Fabio Palma

Infinite jest

Dicembre 28, 2019
di Fabio Palma
0 commenti

I AM THE HIGHWAY

Non sono le tue ruote
Sono l’autostrada
Non sono il tuo tappeto magico
Sono il cielo.

Chris Cornell, insieme a Wedder, Waters e De Andrè, è il mio poeta canoro preferito. Mi costringe a prendere il vocabolario come all’inizio di Like a stone, e penso che a milioni nel mondo abbiamo imparato tramite lui cosa sia un cobwebb.
Cornell con gli Audioslave nel 2003 ha impattato sulla mia vita come poco altro. Era un periodo sereno ma di trasformazione, l’arrampicata mi stava prendendo in maniera decisiva e quello che stavo facendo era come il nodo delle cravatte, sta bene e fa figo ma ti strozza e non te lo faresti mai per stare bene con te stesso ma per stare bene davanti agli altri.
Era l’anno di un premio internazionale come marketing manager della Philips, mi premiarono con targa incisa, Best european marketing manager. Ciò che gestivo era passato da 14 a 60 milioni di euro di fatturato in un anno, e oltre alla targa mi accreditarono un premio di 4000 euro . Logico che alla notizia mi misi ad ascoltare I am the Highway, Like a Stone e Shadow on a sun. Quest’ultima venne usata in quela scena cult del film Collateral di Michael Mann in cui un coyote taglia la strada al taxista del killer, il killer era Tom Cruise che in quella scena ridusse il suo volto ad un’icona, quando l’uomo comincia a dubitare di ciò che è.
Cosi io, ho cominciato a dubitare che il marketing dell’elettronica, che NON sapevo più progettare, fosse la mia autostrada. In realtà, era un nastro trasportatore e, come scrisse Cornell, io volevo un’autostrada, anche trafficata e con tante svolte.
Nel 2003 non erano nati tanti miei atleti, mi ruppi lo scàfoide in un volo al Wenden e un tizio laureato in medicina mi disse che non avrei mai più potuto scalare. Due gg dopo un altro tizio laureato mi disse fra un mese lei scalera’ già col tutore e cosi fu. Mai credere ad una sola voce, é una mia legge.
Quando hanno dato il nobel a Dylan ho riso perché ci sono scrittori americani mostruosi mai nominati, e poi perché Dylan è stato un buon paroliere e un simbolo ma Cornell e Wedder sono proprio un’altra cosa.
Cornell, bello allora e bellissimo a 50 anni quando decise di andarsene, è stato un mio faro. Non mi do’ pace di averlo perso a teatro, concerto acustico a milano. E di non averlo mai visto dal vivo. Anche questa lezione mi ha lasciato, non rinviare mai le cose preziose, rinuncia all’inutile ma mai al prezioso.
Me lo dico sempre.
Questa, con i sottotitoli, non è una canzone. È Gesù che parla.

Dicembre 12, 2019
di Fabio Palma
0 commenti

L’anno più bello della mia vita

Non è una mia frase, è il commento di Yuri messo sotto questo showreel

Mi sono ripromesso di fertilizzare il terreno in cui tentare di far crescere le Passioni altrui.
Quelle dei ragazzi a cui insegno, quelle dei giovani che alleno. Probabilmente ho fatto molto di più per certi atleti che per mio figlio.
Lui ha solo fondamentalmente approfittato della mancanza di Veti. Della Libertà di fare secondo le sue Pulsioni.


Ti hanno detto che per te l’Università è inutile?
Ok, non andarci.
Vuoi fare quel viaggio anche se sei minorenne?
Vai.
Stai sveglio fino alle 4 del mattino a lavorare o vedere video e serie TV, soprattutto per imparare? E studiare centinaia di tutorial di DOP americani?
Fallo. Vediamo cosa succede.
Economicamente, ha avuto praticamente nulla da me, si è comprato tutta la sua costosissima attrezzatura da sè.

Credo sia il 20enne che ha ricevuto meno dalla sua famiglia in tutta la zona in cui vivo…e non solo…ha cominciato a guadagnare qualcosina a 14 anni e investiva subito in camere e obiettivi e accessori e Computers e Sw etc etc.
Il mio regalo è stato non proibirgli di seguire istinto e Passione.
Finora, questo è stato il risultato.

Pulsazioni ben sopra quelle a riposo

Dicembre 8, 2019
di Fabio Palma
0 commenti

BUONA o CATTIVA

DEVI SAPER RIMANERE NELLA TUA MERDA, BUONA O CATTIVA CHE SIA


Nella foto, a destra uno degli atleti più spettacolari del pianeta, circa 105kg di muscoli per 200cm di peso (e massa grassa molto, molto bassa), un prototipo di perfezione contemporanea come Dressel, Lebron James, Giannis Antetokoumpo, Peaty o, fra le donne, Paola Egonu e La Thiem.A sinistra un uomo vistosamente sovrappeso, brutto a vedersi, scritturabile da un regista per un film di disagio sociale.

L’uomo di sinistra, però, ha delle qualità, o diciamo delle caratteristiche, che non ti aspetti: come entrare in un bar malandato e malfamato e sentir discorrere di Hegel, o enunciare teorie matematiche sulla simmetria. L’uomo di sinistra ha una velocità di braccia da pugile di 70kg, e invece ne pesa 128. E incassa colpi di maglio sul viso come se avesse ammortizzatori nascosti, mentre va da sé che sul corpo è come se avesse airbag brevettati. Di grasso, certo, ma funzionali, e voluti. E tanto per essere chiari, nelle mie menate al computer ho studiato rapidità e movenze del messicano panzone, e vi dico una cosa: anche tutte le leggende del passato avrebbero usato pinze accorte per gestire questo autentico inspiegabile pericolo pubblico.

Qualche mese fa, in una delle più spettacolari riprese della storia del pugilato, la terza, il perfettamente scolpito Anthony Joshua aveva centrato in pieno il volto del messicano Ruiz che, per la prima volta in 30 anni, era finito disteso al tappeto. La situazione era questa: un uomo grasso per terra e un portento di muscoli in piedi, uno che quando aveva centrato qualcuno aveva sempre concluso ogni discorso.

In quei 3 secondi in cui il messicano Ruiz era stato a terra, un commentatore che la sapeva lunghissima, ex pugile Campione, aveva osservato: “strano, Ruiz non ha per niente lo sguardo vuoto. Eppure gli e’ arrivato addosso un camion…”.Ruiz si rialzo’, Joshua gli si avvento’ addosso per finirlo, lo colpì ancora durissimo ma il messicano rispose rispose rispose in 30 secondi che sconvolsero logica e sport e alla fine fu il bellissimo Joshua, con lo sguardo incredulo e terrorizzato, ad andare al tappeto. Qualche ripresa dopo, definitivamente.

Come vedere Bolt sconfitto da un impiegato panzone, e meritatamente.“Se rimani fregato una volta è colpa degli altri, se rimani fregato due volte la colpa è tua”. Da allora Joshua si è chiuso in silenzio a lavorare, lavorare, lavorare. Prima sulla mente, tantissimo, poi sulle gambe. Sulla velocità di gambe. Sul cardio.

Era chiara una cosa: quel coso ridicolmente fuori forma era in realtà uno dei più pericolosi esseri umani della storia dell’uomo, bisognava sempre stargli lontano, colpire e scappare, colpire e scappare, il cuore a pompare pompare ossigeno e fiducia.

In un’intervista, aveva detto, Joshua:

“Devi saper rimanere nella tua merda, buona o cattiva che sia, è questo che conta. In molti interpretano la tua storia a modo loro, perché vogliono fotterti. Finché riesci a rimanere fedele alla persona che sei e a essere consapevole del ruolo che hai, non avrai nulla di cui preoccuparti.”

Ieri sera ha ballato, ballato, mobile come un ballerino, frenando l’istinto di avvicinarsi e finire.

Quante volte l’istinto ha tradito, nella vita? Quanti alpinisti morti, ragazzi e ragazze morte in corse spericolate o altri azzardi, tutto apparentemente sotto controllo, come avere davanti un panzone dall’aspetto innocuo e ridicolo. Ruiz era stato per Joshua come la cresta nevosa poco inclinata per l’alpinista, o la curva appena accennata da prendere a 200, o il fiume o il mare un po’ mossi ma niente di più. A volte la vita ti fotte travestendosi subdola, carogna: sorrisi gentili celanti ignobili pensieri, facce educate ma in realtà criminali intenzioni, cose ancora più brutte accadute dietro o dopo sembianze gentili.

Ieri sera, Joshua ha culminato mesi di studio mentale e preparazione fisica e cardio incessante con una prestazione perfetta, inibendo la voglia di ri confrontarsi da vicino con quello scherzo di pugile. Nella sua vittoria e nel suo ritorno, io ci vedo una lezione di vita: non pensare mai di poter dominare qualcosa, anche quando tutto ti dice di andare tranquillo. Usa sempre il cervello, sempre. E affidati alla forza mentale, quella che solo certe rovinose sconfitte ti possono dare.

Chi non avesse visto quella terza ripresa di pochi mesi fa, eccola: una delle più clamorose sorprese sportive di sempre, una delle più clamorose lezioni di vita di sempre. Credo che siano 3 minuti che dovrebbero essere obbligatoriamente visionati in ogni scuola di ordine e grado, e poi commentati. Io, la scuola, la intendo così.

E qui un fantastico video con slow motion e inquadrature leggendarie

Novembre 27, 2019
di Fabio Palma
0 commenti

LOCHTE, un Campione umano

Olimpiadi 2012, Londra.
E’ passato un anno dai Mondiali, dove Ryan Lochte ha demolito Phelps, con sei medaglie d’oro e una serie di record del Mondo da panico. Lochte, da migliore del mondo nei 100 e 200 dorso, si è trasformato stileliberista, diventando il più forte nei 200Sl (la gara della Pellegrini, quella dove l’acido lattico nelle braccia azzera ogni pronostico a 50 metri dalla fine, come nei 400 metri piani in atletica) ma anche nei 200 e 400 misti, in virtù di una rana bellissima e di un Farfalla secondo solo a Phelps.
Per inciso, i 200 e i 400 mistii, nel nuoto, sono come la Combinata nello sci o in arrampicata, con un piccolo particolare: li fanno INSIEME. Uno dopo l’altro…
Come cazzo (scusate ma ci vuole…) fanno ad allenarli è un mistero biblico…ma in realtà non lo sanno neppure loro.
Parti forte in Dorso? rischi di ucciderti nel finale a stile. Mordi il freno a Farfalla? Occhio alla rana. Picchi duro nella Rana? Sì, ma poi devi stravolgerti nella tecnica per lo stile. Un casino senza senso.
Di fatti sono 4 gatti che lo fanno, tutti fortissimi in due stili, buoni nel terzo, accettabili nel quarto. Tranne, per praticamente dieci anni, tre nomi: Phelps, Lochte, e l’ungherese Cseh, quest’ultimo il secondo più sfigato sportivo all time, nel senso che senza i primi due nomi sarebbe unanimamente riconosciuto come il più forte nuotatore di tutti i tempi, e invece ha semplicemente il più mostruoso medagliere EUROPEO di sempre. Nel mondo, sempre terzo.
Perchè il secondo più sfigato? Perchè il primo è proprio Lochte, 5 medaglie d’oro olimpiche, mica paglia cavolo, solo che Phelps ne ha beccate 23, più di ogni altro atleta di qualunque sport, mentre Lochte ha il record all time nei mondiali, che è tantissima e corposissima roba, ma sempre un pelo sotto le Olimpiadi.
Però Cseh non può avere rimpianti, se non quello di non aver assoldato un killer per i due americani. Invece Lochte…invece Lochte sì…
Vediamo perchè.
Prima gara di Londra 2012, sono 4 anni dopo la famigerata Pechino 2008, quella degli 8 ori Olimpici di Phelps, che portano Michelone e il nuoto per la prima volta a livello di sport RICCO. Phelps diventa Milionario e il nuoto va sulle riviste come NBA, calcio, Golf, Boxe, Formula 1, Baseball, Atletica e Football. E’ da sempre lo sport più praticato al mondo, ma NON uno sport da copertina. Con Phelps lo è diventato.
i 400 misti sono la gara della morte nel nuoto, e probabilmente la gara in assoluto più difficile e complessa di qualunque sport. Quella dove testa e fisico NON CI CAPISCONO NULLA. Dove ricercatori di biochimica e fisiologia dello sport alzano le mani e dicono, potrebbe andare così.
Ma non lo sa nessuno, come va.
E succede quello che non si aspetta nessuno, se non gli appassionati di nuoto: Lochte DEMOLISCE Phelps,che viene anche annientato psicologicamente dal vedersi subito scappare l’amico rivale e finisce addirittura quarto. Fino a 50 metri dall’arrivo Lochte è sotto il primato del mondo, poi ci va sopra di poco. Ma domina. (per inciso, nell’ultima vasca di stile libero una cinese, nei 400 misti donne, andrà più forte, evidentemente con un doping genetico o qualcosa del genere).
Cominciano le scommesse su quanti ori vincerà Lochte, se anche lui arriverà a 8, e con quanti primati mondiali.
Ma mentre Phelps (che poi si scoprirà soffrire di depressione…) si chiude con il suo leggendario allenatore a lavorare a analizzare, Lochte si dà al…sesso nel villaggio Olimpico, come farà intendere in un’intervista. E’ bello, grosso, simpatico. Ed è il migliore.
Risultato di due notti brave?
Non vincerà più nessun oro, crollando nelle gare in cui era talmente strafavorito da essere non quotato…
4 anni dopo, Rio. Lochte è in fase calante, vince meno, solo un oro in una staffetta, è fra i più anziani nuotatori di sempre, e assiste a Phelps che invece, incredibilmente, continua a vincere. Esce con due compagni, e fanno un furto, con danni, in un benzinaio brasiliano. Una stronzata da adolescenti sciocchi. Poi scappano, prendono l’aereo per gli USA, ma salta fuori il film delle telecamere…
Succede il patatrac. I media si scatenano, i tre vengono additati nel mondo da milioni di persone come simbolo negativo dell’imperialismo americano. Raccontano alla polizia di essere stati rapinati da due falsi poliziotti che hanno puntato delle pistole contro loro, ma non è vero. Le telecamere di sicurezza dimostrano una realtà diversa, con Lochte visibilmente ubriaco che compie atti vandalici al distributore dopo aver urinato fuori dal bagno. Lochte, che sa di aver mentito, si infila il prima possibile su un aereo per gli Stati Uniti Dei tre, l’unico famoso è proprio Lochte, anche televisivamente, e viene massacrato. Perde tutti gli sponsor, viene ricusato da tutti. E squalificato dalla federazione.
Diventa un simbolo negativo. E si scopre che anche lui, come Phelps con la depressione, ha un grosso problema: l’alcool.
Centinaia di migliaia di ore di allenamento all’alba, una vita sociale azzerata per 20 anni, senza che NESSUNO si facesse delle domande sui due Campioni, all’apparenza perfetti.
Crolla per un pò, poi si rimette a lavorare, per un sogno impossibile: da vecchio, un altro mondiale, e Tokyo 2020, l’ultima Olimpiade.
Dopo Rio ero probabilmente la persona più odiata al mondo – ha raccontato in un’intervista rilasciata nel 2017 a ESPN – ci sono stati momenti in cui mi sono ritrovato in lacrime a pensare che se fossi andato a dormire e non mi fossi svegliato più sarebbe stato un bene”. Il pensiero del suicidio, la voglia di farla finita, poi la forza ritrovata nell’amore con una compagna, la nascita del primo figlio, “una scintilla che non avevo mai sentito prima nella mia vita”, la ragione per ricominciare: “Sinceramente il motivo per cui sono tornato è lei. C’è altro che voglio ottenere da questo sport, ma il mio cuore non era lì”.
Su Instagram pubblica un video in cui si fa una flebo, è tranquillo e vuol solo far vedere che è tornato ad essere serio, che ci crede. E’ una trasfusione di vitamine, niente di che, ma la Wada ha irrigito le regole per via dei Bari,

I 10 mesi di sospensione per i fatti di Rio erano finiti e sembrava tutto perfetto. A gennaio del 2018 lui e Kayle si erano sposati, la voglia di nuotare era tornata ma arriva una mazzata, una squalifica per doping di 14 mesi per essersi iniettato in vena una soluzione che superava il limite di 100 millilitri concesso dall’agenzia antidoping statunitense in assenza di prescrizione medica. A documentare il tutto una foto postata su Instagram dal nuotatore, con lui e la moglie attaccati a due flebo. Erano vitamine prese per evitare di prendere la malattia che aveva il figlio.
Abbandona, pubblica solo foto della bambina, ingrassa. Si iscrive a gare non ufficiali, sui 200 misti arriva secondo dietro a una giovane promessa, lo scorso agosto, a 6 secondi dal suo primato mondiale…le foto e il video di Lochte sul blocco di partenza, sovrappeso, sono raccapriccianti per colui che aveva introdotto nel nuoto gli allenamenti degli strongmen, con copertoni di TIR e circuiti crossfit e HIIT mai visti prima nella disciplina.
Fra parentesi, anch’io ad Agosto ero diventato come lui, molti kg sovrapeso…grazie al cielo non per depressione o alcol ma per sedentarietà totale.
Io ho perso 6kg, un paio in dieci giorni, poi 1kg ogni 10gg. Mi è bastato tornare ad allenarmi 1h30′ al giorno e mangiare il 30% in meno di pane. Ma non devo provare ad andare all’Olimpiade, qualificandomi in una nazione dove nei Trials rimangono fuori Campioni e primatisti mondiali, nello sport con più praticanti di qualunque altro sport…
E pubblica pochi gg fa la foto di Agosto e quella di adesso.


Lochte ha sbagliato due volte, a Londra 2012 dove ha perso per sempre il treno della leggenda, e a Rio per troppo alcol e una bravata. Non è un dopato, non lo è mai stato. Tecnicamente ha introdotto nel dorso qualcosa di mai visto, e la Federazione dopo mesi di riflessione ha reso illegale la sua subacquea nei 200sl, che aveva sconcertato tutti.
Tiferò per lui, uno dei più grandi sportivi di questo millennio, un atleta assurdo, un uomo con delle debolezze. Con dei lati oscuri che ha raccontato a tutti, non perchè scoperto, come Schwazer ( che barò con EPO, doping da carcere e radiazione a vita, a mio parere), ma perchè uomo come noi

Il video sotto è di quella pazzesca finale dei 400 misti. Tutti pensammo, è l’inizio della leggenda…invece fu l’ultima grande, grandissima impresa, di Ryan Lochte

Novembre 12, 2019
di Fabio Palma
0 commenti

STENMARK, o l’unicità

17 dicembre 1974. Lo sport mondiale conosce, ma ne è ancora ignaro, uno di quei pochissimi esseri soprannaturali a cui affibbiare il cartello di imbattibile. Come nel 2k Bolt, Mayweather, Eaton, Ichimura e Phelps, in questi anni Biles, Peaty e Dressel, nel passato Lewis, Laver e i Boston in Nba.
Uno dei pochi sportivi che costrinsero i legislatori a cambiare le regole, come avvenne per Jabbar al college quando vietarono la schiacciata, e rovino’ la carriera di almeno cinque grandissimi talenti che senza di lui sarebbero stati ricordati come fra i più grandi di sempre. Già; perché uno del genere, come il duo Phelps-Lochte per Cseh, relega in un girone secondario dei Campioni che altrimenti avrebbero avuto Gloria e Onori.
Ingemar Stenmark…era appena arrivata la Tv a colori nelle case di molti, e questo ragazzino di 18 anni sconvolse lo status quo dello sci, arrivando dal profondo nord che, a dispetto di neve e quant altro, non aveva tradizioni di sci alpino. 
Italiani e austriaci e francesi non la presero bene, ma proprio per niente. Pochi mesi dopo milioni di spettatori si alzarono in piedi quando cadde nel parallelo contro Thoeni, perdendo la Coppa del Mondo. Giornalisti da spazzaneve scrissero che mentalmente era stato spazzato via dal nostro gelido altoatesino, e che avrebbe sempre pagato pegno nelle gare secche, quelle dove la tensione contava quanto la tecnica e il fisico.
Pochi mesi dopo tali scritti divennero come certi discorsi politici contemporanei: capovolti. Stenmark cominciò a dominare come nello sci non si era mai visto. Dopo tre anni introdussero la Combinata, e fu una decisione che anni dopo avrebbe tolto al nostro Tomba almeno tre Coppe del Mondo. Dopo una discesa libera con 10 secondi di distacco e una gran paura in allenamento (allora le discese libere non erano preparate come adesso e oggettivamente flirtavano con il rischio mortale o di paralisi…), lo svedese imbattibile se ne frego” della Coppa accontentandosi di spazzolare speciali e giganti. Un grandioso manager come Mario Cotelli non accettò mai come lezione di vita che anche una valanga, come quella azzurra, una macchina anche organizzativa perfetta, potesse essere ridicolizzata da un singolo con dietro nessuno. Come se in un’azienda un’oligarchia venisse umiliata da un solo individuo, geniale e irraggiungibile.Stenmark fu per lo sci quello che Gates e Jobs furono per l’informatica, con l’IBM sgretolata da due pischelli fuoricorso. Tutti i Geni sono cosi, pensate ad Einstein che nel 2005 da un ufficio brevetti manda 5 articoli ad una rivista, e 4 sconvolgono la fisica e la conoscenza del mondo e il mondo accademico che manco lo aveva considerato per una sotto cattedra. Stenmark da solo creò il domino che stravolse lo sci. Anni dopo svedesi e norvegesi arrivarono in massa nelle gare, sdoganati dall’esempio del Re.
Anni fa lo intervistarono e lui, in forma smagliante, disse che stava seduto davanti alla Tv anche 8 ore al giorno consecutive, a guardare sport. “Ma non si allena?” Sorrise lieve e rispose, e perché dovrei farlo? E sollecitato, fece un back flip perfetto. Recentemente ha partecipato ad una cosa tipo ballando sotto le stelle, muovendosi regale e perfetto. Baciato da Dio in ogni possibile sfoggio di equilibrio, forza e destrezza, Stenmark era semplicemente l’atleta perfetto, avrebbe dominato in vari sport.
Negli anni a venire il mondo si sarebbe meno stupito a vedere adolescenti irrompere in Sport ingessati dalla tradizione e dalle gerarchie, rompendo le righe. Allora io avevo meno di dieci anni e andai in settimana bianca con la scuola. Una cosa è certa e sicura, come nella musica e nel disegno, neppure in dieci vite sarei riuscito a essere neppure un mediocre in quella disciplina. Così Stenmark mi fu ancora più leggenda. Poi pochi anni fa presentai Cotelli ad una conferenza e gli chiesi dello svedese, e allora lui subito raccontò di quella prima vittoria e poi del parallelo di fine anno e della vittoria di Thoeni.
Sì ma dopo? gli chiesi. Era così ENORME.
E allora fece una faccia strana, come quei paesaggi della brianza, colline non ordinate e fotografabili come quelle toscane o umbre o marchigiane. Fece una faccia strana, non si capiva. Si, mi disse, non si poteva battere.
Capii che ero stato inelegante: quello svedesino aveva cancellato prima la valanga azzurra e poi una generazione di Campioni che non poterono diventarlo. Moltissimi anni dopo un irriverente guascone da Bologna vinse una gara con Stenmark ancora li, terzo. E nel frattempo c era stato Girardelli, un altro singolo perché col padre scappò dall’organizzatissima Austria per vincere da solo. 
Si sa, quando non ci sono Geni o comunque singoli stratosferici conta il gruppo e l’organizzazione, ma poi proprio queste due entità mal digeriscono che arrivi uno e uno solo capace di far meglio di cinque o dieci o cento. Si comincia a rispondere, “conta il gruppo”. Nel mondo del lavoro il singolo in gamba viene messo da parte, fa paura e rompe i coglioni. I normali si alleano (quando va bene, spesso si alleano i mediocri…di solito con a capo quello con meno scrupoli, perché insolenza e cattiveria e arroganza sono facili da buttare in faccia agli altri, é la creatività con le sue idee che è propria di pochissimi. ).
Nello sport grazie al cielo vince il migliore, anche se pure li chi non sta ligio al gruppo ogni tanto viene soffocato e allontanato. Io, da allenatore, ho sempre trattato diversamente quei pochissimi che avevano qualcosa di diverso, attirandomi ovviamente critiche. “Sono tutti uguali”.
No.
Non lo siamo.
Ci sono i mediocri, i normali, i bravi, i bravissimi, i Campioni, i fuoriclasse, gli unici. In tutti i campi. 
Gli unici sono cosi pochi che spostano di dieci anni in avanti, minimo, l’orario in cui si muovono tutti gli altri, che da quel momento rincorrono invano.
Stenmark era unicità at its best

https://youtu.be/lhMwCrjGdzk

Novembre 1, 2019
di Fabio Palma
0 commenti

LE GRANDI MENTI PARLANO DI IDEE

LE GRANDI MENTI PARLANO DI IDEE

LE MENTI MEDIE PARLANO DI FATTI

LE PICCOLE MENTI PARLANO DI PERSONE

Era il Febbraio 1990, si sapeva che mi sarei laureato e al 99% con la Lode, ma intimamente mi sentivo sprovveduto e inadeguato. Incapace.

Da tre mesi ero in sotterraneo del Cesnef, Politecnico, con una finestrella altezza marciapiede completamente schermata dalla luce, che comunque d’Inverno era, lì sotto, poca, fioca, e triste.

Non ricordo NULLA dei dettagli dell’esperimento che dovevo condurre, c’era un rivelatore allo stato solido, Camera a deriva, inventato pochi anni prima (credo un paio), e dovevo verificare una teoria, con degli elettroni sparati che dovevano comportarsi in un certo modo.

Sapevo usare due rack di strumentazione, molto costosa e complessa, ma brancolavo nel buio, reale e metaforico. Gli elettroni venivano sparati in un modo che l’esperimento falliva, giorno dopo giorno. cambiavo delle cose, la velocità, il campo elettrico…niente di niente. Passavano ogni tanto dei dottorandi, cercavano di aiutarmi, ma non se ne veniva a capo. Il bravissimo e simpaticissimo Marco Sampietro, oggi Professore, persona stupenda solare e sempre serena (Quanto mi manca…), era venuto qualche volta ad assistermi, ma anche lui non aveva saputo costruire l’esperimento in maniera diversa. Quello che si pensava dovesse funzionare in qualche settimana, e che fra l’altro avrebbe dovuto essere il Capitolo portante della mia tesi, sembrava campato per aria. Intendiamoci, avevo una media sopra il 28,8, quindi il 100 e Lode lo avrei portato a casa con qualche scritto a caso, ma intimamente mi sentivo una merda. Avevo capito non solo di NON essere geniale (questo lo avevo capito già quando al primo anno rimasi a scena muta alla domanda per la Lode ad Analisi I, quando manco compresi cosa avesse voluto chiedermi Verri e mi confermò il 29 dello scritto. E’ stato IN QUEL MOMENTO che ho fatto pace con la normalità, al Liceo qualche Professore mi aveva chiamato Genio e…va beh, senza menarmela e lo potete chiedere ai miei amici, ma ci avevo creduto), ma neppure un bravo ricercatore. Non mi consolava il fatto che anche altri non mi avevano saputo consigliare: loro avevano le loro ricerche, avevano speso solo qualche minuto con me, io ero rinchiuso lì sotto da SETTIMANE diventate mesi.

Quel giorno di Febbraio in quella stanza si presentarono in cinque, il Prof Longoni, il Prof. Cova, Sampietro, e due dottorandi, tutti di buon umore ma evidentemente frastornati. Il mio esperimento era comunque importante per tutti, dopo qualche mese era stata prenotata una slot temporale al Cern per verificare con le particelle più piccole quello che avrei dovuto “facilmente” riscontrare lì dentro. Insomma, era partita un pò d’ansia. Cova, un tipo in gambissima, era venuto lì a curiosare, la sua area di studio era diversa.

E avevano chiesto ad Emilio Gatti di fare un salto lì sotto.

Io Gatti lo avevo solo incrociato, era l’uomo più bonaccione e buono del pianeta, secondo me. Era distratto da panico, perennemente col sorriso, una birra a mezzogiorno nella paninoteca, e decine di storie sul fatto che la Vita reale fosse completamente estranea al suo pensiero, fatto di Fisica, calcoli, invenzioni. Tutti d’accordo, LUI era un Genio, il più grande Elettronico italiano di tutti i tempi, e una delle menti più brillanti dell’Italia del ‘900. Non era famoso a livello di mainstream, ma per tutti era un idolo.

Tanto per inquadrarvelo, una volta era andato in macchina ad un congresso a Venezia, due giorni dopo era tornato a Milano in treno, aveva cercato l’auto intorno alla stazione centrale per ore, e poi aveva denunciato il furto. Per caso qualche giorno dopo Sampietro venne a sapere della denuncia e aveva detto a Gatti, ma Emilio, tu a Venezia eri andato in macchina.

E Lui, candido e sorridente: “ah già”.

Aveva una vocina da bambino e l’ufficio tappezzato di poster di gatti. Insomma, lo amavano e veneravano tutti.

Era mattina, ed Emilio Gatti entrò nel “mio” laboratorio.

Ciao Emilio, ciao Emilio. Buongiorno, fece lui con la sua vocina da bambino.

Gli spiegarono del set up, di quello che si voleva trovare. La camera a Deriva l’aveva inventata lui, una delle sue decine e decine di invenzioni.

Ci guardò, e disse, tipo 20 secondi dopo la spiegazione: “provate a fare…questo e quest’altro” (non ricordo il suggerimento, ma tipo un minuto di spiegazione, non di più).

Ci guardammo…

Poi si scusò, con voce sempre da bambino e quasi inchinandosi disse, devo andare a lezione, scusate. Poi venite a dirmi.

Modificai il set up, 10 occhi a vedere. TUTTI, me compreso, si stavano dicendo, perchè non ci abbiamo pensato??

Un’ora dopo, l’esperimento era fatto. Da lì a qualche giorno dopo, fu solo una questione di mettere in ordine i dati, e scrivere il Capitolo. Non avevo fatto un cazzo, e Sampietro, nei minuti dopo che l’esperimento era riuscito, disse, ridendo, certo che Emilio è proprio un Gatto.

Ho avuto parecchie idee nella mia vita, tutte molto semplici. Nel mondo della montagna, la rassegna Monti Sorgenti, i libri Solitari, Lettere di Sosta e Uomini&Pareti, l’Academy dei Ragni di Lecco, la Pietra del Sud. A mio parere la creatività migliore l’ho avuta col romanzo Genius, quel soggetto è stato il mio apice, e l’intro di quel romanzo, scritto di getto, il mio momento migliore (forse nella Narrativa potevo essere qualcuno, qualcosa di Speciale. Questo l’ho spesso pensato. Poi però apro a caso un libro di Mac Carthy e anche lì la Genialità la vedo, come dire, di un’altra galassia…). Ironia della sorte, mai avuto un’idea brillante nel campo in cui mi sono laureato e lavorato per anni…sono, diciamo, un generatore di idee sociali, proposte per la collettività. Anche allenando, ho sempre un sacco di idee per i ragazzi, e ne sono orgoglioso perchè molte sono belle, creative, e funzionano. Ma non sono geniali.

Io e Matteo Della Bordella avemmo delle idee brillanti durante l’apertura di Infinite Jest e Coelophysis: io le pentole da lasciar su a raccogliere l’acqua e le buste di cibo semicotto che con due dita d’acqua ci facevano mangiare, lui l’apertura di una variante facile a 200 metri dalla grande parete per salire in fretta al bivacco superiore…idee normalissime, mica geniali. Però dirompenti e superfunzionali. Senza, non so se ce l’avremmo fatta…in Alpinismo, hai bisogno di piccole grandi idee per portare a casa una grande via e talvolta la pelle. Non hai il tempo di fare riunioni, discutere ore giorni mesi sul niente…devi agire velocissimo. Ma anche lì, non sono cose geniali.

Faccio parte di quelli che hanno le idee e parlano delle menti di quelli che le hanno, non sono uno sfigato che parla male e alle spalle di chi ha le idee. Anzi, ammiro quelli che le hanno. Nessuno arriverà qua in fondo, neppure lui, ma negli ultimi dieci anni, oltre a mio figlio, che oggettivamente nel suo campo è proprio un Genio, uno dei pochi che ho conosciuto che ha avuto delle idee è stato Luca Passini. Che peraltro sa anche modificare le idee altrui in maniera positiva, arricchendole. Sulle mie lo ha fatto spesso. Lui viene fuori da un ambiente in cui si parla MOLTO alle spalle, credo che da me abbia imparato a creare e non a distruggere. Una volta lo beccai che rideva alle mie spalle con uno che era abituato, appunto, a fare ironia sulle persone, glielo dissi e da allora è cambiato ancora. I mediocri spesso usano l’ironia facile per sminuire chiunque abbia delle idee. Ridere senza comicità è segno di mediocrità.

Io ho imparato da Emilio Gatti, uno dei 4 Geni incontrati nella mia vita, l’unico che ho frequentato più di dieci secondi nella mia vita (l’altro è Giovanni Zangari, oggi Professore negli Usa). Anche Simone Morandotti, musicista che ha composto per me alcune musiche, è un piccolo Genio.

Gatti, ovviamente, non fu un piccolo Genio. Era uno da QI altissimo, una mente regalato dal Cosmo o dal Divino a tutti noi.

Quello che provai nel cuore in quei pochi secondi che risolse un esperimento fu tumulto allo stato puro. Una mia atleta, Giulia Rosa, settimana scorsa descrivendo la fine di un allenamento molto duro ha esclamato, “mi sento il cuore nella punta delle dita”.

Ecco, la stessa cosa avvenne quel momento lì

Ottobre 27, 2019
di Fabio Palma
0 commenti

LA VERITA’, da Ponzio Pilato ad oggi

I dialoghi più potenti e straordinari della letteratura del ‘900 e di questo vagito di secolo sono a mio parere quelli (a migliaia) di Cormac Mac Carthy. Difficile perfino isolare meno di una decina di esempi, soltanto in “oltre il Confine ” o in “Meridiano di sangue” ne conto almeno cento di valore storico e stellare.
A mio ignorante parere, Mac Carthy é partito dal più grande dialogo narrativo dell’antichità, quello riportato dal Vangelo secondo Giovanni.
Vediamolo tradotto dal greco
____________________________________________________________
Uscì dunque fuori Pilato presso di loro e dice: “Quale accusa portate contro quest’uomo?”.

Risposero e gli dissero: “Se non fosse costui uno che fa del male non te lo avremmo consegnato”.

Disse dunque loro Pilato: “Prendetelo voi e, secondo la vostra legge, giudicatelo”. Gli dissero i giudei: “A noi non è permesso uccidere nessuno”.

Affinché si adempisse la parola che Gesù pronunciò, indicando di quale morte stava per morire.

Entrò dunque di nuovo nel pretorio Pilato e chiamò Gesù e gli disse: “Tu sei il re dei giudei?”.

Rispose Gesù: “Da te stesso dici questa cosa o altri te l’hanno detta di me?”.

Rispose Pilato: “Sono forse io giudeo? La tua nazione e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?

Rispose Gesù: La mia regalità non è da questo mondo. Se da questo mondo fosse la mia regalità, le mie guardie avrebbero combattuto perché io non venissi consegnato ai giudei. Ora, però, la mia regalità non è da qui.

Gli disse Pilato: “Pertanto tu sei re!”. Rispose Gesù: “Tu dici che sono re. Io per questo sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Ciascuno che è dalla verità ascolta la mia voce”.

Gli dice Pilato: “Che cos’è verità?”.

E, ciò detto, uscì di nuovo verso i giudei. E dice loro: “Io non trovo in lui alcuna colpa”.

È ora vostra consuetudine che vi liberi uno per la pasqua: volete dunque che vi liberi il re dei giudei? 
Gridarono dunque di nuovo, dicendo: “Non questi, ma Barabba!”
________________________________________________________________

Prima considerazione: Gesù NON è accusato dai Giudei, che anzi lo venerano e lo seguono come un’odierna rockstar ( Gesù, in tutto e per tutto, sembra l’antesignano di Eddie Wedder…), bensì dalla classe dei Sacerdoti. Ovvero da una classe di POTERE

2) i Sacerdoti sono in contrapposizione al potere romano. Vorrebbero governare LORO la Giudea, ma ci sono i romani…e in aggiunta il poco potere che gli è rimasto, quello religioso, è messo in dubbio da questa rockstars che se ne va in giro seminuda, senza orpelli gioielli e altri simboli di ricchezza e di potere. 
Non mira a conquistare il tempio o potere politico o economico. Ma rappresenta un enorme pericolo perché racconta di Dio, ovvero, di fatto esercita il ruolo di Sacerdote. Ma senza stipendio e velleità di ricchezza…
I Sacerdoti pronunciano un verdetto di colpevolezza ma Pilato li gela: per me non é colpevole. Mette le cose in chiaro, sono io a decidere penalmente, voi dovete occuparvi di altro

3) il conflitto fra potere romano e potere dei Sacerdoti è politico e Gesù è il pretesto. Pilato lo dichiara innocente (non vedo colpevolezza), ma i sacerdoti gli danno scacco facendogli notare che sta mettendo in discussione il ruolo dell’autorità romana dichiarandosi Re dei Giudei. Pilato ha riconosciuto subito che Gesù si dichiara Re senza portafoglio e velleità politica, ma effettivamente non vuole rischiare che a Roma arrivino voci di una legittimazione di un ribelle

4) Pilato resta interdetto alla menzione della parola verità. Domanda cosa sia…il potere politico non tratta la Verità, non sa cosa sia…soprattutto, cazzo c’entra la Verità con il Potere??

5) Pilato modifica la sua opinione. Finisce addirirrura per mettere in mezzo Barabba, un delinquente senza se e senza ma. Un pericolo per il potere di Roma, per il vivere civile, etc etc. E’ un gigantesco autogol…
D’altro canto, solo i Sacerdoti e Gesù sono irremovibili nelle loro posizioni. I Sacerdoti sono nervosi e irati, Gesù tranquillo e pacato. Incurante della sua sorte…

6) il popolo, ovvero l’assemblea, nella sua parte pacata è dalla parte di Gesù, ma nella piazza la minoranza pagata dai Sacerdoti urla di liberare il delinquente. Pilato ne è esterefatto e NON indaga se nella piazza e in generale nel popolo vi sia un’anima silenziosa ma maggioritario

7) Pilato non si consulta mai. Dovrebbe, il processo avviene di notte e totalmente in maniera illegittima, ma è allarmato delle conseguenze con Roma. Il processo è sommario e ingiusto. intuisce che la soluzione indolore è tenersi buoni i Sacerdoti, lasciare a loro la religione (di cui non gliene frega nulla), ovvero la diatriba sui valori morali e su cosa sia la Verità, e tenersi Potere politico, una bella casa, etc etc. La storia dirà che dalla sua decisione l’impero romano in meno di un secolo verrà minato…ma intanto, Pilato la sua vita godereccia se la sarà goduta. Anche se ci sono ipotesi che si sia poi suicidato travolto da sensi di colpa (difficile credersi, era un bruto mandato nella ribollente Palestina per metterla a ferro e fioco. Ma allora, in effetti, non esagerò a mettere di mezzo Barabba? ma anche Barabba sembra sia un personaggio NON storico…insomma, Gesù e Pilato sono personaggi storici, il processo ci fu ma Barabba e le modalità reali non sono date a sapersi.

Certo coloro che hann scritto i Vangeli erano fuoriclasse della Letteratura baciati da un Talento che ancor oggi stupisce e inquieta, come peraltro gli autori delle tragedie greche. Testi che se arrivssero oggi conquisterebbero a mani basse nobel della letteratura. O forse no, visto che anche Mac Carthy non l’ha mai preso. Troppo superiori)

8) da notare come Gesù INTERROGHI Pilato più di quanto il giudice non faccia con lui. Pilato è completamente annientato da quello che dice Gesù. E i Sacerdoti sanno già da tempo che quella rockstar non è battibile sul piano logico. Solo con la forza quel ragazzo è zittibile. Sui contenuti NON CI SONO PROVE DA ESIBIRE MA SOLO ILLAZIONI, IPOCRISIE E FALSITÀ. 
E Ironia. Battute…senza costrutto. Pilato NON risponde mai sui contenuti.
Vi ricorda qualche leader politico? Qualche capo in azienda? Il Potere si affida praticamente sempre a figure come Pilato, che in cambio di stipendio e interesse personale lo gestiscono velocemente e senza troppe menate etiche e morali.

9) fra i romani consiglieri di Pilato (anche la moglie) si fa in fretta largo la consapevolezza che sia in atto un’enorme ingiustizia. 
Si legga il capolavoro “la moglie del Procuratore” di Elena Bono

10) si noti che Pilato nulla sa dei miracoli. Per lui Gesù è un uomo qualunque che in tre frasi é capace destabilizzare chiunque. A lui i Sacerdoti non piacciono per niente, anzi, ma sono facili da tenere sotto controllo. Basta lasciargli il loro orticello. Il pericolo è costituito da quel ragazzo che con due domande ha messo in crisi la sua vita

Il vangelo di Giovanni, come gli altri Vangeli, non è storico. Si sa che Gesù esisti’ davvero, e che Pilato era un prefetto brutale mandato nella più complicata provincia romana, la Palestina, allora come oggi una bella patata bollente…
Rimane la Potenza della narrazione di Giovanni, e una domanda: in una società, in un’azienda, in un’associazione, in un qualsivoglia insieme di persone, una persona che dica la Verità come viene gestita? 
La maggioranza silenziosa vota o non vota? 
Poteri contrapposti si mettono d’accordo per zittire con le buone o con le cattive chi dice la Verità, operando in maniera subdola (il processo fu celebrato di notte e completamente irregolare…), spargendo ipocrisia e diffamazioni?

Di persone del livello di Gesù ricordo Mandela, Gandhi, Martin Luther King…ma nel nostro piccolo, nel vostro piccolo, ogni qual volta lotterete per la Verità e la Coerenza nelle cose che farete, sarete sottoposti a processi sommari e osteggiati con calunnie e ipocrisia. Cedere o non cedere, questo è il dilemma…

E fatevi sentire, anche in piazze affollate da gente maligna o pagata per esserlo, o con interessi personali per andare contro a chiunque sia coerente e dica la Verità

Ottobre 25, 2019
di Fabio Palma
0 commenti

LO SPORT GIOVANILE

https://www.facebook.com/fabio.palma.12/videos/10214526072521913/

Link a un video sul mio profilo FB

Lo sport é fisicamente usurante e quando vediamo dei fenomeni giovanissimi la vera domanda da porsi è, quanti invece sono malridotti prima ancora che sconfitti? Perché la sconfitta è il pane mensile dell’atleta, sottoposto a tensioni e pressioni superiori a quelle di qualunque ambiente di lavoro, mentre il soffrire problemi fisici di logorio in giovane età è un viatico a dolori infernali dai 30 in poi.
Spalle per pallavolisti e nuotatori, caviglie e ginocchia per corridori, etc etc.
I giovanissimi scalatori hanno le articolazioni delle dita a super rischio, come testimoniato da un terrificante studio scientifico del medico della nazionale giovanile tedesca, conclusosi prima del 2013 e durato anni. Venne fuori che praticamente tutti gli Under 18 agonisti tedeschi avevano un’artrosi alle dita da anziano. 
Grazie al cielo sono arrivati i volumi e con essi le tracciature moderne, più tecniche, dinamiche e coordinative. Allenare duramente le dita prima dei 17 anni è da criminale, la tracciatura moderna ha involontariamente aiutato.
In compenso spalle e polsi sono più a rischio; nel riscaldamento e nel potenziamento, corpo libero o meglio pesi, bisogna lavorare per prevenire.
Nell video #giuliapassini, nei mesi scorsi campionessa regionale Boulder e Lead, poi vicecampionessa italiana under 14 di Boulder e quarta nella lead sempre ai campionati italiani. Non ha mai toccato trave e pan gullich e ha appena raggiunto l’8a, come tanti della mia squadra in falesia. Ha deltoidi già importanti, così come tutti i muscoli principali che intervengono in PUSH o PULL. E niente assurdi circuiti di pannello con discese a lavoro eccentrico su piccole tacche, che peraltro dovrebbero essere bannati dalle palestre in quanto le infiammazioni e tendiniti risultanti sono a migliaia (temo che la distinzione fra lavoro eccentrico e concentrico sia ignota al 99% dei tracciatori di circuiti di pannello…)
L’arrampicata fino a pochissimo tempo fa era essenzialmente PULL, ora è anche molto PUSH ( i podi dei mondiali giovanili di boulder sono stati spesso decisi dal push), il fisico, anche esteticamente, ringrazia. 
Quando una famiglia ti consegna un bambino, dopo dieci anni una società lo dovrebbe restituire allegro, bello, fisicamente forte e resistente, in altre parole migliore.
Può capitare che sia anche vincente, ma sappiamo che sul podio ci vanno in tre.
E voglio anche dirla tutta, anzi la diciamo in due, io e il mio consulente privato: un talento che si alleni bene NON è battibile da anche un ottimo atleta che si alleni benissimo. Tranne in pochissime discipline sportive molto aleatorie.
Ai mondiali giovanili 5/6 dei favoriti per la medaglia d’oro speed, la disciplina più carogna del pianeta, non sono andati sul podio, tra cui un junior indonesiano che nelle qualifiche aveva sfiorato il record del mondo!! Ma anche nelle altre due specialità, meno soggette a sorprese, favoritissimi hanno steccato pur essendo in forma e dominanti nelle qualifiche.
Quindi un allenatore e una società non possono promettere medaglie e carriera neppure a super talenti…da qualche parte del mondo, esempio anche dalla thailandia, può arrivare un fenomeno…
Però allenatori e società non devono rovinare fisici in crescita e per giunta magnifici. Insomma, dovrebbero agire come scuole e professori intelligenti, non rovinare cervelli in crescita con compiti inutili e vessazioni inqualificabili. Bisogna migliorare ed educare e formare. non storpiare.
Compito che costringe a lavorare duro e ad avere mille dubbi. Per questo torno a scrivere i programmi delle prime settimane della nuova stagione cercando di non fare stronzate.
Io sono INVASO dai dubbi, quando pianifico anche solo una seduta

Ottobre 20, 2019
di Fabio Palma
0 commenti

Luigino Airoldi, una lettera

Un pò di tempo fa Luigino Airoldi, a sinistra nella foto col suo grande amico ROmano Perego, mi scrisse una lettera. Non l’ho mai pubblicata anche se lui mi disse, fallo fallo. Ho deciso di farlo, adesso, perchè la qualcuno (una netta minoranza, as usual) sta cercando di fare revisionismo storico su quello che è successo dal 2010 al 2018, un periodo di totale rinascita dei Ragni da un periodo di buio totale e di grandi difficoltà, anche economiche. Ora Luca Passini ha preso il mio testimone e mi sa che sta facendo pure di più e meglio. D’altronde, al mio discorso di commiato dalla carica di Presidente, fine Marzo 2018, dissi che Luca era il Vicepresidente ideale, così come Serafino Ripamonti il membro ideal dei Ragni (spero che tanti altri ottimi soci, mai egoisti e con sempre la serenità del gruppo in testa, non se la prendano. Ma Sera, che dal gruppo non ha proprio mai potuto ricevere nulla durante i miei anni abitando a Genova, si è sempre dato da fare, da Genova, senza alcuno ritorno personale)

Luigino ha oggi 88 anni, ed è ancora strepitoso

Caro Fabio,
è da un po’ di tempo che volevo scriverti ma non mi veniva l’ispirazione, ora con le idee più chiare ti scrivo queste righe.
Vorrei esprimerti la mia gratitudine per il lavoro che hai svolto, per come hai condotto il gruppo che, secondo me, non è mai andato così bene come ora.
Come tu saprai la mia vita sin da piccolo non è stata semplice perché sono rimasto orfano quando avevo solo sette anni. Ho frequentato la scuola fino alla quinta elementare e a quattordici anni ero già in fabbrica a lavorare. Nonostante le mie disavventure d’infanzia ho trovato la forza e la volontà di seguire la mia passione più grande ovvero la montagna. In questi sessantatre anni di appartenenza al gruppo dei Ragni non ho mai trovato nessuno che mi abbia sostenuto come hai fatto tu.
In questo ultimo periodo ho avuto molta soddisfazione da parte dei giovani, mi hanno reso partecipe invitandomi alle loro proiezioni e chiedendomi consigli tecnici.
Durante la mia carriera alpinistica spero di non aver disonorato il gruppo, nei primi anni cinquanta ho messo gli sci ai piedi vincendo con onore quattro rallye internazionali, fra salite di cime inviolate e vie nuove in tutto il mondo ne ho fatte più di sessanta , il mio nome è stato pubblicato sui giornali di mezzo mondo; con immensa gioia, presso il palazzo dei congressi di Cavalese ho avuto l’opportunità di fare una serata insieme alla pluri medagliata olimpica Manuela Di Centa.
Il rettore di Cambridge, trovano su una rivista andina il resoconto di una mia avventura, mi ha contattato per ulteriori informazioni.
Ho anche avuto l’onore di ricevere molteplici premi tra i quali, nell’ambito del Film Festival di Trento, il rododendro d’oro e il premio Sat; sono stato nominato Cavaliere Ufficiale della Repubblica Italiana per meriti sportivi; il Famoso alpinista Francese Pierre Mazeaud mi ha proposto quale membro del gruppo GHM, sono socio onorario dell’Artic Exploration, socio onorario delle catene delle Ande, Accademico del Cai, Coni Azzurro d’Italia, istruttore Nazionale di tre categorie, etc
sono stato invitato a parlare delle mie avventure in tutta Italia, anche personaggi quali Roberto Mantovani di Rai 2, Daniele Redaelli e Ermanno Aste mi hanno voluto accanto a loro per raccontare le mie esperienze.
Poche settimane fa sono venuti a casa mia dei giornalisti Olandesi per potermi intervistare, pubblicando un articolo sulla mia carriera alpinistica.
Tutto questo discorso è stato per dirti che il mio unico rammarico con gli ex
presidenti è quello di non essere mai stato invitato per fare né una serata né altro.
Inoltre non hanno mai scritto di me, al contrario di te che hai pubblicato l’articolo insieme a Redaelli e perciò ti ringrazio molto.
Spero che tu non abbandoni il gruppo perché sei una base fondamentale.
Ti auguro il meglio, con grande amicizia e stima

Ottobre 19, 2019
di Fabio Palma
0 commenti

SPORT e VITA

Ho avuto finora 4 Campioni Italiani, due nel calcio a 5 e due nell’arrampicata giovanile.
Uno dei due del calcio a 5 era un gran talento, pur non essendo il più grande talento che avessi: ce n’era uno che, parole di tecnici da prima squadra di serie a a 11, era il miglior 1973 italiano. Fu tagliato dal Como a 16 anni, quando era stato incluso in prima squadra, per via del fisico gracile. Tornato da militare, a quasi 19, era totalmente cambiato, si era alzato un sacco e fisicamente era diventato una bestia. Ma invece di tornare dai suoi ex tecnici e farsi valere, si diede al calcio a 5, fra l’altro senza mai allenarsi convenientemente e deliziando solo fino alla serie B. Lo aspettai per anni, confidando in autoriflessioni che mai avvennero. Ha capito tutto dopo i 35 anni, quando era un ex da un bel pò. Un altro che allenai era nelle giovanili del Milan, fu allontanato a 17 anni per motivi disciplinari. Una sua riserva vinse due campionati con Capello…mentre il secondo che divenne Campione Italiano con la rappresentativa lombarda U23 allenato da me, Andrea Pavesi, era il meno tecnico di tutti, e per questo era stato tagliato dal grande calcio nel Monza. Lui, grande Pazo, era l’unico veramente professionale e motivato fra tutti quelli scapestrati che allenavo, per me si sarebbe legato come zanna bianca ad una slitta trainandola sulla sabbia per km.
Ero uno scarsissimo allenatore di calcio a 5, semplicemente i ragazzi stavano bene con me. Ma non sapevo prendere le giuste decisioni al volo nelle partite che contavano, e la conclusione fu una sconfitta per 5-3 da 3-0, quando non feci i cambi che servivano. Mi accorgevo sempre in ritardo…anche Sacchi era così, ma lui aveva quello vicino che consigliava.
Dopo quella sconfitta si avvicinò un dirigente di Bergamo per offrirmi la serie B, con stipendio e quant’altro. Erano molti km di macchina, tante ore da professionista, e stavo per capire che l’arrampicata mi piaceva davvero, un energumeno buono come il pane di nome Marco Vago mi aveva costretto nel settembre precedente, 20gg prima che nascesse Yuri, a salire un 6c, cosa che mi riuscì con enorme stupore in tre tentativi e tanto sangue alla pelle. Era a Pian Schiavaneis con due che mi parevano extraterrestri, sentivo che li chiamavano Serghei e Piri. 5 anni dopo quel settembre Piri, Marchino un altro che non ricordo mi proposero ai Ragni, nel frattempo ero arrivato all’8a, avevo parlato con Manolo, Edlinger, Glowacz, Huber e Berhault, rotto uno scafoide con un volo insensato in montagna, e sopravvissuto a delle cose che a pensarci Madonna Santa…
Trovo ancora su internet: “Il Blu Red Bellusco, trascinato dalla sestina di Marchese e dalla tripletta di Damiani rifila 17 segnature alla Rondinella, salutando e dando l’addio al mister Fabio Palma e a parecchi componenti della rosa”
Se avessi cambiato il mio miglior difensore, che era stanchissimo, sul 3-0, avremmo vinto quella partita, il bellusco sarebbe salito in B, non avrei avuto problemi di logistica, avrei puntato alla serie A con tre innesti, mi sarei fatto affiancare da uno che capiva, avevo già fatto il nome di Giovanni Lastoria, non sarei mai entrato nei Ragni, non avrei mai aperto le vie, etc etc.
Non avrei mai allenato questa atleta in foto.
Grazie destino.
Nell’arrampicata ho avuto Samuele Bonfanti Campione italiano, U14, e nel 2019 la Bea. Ma adesso ne ho almeno 6 come quel Pazo…una è la Vale, l’altro giorno era morta alla fine dell’allenamento e la sento che dice ad un altro, “ma uè, l’anno scorso, quella volta che mi ha fatto allenare dalle 14 alle 19.30, e alle 19 mi ha mandato a fare l’HIIT, alla fine ero sdraiata sul materasso con la testa giù, ero morta…mi fa, come va? E come vuoi che vada, volevo dirgli…”
Raccontava la cosa ridendo, io ero lì a fianco a sentire.
Sono decenni che sento menate negative sui giovani, menate su “ai miei tempi”, e menate sull’esperienza. 
Al Liceo un Prof mi disse, Fabio devi maturare, e risposi con la mia Top all time answer: 
“Meglio acerbo che maturo, Prof, perchè da maturo a marcio è un attimo.” 
Rise il Prof e la classe, la nostra classe era speciale, tutti i prof di allora lo dicevano. Cuore metallaro, trasandati ed esplosivi, molto bambinoni e casinisti, ma davvero speciali nel cuore e nel cervello. 
Crazy Train, di Ozzy Osbourne, allora la sentivamo solo noi, è diventata Mainstream MOLTO tempo dopo, in Italia. La si sente pure nelle pubblicità, oggi.
La morale è che la ragazza della foto, ieri medaglia di bronzo ai Campionati Europei giovanili di Speed, dopo giorni che non stava bene e dopo che Martedi non arrivava in cima 4 volte su 8 per il fiato corto e la spossatezza, è più professionale di tutti gli adulti che frequento. Più di quelli che guadagnano un sacco, per dire, e lei non ha uno straccio di sponsor ( e li dovrebbe avere, tanti, per i sacrifici che fa e per i costi che sostiene anche solo ad andare in giro).
Questa ragazza è una Campionessa e allenarla è un onore e un dono. Io so cose che lei non sa e per questo si fida di me ma lei ha qualcosa che io ho avuto qualche volta mentre aprivo le vie ma solo a sprazzi, magari 20 volte in un anno. 
Lei tutti i giorni.
E oggi poteva arrivare decima che comunque sarebbe stata grande visto qualche giorno difficile. 
C’è’ stato il rimbalzo che le avevo promesso (incrociando le dita), c’è stato un riscaldamento pregara (PAT) scritto da me e Yuri al volo e mandatole via what up, della serie, accendiamo il fisico e vediamo se brucia bene o diventa cenere, ma più di tutto c’è stata lei.
Che in semifinale ha sbagliato un piede mentre era in testa, proprio come ai quarti di finale ai mondiali, e con la stessa avversaria, seconda alla fine ai mondiali e ieri vincente. E’ sempre stata in testa, la mia Bea, perchè così le ho insegnato con mille parole e con tanti video e estratti da libri: di stare sempre in testa. 
E non è una cosa che posso dirlo a tutte o a tutti, perchè stare in testa è uno stress senza senso, sportivamente parlando. 
Non c’è paragone con la scuola e con il lavoro, proprio no. 
Se corri in testa, se ti trovi in testa, nello sport, significa che stai lavorando duramente tutto l’anno, praticamente ogni giorno, quasi sempre da solo o da sola, con tante pressioni, e pochi che ti comprendono. E, aggiungo, ignobilmente gratis o spendendo soldi.
“Io imparo molto dal Ninho che ero quando avevo 14 o 17 anni”, Ricky Rubio
Grazie #beatricecolli di farci sognare