Fabio Palma

Infinite jest

febbraio 18, 2015
di Fabio Palma
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IL SECONDO VIDEO DI LECCOMOUNTAINS

Anche questo tutto ideato da Yuri come script, con riprese magistrali di Riccardo Mojana e grandi contributi di Carlo Fedele Barri, Francesco Torquati Gritti, Luca Polvara, Riky Felderer, Daniele Carzaniga, e ovviamente lo stesso Yuri.

La storia riprende dal primo, e questa volta ci sono anche elementi “umani”. La musica e il montaggio me lo fanno sembrare un inno all’outdoor, nel senso proprio di “fuori porta”

 

 

febbraio 18, 2015
di Fabio Palma
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L’ABBIGLIAMENTO

F1020016mai commesso l’errore di giudicare un tipo o una tipa dall’abbigliamento. Non me lo posso permettere, diciamo. Anche recentemente me lo hanno fatto notare. In particolare devo dire che ammiro abbastanza i tamarri, non sono mai andato in giro come Steve Stevens, per esempio, e me ne dispiace, devi proprio essere borderline, per andare in giro come lui. Ma il tipo più incredibile era un certo Varoli, Professore di Elettronica nucleare mi pare, che andava in giro con una borsa di tabacco a tracolla e che, ve lo giuro, sarebbe stato malvisto nel 99,9% delle località mondiali. Lui però era un Professore coi controfiocchi e ne sapeva di elettronica come forse nessun altro, della serie, vado in giro come mi pare e piace tanto io so e tu studente puoi andare anche in giro col cravattino ma uscirai da qui che ne saprai meno di me. Naturalmente accade così anche con molti artisti di varie cose e non penso ci sia morale, mi facevano un pò ridere quelli che andavano in giro con la 24ore sentendosi Ingegneri dentro ma poi sono diventato estremamente noncurante, 205523_1014534079969_566_ninsomma w la valigetta e w gli infradito, l’importante è che tu non sia marcio dentro e non viva fregando il prossimo. In questa foto devo dire che manca la tuba e la bottiglia di Whisky e poi Slash ci faceva un baffo, comunque grande soddisfazione se sei il Varoli della situazione e dopo 30″ che parli gli altri ti guardono in maniera diversa, c’è soddisfazione.

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febbraio 17, 2015
di Fabio Palma
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BELLAGIO

Ecco un altro lavoro di Yuri, con fondamentali contributi di Francesco Torquati Gritti, e contributi miei e di Riky Felderer

Su Bellagio abbiamo ancora tantissimo materiale, di qualità altissima, che sarà usato per un secondo video da pubblicare più in là, dopo riprese sulla fioritura.

Questo video ha dietro molte giornate di riprese, con il finale del 6 Gennaio 2015, una 13 ore filate che permise dir accogliere tantissimi scorsi nelle frazioni di questa gemma

 

 

 

 

 

febbraio 14, 2015
di Fabio Palma
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LOTTA, in statistica e in arrampicata

Luchino su Genius

Ad un certo punto di una settimana di apertura di questa via, Dodo era mentalmente esausto. Spiego in breve cosa vuol dire aprire una via di questo genere: è un lavoro. Non pensate a una parete con una via logica, che in qualche ora, a secondo della bravura, tu inizi a salire, passi dove non è mai passato nessuno, e arrivi in cima. No, qui le cose sono completamente diverse. La logica c’è, eccome, ma è come la logica di Touring. Una mazzata. Il partire e arrivare velocemente in alto funziona su granito, dove ci sono le fessure, che a secondo di quanto tu sia bravo effettivamente ti portano in cima più o meno velocemente e più o meno su alte difficoltà etc etc. L’anno scorso due americani ( va beh, Caldwell e Honnold, ma magari chi legge non è del settore) sono passati in manciate di minuti dove il resto del mondo trascorreva giorni, perchè in fessura sono degli Ira di Dio.
Su calcare difficile nessuno va veloce, nessuno. E’ strano, il calcare è molto più variegato e generoso del granito, dove spesso vicino alle fessure non si sale neppure con le ventose, ma quando è difficile…buona notte…ovvio, più sei bravo più comunque fai delle cose belle in minor tempo, ma su questo tipo di vie i migliori al mondo ci hanno messo mesi ad aprire vie, diciamo dieci gg in tre mesi, o anche di più. Lotti, lotti, voli, cadi, ti infortuni, hai strizza, etc etc.
Fatto sta che quella settimana la trascorremmo su 30 metri. per la precisione, cinque pomeriggi per 30 metri. Più precisamente, due dei cinque pomeriggi per sei metri…la mattina intanto scrivevo, Genius appunto, ma Dodo non ce la faceva più. Alle 13 si usciva, un’ora e mezzo al sole, una risalita su corda, e poi la lotta.
Ero così all’università, l’esame di statistica lo diedi in totale sei volte, fra l’altro col mitico Verri. Verri, temutissimo in Analisi I, si presentò in aula quella mattina allo scritto di statistica, invece di un altro. Io, come altri duecento, ero arrivato avendo imparato a memoria una ventina di cose, perchè, scandalosamente, le domande di statistica di quel professore in cattedra erano le stesse da anni…
Beh, appena vedemmo Verri, ci alzammo in tipo 195…uscendo…chiaro, Verri aveva messo delle domande VERE di statistica,
Statistica la passai come volevo dopo sei sessioni, rifiutai anche un 26 che Verri mi disse, Palma è sicuro? Risposi, devo uscire di qua che so la statistica quanto lei.
Pausa.
Scherzo eh. Volevo dire, che la so come si dovrebbe sapere.
Il Verri fece una smorfia che forse, dico forse, era un sorriso.
Alla fine anche questa via ci sorrise, come vedete è un vero e proprio capolavoro della scultura, così come devo dire che la statistica è bella, ma veramente bella. Ascoltavo i telegiornali, e metà delle notizie erano FALSE. Dimostravo matematicamente che erano FALSE. Applicavo intervalli di confidenza, etc etc, e vedevo che ci pigliavano per il culo!!!!!! Purtroppo dopo qualche mese persi la sensibilità, la sapienza diciamo, esattamente come lo scorso Natale su questa via, per il film ho visto i sorci verdissimi. Va da sè, infatti, che le cose complesse sono belle solo quando le capisci, e questo avviene mica sempre, ANZI. Sono momenti effimeri…poi ti devi accontentare delle cose semplici. Penso che tutti noi abbiamo avuto sprazzi di comprensione di cose difficili. Poi ci si deve accontare, per esempio, di vedere delle foto. Se andate nel link, ce ne sono di belle. La speranza è che anche il film esca quanto le foto.

http://ragnilecco.com/genius-monte-ginnircu/

febbraio 14, 2015
di Fabio Palma
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L’ACQUA DEI TEPUY

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Detto che non lo so neppure usare oggi, bene perlomeno, preciso che allora forse non esisteva neppure, e comunque io non sapevo che esistesse. Parlo di photoshop o similari. Insomma l’acqua della foto è proprio così, siamo nella giungla del Venezuela, c’è uno dei circa 100 Tepuy all’orizzonte, e l’acqua è proprio di quel colore lì, ovviamente appena è profonda più di 30 cm diventa nera come la pece, hai proprio l’impressione di un flusso di petrolio, mentre invece quando è bassa è del tutto simile alla coca cola.
Più buona, però. A me la cola cola non fa impazzire, troppo zucchero. Questa invece è proprio…non so, sa di qualcosa di forte. L’indigeno che ci portava in giro aveva detto a Pitax che c’erano minerali sciolti, ok, vi state chiedendo in che lingua si sono detti e capiti minerali e ora, ma solo ora, me lo sto chiedendo anch’io. Ma quei due parlavano così veloce e sicuro, con un metro di differenza di altezza, tutte quelle s messe alla fine di qualunque parola da Pitax e un idioma molto musicale da parte dell’indigeno, che io e Grego non avevamo dubbi, quel che ci veniva riportato era la verità. Pitax, ma chiedigli se è buona, e quello per risposta ne beve un pò, e allora via anch’io a berne a bocca spalancata, ho una foto che mi lavo i denti, fra l’altro faceva schiuma, l’acqua dico, e ci ho fatto pure una nuotata che me la godevo mentre trangugiavo, fighissimo andare sott’acqua e non vedere neppure a mezzo centimetro, facevi in apnea il tuo percorso ed era come giocare a dadi con ill buio.
Comunque esco dalla nuotata, tipo che ero stato in acqua mezz’ora proprio godendomela e bevendo a quattro palmenti, e vedo Pitax che se la ghigna come sapeva fare solo lui, e l’indios di 45 cm più basso che se la ride a squarciagolissima, mai visto due razze umane così giocosamente unite, era proprio la cartolina ideale per una conferenza dell’Onu, secondo me. Fighissimo, Pitax, gli dico, venite anche voi. vai vai Fabietto, che qui gli indios sono partiti con le scommesse. Ah sì, quanta ne riesco a bere? No, quanti gnam gnam piranha riesci a sfamare oggi che dice che così può far bere all’asino stasera.
Mai stato una cima nel nuoto, però quei tipo 50 metri dalla riva vi dico che il mio record l’ho fatto.

febbraio 13, 2015
di Fabio Palma
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SU PALU

Su Palu F1000016

Due sono state le volte in cui per un pelo non sono stato ficcato in prima posizione nella scaletta di qualunque telegiornale italiano, e diciamo in almeno 1/4 di prima pagina di ogni quotidiano di punta. La prima mi è stata evitata dalla naturale Madonnina in questione, alta circa due metri, situata a qualche ora, o un’ora al massimo, di distanza dall’ingresso di Su Palu, immaginifica grotta sarda di oltre 40km di sviluppo, gigante carsico con tanto di spiaggia mediterranea e grande lago all’interno, e così via. Il fatto era che questa grotta era così fantastica, e io ci ero stato dentro con bivacco per una ventina d’ore, che nella piazzetta di Cinisello non potei fare a mano di declamarne ogni meraviglia, col risultato che una decina di mai-entranti-in-qualunque-grotta-di-qualunque-tipo acconsentì di prendersi una settimana di ritaglio vacanze e di seguirmi in Sardegna, scopo primario, entrare in Su Palu, bivaccare dentro, e mentre io cercavo di risalire verso un paio di buchi che il buon Pinna mi aveva indicato, loro se la sarebbero beata in questa spiaggia (El Alamein, nome topografico). Siete sicuri di avere una buona forma fisica? Io sono all’ultimo anno di Isef, io faccio sentieri, io gioco a pallone, non mi stanco mai, ci sarebbe da imparare a scendere su corda, all’ingresso c’è un pozzo, impariamo là a scendere Palma vai tranqui che ce la caviamo, soffrite di vertigiini, dal grattacielo Pirelli mi sono affacciato a testa in giù vai tranqui Palma, mica siamo ingegneri come te noi facciamo sport e siamo gente di mondo, etc etc, beh, quando c’è la convinzione c’è tutto, così entriamo. In Su Palu più o meno all’inizio c’è un sifone, ti spogli, vestiti in bidone, strisci nell’acqua a meno di dieci gradi per qualche metro, poi di là ti asciughi, ti rivesti, prosegui. Prosegui, dicevo. Arriviamo alla spiaggia che comincio a pormi qualche domanda, un traverso su corda con sotto baratro e torrente cacofonico ha creato molto, molto rallentamento. Dei dieci, diciamo che cinque sono già al limite. Rifletto. Mmmm. Al quinto barcollamento opto per il ritorno, senza riposo. Qualcuno di quei cinque, se si addormenta, non lo rinvengo più. Siamo alla 15esima ora quando comincia il riattraversamento del sifone, che mi faccio un numero a due cifre di volte per letteralmente spingere la roba di tutti nel bidone, e incoraggiare. Si arriva al pozzo di uscita, che poi è un camino obliquo, grazie al cielo non verticale e nel vuoto, che ce n’è uno che proprio non sta neppure in piedi, tre che sono comunque allo 0,5% della propria vitalità, gli altri epicamente riescono a trascinarsi fuori (il Gipeto, l’unico oltre a me fisicamente ok, si perderà con uno nella macchia mediterranea, era piena notte, andando in panico. Li ritroverò dopo due ore…). faccio su è già dal pozzo altre dieci volte, spingendo, tirando, spronando. A ben pensarci dovevo avere una forma fisica mostruosa allora, o forse semplicemente un pezzettino di cervello era andato in modalità tamponamento-di-iniziativa-idiota, perchè insomma secondo me almeno due ci stavano lasciando la pelle per sfinimento,e comunque nei giorni successivi 4 di loro non si mossero letteralmente dalla spiaggia di cala Gonone, amebe anzichenò. Credo che il racconto di quelle 25 ore spopolò per Cinisello per anni…a dir la verità poi mi giunse voce che per colpa di questa cosa, che con meno particolari un pelino si diffuse, qualcuno parlò (correttamente) di continentali senza cervello e necessità di impedire con ogni mezzo l’accesso a Su Palu a chi si presentasse senza curriculum adeguato. Mi sa che la Madonna di Sa Palu, laggiù, ogni tanto se la ghigna ancora…Buongiorno, eh

febbraio 11, 2015
di Fabio Palma
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SCRIVERE E SCALARE

Ho smesso di essere competitivo ( e vi assicuro che lo ero veramente tanto…) a Osio sotto. Ultima partita di un campionato di calcio a 5 di serie C, promozione in B mancata (l’avremmo raggiunta l’anno dopo con certezza, ma avevo deciso di smettere di allenare, dicendo anche no ad una proposta di una squadra di B), fine delle ostilità…ero stato anche supercompetitivo a ping pong, dieci anni di scarsitudine fino alla serie C, con bile versata un pò in tutta la lombardia, e naturalmente fino a quando avevo corso dietro a un pallone (sempre molto scarsamene, con rottura del crociato che grazie al cielo aveva spento quel pietoso spettacolo).
Niente competizione negli studi, al liceo, all’università. Mai sentita, d’altronde sarebbe stata idiota, o sei vicino a qualche nobel e allora magari ci sta, oppure fremere per avere il voto in più del compagno di classe…beh, le classi sono miliardi, al mondo…e fra l’altro all’università avevo visto coi miei occhi spiegamenti intellettivi da paura.
Tanto meno ho mai potuto avvertire la competizione nella speleologia prima e nella scalata poi. Inizi dopo i 30 anni e pensi di competere? E con chi, nonna abelarda? Fai le tue cose, ti trovi anche incredibilmente a farne di importanti, e grazie ricevuta.
Però…però…in realtà c’è un tipo di competitività che, non so voi, ma mi assilla spesso, che talvolta sconfina pure nella testata metaforica al muro. Ti parte un odio verso quel bastardo, vorresti sotterrarlo, salire su un ring e dargliele, etc etc.
Ovvero, me stesso.
Ora, passi che sia riuscito a imparare delle nozioni e delle materie di cui ora non comprendo neppure il titolo.
Passi che sui cento metri forse oggi faccio 22, 10″ in più del passato.
E così via.
Ma che tra tre giorni mi debba trovare a divincolarmi su una linea magnifica sulla quale avevo dato il massimo, con gran resa personale…eh, dura accettarlo. Soprattutto, la domanda in famiglia è, ma scusa, come diavolo fai a muoverti su quei tiri?
Già.
La chiamai Genius appunto per il riferimento al romanzo che finii esattamente la settimana di chiusura via. La via andava all’ombra alle 14, io scrivevo dalle 5 alle dieci di mattina, tutto di getto, Dodo, si alzava alle 8, due ore in spiaggia fino a mezzogiorno, poi sentiero sudatissimi e via con la lotta sulla via. Una settimana per un solo tiro…mezza giornata fino al buio per 4 metri…c’era Dodo sconsolato, ma alla fine una soddisfazione immensa.
In sostanza dal 26 al 30 sarò con Riky e Teo a fare riprese sia su Genius che su E la vogliono capire.
No, ho sbagliato.
E non la vogliono capire. Che il nome è veramente sempre più azzeccato.

http://ragnilecco.com/genius-monte-ginnircu/

febbraio 9, 2015
di Fabio Palma
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CUCCOVILLO

Praticamente ci sono due tipi di persone che hanno segnato la mia vita, quelle cattive e quelle forti. Sul piano fisico, quando sono cattive E ANCHE forti, c’è da rimanerne lontani, è chiaro. C’è il mio sport preferito, la boxe, che li incanala in un ring ( dopo adolescenze che a farla breve sono costellate di diciamo una tonnellata di pestaggi e risse varie ), e poi c’è la vita, che nel caso di Cuccovillo prevedeva la vendita di frutta e verdura al mercato, non esattamente un’attività in cui puoi far valere la tua forza, e non parliamo della cattiveria.
In realtà, a Cuccovillo farei un torto; lui, in 7×24-2 ore alla settimana, era un tipo superpacifico, buono come il pane, e pure stra-simpatico.
C’è una sottrazione, lì, e quelle due ore sono quando giocava a partite di calcio ufficiali. Con un arbitro, insomma.
Presto allontanato con ogni mezzo dal calcio a 11, dove era il terrore dell’hinterland milanese di ogni categoria, era capitato fra i miei giocatori mentre allenavo a calcio a 5. Prima partita, e ‘sto Cuccovillo fa letteralmente la differenza. Immarcabile. Una furia della natura. Una sorta di Roberto Carlos con circa 70kg di muscoli stradefiniti, una grinta mai più vista live nella mia vita, una velocità assurda, tiro della Madonna e pure discreta tecnica. Stavo giusto chiedendomi perchè il Cuccovillo non lo vedessi a 90esimo minuto tra i protagonisti quando arrivò la seconda partita.
Corsa furiosa di Cuccovillo sulla fascia, ne salta due tra corsa e dribbling, arriva uno e con spinta riesce a fargli perdere l’equilibrio, lui precipita in volo da deltaplano ( andava ad almeno 25 all’ora ) e l’arbitro non fischia.
Ci eravamo un pò tutti alzati da panchina etc etc quando con la coda dell’occhio vedo Cuccovillo alzarsi dopo ‘sto volo aereo, e partire come un Rhino verso l’arbitro.
Intuisco ( all’epoca ero fresco di Università con sinapsi rapide e ragionevoli ), urlo a due panchinari vicino a me fermiamolo, e tagliamo in diagonale.
Spazzati via.
Nei cinque minuti seguenti tipo dieci ragazzi fra i 20 e i 30 anni cercavano di fermare Cuccovillo, mentre una delle persone più terrorizzate che io abbia mai visto in vita mia ( più anche di me su Achtibahmìn al ratikon, alla fine, o in apertura su Follie di fine Estate ), si faceva piccolo piccolo e sperava che le due squadre, unite in quel momento, lo fermassero.
Beh, cinque giornate di squalifica e periodo nel quale scopro che il mio giocatore è figlio d’arte, figlio di un portiere di serie B a 11 squalificato a vita per rissa, l’unico portiere squalificato a vita per rissa, I presume, nella storia del calcio.
Quel campionato Cuccovillo giocò sei partite, 4 delle quali terminate con espulsione e folla a tenerlo. Niente, non c’era verso, quando vedeva una divisa arbitrale che gli fischiava contro entrava in un mondo dove bisognava farsi giustizia nel modo più sommario possibile.
Quante volte ci viene voglia di fare la stessa cosa quando l’ingiustizia è evidente e pure cattiva? Un pò di volte sì. dai, diciamolo. Comunque non l’ho più visto e mi dispiace perchè vi dico che fuori da quelle due ore ci stavi proprio bene, insieme.

febbraio 7, 2015
di Fabio Palma
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UN PRIMA E UN DOPO

 

Sono affezionato a questa foto, rappresenta una svolta. Avevo l’esame di Fisica II un Lunedì, ma mi sentivo preparato e così il mercoledì sera prendo un traghetto e me ne vado in sardegna, Capo Teulada, scavalco recinzione militare, arrivo al capo, ricammino, traghetto, treno, metropolitana, auto, a cento metri da casa mia, ore 13.30 di domenica ( lo so, ore di traghetto allucinanti per poche ore di non so bene cosa), frontale (colpa mia…) con moto, il motociclista si salva perchè da poco tempo, era il 1986, era entrata in vigore la legge sul casco, alle 13.30 in quel punto c’erano solo due mezzi in quella strada, il terzo arrivò poco dopo, che era compagno del liceo (ciao Previ) che non vedevo da due anni e mi vede prostrato sul marciapiede, mi autopunisco e per due anni niente macchina, però su quel traghetto un ragazzo piemontese mi aveva detto che lo avevano portato in grotte con cascate, laghi, spiagge, robe enormi, mi rimane nel cervello, questa cosa, e così quando ritorno in sardegna, anni dopo, post laurea e post australia, becco un pastore speleo, tal Gianni Pinna che poi ora è praticamente una leggenda, non c’è più, questo mi mette sul ciglio di un buco nascostissimo dalle parti della valle di Lanaitto, mi dà uno strano oggetto, mi fa vedere rapidissimamente come metterci dentro una corda e poi si cala nel buco. Non so come e perchè infilo in quel coso, che poi era un discensore otto, correttamente la corda (non sapevo giudicare la qualità di una corda, mai vista una; comunque il Pinna attrezzò una calata qualche anno dopo, che sapevo ormai valutare, con corda di tapparella, lì mi rifiutai tagliando un pezzo di una corda nuova, niente da dire, il Pinna era troppo avanti, altro che Hard Grit), lascio i piedi fino all’ultimissimo sul bordo del buco per cui inizio la discesa a testa in giù, ovviamente poi capovolgendomi. Stranamente non mi terrorizzo, però insomma. Comunque arrivo giù controllando con attrito di pelle che non vi dico la velocità, e in fondo il Pinna mi fa, in sardo italico, tu queste cose le puoi fare (presumo che quelli che avessero sbagliato la prova siano sepolti in quel buco), e in questa grotta c’era questa stalagmite, che il Pinna mi spiegò che un giorno l’acqua se n’era andata via tutto d’un colpo, magari terremoto o chissà cosa, e quindi c’è questo doppio strato, lo si vede, per n-mila o milioni d’anni sotto l’acqua, per molti meno sopra aria, per tutto quello che è restato quello che si vede. Ero così stupito che la terrificante salita di un paio d’ore dopo non me la ricordo neppure, mi ricordo solo questo stupore, l’essere meravigliato. Il giorno dopo andai in Su Bentu dietro il Pinna, molte molte ore. Se l’Australia mi aveva dato una botta, quei due giorni consecutivi in grotta mi diedero una mazzata che non vi dico. Non ne fui consapevole, ma fondamentalmente certe strane idee che circolavano a mia insaputa su di me ( carriere lavorative, etc etc ), e che probabilmente mi erano comunque estranee ma chi può dirlo, passarono in un istante in uno stato così gassoso che non poterono mai più essere afferrate e neppure viste.Cominciarono i viaggi e la speleologia. E anni dopo l’arrampicata. Così posso dire che per me è uguale a questa stalagmite, la storia. Un prima e un dopo.Su Bentu F1040016