Fabio Palma

Infinite jest

Luglio 16, 2016
di Fabio Palma
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TAMBERI, sei tutti noi

Ciao ragazzo.
Voglio dirti che per me e un sacco di gente la tua medaglia d’oro l’hai già vinta. A noi non interessa, fra l’altro, il curriculum alla fine di una carriera. A noi piace che sei pulito, che ti fai la barba come ce la facciamo noi, cioè male e da prendersi in giro ( sai, io le conferenze le voglio fare in infradito e con la barba fatta male e i capelli tagliati da me da sempre, storti e fatti male, così la gente ascolta e non guarda perchè se guarda è schifata, vedi che paradosso), che sei rock dentro e fuori, che sei l’Iverson dell’atletica, sei quello che osa dire che in fondo un ex dopato che si ritrovava all’autogrill con un dottore malfamato non avrebbe mai più dovuto fare atletica (e te lo dice uno per cui Donati era ed è un eroe, e che pensa che quell’altro sia stato fregato, nel 2016, ma in questo sono un pelo rigido, solo un pelo, tipo che io darei tre anni di reclusione a chi lascia rifiuti per strada, cinque anni di carcere duro a chi appicca gli incendi, dieci anni di carcere duro agli evasori, 15 anni di carcere in Botwsana insieme ai neri ai pedofili, e così via, fine parentesi. Dopati? chiuso con la sport per sempre. punto. Ti penti? Ok, vai per le scuole a dirlo, ma zero seconda possibilità. Ok, son talebano, che volete farci.), e insomma per me e per noi sei un talento puro e cristallino e meno male che te ne uscivi ogni tanto con frasi che ti venivano dal cuore, sappi che per noi la tua sfiga è la nostra forza, ti vogliamo più bene adesso che dopo un oro olimpico, noi sappiamo che fai una disciplina di merda (scusa l’onestà), con allenamenti solitari e zero divertenti (niente corsa in gruppo, partita in gruppo, nuotata con la squadra, e così via, allenamenti vorrei dire aberranti dal punto di vista della monotonia e della similarità con quelli del giorno dopo e quelli del giorno prima, con quel cm da guadagnare in settimane ma a volte anni, una cosa veramente da mangiarsi i testicoli per avere voglia, ma chi non fa sport non ci pensa e non ti capirà, guarderà solo alla barba, al tuo essere icona giovanile, devi capire che c’è gente che preferisce un Armstrong ben rasato, giacca e cravatta e tutto il resto, con 110 milioni di dollari vinti BARANDO, che te pulito con la barba a metà così va il mondo, ragazzo, è un mondo così.
Ma NOI siamo con te.
Ragazzo, ufficialmente, per noi da oggi sei un’icona. Punto.
https://www.instagram.com/p/BH69iPVhjmO/

Luglio 14, 2016
di Fabio Palma
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FOSBURY

Anche il Sig. Fosbury inventò qualcosina, eh, e un pò di storia la merita. Vediamola
E’ al liceo quando il giovane e ossuto Dick si infatua di uno sport in cui proprio non è portato e anche la modesta quota di 153 cm ( ragazzi, io in terza liceo saltai 165cm e arrivai quarto ai giochi della gioventù, quindi Dick era veramente scarso, fatemelo dire…) che costituiva una sorta di minimo per prendere parte alle gare scolastiche…beh, era un ostacolo difficile da superare. Un altro ragazzo, molti anni prima, aveva fatto la stessa cosa, e pure una donna. Ma Dick non lo sapeva, e non è la prima volta che più umanoidi arrivano parallelamente alla stessa invenzione. In ogni caso, lui affina il gesto e migliora: con 1,91 firma il nuovo record del liceo Medford e con 1,97 è secondo nelle gare statali. Un cronista locale scrive “Fosbury assomiglia a un pesce che salta dall’acqua e cade nella vostra barca”. La realtà è che quando Dick piomba giù rischia la paralisi e il mondo accorre a sua insaputa con un’altra scoperta, i trucioli di legno o i ritagli di gomma che lasciano spazio ai sacconi. Insomma, Dick non avrebbe avuto scampo, oggi lo sappiamo, ma la tecnologia andò al suo passo.

Quando si trasferisce a Corvallis, alla Oregon State University per studiare ingegneria civile, Dick firma 2,08, nuovo record dell’ateneo. Poi sale a 2,20 e insomma va alle Olimpiadi di città del Messico, quelle dei record leggendari sui 200 e 400 metri.
Il 20 ottobre è il giorno: tutti ad aspettare quel che combinerà il gambero. E’ presto detto: Fosbury non fa flop, il contrario. Tutti i salti alla prima, meno 2,24 che arriva alla terza: record olimpico e record americano. Vengono scattate più fotografie in quel momento lì che oggi quando belen entra su una passerella. Beh, segno che c’è una speranza…Qualche anno fa, dopo i suoi 60 anni, Fosbury è stato colpito da un linfoma alle vertebre. Ne è uscito, e anche qui con un bel salto.

Non so quanto sia importante per la storia dell’umanità un tizio che salta come un pesce dentro una barca, ma ho il sospetto che sia molto, ma molto più importante, di tante cose che ci vengono spacciate per importanti…

Luglio 11, 2016
di Fabio Palma
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L’EX DELINQUENTE ALLEN IVERSON

E’ un governatore che deve dare un parere su una grazia la persona chiave in questa storia qui. E partiamo male, vorreste che fosse la legge a decidere la vostra vita?
C’è un tizio che arriva al mondo uscendo dal ventre di una quindicenne, e del padre nessuna nuova, tantomeno traccia. Qualcuno lassù decide di dargli qualche chance, comunque: per dire, cresci fino a 183cm, altezza sufficiente per non essere preso in giro fuori dal Nord Europa ma che automaticamente ti rende out per pallavolo, nuoto e figuriamoci basket, prenditi tutta la destrezza e agilità che ti serve per correre tra gli ostacoli con un qualcosa in mano senza minimamente soffrirne, e poi veditela tu.
Che fareste voi? Atletica, e speriamo in bene. Magari 110 ad ostacoli.
Lui però ha una particolarità: con qualcosa in mano, pure un’anguria, riesce comunque ad andare più veloce a zig zag del resto del mondo. Ah, altra particolarità: dalle parti dei polpacci gli mettono della dinamite ad accensione continua.
Lui ci pensa su, ma non credo, e se la vede anche più che benino, perchè diventa il primo e ultimo dela storia a diventare campione di uno stato, la Virginia, sia nel football americano che nel basket. Il basket lo fa perchè costretto, “sport da femminucce”, dice. Solo il football americano ha mazzate che ricordano la boxe ma nello stesso tempo hai qualcosa in mano, ed è lì che decide di sfondare. E poi…
Basket?
Ma non è sotto l’uno e 85 ????
Infatti. Ma, dice uno che se ne intende, è come vedere Jordan, inciso a 33 giri, andare a 45. Ah, c’erano i dischi, allora.
Gli amici? quelli che sono. Tutto sommato, per come e dove vive, non stiamo parlando di casini. La madre fatica a portare il pane a tavola, sgobba da paura e lui lo sa, quindi cerca di non esagerare. Non si buca, non spara e non spaccia, una sera è a un bowling e parte una rissa, lui è lì e viene beccato, di fatto non sta picchiando e quant’altro ma lo portano via, la cosìdetta retata, e sono cinque anni. E’ bicampione, dicevamo, quindi finisce su tutti i possibili giornali. E gli danno cinque anni, Cinque anni di carcere a una promessa di due sport, punto e a capo, resto della vita in extra dubbio e tutti a casa.
Solo che la madre è una tipa tosta, fa un casino della Madonna, coinvolge tifosi, avvocati che non si fanno pagare, e finisce che tocca al governatore. Ah, già. E’ un nero, Allen, quindi l’opinione generale è che i cinque anni se li debba fare.
Il Governatore esamina le prove, che di fatto non ci sono. Era lì, nel posto sbagliato al momento sbagliato. Ci ragiona su, e dopo 4 mesi di carcere ne esce. Non toccherà mai più una palla di football, ma per noi occidentali, che non ne capiamo una mazza, è meglio così. La madre va alla Georgetown e fa un tale casino di pianti e implorazioni che l’allenatore di quel college accetta di pigliarsi quel ex carcerato. Niente da dire, in allenamento va…ma la gente, sappiatelo, è tutta contro.
Tranne i tifosi di Georgetown dopo la prima partita, però, perchè Allen Iverson anticipa l’era delle playstation. Piccolo da rosicare, ridicolmente inadatto a un parquet di basket, non lo ferma nessuno. Lo pestano come si può pestare uno a basket, non è la boxe ma insomma, le botte le prendi eh, ma non basta. E lui non ha paura di nulla, e guardate che non è esagerato parlare di paura. Qualche anno dopo giocherà contro Shaquille O’Neal, 216 cm per 140 kg, lui 70kg. Il doppio l’altro, la metà lui. Signori, per favore prendete fiato. E immaginate di fare qualcosa contro qualcuno che pesa IL DOPPIO DI VOI. E comunque tutti gli altri almeno il 50% in più!!! E ‘sto sfigato…non avrà MAI paura di entrare nell’area piccola, rimbalzarci, avere lividi da ogni parte, ma segnare.
Arriverà in NBA come prima scelta, stabilirà molti record, segnerà come pochi nella storia, sarà il primo giocatore NBA a tatuarsi da pugile con mille macchie tranne la paura, a farsi i capelli come nessuno si era mai fatto prima, ad arrivare tardi agli allenamenti, a fare di testa sua. “non voglio essere Jordan, voglio arrivare ad una certa età, guardarmi indietro, e dire, non ho voluto essere nessun altro”. 3/4 d’America gli va contro, perchè lui è chiaramente un cattivo ragazzo, ex delinquente, e ha pure osato, al primo 1:1, umiliare Jordan, il Re, che non è mai andato fuori dalle righe fuori dal campo e che veste giacca e cravatta meglio di Valentino ( meno male).
Insomma, cambierà la NBA, anche se non la vincerà mai, un pò sfigato anche, visto il periodo storico e la squadra in cui si ritrova. Ma dopo di lui verranno sdoganate un sacco di cose, tatuaggi e capelli acconciati ignobilmente compresi. Soprattutto, ai campus cominceranno a considerare quelli bassi come lui.
Al discorso del ritiro tira fuori un paio di sassolini dalle scarpe, e dice queste due cose qui
“Ho sempre pensato che fosse figo essere come me”
E la seconda
“Quel che ho fatto è essere me stesso, adesso, se guardate l’Nba, vedrete che ci sono molti giocatori tatuati e con le treccine. Prima si diceva che solo i criminali portavano dei capelli così, adesso queste treccine se le fanno anche i poliziotti. Avete capito quello che voglio dire? Ho creato uno stile”.
Sapete la cosa buffa? Quella faccia da schiaffi ha pure ragione. Avete presente la lista delle 100 persone più influenti al mondo che fanno ogni anno? Beh, Allen Iverson, l’ex delinquente che non vorresti MAI che tuo figlio ci uscisse insieme la sera, era nei primi 20 almeno. E cambiò lo sport di squadra più ricco del pianeta.

Luglio 1, 2016
di Fabio Palma
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MOTION 3, come e perchè

Quanti di voi hanno sperperato tempo e quant’altro in attività e diciamo pure ossessioni complessivamente inutili?
Credo molti, e comunque sappiate che sono tra di voi (probabilmente nei primi posti della lista…). Mai abbracciato una causa pesando oltremisura il ritorno della stessa, insomma. Devi essere tagliato, avere la mentalità budget-oriented, volere e desiderare una carriera, diciamo avere inciso da qualche parte, come un non-sacro Graal che goccia a goccia distilla nel sangue il messaggio chiaro e forte, la parola tornaconto.
Ecco, quella che il sito Timelapse Italia ha denominato saga ( bello!!!) non ha nessun tornaconto, o perlomeno non è stata concepita come tale. Va avanti così, come qualcosa da fare assolutamente, con la massima qualità possibile, cercando di dispensare qualità e sensazioni forti.
Ed eccolo, il volume 3, sono 4 minuti, gustatevelo secondo per secondo, viaggiando a partire da tramonti sensazionali del Mediterraneo, attraversando cascate e grandi pareti, visitando anche Svizzera e Austria, e naturalmente non dimenticando la zona in cui vivo.

Il sito Timelapse italia l’ha commentato così:

Motion Vol. 3, di Yuri Palma

Giugno 20, 2016
di Fabio Palma
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COME SI COSTRUISCE UNA LEGGENDA

Questa notte si è consumata una battaglia epica che resterà negli annali della storia 2K.
No, non sto parlando dei ballottaggi italiani (comunque importanti, la politica è parte primaria del vivere sociale, buon lavoro a tutti i vincenti).
Sto parlando della straordinaria metafora di vita, vera e propria tragedia greca che qualunque sceneggiatore di 3000 anni fa avrebbe approvato con entusiasmo (ed erano i migliori sceneggiatori di tutti i tempi o giù di lì, quei greci. A proposito, ma come cacchio facevano ad essere così avanti??? Mistero che non mi spiego…mah…), dicevo, sto parlando della finale NBA.
Riepilogo, okkio che anche per quelli a cui del basket e dello sport in generale frega nulla, quello che è avvenuto è sceneggiatura su cui meditare.
Si gioca in una baia ed è la gara 7, sono 3-3. Incredibilmente, perchè chi gioca in casa era 3-1, E SOLTANTO DUE VOLTE, MA ORAMAI DI SECOLI FA, CHI CONDUCEVA 3-1 SI ERA VISTO RAGGIUNGERE.
Quindi, già qualcosa di mai visto, o quasi mai visto, sta per avvenire.
Incredibilmente, perchè chi gioca in casa AVEVA BATTUTO COME SQUADRA DURANTE L’ANNO UN RECORD, QUELLO DEI LEGGENDARI CHICAGO BULLS DI JORDAN, CHE SEMBRAVA IMBATTIBILE.
E allora siamo già a due, di cose mai viste. come può una squadra da record giocarsi tutto all’ultima partita?
Chi gioca in casa, ovvero i Golden State Warriors, non sono più da qualche settimana quello che sono stati per mesi: ovvero, un’incredibile orchestra con due solisti che manco Satriani e Petrucci nei giorni migliori, l’immaginifico Stephen Curry, colui che ha INVENTATO un nuovo modo di tirare che al Computer hanno deliberato essere di fatto una novità assoluta, ovvero qualcosa di MAI VISTO PRIMA, per tempi e modi di esecuzione, e Klay Thompson, un altro che tira da nove metri, e qualche volta da dieci, come nella storia mai nessuno ha fatto. Ovvero ‘sti due, sopranominati Splash Brothers, hanno re-inventato le regole del gioco. Tirano da quasi centrocampo, sbagliano di pochissimo, e così gli avversari non capiscono quando e dove marcarli. Sono cecchini che ti colpiscono alla nuca, fra gli occhi, al basso ventre, mentre ancora ti stai posizionando per immaginare una strategia. Qualcosa del genere lo avevano pensato i nazisti cone le V1 e V2, grazie al cielo arrivate troppo tardi. Un anno prima, e gli inglesi se la sarebbero vista malissimo…come fai a difenderti quando sei bastonato senza vedere neppure da dove partono i colpi? Questo, da due anni, era il leit motiv di Curry e Thompson, peraltro assecondati da compagni coreograficamente ineccepibili. Una squadra da All time, una squadra che aveva vinto 73 partite su 82, campione uscente, una squadra che, si diceva fino a due mesi fa, avrebbe potuto battere qualunque squadra leggendaria del passato.
Però…
C’era qualche, microscopico, però…
Non è che ti stia consumando troppo, in energie, fisico e testa, per battere quel record imbattibile di Jordan e compagni?
Curry, non è che stai esagerando nel giocare SEMPRE E COMUNQUE in maniera perfetta? Okkio, perchè anche Bolt e Phelps perdevano nella gare di mezza stagione, per esplodere alle Olimpiadi. Anche Lewis veniva bastonato a Gennaio, per vincere quando contava. E anche Hagler, Mayweather, Pacquaio e compagnia ogni tanto si prendevano l’avversario facile…
Dall’altra parte, questo lo aveva capito, oppure lo aveva capito il suo staff, perchè stiamo parlando di uno da 60Milioni di dollari l’anno da molti anni, quello che è sopranominato KING. Ovvero, LeBron James.
Contestualizziamo.
Oltre 115 kg per 205 (non 203) cm, ma salta come Jordan ed è capace in un campo di basket di andare a 30 all’ora in contropiede. Niente se e niente ma, è disumano. Non si è mai visto una creatura di Dio così. I parametri dicono che avrebbe sconvolto anche il rugby, il football americano, diverse specialità dell’atletica, e chi più ne ha più ne metta. Un camion agile come un motorino, non so se mi spiego…da qualche anno, durante la stagione regolare, quella che assegna i posti per le partite che contano, gioca al 70 o 80%, comunque spesso dominando, per esplodere quando conta. Ha capito, o glielo hanno detto, che anche se superman DEVE PRESERVARE QUEL BEN DI DIO DI FISICO EXTRATERRESTRE che gli è stato confezionato sotto un cervello che comunque, credetemi, è molto molto fine…
Arrivano le partite che contano, e Golden State vince, ma vince in maniera DIVERSA!! Curry e Thompson vanno a corrente alternata, Curry si infortuna anche, torna ed è grande, ma non superlativo. In semifinale passa 4-3, recuperando da 1-3 (!!), contro una squadra fisicamente assurda che ha in due fuoriclasse, Durant (mano di fata) e Westbrook ( il secondo atleta più formidabile della NBA dopo Le Bron, l’unico suo limite che è alto 191 cm ma per il resto mammamiasantissima, ennesima conferma che i neri hanno del divino in muscoli e tendini) due giocatori, ma vorrei dire sportivi, da all time.
Insomma, Golden State arriva alla finalissima, e si gioca al meglio delle sette partite, un pò logora. Dall’altra parte, fresca fresca, Cleveland, LA CITTA’ PERDENTE DELLO SPORT AMERICANO, con “King” Le Bron James e un 24enne veloce come i fulmini a Maracaybo, Irving.
E infatti Curry e Thompson steccano le prime due partite, solo che Golden State è molto più squadra di Cleveland, non ha comprimari, e va 2-0. L’orgoglio e James+Irving fanno 2-1, ma poi Curry sembra tornare un’ira del cielo ed è 3-1.
E’ finita, ne sono convinti tutti. Manco San Paolo e profeti passati si sarebbero spinti a pronostici avversi a Golden State. che va in casa sua, l’inespugnabile casa sua, per concludere 4-1 e festeggiare davanti a milioni. E per milioni (di dollari).
E qui accade quello che anche Cormac Mac Carthy avrebbe faticato ad immaginare, o Jules Verne tentennato a buttare giù…Le Bron e Irving furoreggiano e sbancano la baia di San Francisco, poi a Cleveland Le Bron è Thor in persona, e si va a 3-3. La città perdente dello sport americano torna a San Francisco e prova quello che non è mai accaduto: vincere il titolo NBA da 1-3.
Così tanti piccoli fattori portano a qualcosa di mai visto e mai accaduto.
Così è lo sport, che insegna più di tante altre cose. ( ah, lo capissero certi professori e politici…)
Così si costruisce una leggenda, una partita leggendaria, con eroi leggendari: da tante piccole cose che si dipanano per mesi e anche anni, fino ad arrivare ad un punto da ammirare e ricordare per secoli.
Certe volte leggi commenti assurdi su quello che guadagnano certi sportivi, pugili compresi.
Ma essi non sono comuni mortali, prendetevela con quelli che portano i soldi in Svizzera, che rubano e guadagnano ai danni nostri. Non con LeBron, Curry, Irving, Westbrook e compagnia. La leggenda non è mai gratis, come è giusto che sia.

Curry ha sprecato un pallone decisivo cercando un passaggio dietro la schiena, quindi una sua tripla non ha toccato nemmeno il ferro. L’uomo che ha rivoluzionato il tiro sbaglia il tiro decisivo. Simboli del flop della squadra che ha vinto 73 gare su 82 prima dei playoff, un record inutile per il titolo. “Ma torneremo alle Finali, ci rivedrete qui” ha detto Curry. “So bene di non aver aiutato la mia squadra, e il pensiero mi tormenterà per parecchio tempo”.
Il flash: l’incredibile stoppata del RE,per sventare un facile canestro di un avversario a 1’50” dalla fine, sull’89 pari, un gesto con cui LeBron James ha detto al Mondo e ai compagni che la leggenda poteva starci. Il colpo del ko è arrivato 57 secondi più tardi, quando Kyrie Irving (sullo stesso campo in cui nelle Finali di un anno fa subì un grave infortunio al ginocchio…) ha segnato in faccia a Stephen Curry la tripla del +3 (89-92), mettendo in ginocchio la squadra dei record. Sì, Irving ha segnato da tre contro Curry, il recordman da tre di tutti i tempi. Sceneggiatore, non hai esagerato???? Permettendo a Cleveland di cambiare la storia: nessuno aveva vinto il titolo rimontando dall’1-3 in finale. Tutte queste cose mai viste in un’unica tragedia? Manco Sofocle, ragazzi…aveva esagerato così.
Ora quindi la storia ha una nuova tragedia sulla quale insegnare ai ragazzi, e ai bambini, com’è la vita, da un campo di basket a tutti i giorni da riempire. La vita non è una medaglia a due facce, o una bilancia con due piatti. facce e piatti sono molti, molti di più. Le tragedie sono ESAGERATE perchè in pochi minuti ti devono aprire gli occhi su tante cose.

Racconta il formidabile giornalista Riccardo Pratesi, dello spogliatoio dei perdenti, che solo due mesi fa erano i vincenti impossibilmente perdenti “Il silenzio. Assordante, impietoso. Incredulo. Quello dello spogliatoio di Golden State pochi minuti dopo la fine di un sogno e l’inizio di un incubo. Quando i Warriors hanno affrontato la realtà, un’evidenza che non si aspettavano, cui non erano preparati. Un ambiente opprimente, dove ti senti osservatore di troppo. Ma guardi affascinato, perché i bassi della vita sanno essere più significativi dei migliori momenti. Più rivelatori, toccano nel profondo, ma fanno meno male, quando osservati in terza persona. Curry e Thompson sono seduti con le spalle girate ai cronisti. Stravolti. Steph ha lo sguardo fisso sul telefonino. Legge i messaggi. Non riesce a fare altro. Thompson al suo fianco ha gli occhi rossi e la testa semi nascosta dall’asciugamano. Stravolto”

Onore a Curry, Thompson, Green, Bogut, Iguodala, i magici Golden State Warriors. Gli imbattibili.
Per fare una leggenda, è necessaria la sconfitta di grandissimi. Altrimenti, che leggenda sarebbe? La leggenda poggia sempre le basi su rovine preziose e inestimabili, sulle Cartagini di tutti ogni epoca. Golden State Warriors è la Cartagine di questa epoca, come Curry l’Annibale di oggi. Grazie di esistere, Cartagine.
C’è una morale, in tale tragedia?
Io ne dico una: non ci sono MAI cose semplici, ma alcune cose sono più difficili e complesse di altre. E insegnano a noi Normali tanti piccoli spunti. Non esistono le cose impossibili, non esistono i pronostici chiusi, non esistono gli imbattibili, non esiste la perfezione, non esiste l’imbattibilità, e fermarsi su gioie e dolori porta in entrambi i casi a un destino: la sconfitta. Ma, in fondo, non esistono neppure gli sconfitti

Giugno 8, 2016
di Fabio Palma
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IL CORAGGIO VERO

Il coraggio si mostra e presenta in varie forme, e anche l’intelligenza. Dire qualcosa pubblicamente contro qualcosa di poco chiaro non è da tutti, bene che ti vada ti spargono del letame intorno e qualche volta addosso a te. Poi, naturalmente, ci sono luoghi e luoghi, situazioni e situazioni. Puoi alzare la voce in un luogo, ed è già avere la schiena dritta e possedere un cervello intonso. E puoi alzare la voce in un altro luogo e in un altro contesto, e sapere di rischiare non solo montagnette di escrementi da parte di invidiosi, piccoli poteri o sfigatelli, ma qualcosa che può avere a che fare con la tua vita o con i tuoi cari. Questa donna per me è sempre stata fonte di ispirazione, un coraggio e una testa che mi fanno dire, abbiamo perso, noi italiani, una grande persona. Delle scomparse italiche degli ultimi giorni, niente mi fa ovviamente brindare o gioire, alcune mi lasciano totalmente indifferenti, e di una proprio me ne dispiace, perchè un centinaio di donne così ( ho detto centinaio, non milioni. Ma forse basterebbero un paio di decine) e il nostro intorno sarebbe migliore.
Non sono tipo da funerali istituzionali, quando si è andati si è andati, tranne per doverosissime eccezioni. Sei stata una GRANDISSIMA, Signora Grassi. Anche Lei è nella mia lista di Miti

Giugno 4, 2016
di Fabio Palma
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ALI, colui che era Cassius Clay

Devo premettere che la Boxe è da sempre il mio sport preferito, anzi chi disse che è una noble art, e che tutto il resto è sport mentre la Boxe è molto di più, beh, per me è così e perfino oltre.
E dico anche che non so se Ali fosse stato veramente il più grande di tutti, si pensi alla sua trilogia con Frazier, a quella con Norton, alla vittoria “strana” con Liston…insomma, anche lui ebbe i suoi momenti no, le sue sconfitte, e tutto il resto.
Però lasciatemi dire che quando uno decide di perdere il titolo mondiale dei massimi per le sue convinzioni politiche
Che decide di cambiare nome per le sue convinzioni religiose, e non è che fosse sconosciuto, eh
Quando uno decide di adottare la tattica che adottò contro uno degli uomini più forti mai apparsi sul pianeta, tal grande George Foreman, una sorta di Grizzly calato nel genere umano
e quando uno portò uno stile che forse aveva in qualche modo già portato Robinson, quello della danza, ma NON alla sua stazza, quella dei massimi…
ecco, ce n’è abbastanza anche per infiammare la fantasia di un bambino, tale io ero, quando ancora combatteva ad altissimi livelli. Un bambino delle elementari, un tantinello agitato ed esuberante anche per la scuola, diciamo pure esagerato, che al primo incontro di boxe che vide alla Tv commentò, ma questa è un’altra cosa, non giocano…e feci un tema, due paginette, sulla boxe, con la Maestra che mi guardò strano, alla restituzione. Ma tu fai a botte? No, posso dire anche adesso che non ho mai tirato un pugno a nessuno, e credetemi, avrei pagato per diventare un pugile…ho fatto molte cose, e molte cose le ho fatte bene o molto bene, ma la boxe è un’altra storia. Un altro mondo. Il mondo di Alì. Devi essere intelligente, un casino, se no le prendi e basta, ma devi essere anche molto altro.
Già, si dice gioco del calcio, e già capisci. Poi ci sono gli sport, dai facili ai difficilissimi e esaustivi, quelli super logoranti, e poi c’è la boxe. Dove devi avere la resistenza di un maratoneta, la stamina di un 400ntista, la forza di un ginnasta, la tecnica al filo del millimetro di un nuotatore, la velocità di una guardia NBA, la coordinazione di un pallavolista e intanto…c’è qualcuno preparato come te che non ti schiaccia o ti affianca o ti sberleffa etc etc…no, te le suona…
Ai ragazzini che alleno in arrampicata ho passato video di addominali di Pacquaio, video di salto con la corda di Mayweather, e spezzoni delle trilogie Vazquez-Marquez, Pacquaio-Morales,Gatti-Ward, le più sensazionali degli ultimi 30 anni. E poi ad uno di loro che ad un allenamento era un pochino stanco (poverino, ne aveva ben donde…), raccontai la storia vera dell’inizio di un quindicesimo round di uno degli incontri Ali-Frazier. Non si era mai visto niente di simile, se non in guerra, nelle ritirate dalla Russa, a Stalingrado, cose così. Ali disse al suo angolo, non ce la faccio, basta così. Non riusciva ad alzarsi dalla sedia, stava per suonare il gong dell’ultima. Ma nell’altro angolo il secondo di Frazier disse basta, con le lacrime agli occhi, Frazier voleva alzarsi e continuare ma il suo secondo pensò che stesse per morire. Così Ali che voleva dire basta vinse per abbandono di Frazier che voleva continuare.
Questa è la boxe, questo fu Ali, questo è Ali. Un afroamericano musulmano, quindi per qualcuno il peggio del peggio. Si consoli quel qualcuno e tutti gli altri, potete anche diventare Presidenti di mammasantissina, Usa Cina e Padania tutte insieme, ma non varrete mai neppure un alluce di Ali, Frazier, e tutti quelli che sono IDOLI ( sì, li ho, sono idoli e miti, e meno male che ci sono, i miti) per gente come me
”Non ho niente contro i Vietcong, loro non mi hanno mai chiamato negro…”.

Giugno 4, 2016
di Fabio Palma
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JABBAR

Sappiamo che scopo primario dei mediocri, nella vita, è soffocare il talento altrui, perchè non sanno neppure cosa sia. Quindi strepitano, congetturano, si impegnano, per fermare chiunque roda loro: tutti coloro che fanno cose che loro non hanno la più pallida idea di come perfino iniziare. Sto parlando di talento in ogni campo della vita, non soltanto in discipline per pochi, come matematica, letteratura o fisica. Vale proprio ovunque, ecco. Mi disse Eisendle, spigolosissimo alpinista e cervello finissimo, che è gente da cantina, che per tutta la vita altro scopo non ha che alzare la mano e tirare giù chi si eleva.
Lo sport ha e ha avuto i suoi geni, e ce ne fu uno che, per dir la verità, almeno fisicamente non era proprio invisibile. Tale Kareem Abdul Jabbar, alto come se ne erano visti pochi, ma anche mobile e fisicamente molto coordinato da essere incontrastabile o quasi al College, tanto che si inventarono un regolamento che… proibì la schiacciata.
Già…vararono una singolarissima regola, l’abolizione della schiacciata. Come se negli anni ’80 avessero proibito l’uso del sinistro a calcio, per limitare Diego, o fra il 2008 e il 2010 l’uso del sinistro nella boxe, per fermare Pacquaio, e così via.
E che fa il giovane Jabbar? Non potendo più schiacciare, iniziò dapprima ad appoggiare dolcemente la sfera nel canestro, ore su ore, ore su ore ( per favore, IMMAGINATE UN ADOLESCENTE CHE DA SOLO SI METTE A INVENTARSI QUALCOSA MAI VISTO PRIMA PER SUPERARE UN’INGIUSTIZIA CONIATA DAI MEDIOCRI) poi cominciò ad allontanarsi progressivamente dai tabelloni, sempre più lontano e DA QUALUNQUE POSIZIONE, sviluppando un gancio che, partendo da altezze siderali, risultava assolutamente instoppabile. Quello che divenne il gancio cielo. Sky hook…
La regola ideata per limitarlo, lo aveva reso ancora più forte e completo. I mediocri avevano creato un mostro…
E, ironia della sorte, a fine anni ‘80, negli ultimi due anni di carriera, Jabbar finì per tirare solo di gancio, eppure mai nessuno riuscì a fermarlo, ad impedirgli di eseguirlo con la solita, angosciante, millimetrica precisione. Reso fermo o quasi dall’età, comunque in campo rimase letale fino all’ultima partita…che potevano fare, tagliargli un braccio?? In pratica, una regola idiota, assurda, pensata da qualche mediocre, creò il più devastante giocatore NBA per oltre 20 anni…E in questo, secondo me, c’è una grande motivazione per tutti

Maggio 24, 2016
di Fabio Palma
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IL DOLORE e LA VITA

Siccome l’allegato in fondo vale proprio la pena di leggerlo, ci compongo sopra il mio solito preambolo di vita.
Aprile 2014, il 13 per la precisione, l’autoambulanza mi porta al pronto soccorso dell’ospedale di Lecco. Nel tragitto rassicuro i volontari, o insomma i due infermieri che sono con me, quello che stanno vedendo a intervallo di qualche minuto non è niente di grave, fa un pò specie a vederlo ma non è grave. Lo ripeto immediatamente appena arrivato al pronto soccorso, mia moglie, che seguiva in macchina, lo dice a tutti, dalla reception in poi. Abbiamo entrambi paura che mi mandino in sala operatoria o chissà che, io ho solo bisogno di 36 ore. La fortuna vuole che al pronto soccorso è presente Laura Pastorelli, ehi che ci fai qui, ciao Laura, e parte la scarica, ma durano 4-4 secondi e quindi le spiego, fra una scarica e l’altra le spiego, insomma devo arrivare a Martedì, è domenica, Max, alias Massimo Barbieri, è all’estero per convegno, mi ha detto per sms che torna martedì, c’è un mare di gente e mi guardano in parecchi, perchè le scariche da punto trigger fanno una certa impressione, la Laura però fa un buon lavoro perchè capisce tutto e rispiega, arriva un primario di neurologia, una donna, intelligente e sveglia, è andata nel frattempo a vedere su internet di questo punto trigger e di questo Massimo Barbieri, ed entrambi esistono. Ci parliamo e decide per un cocktail piuttosto robusto di tranquillanti, da stendere un toro, e la rimanente parte della domenica e tutto il lunedì sono diciamo piuttosto affievolito, fisicamente parlando. Non lo sapevo, ma quella giornata era l’inizio di oltre un anno e mezzo di problemi cronici, prima di allora ‘sto punto trigger era una cosa che, scatenatasi una prima volta nel 2007 (ero al lavoro, riunione per la precisione, ritorno a casa che non sono andato fuori strada più volte per miracolo, risonanze magnetiche etc etc, operazione alla schiena già decisa e prenotata, poi mi ricordo di Max, ehi Max come stai, senti, avrei un problema alla schiena, leggo che la schiena è il tuo campo, vieni a trovarmi, mi dice, e in tipo cento secondi, forse 60, lui mi spense il trigger e mi evitò un’operazione di dubbio gusto ed esito alla schiena, giuro tutto vero), capitava ogni paio d’anni, dicevo arrivo a Martedì, mia moglie mi porta dove Max è primario, entro in sala d’attesa e queste sono cose che ti rimangono in mente, sapete, io avevo il mio problema ma NON ERA NIENTE DI CHE, una dannatissima conseguenza di anni di apertura vie, allenamenti, e anche tensione nella vita e nel lavoro perchè chi mi conosce sa che sono sempre al 100% su qualche cosa, e quindi sono perennemente teso alla cervicale, perennemente concentrato e quindi muscolarmente teso, dovrei sciogliermi ogni qualche ora, figurarsi, ma quello che MI RIMASE IN MENTE TUTTA LA VITA è quella sala d’aspetto, lì ragazzi c’era gente che veramente aveva dei problemi, il dolore cronico…CRONICO…Max al solito mi sistemò in qualche secondo, mi disse una cosa, al mio commento sulla gente che aveva davvero dolore, sai, quello che tu stai sentendo per qualche secondo a intervalli di minuti o ore, beh, c’è gente che ce l’ha 24 su 24, ecco io questa frase me la sono proprio incisa nel cervello, ci sono frasi che ti fanno capire e dovete sapere che Max era proprio in gamba anche al liceo, noialtri eravamo una classe che si notava, tutti leader nati e una nostra vecchia prof l’ho rivista alla serata dei Ragni e mi scrive”ricordo che eri sempre in pista con qualche idea sempre sorridente. Eravate una classe tra le più brillanti che abbia mai incontrato. Mettevate a dura prova tutti i prof. Un fermento di idee” ( Maria Cristina Nava), nella sala d’aspetto ricordo una Signora accompagnata dal marito con la faccia stravolta dal dolore che diceva ad un’altra Signora, è proprio bravo, parlava di Max, ho capito in quella sala d’aspetto cosa sia il vero dolore e spero di avervi interessato a leggere l’allegato, è importante, fa capire alcune cose che ci circondano e che, credetemi, ci sono totalmente sconosciute, se non ci si viene affondati dentro.
http://www.drmassimobarbieri.it/2016/05/23/dolore-cronico-e-vita-sociale/

Maggio 1, 2016
di Fabio Palma
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BLOOD IS STICKER THAN WATER

Blood is sticker than water
my father always said

Questa è una delle mie canzoni preferite di uno dei miei cantanti preferiti, anzi, forse colui a cui sono più affezionato, e non solo perchè candidamente lo ritengo irraggiungibile in parecchie cose che ha fatto, ma perchè mi diede una dimostrazione tangibile di cosa volesse dire amare la propria passione, e io questa cosa me la porto dietro da allora, da quando io e Massimo Barbieri​ andammo al suo concerto al sottobar del teatro smeraldo, e chi lo sapeva, e soprattutto chi lo conosceva se non pochi intimi, leggenda vivente in Australia, piuttosto noto in Germania, assolutamente sconosciuto in Italia, e a quel concerto eravamo in meno di 30, giuro, in realtà c’era una centinaia di avventori ma erano lì per un DRINK, e lui e una nera grande come un frigorifero, e la sua band, esordirono con un fuck off, guardarono quelli del drink ed era una data clamorosamente senza senso, perchè mai lui, abituato a folle immense in Australia, avrebbe dovuto cantare in quel posto da fighette con 30 sfigati attaccati sotto un palco di 3 metri? Ebbene lui e la nera CANTARONO, per oltre due ore, ricordo che un tipo a fianco a me, che la sapeva lunga, disse che la nera era una cantante jazz di livello estremo, mai sentita e manco mi ricordo il nome, ma quanto è vero DIO fecero oltre due ore di concerto PAZZESCHE, Jimmy aveva queste vene della gola che gli si gonfiavano e io e Max ci guardammo più volte e ci dicevamo con gli occhi, questo crepa qui, scoppiano quelle vene lì, mai vista una gola più gonfia, quanto è vero Dio, perchè lui, sappiatelo, ha portato la voce dove nessun altro è mai riuscito ad arrivare, alta, intonatissima ma graffiante, un incrocio fra la Carey e Brian Johnson, ci batteva il cinque e diede TUTTO per noi 30 sfigati, così quando ogni tanto mi viene da dire “ma vaffa…” perchè stai dando tutto te stesso (per esempio per i Ragni) e qualche volta proprio non sarebbe il caso, ma mettiamoci pure quando spendi tempo, denaro, cuore e viscere dietro idee follemente anti-economiche, e ti viene da mollare, ecco mi viene in mente quel concerto lì, Jimmy che se ne fottè del luogo sbagliato e cantò meglio e più professionalmente di altri che avevano davanti 50.000 persone, sono sicuro che anche Max si ricorda quelle due ore, indicentalmente questo pezzo strarodinario parla di un fratello che se ne è andato e la famiglia non si è accorta che c’era una depressione, uno sconforto, qualcosa che non andava, ma “IL SANGUE è PIU’ DENSO DELL’ACQUA”, diceva il padre, nella canzone, la mancanza poi la senti e bisognerebbe cercare di non avere rimpanti e non far accadere che certe cose accadano, perchè poi le priorità della vita si fanno più chiare e certi propri disinteressi erano veramente senza motivi, detto questo ci sarebbe da aggiungere che fra i miei 100 pezzi all life e all time una decina sono di Jimmy, fatemi almeno aggiungere anche Still on your side e Last Frontier, ah, sapete come lo scoprii Jimmy, era colui che cantava “when a man loves a woman” nella pubblicità della cicca della Brooklin, allora ci misi due mesi a scoprire chi cacchio fosse quel cantante lì, poi nel ’90, in Australia, nel deserto dove la sera tutti, ma proprio tutti, erano ubriachi e stesi per terra, perchè era una vita dura, scoprii che tutta quell’Australia da vita bollente, ma proprio dura, ascoltava e venerava Barnes, certa gente nasce per colmare dei vuoti e capisci perchè quando li vedi dare TUTTO LORO STESSI davanti a 30 sfigati, e adesso quelli che taggo sanno perchè dò l’anima per certe cose anche quando proprio trovarne il senso sembra impossibile.