Fabio Palma

Infinite jest

Aprile 28, 2016
di Fabio Palma
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IL NOME ERA: DELLE CONCHIGLIE

Dieci anni fa scrissi una raccolta di favole, una la spedii ad un concorso letterario, arrivò seconda a Perugia. Spiego: mi ero rimesso a scrivere, dopo tipo oltre 20 anni, scrivere veramente intendo, non cose di scalata, al liceo avevo raccolto voti mai visti ma era un mai visto a quel liceo, e con 3 professori in totale, non abbastanza per essere misurato, capite? Quindi scelsi una decina di concorsi letterari, c’è un mondo anche lì, e uno era esclusivo per le favole, ne approfittai per scriverne un pò, le scrissi in qualche giorno, e funzionava così: Yuri era ben piccolo, gli dicevo, Yuri, inventami un nome di una favola. E lui aveva una fantasia veramente alta, così sparava questi nomi e io avevo 20′ per finire la favola, nacquero “lo squalo piatto”, “il telefono dal lungo Filo”, “La cartella Bianca”, “una marmotta fuoriserie”, per la quale andai a Perugia a ritirare il premio e fu poi portata in giro per l’Italia da una compagnia teatrale, e poi questa qui, che lunga non è ma abbastanza, per FB, per non arrivare alla fine.
“Il nome era: delle conchiglie”
Il mare si presentava la mattina come una coperta appena smossa, e mentre il mondo della spiaggia cominciava a trafficare allontanando la pigrizia, i suoni delle onde si affacciavano timidamente sul grande spartito del giorno.
Era una spiaggia protetta dall’alto e sui lati da grumi di roccia scomposta, e i pochi visitatori arrivati dal mare si stupivano nel vedere la scogliera scappare verso l’alto quasi con fretta inaudita.
La gente proveniva dal mare in grappoli, arrotolata a piccoli gruppi, calzando sandali variopinti per non ferirsi sulle mille piccole gocce appuntite del calcare bianchissimo. La luce era resa ancora più forte dalla sabbia dorata, tanto che gli adulti chiudevano gli occhi e li riaprivano con ancora macchie di spiaggia stampate indelebili nel buio della vista.
Non vi erano bambini, perché gli scogli appuntiti costringevano le barche a fermarsi molto più in là della sabbia, così che solo gli adulti, e neanche con grazia, riuscivano a saltare a fatica piccole pozze profonde, le mani impegnate a stringere asciugamani e giornali, o riviste di moda e motori.
Il nome era: delle conchiglie, perché un tempo la risacca aveva là imprigionato decine di case smaltate colorate con grazia, poi col tempo scomparse per giacere in silenzio su qualche mobile scuro.
Un giorno, l’intera costa fu spazzata da onde alte come il muro di un forte, col piano travolto dall’accidentato e le città vicine sconvolte e in rovina. Per mesi nessuno pensò più di andare alla spiaggia, dove però era avvenuto qualcosa.
Forse nostalgiche di un passato mai visto, migliaia di conchiglie avevano chiesto un passaggio alle onde titaniche, e con calma avevano affollato la spiaggia, ora diversa. Trascorsero la Primavera senza un rumore, fino a quando alla fine di maggio le più alte di loro avvistarono qualcosa avanzare.
Era un barcone, strabordante di gente, ansiosa di essere prima a tornare nel posto divelto dal mare.
Il barcone somigliava a un giocattolo troppo ricco di stondi, perché da lontano la gente assiepata sembrava la cera colata qua e là sui fianchi di una candela panciuta lasciata accesa per ore. Quel che avvenne, di fatto, fu descritto dall’uomo che guidava la barca, e poi tramandato per anni, quindi chissà se è poi vero.
Pare che le più grandi conchiglie abbiano fatto un conclave, così, veloce e di getto, decidendo un no per gli adulti, disposte a accettare solo bambini e bambine. Chiesero al mare, e molluschi e altri piccoli abitanti del profondo e della superficie controllarono bene, riportando alla spiaggia che il barcone era pieno di panciuti signori e larghe o mal sottili signore, ma senza bambini.
Allora le conchiglie radunarono tutti i suoni delle loro contorte spirali, e si alzò un coro di muggiti e tromboni, e fischi acuti come di vento in caverne sottili, e la gente ne fu spaventata, così che il capitano virò giusto da scrutare la spiaggia, e l’enorme distesa di conchiglie suonanti dei loro colori.
Detto al ritorno, il fatto gettò gli adulti nel dubbio, e il loro interesse scemò presto nel nulla. Chi mai avrebbe voluto solo vedere e non conquistare?
Ma un bambino di nome Simone origliò il racconto dei grandi, e nei giorni a venire bambini e bambine ne parlarono sempre più abbracciando un’idea, infine reperendo il coraggio di sussurrare al capitano la loro ingenua intenzione.
Il capitano, omone abbronzato e con la barba salata da mille escursioni sul mare, fu colpito dalla novità dell’idea, e propose agli adulti di imbarcare i soli bambini, e di portarli alla spiaggia dei suoni fermandosi vicino agli scogli ma senza attraccare e calpestare la riva.
Da quel giorno, là dove mille e mille conchiglie propongono un concerto diverso, il capitano porta i bambini del mondo ad ascoltare la natura che orchestra. Lui omone si dice che talvolta si allarghi di gioia, felice di faticare ad arrestare la barca nel capriccio del mare, quasi un’altra conchiglia galleggiante e con tanti piccoli abitanti issati a babordo, e lui stesso racconta che dal barcone applaudono le note suonate e le conchiglie, illuminate dal sole che vira nelle sue altezze diverse, rispondono con lampi di gioia, felici del loro concerto e del plauso di tanti felici e ridenti sorrisi.
Questa era della favola. E per gli adulti…
E’ bestiale come ci siano delle persone che letteralmente vivano per tramare alle spalle di altri. Sono proprio PREDISPOSTI, ecco. Segni particolari? Non hanno mai fatto NULLA. Rincorrono posizioni chiave in determinati campi senza mai aver fatto NULLA in quel campo. Vi faccio un esempio: associazione di scacchi ==>> tale persona non ha mai vinto un torneo oltre a quello di casa sua, epperò sgomita per diventare voce in capitolo a livello più alto possibile nel mondo degli scacchi.
Il loro fine è quello di raccogliere intorno a sè qualche fedelissimo, raccontando un bel pò di storielle, facendo molto fumo in maniera tale rallentare o rendere difficile il percorso di quelli capaci e competenti.
Riconosceteli, combatteteli, fermateli. Sono la rovina delle cose belle, o semplicemente delle cose che funzionano. Sono dei tumori.

Aprile 26, 2016
di Fabio Palma
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DISTURBED – The sound of silence

Russel Crowe su twitter ha scritto
OGNI TANTO ARRIVA QUALCUNO E RIDEFINISCE IL GENIO.
Grande Crowe, attore ma non solo.
E’ successo che un personaggio controverso in dichiarazioni e prese di posizione (ebreo super filo politica dura israeliana…), ma certamente intelligente e colto (laureato in economia), cantante di un gruppo metal di enorme successo ( praticamente sempre al nr. 1 delle classifiche americane, ma da noi ovviamente sconosciuto), venga convinto dagli altri della band a cantare la cover di uno dei pezzo più belli della musica contemporanea, The Sound Of Silence, degli storici SIMON & GARFUNKEL. E vi dico subito, nel caso arriviate alla fine di questo post, e vi venga da clikkare, come altri milioni nel mondo, sulla cover live, arrivate fino alla fine, perchè ne vale, grandissimamente, la fine. C’è proprio una commistioni di stili e di interpretazioni che fa gridare al miracolo.
Il tipo, che si chiama David Draiman e non è che abbia la faccia che vorresti che avesse tuo figlio, si siede con la band per tre ore nello studio e canta, canta, canta, per diverse versioni del pezzo.
Qualche giorno dopo il produttore gli fa sentire più versioni e, come dice lui, sente dei brividi nella schiena, ho cantato così? Tenete conto che Sound of Silence sta ai Disturbed, la band in questione, come un pezzo di Ramazzotti a Enter Sadman. Oddio, Sound of Silence è un pezzo magistrale, voglio chiarire, ma insomma avete capito. Incidentalmente, i Disturbed non sono per niente male, chiaro che dovete avere molta elasticità mentale ma siccome in casa mia il 50% della musica propagata è piuttosto estrema, in generale posso dire che, esattamente come per M. Manson e robe del genere, ci sono alcuni pezzi veramente notevoli. Ma quello che volevo dire è che la frase di Crowe è stravera, Paul Simon ha messo sul suo sito la cover che nel mondo hanno ascoltato in oltre cinquanta milioni di persone, rimanendo in massima parte estasiati e in molti hanno candidamente detto che la versione di questi Disturbed è perfino migliore dell’originale. E siccome l’hanno cantata live il 28 Marzo in una trasmissione Mainstream televisiva, ora non sono solo i metallari, che comunque là son parecchi, a conoscerla, ma più della metà degli Stati Uniti, e poi ovviamente Russel Crowe è piuttosto noto e quindi dal suo twitter la cosa si è allargata a macchia d’olio. Paul Simon, uno dei due autori, non la conosceva, e ora la considera una cosa da pelle d’oca, come in effetti lo è. Ed è probabile che diventi il pezzo musicale più ascoltato, nel mondo, del 2016. E questo non lo trovate meravigliosamente paradossale? Avvenne con una famosa cover dei Gun’s Roses del pezzo di Bob Dylan, Knockin’ on Heaven’s Door, e insomma è come se da una matrice si stampassero due banconote inestimabili, diverse e per due epoce già molto distanti.
La realtà è quindi questa versione è semplicemente DI ADESSO. Con una voce clamorosa ma diversa, con un sound clamoroso ma DIVERSO, insomma, il genio è stato ridisegnato, e ora abbiamo due pezzi straordinari, praticamente diversi, di due epoche diverse, e così maledettamente necessari, perchè questa è la genialità, necessaria

Aprile 24, 2016
di Fabio Palma
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LA VERA INUTILITA’…

E poi dicono che sia inutile la filosofia, la pittura, la scultura…

7,5 Milioni di Euro
Dunque…aspettate un pò, riepilogo
chiunque almeno una volta sia andato da Milano a Lecco sarà passato sotto questa cosa qui…

passerella pedonale-2
un’avveniristica passerella pedonale che collega un nulla (posso dirlo, perchè in quel nulla ci ho fatto cinque anni di Liceo, Liceo Peano, da quelle parti ci sono ben poche abitazioni, e quelle un pelo più distanti hanno altri supermercati e negozi a disposizione) al fu (già, ha chiuso..) centro commerciale Auchan.
Io non so voi…io ci sono passato sicuramente più di cento volte sicuro e non ho mai visto un cristiano sopra. Da notare che causa scalinata al termine, non è percorribile da biciclette. Beh, sapete perchè non ci passa nessuno sopra? Rischio crollo…c’è un processo in corso, e i particolari non sono proprio lindissimi.
Pare che quei 7,5 milioni di euro siano stati interamente finanziati dall’azienda francese.
Ok. Sono felice che pure in Francia ci siano teste vuote, mal comune…
Ma la mia umilissima domanda è questa: parliamo un attimo di impatto ambientale, anche visivo, oltre che energetico (vedi trivelle…) e luminoso (già, c’è pure quello, che andrebbe considerato…).
Non sono un ambientalista talebano perchè non ne ho la forza: vado in giro in macchina, mai buttato un rifiuto fuori dal finestrino ma sicuramente, indirettamente, non sono un immacolato. La mia vita ha prodotto rifiuti e consumato energia. E ha utilizzato ponti, strade, bretelle, passerelle, e quant’altro.
Ok.
Ho anche sempre votato, ma proprio sempre, referendum compresi, fra parentesi perdendo SEMPRE. Quindi come elettore valgo una cippa.
Ok anche questo. Fui perfino tentato dall’attivismo politico ai tempi della Rete, pensate un pò.
Ok, non sono tagliato per la politica, voto i perdenti e quindi non mi devo lamentare di quello che mi costruiscono sulla testa, o intorno.
Ma io dico…
Qualcuno, qualcuno dico, avrà pure dovuto firmare, io credo, un permesso di costruzione di ‘sta cosa. E non voglio crocifiggere quel qualcuno, perchè sicuramente intorno a sè aveva delle persone che han detto, sì firma. E poi a dirla tutta quella zona ormai è così com’è, moltissimo peggio chi firma per una piattaforma di fronte ad una costa, per un capannone in mezzo ad un parco, una cava su un lungolago, cose così. Sfregi IRREVERSIBILI che, parlo da politico perdente, forse, dico forse, si sarebbero potuti un tantinello ponderare, in nome di un flebilissimo pensiero del tipo, cosa lascio ai miei discendenti?
E va bene che nella Metempsicosi non crede più nessuno e quindi tutti se ne fottono di quello che lasciamo a figli, nipoti e pronipoti, ma io in ‘sta passerella e tutte le cose dette ci vedo soprattutto una cosa: deficienza. Abbiamo riempito il bel paese di deficienze, continuiamo a farlo, e non vedo rallentamenti. Dalla Val di Mello a questa ciclopedonale, dalla Sicilia alla Valle d’Aosta, coloro che si pongono delle domande tipo “ma dopo come apparirà qui?”, domanda che in fondo a casa nostra pure ci facciamo quando entra uno scatolone, per dire, ecco, quei coloro vengono zittiti ed etichettati pure male. In nome peraltro di un progresso che a me pare diciamo discutibile. Anche perchè 7,5 milioni di euro, che so, magari si poteva dire ai francesi, ehi, facciamo così, oltre alla vostra sopraelevata dubaesca (Dubai dei poveri…) piantumate, che so, mille alberi nel mio comune.
Sì, lo so, proposta da perdente…

Aprile 14, 2016
di Fabio Palma
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NBA, GOLDEN STATE, BRYANT e quella vita lì

Fino a pochi anni fa mio figlio giocava a basket, quindi comprai un libro di P. Jackson, allenatore leggendario, che era la storia di un anno dei Lakers che conquistavano il titolo. Il libro poi non glielo diedi, perchè lo lessi prima e insomma le parolacce non mancavano.
Però era ed è stra-interessante: veniva fuori una vita, quella dei professionisti NBA, che sinceramente era al di là della logica. Ok, ok, guadagnano una montagna di denaro, ma era, ed è, veramente una vita dove devi avere una forza fuori dal comune, mentale intendo anche, e capii il perchè di quelli, molti, che non ce la fanno, quasi autorelegandosi in serie minori, o in Europa e nel resto del mondo.
Il giocatore NBA non vive, gioca e si allena e viaggia. Da 4 a 5 partite alla settimana, tonnellate di aereo, riunioni tecniche sull’aereo, raramente oltre le sei ore di sonno, spesso 4. Perchè dopo le partite serali c’è il BAGNO NEL GHIACCIO per i lividi, mezz’ora ( guardate la foto di questo post: cadono a terra da oltre un metro di altezza, di schiena o comunque male, decine di volte a testa. Poi ci sono colpi, gomitate, schianti, e stiamo parlando di pacchi di cento kg che ti vengono addosso…Per questo uno come Iverson, poco più di noi, o Rondo, o lo stesso Curry, nella foto,

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che entrano in area piccola attaccando il ferro…beh, ragazzi, sappiate che ogni volta che lo facevano o che lo fanno beccano colpi da gente che pesa anche 30 kg più di loro, e ci vanno giù MOLTO pesante), poi mangiano (l’inverosimile per quelli sopra i 100kg, cioè moltissimi), poi faticano ad addormentarsi per l’adrenalina (Shaq mangiava più di 5000 calorie all’una di notte, dopo il bagno del ghiaccio, quindi vagava nei corridoi con gli occhi sbarrati fino alle 4, racconta Jackson, e se aveva perso era meglio stargli lontano. Altra nota, finita una partita Jackson va negli spogliatoi e vede tutto devastato, tutto. Una figura di merda. Arrivano i dirigenti. Una figura di merda. I lakers chiedono scusa, e interrogano tutti per giorni. Fuori i colpevoli. Poi Kobe Bryant va da Jackson e gli fa, senti Phil, Shaq quando perde a volta è nervoso. Jackson lo guarda: lo riguarda. Mi stai dicendo che ha tirato giù dal muro dieci lavandini da solo e ha sradicato da solo tutte le porte? Ehi Coach, io ti ho detto solo che a volte è nervoso, ok? che a far la spia si finisce male. Sorride e se ne va), e alle 7 cominciano a correre per l’aereo, ovviamente famiglia, insegnanti dei figli, etc etc, al seguito. Scesi dall’aereo si corre ad allenarsi, e spesso la sera stessa c’è l’altra partita. Per questo ogni tanto leggi di squadre devastanti il martedi sera, perdenti la sera dopo. Di giocatori mostruosi il venerdì, ridicoli il sabato. Sono pochissimi quelli che stanno oltre il 90% delle partite sopra cifre e statistiche importanti, non arrivano a dieci. Sei già un fuoriclasse, per dire, se azzecchi una partita su 3. Rispetto al calcio, i ritmi sono da altro pianeta, sia fisicamente che mentalmente.
E stanotte è successo che una squadra ha stabilito il nuovo record, ha vinto 73 delle 82 partite della stagione regolare. Delle 9 perse, circa sei erano fuori giri, 3 al pelo. Poi al pelo ne ha vinte una decina, le altre nettamente. Insomma, leggenda pura, con dentro almeno 3 fuoriclasse, e un quarto, Steph Curry, che da due anni è passato da grande giocatore (ma non grandissimo) ad alieno fatto e finito. Io che ho letto quel libro posso dire che ‘sta squadra per questo record ha vissuto 24 ore su 24 per mesi, neppure un’ora di distrazione, ve lo assicuro. Neppure un’ora. CONCENTRAZIONE e DEDIZIONE assoluta. Certo, guadagnano milioni di dollari, ne fanno guadagnare ad altri molti di più, ma la cosa che mi lascia allibito è che esistano, nel senso che ho avuto anch’io GIORNI di dedizione al cento per cento su qualcosa, ma per dire arrivare ad un mese consecutivo mi sembra già fuori dal pianeta terra.
Poi è stata l’ultima partita di Kobe Bryant, il quale sicuramente non avrà avuto marcature asfissianti, però era da due settimane che si risparmiava per questa ultima partita, e ha segnato 60 punti. Più che questo dato, resta il fatto che ha giocato 20 anni in NBA.
20.
20 di quella vita lì.
Ha guadagnato centinaia (CENTINAIA) di milioni di dollari, ma quanti hanno giocato 20 anni ai suoi livelli nella NBA? Meno di dieci nella storia.
Disumano, insomma. Pare che sia uno degli esseri più competitivi del pianeta, uno degli atleti più terribilmente focused e stronzi. Lebron James, altro alieno, ha detto “ogni momento che mi sentivo stanco, che volevo tirare il fiato, anche d’estate che mi allenavo dieci ore al giorno da mesi, mi dicevo: quello (Kobe) non si sta riposando, MAI. Non smettere neppure te.” Sono disumani, vacillano spesso e qualche volta ne combinano pure di grosse. Le loro vite possono essere, e spesso lo sono, incomprensibili. Vanno lette, guardate, senza giudicare perchè finito quel libro io mi dissi, pure ad avere il talento di uno di questi, non so se avrei resistito un solo anno, qualunque cifra in gioco.

Aprile 4, 2016
di Fabio Palma
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RUBINA, JOE SATRIANI

Chiamo Massimo Barbieri, che VIVEVA per la chitarra. Eravamo post Liceo, ci si rintracciava nonostante non ci fosse whatapp, lui aveva iniziato Medicina e io Ingegneria, da pochissimo avevo una mia camera, la prima camera della mia vita, naturalmente equipaggiata con poderoso impianto stereo che aveva fatto conoscere Mozart e Ozzy Osbourne a una discreta area di Sesto San Giovanni, con mitico vicino di casa che un giorno suona il citofono, mia madre terrorizzata, e lui che fa, che bella la musica che sente Fabio, ma cosè? Notare che la mia stanza non era confinante col loro soggiorno, comunque la parte pianoforte e poi chitarra di Revelations di Ozzy aveva colpito. Dicevo chiamo Max e dico, oh, ho scoperto un disco clamoroso, un suono mai visto, lui arriva in poco tempo, eravamo un pò tapirati per lo studio, le gozzoviglie del liceo erano finite, si studiava, tanto, anzi tantissimo, e lasciatemi dire che non stavamo per niente godendo della gioventù, non esagero a dire che si stava sui libri 70 ore alla settimana, non esagero davvero. Comunque arriva, e metto su ‘sto disco, Not of this earth. Ora, un tipo sconosciuto che osa chiamare un proprio lavoro Not of this earth vuol dire che ha due palle di autostima notevoli, non è che in giro mancassero grandi chitarristi, eh? Da Allan Holdsworth a Metheny, da Vai a Mac Alpine, da Al Di Meola a Paco De Lucia più una tonnellata di chitarristi di flamenco e così via, ce n’era da andare cauti con il proporsi. Poi non so nel resto del mondo, in Italia si sa che l’invidia circola spesso e volentieri e la gente anche geniale viene immediatamente additata dagli invidiosi, che sono poi mediocrissimi, quando si propone con qualcosa di nuovo e innovativo. Probabilmente nel resto del mondo la cosa è più flebile, esperienze varie di lavoro all’estero mi hanno dato questa idea, però è anche vero che una volta lessi di un’intervista a un chitarrista Monstre, mi pare fosse Greg Howe, il quale candidamente diceva che ogni volta che doveva suonare a Los Angeles, dove circolavano centinaia di chitarristi da 20ore al giorno sulle sei corde, aveva le ascelle pezzate dal giorno prima perchè sapeva che erano tutti lì a contare gli errori. E insomma metto su questo disco, 33 giri dalla copertina che già lasciava presagire un’arte nuova (e la copertina poi si perse, nel senso che la prima edizione del disco, E IO CE L’HO, si esaurì stra-presto, e le successive ristampe ebbero altre copertine e non si è mai saputo il perchè…), e Max impallidì come impallidirono in migliaia, decine di migliaia al mondo, compreso il caporedattore di allmusic, società di recensioni che valuta severissimamente qualunque release, recita il loro statuto, dal primo Boost di Enrico Caruso in poi, roba che prendere due stelle su cinque lì, qualunque musica tu rilasci, è già tanto, e Allmusic gli diede cinque stelle, e poi Satriani divenne famosissimo e se vogliamo anche più commerciale, un pò ciondolante fra grande arte e tecnica mostruosa e pecunia, insomma guadagnò e non poco, sia coi suoi dischi sia suonando per Rolling Stones e Deep Purple, e ci mancherebbe che uno non facesse soldi con quel pò pò di maestria che si ritrovava, e di quel disco non incollo qui Not of this Earth, prima traccia del disco omonimo, quasi troppo per innovazione, ma il pezzo intitolato col nome della moglie, e io penso che qualunque amante del mondo vorrebbe poter creare una cosa così per compagna\o, non vi dà l’idea DAVVERO di uno che è un attimo andato su Alpha Centauri, ha sentito dei suoni mai sentiti, e poi per far bella figura è tornato quaggiù a fare lo smargiasso? Perchè l’inizio in fondo è bellissimo ma UMANO, poi da 1’57″…e a Montreux, al jazz festival, si alzarono in piedi tutti (al basso fra l’altro c’era un certo Stu Hamm e un bel pò di gente, dal rock al jazz al classico, era venuta per lui, ma come cazzo fa a suonare il basso così, vediamo se erano sovraincisioni, beh, non lo erano) ragazzi in platea c’era gente uscita dal ventre materno con uno strumento in mano, gente che per la musica avrebbe UCCISO, gente che aveva suonato nei teatri di tutto il mondo, gente che era stata con Miles Davis e con Orchestre e con insomma chi volete, e tutti si alzarono in piedi, e un recensore scrisse, avremmo voluto tutti chiamarci Rubina. Beh, buona giornata

Marzo 24, 2016
di Fabio Palma
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JOHAN CRUIJFF

In tempi di attacchi terroristici così poco chiari nelle dinamiche e negli accadimenti che sinceramente non riesco neppure ad esprimermi tanti dubbi mi ronzano per la testa ( come, Bruxelles città a max rischio, Putin parla di possibile attentato cinque gg fa, e kamikaze si fanno saltare davanti alle partenze di American Airline, cioè, non Filippine airlines, e metropolitana vicino al Parlamento UE, cioè non in supermercato di periferia…mah…), tengo allenate le capacità scribacchine commentando quello che ho appena letto, cioè è morto un calciatore, nulla di che, niente che stravolga il mondo.
Ma la mia fantasia sì.
Perchè avevo 9 anni, e alla televisione da mio nonno a Bergamo, una casa che in fondo era una cascina, casa da cui a 3 anni ero fuggito con cuscino sottobraccio e mi avevano acchiappato al bar 50 metri più in là, dove avevo chiesto asilo politico perchè, avevo detto col cuscino sottobraccio, là non si può più vivere liberi, dicevo davanti alla TV c’era una partita, Olanda Argentina, e una squadra con una maglietta arancione volava letteralmente su un campo verde e gli altri non ci capivano una mazza. E c’era un tipo esile ma atletico che muoveva le gambe in maniera che mi pareva anomala, erano finte e controfinte, ma mica sapevo come si chiamassero. Solo, quel tipo sembrava fare un altro sport.
In effetti, se ne andò per soldi da un’Aiax che aveva vinto tre coppe dei campioni (e manco si sapeva che fosse, l’Aiax, la prima volta che vi partecipò), ed esperti dicono che se non se ne fosse andato via quell’Aiax ne avrebbe vinte 7 o 8 consecutive. E in una finale contro la Juventus un giovanissimo Carlo Nesti, allora tifoso ventenne o giù di lì, si mise a contare gli uomini in campo perchè lui e l’amico ebbero il dubbio che quelli di là fossero un paio in più, a dir poco.
Lui è poco sotto Maradona, insomma, e forse anche poco sopra Pelè, perchè ha vinto in Europa, e partendo da zero, non da un Brasile. Se guardate su youtube come si muove, noterete uno che corre e dribbla come uno di adesso in un’epoca dove oggettivamente si correva la metà. Come vedere Messi in serie B italiana, come lo fermi? Ecco, lui non lo fermava nessuno e fu il primo Campione di ogni tempo che giocò ovunque, sul campo, in più puntando l’avversario e anche due fregandose di quanto lontana fosse la porta. Al primo minuto della finale del 1974, prese palla a centrocampo e fece qualcosa che nessuno fece mai più, nè prima nè dopo. Andò in porta…lo falciarono in area, rigore e 1-0. ma siccome il mondo è sferico e quindi strano, poi tutta l’Olanda giocò male l’unica partita di quel mondiale, infine perdendo ( ma in Germania e contro i tedeschi).
Pensate che per colpa sua mi appassionai di calcio, passione adesso infinitamente eterea, amo di più molti altri sport, ma insomma è durata così tanto da farmi pure allenare per molti anni. A scuola se lo ricordano sia nelle elementari, che nelle medie che nel liceo, vero amici? Per me c’era solo il calcio, chissenefregava di tutto il resto. bastava organizzare partite, tornei, sfide. Forse vi ricordate che volevo la maglietta 14, alle medie…Con sempre nella mente, ovviamente irraggiungibile, quel grissino di olandese che dribblava, correva e smistava come nessuno.
https://www.youtube.com/watch?v=2GtwCfjI0Z8

Marzo 16, 2016
di Fabio Palma
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4K Motion, volume 2

Per questi tre minuti posso dire che siamo ufficialmente entrati nella cerchia (infernale?) di coloro che buttano via tempo, soldi e gasolio dietro a una pulsione contorta.
Motion è un concetto, un accadere: Motion è quando apri una via di 600 metri e ci metti tre anni per via della meteo, quando nel 2015 sarebbe bastato un mese, è correre dietro un lavoro che ti piace con un capoufficio imbecille che tarpa le ali e che ne deturpa l’essenza, è quella manciata di tipi assurdi che incontrai quando giravo il mondo con una tenda e pensavo di essere originale, mentre io stavo in ballo al massimo 40gg alla volta e quelli pure un anno o più, per giunta lavorando occasionalmente ora a Sydney ora a Buenos Aires, per poi ripartire, è Gianni Pinna che mi cambiò la vita con la speleologia ma soprattutto con il SUO modo di fare speleologia e di farmela iniziare (della serie, dopo dieci minuti sai se sia il caso di continuare o darci immediatamente un taglio…), e Motion sono naturalmente le ore di Riccardo Mojana che Yuri ha voluto omaggiare all’inizio del video e che, pensate un po’, abbiamo dovuto dirgli noi che era portato per i Timelapse, esattamente come Cesare Castelnovo, e quelle di tanti ragazzi che oggi fanno il Liceo o degli istituti e che vedo sinceramente anni luce davanti a noialtri che a 15, 16, anche 18 anni, vivevamo spensieratamente senza nessunissima preoccupazione o volontà per il futuro, mentre questi, ve lo dico io, sembra che abbiano scritto nelle viscere e nei presunti 21 grammi dell’anima una loro missione.
In sostanza siamo stati in giro una trentina di giorni per questi tre minuti, poi Yuri nelle ultime settimane ha cestinato un sacco di scatti per qualità o anche semplicemente per accostamenti di colore, colore che per lui è un chiodo fisso quanto la composizione. Non c’è composizione corretta senza il suo colore studiato e adatto, e questa è un gran bel postulato che secondo me si presta ad essere applicato ad un sacco di cose della vita.
Poi mi ha particolarmente colpito la musica, voleva una musica così e l’ha cercata per molte, molte ore. E’ un omaggio a Morricone, evidentemente, e da quando mi ha fatto vedere il video mi pare che da ogni composizione esca un buono, un brutto o un cattivo, a ruota o tutti insieme.
Quindi, mentre siamo alle strette finali per il documentario di Roma, finito nella parte video e in attesa della voice over, esce questo Motion vol. 2, che è un lavoro tutto Timelapse e Hyperlapse, e che quindi assegna un orologio a sé stante ad ogni secondo di video. Questo sono i Timelapses e i loro derivati, il tempo stretto in un angolo e lo spazio che si muove e contorce a suo piacere. Che vi tenga compagnia preziosa per tutti i suoi tre minuti, frutto di una trentina di giornate di (non) lavoro, qualche decina di ore di faccia incollata al monitor ma, soprattutto, un’irresistibile voglia di crogiolarsi nell’arte.

Febbraio 29, 2016
di Fabio Palma
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SOLO FIORI e ALBERI?

La scorsa Primavera andammo spesso a Bellagio, per il video che dovevamo realizzare per il comune. Andammo così tante volte che porei dire che Bellagio sia stato di gran lunga il paese da me più visitato nel 2015, si andava proprio a scovare i particolari. E naturalmente  si andava nelle giornate giuste, che essendo giuste sono rare, e si cercava di andare nelle giornate ottime, che essendo ottime sono rarissime. La mediocrità pullula anche nella giornate, mica solo fra le persone. I nostri video nascono dalla fotografia, per cui luce, composizione e cura del colore sono priorità, d’altronde un regista serio si affida al Direttore della fotografia per queste cose, sa che il risultato finale dipende massimamente dalla qualità fotografica delle scene. Un pò di tempo fa ho letto di un finto regista che dichiarava, mi piace quel video, anche perchè ha delle riprese fatte in giornate con luce brutta. Come dire, adoro quel ristorante, il cuoco ci mette ingredienti andati a male. Va beh. O come scegliere apposta di andare a vedere un paesaggio quando la meteo è così brutta che non ti fa vedere nulla. Può capitare, ma è perchè sei sfortunato. Se invece devi fare riprese, hai il dovere di studiare la strategia migliore.

Si andava quindi spesso a vuoto, anche, nonostante web cam e telefonate. E si andava spesso anche a Villa Melzi, che, cito, ha uno dei dieci parchi più belli d’Italia.

Si voleva riprenderla in diversi momenti di fioritura, tampinammo le azalee manco fossero ragazze da attendere a settimane invano. Un corteggiamento che venne immediatamente dopo quello delle ortensie.

Alla fine avemmo così tanto materiale che il comune di Bellagio ci chiese due video, uno per una giornata del FAI ad Expo, l’altro sempre per EXPO ad Ottobre.

E Villa Melzi? A Giugno, finita la scuola Yuri pensava ai video dieci ore al giorno, ad occhio, con punte di 15. E un pomeriggio mi chiamò e disse, che ne pensi? Cavolo, rimasi sbalordito. Mesi dopo, Filippo Salvioni, regista vero, anzi verissimo, commentò con stesso stupore. A quel punto andai dal proprietario di Villa Melzi, persona simpaticissima e più che impegnata. Ed è andata così, ora è il video ufficiale di Villa Melzi, e ne siamo orgogliosi.

 

https://www.youtube.com/watch?v=7jOPrCyuH4g