Fabio Palma

Infinite jest

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maggio 1, 2016
di Fabio Palma
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BLOOD IS STICKER THAN WATER

Blood is sticker than water
my father always said

Questa è una delle mie canzoni preferite di uno dei miei cantanti preferiti, anzi, forse colui a cui sono più affezionato, e non solo perchè candidamente lo ritengo irraggiungibile in parecchie cose che ha fatto, ma perchè mi diede una dimostrazione tangibile di cosa volesse dire amare la propria passione, e io questa cosa me la porto dietro da allora, da quando io e Massimo Barbieri​ andammo al suo concerto al sottobar del teatro smeraldo, e chi lo sapeva, e soprattutto chi lo conosceva se non pochi intimi, leggenda vivente in Australia, piuttosto noto in Germania, assolutamente sconosciuto in Italia, e a quel concerto eravamo in meno di 30, giuro, in realtà c’era una centinaia di avventori ma erano lì per un DRINK, e lui e una nera grande come un frigorifero, e la sua band, esordirono con un fuck off, guardarono quelli del drink ed era una data clamorosamente senza senso, perchè mai lui, abituato a folle immense in Australia, avrebbe dovuto cantare in quel posto da fighette con 30 sfigati attaccati sotto un palco di 3 metri? Ebbene lui e la nera CANTARONO, per oltre due ore, ricordo che un tipo a fianco a me, che la sapeva lunga, disse che la nera era una cantante jazz di livello estremo, mai sentita e manco mi ricordo il nome, ma quanto è vero DIO fecero oltre due ore di concerto PAZZESCHE, Jimmy aveva queste vene della gola che gli si gonfiavano e io e Max ci guardammo più volte e ci dicevamo con gli occhi, questo crepa qui, scoppiano quelle vene lì, mai vista una gola più gonfia, quanto è vero Dio, perchè lui, sappiatelo, ha portato la voce dove nessun altro è mai riuscito ad arrivare, alta, intonatissima ma graffiante, un incrocio fra la Carey e Brian Johnson, ci batteva il cinque e diede TUTTO per noi 30 sfigati, così quando ogni tanto mi viene da dire “ma vaffa…” perchè stai dando tutto te stesso (per esempio per i Ragni) e qualche volta proprio non sarebbe il caso, ma mettiamoci pure quando spendi tempo, denaro, cuore e viscere dietro idee follemente anti-economiche, e ti viene da mollare, ecco mi viene in mente quel concerto lì, Jimmy che se ne fottè del luogo sbagliato e cantò meglio e più professionalmente di altri che avevano davanti 50.000 persone, sono sicuro che anche Max si ricorda quelle due ore, indicentalmente questo pezzo strarodinario parla di un fratello che se ne è andato e la famiglia non si è accorta che c’era una depressione, uno sconforto, qualcosa che non andava, ma “IL SANGUE è PIU’ DENSO DELL’ACQUA”, diceva il padre, nella canzone, la mancanza poi la senti e bisognerebbe cercare di non avere rimpanti e non far accadere che certe cose accadano, perchè poi le priorità della vita si fanno più chiare e certi propri disinteressi erano veramente senza motivi, detto questo ci sarebbe da aggiungere che fra i miei 100 pezzi all life e all time una decina sono di Jimmy, fatemi almeno aggiungere anche Still on your side e Last Frontier, ah, sapete come lo scoprii Jimmy, era colui che cantava “when a man loves a woman” nella pubblicità della cicca della Brooklin, allora ci misi due mesi a scoprire chi cacchio fosse quel cantante lì, poi nel ’90, in Australia, nel deserto dove la sera tutti, ma proprio tutti, erano ubriachi e stesi per terra, perchè era una vita dura, scoprii che tutta quell’Australia da vita bollente, ma proprio dura, ascoltava e venerava Barnes, certa gente nasce per colmare dei vuoti e capisci perchè quando li vedi dare TUTTO LORO STESSI davanti a 30 sfigati, e adesso quelli che taggo sanno perchè dò l’anima per certe cose anche quando proprio trovarne il senso sembra impossibile.

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aprile 28, 2016
di Fabio Palma
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IL NOME ERA: DELLE CONCHIGLIE

Dieci anni fa scrissi una raccolta di favole, una la spedii ad un concorso letterario, arrivò seconda a Perugia. Spiego: mi ero rimesso a scrivere, dopo tipo oltre 20 anni, scrivere veramente intendo, non cose di scalata, al liceo avevo raccolto voti mai visti ma era un mai visto a quel liceo, e con 3 professori in totale, non abbastanza per essere misurato, capite? Quindi scelsi una decina di concorsi letterari, c’è un mondo anche lì, e uno era esclusivo per le favole, ne approfittai per scriverne un pò, le scrissi in qualche giorno, e funzionava così: Yuri era ben piccolo, gli dicevo, Yuri, inventami un nome di una favola. E lui aveva una fantasia veramente alta, così sparava questi nomi e io avevo 20′ per finire la favola, nacquero “lo squalo piatto”, “il telefono dal lungo Filo”, “La cartella Bianca”, “una marmotta fuoriserie”, per la quale andai a Perugia a ritirare il premio e fu poi portata in giro per l’Italia da una compagnia teatrale, e poi questa qui, che lunga non è ma abbastanza, per FB, per non arrivare alla fine.
“Il nome era: delle conchiglie”
Il mare si presentava la mattina come una coperta appena smossa, e mentre il mondo della spiaggia cominciava a trafficare allontanando la pigrizia, i suoni delle onde si affacciavano timidamente sul grande spartito del giorno.
Era una spiaggia protetta dall’alto e sui lati da grumi di roccia scomposta, e i pochi visitatori arrivati dal mare si stupivano nel vedere la scogliera scappare verso l’alto quasi con fretta inaudita.
La gente proveniva dal mare in grappoli, arrotolata a piccoli gruppi, calzando sandali variopinti per non ferirsi sulle mille piccole gocce appuntite del calcare bianchissimo. La luce era resa ancora più forte dalla sabbia dorata, tanto che gli adulti chiudevano gli occhi e li riaprivano con ancora macchie di spiaggia stampate indelebili nel buio della vista.
Non vi erano bambini, perché gli scogli appuntiti costringevano le barche a fermarsi molto più in là della sabbia, così che solo gli adulti, e neanche con grazia, riuscivano a saltare a fatica piccole pozze profonde, le mani impegnate a stringere asciugamani e giornali, o riviste di moda e motori.
Il nome era: delle conchiglie, perché un tempo la risacca aveva là imprigionato decine di case smaltate colorate con grazia, poi col tempo scomparse per giacere in silenzio su qualche mobile scuro.
Un giorno, l’intera costa fu spazzata da onde alte come il muro di un forte, col piano travolto dall’accidentato e le città vicine sconvolte e in rovina. Per mesi nessuno pensò più di andare alla spiaggia, dove però era avvenuto qualcosa.
Forse nostalgiche di un passato mai visto, migliaia di conchiglie avevano chiesto un passaggio alle onde titaniche, e con calma avevano affollato la spiaggia, ora diversa. Trascorsero la Primavera senza un rumore, fino a quando alla fine di maggio le più alte di loro avvistarono qualcosa avanzare.
Era un barcone, strabordante di gente, ansiosa di essere prima a tornare nel posto divelto dal mare.
Il barcone somigliava a un giocattolo troppo ricco di stondi, perché da lontano la gente assiepata sembrava la cera colata qua e là sui fianchi di una candela panciuta lasciata accesa per ore. Quel che avvenne, di fatto, fu descritto dall’uomo che guidava la barca, e poi tramandato per anni, quindi chissà se è poi vero.
Pare che le più grandi conchiglie abbiano fatto un conclave, così, veloce e di getto, decidendo un no per gli adulti, disposte a accettare solo bambini e bambine. Chiesero al mare, e molluschi e altri piccoli abitanti del profondo e della superficie controllarono bene, riportando alla spiaggia che il barcone era pieno di panciuti signori e larghe o mal sottili signore, ma senza bambini.
Allora le conchiglie radunarono tutti i suoni delle loro contorte spirali, e si alzò un coro di muggiti e tromboni, e fischi acuti come di vento in caverne sottili, e la gente ne fu spaventata, così che il capitano virò giusto da scrutare la spiaggia, e l’enorme distesa di conchiglie suonanti dei loro colori.
Detto al ritorno, il fatto gettò gli adulti nel dubbio, e il loro interesse scemò presto nel nulla. Chi mai avrebbe voluto solo vedere e non conquistare?
Ma un bambino di nome Simone origliò il racconto dei grandi, e nei giorni a venire bambini e bambine ne parlarono sempre più abbracciando un’idea, infine reperendo il coraggio di sussurrare al capitano la loro ingenua intenzione.
Il capitano, omone abbronzato e con la barba salata da mille escursioni sul mare, fu colpito dalla novità dell’idea, e propose agli adulti di imbarcare i soli bambini, e di portarli alla spiaggia dei suoni fermandosi vicino agli scogli ma senza attraccare e calpestare la riva.
Da quel giorno, là dove mille e mille conchiglie propongono un concerto diverso, il capitano porta i bambini del mondo ad ascoltare la natura che orchestra. Lui omone si dice che talvolta si allarghi di gioia, felice di faticare ad arrestare la barca nel capriccio del mare, quasi un’altra conchiglia galleggiante e con tanti piccoli abitanti issati a babordo, e lui stesso racconta che dal barcone applaudono le note suonate e le conchiglie, illuminate dal sole che vira nelle sue altezze diverse, rispondono con lampi di gioia, felici del loro concerto e del plauso di tanti felici e ridenti sorrisi.
Questa era della favola. E per gli adulti…
E’ bestiale come ci siano delle persone che letteralmente vivano per tramare alle spalle di altri. Sono proprio PREDISPOSTI, ecco. Segni particolari? Non hanno mai fatto NULLA. Rincorrono posizioni chiave in determinati campi senza mai aver fatto NULLA in quel campo. Vi faccio un esempio: associazione di scacchi ==>> tale persona non ha mai vinto un torneo oltre a quello di casa sua, epperò sgomita per diventare voce in capitolo a livello più alto possibile nel mondo degli scacchi.
Il loro fine è quello di raccogliere intorno a sè qualche fedelissimo, raccontando un bel pò di storielle, facendo molto fumo in maniera tale rallentare o rendere difficile il percorso di quelli capaci e competenti.
Riconosceteli, combatteteli, fermateli. Sono la rovina delle cose belle, o semplicemente delle cose che funzionano. Sono dei tumori.

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aprile 24, 2016
di Fabio Palma
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LA VERA INUTILITA’…

E poi dicono che sia inutile la filosofia, la pittura, la scultura…

7,5 Milioni di Euro
Dunque…aspettate un pò, riepilogo
chiunque almeno una volta sia andato da Milano a Lecco sarà passato sotto questa cosa qui…

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un’avveniristica passerella pedonale che collega un nulla (posso dirlo, perchè in quel nulla ci ho fatto cinque anni di Liceo, Liceo Peano, da quelle parti ci sono ben poche abitazioni, e quelle un pelo più distanti hanno altri supermercati e negozi a disposizione) al fu (già, ha chiuso..) centro commerciale Auchan.
Io non so voi…io ci sono passato sicuramente più di cento volte sicuro e non ho mai visto un cristiano sopra. Da notare che causa scalinata al termine, non è percorribile da biciclette. Beh, sapete perchè non ci passa nessuno sopra? Rischio crollo…c’è un processo in corso, e i particolari non sono proprio lindissimi.
Pare che quei 7,5 milioni di euro siano stati interamente finanziati dall’azienda francese.
Ok. Sono felice che pure in Francia ci siano teste vuote, mal comune…
Ma la mia umilissima domanda è questa: parliamo un attimo di impatto ambientale, anche visivo, oltre che energetico (vedi trivelle…) e luminoso (già, c’è pure quello, che andrebbe considerato…).
Non sono un ambientalista talebano perchè non ne ho la forza: vado in giro in macchina, mai buttato un rifiuto fuori dal finestrino ma sicuramente, indirettamente, non sono un immacolato. La mia vita ha prodotto rifiuti e consumato energia. E ha utilizzato ponti, strade, bretelle, passerelle, e quant’altro.
Ok.
Ho anche sempre votato, ma proprio sempre, referendum compresi, fra parentesi perdendo SEMPRE. Quindi come elettore valgo una cippa.
Ok anche questo. Fui perfino tentato dall’attivismo politico ai tempi della Rete, pensate un pò.
Ok, non sono tagliato per la politica, voto i perdenti e quindi non mi devo lamentare di quello che mi costruiscono sulla testa, o intorno.
Ma io dico…
Qualcuno, qualcuno dico, avrà pure dovuto firmare, io credo, un permesso di costruzione di ‘sta cosa. E non voglio crocifiggere quel qualcuno, perchè sicuramente intorno a sè aveva delle persone che han detto, sì firma. E poi a dirla tutta quella zona ormai è così com’è, moltissimo peggio chi firma per una piattaforma di fronte ad una costa, per un capannone in mezzo ad un parco, una cava su un lungolago, cose così. Sfregi IRREVERSIBILI che, parlo da politico perdente, forse, dico forse, si sarebbero potuti un tantinello ponderare, in nome di un flebilissimo pensiero del tipo, cosa lascio ai miei discendenti?
E va bene che nella Metempsicosi non crede più nessuno e quindi tutti se ne fottono di quello che lasciamo a figli, nipoti e pronipoti, ma io in ‘sta passerella e tutte le cose dette ci vedo soprattutto una cosa: deficienza. Abbiamo riempito il bel paese di deficienze, continuiamo a farlo, e non vedo rallentamenti. Dalla Val di Mello a questa ciclopedonale, dalla Sicilia alla Valle d’Aosta, coloro che si pongono delle domande tipo “ma dopo come apparirà qui?”, domanda che in fondo a casa nostra pure ci facciamo quando entra uno scatolone, per dire, ecco, quei coloro vengono zittiti ed etichettati pure male. In nome peraltro di un progresso che a me pare diciamo discutibile. Anche perchè 7,5 milioni di euro, che so, magari si poteva dire ai francesi, ehi, facciamo così, oltre alla vostra sopraelevata dubaesca (Dubai dei poveri…) piantumate, che so, mille alberi nel mio comune.
Sì, lo so, proposta da perdente…

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aprile 14, 2016
di Fabio Palma
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NBA, GOLDEN STATE, BRYANT e quella vita lì

Fino a pochi anni fa mio figlio giocava a basket, quindi comprai un libro di P. Jackson, allenatore leggendario, che era la storia di un anno dei Lakers che conquistavano il titolo. Il libro poi non glielo diedi, perchè lo lessi prima e insomma le parolacce non mancavano.
Però era ed è stra-interessante: veniva fuori una vita, quella dei professionisti NBA, che sinceramente era al di là della logica. Ok, ok, guadagnano una montagna di denaro, ma era, ed è, veramente una vita dove devi avere una forza fuori dal comune, mentale intendo anche, e capii il perchè di quelli, molti, che non ce la fanno, quasi autorelegandosi in serie minori, o in Europa e nel resto del mondo.
Il giocatore NBA non vive, gioca e si allena e viaggia. Da 4 a 5 partite alla settimana, tonnellate di aereo, riunioni tecniche sull’aereo, raramente oltre le sei ore di sonno, spesso 4. Perchè dopo le partite serali c’è il BAGNO NEL GHIACCIO per i lividi, mezz’ora ( guardate la foto di questo post: cadono a terra da oltre un metro di altezza, di schiena o comunque male, decine di volte a testa. Poi ci sono colpi, gomitate, schianti, e stiamo parlando di pacchi di cento kg che ti vengono addosso…Per questo uno come Iverson, poco più di noi, o Rondo, o lo stesso Curry, nella foto,

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che entrano in area piccola attaccando il ferro…beh, ragazzi, sappiate che ogni volta che lo facevano o che lo fanno beccano colpi da gente che pesa anche 30 kg più di loro, e ci vanno giù MOLTO pesante), poi mangiano (l’inverosimile per quelli sopra i 100kg, cioè moltissimi), poi faticano ad addormentarsi per l’adrenalina (Shaq mangiava più di 5000 calorie all’una di notte, dopo il bagno del ghiaccio, quindi vagava nei corridoi con gli occhi sbarrati fino alle 4, racconta Jackson, e se aveva perso era meglio stargli lontano. Altra nota, finita una partita Jackson va negli spogliatoi e vede tutto devastato, tutto. Una figura di merda. Arrivano i dirigenti. Una figura di merda. I lakers chiedono scusa, e interrogano tutti per giorni. Fuori i colpevoli. Poi Kobe Bryant va da Jackson e gli fa, senti Phil, Shaq quando perde a volta è nervoso. Jackson lo guarda: lo riguarda. Mi stai dicendo che ha tirato giù dal muro dieci lavandini da solo e ha sradicato da solo tutte le porte? Ehi Coach, io ti ho detto solo che a volte è nervoso, ok? che a far la spia si finisce male. Sorride e se ne va), e alle 7 cominciano a correre per l’aereo, ovviamente famiglia, insegnanti dei figli, etc etc, al seguito. Scesi dall’aereo si corre ad allenarsi, e spesso la sera stessa c’è l’altra partita. Per questo ogni tanto leggi di squadre devastanti il martedi sera, perdenti la sera dopo. Di giocatori mostruosi il venerdì, ridicoli il sabato. Sono pochissimi quelli che stanno oltre il 90% delle partite sopra cifre e statistiche importanti, non arrivano a dieci. Sei già un fuoriclasse, per dire, se azzecchi una partita su 3. Rispetto al calcio, i ritmi sono da altro pianeta, sia fisicamente che mentalmente.
E stanotte è successo che una squadra ha stabilito il nuovo record, ha vinto 73 delle 82 partite della stagione regolare. Delle 9 perse, circa sei erano fuori giri, 3 al pelo. Poi al pelo ne ha vinte una decina, le altre nettamente. Insomma, leggenda pura, con dentro almeno 3 fuoriclasse, e un quarto, Steph Curry, che da due anni è passato da grande giocatore (ma non grandissimo) ad alieno fatto e finito. Io che ho letto quel libro posso dire che ‘sta squadra per questo record ha vissuto 24 ore su 24 per mesi, neppure un’ora di distrazione, ve lo assicuro. Neppure un’ora. CONCENTRAZIONE e DEDIZIONE assoluta. Certo, guadagnano milioni di dollari, ne fanno guadagnare ad altri molti di più, ma la cosa che mi lascia allibito è che esistano, nel senso che ho avuto anch’io GIORNI di dedizione al cento per cento su qualcosa, ma per dire arrivare ad un mese consecutivo mi sembra già fuori dal pianeta terra.
Poi è stata l’ultima partita di Kobe Bryant, il quale sicuramente non avrà avuto marcature asfissianti, però era da due settimane che si risparmiava per questa ultima partita, e ha segnato 60 punti. Più che questo dato, resta il fatto che ha giocato 20 anni in NBA.
20.
20 di quella vita lì.
Ha guadagnato centinaia (CENTINAIA) di milioni di dollari, ma quanti hanno giocato 20 anni ai suoi livelli nella NBA? Meno di dieci nella storia.
Disumano, insomma. Pare che sia uno degli esseri più competitivi del pianeta, uno degli atleti più terribilmente focused e stronzi. Lebron James, altro alieno, ha detto “ogni momento che mi sentivo stanco, che volevo tirare il fiato, anche d’estate che mi allenavo dieci ore al giorno da mesi, mi dicevo: quello (Kobe) non si sta riposando, MAI. Non smettere neppure te.” Sono disumani, vacillano spesso e qualche volta ne combinano pure di grosse. Le loro vite possono essere, e spesso lo sono, incomprensibili. Vanno lette, guardate, senza giudicare perchè finito quel libro io mi dissi, pure ad avere il talento di uno di questi, non so se avrei resistito un solo anno, qualunque cifra in gioco.

Luna sopra Lierna

marzo 16, 2016
di Fabio Palma
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4K Motion, volume 2

Per questi tre minuti posso dire che siamo ufficialmente entrati nella cerchia (infernale?) di coloro che buttano via tempo, soldi e gasolio dietro a una pulsione contorta.
Motion è un concetto, un accadere: Motion è quando apri una via di 600 metri e ci metti tre anni per via della meteo, quando nel 2015 sarebbe bastato un mese, è correre dietro un lavoro che ti piace con un capoufficio imbecille che tarpa le ali e che ne deturpa l’essenza, è quella manciata di tipi assurdi che incontrai quando giravo il mondo con una tenda e pensavo di essere originale, mentre io stavo in ballo al massimo 40gg alla volta e quelli pure un anno o più, per giunta lavorando occasionalmente ora a Sydney ora a Buenos Aires, per poi ripartire, è Gianni Pinna che mi cambiò la vita con la speleologia ma soprattutto con il SUO modo di fare speleologia e di farmela iniziare (della serie, dopo dieci minuti sai se sia il caso di continuare o darci immediatamente un taglio…), e Motion sono naturalmente le ore di Riccardo Mojana che Yuri ha voluto omaggiare all’inizio del video e che, pensate un po’, abbiamo dovuto dirgli noi che era portato per i Timelapse, esattamente come Cesare Castelnovo, e quelle di tanti ragazzi che oggi fanno il Liceo o degli istituti e che vedo sinceramente anni luce davanti a noialtri che a 15, 16, anche 18 anni, vivevamo spensieratamente senza nessunissima preoccupazione o volontà per il futuro, mentre questi, ve lo dico io, sembra che abbiano scritto nelle viscere e nei presunti 21 grammi dell’anima una loro missione.
In sostanza siamo stati in giro una trentina di giorni per questi tre minuti, poi Yuri nelle ultime settimane ha cestinato un sacco di scatti per qualità o anche semplicemente per accostamenti di colore, colore che per lui è un chiodo fisso quanto la composizione. Non c’è composizione corretta senza il suo colore studiato e adatto, e questa è un gran bel postulato che secondo me si presta ad essere applicato ad un sacco di cose della vita.
Poi mi ha particolarmente colpito la musica, voleva una musica così e l’ha cercata per molte, molte ore. E’ un omaggio a Morricone, evidentemente, e da quando mi ha fatto vedere il video mi pare che da ogni composizione esca un buono, un brutto o un cattivo, a ruota o tutti insieme.
Quindi, mentre siamo alle strette finali per il documentario di Roma, finito nella parte video e in attesa della voice over, esce questo Motion vol. 2, che è un lavoro tutto Timelapse e Hyperlapse, e che quindi assegna un orologio a sé stante ad ogni secondo di video. Questo sono i Timelapses e i loro derivati, il tempo stretto in un angolo e lo spazio che si muove e contorce a suo piacere. Che vi tenga compagnia preziosa per tutti i suoi tre minuti, frutto di una trentina di giornate di (non) lavoro, qualche decina di ore di faccia incollata al monitor ma, soprattutto, un’irresistibile voglia di crogiolarsi nell’arte.

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febbraio 29, 2016
di Fabio Palma
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SOLO FIORI e ALBERI?

La scorsa Primavera andammo spesso a Bellagio, per il video che dovevamo realizzare per il comune. Andammo così tante volte che porei dire che Bellagio sia stato di gran lunga il paese da me più visitato nel 2015, si andava proprio a scovare i particolari. E naturalmente  si andava nelle giornate giuste, che essendo giuste sono rare, e si cercava di andare nelle giornate ottime, che essendo ottime sono rarissime. La mediocrità pullula anche nella giornate, mica solo fra le persone. I nostri video nascono dalla fotografia, per cui luce, composizione e cura del colore sono priorità, d’altronde un regista serio si affida al Direttore della fotografia per queste cose, sa che il risultato finale dipende massimamente dalla qualità fotografica delle scene. Un pò di tempo fa ho letto di un finto regista che dichiarava, mi piace quel video, anche perchè ha delle riprese fatte in giornate con luce brutta. Come dire, adoro quel ristorante, il cuoco ci mette ingredienti andati a male. Va beh. O come scegliere apposta di andare a vedere un paesaggio quando la meteo è così brutta che non ti fa vedere nulla. Può capitare, ma è perchè sei sfortunato. Se invece devi fare riprese, hai il dovere di studiare la strategia migliore.

Si andava quindi spesso a vuoto, anche, nonostante web cam e telefonate. E si andava spesso anche a Villa Melzi, che, cito, ha uno dei dieci parchi più belli d’Italia.

Si voleva riprenderla in diversi momenti di fioritura, tampinammo le azalee manco fossero ragazze da attendere a settimane invano. Un corteggiamento che venne immediatamente dopo quello delle ortensie.

Alla fine avemmo così tanto materiale che il comune di Bellagio ci chiese due video, uno per una giornata del FAI ad Expo, l’altro sempre per EXPO ad Ottobre.

E Villa Melzi? A Giugno, finita la scuola Yuri pensava ai video dieci ore al giorno, ad occhio, con punte di 15. E un pomeriggio mi chiamò e disse, che ne pensi? Cavolo, rimasi sbalordito. Mesi dopo, Filippo Salvioni, regista vero, anzi verissimo, commentò con stesso stupore. A quel punto andai dal proprietario di Villa Melzi, persona simpaticissima e più che impegnata. Ed è andata così, ora è il video ufficiale di Villa Melzi, e ne siamo orgogliosi.

 

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gennaio 8, 2016
di Fabio Palma
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ROMA 4K

Erano tipo le 7.30 del mattino, parcheggiato, e già si borbottava perchè sembrava fossimo un pelo in ritardo sul nascere del sole.
50 metri a piedi, e vediamo questa nebbiolina alta sì e no un metro, forse un metro e mezzo, e qualche segno di alba. Yuri monta più veloce che può il Ronin M, è un accessorio grandicello e molto complesso, di per sè non è così complicato metterlo insieme ma insomma ha bisogno di qualche minuto. Dice a Giulia di partire, e parte, e vedo queste due sagome che diventano presto piccole piccole nella nebbia, e questa opera umana pazzesca, assolutamente pazzesca, e intanto avevo tutti questi borsoni. Yuri corre dietro a Giulia, e io in qualche modo devo pensare ad altro, eppure nonostante questo altro ho tutto il tempo, cioè non ce l’ho ma lo trovo, la così detta coda nell’occhio, per rimanere letteralmente sgomento rispetto a questa meraviglia. Ci sono ben poche anime che corrono, che si apprestano a correre, in giro. Solito pensiero che abbiamo tutti, ma se fosse negli Usa questa roba? fila di mezzo chilometro ogni giorno dell’anno, etc etc. No, siamo solo noi e forse tre che corrono. Yuri decide le scene, io riesco anche a regalargli qualche clip aggiuntiva con una delle poche cose che ho imparato a fare bene, abbiamo 45′ di questa luce perfetta che farebbe la gioia di qualunque cineasta, fotografo, etc etc. In quei 45′ ogni tanto mi vengono in mente alcuni istanti degli ultimi anni, dei video che abbiamo fatto per i ragni, degli esperimenti di quest’Estate…il Ronin M è arrivato solo il giorno prima, per ironia della sorte, ma tanto è genialmente tecnologico quanto, in fondo, semplice da impostare. Due o tre tutorial letti di un fiato, e si trovano le impostazioni giuste. Anche in quei tutorial mi vedo leggere e cercare di capire con la massima velocità possibile un argomento, e un accessorio, di cui non so nulla. Credo che, in fondo, un pò di studio fatto tanti tanti anni fa sia servito. Ma non è mica detto, Yuri non ha certo studiato le cose che ho studiato io, e ci arriva sempre molto prima. Noto che io ho più pazienza, qua e là riesco a farlo tornare sui suoi passi, e per questo, forse, l’aggeggio diventa così da subito perfetto.

#san #pietro #architecture #rome #vatican #city

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Così noto questo contrasto pazzesco fra la tecnologia dei nostri 4 borsoni, e quello che riuscivano a fare millenni fa. Mi pare che in quei 45′ due generazioni lontanissime si accostino, noi ne siamo insignificante ponticello. Mi leggo su web tutto quanto riesco a leggere, nei trasferimenti, su acquedotti, strade antiche, chiese e basiliche. Rimpiango di non aver mai fatto seriamente Storia dell’Arte, mi sento un ignorante pazzesco, continuo a vedere capolavori dell’arte e subito vado a leggere tutto quello che riesco. Filmiamo, fotografiamo, spesso sgamiamo ostacoli per le migliori inquadrature. Un sacco di carabinieri e soldati vengono a chiederci, chi siete e cosa state facendo, io subito gli faccio vedere il trailer da telefonino, spiego. Ce ne torniamo a casa con tipo 300 Gbyte di girato, una montagna di materiale, ci vorranno giorni solo per sistemarlo, capirlo, comprenderlo. Questa immagine l’ho già postata, ma la riposto, perchè non avevo mai visto nulla di più così autoesplicante sul fatto che la vita ti possa portare davvero ovunque. Così faccio a tutti gli auguri un giorno prima. Yuri voleva farli con il suo Reel 2015, ci stava lavorando da un mese, ed è successo qualcosa, ci deve rilavorare. Tantissime cose non gli vanno, tantissime sì. Se avessi subito così tanti insuccessi avrei buttato tutto dalla finestra da un pò, ed è questo il segreto dei giovani: continuano…
Siccome penso che tipo massimo due o tre saranno arrivati fino a qui, a loro confido che scrivo queste cose perchè non ho mai avuto un diario, e mi pare che quello che scrivo qui, che poi ogni tanto ricopio sul sito, sia la maniera migliore per ricordarmi certi sussulti. Poi lo so che non rileggerò mai nulla di me, non l’ho mai fatto, ma chi lo sa. Io non so se colui che disegnò e progettò questa roba, oggi monumento, pensasse soltanto al fine pratico, ahò, amo sete, oppure avesse anche in testa il senso del bello. Magari non lo aveva proprio neppure di striscio, il senso del bello, e questo dimostra che certe volte il bello vien fuori quando meno te l’aspetti.
TRAILER:

Su Instagram, sempre più foto backstage, come questa

#rome #street #people #blackandwhite #color #drawing

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dicembre 23, 2015
di Fabio Palma
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GLI EROI

Mi dimentico, ogni tanto, forse ci dimentichiamo in tanti, e spesso, che vivo in un paese dove ci sono un sacco di eroi, non solo malfattori, tangentari, avvocati con le aragoste nella vasca da bagno, tesorieri di partito con conti miliardari, imprenditori dalle mani pulite ma collusi con la la mafia come e più di Provenzano, che se vogliamo anche più giustificato.
Tra tanti di questi eroi, uno me lo sono ricordato ieri, ascoltavo distrattamente un TG mentre facevo tutt’altro.
Pensate, avevo finito la quarta liceo, e allora la quarta liceo, perlomeno era così per me e direi per tutti i miei grandissimi amici di allora, era sinonimo di spensieratezza e zero pensieri per il futuro. Chi se lo filava, il futuro…per me c’era solo il rock, spesso l’Hard Rock, le risate in classe alle interrogazioni degli amici che non studiavano, le partite di calcio della classe, e naturalmente qualche innamoramento non corrisposto. Insomma, niente a che vedere con adesso, che già in seconda liceo, complice web, ci sono un sacco di ragazzi e ragazze con le idee ben spesse.
Epperò c’era qualcuno che lavorava per il NOSTRO futuro, che andava ben al di là di quello per cui veniva pagato. Livatino, Falcone e Borsellino c’erano ancora. Livatino era ancora quasi in fasce. Gente così. Si pensava, malamente, che fossero cose da profondo Sud, al Nord e al centro era più una questione di Brigate Rosse o di delinquenza alla Vallanzasca, ma non era così già da allora, c’era una collusione totale di politici di tutta Italia e banchieri e imprenditori del Nord. Solo che noi avevamo 16 o 17 anni, e chissenefrega. A dir la verità, se ne fregavano un pò tutti, perchè se oggi la Lombardia è, dati alla mano, più mafiosa di tutti, vuol dire che occhi e orecchie sono stati distratti mica soltanto fra i liceali.
Dicevo, eroi. Allora, ricordo che spesi qualche minuto ad ascoltare una certa notizia, era di un magistrato torinese ucciso, indagava su mafia. E si chiamava Caccia. Io ero molto, molto abile nei temi d’italiano, ne avrei fatti uno al giorno. Era un puro sollazzo, il tema d’italiano. Ovviamente sceglievo sempre e solamente il tema libero, perchè per le altre proposte bisognava studiare, e io studiavo solo e solamente in prossimità di interrogazioni, il mio motto era massimo risultato con minimissimo sforzo. E il tema libero per me era uno splendido antipasto, lungo 3 ore, ai pomeriggi di giochi, uscite eterne in motorino, cose così. E per farla breve che tanto fino a qui non ci siete arrivati, inaugurai la quinta liceo, a Settembre, con un tema su questo Caccia, con nel cervello giusto una decina di frasi ascoltate molto distrattamente per radio o Tv. Ovviamente presi 9, ero lo scrittore diarreico (mitica definizione affibbiatami da un prof d’italiano in 2°, che quando gli consegnavo i 5 fogli protocollo, rigorosamente scritti solo in bella e fitti fitti, gli veniva il coccolone, e sospetto ora che mi desse il voto senza leggerli…), e incassai con lecita soddisfazione. Immagino fui retorico abbastanza per risultare sufficientemente indignato, immagino ci misi i mei soliti voli pindarici multidisciplinari (arraffavo quello che mi ricordavo dalle interrogazioni di storia, filosofia etc etc, e centrifugavo), e morta lì.
Già, Fabio, morta lì.
Morto era invece il solito eroe, che aveva una missione nel cuore. Che aveva lottato oer i diritti civili in carcere, che aveva sgominato le Brigate Rosse, che aveva capito tutto della mafia che speculava al Nord, riciclando soldi sporchi di sangue in attività commerciali e industriali che arricchivano gente dalla coscienza sporca.
Credo che scrissi, probabilmente in grande stile e facendo bella figura, tutto questo.
Solo che non lo compresi. Perchè se l’avessi veramente compreso, avrei dedicato non tre ore di italiano, ma migliaia di ore di vita e di impegno, a combattere qualunque atteggiamento mafioso mi circondasse. E guardate che gli atteggiamente e i modi e i comportamente mafiosi son mica cose così lontane da noi, eh.
Ora, ieri hanno arrestato il (presunto…) omicida.
Intanto, vorrei dare 10, non 9, a tutti quelli che ci hanno creduto, indagando e perseverando, da allora. E poi, per quanto valga, volevo appunto pubblicare queste righe in memoria di uno dei nostri eroi. Che per farci vivere bene, arriva a dare la vita.

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dicembre 3, 2015
di Fabio Palma
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ROMA

A Yuri è stato affidato questo documentario, di cui vedete il trailer, a seguito della visione dei suoi lavori del 2015 e del suo operato come cameraman all’evento L’Eroica, tenutosi a inizio Ottobre nel territorio delle colline del Chianti (un evento sensazionale e meraviglioso, che invidia!. Quanto c’è da imparare, da simili istituzioni e organizzazioni).

In sostanza, Roma vista attraverso la bicicletta.
Ovviamente è stata una sorpresa totale, perchè Roma è terra del cinema italiano e certamente non mancano i filmmaker, ma il committente, la Granfondo di Roma, è stato molto colpito anche da una sua valutazione tecnica rispetto ad un altro lavoro, e quindi dalla sua competenza. A me non è rimasto che valutare la proposta, assemblare il team intorno a Yuri, e pianificare il tutto. Yuri va a scuola e quindi abbiamo già dovuto declinare proposte anche straniere, ma questa di Roma, sia pure con difficoltà (lui può girare solo di Domenica…), è compatibile. Inoltre Roma faceva parte dei suoi 10 sogni come videomaker, e se è vero che per posti come la Nuova Zelanda e Mosca dovrà ancora aspettare, beh, Roma è in fondo a portata di…corse!! Arrivo il sabato sera notte, si gira dall’alba fino a poco dopo il tramonto, ritorno a casa alle 23.00, lunedì mattina scuola! Girare ai fori imperiali alle sei del mattino…è la prima cosa che ha visto di Roma con la luce naturale!! Il colosseo, con l’attrice, alle 6 del mattino, illuminato dall’alba.
Nel trailer (questo è quello artistico, poi ce n’è un altro che include anche immagini di repertorio della Gran Fondo) ha messo dentro quasi tutto quello che sa, e ha sperimentato. Girato in 4K, con una cura molto sofisticata della Color correction (che ha studiato nel 2015 in numero di ore incalcolabile), con alcune tecniche di ripresa praticamente da lui inventate e altre comunque molto poco note in Italia. Quello che ha un po’ stupito tutti, me per primo, è il giudizio che è stato dato da un cameraman e videomaker del settore (lo cito volentieri, Christian Bohm. Un uomo eccezionale da tutti i punti di vista) all’indomani del lavoro su L’Eroica: ovvero, che le sue riprese avessero un gusto artistico assolutamente unico, oltre ad un livello tecnico eccellente. (“Yuri è il numero uno!!”, mi scrive ad ogni sua uscita. E Bohm è bravissimo e fa lavori internazionali ricercatissimi!! )
E io e un po’ tutti sapevamo delle sue conoscenze tecniche per le riprese sofisticate, così come del livello tecnico come videomaker (altrimenti non vieni selezionato dai Festival internazionali), mentre il gusto artistico (“sa riprendere una fontana come non ho mai visto fare a nessuno”) se l’è evidentemente sviluppato in quelle migliaia di ore consumate dietro a film e documentari fin da quando aveva cinque anni, da quando insomma si rivedeva i dvd della National Geographic anche dieci volte e recitava a memoria quello che dicevano, commentando il modo in cui venivano fatte le riprese, e così via. In famiglia ci si divertiva a sentirlo così coinvolto, quello che proprio non immaginavamo è che lui stava già STUDIANDO. Chiedeva come regalo di compleanno e di Natale montagne di DVD, e dai dieci anni anche film veri e propri, ed evidentemente aveva già dentro quella pulsione di voler anche FARE, e poi dai 13 anni…è partito!!

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novembre 20, 2015
di Fabio Palma
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GREG LOUGANIS

Va beh
lo scrivo.
Ero in una spiaggia, domenica mattina.
Non sono tipo da spiaggia con ombrelloni, penso sia stata la decima volta in vita mia. Comunque ero lì. Solo soletto, dovevo far passare il tempo fino a pranzo.
Ero seduto su un muretto e a 2 metri c’era un tipo piuttosto panzone, viso di chi la sa lunga e se vogliamo simpatico, furbetto insomma, soltanto grasso, tutto era sovrapeso, con tre tipe vicino. età 50-60, credo O 35 50, boh. Se ti lasci andare, non è facile capirlo.
Il tipo fa il figo. racconta di suo parente anziano che vede il matrimonio di due gay, in Uk, e che bestemmia dicendo, ai mei tempi…etc etc.
Le donne ridono, poi quello si lascia andare. Ah, se avessi il potere…cinque anni, via gay, negri, zingari….solite cose. Poi dice, eh insomma, il tipo dei forni…le donne ridono. Dai non dire queste cose. Ridono. Eh, insomma, magari ha esagerato. Però guardiamo al succo delle cose.
Dice così.
beh, ho controllato bene che fossi a circa 50 metri dalla spiaggia dove non dovevano riconoscermi.
Ho preso fiato, mi sono detto, fallo.
Mi sono alzato, vado. Dico, mi scusi, lei sa chi è Greg Louganis?
Quello e le donne mi devono aver preso per un rapinatore, ho un pò di barba malfatta, capellacci, etc etc. Poi non è che io vada in giro distinto, eh, lo sapete.
Approfitto del vantaggio.
Non lo sapete?
Il tizio smart stava riflettendo, ovvio. E siccome si vedeva che era furbetto, dovevo essere lesto, e poi filarmela per non entrare in un dibattito sociologico-filosofico-con-mille-derivazioni-con-tutta-la-spiaggia-a-partecipare.
Guardi, dico, Greg Louganis è uno dei dieci atleti più forti di tutti i tempi, qualunque sport venga preso in considerazione. Ho detto dieci per avere margine. Pensi che è nato nella Hawaii, pieno di fighe. cerchi le sue foto, lui strafighissimo e fisico fra i top all time, garantito. Ah, numero di medaglie d’oro olimpiche e mondiali irraggiungibile.
Beh, pensi che si è sposato con un uomo, pochi anni fa.
Senta, lo so, sono d’accordo con lei, io quel fisico lo avrei usato diversamente, eh
Ma non ha fatto male a nessuno.
E poi le dico una cosa, dico mentre me ne vado via, che ormai stavo finendo i secondi.
Guardi che potrebbe arrivare uno dal Senegal, dove han tutti un fisico da paura, e mettersi a fare il dittatore, e mandare ai forni quelli bianchi e grassi. Le dico una cosa, abbronzatura e dieta, sai mai.
Poi ho accellerato il passo.
Dietro ho sentito vociare e pure una bestemmia, ma camminavo forte.
va beh, mi son lasciato andare, ma le ore non mi passavano ed ero senza libri, smartphone etc.