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La bottiglia
E’ il tappo, il problema.
Vivere in una bottiglia non è poi male, hai una visione del mondo un po’ sfocata ma dentro puoi ordinarci le tue cose, e perfino incasinarle, le hai comunque tutte lì, e poi prima dell’uscita c’è una strozzatura, non vanno neanche a premere sul tappo, l’ingorgo è prima.
Il tappo, però, è un problema.
Quando è di bassa qualità puzzi d’aceto subito, non hai neanche il tempo di vantare una tua fragranza che la vita te la inquina in un sospiro, vigliacco. Ma anche se ci hai speso tanto e tutto, su quel tappo, prima o poi ti salta via, e mica lo prevedi, magari è un giorno proprio normale, di quelli noiosi il giusto da lasciarti inalterato, magari sei lì che ti arrotoli con falsa fretta la tua giornata e zac, esplode come se da fuori una mano gigantesca te l’avesse scrollata, la bottiglia.
Questo è anche niente, cioè no, è un casino, un terrificante casino, ma lo gestisci, se hai le palle lo gestisci, Sabrina lo gestì, quel giorno che Luca saltò via provò un freddo come se la bottiglia fosse anche termo regolata, è la fottuta legge delle bottiglie, non sai mai che temperatura ci sia fuori, dicono sia il vetro ad essere così, isolante…si vede che quel giorno fuori c’era gelido, o anche quel freddo umido che ti striscia nelle ossa manco fosse un lunghissimo verme gelato, comunque lei fremette, ma giusto un attimo, ed è difficile accorgersi degli attimi, così la gestì, ecco, la gestì.
-fai come vuoi
-…ma…?
-lascia perdere, zitto, Luca. Te ne vai e finisce qui, non te ne è mai venuto bene uno, di discorso, e figurati adesso. Guardati, stasera, è un pezzo che sei un altro…è un pezzo che non mi piaci più.
-non è perché non mi piaci più…
-stai zitto, anzi, vattene, zitto e vattene.
Bisognava esserci, per vedere lui e la faccia di Sabrina, magari lei dentro era marcio e macerie ma fuori l’alito teso, acetato, era tutto intorno a lui, odorava da far schifo.
Sabrina si trovò non troppo tardi un’altra bottiglia, non sono le bottiglie che mancano, al mondo. A collo lunghe, panciute, colorate, smerigliate che ti puoi pure denudare ma da fuori puoi solo immaginare…dalla vita ti difendi come vuoi, se non la vuoi battagliare a viso aperto, tipo stare con Antonio, bottiglia alta e stretta, scura che, tanto per dire, non si dissero neanche mai ti amo, c’era giusto la misura dell’abitudine ma di emozioni febbrili, di quelle che quando ridi o piangi ti assediano la gola, neanche l’ombra.
Solo che ogni bottiglia ha la sua frequenza di rottura, oppure il sasso giusto, qualcosa, insomma…ed è peggio del tappo, perché ti trovi all’istante all’aria aperta, con frantumi ovunque, schegge di sicurezza che neanche le vedi, te le ritrovi a metri di distanza, e più sono piccole più sono bastarde, acutissime squame di una sicurezza che non c’è più.
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