Fabio Palma

Infinite jest

NON SANNO NIENTE DELLA VITA

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Gli atleti sono come bambini: non sanno niente della vita. Sanno solo allenarsi e gareggiare.

Questa frase fu detta da uno dei più grandi atleti di tutti i tempi, Emil Zátopek, e sembra però in contraddizione con la sua stessa vita, invero un romanzo di sceneggiatura stupefacente.

Emil si riferiva a tutti gli altri tranne se stesso, capace di inventare l’interval training, di allenarsi come soltanto decenni dopo fecero i migliori al mondo, di rivoluzionare le convinzioni diffuse.

Di fatto, le sue vittorie olimpiche assolutamente incomprensibili per i suoi tempi rivoluzionarono il concetto di allenamento e introdussero alcuni elementi base della psicologia dello sport moderna: il giovane atleta che aspira all’eccellenza, in genere, impara da diversi allenatori. Il primo gli insegna i fondamentali; il secondo gli trasmette la disciplina e le tecniche che devono essere padroneggiate per eccellere, e questa fase va però, anagraficamente, di pari passo con la fase adolescenziale e post adolescenziale (i famosi 14-22 anni, finestra che per qualcuno/a si conclude a 18, per altri/e va avanti fino perfino a 25).

E’ l’età in cui puoi avere la tendenza ad ascoltare te stesso o, peggio, i tuoi coetanei o gente che vuole approfittare di te. E’ l’età in cui il talento ti porta avanti, ma è un allenatore disinteressato al tornaconto personale che ti impedisce di perderti. Se il talento è ribelle e incontra la persona sbagliata, è finito. Se incontra la persona giusta, che vuole BENE al ragazzo/a senza ambizione personale, voglia di mettersi in mostra, tornaconto economico, allora avrà delle possibilità, altrimenti sarà così vittima delle sue Distorsioni Cognitive da buttare letteralmente nel cesso la sua carriera. Qualunque sport ha infinite storie che raccontano questo ma nonostante (e faccio appunto nomi attuali) fuoriclasse come Garnbret, Ceccon, Martinenghi, Sinner, di ENORME talento, si siano correttamente affidati a tali figure senza se e senza ma, tantissimi e tantissime credono di potersi fidare di se stessi e addirittura dei coetanei.

Sempre e comunque, contano i risultati, che vanno anche raccontati e visti con sincerità, pena schiaffi roboanti quando cambia il contesto. Le Distorsioni Cognitive fanno esagerare ciò che si considera bene (che dati alla mano bene o progresso non è), fino a quando non arrivano i ceffoni da contesti veri, reali.

In queste settimane ho sempre più ringraziato il destino per avermi fatto incontrare Maia Marinescu: non solo è un talento smisurato, con Bea e Iris la miglior climber che abbia mai visto, ma è anche davvero una persona eccezionale (al momento non ci sono avvisaglie o campanelli d’allarme che l’età possa cambiarla in peggio). Purtroppo abita a Friburgo e questo è un limite enorme, a un certo punto dovremo trovare insieme un allenatore che la possa seguire da vicino e almeno bisettimanalmente. Questo dovrà avvenire quando arriverà a livello internazionale giovanile avanzato e in Coppa del Mondo (e sarebbe la terza mia atleta che ci arriverebbe). Altrimenti dovremo trovare un modo di vederci più spesso come faccio con Bea, perché solo chi ti vede continuamente e non appartiene al tuo insieme può distinguere i tuoi punti deboli, da dati e analisi oggettive.

Sono anche molto felice e motivato per aver ricominciato ad affiancare Giulia Rosa. Estremamente intelligente, ovvi motivi personali avevano interrotto senza alcun strascico il nostro legame Allenatore-Atleta. C’è sempre stata stima reciproca, l’ho vista crescere tecnicamente, arrivare in nazionale, l’ho davvero sempre tifata perché è una persona vera. Poi la vita l’ha costretta a riavviare il nostro legame sportivo e chiaramente darò tutto per portarla fra le prime 3 in Italia nel Boulder. Non è professionista e non fa la vita da professionista e questo è il nostro unico vero ostacolo. Con due sedute al giorno scommetterei su una semifinale di Coppa del mondo nel 2027, altrimenti interromperei io la collaborazione (se un atleta fa vita da professionista e non migliora vistosamente a livello internazionale, evidentemente c’è qualcosa che non va). Però ho brigato per farle arrivare a breve il meglio per allenarsi col suo tempo a disposizione, e naturalmente devo essere bravo a non sbagliare e a modificare in corsa.

“tutti hanno un piano fino a quando non arriva un pugno in faccia”. (Mike Tyson)

A me e Bea è arrivato a Wujiang: un grandioso miglioramento, doppio primato italiano, invece di portarla fra le prime 8 al mondo l’ha vista al 21esimo posto. Significa che il mondo è migliorato meglio di noi e che entrambi dobbiamo modificare qualcosa. Tempo al tempo è un valido aforisma ma nello sport agonistico va affiancato, appunto, alla frase di Tyson.

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