Fabio Palma

Infinite jest

Gennaio 27, 2015
di Fabio Palma
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ARCHEOLOGIA

DOSPILAS

Il tipo era un italiano, che però spiegò brevemente che in Europa non poteva andare, aveva avuto problemi con la Spagna, non ci disse quali. L’avevamo scovato in Messico, al confine con il Guatemala, dove però poteva andare solo di straforo, Poi ci disse che anche il Venezuela era un problema, e poi anche degli USA, perchè diceva che aveva avuto dei problemi. Alla domanda quali problemi, rideva e sorvolava. Conosceva molto, molto bene varie porzioni della giungla del Guatemala e del Belize, le università statunitensi lo prendevano come guida, mica ufficialmente, eh. Lo trovavano, come l’avevamo trovato noi. Si presentava mentre eri lì che cercavi superlocals che ti accompagnassero nella giungla.
Così ci mise su dei cavalli, che mi sa che sapevano dove andare perchè io a cavallo non ci ero mai andato e quello su cui andavo, a ritmo molto lento, proseguì per molte ore senza che io potessi fare assolutamente nulla, anche quando ogni tanto scomparivano gli altri. Ricordo una porzione della giungla fatta di tronchetti della felicità, erano alti dai 15 metri in su. Eravamo in 5, io e miei due amici Pitax e Grego, l’italiano ricercato in due emisferi, e un indios. Si continuava a fare su e giù, e ci disse che erano tutte piramidi sepolte dalla giungla, a centinaia, il Guatemala ai tempi dei Maya aveva più popolazione di oggi. In un tratto a piedi, fango oltre le ginocchia, l’indios ammazzò con un machete un corallo, che stava passando davanti a Grego che arrancava nel fango. Ci avevano detto che a secondo di una certa alternanza di colori poteva essere o corallo o parente non velenoso, ma l’italiano disse a Grego, ti è andata bene, quello era da un minuto. Comunque arrivammo in un posto dove c’era una piramide dissepolta dalla giungla, e lastre scolpite come quella della foto, e un guardiano, che appena ci vide rise e rise e rise, corse a prendere un foglio e ci fece firmare, era il foglio dei visitatori. Eravamo dall’8 in poi, come numero dell’anno, era Agosto, e i primi 7 erano archelogi americani, da Gennaio. Il Pitax gli fa, tu es da enero alone? ( Pitax sulle interpolazioni linguistiche era formidabile). Dopo cinque minuti quello capiì e tutto contento disse sì. Poi ci preparò una bevanda con delle foglie e l’italiano ci disse, questa è forte. In effetti lo era, avemmo delle visioni.. Comunque poi tornammo e ricordo che mi dissi, caspita, fare l’archeologo dev’essere proprio bello.

Gennaio 20, 2015
di Fabio Palma
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LAVORARE CON YURI

Eravamo in giro da sei ore, con risultati che pensavamo scadenti ( in realtà il crane aveva svolto un buon lavoro, ma lì per lì non sembrava gran che). La situazione era questa: figlio di umore nerissimo, grande amico maghissimo Dodo che aiutava nel trasporto materiale, io con circa 4 borse a tracolla fra dolly, crane, obiettivi, etc. Si andava avanti e indietro senza costrutto. Ad un certo punto piazza le due macchine, timelapse alle stelle da una parte, hyperlapse con l’altra ( l’hyperlapse è una tecnica molto recente, e bisogna avere la pazienza e l’attenzione di un santo). Io potevo star solo lì a vedere, su certe cose non posso fare altro che il portatore. Quando ecco che parte una vera e propria tempesta sulla Grigna, una cosa furiosa e bellissima. C’era il tratto di lago illuminato da lampione verde, e va beh, ma soprattutto la Grigna sopra Varenna era tempestata di smeraldi impazziti. Mi giro e vedo ‘sto spettacolo. Yuri, dobbiamo assolutamente filmarlo. Lui era lì da 30’ con l’Hyperlapse, e anche la seconda macchina era impegnata. Passano due minuti. E va bene. Umore nerissimo, interrompe l’Hyperlapse, sistema la macchina, ma deve fare delle prove con esposizione etc etc. La tempesta passa da un fulmine al secondo a uno ogni dieci secondi, poi ventii, poi trentai. Alla fine le cose gli vengono, la tempesta ora è un fulmine ogni minuto, quindi ad ogni partenza di scatto pregavamo che venisse il fulmine, esposizione lunghissima, cavalletto molto robusto ma insomma c’era vento etc…beh, dopo pochi minuti la tempesta finisce, il timelapse totale si è rivelato di un secondo e mezzo…è usato alla fine del video qui sotto, neppure per intero, e lo useremo ancora, secondo e mezzo tutto pieno. Che poi l’altro timelapse si è rivelato scadente. Ritorno, mezzanotte e mezza. Ho tipo colpo di sonno a rischio verso Carate Urio, mi fermo a dormire mezz’ora a lato strada. Yuri sveglio che aspetta, e poi ripartiamo. Arriviamo a casa alle 2 di notte. Era dai tempi del Cern di Ginevra che non dedicavo così tante ore per un secondo. Alla fine devo dire che sei contento. Ma alla fine, eh
Il video è quello di Menaggio

Gennaio 15, 2015
di Fabio Palma
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L’IMBARAZZO

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Si chiama imbarazzo e direi che è superiore al disagio, il disagio ce lo puoi avere anche dieci volte al giorno, l’imbarazzo è più raro e comunque, almeno per me, è quello stato in cui vorresti nasconderti sotto la sabbia e sperare che asfaltino sopra e morta lì.
Due sono le volte in cui avrei chiesto di cancellarmi per un paio d’ore dalla faccia della terra, e la prima risale a quando avevo 21 anni, e stavo insegnando al liceo da cui ero uscito, matematica e fisica, a 4 classi. Una di queste era particolarmente sveglia, e in gamba. Di quelle che ci stai bene insieme, e ti diverti anche con la matematica. Come fai a dire che una classe, ovvero un gruppo di persone, è in gamba? Secondo me non per il silenzio che mantiene durante una lezione, e tantomeno per quanto ti segue col programma. Siamo tutti diversi, logico che a età diverse si vada diversamente bene, e così via. No, secondo me, una gran classe, o un gran gruppo, si vede da quanto riesca a coagularsi intorno ad un obiettivo. Porca miseria, quella classe, era una seconda liceo, era proprio capace di costruirsi un obiettivo. Che quel giorno ero io medesimo.
E insomma parto con l’ora e si alza una ragazza, seconda fila, non ricordo i nomi ma le posizioni molto, molto bene. Si alza e fa, professore, devo dirle una cosa, dimmi vattelapesca, mentre la classe è in silenzio (totale, e col senno di poi avrei dovuto sospettare qualcosa, ma oh, insegnavo matematica, mica criminologia), le devo dire che le cose che ha sentito in giro non sono la verità, quali cose dico, sereno, però non capisco molto, mi fa, io non sono andata in giro a dire niente, sono altri che raccontano le cose, per me è una cosa seria, ne capisco sempre meno e cerco di intuire quale cacchio di disequazione ci sia dietro a questi minuti, mi ero prefissato di inventarmi gli esercizi, e anche i compiti in classe, non prendevo esercizi fatti insomma, e una volta avevo toppato, si finiva nel nulla, quindi mi preparo a trovare una scusa quando mi fa, io sono veramente innamorata di lei professore e non vado a dire in giro storie false come fanno loro, o Madonna santa santissima mi dico senza dirmelo e partono cortocircuiti totali mentre la ragazza, peraltro sul timido e con voce strozzata, confessa amore vero, paturnie varie, etc etc, a quel punto io, involontariamente, parto con una filippica ovviamente improvvisata con confusissimi riferimenti filosofici che spaziano da Hegel a Platone sulle propaggini dell’amore fra le varie età, la normale venerazione che si instaura fra un’età minore e un’età superiore, e via così con insulsaggini degne della De Filippi e compagnia, mancavano soltanto le lacrime più false della storia umana, quelle della D’Urso, ed eravamo a posto, beh, vado avanti così per quasi dieci minuti, cervello in pappa totale, quando l’intera classe si alza e scoppia un fragoroso applauso, e dall’ultimo banco un carognissimo tira fuori un registratore a cassette, sfila la cassetta e fa, complimenti professore, gran discorso, ai tempi non c’erano social e telefonini etc etc ma vi dico che si era alla prima ora e all’intervallo, fine della terza ora, vado in aula professori e subito una prof mi fa, e bravo Palma che sfonda i cuori delle ragazzine, io avevo deciso di non sequestrare la cassetta e questo, devo dire, alla fine mi pose su un piedistallo, nel senso che il giorno dopo tutto il liceo, ma proprio tutto, mi salutava con:grande Prof, insomma la mia decisione post-sprofondamento e imbarazzo da stratosfera mi aveva erto a simbolo positivo. All’intervallo in quella classe c’era una folla a sentire la cassetta che manco i Pearl jam unplugged MTV. Da allora ho sempre pensato che accettare un imbarazzo alla fine è cosa buona e giusta, è normale che ognuno abbia dei punti deboli no? certo la voglia di bocciare tutta la classe fu fortissima ma la tenni dentro, ho due rimpianti nella vita e uno è quello di non essere diventato professore a medie o liceo, ma siccome ho potuto scegliere e non ho scelto non ho da dire nulla e…beh, saltasse fuori quella cassetta sarei curiosissimo di sentire che boiate uscirono nell’atmosfera quella volta. E una cosa voglio dire, alla fine, chiedo scusa se vado nella retorica politica: ma che cacchio di faccia tosta hanno quelli beccati per tangenti, etc etc, sia politici che palazzinari vari, che invece di scomparire a 10k km li ritrovi dopo qualche anno di nuovo in giro, a rifare le stesse cose? Immaginatevi di approfittare di un contesto pubblico e mettervi in tasca qualcosa che appartiene a tutti, ok ci provate, ma svelata la cosa, non vi vergognereste veramente tantissimo?? Molto molto più che non sentirsi ridicoli di fronte a persone come voi per una situazione umanissima per la quale, in verità non c’è nulla da vergognarsi?

Gennaio 15, 2015
di Fabio Palma
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EPIFANIA

Il giorno dell’Epifania quest’anno era proprio bello, il tempo dico, ma nel contempo c’era la possibilità di fare delle riprese a Bellagio, per rifinire un video ed iniziarne un altro, e appena ho accennato in casa alla possibilità è partito un riordine di materiale, 4 cavalletti, tre reflex, crane, steady, etc etc, che proprio non potevo tornare più indietro. Giornata di scalata persa, e va beh. Ho chiamato tre amici, e siamo partiti alle 6.30 da casa, tornando indietro alle 20.00
Bellagio_Back_stage2015-9

Vedere lavorare insieme Yuri, Francesco e Luca è stato, in verità, più appassionante che scalare. Incredibile come erano presi da quello che vedevano, e volevano riprendere. C’era come una gara a stupire se stessi. L’attrezzatura a disposizione era davvero notevole, anche due sliders di cui uno di tre metri nato dalla collaborazione di Yuri e SIlvano, una cosa che sembra fatta in casa e in realtà lo è, ma che è incredibilmente funzionale e produce risultati imrpessionanti. Era la prima vera volta che la usavamo, Yuri l’aveva progettata per un video sui Ragni ed ero curioso del suo valore aggiunto e…caspita!!
Bellagio_Back_stage2015-13

Poi verso fine giornata, quando il materiale diciamo essenziale ( ma comunque sempre girato in maniera molto molto particolare, all’insegna della massima dinamicità), era fatto, si sono dati agli esperimenti. Storie di layerlapse in movimento e altre diavolerie, con una proposta di Francesco che all’inizio gli siamo pure andati contro, sia io che Yuri, che dopo 15 minuti di riflessione Yuri ha detto, no, ho detto una idiozia, mentre io ero ancora piuttosto scettico, e che poi tre gg dopo, con una clip di prova, Francesco ha fatto esclamare a Yuri, “il Gritti è un grande”.
Questa corsa alla creatività la voglio sottolineare perchè era un bel pò di tempo che non partecipavo a qualcosa del genere. Di gruppo, intendo. Penso di essere stato creativo, e molto, nella scrittura, ho prodotto delle cose diciamo poco ortodosse e mi viene anche da dire notevoli, dico la verità, ma sono cose personali e quindi anche opinabili. Qui, invece, c’è proprio una creatività oggettivamente di altissimo livello, suffragata da mail straniere di gente Top nel settore video che chiede e si congratula. Sono orgoglioso di avere creato un team simile, di aver individuato i talenti giusti. Ci sono veramente delle cose sensazionali che è possibile fare con le reflex applicate al mondo video. a prezzo di un lavoro di montaggio molto, molto complesso. Si può, senza modificarla o stravolgerla, mostrare la realtà in maniera diversa.
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Gennaio 12, 2015
di Fabio Palma
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IL MOLO

Aitutaki F1020024

Ignoro chi sia stato l’inventore del molo, ma quando ho visto questa cosa qui mi sono detto, magari aveva visto una cosa del genere. Ero ad Aitutaki, con tenda piantata proprio lì. Naturalmente ero molto coinvolto dalle condizioni al contorno, così in un’oretta di lavoro ho costruito una lancia con canna o qualcosa del genere e coltellino svizzero. Mentre ero affacendato non potevo che ripassare la scena di quando Henry Fonda vede Terence Hill procurarsi da mangiare ne “il mio nome è nessuno”. E insomma poi percorsi questo molo con la mia fiocina e molto molto fiducioso iniziai a procurarmi la cena.
Beh, una sera di digiuno non fa male a nessuno. Fra l’altro ovviamente dopo un pò ho perso il coltellino ma non volevo assolutamente inquinare quel posto quindi ci ho messo un casino a ritrovarlo.
Aitutaki F1020023Poi nei giorni successivi ho preso una cerbottana, lunga circa un metro e mezzo. Dicevano che la usavano gli autoctoni per cacciare gli uccelli e i pesci. Aveva, anzi ha, due frecce, che poi sono due bastoncini di legno, pochi centimetri, con punta di ferro. Infili dentro e soffi. Naturalmente pensavo fosse il classico souvenir da turista gonzo, e la comprai cosciente di esserlo, gonzo intendo. Quando arrivo a casa un giorno sono lì con amici e Tatiana e mi vedono la cerbottana, bella dicono, sì l’ho presa per ricordo, beh, è un pò una pacchianata, sembra vera, sì è fatta bene, dai, fammela provare, prende, infila una delle due freccette, alza orizzontale ‘sto palo, gli diciamo, occhio che la punta è di ferro, magari esce, punto verso di là in basso dice ridendo, il corridoio era fate conto cinque metri, l’amico soffia appena appena, parte una specie di razzo e buca la borsa degli allenamenti poggiata alla fine del corridoio (ero allenatore), proprio dove aveva mirato, ma la buca proprio davvero completamente. Ogni tanto ancora prendo quest’arma e faccio il soffietto, sarò bambino ma non avete idea di quanto mi dia gioia beccare con precisione qualunque cosa miri.

Gennaio 5, 2015
di Fabio Palma
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LAYERLAPSE

Questa parola strana, ma soprattutto quello che implica, sarebbe piaciuta un sacco a David Foster Wallace. Credo che ci avrebbe scritto sopra, o una storia o uno dei suoi inarrivabili saggi. Ci avrebbe fatto morire dal ridere, e nello stesso tempo fatto riflettere un casino. Altri geni del postmodernismo, viventi, come Pynchon o De Lillo, certamente la analizzeranno. Ragazzi, credetemi, è una rivoluzione visiva, oltre che filosofica. C’entra la relatività di Einstein, perchè il layer-lapse assegna orologi differenti a dettagli differenti della scena. I dettagli sono INDIPENDENTI, il tempo di fatto diventa re incontrastato.
E’ possibile mostrare le bellezze che ci circondano in modo diverso? Se lo sono chiesti in tantissimi, negli ultimi anni, da quando i migliori fotografi del mondo si sono cimentati nei video con le loro reflex. Sono nate tecniche di ripresa, e poi di montaggio, che immediatamente sono state anche utilizzate nel cinema. La più recente, chiamata layerlapse, è stata diffusa lo scorso Ottobre. Ingenuamente pensavo di aver avuto l’idea per primo, ne avevo parlato con Yuri e Riccardo Mojana, ma poi proprio a metà Ottobre è uscito quel fantastico video su Vimeo girato a Boston (vedi mio post su questo blog), e a milioni nel mondo ci siamo…prostrati.
Yuri ha già assorbito una frase che mi ripeto da sempre, se la ripete anche lui: siamo sette miliardi di anime nel mondo, e c’è un sacco di gente bravissima. Molto molto difficile che tu abbia un’idea o stia facendo qualcosa di nuovo per primo…comunque forse (forse) il primo esperimento italiano di layerlapse lo vedete proprio in questo video, realizzato da Cesare Castelnovo su mie indicazioni e poi costruito da Yuri (dopo un tentativo non riuscito con Francesco Torquati Gritti, a Menaggio, per problemi di…cacciata dal luogo in cui ci eravamo addentrati praticamente illegalmente).
Vedete Pescarenico, dall’altra parte dell’Adda, con le luci che si accendono anche se è ancora giorno…il layerlapse questo è, mostrare a più piani temporali la realtà, come se si operasse un viaggio in una quarta dimensione. L’Hyperlapse, invece, che è quella tecnica nata nel 2013 che ti fa ruotare intorno a quello che vedi, è più un viaggio in una apparente nuova dimensione spaziale. Il reel è stato montato (non me l’ha detto, lo interpreto io così) volendo dare ad ogni istante una sensazione di circolarità spaziale e dinamicità temporale.

 

Nel video poi c’è un Hyperlapse in movimento, Timelapse vari (sempre con qualche tocco di novità), steady, crane, altre riprese più convenzionali; tutte realizzate insieme a Francesco Torquati Gritti e Riccardo Mojana, due veri fuoriclasse, che con Yuri si sono intesi subito al primo secondo, come con Cesare. La procedura è stata la seguente: io li scopro tramite i social, faccio vedere le loro foto a Yuri, e quando lui dice, questo è bravissimo, li contatto. Adesso ne ho contattati una decina in giro per l’Italia, per dire. Gli insegnamo queste nuove tecniche, e voilà…
Yuri sta studiando queste tecniche da mesi, da quando si è liberato del film sulla Uli Biaho, che praticamente non gli lasciava tempo per approfondire questi temi. L’occasione di applicare gli Hyperlapse nei video di Lake Como series ( Tremezzina, insieme a Francesco Torquati Gritti), dopo le prime prove in Agosto, era troppo ghiotta, ed ora eccoci con il primo layerlapse. Ogni giorno penso a nuove sperimentazioni, lui me le boccia quasi tutte (mentre le sue ovviamente vanno bene, dice lui…) ma ogni tanto acconsente e proviamo. Non basta avere l’idea, deve anche portare dei miglioramenti: e non basta neppure questo, deve anche trovare il posto giusto per costruirla. Il layerlapse, per esempio, si applica con facilità in una città piena di grattacieli e sfondi netti come Boston (quantunque, sia chiaro, il tipo fece un lavoro enorme), mentre è molto, molto più complicato e complesso in un ambiente con oggetti e panorami frastagliati.

Novembre 28, 2014
di Fabio Palma
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30″

A 30″ dalla fine è un film che mi ricordo proprio volentieri, specie l’ultima scena.

Questo invece è un trailer pubblicitario realizzato da Yuri, sfruttando sue riprese ma anche riprese di Riccardo Mojana ( mamma mia che bravo, ma proprio TANTO bravo, molto molto di più di fotografi popolari di Lecco e provincia, fidatevi. Un altro mondo, un’altra classe, un’altra conoscenza della macchina, delle tecniche, di tutto), Riky Felderer ( un paio di clips del film sulla Grignetta), Carlo Fedele Barri e Daniele Carzaniga.

Super esperti hanno detto che è montato da urlo, cioè alla grande. Faccio sempre vedere le cose con cui ho a che fare dal top in Italia in campo editing video e/o produzione video e documentari. Talvolta ricevo mazzate, talvolta applausi a scena aperta. Questo è piaciuto da paura, come lo showreel e altro di Yuri.

 

 

LAKE COMO free energy from RAGNI DI LECCO on Vimeo.

Novembre 15, 2014
di Fabio Palma
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LA FAME

Patagonia F1040005

A un certo punto, tipo fine Novembre 93, i miei usuali compagni di viaggi idioti, Pitax e Grego, mi dicono che non possono venire. Figuriamoci, io ogni tre mesi DOVEVO andare da qualche parte…in azienda lo sapevano, calcolavo ferie+ponti+artefizi che manco Feynman. e quindi parto, destinazione Patagonia e Terra del fuoco. E siccome pochi mesi prima in Venezuela tutto costava meno di poco, partii con esattamente 300.000 lire. Niente carta di credito.
21 gg programmati, con voli aerei interni comprati (nota 1) dall’Italia. Ovviamente mammotta e papà sapevano che si partiva in tre.
Ero partito a 68kg (nota2); dopo 3gg argentini, avevo speso 150.000 lire. Che ne sapevo che l’Argentina fosse cara quanto l’Italia? A metà permanenza la nota 1 prevedeva atterraggio a Ushuaia, terra del fuoco. Mi rimanevano 50.000 lire, non potevo assolutamente dormire da nessuna parte. Mi imposi strategia di spesa, mangiavo un bricco di latte e un panino vuoto al gg, dormivo rigorosamente per terra, ovunque. Tenda dove potevo. Servizi igienici e lavaggi vari non pervenuti. Con zainone alle spalle e zainetto sul davanti, per la precisione 25kg in tutto come da bagaglio misurato, potevo solo incamminarmi lungo la costa. Infatti questa foto è a circa 2gg di cammino da Ushuaia. Avevo una tenda ( Paolo Bertoni, la tua, la foto ti piacque…), e tipo ad un certo punto mi ritrovo davanti un tronco di 5 metri circa, sopra torrente impetuoso, a destra il mare. Campeggio. Fame come mai avuta prima e dopo in vita mia. Fame vera. Verso sera arrivano due cacciatori, mi guardano malissimo, traversano il tronco. Grande equilibrio. La sento come una sfida e traverso pure io. Al pelo, tronco viscido e di equilibrio io…lasciamo perdere. Se cado nel torrente non dico che sono fatto, ma comunque…dall’altra pare mi viene una crisi isterica, che meno male che ai tempi non c’erano selfie etc etc perchè vi dico che lo spettacolo era proprio pietoso. Magari però su youtube avrebbe spopolato, italico sprovvedutissimo al di là di un tronco, senza cibo e piangente. Noto sito contemporaneo ci avrebbe fatto news epocale. Comunque arriva il buio e-non-vi-dico-con-quale-terrore ritraverso.
Tre gg dopo sono nel villaggio, magari ora è più grande. Prendo l’aereo, arrivo più su, nord della patagonia, e per 2gg mi trascino che dalla fame non ci vedo. Una volta addento un salume in supermercato. Poi un’insegna, 10 pesos mangi quello che vuoi.
Entro. Brace giganteggiante, varie persone, buffet carnesco che mai vista tanta carne alla brace a disposizione in vita mia.
Quanto è vero che la sopressata irpina è il top, io vi giuro che la gente che c’era lì dentro ancora se lo ricorda, quel tipo straniero che faceva avanti e indietro dalla tavolata.
Poi dormo 1gg, immagino per la digestione. Arrivo a Buenos Aires, ho ancora, udite udite, 10.000 lire. Decido di investirli in paio di orecchini per attuale moglie allora neppure fidanzata (non li metterà MAI), due robe presumo fintissime però parevano carine, le telefono dichiarandomi (lei tra l’interdetto e il che vuole questo qua, lunga storia di un anno di corteggiamento, non mi filava neppure di sbieco), finalmente poi aereo. Si guasta a S. Paolo (ve lo giuro, vi dico che ve lo giuro), era compagnia scassatissima brasiliana, affiliata alla Sabena belga, con due soli aerei, l’altro doveva arrivare dal Giappone (ve lo giuro, vi dico che è tutto vero). Dormiamo io e altri tipo 50 sfigati per terra all’aereoporto. La mattina mi metto alla testa della popolazione sfigata, marcio sull ufficio Sabena, e faccio un casino che Grillo oggi al confronto fa ridere. La popolazione sfigata applaude. Caos. dopo qualche ora la Sabena mi dice, vi carichiamo su ns aereo, non ci state tutti, agli altri paghiamo 2 notti. Io voglio solo tornare a casa, fra l’altro ho una fame della Madonna. Boato di entusiasmo fra gli sfigati, un belga mi fa, tu dovresti fare politica, sei un leader nato. Hai voglia, sarà stato il padre di Favresse, visto quello che sono diventato. Comunque gli chiedo se può darmi qualcosa da mangiare. Bruxelles. Malpensa. Casa. campanello. Mia madre apre la porta e urla, cosa ti è successo. Io bello tranquillo sorrido e dico, tutto bene mamma. Però mi costringe allo specchio. Mi peso. 60 kg. Porco giuda se fossi 60kg adesso mi terrei il doppio. Ricordi vaghi su cena serale, però bella corposa.

Patagonia F1030010

Novembre 14, 2014
di Fabio Palma
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RIMANERE GIOVANI…ce la fanno in pochi…

Ieri sera sono riuscito (ero sveglio dalle 3 e mezza del mattino, ogni tanto arrivano questi periodi di insonnia, un disantro) ad andare ad una serata di un tipo di cui avevo volentieri letto un paio di libri agli inizi delle mie uscite speleo e prime scalate, e che, ben sottolineando che la narrativa e la letteratura di livello sono ben altra cosa, aveva colpito con storie raccontate con ironia, un certo talento, belle riflessioni, insomma, letture piacevoli.

Beh, fermor estando che quanto mi appresto a scrivere non è assolutamente una critica agli organizzatori, anzi, grandi applausi a loro, volevo veramente lanciare dei pomodori. E pensavo di essere l’unico, invece eravamo in tanti.

Namibia F1010008

Quando scriveva, ed era giovane o poco dopo, era rottura verso establishment, non prendersi sul serio, auto-ironia. Purtroppo poi con l’età c’è sempre il rischio di una deriva pseudo-filosofica intellettuale che porta a dire scempiaggini e generalizzazioni piatte e sconnesse (ma sì, mi perdo in paradossi) che fanno veramente, ma veramente, piangere. Per esempio, che ora c’è piattezza culturale, che dopo di me o noi è tutto agglomerato di feci, etc etc. Come se io dicessi, ehi, vedete questa foto: beh, l’ho scattata in Namibia, nel deserto. Ah, che viaggi, che avventure facevamo, che livertà, che Spirito giovane ( e fin qui, ok). Poi però aggiungendo: eh, ora i giovani non fanno più queste cose, non sanno più viaggiare, c’è pochezza, si sa tutto, c’è il web, non c’è curiosità, sorpresa, Spirito, libertà…

MA CHE ORONZATE SONO?

Beh, rimanendo nel campo della disciplina scalata e compagnia bella, io di giovani che intellettualmente valgono dieci volte questi autonominatisi guri, e non sto parlando di forza e resistenza e tecnica perchè lì siamo, come è logico e normale, ad un fattore almeno cento, ne conosco almeno un camion. E potrei approfondire la cosa, ma dopo aver sentito certe cose ieri sera…beh, non ne vale veramente la pena. uscire dal proprio giardino, che poi è tutto insito nel termine outdoor, a pieno spettro però, è cosa che denota Spirito, non solo di osservazione. E lo Spirito lentamente muore, se non alimentato. Peccato. Peccato perchè neppure Einstein ebbe il coraggio di dire, a veneranda età, dopo di me il vuoto la pochezza etc. Certo Hegel lo disse, ma insomma Hegel…vabbè, sbagliò forse anche lui, ma diciamo che se lo poteva permettere. E insomma la sintesi è questa: certe frasi sono state così irritanti, si commentava fuori, che tutto il resto, persino le cose che si erano lette ed apprezzate anni fa, diventano davvero senza alcun significato. Spazzate via. Lo so, non è giusto: distinguere quando una persona è savia e scrive e dice cose interessanti, da quando poi diventa quel post “lentamente muore”. magari ce la farò, fra qualche mese. Intanto, però, frequento e leggo volentieri giovani contemporanei immensamente più profondi, colti, riflessivi, stimolanti, intelligenti, etc etc. Sperando che non aridiscano anche loro. fortunatamente non capita a tutti. Solo che quelli a cui non capita non vanno in giro ad esternare e a fare i guru, e questo in fondo, a veder bene, è un problema. Si permette a questi pensatori da strapazzo di far grancassa, ed è giusto, assolutamente giusto, ma poi non si dà spazio a quelli che in due secondi li spazzerebbero via con pensieri, racconti, et etc, contemporanei e anche passati, ma detti e mostrati con bel altro acume e intelligenza