Fabio Palma

Infinite jest

25 Ottobre, 2019
di Fabio Palma
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LO SPORT GIOVANILE

POST sullo sport giovanileLo sport é fisicamente usurante e quando vediamo dei fenomeni giovanissimi la vera domanda da porsi è, quanti invece sono malridotti prima ancora che sconfitti? Perché la sconfitta è il pane mensile dell'atleta, sottoposto a tensioni e pressioni superiori a quelle di qualunque ambiente di lavoro, mentre il soffrire problemi fisici di logorio in giovane età è un viatico a dolori infernali dai 30 in poi.Spalle per pallavolisti e nuotatori, caviglie e ginocchia per corridori, etc etc.I giovanissimi scalatori hanno le articolazioni delle dita a super rischio, come testimoniato da un terrificante studio scientifico del medico della nazionale giovanile tedesca, conclusosi prima del 2013 e durato anni. Venne fuori che praticamente tutti gli Under 18 agonisti tedeschi avevano un'artrosi alle dita da anziano. Grazie al cielo sono arrivati i volumi e con essi le tracciature moderne, più tecniche, dinamiche e coordinative. Allenare duramente le dita prima dei 17 anni è da criminale, la tracciatura moderna ha involontariamente aiutato.In compenso spalle e polsi sono più a rischio; nel riscaldamento e nel potenziamento, corpo libero o meglio pesi, bisogna lavorare per prevenire.Nella video #giuliapassini, nei mesi scorsi campionessa regionale Boulder e Lead, poi vicecampionessa italiana under 14 di Boulder e quarta nella lead sempre ai campionati italiani. Non ha mai toccato trave e pan gullich e ha appena raggiunto l'8a, come tanti della mia squadra in falesia. Ha deltoidi già importanti, così come tutti i muscoli principali che intervengono in PUSH o PULL. E niente assurdi circuiti di pannello con discese a lavoro eccentrico su piccole tacche, che peraltro dovrebbero essere bannati dalle palestre in quanto le infiammazioni e tendiniti risultanti sono a migliaia (temo che la distinzione fra lavoro eccentrico e concentrico sia ignota al 99% dei tracciatori di circuiti di pannello…)L'arrampicata fino a pochissimo tempo fa era essenzialmente PULL, ora è anche molto PUSH ( i podi dei mondiali giovanili di boulder sono stati spesso decisi dal push), il fisico, anche esteticamente, ringrazia. Quando una famiglia ti consegna un bambino, dopo dieci anni una società lo dovrebbe restituire allegro, bello, fisicamente forte e resistente, in altre parole migliore.Può capitare che sia anche vincente, ma sappiamo che sul podio ci vanno in tre.E voglio anche dirla tutta, anzi la diciamo in due, io e il mio consulente privato: un talento che si alleni bene NON è battibile da anche un ottimo atleta che si alleni benissimo. Tranne in pochissime discipline sportive molto aleatorie.Ai mondiali giovanili 5/6 dei favoriti per la medaglia d"oro speed, la disciplina più carogna del pianeta, non sono andati sul podio, tra cui un junior indonesiano che nelle qualifiche aveva sfiorato il record del mondo!! Ma anche nelle altre due specialità, meno soggette a sorprese, favoritissimi hanno steccato pur essendo in forma e dominanti nelle qualifiche.Quindi un allenatore e una società non possono promettere medaglie e carriera neppure a super talenti…da qualche parte del mondo, esempio anche dalla thailandia, può arrivare un fenomeno…Però allenatori e società non devono rovinare fisici in crescita e per giunta magnifici. Insomma, dovrebbero agire come scuole e professori intelligenti, non rovinare cervelli in crescita con compiti inutili e vessazioni inqualificabili. Bisogna migliorare ed educare e formare. non storpiare.Compito che costringe a lavorare duro e ad avere mille dubbi. Per questo torno a scrivere i programmi delle prime settimane della nuova stagione cercando di non fare stronzate.Io sono INVASO dai dubbi, quando pianifico anche solo una seduta

Pubblicato da Fabio Palma su Lunedì 2 settembre 2019

Link a un video sul mio profilo FB

Lo sport é fisicamente usurante e quando vediamo dei fenomeni giovanissimi la vera domanda da porsi è, quanti invece sono malridotti prima ancora che sconfitti? Perché la sconfitta è il pane mensile dell’atleta, sottoposto a tensioni e pressioni superiori a quelle di qualunque ambiente di lavoro, mentre il soffrire problemi fisici di logorio in giovane età è un viatico a dolori infernali dai 30 in poi.
Spalle per pallavolisti e nuotatori, caviglie e ginocchia per corridori, etc etc.
I giovanissimi scalatori hanno le articolazioni delle dita a super rischio, come testimoniato da un terrificante studio scientifico del medico della nazionale giovanile tedesca, conclusosi prima del 2013 e durato anni. Venne fuori che praticamente tutti gli Under 18 agonisti tedeschi avevano un’artrosi alle dita da anziano. 
Grazie al cielo sono arrivati i volumi e con essi le tracciature moderne, più tecniche, dinamiche e coordinative. Allenare duramente le dita prima dei 17 anni è da criminale, la tracciatura moderna ha involontariamente aiutato.
In compenso spalle e polsi sono più a rischio; nel riscaldamento e nel potenziamento, corpo libero o meglio pesi, bisogna lavorare per prevenire.
Nell video #giuliapassini, nei mesi scorsi campionessa regionale Boulder e Lead, poi vicecampionessa italiana under 14 di Boulder e quarta nella lead sempre ai campionati italiani. Non ha mai toccato trave e pan gullich e ha appena raggiunto l’8a, come tanti della mia squadra in falesia. Ha deltoidi già importanti, così come tutti i muscoli principali che intervengono in PUSH o PULL. E niente assurdi circuiti di pannello con discese a lavoro eccentrico su piccole tacche, che peraltro dovrebbero essere bannati dalle palestre in quanto le infiammazioni e tendiniti risultanti sono a migliaia (temo che la distinzione fra lavoro eccentrico e concentrico sia ignota al 99% dei tracciatori di circuiti di pannello…)
L’arrampicata fino a pochissimo tempo fa era essenzialmente PULL, ora è anche molto PUSH ( i podi dei mondiali giovanili di boulder sono stati spesso decisi dal push), il fisico, anche esteticamente, ringrazia. 
Quando una famiglia ti consegna un bambino, dopo dieci anni una società lo dovrebbe restituire allegro, bello, fisicamente forte e resistente, in altre parole migliore.
Può capitare che sia anche vincente, ma sappiamo che sul podio ci vanno in tre.
E voglio anche dirla tutta, anzi la diciamo in due, io e il mio consulente privato: un talento che si alleni bene NON è battibile da anche un ottimo atleta che si alleni benissimo. Tranne in pochissime discipline sportive molto aleatorie.
Ai mondiali giovanili 5/6 dei favoriti per la medaglia d’oro speed, la disciplina più carogna del pianeta, non sono andati sul podio, tra cui un junior indonesiano che nelle qualifiche aveva sfiorato il record del mondo!! Ma anche nelle altre due specialità, meno soggette a sorprese, favoritissimi hanno steccato pur essendo in forma e dominanti nelle qualifiche.
Quindi un allenatore e una società non possono promettere medaglie e carriera neppure a super talenti…da qualche parte del mondo, esempio anche dalla thailandia, può arrivare un fenomeno…
Però allenatori e società non devono rovinare fisici in crescita e per giunta magnifici. Insomma, dovrebbero agire come scuole e professori intelligenti, non rovinare cervelli in crescita con compiti inutili e vessazioni inqualificabili. Bisogna migliorare ed educare e formare. non storpiare.
Compito che costringe a lavorare duro e ad avere mille dubbi. Per questo torno a scrivere i programmi delle prime settimane della nuova stagione cercando di non fare stronzate.
Io sono INVASO dai dubbi, quando pianifico anche solo una seduta

20 Ottobre, 2019
di Fabio Palma
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Luigino Airoldi, una lettera

Un pò di tempo fa Luigino Airoldi, a sinistra nella foto col suo grande amico ROmano Perego, mi scrisse una lettera. Non l’ho mai pubblicata anche se lui mi disse, fallo fallo. Ho deciso di farlo, adesso, perchè la qualcuno (una netta minoranza, as usual) sta cercando di fare revisionismo storico su quello che è successo dal 2010 al 2018, un periodo di totale rinascita dei Ragni da un periodo di buio totale e di grandi difficoltà, anche economiche. Ora Luca Passini ha preso il mio testimone e mi sa che sta facendo pure di più e meglio. D’altronde, al mio discorso di commiato dalla carica di Presidente, fine Marzo 2018, dissi che Luca era il Vicepresidente ideale, così come Serafino Ripamonti il membro ideal dei Ragni (spero che tanti altri ottimi soci, mai egoisti e con sempre la serenità del gruppo in testa, non se la prendano. Ma Sera, che dal gruppo non ha proprio mai potuto ricevere nulla durante i miei anni abitando a Genova, si è sempre dato da fare, da Genova, senza alcuno ritorno personale)

Luigino ha oggi 88 anni, ed è ancora strepitoso

Caro Fabio,
è da un po’ di tempo che volevo scriverti ma non mi veniva l’ispirazione, ora con le idee più chiare ti scrivo queste righe.
Vorrei esprimerti la mia gratitudine per il lavoro che hai svolto, per come hai condotto il gruppo che, secondo me, non è mai andato così bene come ora.
Come tu saprai la mia vita sin da piccolo non è stata semplice perché sono rimasto orfano quando avevo solo sette anni. Ho frequentato la scuola fino alla quinta elementare e a quattordici anni ero già in fabbrica a lavorare. Nonostante le mie disavventure d’infanzia ho trovato la forza e la volontà di seguire la mia passione più grande ovvero la montagna. In questi sessantatre anni di appartenenza al gruppo dei Ragni non ho mai trovato nessuno che mi abbia sostenuto come hai fatto tu.
In questo ultimo periodo ho avuto molta soddisfazione da parte dei giovani, mi hanno reso partecipe invitandomi alle loro proiezioni e chiedendomi consigli tecnici.
Durante la mia carriera alpinistica spero di non aver disonorato il gruppo, nei primi anni cinquanta ho messo gli sci ai piedi vincendo con onore quattro rallye internazionali, fra salite di cime inviolate e vie nuove in tutto il mondo ne ho fatte più di sessanta , il mio nome è stato pubblicato sui giornali di mezzo mondo; con immensa gioia, presso il palazzo dei congressi di Cavalese ho avuto l’opportunità di fare una serata insieme alla pluri medagliata olimpica Manuela Di Centa.
Il rettore di Cambridge, trovano su una rivista andina il resoconto di una mia avventura, mi ha contattato per ulteriori informazioni.
Ho anche avuto l’onore di ricevere molteplici premi tra i quali, nell’ambito del Film Festival di Trento, il rododendro d’oro e il premio Sat; sono stato nominato Cavaliere Ufficiale della Repubblica Italiana per meriti sportivi; il Famoso alpinista Francese Pierre Mazeaud mi ha proposto quale membro del gruppo GHM, sono socio onorario dell’Artic Exploration, socio onorario delle catene delle Ande, Accademico del Cai, Coni Azzurro d’Italia, istruttore Nazionale di tre categorie, etc
sono stato invitato a parlare delle mie avventure in tutta Italia, anche personaggi quali Roberto Mantovani di Rai 2, Daniele Redaelli e Ermanno Aste mi hanno voluto accanto a loro per raccontare le mie esperienze.
Poche settimane fa sono venuti a casa mia dei giornalisti Olandesi per potermi intervistare, pubblicando un articolo sulla mia carriera alpinistica.
Tutto questo discorso è stato per dirti che il mio unico rammarico con gli ex
presidenti è quello di non essere mai stato invitato per fare né una serata né altro.
Inoltre non hanno mai scritto di me, al contrario di te che hai pubblicato l’articolo insieme a Redaelli e perciò ti ringrazio molto.
Spero che tu non abbandoni il gruppo perché sei una base fondamentale.
Ti auguro il meglio, con grande amicizia e stima

19 Ottobre, 2019
di Fabio Palma
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SPORT e VITA

Ho avuto finora 4 Campioni Italiani, due nel calcio a 5 e due nell’arrampicata giovanile.
Uno dei due del calcio a 5 era un gran talento, pur non essendo il più grande talento che avessi: ce n’era uno che, parole di tecnici da prima squadra di serie a a 11, era il miglior 1973 italiano. Fu tagliato dal Como a 16 anni, quando era stato incluso in prima squadra, per via del fisico gracile. Tornato da militare, a quasi 19, era totalmente cambiato, si era alzato un sacco e fisicamente era diventato una bestia. Ma invece di tornare dai suoi ex tecnici e farsi valere, si diede al calcio a 5, fra l’altro senza mai allenarsi convenientemente e deliziando solo fino alla serie B. Lo aspettai per anni, confidando in autoriflessioni che mai avvennero. Ha capito tutto dopo i 35 anni, quando era un ex da un bel pò. Un altro che allenai era nelle giovanili del Milan, fu allontanato a 17 anni per motivi disciplinari. Una sua riserva vinse due campionati con Capello…mentre il secondo che divenne Campione Italiano con la rappresentativa lombarda U23 allenato da me, Andrea Pavesi, era il meno tecnico di tutti, e per questo era stato tagliato dal grande calcio nel Monza. Lui, grande Pazo, era l’unico veramente professionale e motivato fra tutti quelli scapestrati che allenavo, per me si sarebbe legato come zanna bianca ad una slitta trainandola sulla sabbia per km.
Ero uno scarsissimo allenatore di calcio a 5, semplicemente i ragazzi stavano bene con me. Ma non sapevo prendere le giuste decisioni al volo nelle partite che contavano, e la conclusione fu una sconfitta per 5-3 da 3-0, quando non feci i cambi che servivano. Mi accorgevo sempre in ritardo…anche Sacchi era così, ma lui aveva quello vicino che consigliava.
Dopo quella sconfitta si avvicinò un dirigente di Bergamo per offrirmi la serie B, con stipendio e quant’altro. Erano molti km di macchina, tante ore da professionista, e stavo per capire che l’arrampicata mi piaceva davvero, un energumeno buono come il pane di nome Marco Vago mi aveva costretto nel settembre precedente, 20gg prima che nascesse Yuri, a salire un 6c, cosa che mi riuscì con enorme stupore in tre tentativi e tanto sangue alla pelle. Era a Pian Schiavaneis con due che mi parevano extraterrestri, sentivo che li chiamavano Serghei e Piri. 5 anni dopo quel settembre Piri, Marchino un altro che non ricordo mi proposero ai Ragni, nel frattempo ero arrivato all’8a, avevo parlato con Manolo, Edlinger, Glowacz, Huber e Berhault, rotto uno scafoide con un volo insensato in montagna, e sopravvissuto a delle cose che a pensarci Madonna Santa…
Trovo ancora su internet: “Il Blu Red Bellusco, trascinato dalla sestina di Marchese e dalla tripletta di Damiani rifila 17 segnature alla Rondinella, salutando e dando l’addio al mister Fabio Palma e a parecchi componenti della rosa”
Se avessi cambiato il mio miglior difensore, che era stanchissimo, sul 3-0, avremmo vinto quella partita, il bellusco sarebbe salito in B, non avrei avuto problemi di logistica, avrei puntato alla serie A con tre innesti, mi sarei fatto affiancare da uno che capiva, avevo già fatto il nome di Giovanni Lastoria, non sarei mai entrato nei Ragni, non avrei mai aperto le vie, etc etc.
Non avrei mai allenato questa atleta in foto.
Grazie destino.
Nell’arrampicata ho avuto Samuele Bonfanti Campione italiano, U14, e nel 2019 la Bea. Ma adesso ne ho almeno 6 come quel Pazo…una è la Vale, l’altro giorno era morta alla fine dell’allenamento e la sento che dice ad un altro, “ma uè, l’anno scorso, quella volta che mi ha fatto allenare dalle 14 alle 19.30, e alle 19 mi ha mandato a fare l’HIIT, alla fine ero sdraiata sul materasso con la testa giù, ero morta…mi fa, come va? E come vuoi che vada, volevo dirgli…”
Raccontava la cosa ridendo, io ero lì a fianco a sentire.
Sono decenni che sento menate negative sui giovani, menate su “ai miei tempi”, e menate sull’esperienza. 
Al Liceo un Prof mi disse, Fabio devi maturare, e risposi con la mia Top all time answer: 
“Meglio acerbo che maturo, Prof, perchè da maturo a marcio è un attimo.” 
Rise il Prof e la classe, la nostra classe era speciale, tutti i prof di allora lo dicevano. Cuore metallaro, trasandati ed esplosivi, molto bambinoni e casinisti, ma davvero speciali nel cuore e nel cervello. 
Crazy Train, di Ozzy Osbourne, allora la sentivamo solo noi, è diventata Mainstream MOLTO tempo dopo, in Italia. La si sente pure nelle pubblicità, oggi.
La morale è che la ragazza della foto, ieri medaglia di bronzo ai Campionati Europei giovanili di Speed, dopo giorni che non stava bene e dopo che Martedi non arrivava in cima 4 volte su 8 per il fiato corto e la spossatezza, è più professionale di tutti gli adulti che frequento. Più di quelli che guadagnano un sacco, per dire, e lei non ha uno straccio di sponsor ( e li dovrebbe avere, tanti, per i sacrifici che fa e per i costi che sostiene anche solo ad andare in giro).
Questa ragazza è una Campionessa e allenarla è un onore e un dono. Io so cose che lei non sa e per questo si fida di me ma lei ha qualcosa che io ho avuto qualche volta mentre aprivo le vie ma solo a sprazzi, magari 20 volte in un anno. 
Lei tutti i giorni.
E oggi poteva arrivare decima che comunque sarebbe stata grande visto qualche giorno difficile. 
C’è’ stato il rimbalzo che le avevo promesso (incrociando le dita), c’è stato un riscaldamento pregara (PAT) scritto da me e Yuri al volo e mandatole via what up, della serie, accendiamo il fisico e vediamo se brucia bene o diventa cenere, ma più di tutto c’è stata lei.
Che in semifinale ha sbagliato un piede mentre era in testa, proprio come ai quarti di finale ai mondiali, e con la stessa avversaria, seconda alla fine ai mondiali e ieri vincente. E’ sempre stata in testa, la mia Bea, perchè così le ho insegnato con mille parole e con tanti video e estratti da libri: di stare sempre in testa. 
E non è una cosa che posso dirlo a tutte o a tutti, perchè stare in testa è uno stress senza senso, sportivamente parlando. 
Non c’è paragone con la scuola e con il lavoro, proprio no. 
Se corri in testa, se ti trovi in testa, nello sport, significa che stai lavorando duramente tutto l’anno, praticamente ogni giorno, quasi sempre da solo o da sola, con tante pressioni, e pochi che ti comprendono. E, aggiungo, ignobilmente gratis o spendendo soldi.
“Io imparo molto dal Ninho che ero quando avevo 14 o 17 anni”, Ricky Rubio
Grazie #beatricecolli di farci sognare

14 Ottobre, 2019
di Fabio Palma
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MIRUTS YIFTER

“Non conto gli anni. Qualche uomo potrebbe rubare i miei polli. Qualche uomo potrebbe rubare la mia pecora. Nessun uomo può rubare la mia età”

Ero su un divano a Nola, casa di parenti, quando la Tv mi sbattè in faccia il volto di un anziano non troppo in forma, o così comunque sarebbe apparso a tutti. Niente contro gli anziani, nè allora nè ovviamente ora, ma cosa c’entrasse quel tizio con una gara Olimpica proprio non ci arrivavo. 
Leggo il sottopancia, e vedo 10.000 metri, mai visto prima di allora una gara di 10.000 metri ma sono appunto a Nola, fa caldo e non è il caso di uscire, domani sono in Calabria e posso permettermi ozio a volontà.
La gara parte e mi interessa, sembra uniforme ma intuisco strategie, ogni tanto inquadrano il vecchio e il commentatore lo chiama per nome, quindi non è lì per caso. E’ una gara dove finlandesi ed etiopi battagliano come a risiko, e si arriva all’ultimo giro, quando il ritmo si alza, ma non così troppo. 
La curva dell’ultimo giro si conclude, quindi mancano 300 metri, quando succede qualcosa che si inciderà nel mio cervello allora, nei giorni successivi, per sempre. 
Una cosa che mi cambia, mi cambiò, mi avrebbe cambiato. Non è importante la declinazione, qui, ma quello che lasciò al mondo quel momento.
L’anziano, il veccchio, quel tizio la cui età non si sarebbe mai saputa con certezza (il sospetto che avesse dichiarato un’età diciamo ristretta si fece forza in tutti, federazioni comprese, ma il certificato di nascita non venne mai fuori…), partì come ad una finale dei 300 metri, gara non olimpica ma che io avevo pur fatto, a scuola.
Tutto sembrò un fumetto, e il mezzofondo non sarebbe MAI PIU’ stato lo stesso, perchè Miruts Yifter, idolissimo e leggenda da allora e per sempre, introdusse lo sprint, ma quello vero perbacco, nelle lunghe distanze. Quei 300 metri furono percorsi in, udite udite, TRENTASETTE SECONDI. 
37″.
Cazzo!!!
Yfter vinse anche i 5000 metri, così, e per qualche anno non persi una sua gara, fino a quando un altro lo battè con un ultimo giro in 54″, proprio quel tempo di giro finale che aveva fatto a Mosca, sul suo stesso terreno. Ma chissà quanti anni aveva, Yifter, quel giorno che perse, forse anche 45…prima di Gebrselassie, di Tergat, prima di Bekele, di Mo Farah, l’ultimo giro a sprint fu roba sua, invenzione di un ex ragazzo che nel 1972 si perse fra i corridoi di uno stadio non arrivando in tempo alla finale dei 5000 ( vero…) mentre lo speaker lo chiamava ( e al ritorno fu incarcerato per inadempienza…), che nel 1976 non potè partecipare ad un’Olimpiade già vinta per il boicottaggio dei paesi africani, che nel 1980 appunto bissò 5000 e 10.000 con quei 300 metri in cui sembrava di SENTIRE il Beep Beep ben noto e noi tutti, avversari compresi, fare la figura, se vogliamo simpatica, di Will Coyote.
Fu chiamato Yifter the Shifter, è morto nel Dicembre 2016. Lo diedero morto qualche settimana prima, con lui a smentire…l’età e la vita del mio idolissimo, insomma, non sono mai state cose chiare. Ma i suoi ultimi 200 metri in 26″ nel 1980, secoli prima che ci si allenasse a finali del genere ( e non è che sono in tanti a farli così anche oggi, eh…), rimangono per il mezzofondo quello che furono gli articoli di Einstein nel 1905. Una porta nel futuro.
Per me, ragazzino appassionato di Sport, la prima volta che realizzai che le teorie erano fatte per essere modellate e, talvolta, anche smentite.
Andate a 8′ di questo video per vedere The shifter e i suoi ultimi 350 metri…

12 Ottobre, 2019
di Fabio Palma
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Presidente o Manager incapace? DOC RIVERS disse così…

“Ricordo benissimo il primo incontro. Le persone intorno a me si vantavano di essere nell’organizzazione da 15 o 20 anni, ma io dissi: ‘Senza offesa, questa è la peggiore organizzazione da 20 anni a questa parte; cosa stiamo celebrando?’. La stanza cadde nel silenzio ed io compresi di essermi procurato subito molti nemici, ma ero a posto con quanto detto.” 
Doc Rivers, in foto. Commentando l’arrivo nel Los Angeles Clippers, NBA. Eterna cenerentola della Lega professionistica più importante del mondo e da lui trasformata in una contenders per il titolo

Vedete

la mitica e leggendaria frase
“sono ventanni che faccio questo lavoro”
è evidentemente globale (con buona pace di Trump che dice che bisogna essere patrioti e non globalisti però cazzo Donald, hai usato le parole del nostro Duce, va che porta jella. Chiusa parentesi)
Dicevo, è così facile vedere se uno ha lavorato bene, è stato un buon manager, un buon presidente…
Guardi lo statuto della società, cosa quindi deve fare, e controlli
1) Risultati
2) Conti economici
3) Andamento sotto di te

Punto

Sei Presidente di una società di Calcio? 
Se i conti della tua società sono a terra, anzi sei in bancarotta praticamente, con continui aumenti di capitale, e la posizione in campionato è fondoclassifica, e sei retrocesso, significa che tu in cima hai lavorato male e ti sei scelto pessimi collaboratori.
Sostituite a Calcio un qualunque sport, ma anche arrampicata, alpinismo, Famiglia, Ferramenta, Banca, etc etc

Poi ci sono quelli che non hanno paura di dire le cose, fatti alla mano.
Importante, FATTI ALLA MANO.
Ed è epica questa intervista di uno dei più grandi allenatori NBA viventi. Come vedete, i quaquaraquà ci sono in tutto il mondo, e per fortuna ogni tanto ci sono anche quelli che dicono le cose.
Tutti sono capaci di fare bene qualcosa, il problema è quando una persona inadeguata si convince di essere al posto giusto anche quando dati e analisi lo smentiscono. Di solito tale persona attacca la novità, e per anni nega la positività del cambiamento, e porta rancore per anni, e insomma è un peso per la stessa società o ambiente in cui rimane. 
In quella settimana di Full Immersion con Guru che vi ho descritto un paio di giorni fa, quando venimmo sezionati come QI, cultura, conoscenze, etc, etc, tra i tanti casi Reali commentati ce n’erano molti di società portate alla rovina da Manager o Presidenti inadeguati. Sembravano situazioni copiate una dall’altra!!,
La soluzione proposta fu lapidaria
“non perdete tempo con persone inadeguate o negative, tagliatele subito fuori perchè saranno sorgente di problemi. Si rifaranno eventuialmente in altri contesti, ma voi non dovete averle fra i piedi”
In fondo, non è difficile: se una società va male, chi sta alla guida e i suoi collaboratori diretti devono togliere il disturbo e non rompere più le balle. Non devono essere più nè ascoltati nè considerati. Vadano da altre parti o stiano zitti forever

Doc Rivers, prima dei Clippers, era stato l’allenatore dei mostruosi Boston Celtics che vinsero il titolo nel 2008

2 Ottobre, 2019
di Fabio Palma
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GLI ALIENI DEL SALTO CON L’ASTA

Ieri sera, religiosissimo silenzio ad assistere a quella disciplina che da sempre ammiro e riverisco come fosse quello che realmente è. 
Impossibile.
Aliena.
Al di là di ogni cimento.
Sono riuscito ad imparare a scalare iniziando a 30 anni, potrei salire su un ring per un incontro di boxe (ok, morendo, ma potrei farlo), tuffarmi da una piattaforma da 10 metri con un carpiato (ok, frantumandomi), e tentare in fondo qualunque sport, ridicolmente ma tentando…
Ma lei, la.Madre delle cose impossibili, no.


Me la diedero da provare a 17 anni, arena a Milano, e dopo un’ora di tentativi di anche solo leggermente maneggiarla capii che al confronto anche buttarmi giù dalla Streif sarebbe stato facile.
Piegarla?
Devi correre come un buon centometrista, decidere di NON frenare alla fine e vi dico che è come scendere in gabbia contro un orso bruno), poi puntarla mentre sei a quella velocita’, quindi salire su e solo a quel momento, già raggiungibile da pochissimi eletti al mondo, iniziare a pensare a cosa fare a oltre 5 metri da terra.
Loro, gli atleti, sono così pochi e consci di appartenere ad un’altra specie che si comportano come i tuffatori da grandi altezze: gioiscono per i salti degli avversari, abbracciano chi ce la fa, si tifano a vicenda e bruciano energie nervose più che negli ultimi secondi di una finale NBA.
Me li immagino allenarsi, sempre da.soli (son 4 gatti, ovvio), con questa forza sovrumana da inseguire e il gesto inconsulto del salire in alto a prezzo di una scarica di adrenalina da trincea.
Penso ai lamenti quotidiani di un atleta che si allena o di un impiegato al lavoro o di un agente di borsa e penso a loro con quell’asta impiegabile in mano e un’asticella posta oltre ogni ragionevole altezza.
Penso alla paura di cadere, e al fatto che per loro è solo l’ultimo aspetto.
Penso alla gloria, raggiunta da pochissimi. Alla.solitudine del cimento e allo zero riconoscimento sociale (che fai? Salto con l’asta. Ma non potevi correre o giocare a pallone o tennis o non fare un cazzo?)
Ho visto questa finale bellissima, con tre Campioni a superarsi continuamente e alla fine festeggiare insieme, e avrei voluto essere li a dirgli, miei eroi. La serata televisiva era partita accendendo la Tv che mi aveva investito con la notizia che si stavano scannando per dei tortellini al pollo (in lombardia si mangia da secoli la pizza al wurstel con patatine fritte ed in effetti mi è sempre sembrato scandaloso ma diciamo che non pensavo che potesse diventare argomento da comizio anche perché dovremmo altrimenti invadere la svizzera per quello che riescono a propinare a oltre 15 franchi col nome di pasta alla carbonara, una roba da denuncia all’Onu altro che tortellini al pollo che fra l’altro al supermercato sono anni che vendono tortellini con ripieni vari. Boh) e poi grazie al cielo avevo zappato in tempo sui mondiali di atletica e appunto avevano iniziato i miei eroi.
Ho visto duecentiste bellissime e dalle gambe superbe, delle batterie dei 400 metri che avevo mal di gambe ad ogni rettilineo finale ricordando la mia finale ai giochi della gioventù dove conobbi il concetto di acido lattico che sappiate che al confronto quello dell’arrampicata è delizioso acido citrico, e poi la finale degli 800 metri vinta con un tempone e durante tutto ciò LORO, i miei supereroi NON mainstream, essenza della meraviglia vera e quindi, ahimè, non capiti e figuriamoci compresi. Il Mainstream si ferma a Pomeriggio 5, i tortellini al pollo e le dichiarazioni dell’allenatore di calcio che dice la stessa frase da 30 anni. Va così. 

27 Settembre, 2019
di Fabio Palma
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RATCHED

Quest’estate ho dato dei libri da leggere ai miei piccoli atleti, un paio si sono ritrovati la Ratched come compagna di qualche ora. Niente libri di arrampicata, solo letteratura. Molti mi hanno guardato terrorizzati, ne avevano gia’ da leggere da scuola. Alcuni non lo hanno fatto, una quindicenne da “la Strada” e’ poi andata per conto suo a comprarsi altri tre libri di Mac Carthy e li ha divorati. Uno semina e poi vede cosa nasce, non ho mai obbligato nulla neppure in casa. Avevamo cinque abbonamenti, da Le Scienze a riviste di storia, e tipo 300 DVD di documentari, sparsi per casa, e dicevamo, se vuoi c’è questo. Con i miei atleti faccio la stessa cosa a scala ridotta, parlo molto di storie nelle pause, e la storia dietro questa foto é una delle più grandi storie mai apparse al cinema. Lei, la tizia della foto, formidabile attrice e indimenticabile interpretazione, è pura icona leggendaria.


Cosa centri “Qualcuno volò sul nido del cuculo” con l’arrampicata agonistica è presto detto:
Poco più che niente.
Quel poco più è perché chiunque abbia una Passione sostanzialmente inutile dal punto di vista economico è visto come un pazzo e di Rached che pontificano su come debba essere una sana vita regolare, civile e dal buon futuro ne è pieno il mondo. Ieri sera per caso mi sono imbattuto in un soliloquio di una giornalista che diceva cose molto severe sulla 16enne ambientalista, e per pura curiosità sono andato a leggere la sua biografia, scoprendo che fu assunta in Rai per volere di Craxi e che portava scontrini da trasferte che manco un rampollo dei Gonzaga. Solo per il fatto che quegli scontrini fossero veri avrebbero riempito una persona normale di vergogna, ma la tizia, un po’ come schettino che va in giro per conferenze, strilla e sbraita come fosse portavoce della verità del vivere. Una Rached sguaiata, brutta a vedersi (non esteticamente, ma come posa e atteggiamenti), con linguaggio strepitante e volgare.
Le Ratched degli anni ’70 erano severissime ma molto composte, praticamente dei gerarchi nazisti in veste occidentale. Quelle di adesso si vede che si sono dovute adattare ai costumi odierni, quelli da bar sport 2k.
Resta il fatto che la pazzia di avere un ideale, ambientale, sportivo, culturale, è mal tollerato oggi come allora.

È una perdita di tempo, non porta frutti economici, ha pericolosissime implicazioni sociali legate a concetti astrusi come uguaglianza, tolleranza, solidarietà. Tutte cose che fanno a pugni con la missione di fare profitto in fretta e senza intralci.
Se non avete mai letto e/o visto qualcuno volò sul nido del cuculo sappiate che è qualcosa che vi farà sentire

1) orgogliosi di essere umani (perché un animale non è capace di costruire capolavori simili

2) vergognosi di essere umani (perché gli animali non concepirebbero simili brutalità).

20 Settembre, 2019
di Fabio Palma
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SAMIA

Ciao Samia. Mi sarebbe piaciuto allenarti. 
Davvero.

“Lei è Samia. Nasce a Mogadiscio, in Somalia, nel 1991. È la più piccola di 6ina gracile. Ma ha due gambe agili. Corre. Si allena. Sogna. Ha 10 anni. Partecipa a una gara con ragazzi più grandi. Il papà le regala una fascia di spugna. Vai, corri, senza paura. Samia corre. Arriva prima. Passa qualche anno. È il 2008. Si iscrive ai campionati africani di atletica leggera. Fa i 100 metri, arriva ultima, ma viene convocata per le olimpiadi di Pechino. Potrà rappresentare il suo paese. Mancano 6 mesi, dovrà lavorare sodo, sputare sangue. Samia si allena tutti i giorni. Da sola. Corre senza velo. Ma è pericoloso. Esce di casa, la fermano ai posti di blocco. La minacciano. Se non la smetti, ti scanniamo. Lei si allena di notte, di nascosto. È il 19 agosto. Olimpiadi di Pechino. Samia è ai blocchi di partenza dei 200 metri. Guarda le altre. Sono allenate, muscolose, indossano tute sgargianti. Lei è magrissima, porta una maglietta bianca e dei fuseaux neri sotto il ginocchio. Sulla testa, la fascia che le aveva regalato il padre. Le scarpe gliele hanno date le atlete del Sudan. Samia è un fascio di nervi. Fa uno sforzo enorme, tira più che può. Le altre le sfrecciano a fianco, tagliano il traguardo, lei sta ancora facendo la curva. È ultima. Il pubblico applaude. Lei piange. È felice. Torna a Mogadiscio. Nessuno ha seguito la sua gara. Non importa. Si rifarà alle olimpiadi di Londra. Mancano 4 anni. Deve solo trovare un allenatore. Può farcela. Riceve nuove minacce. Deve nascondersi. Lì non può più stare. Si mette in viaggio. Nairobi, Etiopia, Sudan, Libia. È il 2012. Ha 21 anni. Si imbarca su un gommone. Sua sorella è a Londra. La aspetta. Il suo gommone va in avaria. Affonda. Si getta in mare. Allunga una mano fuori dall’acqua. Non la afferra nessuno. Samia Yusuf Omar annega a largo di Lampedusa.”

Esattamente dal giorno dopo della Laurea, 24 Ottobre 1990, e per tre anni, ho viaggiato discretamente. 
Paesi africani, Oriente, centri e Sud America, Australia. Sono state le favelas di Caracas e quelle di Johannesburg a cambiarmi.
Non mi sono mai più lamentato davvero del cibo, ho mangiato perfino alla mensa della Philips in Olanda per mesi accettando che il mio stomaco venisse deturpato. Non mi sono mai lamentato di un letto cigolante o un vestito stretto o largo, ho sempre accettato. Sono diventato…flessibile
Poi sono arrivate questioni politiche intorno a storie del genere, e naturalmente io ho la mia idea, e purtroppo allenando non ho mai potuto spendere due settimane all’anno su una nave ONG come fa il fuoriclasse NBA Mark Gasol. Non sono a priori pro o contro le ONG, pro o contro l’immigrazione; non credo a nulla, tantomeno a panzoni politici che stipendiamo da anni e che mai hanno conosciuto l’inedia, come me del resto. Non credo a nessuna news a priori, a nessun proclama, credo solo ai dati, ai numeri, se e solo se dati da istituti super partes. Nel mediterraneo sono morte 27.000 persone in 15 anni? Ok, fonti guardie costiere europee, italiana compresa, ci credo. L’immigrazione va regolata, etc etc? Ok, vedo i dati e i numeri e mi faccio dei ragionamenti. Analizzo. 
Dai palchi possono dire quello che vogliono, non credo a nessuno.
Le storie, però vanno conosciute, quelle vere intendo, E questa è vera. Diciamo che a qualcuno non piace, e forse qualcun altro la userà contro qualcuno, mentre io semplicemente la riporto qui, per dire prima di tutto a me stesso, e poi ai miei atleti, che ho un formidabile culo a vivere come vivo.
Il resto sono tutte, perdonatemi, stronzate. Alcune raccontate da trogloditi palle di lardo, altre da distinti (…) signori in Giacca e Cravatta.

La gara di Samia a quelle Olimpiadi è qui

19 Settembre, 2019
di Fabio Palma
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ADAM PEATY, il sorriso dell’Alieno

Si, mi è particolarmente simpatico. Uno che la settimana dopo aver vinto tre medaglie d’oro con un record mondiale fantascientifico sta con 100 ragazzini e ragazzine a insegnare le sue cose, per giorni, ha qualcosa in più. 
Lo ha fatto per sponsor e immagine?
Echisenefrega…lo ha fatto.


Tipo 7 anni fa lo presero da parte, pischello casinista e col sorriso sempre a manica larga, e gli dissero, tiva di fare pesi seriamente?
Dovete sapere che fare pesi seriamente per uno sportivo che non pratichi sollevamento pesi olimpico o power lifting non è una cosa semplice. Perché fare pesi seriamente significa stancarsi con una concentrazione che ti svuota. E per esempio per un nuotatore (ma potete metterci anche ginnasta o arrampicatore o sciatore etc etc) comporta aggiungere due ore al giorno strafaticose ad allenamenti già molto duri.
Non è per tutti.


Ma Adam Peaty sorrideva sempre e il buon umore è alla base di una richiesta simile.
Disse si e con un preparatore DAVVERO preparato ( 1 su 100 ad essere ottimisti) partirono con un’analisi strutturale e un piano di lavoro sofisticato e pignolo.
Adam Peaty era bravo, una promessa.
È diventato, da 5 anni, uno che gareggia da solo.
Mancando aleatorieta’ nel suo sport e se vogliamo anche fortuna, su di lui non accettano scommesse. Può partire un secondo dopo sui 100 rana e mezzo secondo dopo sui 50 ( sono distacchi tipo partire dopo un secondo in slalom speciale…) e comunque vince matematicamente. Nella storia del nuoto, non era MAI successo. Con nessuno. Anche Phelps doveva battere fuoriclasse, anche Thorpe e così via.
Lui è vincente al 100 per cento.
La domanda é: ma perché anche gli altri e in altri sport non fanno così?
Semplice. Non tutti, anche fra i Campioni, sono predisposti al sacrificio totale. Peaty in un’intervista dice “ogni giorno voglio battermi e lavoro al massimo e mi diverto un mondo. “. Mangia 7500 Kcal al giorno e non ne avanza una.
E ride sempre. 
E si ferma con i bambini a parlare per strada.
Adoro Adam Peaty e non solo perché è uno dei più grandi sportivi di questo millennio e quindi di sempre. Lo adoro perché ha un atteggiamento sereno verso la fatica ed è consapevole di essere un uomo fortunato che non ha alcun motivo di non sorridere. Si alza presto e sorride, alza pesi enormi e sorride, percorre km a nuoto ogni giorno e sorride, lo fermano per strada mentre fa le sue cose e sorride. Caleb Dressel, l’altro alieno contemporaneo del nuoto, è identico a lui e si allena secondo le stesse moderne metodologie.
E vedete, loro due sono la risposta al doping, sapete? Perché non avete idea di quanto si possa migliorare in maniera onesta e pulita. A prezzo di una fatica indicibile. Thornton e Scott, altri due campioni, non sono saliti sul podio ( secondi in due gare diverse) perché primo era Sun, il cinese non squalificato a vita. Un segnale dirompente, la ribellione di quelli che si fanno il culo senza scorciatoie.
Va da sé che io ci vedo una lezione globale: le scorciatoie nella vita sono in ogni insieme. Dal copiare a scuola al Non pagare le tasse a, in generale, fregartene del prossimo. Se te ne freghi del prossimo, tendi a fregarlo. Come? Con scorciatoie.
Se invece sei uno che vuole vincere le difficoltà, ti impegni allo spasimo.
Allo spasimo.
Ogni giorno al 100 per cento

8 Agosto, 2019
di Fabio Palma
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LARISSA

Boras (Swezia) 18- 21/07/2019 Campionati Europei under 20 , European athletics U20 – foto di Giancarlo Colombo/A.G.Giancarlo Colombo

Questa ragazza è un fenomeno nostrano e potrebbe diventare un fenomeno mondiale (di fatto, per le Under 20, lo è già). Insieme a Benedetta Pilato, la quattordicenne che ai mondiali (Non giovanili!!) di nuoto è arrivata seconda facendo tremare una superstar, è la più bella immagine di sport femminile che abbia visto negli ultimi 30giorni ma forse in tutto il 2019.
È fortissima in tutto ma in particolare sembra mostruosa nel salto in lungo. E qui si apre una riflessione…
Adoro l’atletica, dopo la boxe e insieme a basket Nba, nuoto e arrampicata è lo sport che guardo più volentieri (arrampicata Boulder e speed, la Lead è troppo lunga…). E ci sono delle specialità dell’atletica che, come la speed nell’arrampicata e i 400 misti nel nuoto, sono praticate da pochi o pochissimi: salto in lungo, alto, triplo e asta, e decathlon e 110hs.
Il motivo è semplice. Sono difficilissimi. E generatori di stress mentale al limite dell’esaurimento .
Tutti noi possiamo provare a tirare da tre e magari segnarne uno a caso, o nuotare in 2000 secondi i Cento stile libero, o sfidare l’amico nei cento metri in 15″.
Salti? Beh…triplo e asta NON provateci (asta manco la piegate in tre amici…). 110hs? Per l’amor di Dio lasciate stare
..salto in alto? Come i 400 misti a nuoto. Provateci senza telecamere di amici e nemici…
Salto in lungo? Come la Speed in arrampicata…ma sì cosa vuoi che sia…poi dopo 3 metri di salto ( o 18 secondi nella speed) realizzerete che al confronto fare la maratona in 3 ore o un Boulder giallo o un 8b sia mooolto più alla vostra portata, magari in anni, di un sei metri in salto in lungo ( Larissa già punta i 7) o scendere sotto i 9″ in Speed (inizi a diventare qualcuna da strabuzzare gli occhi in Speed). 


Voglio dire, chi pratica queste cose ha per me il coraggio di colui che si dà al violino invece che alla chitarra, o si iscrive a Matematica invece che a ingegneria. Sono eroi…esploratori del Complesso destinati a NON essere compresi dal mainstream che pretende e capisce cose semplici, molti perché non hanno tempo di comprendere, moltissimi perché non sono Capaci di comprendere (QI a due cifre o analfabetismo funzionale).
Io non so se questa meravigliosa ragazza arriverà mai a una finale olimpica, si entra in sei mi pare e al mondo saranno meno di 50 a sognarlo. Pochissime elette. Tutte ai margini dell’interesse. Una gara amatoriale di corsa in montagna o un torneo estivo di beach volley o calcio a 5 o un raduno di boulder o un provinciale giovanile di nuoto attireranno sempre molta più gente di una gara di salto in lungo, così come quando andavo alle gare di nuoto i 400 misti avevano ai blocchi di partenza due batterie quando andava bene 
Ma il mondo ha bisogno di questi atleti eroici che si danno a cose di nicchia. Il mondo ha bisogno di atleti decathleti come di scrittori alla Faulkner o De Lillo o Pynchon. Per lasciare brillare piccole fiammelle di intelligenza viva e sport vivissimo nell’insieme delle cose umane che é quasi saturo di grandi fratelli o pomeriggi 5, di uomini di potere che ballano grassi e loschi nelle spiagge del pianeta incapaci di costruire frasi importanti, di melodie elettroniche inferiori a composizioni che ogni tanto ci vengono in macchina in coda.
Larissa Iapichino è mio simbolo di specie umana eccellente come lo è Arcobaleno della Gravità o nello sport la Nafissitau Thiam o Ashton Eaton.
Seguitela nel suo difficilissimo percorso e seguite tutti gli eroi di nicchia perché, attenzione, la mediocrità è da sempre dominante ma per un corollario della diffusione di Internet che forse abbiamo sottostimato, oggi tende a farsi ancora piu largo. Era una anomalia che Einstein andasse nelle piazze a spiegare la teoria della relatività, nessuno vi capiva un cazzo ma andavano a migliaia!! Come a vedere Owens saltare. Adesso in piazza ci vanno i fashion blogger o i calciatori da 1 gol a trimestre…io me ne frego in fondo ma a cena in famiglia parlo di Pynchon e Larissa e Caselli etc etc. Ho il presentimento che sia meglio