Fabio Palma

Infinite jest

LA TOTALE ASSENZA DI APPAGAMENTO

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C’è una sindrome che mi sa che ci caratterizza e che però nel mio caso è quello che mi ha spinto a tante scelte di rottura sempre poi andate bene ma che per un agonista non è mica sempre tanto oro e basta. La totale assenza di appagamento. Quando conclusi con Matteo Infinite Jest capii che oltre non sarei potuto andare in quel mondo e allora mi gettai nella presidenza dei Ragni come se fosse aprire la via più dura del mondo, e poi sei arrivata tu.
E ricordo dopo Villars che Yuri mi disse, ma perché le hai fatto fare il Campionato europeo? Io rimasi abbastanza spiazzato…avevi avuto la stessa crisi di due giorni fa, c’era di mezzo anche la questione sentimentale che io non sapevo (fatti privatissimi tuoi, ma se avessi saputo avrei agito diversamente…la privacy nelle questioni sentimentali è e dovrebbe essere sacra, però di fatto che cosa più del cuore può incidere sulla mente??), e però nel contempo avevo cominciato a sentire le interviste dei Campionissimi e a leggere e vedere le loro biografie più sincere con altri occhi. Perché eri entrata in una dimensione a me sconosciuta. E di Kobe Bryant ce n’è davvero stato forse solo uno, o comunque viene in mente Nadal e poi Serena Willams, insomma quelle persone come me nella vita e però nella carriera sportiva, e la carriera sportiva non è come la vita. Persino Jordan si prese due anni sabbatici. Phelps tenne botta OGNI giorno per 16 anni ma poi ebbe due anni di depressione, e dopo quella domanda molto severa di Yuri mi dissi che non solo avrei voluto che tu leggessi per poter fare bella figura in pubblico, ma anche per meglio nuotare fra i flutti della TUA vita. Metafora banale ma sono flutti che conoscete solo voi.
Ho letto e riletto tutto cio’ che scrisse Kobe Bryant (Nadal non ha mai scritto o detto nulla di utile), della sua Mamba mentality. Ti regalai il suo libro ma poi me lo restituii “parla solo di basket”, e c’era tutto della sua mentalità ma come diciamo esecuzione, non diceva nulla del perché. Perché Bryant si alzava felice ogni mattina alle 4 o 4.30 per una seduta di pesi, così che alle 9 faceva la seconda con gli altri, poi lui faceva la terza e poi la quarta con la squadra? “Due in più di tutti fanno quasi 800 in un anno e 8000 in dieci “. Phelps aveva detto la stessa cosa “io non mi ammalavo mai e mi allenavo ogni giorno, anche in vacanza. Sapevo che significava 20 giorni in più all’anno del secondo. Quando vinsi per un centesimo in quei cento farfalla e quindi l’ottava medaglia d’oro in un’Olimpiade, e’ perché nell’ultimo metro feci delle cose che avevano dentro 400 sessioni in più del mio avversario”.
Già, però poi andò in depressione per due anni. E in Infinite Jest, il libro Mastro delle dipendenze, c’era anche la dipendenza dal tennis, e come poteva rendere lobotomizzato un cervello.
Qual era il segreto di Bryant? Perché era sempre felice senza mai crolli nervosi? Era solo fatto di uno stampo diverso?
Poi successe una cosa, scrisse la sceneggiatura di un cartone animato su se stesso e il suo sport, e vinse l’Oscar!!
Pensai, come tutti, che lo avesse vinto perché era lui, di LA, lo sportivo più popolare del pianeta davanti pure a calciatori e tennisti, che aveva presentato un cartone animato agli Oscar. Logico che avesse vinto.
E invece era proprio un capolavoro.
E aveva dentro il segreto della sua perenne felicità e gioia, il suo naturale antidoto alla depressione o dipendenza da sport vittorie e sconfitte. Il suo motore MAI in panne
L’amore. 

Lui scrisse questo, un regista lo lesse, e nacque il corto da Oscar 

Cara pallacanestro,

sin dal momento in cui ho cominciato ad arrotolare i calzettoni di mio papà e a immaginare tiri decisivi per la vittoria al Great Western Forum, mi è subito stata chiara una cosa: mi ero innamorato di te. Un amore così grande che ti ho dato tutto me stesso, dalla mia mente, al mio corpo, al mio spirito e alla mia anima.

Nelle vesti di un bambino di 6 anni innamorato non ho mai visto la luce in fondo al tunnel. Mi vedevo soltanto correre al di fuori. E così ho corso. Ho corso su e giù per ogni campo, rincorrendo ogni pallone per te. Mi hai chiesto il massimo sforzo, io ti ho dato il mio cuore.

Ho giocato quando ero stanco e dolorante, non perché fossero state le sfide a chiamarmi, ma perché TU mi hai chiamato. Ho fatto qualsiasi cosa per TE, perché questo è ciò che fanno le persone quando qualcuno le fa sentire vive come hai fatto tu con me.

Hai dato a un bimbo di 6 anni il sogno di essere un giocatore dei Lakers e ti amerò sempre per questo. Ma non posso amarti in maniera ossessiva per molto tempo ancora. Questa stagione è tutto quel che mi rimane da darti. Il mio cuore può reggere il peso, la mia mente pure, ma il mio corpo sa che è giunto il momento di salutarci.

Ma va bene così. Sono pronto a lasciarti andare. Volevo che tu lo sapessi, cosicché potremo assaporare meglio ogni momento che ci rimarrà da gustare assieme. Le cose belle e quelle meno belle. Ci siamo dati l’un l’altra tutto quello che avevamo.

Ed entrambi sappiamo che, qualsiasi cosa io farò, sarà sempre quel bambino con i calzettoni, il cestino della spazzatura nell’angolo e 5 secondi ancora sul cronometro, palla in mano. 5… 4… 3… 2… 1.

Ti amerò sempre.

Kobe”.

Ebbene sì, pur durando ben 48 minuti in 4 tempi, il basket NBA si vince in meno di 7 secondi. Lui era quello, l’unico, che non aveva mai paura e chiedeva palla quando mancavano quei 5-6 secondi, a volte persino due. Qualche volta persino meno di due. Meno di due secondi, riceveva palla, e in quei due secondi senza paura attaccava e faceva movimenti senza senso, e sbilanciatissimo e marcatissimo vinceva. 5 titoli e due Olimpiadi.

Ed è vero che era un ossessionato dal lavoro e dalla vittoria, ma perché c’era amore dietro!!

Accaddero partite di 48 minuti in cui era inguardabile per 45, poi si accendeva e diventava il suo soprannome, Black Mamba, per i secondi necessari.

Come ti ho sempre chiamato nelle mie serate?

La mia Kobe Bryant 

Laval (FRA), August 2026: World Climbing Series Laval 2026. This photo is for editorial use only. For any additional use please contact slobodan@miskovic.net . ©️ Slobodan Miskovic / World Climbing

Ed è l’amore che vi contraddistingue. Non la dedizione o altro. E’ l’amore che traspare dai tuoi post. Lo stesso amore che ti fa dipingere camminare e scrivere e rendere serene le persone quando ne parli

Alla fine, e’ tutto un equilibrio sopra una lucida follia non è solo una delle frasi più riuscite della carriera di Vasco: è pura verità di cosa sia amore per la follia dello sport e delle arti.

E concludo così: da poco più che ragazzo, prima di vincere Grammy per il disco strumentale più venduto di sempre, prima di diventare famosissimo, Joe Satriani compose questo pezzo per una ragazza.

Che poi divenne sua moglie, per sempre. 

Quando uscì questo pezzo, sconvolse un po’ tutti. Senti il suono. Non si era mai sentito un suono così. Come e perché lo aveva voluto così?? Il nome era Rubina, la sua ragazza, e il disco lo chiamò Not of this earth.

Perché il cuore di gente come voi non è uguale al nostro.

Hai avuto una crisi due giorni fa. Io penso che non l’avrai più, che hai capito o meglio ripassato alcune cose. Ma la scoperta più importante del tuo risorgere a poche ore dalla tua crisi è che tu hai Amore dentro, e’ diverso da quello di tutte e tutti gli altri, quei 6 secondi che rincorri sono la tua Rubina, e tu davvero non sei di questa terra. 

Sono fiero di averlo capito 

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