in luogo in cui mi ricordo
Di essere stato cosi’ tanto tempo fa
Il cielo era livido
Il vino color sangue
E li’ mi incoraggiavi

E proseguii con la lettura
fino alla fine del giorno
E rimasi seduto con il dispiacere per
Tutte le cose che ho fatto
Per tutte quelle in cui sono riuscito
E tutte quelle in cui ho sbagliato
Nei miei sogni fino alla morte
continuero’ a vagare

E in Shadow on a sun, che Michael Mann, nel primo film della storia del cinema girato in digitale, Collateral, usa per una delle scene considerate CULT nella storia del cinema, ovvero quando un coyote attraversa la strada del taxi col taxista e il Killer che si silenziano, e per l’unica volta della storia il Killer ha dei dubbi e perde sicurezza della sua filosofia di vita, Cornell canta questo
Una volta ero dell’idea
Di toglierti il peso di dosso
E lasciarti dove stavi
E tu hai creduto che potessi farlo
Non l’hai mai visto fare prima
Potevo leggerti i pensieri
Dirti cosa vedevi
E mai dire una parola
Ora tutto questo é passato
Fatto e finito – e non tornerà piu

Posso dirti perché
La gente muore sola
Posso dirti che io sono
Un’ombra sul sole

Fissando la perdita
Cercando un motivo
E non essere mai davvero sicuro
Niente se non un vuoto
Vivere senza un’anima
E niente da essere imparato

Posso dirti perché
La gente impazzisce
Posso mostrarti come
Puoi fare lo stesso
Posso dirti perché
La fine non arriverà mai
Posso dirti che sono
Un’ombra sul sole

Forme di ogni grandezza
Si muovono dietro i miei occhi
Porte nella mia testa
Sigillate dall’interno
Ogni goccia di fiamma
Illumina una candela
Ricordi di colui
Che vive nella mia pelle

Che ombra abbiamo, sul nostro sole? Oh, ce l’abbiamo tutti, inutile nascondercelo. Puoi essere l’uomo più borioso del mondo, ma sempre un’ombra, nel taschino del tuo cuore, si sarà posata per coprire una bella porzione del sole che vuoi ostentare al prossimo. E così come il coyote lancia un messaggio DEFINITIVO al Killer e a tutti quelli come lui, così Cornell ci dice, guardate, io posso dirvi perchè la gente decide di morire sola, e ce lo canta, il motivo.
E infine, in I AM THE HIGHWAY, conclude che

non sono il tuo vento che soffia
io sono il fulmine
non sono la tua luna d’autunno
io sono la notte

Quindi Cornell aveva il suo suicidio, e quindi la sua sconfitta, nelle sue strofe, proprio come Wallace, che perfino nelle sue pagine più divertenti buttava lì il suicidio, ironicamente, come un fatto possibile. Ma mentre Wallace era capace non solo di pagine strazianti ma anche di pagine comiche all’inverosimile, Cornell non era mai stato in grado di cantare qualcosa di allegro, è un fatto. O incazzato, come nel secolo scorso, o desolatamente triste, come in questo millennio, anche se stretto nell’imperscrutabile volontà di raccontarci che cosa gli stava scavando il testo e il cervello.
E io mentre aprivo tiri assurdi canticchiavo queste tre canzoni, Matteo penso che a risentirla se lo ricorda, era un modo di auto spiegarmi perchè amassi quei run out piuttosto insensati a dir la verità, e anche se sono una persona molto serena e con pochissimi momenti bui come quelli con cui invece conviveva Cornell, riconoscevo a questo Gesù dei miei tempi che quel cobweb afternoon ogni tanto lo attraversavo anch’io, che quell’ombra sul sole sapevo cosa fosse, e che “perle ai porci privati di me” (mio Dio che metafora sul gettare le perle ai porci, ovvero le cose di valore ai porci…), l’inizio di I am the Highway, ecco, bastardo di un Chris, sì, anch’io avevo gettato, come tutti, tante perle ai porci.
Se oggi avete qualche minuto di tempo, queste sono le tre canzoni di cui vi ho parlato.
https://www.youtube.com/watch?v=7QU1nvuxaMA
https://www.youtube.com/watch?v=4aj9tdxqxDQ
https://www.youtube.com/watch?v=M11XudjVQW0