Fabio Palma

Infinite jest

Giugno 10, 2019
di Fabio Palma
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ANDRE MATOS

Era diplomato al Conservatorio in Composizione, Canto Lirico, Pianoforte e Direttore d’orchestra.
Gli dissero, al quarto diploma, che probabilmente era l’unico al mondo a poter vantare una collezione del genere, e che nella Lirica avrebbe potuto fare qualunque cosa. “Vada e conquisti il mondo”. I suoi professori lo vedevano Gigante nei teatri di tutto il mondo.
Vi ricordate il film Hunting, il Genio ribelle? La Genialità raramente va secondo professorame. 


André con quel malloppo di diplomi decide per una strada che definire sconcertante è dir poco: il Power Metal.
Beh, direte voi, il Power Metal non è mica il genere degli Iron Maiden? In fondo sono uno dei gruppi più ricchi e famosi del globo, vanno in giro in 747 è figuriamoci André con questi diplomi, si comprerà il Bolscioi e La Scala.
Già, solo che Matos è brasiliano, chi se lo fila nel mondo un gruppo power metal brasiliano?
Matos è amche Direttore d’orchestra, però, sa quindi giudicare, e bene, i musicisti. Nasce un gruppo formato da musicisti spaventosamente bravi, ognuno nel suo ruolo un Master. Matos sarà ovviamente alle tastiere e alla voce, e metterà il becco in ogni composizione. E ha un’idea: niente fotocopie di Iron Maiden o Judas Prost, ci inventiamo un genere. Facciamo Metal, ma come non l’ha mai fatto nessuno. Niente riff derivanti dal Blues, niente linee semplici di accordi. Andiamo sul massimamente complesso. Prendiamo la.musica popolare brasiliana, quella che conosciamo solo Noi, la scomvolgiamo in chiave metal e classica, e io ci metto la mia voce Lirica 
Vediamo chi se ne accorge.
Bene, è domenica e la meteo sarà così così, quindi cercatevi per favore Holy Land, Angra, e ascoltate e catalogate. 
Non ce la farete.
E non ce la fece nessuno.
Il mondo stava per diventare Globale, così nonostante quella roba venisse dal Brasile qualche Media se ne accorse e se ne accorsero anche musicisti vari del rock, e non solo. Si scomodo’ il termine progressive, quello di Genesis, PFM e nell’Hard Rock i Dream Theater, ma le linee musicali erano indubbiamente del tutto nuovo. Matos fu intervistato e spiegò, complice la cover di Wuthering Heights (che un maschio cantasse Kate Bush neppure il Padreterno se lo sarebbe immaginato…) gli Angra sfondano in Brasile (per forza) ma diventano famosi nel campo metal anche fuori dai confini. Anzi, le riviste NON metal ammettono candidamente che Holy Land e compagnia sono qualcosa di totalmente innovativo. Matos ha centrifugato Ritmi tribali brasiliani con linee classiche, il tutto suonato in versione Metal.
E poi avviene quello che spesso blocca i Geni.
Il carattere…
Matos e gli altri litigano , e di brutto, praticamente su tutto. Si narra che non si parlano neppure nei camerini. I Concerti sono perfetti, ben poche band sono live come loro: i Toto, i Dream Theater…poi bisogna andare nel Jazz Rock, ma qui c è anche una voce, e Matos dal vivo è devastante. Solo che le fondamenta sono fragilissime, e soltanto all’inizio del successo mondiale, Matos se ne va dalla Band. 
Il secondo inciampo è razziale…Bruce Dickinson lascia gli Iron Maiden (ci ritornerà buono buono anni dopo), e sebbene la.musica degli Iron sia di fatto semplice, è innegabile che le 4 ottave di Dickinson siano alla portata di pochi e che dal vivo cantare per due ore gli Iron per centinaia di volte all’anno sia roba da Robocop. 
Gli Iron Maiden inducono un concorso mondiale a cui si presentano migliaia di cantanti, decine dei quali super famosi. Diventare il cantante degli Iron Maiden significa diventare miliardario e tra i primo 500 nomi più popolari del mondo, politici e sportivi compresi.
Le audizioni sono perfino pubbliche, e ne rimangono tre: una delle ugole è quella di Matos. 
Ed è qui che avviene quello che spesso ostacola quelli bravissimi: il loro talento fa paura. La gente ha paura della bravura quando può entrare nella tua vita prendendosi una parte di te.
Steve Harris, il compositore di tutto ciò che è Iron Maiden, probabilmente il più fenomenale inventore di riff e ritornelli orecchiabili della storia del rock, fa sapere che preferisce un inglese (e la scelta penalizza gli Iron fino al ritorno di Dickinson perché il prescelto è piuttosto insipido), ma la verità è che Matos, col suo diploma di Direttore d’orchestra, sarebbe stato estremamente ingombrante. E cosa sarebbero stati gli Iron Maiden con un pianista classico capace di comporre…chi lo sa…
Così Matos continuo’ una carriera prevalentemente solista con alcune gemme (Time to be Free è un disco stupendo) mai Mainstream, e la sua morte di ieri colpisce non centinaia di milioni di persone ma forse un solo milione. Aveva 47 anni, ancora non se ne conoscono le cause.
Lo ascoltai con mio figlio che non ave a 10 anni all’Alcatrazz. Yuri cantò a memoria tutte le canzoni, lo guardavano tutti. Matos non aveva più i picchi lirici di Holy Land ma la performance fu strepitosa.
Non c’è mai stato altro come Holy Land nella musica mondiale: per comporre qualcosa del genere devi proprio essere appassionato di Lirica, Metal e musica Tribale. E capirne. E saperla cantare e avere gente intorno che la sa suonare. Gli Angra di Holy Land sono stati qualcosa di paragonabile ai film di Malick o alla scrittura di Bolano. Qualcosa che prima e dopo può essere accompagnato soltanto dall’aggettivo irripetibile .
Ho ascoltato il disco Holy Land centinaia di volte nel mio periodo incosciente, dal 2005 al 2011. Infinite jest prevalse su Holy Land, nella.mia testa, per un niente, come nome al nostro capolavoro. Ora mi accorgo che non c’è più nulla di quegli anni, né David Foster Wallace ne André Matos né tutto il resto. Adesso sono proprio solo ricordi. 
Era destino che non ne rimanesse nulla, ma non pensavo così in fretta.
Ai musicisti di ogni genere Consiglio l’ascolto di Carolina IV, dal disco Holy Land, oltre Holy Land stessa. A tutti gli altri, piu’ leggera, Make Believe, poi Holy Land e tutto il resto

Giugno 7, 2019
di Fabio Palma
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L’AGONISMO

Ringrazio Alberto Alberti per questa foto della.mia atleta che si accingeva a recitare il ruolo di favorita in una Finale sportiva.


È un ruolo decisamente carogna ed è per questo che esistono le scommesse sportive: il favorito vince ma molto meno spesso di quello che sarebbe logico accadesse.
Una fonte bene informata mi ha poi detto che a causa dell’adrenalina di questa finale che pure la vedeva, logica alla.mano, vincente, l’atleta non ha chiuso occhio, tanto che la mattina dopo ad una seconda gara la brillantezza ha avuto alti e bassi.
Dalla foto però non tracima ansia ma determinazione e ho visto la stessa espressione in una foto postata da Riccardo Tabarin questa mattina di un’altra atleta.
E quindi ho pensato che si sta parlando di 14 anni per l’atleta che ho postato io, e di 15 o massimo 16 per la sua.
Voglio dire, io a quell’età la massima tensione che dovevo sopportare era quella di un’interrogazione inaspettata e, francamente, rispetto ad una gara di fronte a centinaia di persone che ti guardano, un giudice, amici e conoscenti, qualche telecamera e magari un titolo italiano da rincorrere…beh, viene proprio da ridere No? Per questo l’atleta agonista di alto livello ha una testa mostruosa, ha sopportato cose, ci ha declamato P. Dick in un libro poi diventato Film di un certo spessore, di cui noi umani non abbiamo idea.
Io avevo allenato molto anni fa e avevo smesso dopo un anno passato a tranquillanti, ansiolin dopo ogni partita: non riuscivo altrimenti a dormire. C’era di mezzo una promozione in serie B e quindi anche piccole svolte di vita (neppure troppo piccole), e quella stagione fu in effetti la più grande centrifuga di tensione in cui fui catapultato. Niente di lontanamente simile in nessun esame universitario. Tanto meno sul lavoro, una volta dovetti esporre un progetto che coinvolgeva molti soldi e tante persone a un Board of Management olandese e tutto era costruito per terrorizzare ma, vi dico la verità, alle domande arroganti e quindi ignoranti del grande Mega Capo da stipendio e potere infinito in un’azienda da 200.000 (non ho sbagliato, ai tempi era così…) dipendenti io risposi col mio pessimo inglese perfino con qualche battuta che fece rimbalzare anche qualche sopracciglio. 
E sapete perché ?
Io esponevo una cosa di cui sapevo tutto e quel tizio non ne capiva un accidente e avrebbe potuto farmi rotolare nella polvere ma io ero a posto. Le cose stavano nel modo in cui dicevo io. Punto.
Invece questa e altri atleti che affrontano un testa a testa devono far fronte a una miriade di dettagli di cui non si ha il totale controllo. Ti alleni mesi e anni e comunque il controllo totale non c’è. Oltretutto, in certe situazioni sei solo quanto Gesù in quel deserto…nessun suggerimento, nessun allenatore o amico che ti possa dire qualcosa…E QUESTO FA LA GRANDE STREPITOSA DIFFERENZA rispetto a interrogazioni, esposizioni, etc etc, dove puoi RISPONDERE. E accade che uno sconosciuto Ruiz batta uno degli atleti del millennio e che queste cose accadano anche una quattordicenne lo sa ed è per questo che il suo sistema operativo è a livello impensabile per noi umani.
La bellezza di questa e di altre foto di prima di una gara è degna di una grande mostra di fotografie. Vedo questi ragazzini e ragazzine che hanno molto meno di 1/3 della mia età e i loro volti mi sembrano opere d’arte e insieme prodigi scientifici.
L’atleta è #beatricecolli pochi secondi prima di diventare Campionessa Italiana Speed categoria U16. Auguro a lei e a tutti quelli che praticano sport nel suo modo il meglio del meglio. Vorrei vincessero tutti e sarebbe già tanto che il mondo li capisca. Che non accade poi così frequentemente

Gennaio 7, 2019
di Fabio Palma
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DERRICK ROSE

Che fai ragazzo, ti metti a piangere?


Tu, che hai avuto per anni appiccicata una domanda: WHAT IF.
Cosa sarebbe stato se…
Nasce in un quartiere malfamato e pericoloso di Chicago, come quasi tutti i neri d’America e le future superstar della NBA o del Football americano o del baseball o della Boxe. Dietro le superstar, milioni di disperati che NOI, in Italia, neppure ci immaginiamo quanto sia duro vivere negli states da nero e da povero.
Questo ragazzo è però baciato dal talento, presto ci si accorge che è un’ira di Dio e divenne il più giovane MVP (Most Valuable Player) della storia della NBA. Né Jordan o Lebron o Durant o Kobe erano mai stati votati IL MIGLIORE così giovane. La velocità e l’esplosivita’ delle gambe vennero studiate al computer tanto apparivano fuori dal comune per ogni sport. Alle domande da Superstar, risponde sempre omaggiando la mamma e i fratelli, che lo protessero da scelte pericolose da adolescente. L’adidas gli fa firmare un contratto decennale plurimilionario, è il bravo ragazzo, idealmente perfetto, che ce l’ha fatta partendo dal sottosuolo.
Io avevo appena concluso con adidas il contratto per i ragni e sulla SS36, a Lissone, la sede di adidas italia aveva messo una sua enorme gigantografia, non quella di un calciatore del Milan, per presentare lo sport, anche se meno famoso, ovviamente, di calciatori che giocavano in Italia. Rose era destinato a diventare un nuovo Jordan o Alì, un’icona sportiva. I giornalisti si inventarono una frase che diventò didascalia virale:
“Too big, too strong, too fast, too good”.
Un giorno, in una sua pazzesca azione di gioco, cadde male, frantumando il ginocchio. Passarono mesi, poi anni, poi timide comparse, accenni dell’antica grandezza immediatamente affossati da nuovi infortuni, poi la depressione, un ritiro ufficioso. Il ragazzo, multimilionario ma triste, stava rotolando “nel buco nero coi denti” (David Foster Wallace). Su youtube, compaiono, con milioni di visualizzazioni, questi video
The saddest Story in NBA history
How quickly they forget. Derrick Rose greatest plays BEFORE his injuries
E poi decine e decine di video compilation dei suoi infortuni perchè, diciamolo, in fondo anche lo sfigato fa notizia…
Quest anno ci riprova firmando come riserva al minimo salariale, nessuno parla di lui in estate. Non è un nome che attira più lettori se non i ragazzi con meno di 30 anni perchè per loro Rose è ancora una rosa di nome Derrick. Per tutti gli altri è solo un nome, ex famoso. Gli adolescenti già non sanno più chi sia anche perchè non ha Instagram, non ha nessuno che gli cura l’immagine. Potrebbe, è straricco, ma non è il tipo. Non trapela nulla del fatto che si stia allenando, da solo, molto, molto duramente. Nel suo intimo, ci vuole riprovare, per la quinta volta… Ed eccole le lacrime di qualche giorno fa quando gli dicono che è fra i più votati dai tifosi per la partita da All Stars. 
Da riserva è tornato grandissimo, in una partita ha segnato 50 punti ed eccola la sua foto conj lacrime a fine partita, entra nelle parite dalla panchina e le spacca, letteralmente. LeBron, Durant, i più grandi non solo sul campo, gli rendono omaggio. Nessuno sa se Golden State Warriors o Miami o Cleveland avrebbero vinto certi titoli con Rose a trascinare quei Chicago, perchè non si riusciva MAI a fermarlo, Derrick. Oggi lui SA che non può minimamente azzardare quelle entrate furibonde, quei laser da supereroe con due o tre marcatori impotenti davanti a tanta velocità, e allora ha lavorato sul tutto, sui fondamentali, diventando un giocatore ovviamente atletico ma “normalmente” atletico, per gli standard NBA. Quasi posato, controllato. Ogni tanto qualche vampata fisica, ma sempre quasi pacata. Quattro interventi in cinque anni, due per ogni ginocchio, che cosa mai potete pretendere, Dei dello sport? Ora ce ne sono almeno venti, in NBA, che fanno quello che faceva lui a 22 anni, perchè Rose (come Iverson o Jordan) sdoganò un certo tipo di atleta, quello che se ne fotte di quanti te ne stanno davanti e ci salta sopra. E fra i neri ce n’erano, nei bassifondi, di gente così. Rose fece riflettere Scout e allenatori, uno apparentemente egoista ma di fatto capace di saltare sopra un muro, umano o non, può farti vincere. E se nel caso di Lebron, visto la mole, questo era lapalissiano, nel caso di un atleta come Rose era fonte di dubbi, perchè si pensava che per la NBA ci volessero anche i kg, non solo quella esplosività.
Così ora la NBA ha parecchi Rose antichi, e invece un Derrick Rose diverso, un atleta intelligente e misurato, che tira da lontano e guarda il gioco, che pazientemente usa di sè ciò che gli è rimasto.
LeBron James, che per me è il più grande di sempre (sì, anche di Jordan) anche per quello che dice e che fa fuori dal campo, ha detto, quando ha segnato 50 punti (massimo in carriera!!)
“Quello che ha fatto Derrick Rose stanotte, quello che lascia sul campo, quello che fa con la sua mente e con il suo corpo solo per giocare una partita, è qualcosa di veramente speciale e che ho potuto ammirare da vicino quando eravamo compagni a Cleveland. Lui incarna il vero significato di ‘perseveranza’. Stiamo parlando del più giovane MVP in NBA, di uno che ha battagliato, sofferto e superato ogni infortunio, capace di tornare in campo, dovendo ignorare tutto quello di negativo che dicevano intorno a lui. Gente che gli suggeriva di fare questo o di fare quello. Gente che magari non ha nemmeno messo un piede su un parquet. Fare il career hight stanotte, in una vittoria con Minnesota, è qualcosa che ha dell’incredibile. Penso che ogni bambino debba guardare a lui come esempio tra avversità, trionfo, caduta e rialzarsi. Questo è il motivo per cui il basket è davvero così incredibile. Anche quando un supereroe come lui va KO, rimane sempre un supereroe in ogni caso. Derrick Rose ha dimostrato perché è ancora un supereroe.”
Ed è un nuovo esempio di Resilienza per i miei atleti. Grande Derrick Rose. Grazie, Derrick Rose.

Dicembre 27, 2018
di Fabio Palma
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IL CLANDESTINO PIU’ FORTE DEL MONDO

ONLY THE SKY IS A LIMIT: IL CLANDESTINO più forte del mondo..

.Giannis Antetokounmpo


Niente photoshop, tanto caro oggi a barzellette iconiche tipo belen (minuscolo) e compagnia. Nella foto il fisico non è stato modificato…le braccia sono davvero COSI’ lunghe e le mani sono DAVVERO così, per la precisione stiamo parlando di 211 cm per 101 kg con apertura alare di 222 cm e mano lunga 26 cm ( avete letto bene…) Se LeBron James era il prototipo dell’atleta del futuro e il miglior atleta del mondo insieme a Ashton Eaton , Antetokounmpo è la versione 2.0. Sì, purtroppo il cognome è proprio quello lì, ma grazie al cielo il nome è Giannis e per tutti gli appassionati di sport del mondo LUI è Giannis, punto.Il nome è greco, ed è la sua storia che dà quel pepe imprenscindibile che fa di una storia di sport una grande Storia. La sua famiglia arriva clandestinamente in Grecia fuggendo dalla guerra in Nigeria (una di quelle che permettiamo, noi Italia, di combattere, visto che siamo fra i primi 4 paesi al mondo esportatori di armi in paesi in guerra…anche questo governo, come i precedenti, se ne è ben guardato dal toccare questo punto…e per questo prima di ogni altra cosa non ha il mio consenso, come i precedenti peraltro. Rimango nella mia inguaribile nicchia che non conta nulla, se ne frega di destra e sinistra etc etc e vota solo sfigati spesso apartitici che però sono moralmente coerenti. Amen) e per molti anni rimane sconosciuta ad anagrafe, istituzioni e così via. 5 bambini in famiglia ma non cì sono documenti a testimoniarlo, mentre per dir la verità c’è parecchio razzismo da sopportare perchè pure in Grecia il nero che arriva da lontano, pur se affamato e messo malissimo, dà estremamente fastidio. Ci siamo quasi messi alle spalle la peggiore crisi economica dal dopoguerra e soprattutto le nazioni affacciate sul Mediterraneo hanno dovuto affrontare una disoccupazione e un malessere crescenti, in Grecia la crisi ha causato lotte sociali sfociate nelle più classiche “guerre tra poveri”, le più tristi e dolorose.In Grecia, la terra che ha dato i natali a Pericle, Socrate e Eschilo, la patria della democrazia, da anni piegata dalla congiuntura economica. la disperazione ha spinto in molti a cercare un capro espiatorio a cui addossare la colpa. E quale miglior capo espiatorio se non l’immigrato extracomunitario venuto sulle coste elleniche solo per rubare il lavoro? Come in altri paesi, è più facile dare addosso allo sfigatissimo quando sei sfigato o rischi di diventarlo.Nel 1992 la famiglia Adetokunbo, poi grecizzato in Antetokounmpo. un uomo e una donna scappati dal proprio paese e rifugiati in territorio europeo, è clandestina, poverissima e nascosta. E vessata…Giannis e i suoi 4 fratelli si devono barcamenare tra un posto di lavoro e un altro e sono costretti a fare di tutto: babysitter, al cantiere a lavorare come manovali, vucumprà ambulanti, A volte per le strade non si vende a sufficienza, oppure la paga al cantiere è troppo bassa, e quelle volte il denaro a casa non è abbastanza neppure per avere un pasto dignitoso a cena e tutto questo si aggiunge il crescente odio razziale che accompagna i fratelli Adetokounbo fin da bambini. Ogni giorno vivono nel terrore che qualcuno nel quartiere, magari istigato dai movimenti xenofobi di estrema destra, li denunci alla polizia. Il che significherebbe il rimpatrio forzato in Nigeria, una terra a cui i cinque fratelli non sentono di appartenere, avendo sempre vissuto in Grecia.Però Giannis e uno dei fratelli comincia a crescere, parecchio, e viene notato per strada. Vieni a giocare a basket, gli dicono. Lo prendono subito in una società di serie A2 greca, perchè non è solo alto, è veloce e agile come il vento. Siccome la NBA è roba seria, nella sua palestra di serie B passano degli Scout NBA e prima che se ne accorgano le società europee Giannis viene selezionato da una squadra NBA…è alto poco più di due metri e molto magro, viene scelto come numero 15 fra i nuovi ragazzi della NBA e quell’anno la prima scelta toccava a Cleveland, la squadra di Lebron…Lebron e Giannis insieme avrebbero semplicemente costretto a NBA a nuove regole…il ragazzino fa ridere tutti perchè riempie i sacchetti di cibo nei primi allenamenti, recupera le scarpe buttate dai compagni dopo pochi allenamenti, spedisce tutti i soldi guadagnati in grecia alla famigia, poverissima. Insomma, si comporta non da giocatore NBA, seppure riserva, ma come un morto di fame che per qualche giorno è invitato alla Villa del Re.La sua prima partita inizia così, leggete bene…inizio stagione 2013-2014, mancano poche ore al match casalingo della sua squadra, esordio in NBA… Giannis è appena uscito da una filiale della Western Union, la banca, dalla quale ha inviato una grossa somma di denaro alla sua famiglia ad Atene, quando apre il portafoglio e si rende conto che ha spedito tutti i soldi che aveva con sé, senza tenersi neanche un dollaro per il taxi. Ha paura di fare tardi per la partita, L’allenatore non glielo perdonerebbe, e allora preso dall’ansia inizia a correre per strada dopo aver chiesto scusa al taxista che aveva chiamato… Le sue falcate e la sua velocità sono qualcosa di stupefacente, tant’è che chiunque per strada si ferma a fissarlo, finchè una coppia in macchina si avvicina perchè lo ha riconosciuto da una foto e lo esorta a salire in macchina per portarlo a palazzetto in tempo. Giannis non sa come ringraziare, non capisce di essere un giocatore della lega più importante del mondo, promette alla coppia che appena arrivato al palazzetto si farà prestare i soldi…Qualche mese dopo il compagno di squadra Larry Sanders gli regalò un paio di scarpe Gucci. Al giovane Giannis tornarono alla mente i momenti in cui vendeva per strada scarpe taroccate simili a quelle, e nel vedersele lì davanti, autentiche, rimproverò il suo amico per “aver speso troppo” e gli promise che le avrebbe conservate gelosamente e indossate solo nelle occasioni speciali.
Infine, è stato l’allora playmaker Brandon Kinght a raccontare una delle scene più esilaranti mai viste nella sua carriera. Infatti, in varie occasioni i Bucks, come qualsiasi squadra NBA, mettono a disposizione una sala in cui i giocatori possono rifocillarsi. Ed è proprio in quelle occasioni che Brandon raccontò che Giannis si presentava con delle buste enormi che riempiva di cibo a più non posso. Perché nella vita non gli era mai capitato di ricevere qualcosa di gratuito e per sicurezza portava il cibo a casa…Oggi, cinque anni dopo, Giannis è cresciuto di 7cm, 23kg di muscoli (si allena come un ossesso), ha fatto esclamare due mesi fa, dopo un’azione alla Jordan (solo che lui è alto 13 cm in più e ha le braccia molto più lunghe e le mani più grandi della palla di basket, insomma mi perdonino i romantici ma è un Jordan MOOOOLTO più atleta…) “fra dieci anni ce ne saranno molti così e forse fra 50 saranno TUTTI così, ma adesso SOLO LUI è così”Giannis dal cognome impronunciabile ha educatamente detto no ad un allenamento estivo con Lebron e altri assi per non farsi copiare movimenti e segreti, si allena come se fosse l’ultimo dei poveri sbarcati alla mensa del Re, ed è candidato ad essere nominato MVP, ovvero il migliore, per il 2018/2019. Così un immigrato clandestino vessato per anni sta per diventare uno dei dieci sportivi più famosi al mondo, e qualcuno dice che fra 5 anni sarà LO sportivo più famoso, e pagato, del mondo.Io me la godo perchè la Vita ridicolizza spesso gli arroganti bisogna solo aspettare. Leggere di queste storie mi fa bene, mi fa SENTIRE bene, e me le fa scrivere.Buona giornata

Ottobre 11, 2018
di Fabio Palma
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MANNY PACQUAIO

Immaginate una povertà che va al di là della vostra massima percezione di povertà. Cortocircuitate ogni pensiero positivo e luminoso e fate entrare scarafaggi, fame e privazioni in ogni remoto neurone. Poi scrivetevi un’aspettativa di vita non superiore ai 30 anni, ed entrate in questo reality dove ad un bambino il padre prende il cane e lo cucina per cibarsi.
La leggenda di Manny Pacquaio parte da questa scossa che, racconta oggi, lo segna indelebilmente. Il bambino è magro come soltanto certe istantanee africane ci riescono a raffigurare in quanto non abbiamo un archivio con una simile rappresentazione. Si fa presto ad essere intolleranti, perchè semplicemente non abbiamo idea di che cosa sia la vera povertà e la denutrizione.
Ogni giorno, dal suo villaggio, è costretto a percorrere chilometri fra le montagne alla ricerca di cibo e acqua, e molti anni dopo dirà che il suo incredibile Cardio gli derivò da questi anni di privazioni, quando il suo corpo era sottoposto a camminate lunghissime e in salita compiute senza prima mangiare o bere. Ed ha meno di dieci anni quando è costretto ad aiutare un pescatore come lavoro, assistente di fatica.
“non ho mai fatto sforzi pesanti come quelli compiuti in quegli anni su quella barca, quando sollevavo pesi sempre superiori al mio e potevo mangiare pochi grammi di pesce crudo la sera”.
Ogni tanto lo mandano nella città più vicina a mendicare o a cercare cibo e una volta lui e il suo fratellino vengono circondati da parecchi ragazzi più grandi. E’ la prima volta che deve difendersi e Manny li abbatte tutti, trascinato dalla disperazione. Al mancato pestaggio assistono adulti interessati…tanto che viene assoldato per gli incontri clandestini dove i bambini entrano in stanzoni pieni di scommettitori e cominciano a pestarsi, prima o dopo combattimenti fra cani. Magro più di qualunque altro avversario bambino, Pacquaio vince anche contro ragazzini di 3 o 4 anni più grandi perchè ha una dote che non si era mai vista, muove piedi e braccia ad una velocità anche doppia di quelle degli altri adolescenti, e non ha mai nessun bisogno di rifiatare. Un giorno gli mettono davanti la Star di tali combattimenti, molto più grande e più grosso di lui, e Pacquaio vince…Gli danno droghe ed è comunque carne da macello, carne per deliziare gli adulti, come accade in tante parti del mondo, la nostra compresa…

A 16 anni gli dicono che può diventare professionista del pugilato, carne da macello per Campioni già affermati o pugili rampanti che hanno bisogno di fare curriculum. E’ un avanzamento di carriera, anche se è sempre carne da macello, Però vince i primi incontri, prima di essere messo Ko da uno sconosciuto al 12° scontro, che poi sarà per tutti quello che “mise Ko un Pacquaio giovanissimo”. Perderà anche una sfida mondiale, perchè troppo indebolito dalla perdita di peso, alla 28° battaglia. E decide di passare alla categoria superiore.
Mette su un paio di kg, ma parliamo sempre di un ragazzino così magro e affamato da essere comparabile ad una ragazzina magra di 16 anni…ma nel suo paese si comincia a parlare di lui, perchè vince ripetutamente, e sempre con un ritmo MAI visto. E’ una furia, gentilissimo e quasi dimesso fuori dal ring, inarrestabile quando circondato dalle corde di un ring.
Poi negli USA succede che un Campione del Mondo, a due settimane da un incontro per un titolo, apprende che lo sfidante si infortuna. I soldi sono già stati investiti, i biglietti venduti…che facciamo?
Il suo manager trova questo nome, Manny Pacquaio, e il campione dice, Ok, così me la sbrigo in fretta. A Pacquaio si chiede, ti va fra due settimane di fare un incontro per il titolo mondiale? Di solito un pugile si prepara dai due mesi in su per un incontro importante e il pugilato non è esattamente un discorso di fare una partita o una corsa o una salita, comunque annuisce.
Ed accade quello che il commentatore HBO urlerà, in diretta, a tutto il mondo: a Superstar rise today in Las Vegas. Già al primo round il Campione è investito da una quantità di colpi che i Computer diranno non essere MAI stati lanciati in un solo round, e va giù, come se una frana di massi gli fosse rovinata addosso. E poi si arrenderà al settimo round, scomparendo per sempre dalla scena internazionale.
Qualcuno dice, il campione non era abbastanza preparato, ha sottovalutato, sia stato colpito a freddo.
E allora arriva, in Messico, la patria mondiale del pugilato sotto i 60kg, la prova della verità. Lui e Marco Antonio Barrera, futuro Hall of Fame, un duro dalla faccia da duro, dalla classe infinita, dalla potenza devastante, dal ritmo increscioso. E l’incontro è a Città del Messico. Gli scommettitori non hanno dubbi, soltanto qualche esperto punta sul Filippino. La bolgia e il tifo sono qualcosa, sappiatelo, che non ha eguali in nessuno sport praticato da noi…forse solo il basket in Turchia o la boxe in Uk. Forse.
E’ la prova definitiva, decisiva, mondiale. Pacquaio è un tornado, all’11° round un coraggiosissimo Barrera vede il suo allenatore gridare basta, lanciare l’asciugamano in segno di resa, e abbracciarlo fra le lacrime. Pacquaio ha demolito una leggenda vivente…Negli stessi anni ci sarà la Trilogia contro un’altra leggenda messica, Erik “El Terrible” Morales. Pacquaio perde il primo incontro, con un 12°round che entra nelle collezioni dei round più selvaggi della storia, vince nella rivincita battendo per Ko un uomo che non era mai andato al tappeto, e in tre assurde furiose riprese liquida definitivamente la rivalità nel terzo scontro.

Pacquaio è ormai una leggenda vivente, ma siamo SOLO dentro la Boxe. C’è bisogno di QUALCOSA per uscire da una singola dimensione sportiva, c’è bisogno di un evento sociale. Politico. storico. E arriva…
La seconda svolta avvenne nel 2008, quando a Las Vegas il “bello” del pugilato americano, superstar dei media, De La Hoya, lo sceglie al posto di Mayeweather per un incontro fra i Welter. De La Hoya è bello e famoso, in Tv come ospite di trasmissioni patinate, plurivincitore di leggende, solo qualche sconfitta nella sua carriera ed è enormemente più alto e grosso di Pacquaio. Deve perdere peso per tornare nei Welter, e forse si indebolisce, ma sembra proprio Davide contro Golia. Pacquaio entra sul ring e si pensa che abbia davvero esagerato…non pochi media parlano di incontro da NON disputarsi per disparità fisica evidente. Al suono del primo gong la differenza fisica fra i due sembra imbarazzante…
Quell’incontro è segnato dal tifo dei razzisti americani, che vedono nel filippino di colore un personaggio inferiore. Pacquaio già nel primo round mette a segno dei colpi semplicemente troppo veloci per l’avversario e infligge a De La Hoya una lezione memorabile concludendone la carriera all’ottavo round. Milioni di americani assistono increduli al sovvertimento della logica. Il piccolo filippino è una furia che colpisce centinaia di volte il simbolo della Forza Americana e non pochi ci vedono una metafora che va molto al di là di un evento sportivo. Non siamo a livello di Owens a Berlino, ma per questo millennio, e relativamente agli States, sappiate che PAcquaio vs De la Hoya diventerà uno spartiacque. All’angolo di De La Hoya gli dicono “arrenditi, he is too fast”, una frase che riporteranno tutti i Tg americani. Pacquaio diventa per i giornalisti americani “lo sportivo più veloce del pianeta”. Superstar del Basket, del baseball, del football americano fanno a gara per avere una foto insieme al piccolo missile dotato di una potenza e di una resistenza inverosimile. Le scommesse impazziscono, i giornali parlano di lezione del terzo mondo al gigante americano. Non è sport, è qualcosa di più.

Successivamente Pacquaio in un incontro riesce perfino a riempire lo stadio più grande del mondo, quello dei Dallas cowboy. Oltre 100.000 persone per un incontro di boxe, e non dei pesi massimi. Diventa uno degli sportivi più popolari del mondo, e fra i primi 5 negli Usa. NYT lo indica come uno cento personaggi più influenti del pianeta. In Filippine la guerra civile si ferma durante un suo match…affronta tutti, a ritmo impressionante, sconfiggendo tutti i migliori, tranne l’altro fuoriclasse 2K che lo evita, e a ragione. Un nero sbruffone fuori dal Ring ma elegantissimo nel quadrato, uno che i Computer diranno avere il più veloce tempo direazione dello sport professionistico americano. 1,5 decimi per schivare, ruotare il busto, e portarsi fuori bersaglio. Fantascienza. E nella storIA dello sport non è facile trovare CONTEMPORANEAMENTE due fuoriclasse assoluti nel loro Prime Time. nel loro periodo di forma migliore. Siamo ai livelli di Borg-Mc Enroe, o Federer-Nadal 2011, o Alì-Frazier, o Lewis-Powell nel salto in lungo. Il Nome dell’altro? Floyd Mayweather…
Mayweather è il re della difesa, ma Pacquaio dal 2008 al 2010 sembra assolutamente un extra terrestre. Meglio evitarlo, sai mai…partono contrattazioni eterne che non arrivano mai ad una firma, i loro manager si accusano, Manny dice che vuole lpincontro, Floyd accusa il filippino di non voler fare test antidoping prima dell’incontro. La verità? Non si saprà mai…quello che è certo è che in tre anni Pacquaio affronta tutti i migliori di tre categorie di peso, salendo perfino sul ring contro un Margarito di 17kg più pesante (!! potenza della medicina…) e sconfiggendo futuri Hall of Fame, sempre con un ritmo, una potenza, una classe con pochi precedenti nella storia del suo sport.

2011 Pacquaio sembra avere una flessione, sembra semplicemente il migliore, ma NON un extraterrestre.
Poi, nel 2012, prima una sconfitta decretata da un arbitraggio vergognoso, poi un Ko che ne fa temere il Parkinson, contro l’eterno rivale Marquez, al loro quarto incontro, sembra decretarne una fine fulminea e inaspettata, ma Pacquaio tornerà dopo un anno, riprendendo a vincere.
Finalmente, nel 2015, con 5 anni di ritardo rispetto al loro Prime time, si fa l’incontro del secolo, Pacquaio-Mayweather. Tecnica e velocità mai viste da parte di entrambi i pugili lasciano però l’amaro in bocca per la mancanza di una vera e propria guerra, Floyd corre all’indietro con infinita classe e sebbene i pugni più duri, che anche lo scuotono, sono di Manny, l’americano vince. Pochi giorni dopo Pacquaio viene operato alla cuffia dei rotatori, era salito sul ring con un infortunio gravissimo ma ormai non più denunciabile perchè, con un giro di soldi superiore ai 500 Milioni di doillari, l’incontro non era più rinviabile…i due momenti del match in cui Maywetaher era in difficoltà e Pacquaio si era arrestato dopo qualche secondo di attacco furioso (tra cui 14 colpi in 2 secondi…) vengono così spiegati. Il filippino non mostra mai smorfie di dolore perchè, sappiatelo, nella Boxe il dolore non deve essere mai mostrato. E’ sinonimo di debolezza e di resa incondizionata. Avete presente i calciatori, che simulano un dolore insopportabile per avere un fallo a favore? ecco, nella boxe è il contrario. Il dolore più insopportabile deve apparire una carezza. Per questo spesso sorridono all’avversario dopo essere stati colpiti duramente…è una simulazione al contrario della logica…
Pacquaio torna con altri avversari, dominandoli, poi perde nel 2017 in Australia contro una seconda scelta, ancora una volta derubato dall’arbitraggio. Rivince, e per Ko, nel 2018, e nel frattempo è senatore da qualche anno, sempre presente in parlamento, e ricco a milioni, anche se qualcuno parla di investimenti sbagliati.
Il ragazzino magro e destinato a morire presto è oggi un facoltoso e gentile uomo politico, che si trasforma solo sul ring. Non è più quell’ira di Dio che fu fino al 2011, dal 2012 è più prudente, perchè ha capito che il Jolly della degenerazione mentale l’ha già giocato. Non sopravviverebbe ad un altro Ko devastante…,ma Pacquaio è uno dei più grandi pugili di tutti i tempi, uno dei più ricchi, arrivato da una povertà che non possiamo immaginare. O che forse può capire solo un altro pugile, anche lo stesso Mayweather, un altro miliardario (in dollari…) arrivato dal sottosuolo umano.
E un pensiero è inevitabile: quanti bambini, allora e adesso, non hanno la classe infinita di Pacquaio, e nel mondo vengono usati perfino in combattimenti per divertire gli adulti? Quanti ne muoiono in silenzio, clandestinamente, e sadicamente?
Anche questo ci dice la storia

Agosto 16, 2018
di Fabio Palma
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IO VI PROMETTO RISPETTO. RITA BORSELLINO

Una grande donna sta lottando per rimanere con noi (Aretha Franklin) e una grande donna se ne è andata.
Una donna perdente, ha praticamente sempre perso. Sgambettata al suo interno, derubata al suo esterno. Donna dal carattere, a leggere e a sentire, un pelino spigoloso, tutto d’un pezzo…disse una frase diventata CULT, e come tale conosciuta da pochi, e allora mi riallaccio a una risposta da me data in bacheca, e che riporto sotto.
Ecco, cosa disse Rita Borsellino, candidandosi, prima di perdere. Inutile dire che fu mia stella polare…
“Io non vi prometto la casa, io non vi prometto il lavoro, io non vi prometto l’acqua. Queste sono promesse che fanno gli altri. Io vi prometto rispetto”

Purtroppo penso che una bella fetta di specie umana non sia adatta a fare il proprio dovere ( di genitore, di lavoratore, di professionista, di politico, di sportivo, di dirigente, etc etc), che in generale mi è capitato, fra i ragazzi (che amo frequentare insegnando, come nel passato, o allenando, come adesso), di notare che tutti, NESSUNO ESCLUSO, persino il più scapestrato, se “indagato” tira fuori una predisposizione, una voglia, un’attrazione verso qualcosa che lo porta ad essere DOVEROSO o meglio RIGOROSO verso quella faccenda. Io, devo confessare, per molti anni ho fatto cose che NON mi interessavano. Non mi lamentavo, guadagnavo e morta lì. Ero rigoroso? Il necessario. Mai fatto nulla di più del minimo. Verso i 40 anni sono riuscito a divincolarmi, a prendere una decisione, rischiando qualcosa (ma non certo un rischio esagerato, qualche calcolo lo avevo fatto) e dandomi a quello che sentivo palpitare dentro. E lì, lo dico schietto, ho dato il meglio. Scalando, guidando degli scalatori, allenando, supportando mio figlio nella sua passione…insomma, tre o 4 cosette in cui, sinceramente, mi pare che IO funzioni. Con rigore e dovere. E ho pensato, ma sei lo stesso che faceva il minimo indispensabile senza alcuna passione e senza alcun battito accellerato pur percependo un discreto stipendio? Si, sono lo stesso. Non ho mai rubato a quelle aziende che mi pagavano, non le ho mai messe in crisi e a dir la verità mi diedero pUre dei premi per fatturato raggiunto o progetti conclusi, ma era vivacchiare. Ero come…posso dirlo? un politico votato che va a a Roma e se la cava con una legislatura in cui non incide notte e giorno, ma solo giorno. Ecco, io credo che individuare le predisposizioni di un ragazzo o di una persona possa aiutare nel rendere quella persona poi RIGOROSA, RISPETTOSA e DOVEROSA verso se stessa, e verso gli altri. Perchè è un fatto che la PASSIONE è la parola che esce fuori per prima da una persona di qualunque età quando le si chiede, cosa ti guida in quello che ti piace. Certo sto declamando un’utopia, che va a toccare insegnamento, scuola e famiglia, ma veniamo al dunque: quante famiglie fanno scegliere al proprio figlio la scuola che vuole? Quanti insegnanti di ginnastica fanno provare 15 sport nei primi sei mesi ai propri allievi, così che un ragazzino, ragazzina, bambino, possa toccare e provare TUTTO? quale insegnante di latino o di matematica è disposto ad accettare che ci siano alunni che amino fare 20 esercizi di matematica, e altri che proprio non è il caso? E lo stesso dicasi per i temi d’italiano, o le reazioni di chimica? perchè poi succede che in ruolo di responsabllità, in ruoli chiave, arrivino persone che non c’entrano nulla con quel ruolo. Che vivacchiano. Che non hanno passione per quel ruolo. E quel ruolo potrebbe essere quello di dirigente di autostrade, o di sindaco, o di ministro, o di allenatore, o..di padre o madre…e se manca la passione in un dirigente della philips, quale io ero, va beh…mi bastava vivacchiare con un minimo di diligenza per tirare su un fatturato, come richiestomi (nessuno arriverà fino a qua, posso dire che fui premiato come best marketing manager d’Europa, e non me ne fregava nulla e alle 17.00 scappavo a scalare…), ma se sei in uno di quei ruoli…ecco, i disastri sono alla porta. Anche perchè ci sono popoli, e qui concludo, che per genetica hanno un senso del dovere freddo e congelato dentro (scandinavi, coreani, giapponesi,…), sono popoli che anche senza passione fanno quello che gli si indica di fare…noi no. Noi, senza passione, diventiamo bestialmente parassitari e negativi. Dannosi. E, per finire, intolleranti…per difendere uno status quo immeritato…e qui metto la mia conclusione, personalissima. Si diventa intolleranti e razzisti quando si è immeritatamejte in quella posizione. Un grande scrittore (metafora) non teme che arrivi qualche scrittore emergente che firmi un contratto con la sua casa editrice. Che gliene frega…ma lo scrittore mediocre teme che quello arrivato lo fotta…se hai passione e sei nel posto giusto, sicuramente stai facendo qualcosa di valore, e non temi nessuno. Certo controlli che non ci siano irregolarità, ma non diventi cinico, non chiudi gli occhi, sei solidale verso il diverso, sia esso donna (ricordiamoci che prima di tutto, siamo razzisti verso le donne…), cinese, somalo o meridionale. Buona giornata, eh

Agosto 1, 2018
di Fabio Palma
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L’ANGELO BIONDO

Vi ricordate quando avevate 17 o 18 anni, e tutti vi guardavano come un ragazzo o una ragazza troppo esuberante e con troppi pensieri vuoti in testa? Che per voi non erano vuoti, ma colmi di frecce da scoccare?
Avete mai pensato di essere uno sportivo professionista, a quell’età? Phelps in uno spogliatoio di un’olimpiade, nella prechiamata di una fnale, dove arriverà quinto, la Pellegrini che a 15 anni arriva seconda all’Olimpiade, e tutti quegli atleti ancora bambini o al massimo adolescenti costretti dal loro vertiginoso talento a destreggiare la loro clamorosa armonia davanti a noialtri scricchiolanti adulti, pronti a sottolineare un fallimento e ad esporre la mediocre teoria che “era meglio se avesse studiato di più”?
Quando girandomi a destra e a sinistra non vedevo che idoli, e un pezzettino di giornale con la foto di Nadia Comaneci era nel mio portamonete, ed ero in quinta elementare e diventai tutto rosso quando mia madre lo scoprì, un bambino della stessa età stava crescendo senza freni sempre dall’altra parte del mondo, che allora era solo poche migliaia di lm distante, al di là di una stupida cortina politica. Tre anni più tardi, ancora ragazzo, quel corpo di antico greco anche se nato nei miei anni saltò con tuttla la sua bellezza nelle prime pagine di qualunque giornale del mondo. Se ci fosse stato Instagram, Vladimir Jaščenko sarebbe diventato attore dei preferiti di tutte le ragazze e ragazzi del mondo, allora furono gli a dulti i primi ad inchinarsi.

Quando hai i capelli biondi e sei alto 195cm, sei proporzionato e hai un viso angelico, anche la metà del mondo che ti detesta a priori, ovvero negli anni ’70 l’Occidente, è portata almeno a guardarti. Se poi cominci a correre felpatamente come soltanto gli africani sanno fare, giri un po’ su un suolo rosso gratinato, esplodendo la tua gioventù in passi felini ma anche orseschi, e alla fine sarà quasi un quarto di giro, e salti un’asticella che da sotto, provateci a guardarla da sotto, è alta come il soffitto della vostra camera, allora tutti saranno portati ad applaudirti e a cercarti, perchè anche il più sedentario del pianeta comprende che saltare è terribilmente difficile, molto più che camminare e correre e afferrare e tirare un qualcosa. Il salto in lungo non è soltanto una delle discipline più complesse mai provate dall’uomo: è anche la sfida principe che possiamo tentare. Perchè distruggeremo continuamente i record del nuoto, per dire, frantumandoli di secondi ogni decennio, è ovvio e scritto, ma non riusciremo mai che a migliorarci invece di percentuali irrisorie nel saltare in alto bucando il cielo. Sappiatelo, nulla sarà più clamorosamente asintotico per la nostra superbia che saltare in alto. Guardate i miglioramenti degli ultimi 50 anni, e confrontateli con quelli di qualunque altra cosa vi venga in mente. Il salto in alto E’ LA DISCIPLINA PIU’ STRONZA NELLA QUALE UN ATLETA POSSA CIMENTARSI.
Se poi sei anche uno dei pochi al mondo a fare quel salto in una maniera ormai antica e superata, ovvero il ventrale, ecco che insieme all’ammirazione compare lo stupore, e lo stupore ammirato è alla radice dell’amore.
Nessuno NON poteva NON amare Yashenko (lo voglio scrivere come lo scrivevo da ragazzino delle medie piccolino e sgraziato quale ero), il ragazzo di vent’anni bello come pochi, forte come pochissimi, atletico come ancora meno, e diciamo pure fra i primi dieci atleti al mondo All Sports di quel decennio. Andavo bene a scuola, e già una professoressa di nome Tronconi aveva detto una cosa molto impegnativa ai miei genitori, che seri seri mi avevano preso da parte per dirmela come per un’annunciazione, e io avevo risposto, sarebbe bello essere uno Yashenko. Già allora, c’era un po’ di discrepanza fra quello che piaceva a me e quello che gli altri speravano da me…colpa di Yashenko, della Comaneci, di quegli esseri perfetti
Nel 1977 ha 18 anni, dico 18, e salta 233cm. L’anno dopo a Milano, in quel palasport che poi crollò per il peso della neve, davanti a 10000 spettatori adoranti, salterà 235cm, record mondiale. Volevo andarci, quella sera, ma nessuno potè portarmi, mio padre era via per lavoro…E’ un Juniores, è il più forte del mondo nella specialità tecnica di tutto il pianeta sportivo. E salta ventrale, come altri due o tre, fra cui il suo rivale di quella sera, come vedete nel video. Gli ultimi apostoli di una tecnica che morirà con loro due. Uno scrittore disse, il Fosbury è una buffonata, nessuno scappando salterebbe di schiena, se la romperebbe. Il vero salto in alto è il ventrale. Di sicuro, dico io, la forza esplosiva di un ventrale, GUARDATE IL SALTO DEL RECORD DEL MONDO NEL VIDEO,VERSO LA FINE, è qualcosa che soltanto il pugno da Ko di un pugile può eguagliare.
Si mormora che, siccome fortissimo, che sia sottoposto ad allenamenti senza senso, come solo al di là della cortina sanno fare, che sia un ragazzo che conosca successo, donne, attenzioni. Yashenko è un privilegiato e non si lamenta, anche perchè sembra assorbire tutto come se niente fosse. Ascolta Rock, anche se è russo, ed è un pelo strafottente. Tutto il mondo è suo.

Sembra.
L’anno dopo ha 20 anni e i tendini scricchiolano, improvvisamente. Ha del male ma lo costringono a saltare in due gare, e si rompe il crociato anteriore. Deve operarsi, le Olimpiadi di Mosca del 1980 sono vicine ed evidentemente LUI deve farcela, e provano ad accellerare il tutto, Forse non con i migliori metodi possibili.
Fallisce, le deve saltare, e l’alcol, che prima era un compagno di festeggiamenti, diventa un compagno di solitudine e di rimpianti
Torna a 24 anni, ma salta poco più di una donna. 210cm. E si ritira, già dimenticato. Due anni di servizio militare light, il ritorno all’università per laurearsi in educazione fisica, una vita da baby-pensionato, il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991. L’alcolisomo diventa cronico, diventa la dipendenza di Infinite Jest. Arriva la depressione, la cirrosi epatica, l’abrbuttimento di tutto. Si sposa e ha tre figli, ma è solo.
Muore nel 1999, già cieco, a 40 anni. per un tumore al fegato, uno degli atleti più belli e più forti e tecnici della regina dello Sport. Fu imbattibile e STAR per due anni soltanto, poi solo tristezza e declino. La parabola più stretta che possiate immaginare. Forse non era una parabola, ma una cuspide, Forse solo un fulmine.
Vincere è difficile, quasi impossibile. Gestire la sconfitta dopo che hai vinto, ancora di più. Soprattutto quando un regime, una società, quelli che usano le tue vittorie, non ti stanno vicino quando inciampi e rotoli verso un piano più basso, oltre il quale c’è la caduta. Ciao Yashenko, quanto volevo essere identico a te, e quanto ora ti ricordo con tanta nostalgia. Io, che saltai al massimo 170cm e urlai Vladimir quando ce la feci, in seconda liceo, assaporando la gioia di vincere la gravità.
Di sotto, il volo più bello del MIO Yashenko
https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fyoutu.be%2F_zdDeu-RWtQ&h=AT3hqt2bpA9TEdJ4hZ9T1T1jzcrLUT1ZRBIniYWWzF7YRdvlv51_-YLVPD3tq55pIWQFarKl0XFW-inoVocghdNCIocHkWyPNxHAa_hsByBwbpBNTY_1Xn12kdSeIRVGTPWtQ07mJc0CKL_qDF2e6c__OyRmIDRl9bw

PARKOUR, Moda e K-POP

Luglio 29, 2018 di Fabio Palma | 0 commenti

Probabilmente il montaggio più sofisticato finora fatto da Yuri ( poi, a gusto personale, qualcuno può comunque rimanere affezionato ai lavori più poetici che trovate nel canale), con un minuto di video super frenetico, complesso e…fisico, nel pieno centro di Milano.

Da vedere, secondo me.

Giugno 30, 2018
di Fabio Palma
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I CASI GERMANIA e NEW YORK

I CASI GERMANIA e NEW YORK

Dal 9 al 18 Settembre 2001 fui in Olanda in un grande parco e in mezzo un centro di conferenze modernissimo. La Philips aveva selezionato 25 manager da tutto il mondo e io ero l’unico italiano, Ero già tutto orientato alla scalata (facevo al massimo il 7a+ ma per me esisteva solo famiglia, falesie e vie…), ma mi avevano spedito lì, e il tutto, alla Philips, costava veramente un botto. Per oscuri motivi, qualcuno credeva che fossi un carrierista destinato a scalare il Board of management. Fra l’altro, mi avevano promosso due volte e io proprio non avevo insistito, anzi…due anni dopo mi avrebbero dato la targa in argento di Best European Marketing Manager, ma intanto avevo scoperto il Wenden e chissenefregava…
Ci rinchiuse dieci ore al giorno in quella sorta di bunker dorato (si poteva uscire solo la sera, ma non c’erano paesi intorni, e dove andavi, nei boschi?) e ci faceva lezione un noto Guru di marketing americano, avete presente quelli che vendono libri a centinaia di migliaia di copie sul marketing e sul dirigere le aziende, e che fanno soldi a palate con lezioni e conferenze. Ecco, uno così.
Le lezioni, ovviamente in inglese, erano piuttosto difficili, ad esempio ci riunivano in gruppetti che simulavano il Board of Management e ci venivano affidati casi come la Sony, la Nokia, etc etc, senza però che noi sapessimo di che aziende si trattassero, casi veri e storici di grandi successi e roboanti fallimenti, e noi avevamo qualche ora per emettere decisioni etc etc, e ora lo posso dire perchè tanto non è che cambia il mio presente e futuro visto che NON ho voluto fare il manager e il Guru marketing, feci colpo disegnando la linea strategica che due anni prima aveva permesso alla Nokia di sbaragliare la concorrenza diventando la numero 1 fra i produttori di telefonini (nel verbale del nostro gruppetto feci investire l’80% dei ricavi dell’anno precedente in un accordo con il fornitore Hw, la SGS Thompson, per far costruire una fabbrica in Finlandia a fianco della principale fabbrica Nokia, in quel modo ammazzando i tempi della logistica e mettendo insieme i laboratori dell’azienda fornitriice e dell’azienda produttrice, e questo era proprio quelo che aveva fatto due anni prima – ma noi non lo sapevamo – la Nokia, e che appunto le aveva permesso di sbaragliare tutti. (Qualche anno dopo la Nokia si suicidò non capendo l’importanza dello SmartPhone e altre cosucce…)
Io fui un “alunno” molto, molto particolare. Feci un casino incredibile durante le lezioni, un giorno feci scambiare a tutti le magliette, e il Guru chiamò con nomi diversi tre o quattro persone, alla fine andò in confusione, mi disse sorridendo un insulto e quando ci fu l’esame orale, a tu per tu, mi disse che avevo del talento, anzi che insieme ad altri due ero risultato il migliore, ma che ero orrendamente indisciiplinato e che avevo preso insufficiente in Comportamento, un voto importante che, mi disse, sarebbe stata una macchia, Il report di tutti noi sarebbe andato nei piani altissimi e la mia carriera, mi disse, da quella macchia sarebbe stata ostacolata. “Fabio, we had fun with you, but you went beyond some borders” Un manager doveva essere sempre molto serio e incutere paura, intanto però proprio quella settimana ci fu l’11 Settembre e molte di quelle lezioni si sarebbero rivelate inutili, va beh.
Ora, se siete arrivati qui, a mio parere siete curiosamente interessati alle dinamiche di grandi aziende o grandi gruppi, perchè sono partito dallo sport e ci torno solo ora. Ma è così che funziona nello sport, cosa credete. Lo SPORT è l’apice delle dinamiche aziendali, dietro un fuoriclasse o dei fuoriclasse o c’è una società che prende delle decisioni vincenti ( o una FEDERAZIONE intelligente e vincente), o tali Campioni perderanno, trascinati in basso da un Management sbagliato.
Certo non ci deve essere una crisi di talenti, ma nè la Germania nè tanto meno i New York Kkicks, che non essendo una nazione hanno potuto comprare negli anni, avevano questo problema. L’allenatore? I tedeschi uno dei migliori, addirittura in New York presero Phil Jackson, quello dei sei titoli a Chicago con Jordan e poi del dominio Lakers con Shaq e Kobe, che divenne General Manager,, e in panchina Mike D’Antoni, che quest’anno per sfiga con gli Houston non ha fatto fuori i GSW
Dei New Yorl Knick si sa praticamente tutto, e uno dei motivi del loro eterno fallimento è la tolleranza verso le mele marce, a livello di squadra. basta una mela marcia per contaminarsi, male, negli anni. GRANDE PUNTO CHE NON TUTTI CAPISCONO.
Le mele marce vanno buttate via, fatte fuori, isolate.
Punto.
E poi pur avendo una potenza economica al Top, fra i Top players degli ultimi dieci anni puntarono proprio su quello sbagliato (incidentalmente, una mela marcia…), per assecondare i desideri dei tifosi.
I CASI GERMANIA e NEW YORK il terzo e decisivo, del loro fallimento lo riporto alla fine…
Della Germania, per ora, non si sa nulla. Organizzazione perfetta, preparazione perfetta, ottima squadra da almeno prime 8, se non 4. Sospetto che l’allenatore non abbia rinnovato il modo di giocare, perchè avversari mediocri sapevano esattamente come bloccarli, e che ci siano stati errori di formazione profondi, ma non sappiamo se anche il resto della testa del pesce puzzava. Che so, qualche elemento dirigenziale ad accompagnare che aveva messo tensione o leggerezza, cose così. Forse verrà fuori, forse no. Io tenterò di leggere tutto.
Perchè non me ne frega nulla del calcio, ma di come si DIRIGE o si ALLENA nello sport sì. Perchè può capitare che ti capitino dei talenti o dei gruppi prestigiosi da guidare, nella vita, e allora hai la responsabilità di portarli più in alto possibile, di farli divertire vincendo, di soddisfare la fame del loro cuore e della loro anima.
Anche recentemente ho tenuto delle conferenze su “casi”, quel Guru, sapete, non era solo un Guru di fama; era anche maledettamente bravo. Mi insegnò come analizzare un “caso”, a guardare ai particolari, a non tralasciare nulla.
“il falimento di un progetto miliardario può derivare anche da un particolare che appare trascurabile”.
Studiammo casi di ogni genere, e io mi sono abituato negli anni a studiare i casi dello sport perchè quelli delle aziende mi annoiano, sono interessantissimi ma proprio non mi va di suidiare “il caso Parmalat” o il perchè la Samsung o la Lg, dalle retrove dell’elettronica di consumo, hanno massacrato i colossi occidentali che ora non esistono più (e io, in un meeting olandese di alto livello, setnii la frase: “coreani? terzo mondo, non andranno da nessuna parte”. era il 2000).
Chiunque alleni, o sia in una Federazione, o in una società sportiva, dovrebbe essere ancora più in gamba del Manager della Apple o della Marvel.
Perchè in gioco ci sono dei cuori e delle anime di piccoli atleti, e nessun soldo, ma quindi molto di più
Prima sono stato manager di me stesso, aprendo vie, poi di un gruppo, e ora di piccoli atleti. Ogni sera vado a letto chiedendomi, quale particolare hai trascurato? Me ne vengono fuori sempre una decina, divento super ansioso e il successivo allenamento ho quei particolari in testa. E nei Ragni uguale, dormivo ben poco. Sono destinato, a dormire poco.
La cosa curiosa è che allora dormivo come un sasso e svegliarmi per andare al lavoro non era semplicissimo. La mia insonnia mattutina è iniziata nel 2005…quando sono eruttati i tumulti nel cuore…questo il Guru non lo aggiunse e ce lo metto io: Se una cosa non ti prende e la fai per pure e mere questioni economiche-politiche, sarai uno dei motivi del fallimento. E questo è stato il secondo, gigantesco motivo del fallimento dei New York Knicks, nonostante soldi e talenti. A Phil Jackson, che con i Chicago Bulls e i Lakers VIVEVA di basket, dello sport non gliene fregava veramente più nulla, era andato a New York per soldi e mire personali di carriera.

Giugno 16, 2018
di Fabio Palma
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LAST FRONTIER

Siccome non sono un politico e, come tutti a mio parere, non sono in grado di dare un’opinione pertinente sul tema immigrazione (pensate che fra tutte, ma proprio tutte, le dichiarazioni e le opinioni, quella che più mi ha colpito e direi affondato è quella di un immigrato che candidamente ha detto, ok, volete che ce ne stiamo nei nostri paesi, ma guardate che voi e la Francia siete cresciuti con l’export armi del 70% negli ultimi tre anni, da noi si sparano con le vostre armi e quelli che possono fuggono, come la mettiamo? O pensate che su 700 siano tutti ladri e assassini? 50 forse sì, ma gli altri fuggono dagli spari, dalla fame e dalle guerre civili fatte coi vostri business. Commento mio: Minkia…), me la cavo con uno dei più grandi pezzi rock di sempre che, sempre secondo me, conoscete in pochissimi. Si tratta di un vero capolavoro cantato da un cantante spaventosamente bravo, tra i migliori che abbiano mai calcato i palchi mondiali, e questa interpretazione live senza sovraincisioni e trucchi la dice lunga, insomma.
Il testo ve lo copio e incollo, lo trovo brividoso e, nell’oceano di puttanate che si sono sentite in questi giorni, con contraddizioni evidenti da parte di TUTTI (tutti, eh), mi pare, proprio insieme alla dichiarazione dell’immigrato, la sequela di frasi più sensate.
Prego Dio affinchè si trovi davvero una soluzione perchè se qualcuno pensa che chiudere o aprire i porti possa salvare noi e loro da questo casino ho come l’impressione che ce la vedremo sempre più brutta
 
Pushin’ ever westward, across the great divide.
Beyond the darling river,
Towards the outback sky.
The lawless and the brave, searching for a dream.
When all they found was sand and stone,
Where rivers once had been.
They tried to follow nomads, like ghosts in desert dreams,
And suffered in a sunburnt land,
Down in the last frontier.
And they sent them from the motherlands,
Into the greatest fear.
To live and die for freedoms cry,
Down in the last frontier.
A drover rides in search of work, across the sweeping plains.
A farmer kneels in a hungry church,
As his children pray for rain.
Back in a land across the sea,
They found another war.
They asked the Anzacs to believe,
In what their fighting for.
And they sent them to another land,
Into the greatest fear.
To fight and die for freedoms cry,
And for the last frontier.
People in the luckly land, who searched for paradise,
Are reaching out for something more,
And they don’t believe their lies.
The promises of hope and work, still ringing in their ears.
The hungry and the homeless cry,
Down in the last frontier.
And they sent them to another land,
Into the greatest fear.
To live and die for freedoms cry,
And for the last frontier.
The promises of hope and work, still ringing in their ears.
The hungry and the homeless cry,
Down in the last frontier.
The last frontier.
The last frontier.
 
https://www.youtube.com/watch?v=6JKv8J62auM