Ecco, serrato e travolgente, ovviamente in linea con i video oltreoceano ( e oltrAlpe, a dir la verità), il primo dei video Centrolario
Dicembre 7, 2014
di Fabio Palma
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Ecco, serrato e travolgente, ovviamente in linea con i video oltreoceano ( e oltrAlpe, a dir la verità), il primo dei video Centrolario
Novembre 28, 2014
di Fabio Palma
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A 30″ dalla fine è un film che mi ricordo proprio volentieri, specie l’ultima scena.
Questo invece è un trailer pubblicitario realizzato da Yuri, sfruttando sue riprese ma anche riprese di Riccardo Mojana ( mamma mia che bravo, ma proprio TANTO bravo, molto molto di più di fotografi popolari di Lecco e provincia, fidatevi. Un altro mondo, un’altra classe, un’altra conoscenza della macchina, delle tecniche, di tutto), Riky Felderer ( un paio di clips del film sulla Grignetta), Carlo Fedele Barri e Daniele Carzaniga.
Super esperti hanno detto che è montato da urlo, cioè alla grande. Faccio sempre vedere le cose con cui ho a che fare dal top in Italia in campo editing video e/o produzione video e documentari. Talvolta ricevo mazzate, talvolta applausi a scena aperta. Questo è piaciuto da paura, come lo showreel e altro di Yuri.
LAKE COMO free energy from RAGNI DI LECCO on Vimeo.
Novembre 15, 2014
di Fabio Palma
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A un certo punto, tipo fine Novembre 93, i miei usuali compagni di viaggi idioti, Pitax e Grego, mi dicono che non possono venire. Figuriamoci, io ogni tre mesi DOVEVO andare da qualche parte…in azienda lo sapevano, calcolavo ferie+ponti+artefizi che manco Feynman. e quindi parto, destinazione Patagonia e Terra del fuoco. E siccome pochi mesi prima in Venezuela tutto costava meno di poco, partii con esattamente 300.000 lire. Niente carta di credito.
21 gg programmati, con voli aerei interni comprati (nota 1) dall’Italia. Ovviamente mammotta e papà sapevano che si partiva in tre.
Ero partito a 68kg (nota2); dopo 3gg argentini, avevo speso 150.000 lire. Che ne sapevo che l’Argentina fosse cara quanto l’Italia? A metà permanenza la nota 1 prevedeva atterraggio a Ushuaia, terra del fuoco. Mi rimanevano 50.000 lire, non potevo assolutamente dormire da nessuna parte. Mi imposi strategia di spesa, mangiavo un bricco di latte e un panino vuoto al gg, dormivo rigorosamente per terra, ovunque. Tenda dove potevo. Servizi igienici e lavaggi vari non pervenuti. Con zainone alle spalle e zainetto sul davanti, per la precisione 25kg in tutto come da bagaglio misurato, potevo solo incamminarmi lungo la costa. Infatti questa foto è a circa 2gg di cammino da Ushuaia. Avevo una tenda ( Paolo Bertoni, la tua, la foto ti piacque…), e tipo ad un certo punto mi ritrovo davanti un tronco di 5 metri circa, sopra torrente impetuoso, a destra il mare. Campeggio. Fame come mai avuta prima e dopo in vita mia. Fame vera. Verso sera arrivano due cacciatori, mi guardano malissimo, traversano il tronco. Grande equilibrio. La sento come una sfida e traverso pure io. Al pelo, tronco viscido e di equilibrio io…lasciamo perdere. Se cado nel torrente non dico che sono fatto, ma comunque…dall’altra pare mi viene una crisi isterica, che meno male che ai tempi non c’erano selfie etc etc perchè vi dico che lo spettacolo era proprio pietoso. Magari però su youtube avrebbe spopolato, italico sprovvedutissimo al di là di un tronco, senza cibo e piangente. Noto sito contemporaneo ci avrebbe fatto news epocale. Comunque arriva il buio e-non-vi-dico-con-quale-terrore ritraverso.
Tre gg dopo sono nel villaggio, magari ora è più grande. Prendo l’aereo, arrivo più su, nord della patagonia, e per 2gg mi trascino che dalla fame non ci vedo. Una volta addento un salume in supermercato. Poi un’insegna, 10 pesos mangi quello che vuoi.
Entro. Brace giganteggiante, varie persone, buffet carnesco che mai vista tanta carne alla brace a disposizione in vita mia.
Quanto è vero che la sopressata irpina è il top, io vi giuro che la gente che c’era lì dentro ancora se lo ricorda, quel tipo straniero che faceva avanti e indietro dalla tavolata.
Poi dormo 1gg, immagino per la digestione. Arrivo a Buenos Aires, ho ancora, udite udite, 10.000 lire. Decido di investirli in paio di orecchini per attuale moglie allora neppure fidanzata (non li metterà MAI), due robe presumo fintissime però parevano carine, le telefono dichiarandomi (lei tra l’interdetto e il che vuole questo qua, lunga storia di un anno di corteggiamento, non mi filava neppure di sbieco), finalmente poi aereo. Si guasta a S. Paolo (ve lo giuro, vi dico che ve lo giuro), era compagnia scassatissima brasiliana, affiliata alla Sabena belga, con due soli aerei, l’altro doveva arrivare dal Giappone (ve lo giuro, vi dico che è tutto vero). Dormiamo io e altri tipo 50 sfigati per terra all’aereoporto. La mattina mi metto alla testa della popolazione sfigata, marcio sull ufficio Sabena, e faccio un casino che Grillo oggi al confronto fa ridere. La popolazione sfigata applaude. Caos. dopo qualche ora la Sabena mi dice, vi carichiamo su ns aereo, non ci state tutti, agli altri paghiamo 2 notti. Io voglio solo tornare a casa, fra l’altro ho una fame della Madonna. Boato di entusiasmo fra gli sfigati, un belga mi fa, tu dovresti fare politica, sei un leader nato. Hai voglia, sarà stato il padre di Favresse, visto quello che sono diventato. Comunque gli chiedo se può darmi qualcosa da mangiare. Bruxelles. Malpensa. Casa. campanello. Mia madre apre la porta e urla, cosa ti è successo. Io bello tranquillo sorrido e dico, tutto bene mamma. Però mi costringe allo specchio. Mi peso. 60 kg. Porco giuda se fossi 60kg adesso mi terrei il doppio. Ricordi vaghi su cena serale, però bella corposa.
Novembre 14, 2014
di Fabio Palma
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Ieri sera sono riuscito (ero sveglio dalle 3 e mezza del mattino, ogni tanto arrivano questi periodi di insonnia, un disantro) ad andare ad una serata di un tipo di cui avevo volentieri letto un paio di libri agli inizi delle mie uscite speleo e prime scalate, e che, ben sottolineando che la narrativa e la letteratura di livello sono ben altra cosa, aveva colpito con storie raccontate con ironia, un certo talento, belle riflessioni, insomma, letture piacevoli.
Beh, fermor estando che quanto mi appresto a scrivere non è assolutamente una critica agli organizzatori, anzi, grandi applausi a loro, volevo veramente lanciare dei pomodori. E pensavo di essere l’unico, invece eravamo in tanti.
Quando scriveva, ed era giovane o poco dopo, era rottura verso establishment, non prendersi sul serio, auto-ironia. Purtroppo poi con l’età c’è sempre il rischio di una deriva pseudo-filosofica intellettuale che porta a dire scempiaggini e generalizzazioni piatte e sconnesse (ma sì, mi perdo in paradossi) che fanno veramente, ma veramente, piangere. Per esempio, che ora c’è piattezza culturale, che dopo di me o noi è tutto agglomerato di feci, etc etc. Come se io dicessi, ehi, vedete questa foto: beh, l’ho scattata in Namibia, nel deserto. Ah, che viaggi, che avventure facevamo, che livertà, che Spirito giovane ( e fin qui, ok). Poi però aggiungendo: eh, ora i giovani non fanno più queste cose, non sanno più viaggiare, c’è pochezza, si sa tutto, c’è il web, non c’è curiosità, sorpresa, Spirito, libertà…
MA CHE ORONZATE SONO?
Beh, rimanendo nel campo della disciplina scalata e compagnia bella, io di giovani che intellettualmente valgono dieci volte questi autonominatisi guri, e non sto parlando di forza e resistenza e tecnica perchè lì siamo, come è logico e normale, ad un fattore almeno cento, ne conosco almeno un camion. E potrei approfondire la cosa, ma dopo aver sentito certe cose ieri sera…beh, non ne vale veramente la pena. uscire dal proprio giardino, che poi è tutto insito nel termine outdoor, a pieno spettro però, è cosa che denota Spirito, non solo di osservazione. E lo Spirito lentamente muore, se non alimentato. Peccato. Peccato perchè neppure Einstein ebbe il coraggio di dire, a veneranda età, dopo di me il vuoto la pochezza etc. Certo Hegel lo disse, ma insomma Hegel…vabbè, sbagliò forse anche lui, ma diciamo che se lo poteva permettere. E insomma la sintesi è questa: certe frasi sono state così irritanti, si commentava fuori, che tutto il resto, persino le cose che si erano lette ed apprezzate anni fa, diventano davvero senza alcun significato. Spazzate via. Lo so, non è giusto: distinguere quando una persona è savia e scrive e dice cose interessanti, da quando poi diventa quel post “lentamente muore”. magari ce la farò, fra qualche mese. Intanto, però, frequento e leggo volentieri giovani contemporanei immensamente più profondi, colti, riflessivi, stimolanti, intelligenti, etc etc. Sperando che non aridiscano anche loro. fortunatamente non capita a tutti. Solo che quelli a cui non capita non vanno in giro ad esternare e a fare i guru, e questo in fondo, a veder bene, è un problema. Si permette a questi pensatori da strapazzo di far grancassa, ed è giusto, assolutamente giusto, ma poi non si dà spazio a quelli che in due secondi li spazzerebbero via con pensieri, racconti, et etc, contemporanei e anche passati, ma detti e mostrati con bel altro acume e intelligenza
Novembre 9, 2014
di Fabio Palma
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E’ vero, ci ha voluto mettere tutto, assolutamente tutto, in questo film. Per proporsi come tuttologo, però devi averne la stoffa, e Christopher Nolan ce l’ha. Punto.
Come in un western viene accallappiato un drone, mentre un pianeta non così apparentemente messo male ( uomini in giacca e cravatta, donne vestite bene) è costretto a nutrirsi di mais, e a far la polvere tutti, tutti i minuti. Polvere eravamo, polvere torneremo. Già qui, Nolan strappa un punto, sul cartellino dei giudici. E da notare il Presidenzialismo/autoritarismo installato, a partire dalla scuola. Kolchoz come unica via d’uscita?
E poi parte la storia, che sembra un adattamento alla sceneggiatura di Terra di Stefano Benni ( sono l’unico ad aver trovato questa corrispondenza? Mi sbaglio? Chiedo), con però anche molto, molto di più, e citazioni cinematografiche che trasudano reverenza a 2001 Odissea nello spazio ( il robot-monolite, la musica mentre l’astronave si muove nello spazio, il passaggio del buco nero…e tante, tante altre) ma anche a Moon ( imperdibile film di fantascienza e non solo), a La Strada di Mac Carthy, perfino a certi film recenti post tsunami, dove il legame famigliare è visto non come una banale (e corrosiva) fiction alla Beautiful o peggio Una grande famiglia e similari, ma come un cordone ombelicale che si deve e può tranciare, ma che in qualche remota dimensione continua a sussistere. E’ una cosa che ho imparato da quando sono genitore, e che prima non conoscevo. Nolan trova il modo di non essere banale o strappalacrime anche in questo campo, e si affida a videomessaggi che sanno tanto sia di 2001 Odissea che delle videocassette di Infinite Jest per mostrare come sempre e comunque il ricordo ha bisogno di immagini per non decadere.
Non facile la parte scientifica, in molte parti ho arrancato, e penso che se non hai messo letto nulla di fisica potresti trovare il film incomprensibile in parecchie parti. Nolan non fa sconti, non liquida con una ripresa o una frasetta certi momenti di fantascienza scientifica; si affida ad un astrofisico nella consulenza ( anzi, il film parte da un suo trattato), e spiega spiega spiega. Non è, insomma, un film preso da una trama di Dick, dove la fantascienza è un contesto come un altro per fare sociologia, politica, cinema; no no, il film e non lesina estratti di teorie scientifiche tutt’altro che superficiali. Mentre si dipana una storia il montaggio parallelo non è così complicato come in Inception ( che Yuri mi ha dovuto spiegare in almeno un’ora, non avevo capito nulla o quasi! ), ma comunque non lesina sperimentazione ed audacia. Flashback, flashforward, ellissi temporali…Nolan pesta giù duro, con pochi momenti di stanchezza, voluti prima dei gran finali. ( eh già, son più di uno…). Punteggiatura musicale rigorosissima e geniale, fotografia ai massimi livelli, con sfida aperta alle visioni dei film di Ridley Scott. Chi mai dimenticherà le sequenze delle onde, del mais che si piega, della sabbia?
C’è emozione, avvertimento, e grande grande genuflessione intellettuale alla variabile tempo, mai sotto controllo. La meccanica quantistica funziona nel microscopico, la teoria della relatività sul macroscopico. Nessuno riesce a conciliarle, ci han provato proprio tutti, e l’equazione di sintesi viene suggerita con l’alfabeto Morse da una dimensione sconosciuta. Servirà DAVVERO a qualcosa? Non si capisce bene e qui qualche incongruenza-debolezza nella sceneggiatura mi pare ci sia ( così evidente che direi che è voluta, ma non capisco perchè), ma potrei ovviamente essere io ad esser caduto…ma se ne esce più riflessivi di prima
Novembre 7, 2014
di Fabio Palma
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E naturalmente è troppo facile e banale dire che vorresti essere in un posto simile tutta la vita, che Puerto Escondido e Mediterraneo li hai visti venti volte, che Into the wild è un film simbolo, etc etc. E invece devo dire di no. Certo vedi questa foto, che hai scattato nel Pacifico, e chiaramente la vita a svegliarsi così, in una tenda con davanti una cosa del genere, prendere la tua macchina fotografica da 4 soldi e senza filtri senza post senza nulla di nulla scattare e poi fare una gran bella figura…beh. fa gola, certo. Ti fa dire e pensare un mucchio di riflessioni fritte che fanno anche la fortuna di guru di diverse cerchie d’attività (di solito poi non manca mai, quando diventano rinco, una frase tipo che dopo di loro è arrivata piattezza culturale, che il loro messaggio non è stato capito, e altre oronzate simili che vorresti augurargli qualcosa di quello che hai visto in giro e dirgli, adesso fai filosofia in queste condizioni, pseudo intellettuale da strapazzo, che manco Einstein disse dopo di me c’è stato il vuoto), fino a quando non capiti per sbaglio nelle favelas o come si chiamano da quelle parti di Johannesburg ed è come, credetemi, ricevere in faccia un pullman di acqua gelata. Svegliati e smettila di cicerare oronzate, e dai peso giusto a qualunque, ma proprio qualunque, cosa ti capiti e veda.
E però…e però un altro tipo di viaggio, il più importante, è quello che fai un giorno normalissimo che ti svegli e fuori è straumido e magari, come succede ad un sacco di gente, hai un sacco di problemi VERI e mostruosi da affrontare, come salute e qualche volta anche peggio. Ecco, il vero viaggio è quello lì, e l’ho intuito da un bel pò di gente veramente speciale incontrata conosciuta e così via.
Va beh, era solo per dirvi buongiorno. Fra l’altro la foto è di Tatiana, il luogo è la Polinesia, dove noi andammo in tenda e meno male perchè c’erano dei prezzi, ma c’erano dei prezzi, che uno dei due avrebbe dovuto vendere l’altro per pagare un qualunque alloggio. Anche lì feci la mia solita figura di feci: un tizio ci disse, volete vedere gli squali? certo, dissi io, così ci portò con barchetta un pò lontano dalla riva, fra l’altro aveva fisico e volto da Brad Pitt con lineamenti polinesiani per cui l’avrei voluto volentieri gettato fra i pesciotti, comunque arrivammo ed in effetti comparvero, squaletti, eh, un paio di metri, io chiesi, ma se mi tuffo? quello, vai tranqui, non attaccano uno grosso come loro, se non morente o insanguinato, e così via, in barca eravamo in 4, oltre lui, due tizi francesi, e quindi mi butto e nuoto, ho un sacco di foto di loro a un metro e meno, ti arrivavano addosso e scartavano all’improvviso, adrenalina a mille e tipica esaltazione che di solito porta a tragedia, ebbene sì, avevo macchinetta subacquea, e a un certo punto mi urta qualcosa sulla spalla, e lì capisco profondissimamente il significato di cuore-in-gola, mi giro pronto a battermi alla morte che comunque son già bianco come un cencio ed era uno dei francesi, che poi sulla barca mi fa, ho visto che non attaccavano son sceso anch’io, io dico che se è ancora vivo con le maledizioni che gli tirai per un bel pò di ore (cuore incastratissimo in gola) è chiaro che io non sono un guru, e infatti non lo sono, meno male.
Novembre 5, 2014
di Fabio Palma
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E’ soprannominato Alien.
E’ una storia. Come tutte le storie, ne vediamo la facciata e chissà quanti grinze ci sono, in questa storia. Però a vederla così, come insomma la si può vedere, è una Signora storia.
E dunque a 18 anni va in carcere e ne esce a 23. E se sei nero e finisci in carcere a 18 anni, beh, ci han fatto dei film. Pensate al peggio del peggio, e ci siete vicino.
Però gli fanno provare la boxe, e pensa, fa per me. Guardate che dirsi così, nella boxe, è un’affermazione importante, soprattutto se la dici in un carcere.
Dice che lui fa notizia perchè è nero e a 23 anni uscì appunto dal carcere, e da allora sperano di ributtarlo dentro, tipo Hurricane ( Carter, interpretato da Denzel Washington, e complice della più bella, per me, canzone di Dylan).
Esce di galera e fa il primo incontro.
Lo perde. e per oltre un anno non sa cosa fare. La probabilità che si rimetta con una pistola in mano e rifinisca dentro non è alta. Di più.
Si dice, ne faccio un secondo.
Ne vince 20, 11 al primo round. Comincia a far rumore. E da lì diventa quello che è, con delle sconfitte, anche, ma veramente poche, e soprattutto con dei record di quelli: da tutti i tempi.
Ha fatto perdere un sacco di soldi nelle scommesse contro di lui, e questo lo obbliga ad andare in giro con guardie del corpo da tutte le parti. Fa uno sport dove con tecnica e intelligenza puoi perfino puntare ai 40, ma più spesso a 30 sei finito. Anzi, sei finito a 22, se sbagli una frazione di secondo. Non che arrivi secondo o ultimo, quello fa parte della vita. No, sei proprio finito. Man mano che ti alzi di livello e sei più ambizioso, il confine fra leggenda ed essere finito è labilissimo. A parte il free solo (senza corda) in arrampicata, non mi viene in mente altra cosa in cui il mezzo secondo faccia così la differenza fra esserci ed essere finito.

Da qualunque parte lo si giri, Bernard Hopkins è il più grande sportivo vivente. Sì, più di Bolt, di Phelps e di Lochte, di Le Bron James, di chiunque altro. Perchè fa boxe, e se avete dei dubbi su questa affermazione, mettete uno sportivo di qualunque livello e di qualunque sport davanti ad un sacco per tre minuti, a tirare saltellando, e vi dirà, stanco. Poi ditegli che intanto deve colpire un bersaglio in movimento velocissimo, e soprattutto non farsi colpire, e vi dirà, ferma. Poi ogni diciamo per essere buoni venti secondi dategli un “cartone” chirurgico e veloce neppure in faccia, diciamo al rene, e vi pregherà, lascio. Nella foto che vedete, sta malmenando, a 48 anni, uno di molti lustri meno di lui, e molto molto dato per favorito contro il vecchietto.
Hopkins VA PER I 50, e non gli hanno dato sacchi bolsi da colpire negli ultimi 15 anni. Qualcuno, sì, ma molti altri no. Erano tosti, cattivi, e desiderosi di prenderne il posto. Il posto e la gloria. La gloria ma soprattutto i soldi. Nel 2008 lo davano già spacciato contro un altro cattivissimo, Pavlik. Lo ridicolizzò a tal punto, spazzando bookmakers e media, che nel giro di poco tempo quel bianco si ritirò e ora ha problemi di alcol e depressione. Era sicuro di prenderne il posto, ora è uno straccio umano. Non c’è niente come la boxe per aprire un bivio alla propria vita, neppure una malattia. Perchè quella non te la scegli, la boxe sì.
Ora tra non molte ore avrà di fronte un picchiatore bianco con una voglia mattissima di farlo fuori e prenderne il posto. Uno che ha vinto 23 volte su 25 per Ko, e nel 2011 un suo avversario è morto dai pugni.
E non ci sarebbero dubbi sull’esito, se lui non si chiamasse Hopkins e non avesse un fisico, e una tecnica, bestiale. E naturalmente ha i soldi da secoli per ritirarsi, la sua tecnica mostruosa lo ha lasciato integro e non è come tanti ex pugili che sono pieni di soldi ma insomma, il cervello è quello che è. No, lui è ben savio, ben lucido, etc etc. Ma continua. E ha accettato questo picchiatore che anche un 30enne di categoria avrebbe chiesto al manager, cercamene un altro, per favore. E, beh, nella foto da una parte c’è una barba bianca, dall’altra fate voi, a trovarvi davanti uno così, a quasi 50 anni.

Vai a capire, perchè ogni tanto c’è in giro gente così
Ottobre 24, 2014
di Fabio Palma
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Meno di 12 ore dopo la mia laurea, presi un aereo e me la filai nel Far East. Avevo i capelli molto corti perchè ero stato, su preghiera di mia madre, da un parrucchiere il giorno prima della laurea (ultima volta che ci sono stato). Però complessivamente mi sentivo a mio agio perchè ero vestito più trasandato che mai, in totale contrapposizione con la giacca e cravatta della laurea (tutt’ora io e la mia mammotta abbiamo opinioni divergenti, nel guardare la foto rappresentativa “guarda come stai bene vestito così” “mamma, non azzardarti a far circolare questa foto fuori da casa tua”). Comunque pochi gg dopo eravamo in Australia,io e l’amico Grego, ex compagno del liceo e neolaureato in economia. Affittammo una macchina senza aria condizionata (nota 1) a Melbourne, e con una tenda nel bagagliaio decidemmo di attraversare l’interno, Dopo qualche giorno l’unica strada ufficiale, che tagliava praticamente l’Australia a metà, ci sembrò un tantino ovvio, e quindi proposi di prendere una sterrata laterale (…) che cartina alla mano sembrava tagliare tipo ipotenusa qualche centinaia di km il deserto. Dopo un giorno finimmo il ghiaccio che ci mettevamo addosso durante il viaggio ( vedi nota 1 ), a sacchi di 5kg l’uno ( ne avevamo presi 50kg, pensavo che i sacchi interni si sarebbero conservati più a lungo…), e soprattutto il succo d’arancia (10 litri, finiti in 8 ore. Temperatura dell’abitacolo ignota, quantificabile sopra i 40, comunque). Aevamo percorso 200 km ma dalla cartina ce ne mancavano un botto di più, e pure le due taniche di benzina sembravano insufficienti. Grego era un tipo serafico quanto io incosciente, e ci dicemmo, facciamo una foto rappresentativa, prima di tornare indietro, sai mai che ce la mettano sulla tomba, qualora qualcuno ci ritrovi su ‘sto percorso ( ovviamente da lì non passava nessuno, ci dissero poi che quella strada bianca era rarissimamente percorsa da carovane di jeep a scopi naturalistici). Beh, la foto è questa. Mi sembrava idonea a ‘sto periodo di pioggia disastrosa, sai mai che porti bene
Ottobre 21, 2014
di Fabio Palma
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Invece di parole, ve lo mostro per immagini
Ottobre 19, 2014
di Fabio Palma
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In un’intervista Eddy Van Halen disse che non riusciva proprio a capire come diavolo facesse a suonare così.
E io non ero e non sono mai stato un conoscitore della chitarra, ma mi piacevano i chitarristi, ne capivo un pochino, e mi incuriosii.
Poi ora si sa che ha rivoluzionato la chitarra acustica, e che fra mille anni ci saranno statue di lui in ogni conservatorio o chissà come diavolo chiameranno le scuole di musica, ma io di Hedge volevo invece scrivere che…beh, gli devo molto. Genius deve molto a lui. La mia vita gli deve molto.
Nessuno era mai salito su un palco suonando l’acustica in quel modo. La casa discografica scrisse, no overdubbing, ma molti non ci credettero. Una sola chitarra? Impossibile.
Genio è chi arriva e scuote, facendo qualcosa che neppure si era immaginato. Ed Hedge fece questo, suonando dal vivo quei pezzi assurdi in una maniera così limpida e naturalmente spettacolare che allora, che non c’era youtube, cominciarono a propagarsi articoli di cronisti e spettatori increduli e meravigliati. Suona davvero da solo, dicevano.
E giù a tentare di rifare le stesse cose, i migliori al mondo, o misconosciuti bravissimi. ma per molto tempo non ci fu verso, sembrava davvero una cosa dell’altro mondo.
Forse il pezzo che mi ha dato di più si chiama Point B, è lungo appena 2 minuti. Ma questo che vedete
l’ho fischiettato così tante volte che, beh, dovete capire, certi brani onirici di Genius sono venuti fuori proprio così, e volevo dirlo, e farvelo sentire.
Meòodia e tecnica, complessità e gusto. Non mi sono mai piaciute le cose semplici, mi annoiano. Questo brano, come tanti altri di Hedge, ogni volta che l’ascolti percepisci qualcosa di nuovo.
Quando seppi della morte per incidente d’auto, misi su tutti i suoi dischi per un pomeriggio