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Gustatevi qualche minuto dell'ultimo Concerto Verticale 2009, nel seguente trailer

http://www.youtube.com/watch?v=Bvs-pQhFJTc

Dedicato a Gervasutti, con lettura di qualche suo brano, e con una grande performance del nuovo pianista-tastierista Simone Morandotti

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Una favola sotto Natale PDF Print E-mail
Written by Fabio Palma   
Il nome era: delle conchiglie. Il mare si presentava la mattina come una coperta appena smossa, e mentre il mondo della spiaggia cominciava a trafficare allontanando la pigrizia, i suoni delle onde si affacciavano timidamente sul grande spartito del giorno. Era una spiaggia protetta dall’alto e sui lati da grumi di roccia scomposta, e i pochi visitatori arrivati dal mare si stupivano nel vedere la scogliera scappare verso l’alto quasi con fretta inaudita. La gente proveniva dal mare in grappoli, arrotolata a piccoli gruppi, calzando sandali variopinti per non ferirsi sulle mille piccole gocce appuntite del calcare bianchissimo. La luce era resa ancora più forte dalla sabbia dorata, tanto che gli adulti chiudevano gli occhi e li riaprivano con ancora macchie di spiaggia stampate indelebili nel buio della vista. Non vi erano bambini, perché gli scogli appuntiti costringevano le barche a fermarsi molto più in là della sabbia, così che solo gli adulti, e neanche con grazia, riuscivano a saltare a fatica piccole pozze profonde, le mani impegnate a stringere asciugamani e giornali, o riviste di moda e motori. Il nome era: delle conchiglie, perché un tempo la risacca aveva là imprigionato decine di case smaltate colorate con grazia, poi col tempo scomparse per giacere in silenzio su qualche mobile scuro. Un giorno, l’intera costa fu spazzata da onde alte come il muro di un forte, col piano travolto dall’accidentato e le città vicine sconvolte e in rovina. Per mesi nessuno pensò più di andare alla spiaggia, dove però era avvenuto qualcosa. Forse nostalgiche di un passato mai visto, migliaia di conchiglie avevano chiesto un passaggio alle onde titaniche, e con calma avevano affollato la spiaggia, ora diversa. Trascorsero la Primavera senza un rumore, fino a quando alla fine di maggio le più alte di loro avvistarono qualcosa avanzare. Era un barcone, strabordante di gente, ansiosa di essere prima a tornare nel posto divelto dal mare. Il barcone somigliava a un giocattolo troppo ricco di stondi, perché da lontano la gente assiepata sembrava la cera colata qua e là sui fianchi di una candela panciuta lasciata accesa per ore. Quel che avvenne, di fatto, fu descritto dall’uomo che guidava la barca, e poi tramandato per anni, quindi chissà se è poi vero. Pare che le più grandi conchiglie abbiano fatto un conclave, così, veloce e di getto, decidendo un no per gli adulti, disposte a accettare solo bambini e bambine. Chiesero al mare, e molluschi e altri piccoli abitanti del profondo e della superficie controllarono bene, riportando alla spiaggia che il barcone era pieno di panciuti signori e larghe o mal sottili signore, ma senza bambini. Allora le conchiglie radunarono tutti i suoni delle loro contorte spirali, e si alzò un coro di muggiti e tromboni, e fischi acuti come di vento in caverne sottili, e la gente ne fu spaventata, così che il capitano virò giusto da scrutare la spiaggia, e l’enorme distesa di conchiglie suonanti dei loro colori. Detto al ritorno, il fatto gettò gli adulti nel dubbio, e il loro interesse scemò presto nel nulla. Chi mai avrebbe voluto solo vedere e non conquistare? Ma un bambino di nome Simone origliò il racconto dei grandi, e nei giorni a venire bambini e bambine ne parlarono sempre più abbracciando un’idea, infine reperendo il coraggio di sussurrare al capitano la loro ingenua intenzione. Il capitano, omone abbronzato e con la barba salata da mille escursioni sul mare, fu colpito dalla novità dell’idea, e propose agli adulti di imbarcare i soli bambini, e di portarli alla spiaggia dei suoni fermandosi vicino agli scogli ma senza attraccare e calpestare la riva. Da quel giorno, là dove mille e mille conchiglie propongono un concerto diverso, il capitano porta i bambini del mondo ad ascoltare la natura che orchestra. Lui omone si dice che talvolta si allarghi di gioia, felice di faticare ad arrestare la barca nel capriccio del mare, quasi un’altra conchiglia galleggiante e con tanti piccoli abitanti issati a babordo, e lui stesso racconta che dal barcone applaudono le note suonate e le conchiglie, illuminate dal sole che vira nelle sue altezze diverse, rispondono con lampi di gioia, felici del loro concerto e del plauso di tanti felici e ridenti sorrisi.


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