La teoria dei frattali può ridurre gli errori cognitivi?
La teoria dei frattali, della quale propongo alla fine una sintesi, applicata all’analisi della prestazione, non può eliminare gli errori cognitivi. Può però diventare uno strumento molto potente per ridurre il rischio di interpretare in modo semplicistico ciò che accade durante una prestazione.
L’errore cognitivo nasce spesso dal fatto che osserviamo un fenomeno a una sola scala. Un atleta fallisce un blocco e conclude:
«Ho fallito perché mi manca forza nelle dita.»
Oppure uno specialista Lead continua a cadere basso e pensa, il mio problema è la Forza.
Ma queste sono soltanto possibili spiegazioni dell’evento, molto semplicistiche.
Una prospettiva di tipo frattale invita invece a osservare il fenomeno a scale differenti:
Movimento → Sequenza → Blocco → Seduta → Microciclo → Macrociclo → Stagione
E per la Lead:
Sequenza → intensità → Seduta → Microciclo → Macrociclo → Stagione
A ogni livello possiamo porci una domanda diversa.
Nel singolo movimento possiamo chiederci dove sia stata persa efficacia. Nella sequenza possiamo verificare se l’errore si ripete. Nel blocco possiamo capire quale qualità fisica o tecnica sia realmente limitante. Nella seduta possiamo verificare se quel limite fosse già comparso. Nel microciclo e nel macrociclo possiamo chiederci se quella qualità sia stata adeguatamente allenata. Per esempio nella Lead evidentemente la preparazione è stata sbagliata per i veri obiettivi, probabilmente fidandosi di risultati effimeri, o dí allenamento o di gare di livello molto più basso. Quest’anno solo i Trials Boulder e i Trials Lead sono stati vicini a ciò che la Coppa del mondo avrebbe proposto, gli allenatori esperti lo avevano capito (ce lo dicevano mentre assistevamo alle gare).. Soprattutto la Lead femminile, a differenza di quella maschile, aveva avuto delle coppe Italia facilissime, totalmente disgiunte dal livello internazionale, e persino il Campionato italiano femminile sia nella semifinale che nella finale avevano proposto meno di 8 prese di intensità da qualifica di Coppa del mondo! Dopo la finale del campionato italiano dissi, la cinquantesima di Coppa del mondo qua sarebbe arrivata seconda.
In questo modo, ciò che inizialmente appare come un problema di forza può rivelarsi un problema tecnico oppure di pianificazione.
Per esempio:
presa che scivola → posizione del bacino inefficiente per scarsa mobilità anche → aumento del carico sulla mano → maggiore affaticamento → presa che scivola.
La causa apparente è la forza delle dita o di compressione. La causa determinante potrebbe invece essere la tecnica e la mobilità. Ma possiamo andare ancora più in profondità: Perché quella tecnica non era sufficientemente efficace?
Forse perché non era stata allenata. Oppure perché la programmazione aveva privilegiato una qualità diversa. Per esempio gli orientali e i francesi fanno tantissima mobilità. Oppure perché l’atleta aveva preparato una capacità fisica senza trasferirla adeguatamente alla situazione specifica di arrampicata. Chi delle Specialiste Lead fa 2500 prese a circuito, o 20 tiri di corda, nei tre mesi precedenti alla coppa del Mondo? Sono informazioni che ho ricevuto dagli allenatori passati a big walls mentre allenavo.
A questo punto il fallimento non è più semplicemente un problema dell’atleta. Può essere un’informazione relativa all’intero sistema atleta–allenamento–prestazione. O si allena da solo e quindi male, o non è seguito da remoto, o è seguito male o superficialmente. L’allenatore serio alla seconda volta che accade qualcosa di simile che ha causato una sconfitta dolorosa si fa molte domande su ciò che ha fatto fare all’atleta.
Questa prospettiva può aiutare a contrastare diversi errori cognitivi.
L’atleta può essere portato ad attribuire il risultato a una causa immediata, a cercare soltanto le informazioni che confermano la propria teoria, a giudicare la qualità della preparazione esclusivamente dal risultato oppure a considerare inevitabile, dopo che è avvenuto, qualcosa che prima non lo era affatto.
La prospettiva frattale introduce invece una domanda fondamentale: il fenomeno che sto osservando è un episodio isolato oppure è l’espressione di un pattern che si ripete a scale differenti?
Questa domanda cambia profondamente il modo di analizzare una prestazione.
Tuttavia esiste un rischio.
Anche la ricerca dei pattern può diventare un errore cognitivo se l’atleta vede conferme della propria teoria ovunque. Per questo l’analisi evoluta deve aggiungere una terza domanda:
Quale evidenza potrebbe dimostrare che la mia interpretazione è sbagliata?
È probabilmente questa la differenza più importante tra un’analisi semplicemente sofisticata e un’analisi realmente statistica, quindi non emotiva ma basata sui dati. E nessun atleta di qualunque età ha tempo ed è in grado di analizzare di suoi dati (Edwin Moses lo faceva, il suo dominio e la sua metodologia cambiarono radicalmente l’atletica americana e poi mondiale).
In definitiva:
L’atleta inesperto analizza l’evento. L’atleta evoluto cerca il pattern.L’atleta altamente evoluto cerca il pattern, lo verifica a scale differenti e cerca attivamente ciò che potrebbe smentire la propria interpretazione. Solo che dagli sport a grande storicità sappiamo che gli atleti evoluti non hanno mai meno di 28-30 anni.
La prospettiva frattale, quindi, non impedisce di sbagliare. Impedisce, se utilizzata correttamente, di accontentarsi troppo rapidamente della prima spiegazione disponibile.
Infatti altro enorme problema di questi anni per gli atleti non evoluti sono i social, perché persone anche molto vicine con i loro commenti amplificano le distorsioni cognitive. L’analisi dei commenti più comuni a post di atleti molto giovani delusi da stagione negativa è forse ancora più interessante del post stesso. Il problema non è che siano commenti gentili o affettuosi. Il problema è che non valutano minimamente la prestazione, la preparazione o le cause della difficoltà. Valutano esclusivamente la narrazione emotiva dell’atleta. Sono commenti da tifoso di calcio da bar sport, e quindi senza alcun valore se non negativo, solo che essendo sui social vengono letti e ascoltati dall’atleta non evoluto. Creando disastri ulteriori. Eccome alcuni
“Fidati di te. ”.
Se la difficoltà deriva da una preparazione sbagliata o insufficiente, come è nel 99% dei casi, continuare ad avere fiducia in quello che si fa può semplicemente significare perseverare nell’errore.
“Totally part of the journey”.
Anche questa è una frase apparentemente positiva, ma sportivamente molto pericolosa. Non tutto ciò che va male è semplicemente “parte del viaggio”. Alcune difficoltà sono fisiologiche e previste; altre sono invece il risultato di errori di programmazione, di valutazione o di preparazione. Confondere le due cose impedisce di imparare.
“Avanti così”.
Forse è il commento più assurdo dal punto di vista sportivo. “Avanti così” presuppone che ciò che è stato fatto finora sia corretto. Ma se il problema nasce proprio dalla preparazione precedente, allora “avanti così” significa, paradossalmente, continuare sulla stessa strada che ha prodotto il problema. Ovviamente la persona che lascia un commento simile è totalmente inadatta ad allenare ma il suo commento, che sarebbe considerato superficiale e quindi trascurabile dall’atleta di livello, genera nell’atleta immaturo e inesperto un’approvazione.
“Va dove ti porta il cuore!”.
È una frase perfetta per un messaggio affettuoso, ma non per l’analisi di una prestazione agonistica. Il cuore può dare motivazione, ma non programma un allenamento, non misura una capacità fisica, non identifica una carenza e soprattutto non corregge un errore.
Il punto fondamentale è quindi questo:
difficoltà programmata = allenamento. Difficoltà provocata da una preparazione inadeguata = errore da analizzare.
Un atleta evoluto non dovrebbe chiedersi soltanto: “Come faccio a non mollare?”. Dovrebbe chiedersi prima di tutto:
Perché sono arrivato in questa situazione? Cosa mi mancava? Era prevedibile? La preparazione era adeguata? Cosa devo modificare?
Questa è la differenza tra una mentalità realmente orientata al miglioramento e una semplice narrazione motivazionale. Solo che senza allenatore (bravo…) prima dei 28-30 anni questa consapevolezza manca del tutto. Anzi l’atleta pensa che non ha fatto abbastanza, che deve fare di più. Molto comune è la frase: ora ho capito cosa devi fare. Frase che un nuotatore, un tennista, un qualunque atleta di 18-28 anni di sport seri non direbbe MAI. In quegli sport sanno che non ne hanno le capacità cognitive. Nessun nuotatore anche campione del mondo a 20 anni direbbe, sono 13 anni che nuoto so quello che devo fare. In arrampicata ancora questo pensiero insensato esiste.
Il problema dei commenti social, quindi, non è l’incoraggiamento. È che producono una vera e propria bolla di conferma collettiva:
difficoltà → emozione → incoraggiamento → consenso → nessuna analisi dell’errore.
L’atleta si sente sostenuto, ma non necessariamente diventa più consapevole.E questo è il punto più pericoloso: quando una comunità circonda un atleta esclusivamente di conferme emotive, può diventare involontariamente complice della sua inconsapevolezza. Per migliorare davvero non basta sentirsi dire “bravo, non mollare”. Bisogna avere anche qualcuno disposto a dirti:
“Hai sbagliato preparazione. Adesso cerchiamo di capire perché.”
È molto meno gratificante da leggere sui social.
Ma è infinitamente più utile per diventare un atleta migliore.
TEORIA DEI FRATTALI
La teoria dei frattali è una parte della matematica che studia oggetti geometrici complessi caratterizzati da autosimilarità e ripetizione all’infinito di una stessa forma a scale sempre più piccole. Avete presente foglie, alberi, costiere marine, fiocchi di neve, nuvole? Una loro piccolissima porzione di cm è simile o identica a metri o km. E’ il principio dell’AUTOSIMILARITA’.
Il fatto incredibile è che queste geometrie ipercomplesse arrivano da semplicissime operazioni matematiche, da terza media o meno. Operazioni iterative, che si ripetono. Il cui risultato diventa input per il passaggio successivo. Proprio come l’evoluzione di un atleta. L’output di un giorno, settimana, mese di allenamento e’ una forma fisica che diventa input della fase successiva…qualunque sportivo con un buon allenatore sa che questo è il principio chiave dell’adattamento muscolare e biomeccanico
L’insieme di Mandelbrot è il più famoso insieme di frattali, ed è semplicemente un gruppo di numeri. I numeri nell*insieme sono quelli che non tendono all’infinito se si esegue la stessa operazione su di essi ripetutamente. I numeri al di fuori dell’insieme sono quelli che tendono all’infinito. In altre parole, atleta che “sbarella” o atleta che si evolve diventando qualcosa di meraviglioso, grande, potente e tecnico, e performante.
Un semplice esempio…supponiamo che la nostra operazione sia semplicemente “elevare al quadrato il numero”. Se inizio con 0, rimane 0 per sempre (0, 0, 0, 0…). Se inizio con 1 rimane 1 per sempre (1, 1, 1, 1…). Se inizio con 2 tende all’infinito (2, 4, 16…). Se inizio con un numero compreso tra 0 e 1 si avvicina a 0 (0.5, 0.25, 0.125…).
Questo è un insieme piuttosto semplice… qualsiasi numero compreso tra -1 e 1 rimane contenuto, qualsiasi numero al di fuori di questo intervallo tende all’infinito.
Ripetiamolo con l’esempio dell’insieme di Mendelbrot

L’insieme di Mandelbrot segue la stessa idea, con due modifiche…l’operazione è leggermente diversa, e la eseguiamo con numeri complessi. Invece di “elevare al quadrato il numero ripetutamente”, l’operazione di Mandelbrot è “elevalo al quadrato e aggiungi il numero originale”. E i numeri complessi sono numeri con parte reale (quella a cui sei abituato) e parte immaginaria (basata sulla radice quadrata di -1). Se non hai mai visto i numeri complessi prima, un po’ di ricerca on Line la dovete fare, perché anche questo richiede qualche spiegazione.
Il “piano complesso” è semplicemente il grafico 2D di tutti i numeri complessi, come la retta numerica per i numeri regolari. Qualsiasi punto sul piano è un numero complesso… la posizione orizzontale è la parte reale, la posizione verticale è la parte immaginaria. E a dirla tutta, tutti noi abbiamo una parte reale, molto concreta e visibile, e una parte immaginaria, che ci sembra imprevedibile perché racchiude la testa e anche le potenzialità fisiche e tecniche. (Prima osservazione che mi ha fatto Bea, all’istante, quando le ho parlato dei frattali. E la parte emotiva?)
Quindi scegliamo ogni punto sul piano (questo è C) ed eseguiamo l’operazione di Mandelbrot ripetutamente e vediamo se tende all’infinito o no… questo è F. Ogni C che mantiene F contenuto è nell’insieme di Mandelbrot, ogni C in cui F tende all’infinito non è nell’insieme. C dipende dall’allenatore o, se manca, dalle vostre scelte.
Poiché l’operazione è piuttosto semplice, si potrebbe pensare che anche l’insieme sia semplice. Tranne che non lo è. Davvero, davvero, davvero non lo è. Questa è stata una grande sorpresa. Il fatto che si ottenga un insieme così complicato da un’operazione così semplice non era affatto previsto prima di iniziare a fare cose del gener
Secondo calcolo: Prendi il risultato e riapplicalo: Loop infinito: Ripeti questo passaggio decine o centinaia di volte e così via). Il risultato: Se il numero non scappa via, il punto fa parte dell’insieme e si colora di nero. Se scappa, si colora in base alla velocità della fuga.
Le caratteristiche
- Forma frattale: Il bordo non è mai liscio; ha dettagli infiniti.
- Copie di se stesso: Se fai uno zoom in qualsiasi parte del bordo, ritrovi piccole copie dell’intero disegno.
- Il verdetto del colore: Se il valore di Z cresce all’infinito, il punto C non appartiene all’insieme (viene colorato in base alla velocità con cui scappa via). Se il valore di Z resta confinato vicino all’origine senza mai esplodere, il punto C appartiene all’insieme (viene colorato di nero)
I bellissimi disegni dei frattali sono solo disegni del confine tra i numeri che sono nell’insieme e quelli che non lo sono. Se sono colorati, ottengono il colore contando quante operazioni (“iterazioni”) dobbiamo fare per capire se C è dentro o fuori dall’insieme. La definizione dell’insieme di Mandelbrot è esatta. Ma poiché è una definizione iterativa (esegui l’operazione ripetutamente finché non sei sicuro se un numero è nell’insieme o no), e poiché l’insieme è davvero complicato, non puoi dire (in generale) semplicemente guardando il numero se è nell’insieme o no. Devi effettivamente fare i calcoli su quel punto.
Se sei vicino al confine potrebbero volerci tantissime iterazioni per esserne sicuro, e un numero molto vicino potrebbe non avere lo stesso risultato perché il confine è così “frastagliato”. In senso matematico è effettivamente infinitamente frastagliato*, quindi puoi continuare a ingrandirlo per sempre e non si liscia mai. Questa è la magia dei frattali che mi ha guidato e ispirato nella crescita di atleti, PERSONE, su cui ho puntato. A differenza di una retta, una parabola, una qualunque curva o studio di funzione, il frattale si riempie a caso. Un punto sul piano qua, un altro punto la’. Solo dopo tante, tantissime interazioni, con punti sparsi, comincia a comparire una forma sul piano. E questa forma magari è una foglia, o una nuvola. L’atleta.
Ma attenzione, NON è solo filosofia e stupore visivo. Vediamo come applicare la teoria dei frattali a un atleta.
Come è cresciuta la sua forma, come si può intuire il giusto C per far diventare l’atleta una bellissima forma FUNZIONANTE.
L’insieme di Mandelbrot si genera sul piano cartesiano dove ogni punto corrisponde a una costante c. Per ogni punto si parte sempre da z=0
Vediamo Il legame con l’Effetto Farfalla, che credo sia il paradosso più famoso del ‘900. Una farfalla nei Caraibi sbatte le ali, e scoppia un tifone in Giappone. Che è la nostra vita: succede qualcosa lontanissimo dal nostro quotidiano, e neppure sappiamo che sta accadendo, e la nostra vita ne viene poi, dopo magari mesi o anni, sconvolta. Positivamente o in maniera disastrosa. Dipende da quel diavolo di numero complesso C. Perché quella semplicissima equazione è caratterizzata da una Sensibilità estrema: Sul confine dell’insieme di Mandelbrot, due punti C vicinissimi tra loro — separati anche solo da una cifra decimale infinitesima — possono avere destini totalmente opposti. Uno può esplodere all’infinito e l’altro restare stabile. Avete presente il film Sliding door? O qualcosa che vi è accaduto perché per una frazione di secondo vi è accaduto qualcosa invece di altro? E sapete perché questa equazione ben rappresenta questi sconvolgimenti? Per La non-linearità: La presenza dell’esponente 2 di Z agisce come un amplificatore. Ogni minima differenza iniziale non viene mantenuta costante, ma viene raddoppiata ed esasperata a ogni ciclo di feedback.
Ed è quello che avviene nella nostra vita e nei nostri allenamenti. Ogni perturbazione viene ingigantita. Ogni dettaglio, soprattutto quando cresci di livello, ha un impatto molto più grande di quello che pensavi. Sia un nuovo dettaglio che un dettaglio dimenticato possono (e anzi succede) generare un effetto farfalla, il famoso battito d’ali che scatena un tifone migliaia di km di distanza. Provate a mangiare qualcosa di nuovo un lunedì e due mesi dopo andate male alla gara della vita…inserite un esercizio di qualche secondo e la spalla va in frantumi. Inserite un nuovo esercizio e guadagnate come non succedeva da molti mesi! Però…però…Ordine nel disordine: Nonostante l’imprevedibilità del singolo punto, l’intero sistema genera una struttura geometrica globale iconica, stabile e infinitamente complessa. Per esempio il guscio di una conchiglia, un albero, e…lo sportivo.
L’applicazione dei frattali e della teoria del caos all’evoluzione di un atleta è uno dei campi più affascinanti della moderna metodologia dell’allenamento. Nella natura, la struttura frattale (come la ramificazione dei bronchi o dei vasi sanguigni) serve a massimizzare l’efficienza e l’assorbimento dell’energia. Foglie, gusci, fiocchi…sono frattali EFFICIENTI per la vita di chi rappresentano.
Nell’essere umano, l’evoluzione della performance segue gli stessi identici schemi non lineari e iterativi.
Ecco come la formula del caos si applica direttamente alla crescita e alla carriera di un’atleta:
1. Il feedback biologico come equazione ricorsiva
L’allenamento sportivo è una perfetta trasposizione della formula
- Z (Lo stato attuale): Rappresenta la forma fisica odierna dell’atleta (forza, resistenza, tecnica).
- C (La costante dello stimolo): È il carico di allenamento somministrato oggi (pesi, metri di scalata, stress psicologico).
- Z (Il risultato di domani): È la nuova condizione biologica ottenuta. Il corpo elabora lo stimolo, si adatta (supercompensazione) e il risultato diventa la nuova base di partenza Z per il giorno successivo.
2. Sensibilità alle condizioni iniziali (Effetto Farfalla)
Nello sport professionistico, differenze microscopiche generano divergenze macroscopiche nel lungo periodo:
- Dettagli infinitesimali: Un millimetro di errore nell’angolo di appoggio del piede o 30 minuti in meno di sonno profondo cambiano l’esito del ciclo di feedback.
- Destini opposti: Esattamente come i punti sul confine dell’insieme di Mandelbrot, due atleti con lo stesso potenziale iniziale possono evolvere in modi opposti: uno raggiunge il record del mondo, l’altro va incontro a infortuni cronici.
3. Struttura frattale del tempo e del carico
I piani di allenamento moderni non sono progressioni geometriche semplici, ma strutture frattali basate sull’autosomiglianza:
- Macro e Micro-cicli: La forma a “onda” del carico (giorni di carico alternati a giorni di scarico) si ripete identica su scale temporali diverse. La struttura della singola settimana (microciclo) riflette in piccolo la struttura dell’intero anno di preparazione (macrociclo).
4. Attrattori strani e plateau della performance
L’evoluzione di un atleta non è mai lineare. La performance tende ad orbitare intorno a uno stato di equilibrio chiamato attrattore:
- I Plateau: L’atleta sperimenta lunghi periodi in cui, nonostante gli sforzi, i tempi o i carichi rimangono identici. Il sistema è bloccato in un attrattore stabile. Nel caso di un atleta, i suoi risultati nelle gare che contano sono identici a quelli di tre anni prima nonostante il volume degli allenamenti sia enormemente aumentato. Evidentemente, c’è stata una discontinuità che ha generato stallo. Magari nascosta da risultati ingannevoli (prestazioni positive in gare o falesie o luoghi Boulder facili o in condizioni positive, come avversari fuori forma per un garista o tracciature facili, o condizioni super favorevoli su roccia per un amatore). E’ il bravo allenatore che sa analizzare CORRETTAMENTE i risultati che io chiamo ingannevoli. O spuri. Rumori. E che d’altro canto sa invece valutare in ottica giusta una prestazione negativa ma con punti positivi. L’atleta, soprattutto quello giovane, è inesorabilmente ingannato sia dal risultato positivo che da quello negativo, essendo (lo leggerete) il soggetto umano più vittima di errori (o distorsioni) cognitivi.
- Il salto quantico: Per rompere il plateau, l’allenatore deve introdurre una “perturbazione” caotica nel sistema (cambio drastico di stimolo, shock metabolico). Il sistema entra temporaneamente in crisi per poi riorganizzarsi improvvisamente su un nuovo attrattore più alto (il nuovo record personale Speed o il salto di livello a vista in Lead). Facile a dirsi ma ovviamente super difficile a farsi. Tutti possono allenarsi o auto allenarsi, e’ molto facile. Ma il salto quantico è ciò che contraddistingue il Campione professionista o l’amatore che improvvisamente sale di grado.
- La programmazione frattale dell’allenamento (nota anche come periodizzazione caotica o non lineare) abbandona l’idea rigida e progressiva dello sport classico. Invece di aumentare i carichi in modo lineare, il carico fluttua continuamente seguendo schemi che si ripetono su scale temporali diverse (autosomiglianza). Questo approccio previene la monotonia e lo stallo biologico, imitando i ritmi caotici della natura.
La struttura del tempo: Autosomiglianza. Nella programmazione frattale, la forma d’onda del carico (picco di intensità seguito da un recupero) è identica sia che si guardi l’intera stagione, sia che si analizzi la singola sessione di un’ora.
- Macro-frattale (Anno): L’anno è diviso in periodi di carico e scarico ma anche di sperimentazioni. Perché Bea ha dei periodi di Lead intensa? Lo state capendo
- Meso-frattale (Mese): Ogni mese riproduce la stessa onda dell’anno: tre settimane di carico crescente o meglio di Forza e Potenza e una di scarico rigenerante o meglio di velocità-rapidità.
- Micro-frattale (Settimana): La singola settimana non è uniforme. Alterna giorni ad altissimo impatto a giorni di riposo attivo. La Periodizzazione DUP
- Nano-frattale (Giorno/Seduta): All’interno dello stesso allenamento di 60 minuti, l’atleta esegue picchi di sforzo massimale alternati a micro-pause di recupero. Questo è difficile e ci sto lavorando. Stiamo crescendo, io e Bea. Oddio, Lei…io sto solo invecchiando, aggrappandomi però a questi ragionamenti per farle realizzare il sogno che via via si è fatto strada anche in dichiarazioni pubbliche.
Prendiamo come indice il calcolo dello sforzo (RPE):
1. Il Microciclo Settimanale (La forma base)
- Lunedì: Carico Alto
- Martedì: Scarico o accessori
- Mercoledì: Carico Medio
- Giovedì: Riposo totale (Valle profonda)
- Venerdì: Carico Massimo (Test di ritmo gara – Picco assoluto)
- Sabato: Scarico (Passeggiata o mobilità)
- Domenica: Carico Medio-Lungo (Volume senza intensità)
2. Il Macrociclo Mensile (L’autosomiglianza su scala maggiore)
Se uniamo i microcicli per formare un mese, la struttura della settimana si riflette sull’intero mese:
- Settimana 1: Carico Medio (Introduzione)
- Settimana 2: Carico Alto (Sforzo intenso)
- Settimana 3: Carico Massimo (Picco del mese, massima perturbazione del sistema)
- Settimana 4: Scarico Totale (Rigenerazione, assimilazione degli stimoli)
I 3 Vantaggi Biologici del Caos Programmato
- Prevenzione dell’accomodamento: Il corpo umano è una macchina termodinamica che cerca l’omeostasi (l’equilibrio). Se lo stimolo è lineare o prevedibile, il corpo si adatta e smette di migliorare. Il caos frattale impedisce ai recettori biologici di abituarsi.
- Gestione degli Attrattori (Plateau): Quando un atleta smette di migliorare, significa che è bloccato in un “attrattore stabile”. Introdurre una settimana a struttura frattale fortemente alterata (es. stimoli brevissimi ma violentissimi) destabilizza il sistema per spingerlo verso un livello di performance superiore.
- Flessibilità in tempo reale: Se l’atleta mostra segni di stress (es. sonno disturbato), l’allenatore frattale non segue ciecamente la tabella, ma applica una micro-correzione immediata. Una variazione infinitesima oggi (l’effetto farfalla) evita un infortunio tra tre mesi.
I “Frattali” e gli “Attrattori Strani” (come l’attrattore di Lorenz o di Rössler) sono l’espressione grafica di sistemi dinamici che convergono verso una forma finale complessa, dotata di autosomiglianza. L’atleta è e sempre sarà un frattale. Auto simile (arriva da sé stesso e riconosci anche nel Campionissimo qualcosa che c’era già a 13 anni), anche se di difficilissima previsione.
Nota personale
Credo che siano stati quei mesi intorno al 1997 a studiare i frattali e a generare varie forme geometriche da questa semplice equazione, cambiando i valori di C e disegnando anche a mano le forme risultanti, a farmi intuire che Bea potesse diventare un’atleta da Olimpiade. Ne aveva decine davanti nella sua età in Italia, ma avevo intuito che con il giusto valore di C potesse diventare un prospetto olimpico.. Si trattava di aiutarla a crescere in una forma vincente. E questo, attenzione, vale per chiunque pratichi uno sport. Si può sempre arrivare a una forma migliore di se stessi, un’auto somiglianza che funziona.
Naturalmente trovare il giusto valore di C è una sfida super complicata e complessa e necessita di una fiducia totale dell’atleta verso l’allenatore quando quest’ultimo è preparato e conscio di questi concetti. Non serve assolutamente conoscere i frattali per allenare, ma seguire la loro logica si. La crescita di un atleta non è mai lineare e soprattutto vanno esaminati i dati per non rimanere vittime di giganteschi errori cognitivi.
Se dopo 3 gare nelle tue sconfitte c’è un elemento comune, esso non è casuale ma identificativo di un errore anche grave di preparazione tecnica e fisica. Già due gare andate male per lo stesso motivo devono costringere l’allenatore a un serio riesame di Microciclo finale e probabilmente di Macrociclo di 6-8 settimane finale. Il frattale atleta evidentemente non è converso in una forma efficace
