Fabio Palma

Infinite jest

Ottobre 15, 2014
di Fabio Palma
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Il megafono delle mediocrità

Scrive Poldino, il libero pensatore più intelligente ed acuto che abbia mai conosciuto
Ognuno reclama un suo spazio, col malcelato intento di esprimersi fra le nebbie di paroloni e sentenze trasudati da ben altri Pensatori. Si ha timore di ammettere se stessi, cautelandosi con fantasmagoriche immagini incorniciate nel “bianco e nero” di personalismi che tracimano nelle sabbie “immobili” del proprio egoismo. Anche nel falso traspare una cruda verità: quella impietosa di una Società disillusa. Silente e costumata di fragilità emotive… Tutti a piangersi addosso di rabbie insoppremibili. Tanti Altri, probabilmente troppi, a scrollarsi le spalle, come a consolazione di un (fuorviante) senso di credito verso il Mondo intero. Tantissimi Carnefici, miriadi di “Vittime” e… nessunissima logica che ne giustifichi i malesseri.

Poldino ce l’ha un pò con un certo mondo e ovviamente provoca. Nessuno o quasi lo conosce, e se un giorno dovessero mai recuperare i suoi scritti e pensieri, diranno che a cavallo dei due milleni si erano persi il nuovo Russell.
Chi provoca deve generalizzare e buttarla giù pesante, ma la sostanza c’è. I social, meravigliosa invenzione appunto sociale, hanno cortocircuitato il mondo, dando megafono libero. Molto meglio dei forum, dove si scriveva avvolti in fantonmatici nocknames, nei social ti presenti e dici la tua. Spesso a vanvera, ma di fatto compilando un diario di bordo di te stesso e di come la vedi.
Appunto, come la vedi?
Non la vediamo benissimo, si legge. Nonostante non si sia nati in Sudan o anche in certe periferie di Caracas e similari. Si è spesso arrabbiati, e stanchi di ingiustizie. Che forse oggi sono meno che nel passato antico, ma meno comprensibili.
Il fatto è che il megafono è dato proprio a tutti, anche ai mediocri. Che purtroppo fanno la voce grossa più dei medi e dei grandi (Poldino, per esempio). I mediocri non sono tanti, anzi secondo me sono una minoranza perfino esigua (poi dipende dalle cose, certo. A pallavolo siam tutti mediocri e a calcio tutti hanno un trascorso da raccontare, ma la pallavolo è roba difficile e seria e l’altro è un giochino, va da sè che ognuno dovrebbe scegliersi il proprio campo), solo che con i social strillano più di tutti. Li senti e cercano consensi, di solito fra pochi intimi ( che quando sono per dire cento brindano, hai visto, mi han messo dieci, venti, cento likes ).
Ora Poldino dice una cosa: di pensare con proprie sentenze. E nelle pieghe dell’intervento ci dice di ragionarci su, sulle sentenze. Di distinguerle. E ora naturalmente dei mediocri diranno Poldino, chi è costui, o Palma, lui si pensa non mediocre, ed è vero, non mi sento mediocre e i mediocri mi danno fastidio. Ma sapete perchè? Perchè lo vogliono. Io di mediocri veri ne avrà visti sì e no una decina, uno dei quali io appunto in pallavolo, gli altri lo vogliono essere. Perchè non esserlo è molto più faticoso che non esserlo. Non essere mediocre comporta sacrifici, riflettere, pensare, fare passi indietro e, più di ogni altra cosa, riconoscere il talento in altri. Riconoscere che altri sono migliori di te in una determinata applicazione. Dare la precedenza. Farsi sorpassare e ammetterlo.
E io qui mi vanto di averlo sempre fatto: fin dal post laurea, quando laureato con lode in mezzo ad altri con la lode tolsi il disturbo; rispetto a loro valevo la metà.
Questo, devo dire, è una cosa a cui coi social bisognerebbe meglio interagire. Smascherare i pochissimi, ma arroganti e rumorosi, mediocri, ed isolarli. Ne guadagneremmo tutti. E, attenzione: i mediocri fan spesso strada, perchè l’arroganza senza contenuto fa comodo al potere.

Settembre 26, 2014
di Fabio Palma
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I SARACENI

Ogni foto potrebbe essere abbinata ad una storia e io ne ho una per questa.
http://instagram.com/p/tTK2iSmiD7/?modal=true

Ormai quasi 10 anni fa peregrinavo spesso, e da qualche anno, fra Italia e Turchia, in certi periodi perfino ogni settimana. Una delle tappe era Izmir, la seconda città più popolata della Turchia.

Era da un po’ di tempo che avevo una domanda da fare ad uno dei mega boss della locale Beko, azienda che produceva quasi il 30% delle Tv e degli elettrodomestici europei ( nota: un giorno dissi, ma visto che fate Tv etc per Philips, Sharp, Sanyo, etc, perchè non li fate col vostro brand? Ma no, Fabio, così guagnamo di più. Beh, devono essere cambiate le cose, visto che i nimi citati ora non producono più un bel niente in Europa e non solo, e Beko ha pure intasato la Mediaworld), e alla fine gliela feci, diretto: ma com’è che qui a Izmir c’è un sacco, ma proprio un sacco, di fragorosissime belle ragazze?

Era proprio così. Fra l’altro noi si andava in giro molto ridicolmente in giacca e cravatta (sempre pensato che la giacca e la cravatta stiano malissimo sul 99% degli uomini, ma questa è un’altra storia), e circolavano ragazze e donne dall’abbigliamento casual very aggressive. Il lungomare sembrava in perenne sfilata.

Guarda, mi dice il boss molto orgoglioso, questo era il porto di arrivo dei Saraceni…noi vi fregavamo tutte le donne migliori, ma proprio tutte, e tagliavamo la testa a quelle brutte e agli uomini.

Va così. Fra l’altro almeno inizialmente i Saraceni non arrivavano dalla Turchia e la storia pare molto più lunga e complessa, certo è che se adesso uno vuole andare a colpo sicuro nel trovare un posto dalla bellezza abbacinante su qualche costa mediterranea, basta che chieda in giro, c’è una torre di avvistamento Saraceni? Sono tutte in posizioni iperpanoramiche, in luoghi meravigliosi, torreggianti sulla più vasta area del pianeta possibile. Immagino quale terrore dovesse suscitare la vista degli antenati di quelli della Beko, visto che pure ai nostri tempi hanno fatto soonquassi, sia pure di natura diversa.

Raccontata la storia, Yuri ci ha fatto la foto. Una persona dalla camminata spaesata, un cielo che non prometteva nulla di buono, la natura che infligge una bellezza assolutamente indifferente alle brutture umane. Molte vestigia del passato hanno tramandato solo la bellezza e non anche il terrore sulle quali e per le quali sonos atte costruite, colosseo e piramidi ne sono un bel esempio e la torre nella foto, mah, dubito molto che chi era preposto all’avvistamento si trstullasse in pensieri di meraviglia, bellezza, che bel arcobaleno e così via. A noi rimane invece solo un significato che di fatto era allora sconosciuto: per esempio, sembra che questa torre sia stata messa lì per avvertire dell’arrivo di un arcobaleno doppio.
Forse, invece, l’arcobaleno era proprio la posizione dei saraceni, indicava che stavano arrivando. In effetti, quel posto è poco prima Otranto, e i Saraceni arrivavano proprio da quella parte lì

Settembre 19, 2014
di Fabio Palma
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Caro amico

Caro amico, e forse ex socio

so che non sei un sentimentalone o un romanticone, ma stamattina ti brillavano gli occhi mentre raccontavi, e da come hai scritto questo racconto, non ho dubbi che quello che hai provato si chiama, banalmente, commozione, La stessa che hai provato in un altro momento che hai magicamente descritto solo in inglese, nell’articolo sulla Egger, e che non hai mai tradotto in italiano. Pudore? forse allora non volevi apparire sentimentale ai tuoi amici?

Stamattina eravamo incollati alla sedia, e i giornalisti sono diventati spettatori. Ho visto un vecchio lupo di roccia e misto come Alessandro Gogna emozionarsi, e molto. Ho visto gente normale, che non conosce la montagna e l’oceano e il kayak, stupirsi che quello che stavi raccontando fosse veramente avvenuto.

Devo confessarti che non sono molti i racconti di montagna che mi hanno veramente fatto venire i brividi: sicuramente la storia di Doseth, alcuni racconti americani, la montagna di luce, le cose di Kelly Cordes, Vince Andersen. Ma, più di ogni altro, il libro Endurance, l’incredibile viaggio di Shackleton al Polo sud, di Lansing. Pensa, me lo regalò Manolo, dicendomi, leggilo, è il più grande libro di alpinismo di tutti i tempi.

Aveva ragione, eguagliò la magia che mi aveva fatto provare Jack London, fu capace di trasportarmi altrove, come mi capita spesso con certi romanzi.

Ora, vedo che sei anche diventato capace di scrivere un racconto così, e mi viene da dire che le cose che non riuscivi a dirmi e che avevi negli occhi quando finimmo le nostre vie ora riesci anche a scriverle. Anche perchè questa roba che hai fatto non è, semplicemente, una grande via, tra le più grandi che uno possa immaginare, LA via per antonomasia, No, è molto di più, un’esperienza umana completa. Di convivenza con due amici, di incertezza totale (ma veramente totale, io pensavo che saresti tornato indietro, e a fatica, dopo due giorni…), di isolamento.

Penso che leggere racconti come il tuo faccia veramente bene.

http://ragnilecco.com/groenlandia-grande-caccia-squalo/

Luglio 22, 2014
di Fabio Palma
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IL TERREMOTO DELL’IRPINIA

Dovete sapere che mio padre è di Castelfranci, e che io da bambino andavo a Castelfranci almeno una settimana all’anno, in Agosto (la festa di Santa Maria), qualche volta anche a Natale. L’Irpinia è una regione bellissima, ancora oggi, una sorta di pezzo d’Umbria più meridionale, con i faggi più belli d’Italia, un vino superlativo (il Taurasi), formaggi incomparabili, gente supersimpatica e insomma tante belle cose.
Poi arrivò quel giorno. Mio padre stava proprio tornando da giù, e fermarono il treno. Ci vollero molte ore, per capire cosa fosse successo. E quando qualche mese dopo vidi cos’era rimasto di Nusco, capii che certi film di guerra e fantascienza non rendevano altrettanto bene il disastro. La cosa più alta di Nusco era rimasta più o meno a un metro e mezzo, e io non pensavo che in un posto potessero essere accumulate così tante macerie. Nel mio romanzo Genius, Pepato è esattamente Castelfranci, uguale ed identico. Me lo ricordavo perfettamente. E la stazione…era la MIA stazione, quella di queste foto
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330935_3686713082774_977783409_oLa stazione aveva mura spesse anche mezzo metro, e crollò in un mare di sabbia. Quando non la ritrovai, persi l’infanzia, anche se ci stavo poche ore in un anno.

Ma quello che avvenne dopo, con il dopo-terremoto, fu quasi peggio. Quasi, perchè non c’è nulla di peggio della morte e di famiglie distrutte. Ma ricordo bene la rivoluzione urbanistica ( eufemismo… ) e sociale che ci fu…nuovi ricchi (…), nuovi ultraricchi (…) e ovviamente anche i cornuti e mazziati. Intendiamoci, l’Irpinia anche oggi è fantastica, ma fra tante cose lette da allora ad oggi lo scritto più intenso, e riepilogativo, è del mio vecchissimo amico Poldino, uno che lesse le Confessioni di San Agostino mentre lavorava come benzinaio in una stazione di benzina dove di giorno non passava nessuno (oggi è diverso, ovvio), uno che quando parlava prima, durante e dopo cinque birre sembrava un intellettuale del 1000 D.c catapultato nel XX secolo, uno che mi scriveva le lettere più belle e difficili ( altro che Thomas Pynchon, ragazzi. Leggere Pynchon è una bazzecola dopo che hai capito la profondità dii Poldino) che io abbia mai letto, uno che è dentro la mia personalissima classifica delle cinque persone più intelligenti e colte che abbia mai conosciuto ( testimonianza vivente, fra ‘l’altro, che la laurea, che lui non ha, non è assolutamente necessaria per scrivere, parlare e soprattutto pensare come un genio).

Ho il forte sospetto che se alla parola Castelfranci sostituite molte migliaia di nomi di comuni italiani, fra Nord e Sud, ritroverete delle verità. Ma magari mi sbaglio

Verrebbe istintivo, quasi logico, vomitare sui miei Lidi natali…
Castelfranci aveva una Sua identità, tracimava tradizioni vere, schietta semplicità e forse, emanava financo Culture. Per quanto si tracimasse però, nelle Sue inalienabili limitatezze per lustri e periodi splendidamente indefinibili, ha comunque trasudato tenacia e dignità tramite buona parte dei Suoi stessi nativi. Poi però, avvenne l’irreparabile: 23 Novembre 1980… Un Terremoto “geologico” ha distrutto quanto doveva, e non pago ha annientato ogni Sua struttura Umana fin dalle Sue storiche radici. Come Pompei, anche Noialtri Hirpini siamo stati sommersi da colate laviche, ma di natura bècera e ben più caustiche di quelle Vesuviane. Lapilli, esalazioni tossiche, sontuose scosse telluriche e sanguinolenti contorni causati in malomodo da tanti Personaggi di infima specie, hanno arrecato danni per tanti versi irreparabili, ben riguardosi però, di salvaguardare i propri interessi e di quei pochi Altri, mèriti di chissà quali “fattezze”. Non potrei odiare il mio Paesello, come non posso certo amare buona parte dei Suoi “Indigeni”, soprattutto Quelli fuoriusciti da certune lievitazioni pseudo-politiche, e perciò non di certo Figli “d.o.c.” di Madre Terra. Parvenu di infima specie che serpeggiano (ahimè) per le viuzze Nostrane, impettiti di ciclopica ignoranza e sostenuti da inconcepibili rafforzature economiche razzolate qua e la, fra i polveroni del dopo Terremoto. Ad oggi Ci tocca sorbire Personaggi di dubbia entità, concepiti probabilmente più dalla scelleratezza di Chi ha “governato” Castelfranci negli ultimi 40 (quaranta e forse più…), che da causali “incroci” promiscui di razze senza origini. Braccia letteralmente sottratte all’Agricoltura e trasbordati in una realtà “metropolitana” nella quale non potranno mai riconoscersi; per non dire di Quei non pochi (!!!) “adibiti” a consoni occupanti di poltrone di “Palazzo”, senza un benché minimo titolo professionale, etico e tantopiù di mèrito… Fino a qualche tempo addietro, bastava saper apporre la propria firma, e si riscoprivano grotteschi e improbabili scibi d’ufficio. Si era capaci di usare un semplice metro (per misura…), e tanto bastava a qualificarsi da consumati Ingegneri d’alto bordo. Una cazzuola da muratore ben impugnata, improntava altisonanti gratifiche di sapienti imprenditori èdili. tutto il Mondo è Paese, non c’è che dire. Castelfranci cosiccome tantissime altre “piccole” realtà, è afflitto da congenite disfunzioni strutturali. Il divario fra l’irrazionalità delle cose e le contraddizioni quotidiane, va sempre più assottigliandosi, generando una globale “miscellanea” di liquami incolori ma tremendamente caustici e nauseabondi. E nel frattempo ahiNoi, Ci si crogiola di melmosa quietudine; ogni Evento o involuzione susseguino, s’incastonano impietosamente nel Mosaico colorito delle quotidianità Nostrane. Castelfranci è morto, Castelfranci è corrotto, Castelfranci oramai è la proiezione di se stesso, un po come la Luce riflessa della Luna… Viva Castelfranci!!! Chi vuol esser lieto, sia. del doman non v’è certezza. Lieti davvero, ma di un Presente informe, mortifero e terribilmente inattaccabile. * POLDINO dixit *

 

Luglio 21, 2014
di Fabio Palma
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LA SOTTILE LINEA ROSSA

Operaio, ornitologo, professore di filosofia. Questo spiega tante, tante meraviglie del film.
Esattamente come sarebbe doveroso per certi libri, anche certi film dovrebbero obbligatoriamente essere diffusi fra politici, gente di potere e parlamenti in generale. La sottile linea rossa è un capolavoro inaudito, che si apre con un alligatore, perfetto simbolo di ferocia naturale, che si rivelerà nel film rappresentativo piuttosto di impotenza, innocuità e gentilezza.
Malick parte con una fotografia sensazionale, praticamente un documentario di altissimo livello, tanto che si è totalmente spiazzati, e insieme rapiti, da una successione di scene magistralmente lente e perfettamente incastrate in una sceneggiatura ( sempre di Malick ) geniale.
Quando arriva la guerra, un cobra e l’erba di un crinale, o un giapponese che prega in ginocchio durante un assalto, saranno alcune tra le decine di sequenze memorabili, in un montaggio dal ritmo jazzato, continuamente oscillante fra una punteggiatura melodica e una base metal. A dispetto dei nomi altisonanti del cast, tutti spaventosamente bravi (Travolta compare appena, e quell’appena è da oscar, con i tic nervosi e lo sguardo maleficamente perso di un ammiraglio sprofondato nell’ambizione) ma di fatto mai protagonisti, perchè è la linea rossa l’unica vera dominante del film, un crinale appena accennato ( l’erba, l’erba simbolo di giochi e spensieratezza, qui mossa dal vento in riprese che non dimenticherò mai, l’erba peggio del fango, l’erba peggio del buio di qualsiasi film del terrore. Malick è un genio ) eppure confine di vita e morte, di coraggio e pazzia, di alienazione e ferocia, di terrore e nudità ( i giapponesi nudi, quasi completamente nudi, così inermi e te li aspetteresti samurai invincibili ).
Dov’è l’umano? Il Bene? Come ce lo siamo giocato, in questo modo? Gli uomini se lo chiedono, tutti, ognuno a suo modo. Un possibile protagonista si arrende, praticamente suicidandosi, quando capisce che l’altro mondo, che pensava e credeva fermamente esistesse, è davvero finito. Un indimenticabile Sean Penn se ne frega di menzioni e medaglie, combatte e uccide, con occhi lucidi e rassegnati allo schifo. Nick Nolte, il colonnello che ha rifiutato la pensione e che si sente ingiustamente derubato dalla vita. I locali, che guardano alle due civiltà, americana e giapponese, come se fossero uno dei tanti uragani che bisogna soffrire, ma che a differenza degli uragani non hanno neppure un valore positivo. Decine di comparse dagli sguardi appartenenti già al passato, attori così reali, anche quando appena ripresi in fondo al campo visivo, che io mi chiedo come ha fatto Malick a farli recitare così. Forse gli ha semplicemente fatto ascoltare le frasi che il fuoricampo scolpisce nel film, e tutti sono diventati veri assurdi soldati. E ha ragione chi ha accusato le recensioni dicendo, NON E’ UN FILM DI GUERRA. Non lo è. Le parti di guerra sono perfino in minoranza. E’ un film sull’uomo, un avvertimento. Temo andato perso. I capolavori vanno persi, purtroppo mi tocca pensare così. Li vedono solo e solamente gente che non conta, che non fa carriera, che non prende le decisioni che contano. La famiglia, il ruolo del padre, della madre, di una moglie, intervengono a più momenti, spesso con voce fuoricampo, altre volte con dissolvenze incrociate oniriche, rifugio mai raggiungibile e quasi etereo.
L’umanità è minima nel punto più alto del potere ( Travolta, e si può solo immaginare cosa c’è ancora più in alto), massima nei soldati più semplici, e negli ufficiali deboli ( il capitano, e il capitano giapponese che offre a Witt la salvezza). Il nemico? Non lo vedi se non all’ultimo, ma non è mica quello a cui spari, quando lo trovi, ti appare piuttosto un povero Criito ( osservazione di Yuri). Tutta questa morte per trovare dei poveri Cristi…
“Dove eravamo insieme, chi eri tu ? Quello col quale ho vissuto, camminato, il fratello, l’amico. Buio dalla luce, conflitto dall’amore. Sono il frutto di una sola mente, i tratti di un solo volto. Oh anima mia, fa che io sia in te adesso, guarda attraverso i miei occhi, guarda le cose che hai creato. Tutto risplende.” (Soldato Edward P. Train)
Ci siamo alzati dal divano senza parole, posseduti da mille commenti che non volevamo esprimere per non rovinare il capolavoro appena visto. Yuri mi dice, forse il film dai significati più intensi e più numerosi che abbiamo mai visto. Di solito parla di tecniche e di nozioni, stavolta ha paura di parlare e di rovinare qualcosa. Aveva voluto guardare Apocalypse now tre volte, questo chissà.
Da ieri per me Terrence Malick è un DIO

Luglio 15, 2014
di Fabio Palma
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DIETRO UNA SCENEGGIATURA

Sceneggiatura e montaggio sono di Yuri, così come le frasi in inglese e l’idea che da un posto lontano, al limite extraterrestre, un viaggiatore fori le nubi, veda la Grigna, e scopra contrasti di bellezza, tanto che anche la gente del posto, alla fine, decida di prendere un cannocchiale e dare un’occhiata. C’è un’alternanza di luoghi severi e tranquilli, perchè la bellezza non ha un solo volto.
Alcuni dettagli (le foglie in basso a sinistra dal 41″ che battono il ritmo della musica, la clip è stata accellerata in modo da dare il tempo, e non essere semplicemente sincrona. Oppure il fuorifuoco di una cima che successivamente va a fuoco. L’occhio assoluto che stenta a riconoscere subito la bellezza e la wildness, e piano piano la realizza), sono stati curati per dare sensazioni inconscie. Anche la color correction è stata usata in tal senso.
Yuri ha scritto, composto e montato una sceneggiatura per chi, come me, dovrebbe ogni tanto fermarsi a “dare un’occhiata”. Ora sta lavorando su un video dedicato al centro lario, ma l’asse portante del secondo episodio di #leccomountains è già pronto, e lì oserà di più (volutamente, certe idee sono state accantonate perchè, come primo video, gli ho detto di non esagerare in editing)

Il progetto Leccomountains è bellissimo, e fa parte di un’idea grandiosa, che si chiama Eco Smart Land.
http://www.esl.lecco.it/category/mountains/

E’ la volontà di sviluppare un progetto integrato che promuova le eccellenze di un territorio in una maniera il più possibile Eco e Smart. La montagna, a Lecco, è per forza di cose in prima linea propositiva, ma sono davvero contento della realtà Univerlecco, del Politecnico, degli istituti del CNR. Quante realtà italiane stanno sostenendo queste cose, e la cultura? Quando mi sono laureato, nel 1990, l’Italia aveva la meccanica, l’elettronica, il tessile, la cultura, a livelli eccelsi. Hanno ammazzato tutto. Questo progetto mi pare una goccia in un mare, ma almeno per dove vivo potrebbe essere un oceano. In meno di due mesi ho conosciuto persone eccellenti, che alla cultura, alla fotografia, all’innovazione, alla tecnologia, credono ancora, fermamente. Quello che vedete è un video in cui è stata messa l’anima.

Giugno 27, 2014
di Fabio Palma
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LO SPECCHIO di quello che siamo?

Uno, due…al quinto cretino che l’ha detto, ho capito che non sono pochi quelli che la pensano così.
Siamo circondati.
E, fra l’altro, uno di quelli che l’ha detto era un giornalista, in TV, con un certo seguito.
Insomma, siamo fuori dal mondiale di calcio, e vabbeh, mille ragioni tecniche e fisiche e sinceramente non me ne importa molto, mi è dispiaciuto di più per la Pellegrini quinta all’Olimpiade ( che dissero, fallimento…quinta all’Olimpiade…) per una conduzione tecnica sbagliata.
Ma che si dica che la situazione del calcio italiano rispecchia la situazione sociale ed economica del paese…
MA PER FAVORE
Adesso guarda un pò che conviene investire in stadi e calciatori e vivai di calciatori invece che in ricerca, cultura, ambiente, innovazione. Pensa un pò che a me pareva che la situazione del paese fosse rispecchiata da Pompei, o dall’Olivetti che fu tra le primissime a costruire un PC e ora…lasciamo perdere. Che la situazione del paese fosse rispecchiata dal processo Ruby e da Moccia scrittore e dal premio Strega, piuttosto che da un calciatore che non sta in piedi e uno staff che sbaglia la preparazione puntando alla seconda parte di una competizione calcistica.
Casomai lo specchio del paese potrebbe, nello sport, essere dato proprio da come vengono gestiti gli sport seri, quelli formativi. Con palestre e palazzetti inesistenti in molte province italiane, per esempio, e questa sì che è cultura.
La situazione del paese, ahimè, mi pare rispecchiata non da una nazione che va fuori ai mondiali di calcio ( vedi un pò il paradosso che ne esce, il Giappone sta peggio del Brasile…), ma piuttosto dai talk show televisivi che ruotano intorno al business calcio, un business che nulla dà alla cultura di uno stato, ma proprio nulla. Si vuole far passare il messaggio che bisogna investire sull’immagine, e non sulla sostanza. Che è meglio avere un figlio calciatore che un figlio intelligente, e se come calciatore sfonda “è lo specchio di una famiglia solida”.
Mah

Giugno 9, 2014
di Fabio Palma
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L’aria fritta

Il fritto nuoce alla salute, ma almeno, solitamente, giova all’umore, visto che di gnocco fritto e altre prelibatezze non posso dire di essermi tenuto sempre lontano.
Ma respirare l’aria fritta, e peggio ASCOLTARLA, non so a voi, ma a me ha sempre fatto venire l’orticaria. Me ne sono sempre tenuto lontano, insomma. Cose tipo passerelle istituzionali, i discorsi di vuoto spinto (qua e là infarciti di vocaboli assorbiti in qualche corso universitario dove probabilmente erano associati a concetti, quelli invece affondati nel dimenticatoio), i progetti sociologicamente roboanti a portata sociale nulla.
Essi, coloro che maneggiano e dispiegano l’aria fritta, faticherebbero ad arrivare a pagina 50 di un libro di Mac Carthy o di Wallace, che i vocaboli li sanno usare davvero per descrivere la contemporaneità. Quando vengono messi a capo di un progetto, lo annegano inevitabilmente. Il loro curriculum è infarcito di fallimenti, ma sono clamorosamente ai vertici del potere decisionale, politico, istituzionale. Ai convegni non mancano mai, ti accorgi di loro perchè declamano l’ovvietà, e sono a capo di società di consulenza che attingono a soldi, spesso pubblici, senza portare nulla, ma proprio nulla. di positivamente utile alla comunità.
Questo è uno sfogo a voi, ragazzi. Io ho fallito, forse non ci ho mai provato seriamente. Tutti noi abbiamo fallito. Non eravamo in gamba come voi, non avevamo internet e i social networks e SAPERE era molto più difficile. Per questo, probabilmente, allenare l’intelligenza era più complicato, e farsi fregare più semplice. Noi pensavamo esclusivamente alle nostre passioni, intese anche come “da grande voglio fare questo”, e prendevamo per il culo quelli che cominciavano a menare il can per l’aia con l’aria fritta. Si iscrivevano, quelli, a facoltà universitarie minori, dove collezionavano voti alti studiando un decimo rispetto a facoltà dove il 30 te lo dovevi guadagnare con le nottate, e un sacco di ragazzi molto più in gamba di loro erano andati a lavorare subito, senza università e studi ulteriori, qualcuno aveva anche lasciato prima, ma vi assicuro che erano in gamba, solidi e abili, e…che vi devo dire, noi delle università dure e serie e loro dei lavori solidi e abili…ci hanno fregato, a tutti. Quelli dell’aria fritta, ci hanno fregati. E continuano a farlo.
Ho dilapidato quello che amici e professori dicevano possedessi? In certe situazioni, perdonatemi la presunzione, da un pò d tempo mi viene da dire di sì. Ho ASCOLTATO da vicino questi dell’aria fritta e , mio Dio, sono ancora peggio di quello che immaginavo. Perchè in Tv, sapete, li ascoltate per pochi minuti e secondi e scuotete la testa e poi vi mettete a fare altro, ma LIVE…Dio, è live che si vede il musicista. E’ live che si vede se uno sa scrivere, senza ghost writer e correttori. Quello che state leggendo, lo sto scrivendo live, mica lo rileggo prima di cliccare PUBBLICA. E allora ascoltare quelli dell’aria fritta in veste live, pure con un foglio davanti che sai mai che mi dimentico il parolone, beh, ragazzi, io non pensavo che sarebbe finita così. Voi, per favore, dateci dentro. Non lasciatevi fregare. Siate SMART, ma nel senso intellettuale del termine, non fregando il prossimo. Spazzate via questi dell’aria fritta. Questi che ci hanno lasciato con una rete che ci costringe a vedere sulle superstrade per scambiare i dati di un progetto, mentre nei paesi evoluti vanno a 100Gb/s. Questi che ci hanno lasciato con una Tv che racconta di amici e di veline, come se il talento fosse quello e chissà perchè intanto la Corea ha sgominato tutti nell’elettronica e l’India nel sw. Questi che hanno distrutto la letteratura italiana, impedendo agli scrittori veri di pubblicare e rendendo ricchi e famosi degli scribacchini che in un tema di liceo non sarebbero nella metà alta delle votazioni.
Quando annusate aria di invidia, fateli fuori. Quelli dell’aria fritta hanno fatto carriera grazie ai mediocri che han fatto dell’invidia la ragion pura. Gli invidiosi, che alla fine sono una minoranza, fanno di tutto per segare le gambe a quelli in gamba, e il risultato è che avanzano quelli dell’aria fritta. Ditemi pure che è un’analisi troppo stringata e semplicistica, ma vi porto mille esempi a dimostrazione.
Scrivili qui, mi direte.
No. Lasciatemi fare ancora qualche tentativo. Su piccole cose a discreto impatto. Fatemi tentare un’altra volta. Ci ho provato con un libro e dopo tre ristampe lo hanno levato di mezzo, sai mai. Ci ho provato con un paio di idee e sono state immediatamente soffocate. Ora ci sto provando cercando di essere un pelo più smaliziato, diciamo sotterraneo.
Intanto, però, cominciate a sgomitare. Quelli dell’aria fritta li riconoscete subito, spacceranno per novità cose ovvie e si atteggeranno a fini psicofilosociologi declamando l’elementare ( ed eventualmente appropriandosi delle idee altrui, naturalmente poi affossandole). Mentre gli invidosi…beh, parlano alle spalle, san fare solo quello

Giugno 8, 2014
di admin
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Maggio 31, 2014
di Fabio Palma
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LUNEDI 2 Giugno, Cuneo

Io e Matteo terremo una conferenza durante la quale verranno proiettati due film.
Ecco il link con i dettagli
http://www.festivaldellamontagna.it/evento/29

e il trailer del film sull’Uli Biaho
https://www.youtube.com/channel/UCRJy8Tkfn07fLcsaUGzoWAQ