Fabio Palma

Infinite jest

Novembre 10, 2015
di Fabio Palma
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CENTO PESCI NON FANNO UN UOMO

Da più parti ho scritto la frase Cento pesci non fanno un uomo.
E’ uno statement a cui sono affezionato.
Quarta liceo, un giorno ero stato interrogato in storia, votone, per cui il giorno dopo, a filosofia, ero a zero aggiornamento didattico. Sempre stato così, a scuola. Studiavo cercando di azzeccare le date, e in cinque anni di liceo ho fallito 3, dico tre, volte. Un impreparato in inglese, e le altre due volte tutto sommato salvato la baracca.
Dunque mi becca in filosofia, c’era un gran rapporto e le interrogazioni di filosofia erano uno spasso, a volte ce la facevamo sotto dalle risate. Fatto sta che mi becca, e mi chiede, a sorpresa (stava interrogando un altro e io me la stavo ghignando di pancia), una cosa un pò tosta. Forse Kant? Boh.
comunque io smetto di ridere e, serissimo, ma proprio serissimo, senza alcuna esitazione, rispondo una roba che suonava così: tutta l’architettura del pensiero di xxxxx si può riassumere nella storica frase Cento pesci non fanno un uomo, che divenne insieme manifesto di pensiero filosofico e sociale del periodo.
Ricordo distintamente ganzo che si gira dal banco davanti a me e mi guarda, dicendo, questa è grossa eh, praticamente fu l’unico che in un millisecondo capì tutto, gelfi, che non lasciava nulla al caso, spiazzato dalla mia sicurezza che si ruota a 90 e mi guarda, e professor Meroni che si blocca, seduta un pò accasciata, fissandomi tipo Marchionne a Raikkonen quando non è partito.
Silenzio di tipo cinque secondi. Classe silente che tenta di afferrare ripassi, studi, etc etc. Io, una sfinge. Gelfi, colui che tutto sapeva e poteva, circa al terzo secondo aveva capito (penso mentalmente in quei 3 secondi avesse fatto recap da Senofonte a Hegel), ma si era sfilato dietro nuca anteriore per ridere. Tutto era ovattato, ermetico, e fra l’altro dopo quell’uscita avevo il cervello più vuoto di quello del trota, avevo dato tutto, con quella frase lì.
Dopo quei secondi Meroni, senza lasciare la seduta scomposta, fa
Che cazzo stai dicendo
E sorride appena.
Va beh, me l’ero giocata senza chances, però fu un momento epico, anche perchè per qualche minuto raccontai pure che l’avevo letto in biblioteca, costruii un castello di congetture intorno, etc etc. Con recuperi di conoscenza da italiano, storia, interrogazione del mese prima…ero un asso, a improvvisare. Ora me la cavo bene sulle cose facili, ma allora potevo parlarti della condizione femminile in Austria (altra mia uscita epica, terza media, da me completamente inventata e che tenne banco per venti minuti di interrogazione in cui inventai totalmente una situazione sociale) per un’intera giornata, confondendo gli avversari, ovvero i prof. D’altronde Ganzo stesso prese 8 attingendo da un articolo di playboy…cioè, alla fine sotto i 25 hai il cervello più sveglio, niente da dire.
Comunque incredibilmente racimolo un 7 alla fine, lo ricordo bene, con chiosa di Meroni, non finisce qui.
pochi secondi fa mi arriva messaggio in inglese su google plus:
“Cento pesci non fanno un uomo” is only half of the truth
The second half is (“but hundret men can not swim like one fish”)
grande Rainer Lampatzer, amico virtuale, per aver concluso un dibattito filosofico rimasto aperto per decenni

Novembre 8, 2015
di Fabio Palma
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LA MEDIOCRITA’

Bestiale la mediocrità, è capace di uccidere qualunque cosa. Guardate che non sto esagerando, la mediocrità è una malattia micidiale, gravissima, mortale. E non sto dicendo, quello è mediocre e io no, mi vengono in mente duemila cose nelle quali sono stato o sono mediocre, e non solo quelle ovvie, come suonare (due anni per capire che proprio no), arti marziali (due anni anche lì), e via così con anche tentativi durati dieci, di anni. Ma voglio dire ad alta voce anche una cosa, io mi sono sentito mediocre perfino dove avevo raggiunto il Top istituzionale, la bella lode in ingegneria nucleare. E ho fatto un passo indietro, quando intorno ne avevo cinque tutti migliori di me. Migliori di parecchio, mica di poco. E fu un passo indietro NON indolore, perchè io avrei voluto con tutta la mia volontà rimanere all’Università, la ricerca mi piaceva un mucchio, mi piaceva fare il topo di laboratorio e poi scrivere articoli e poi andare a confrontarmi nel mondo, solo che quando ho visto che, immeritatamente, avrei potuto soffiare il posto a gente col cervello superiore al mio (e non di poco), me ne sono andato. Non me l’hanno detto e vi dico anche una cosa, avrei veramente potuto soffiarlo, il posto, fai un concorso e se arrivi al massimo vinci anche quando quelli a fianco sono molto, ma molto più in gamba, di te, e io avevo già 4 articoli internazionali pubblicati a 25 anni, e a parlare ero superiore a quei ragazzi, ma dentro ho sentito che sarebbe stata un’ingiustizia, anche perchè io avrei potuto fare altro, mentre loro erano tagliati per quello, la ricerca, e probabilmente molto meno per altre cose esterne, meno intelligenti, infinitamente meno intelligenti.
Solo che esiste o dovrebbe esistere un pò di autovalutazione, no? se uno non è portato per qualcosa, non è all’altezza di qualcosa, non è alla GIUSTA altezza di qualcosa, esce da quella stanza, e se ne va in un’altra. Abbiamo un sacco di stanze in cui stare, siamo mica in Sudan, dove la gente non può certo scegliere.
Se uno di musica ne capisce poco, ma proprio poco, non deve mettersi in ballo per un conservatorio. Dire, quello là non deve andare a dirigere il Conservatorio. Chi sei tu, che manco sai suonare, per sindacare su un vero musicista? e chi sei tu, che non hai mai preso in mano uno strumento, per metterti in ballo per diventare Direttore del conservatorio?
Siediti fianco a fianco agli altri, e METTITI A SUONARE. E se sei più bravo, allora prosegui, se no cambia stanza.
I mediocri sono una minoranza, perchè tutti quelli che stimo e che quindi sono amici e/o conoscenti hanno fatto la mia scelta, nella vita. Anche ogni giorno. Interpellati, dicono, no, non me la sento. Che vuol dire, altri sono più bravi di me.
E quella maledetta minoranza ci rovina, perchè invece sgomita, fa rumore, avanza. Spesso sono stronzi dentro, ma proprio tanto. Anzi, direi che me li ricordo e ne conosco solo di così. Gente non stronza arrivata dove non merita non ne conosco, dico la verità. E forse non è un caso.
Mah.
Ho letto che è stato fotografato un Grifone a Civate, è proprio un Grifone, con certezza. Mi ha rimesso di buon umore e mi ha evitato di fare dichiarazioni pubbliche, etc etc. Quindi grazie a Giorgio Sabbioni del Parapendio Club Scurbatt di Suello, che non so assolutamente chi sia, che ce lo ha detto

Novembre 6, 2015
di Fabio Palma
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BETTY ROBINSON

Non solo oggi, sapete, ci sono gli atleti giovanissimi?
Premessa: è un classico vedere gli adulti mediocri fare spallucce di fronte a un ragazzino che va più forte o è più bravo di loro, nonostante gli ultimi 15 anni siano stati rivoluzionati da ragazzi (Google, FB, etc etc etc) è ancora qualcosa che si vede e si sente. Strano, anche, perchè siamo un pò tutti consapevoli che qualche neurone lo perdiamo, dai 20 in poi, per non parlare di dopo…allora tiro fuori questa storia di sport, che è una storia particolare. eh. Siamo nel 1928, Olimpiadi. Prima Olimpiade a cui vengono ammesse le donne, e fra parentesi ‘na lotta della Madonna, mezzo mondo è contrario, anche fra gli organizzatori.
Beh, per i cento metri gli Usa mandano una ragazzetta di 16, dicasi SEDICI anni. D’altronde alla sua quinta corsa ha fatto il record mondiale…le aveva detto di andare su una pista un suo professore, vedendola correrre per prendere il treno…
Non ci va da favorita, nonostante il record mondiale. Troppo fragile, dicono. Solo che il discorso tensione etc etc è un discorso che i ragazzi assorbono molto meglio degli adulti, e fra partenze false e squalifiche la ragazzina vince. Vince, dico. Con un 12″2 che fra l’altro, considerando scarpe e pista di quei tempi, per non parlare degli allenamenti, a me pare un tempone ( al mio massimo feci 12″ 8 e oggi penso tipo un minuto).
Ma attenzione, la vera storia deve ancora arrivare…
Incidente d’aereo con suo cugino, rovinoso, nel ’31. Arrivano i soccorrittori e la ragazza è morta, sicuro come l’oro. La portano all”obitorio, per dire.
Qui un tipo nota qualcosa che non sa neppure lui e dice, forse non è morta, è in coma.
Ma no, gli fanno. Ma nel dubbio, la riportano indietro, ad un ospedale. Ripeto, la riportano dall’obitorio all’ospedale.
Anche lì pare proprio morta, però fanno degli esami e insomma, pare viva, in effetti.
In effetti vien fuori che è in coma, anche se di quelli brutti. Passa qualche settimana, e ne viene fuori, sorprendentemente. Si sveglia. E’ più rotta di uno spaghetto finito sotto una ruota, ma tant’è. Ha il coraggio di chiedere, posso tornare a correre?
Le dicono, guarda che hai avuto un culo che non ti dico a riaprire gli occhi, vediamo se camminerai, va.
Per farla breve finisce che inizia a camminare, però piegarsi niente, insomma, non è proprio più un’atleta. Va pure un filo storta. Però ama la corsa, che vi devo dire?
Riprende atletica, e l’Olimpiade dopo, nel ’36…sì, ci va. Per la staffetta, però, perchè non può piegarsi ai blocchi di partenza.
E vince l’oro….
E che vi devo dire? Una storia così, non serve commentarla. Ne verrebbero fuori pagine, per tutti.

Novembre 5, 2015
di Fabio Palma
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UNA STORIA

Non riesco a tenerla dentro, questa storia.
Dissi, se volete che continui ad andare bene a scuola, dovete lasciarmi andare.
E a quel punto mio padre capì che non ci sarebbe stato verso, nè cinturate nè chiusure in bagno sarebbero bastate. Com’è che si dice? Risoluto. Ero risoluto, ecco.
Era il 22 Agosto, e ve lo posso dire perchè di questa storia mi ricordo date, orari, telefoni, momenti. Tutto. Ognuno ha una storia di cui si ricorda tutto. Questa è la mia.
Si camminava di sera per Montepaone Lido, che allora era un niente, si era in meno di dieci, ovvero tutta la gioventù Under 17 di quel luogo. Amici di vacanza, io ero l’unico del Nord. Una ragazza, mentre cammino, si affianca e mi abbraccia. Cammino per qualche metro che ho il cuore nella via lattea. Non mi era mai successo (e per dir la verità praticamente non mi sarebbe mai più successo), ma non era solo quello. Aveva gli occhi verdi come il mare quando c’è quella profondità che hanno solo certe baie, aveva i lineamenti dolci e stupendi come avresti voluto che fossero intorno a quegli occhi, e la voce era semplicemente arte.
Furono pochi secondi, quell’abbraccio, poi nient’altro. Andai a trovarla ogni giorno, e poi ci si vedeva con gli amici. Niente di niente, non ci fu niente di niente. Era normale, per lei, abbracciare le persone in maniera dolce e gentile. Gentile, ecco. Lei era soprattutto questo. Anzi, no. Era Buona.
Io invece tornai a casa e dopo qualche settimane cominciai il braccio di ferro con i miei. Ero all’inizio della terza liceo…vado in Calabria per 4 giorni, c’è il suo compleanno. La situazione era che non c’era niente di niente, ma io volevo andare a trovarla per il Compleanno. Mai mosso da casa, 18 ore di treno almeno e poi chissà, ma ero irremovibile. I miei capirono che la cosa era seria quando arrivò la prima bolletta telefonica Sip post Agosto, era sopra le 100000 lire e vi assicuro che era un’enormità. Mio padre telefonò alla Sip, e quelli risposero, Sig. Palma, qui c’è un botto di telefonate verso la calabria. E dissero la cittadina. Stavamo al telefono anche due ore, ovviamente quando i miei erano fuori, e si parlava di niente.
E la sera io dissi le cose come stavano. Ero assolutamente innamorato e nulla più mi sarebbe importato se non l’avessi rivista entro due mesi. E lei? Lei no, solo amica, risposi. Ma lo dissi in maniera così ferma, nonostante fossi un 15enne capellone, che ogni discussione sui paradossi conseguenti fu spenta sul nascere. Anche perchè ero decisamente bravo, nell’esporre concetti e situazioni e pensieri, l’Italiano era la mia materia, e se è vero che la scuola deve preparare al mondo, beh, era già il momento di verificarlo.
Ci andai, col compromesso della presenza di mio nonno, che nel viaggio circuii da par mio spedendolo, una volta là, a vedere praticamente tutta la Calabria, dai bronzi di Riace a Tropea. Convincendolo a non dire niente ai miei. Senza quei rompicoglioni dei telefonini, allora potevi costruire alibi e contesti. Il nonno? E’ fuori, a fare una passeggiata. Il nonno? e’ in bagno, mamma devo andare a cena dai suoi. Il nonno? E’ giù nella hall. Beh, 4 giorni, e il nonno intorno non lo ebbi mai. Sì, avevo 15 anni, ma gli adulti me li impacchettavo come e quando volevo, d’altronde ora lo so, che non è assolutamente questione di età.
Io ero in un albergo, peraltro trovato da me via Sip e pagine gialle, e la vidi solo poche ore in 4 giorni. Genitori calabresi stupitissi e gentili quanto lei, mi invitarono a due cene e furono carinissimi, capirono, semplicemente, che avevo perso la testa, e sapevano che con la loro figlia era possibile. Era semplicemente perfetta.
Non ci fu mai nulla di nulla, e le rispettive vite andarono per conto loro. Scoprii un modo per telefonare gratis dalle cabine telefoniche, durò anni e così potevo telefonare per ore gratis. Un baco software…l’ultima lunghissima telefonata la feci dal laboratorio del Politecnico, ero in una stanza buissima per un esperimento, si stava lì 12 ore senza vedere luce, le dissi della mia vita da studente che si stava laureando, del fatto che avevo scoperto di non essere così bravo come si pensava, che non ero certo di cosa fare (vedi post di ieri). Mi disse, Fabio, tu con la tua tenacia farai sempre una vita giusta e con le cose che ti daranno gioia. Non costringerti mai. Ma con te la tenacia mica funzionò, le risposi ridendo. E lei rise e disse cose belle, e ridemmo entrambi.
Poi cominciai a telefonarle ogni due o tre anni, poi ogni cinque. Lei mi disse della famiglia, e poi un giorno della malattia.
L’ultima telefonata un anno fa. La malattia micidiale, la peggiore. Ti lascia in vita con un dolore continuo. Me la passò la madre, mi disse, Fabio, soffre tanto, sai. Ma al telefono lei era dolcissima, sono diventata tanto grassa, sai? venti kg in più. Mi parlò della sua famiglia, Signori, era un Angelo che parlava. Non trovai una parola giusta, una cazzo di parola giusta, per dirle forza. Addirittura, quando le raccontai dell’ennesimo cambiamento della mia vita, mi disse, ma tu Fabio non ti devi preoccupare, hai la forza che ti può portare ovunque, ce la farai sempre. Lei diceva così a me!!!!!!!!! Le dissi, ma me l’hai detto 20 anni fa. E dal telefono tracimò un sorriso, molto stanco ma sorriso era, che quasi sospirò, ma l’ho pensato anche dieci anni prima, quando sei capitato qui.
Da cinque mesi volevo telefonarle, ma avevo una paura fottuta. Poi ho avuto un presentimento, un’ombra. Sapete, non era su nessun social, niente di niente. Però ho digitato il suo nome, lo stesso. Come altre volte, da quando ci sono i motori di ricerca.
E questa volta il suo nome è uscito.
Niente, ci sono degli angeli, nel mondo, e io ne ho conosciuta una. E fa niente se ho fatto confusione fra maschile e femminile. Lei era un Angelo, e se qualcuno mi dovesse chiedere, di che colore sono gli occhi di un Angelo, e che voce ha, e com’è di viso, e come si comporta, e cosa dice, io prenderei dieci, in quell’interrogazione.
Non è una storia che ha morale.

Novembre 4, 2015
di Fabio Palma
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FATICA, SPORT, BELLEZZA

Questa volta copio, e incollo.
Quando fai qualcosa per lavoro, vuol dire che hai un committente.
E quando il lavoro “maneggia” arte e sport, e c’è di mezzo una passione infinita, allora non è solo questione di fare bene un lavoro (che dovrebbe essere il minimo), devi metterci qualcosa di…particolare

Ecco qui, le parole del committente, e in fondo l’argomento, un video, anche questa volta.
Era il mese di Aprile 2014 quando ci parlammo la prima volta…..Avevo ritenuta estremamente valida un’idea di Guido Agostoni, sindaco di Pasturo, per la serata pre-ZacUP. Volevo una serata che parlasse di montagna dal punto di vista alpinistico e dell’arrampicata. Durante l’inverno si era girato un film/documentario sulla parete Fasana con protagonisti i mitici “Maglioni Rossi”.
L’idea era stata di presentare a Pasturo l’anteprima . E allora non mi rimaneva che contattare il Presidente dei Ragni di Lecco.
Credo che l’empatia sia scaturita pochi secondi dopo le presentazioni. Il suo entusiasmo era coinvolgente e si sposava perfettamente con il mio.
E dopo mezz’ora di telefonata, fermo davanti all’ingresso della sede di DF Sport Specialist, è nata l’idea nella mia testa di fare qualcosa insieme molto più coinvolgente e impegnativo di una serata pre-gara…..e il risultato eccolo qui….
Ne è uscito un capolavoro Fabio Palma, hai organizzato tutto nei minimi dettagli con tuo figlio Yuri coinvolgendo dei grandi professionisti come Filippo Salvioni, Michela Scardinaro e Francesco Torquati Gritti.
Nemmeno l’incomprensione con l’elicottero ha causato danni….oddio io e te abbiamo rischiato l’infarto ma Filippo e Yuri si sono immedesimati negli skyrunner e hanno recuperato con una volatona.
Volevo un video che raccontasse la gara ma allo stesso tempo valorizzasse il nostro territorio e potesse trasmettere attraverso le immagini e la musica le emozioni che la montagna sa regalare….perché alla fine, come diceva Sir E.Hillary “non conquistiamo la montagna ma noi stessi “.
Beh siete riusciti a confezionare qualcosa di magico…..che ha reso ancora più magica una giornata indimenticabile
Grazie !!!
(Alberto Zaccagni)

https://www.youtube.com/watch?v=2P4JZGpeJH0

Ottobre 6, 2015
di Fabio Palma
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PALINURO 4K

E poi questa storia qua, ma non perdete tempo, guardatevi il video, se ne avete poco. Dura 5′. Il video, non la storia. Quella l’ho scritta perchè mi piace scrivere, ma saltate al video, ok?
Sono appena arrivato e mi fa, bellissimo. Portami alla spiaggia dove si arrampica.
Ok, gli dico, ci andiamo, e percorriamo a nuoto il tratto tra la Molpa e l’arco naturale, gli indico dove feci a 16 anni un passaggio subacqueo e sono contento che non se la senta di farlo. Anzi, capisco che ero proprio un po’ incosciente, allora. Beh, non solo allora, ma proseguiamo.
Stanotte veniamo qui a fare Timelapse di stelle, mi fa. Spiego: il timelapse è una serie di fotografie che diventa video, e sostanzialmente mostra l’evolversi nel tempo di ciò che stai guardando, in pochi secondi concentri minuti ma anche ore. Se ci pensate, fa riflettere un casino, ‘sta cosa.
Gli faccio, Yuri, c’è una luna che manco il grattacielo di Dubai illumina così.
Lo so, mi fa, lo sapevo, ho fatto degli esperimenti a casa.

Torniamo alle 23, chi mi conosce sa che anche alle 6 del mattino sono attivissimo ma dopo il tramonto ho la stessa vitalità di Totti in Tv, comunque mi trascino nel posto e lui piazza le due macchine, una dentro la grotta e l’altra qui perchè “così mi fa la quinta” (breve e male: quinta quando a un certo punto appare qualcosa dietro uno spigolo o altro). Ha tutto in mente da giorni, è chiaro. Sì, gli dico, la luna in effetti tra pochi minuti uscirà da quello spigolo e ti farà una quinta come l’ingresso di Bolt in pista, però guarda che sarà tutto luminoso da paura e non vedremo neppure una stella. In qualche modo, lo ammetto, è per convincerlo che vada per la quinta, ma poi a nanna.
Sbuffa e mi fa, ti ho detto che so come fare, sovraespongo come una bestia.
Sovraesponi?!? Parentesi, credo che anche il più imbranato dei fotografi amatoriali sa che sovraesponendo viene tutto bruciato e non si vede una mazza. Fra l’altro oggi c’è guggle e segretamente ho digitato poc’anzi “come fotografare le stelle” e “timelapse di stelle” e vengono fuori fotografi noti e seri che su blog, forum e articoli e seminari spiegano che quando c’è la luna piena statevene a casa, etc etc. Per farla breve, mi assopisco, dopo un po’ esce la luna che pare un’astronave, la quinta so già che verrà da paura ma la spiaggia e l’orizzonte e il cielo diventano chiari che manco un arcangelo. Difatti la mattina alle 7.30, quando al computer compaiono gli scatti, io vedo un gran bianco. So già quello che stai per dire, ma guarda qua, mi fa. Parte una spiegazione che non ricordo ma che fondamentalmente ha qualcosa a che fare con le frequenze ottiche, in sostanza il chiarore della luna è su una banda di frequenza stretta, il sensore prende tutto, mi fa, sono i tuoi occhi che si accecano, per cui click click e ancora clik e…porca miseria, ecco le stesse, ricordi vaghi sul filtro arresta banda in elettronica ma è vero che a ingegneria ai tempi mi insegnarono a capire o a stare zitto, e quindi sto zitto e mi faccio un parallelo, che è un po’ questo, se sei accecato non ci vedi bene ma se a fianco a te c’è un occhio capace di distinguere sempre e comunque, quello riesce a vedere quello che per te è solo bianco, d’altronde cosa dicevano i greci? Che l’aquila fosse simbolo di conoscenza perchè capace di fissare il sole senza rimanere accecata (di fatti sua maestà Dante poi scrisse Aquila sì non gli s’affisse unquanco, Dante diciamo che nella Divina ha messo praticamente tutto tranne che si sarebbe arrivati alla Vernier, quello era troppo anche per lui).
Quindi per le notti successive sempre da qualche parte, dalla seconda io a dormire in macchina e lui fuori con cavalletti, chiaro senza luna comunque sarebbe stato meglio ma comunque non è male, no, poi ci siamo fatti due albe e cinque su cinque tramonti, e in sostanza cinque gg di vacanza sono trascorsi con perenni corse a filmare e fotografare, per cui questo è il primo video e ne arriveranno pare altri 4, non so quando e tutti molto diversi, pure uno subacqueo pare.
Buona visione

Ottobre 2, 2015
di Fabio Palma
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INTERVISTA SUI NOSTRI VIDEO

Mi hanno intervistato due settimane fa ponendomi delle domande sul percorso tecnico e artistico che stiamo seguendo.

Ecco l’intervista, che è un pò anche una linea di arrivo e nello stesso di partenza. Stanno arrivando, infatti, lavori ciclopici, e coinvolgimenti grandiosi

http://www.mountcity.it/index.php/2015/09/21/lalta-risoluzione-atterra-ai-piedi-delle-grigne-in-un-video-4k-la-visione-alpina-di-yuri-e-fabio-palma/

Ottobre 1, 2015
di Fabio Palma
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BELLAGIO, e tanti talenti insieme

Questo video, che vi invito a vedere, viene dall’unione di tante ottime capacità che ho avuto il piacere di coordinare. Insieme a Yuri, il grande Filippo Salvioni, la sua compagna Michela Scandinaro, e il solito Francesco Torquati Gritti.

C’è un flusso di immagini molto radioso e sereno, che si arricchisce quando arriva un nuovo strumento…per una cascata di Timelapse e situazioni visive anche affollate fino al tuffo nelle acque finale.

E’ un video anche sofisticato, seppure forse meno di alcuni lavori anche di qualche mese fa. Ma è forse il più ricco di composizioni, quasi un museo con centinaia di dipinti a stili anche diversi. Provate a contare quante diverse situazioni e luoghi ci siano…

Penso sia un video che chiuda un capitolo, e con Palinuro 4k se ne aprirà un altro…

 

Settembre 11, 2015
di Fabio Palma
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Flavia e Roberta

Prendi 65 km e traccia un segmento. A tanto lontano sono nate, queste due donne meravigliose.
Poi lo trascini su un mappamondo, che è un casino, perchè su un mappamondo la geometria che ci hanno insegnato non vale più (lunga storia, molto interessante. Comprensibile, anche; sullo sferico Euclide vacilla. Beh, pure noi…). Comunque provateci, Tirreno poi Oceano, quindi gli US Open. E siccome si è detto che la geometria euclidea sulla sfera si incarta, quei 65km diventano metri. Pochi. Nello spogliatoio, oggi, meno di dieci. Poi, per un’oretta o chissà quanto, a volte anche meno di due. Una cosa che sarebbe piaciuta a Calvino, io penso.
E allora 20 anni dopo le sfide da bambine, che io le immagino due bambine pugliesi che giocano a tennis e si incontrano in tornei superprovinciali della piatta (e bellissima) Puglia, trovarsi in finale del torneo americano di tennis più importante di tutti, e diciamo anche il secondo torneo più importante del mondo, e per qualcuno è pure il primo.
Metteteci anche che una asfalta la nr.2 del mondo, e l’altra semplicemente è data 300 a 1 contro al più dominante giocatrice di tennis degli ultimi 20 anni, una che spara le batture a velocità superiore a Federer ( e non l’ho detto a caso ), cioè sopra i 200, e che se desse una sberla ad un uomo di buona forma fisica probabilmente lo manderebbe al pronto.
Mi rendo conto che se avessi puntato ieri 1000 euro sulla Vinci, che in fondo ce li ho, sarei stato a posto fino alla fine dei miei giorni.
Ma mi sa che pure lei non ci ha puntato. Che poi dopo il primo set quei 300 a 1 quanto saranno diventati? 1 milione a 1? Tirchi che siamo, alzi la mano chi avrebbe buttato lì dieci euro, dico due birre medie (oramai lontane ricordo delle vere medie, lunga storia anche questa), dopo il primo set.
Ce ne sono un centinaio di storie così, nell’infinita galassia sportiva, dove senza i trucchi trionfa di tutto, anche il merito, la tenacia, e la sorpresa. Al solito è la boxe, LO SPORT, ad aver avuto le sorprese più belle, il cinema lo sa (Cinderella man, The Fighter). Nella boxe puoi essere colossalmente più forte di quello di fronte, ma beccare un pugno che ti stende. Quando vedi un incontro di boxe, sai che un deca varrebbe sempre la pena di buttarlo lì, su quello dato 1 a un milione. D’altronde, non abbiamo tutti noi preso dei pugni imprevisti dalla vita? Epperò…Quella della finale Vinci-Pennetta e delle bambine pugliesi che si ritrovano sul New York Times comunque non è male, anche la boxe direbbe, bene tennis, così mi piaci, non è escluso che qualcuno in gamba ci faccia un film, un giorno. Sarò anche patetico ma a me ‘sta cosa fa un piacere quasi da piangere

Agosto 25, 2015
di Fabio Palma
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Grothendieck

Chi ha mai sentito parlare di Grothendieck?
Okkio, non ve ne sto facendo una colpa, l’ho scoperto ieri.
Quindi sono ignorante quanto voi.
Oppure c’è qualcosa che non va nella distribuzione della conoscenza.
Sia chiaro, capire cosa ha fatto e cosa ha scritto ‘sto tizio, beh, lasciamo perdere. Molti, ovvero i pochi in percentuale mondiale a conoscerlo, dicono sia uno dei più grandi matematici degli ultimi cento anni, e fra i più grandi di sempre. Quindi, diciamo, uno che ha fatto e scritto e scoperto dei teoremi sui quali probabilmente molta vita concreta dei prossimi decenni si baserà.
Non fa un pò specie che Einstein, nel suo tour statunitense nel quale spiegava la teoria della relatività DELLA QUALE NESSUNO CHIARAMENTE CAPIVA UNA MAZZA, riempiva le piazze come adesso riesce a fare uno arrivato tipo quinto ad amici?
Oh, non voglio cadere nel pallosissimo clichè di ” a quei tempi…”. Quei tempi avevano distorsioni da far accapponare la pelle, esattamente come oggi.
Però è un pò vero che mi sa che abbiamo un pò perduto la cognizione di chi valga in certi campi, no? Voglio dire, questo Grothendieck fra l’altro ha una storia personale perlomeno curiosa (ve l’andate a cercare voi, ok?), che anche soltanto a spenderci cinque minuti a tavola magari ci resta qualcosa di denso in testa: oh, ma hai visto quel tipo che aveva una testa come cinquanta milioni di altri viventi almeno, cosa ha fatto e soprattutto come si è comportato? E insomma è una storia interessante, secondo me, anche solo perchè ci sobilla la maledicenza che il 99% di quelli di cui invece sappiamo tutto e stratutto sono fondamentalmente dei coglioni quanto noi, e talvolta pure peggio, mentre questo Grothendieck è uno che pure San Pietro, allo storico ricevimento, lo prenderebbe con le pinze, sai mai che mi frega con paradossi, congetture etc etc…
Questo mi sa che vale per tutti i campi un pò seri, quelli artistici anche (che poi la matematica è arte, totalmente arte, lungo discorso), e secondo me comunque internet permette di salvare dalle retrovie infime questi nomi, ci vuole solo un pò di buona volontà.
Sono storie secche, taglienti e che lasciano il segno a chiunque, secondo me, quelle alla Grothendieck. E poi, porca miseria, vogliamo ogni tanto portare alla luce quelli che in ‘sto pianeta fanno la differenza?