Questi estratti da Lettere di Sosta sono stati letti alla Radio 1 del Canton Ticino in sua serie di cinque trasmissioni dedicate al nostro libro Da un bulbo un tulipano Non sapevo se regalarti un sasso o un tulipano. Della prima specie mi piaceva l’eternità, la discrezione nell’essere inerte, e insieme la forma, perché ne avevo trovato uno a cuore rovesciato, che è poi come si sente il mio quando ti vede, sembra una pompa impazzita che irrora qualsiasi cosa, mica solo tessuti e organi vitali (infatti tu sei nella mia anima, e nessuno ha ancora dimostrato la vitalità dell’anima, pure così ovvia). Poi però ho visto la foto di quei tulipani, e ho capito tutto. Erano così regali, e quelli lì avevano i bordi frastagliati, come una regina con frange e collo irregolari, pensa un po’. Praticamente, proprio la tua immagine, che è di regina ma naturale, quindi non rasata a contorni di barboncino. E poi, ecco, ho letto di come vive un bulbo, e ho pensato che tu sei regina quanto un tulipano, e io mi sento vivo e innamorato come un bulbo. Il quale lo dai spacciato quando non lo vedi, per giorni e mesi, e invece aspetta buono il suo tempo, e allora non ce n’é per nessuno, chi è forte quanto un bulbo nel suo tempo, lui ha la motivazione per allenarsi un anno per quindici o forse trenta giorni di gloria e di maestà, di vita, direi, e trovami un atleta, un uomo, qualsiasi conoscente nostro capace di tanta decisione e precisione. E poi, e questo davvero sconcerta tutti, o quasi, diciamo coloro che amano commentare superficialmente, il bulbo vive per conto suo, stra-vive direi, eppure la gente pensa che sotto la terra dura e battuta dal freddo o venata dalla siccità nessuno potrebbe, in logica, vivere e per di più rincorrere un sogno. Lui, invece, … Estratti da “Pensieri dal Perù” Le mani ti portano il freddo quando fuori di te il gelo assedia la vita, ma intiepidiscono un viso quando lo sfiorano innamorate. Sanno dare l'aria quando ti senti soffocare, e ad esse ti aggrappi durante i tanti cercare, invano, della vita. In arrampicata esplorano il fragile e l'opulento, il minuscolo e l'attonito, ed è un pò come quando ami, esse partono da te e non sai mai il brivido che scrollerà l'attesa quanto profondo ti scaverà. Succederà che le rimirerai giorni e anni dopo, alla ricerca di quel brivido, e come il vento qualcosa scompiglierà, magari i capelli ed è un'immagine abusata ma forse anche le labbra e cose così, apparentemente solide e ben formate...l'istante e l'incanto del cumulo di brividi di quel giorno riesumerà tutto d'un colpo, così finalmente potrai apprezzare quello che hai fatto e capirlo un pò di più. Qui le margherite sono umili, così più realiste del loro destino, non hanno l'ansia che mi strozza anche oggi, quella morsa di voglia che combacia raramente con quanto potrei fare. Non hanno stelo, a milioni tappezzano il prato con corolle gialle e regali ma appiattite su un prato rasato da mucche e vento. Forse lo stelo c'è ma è sottoterra, così, come dovrei conservarlo anch'io, saperne l'esistenza ma relegarne la supponenza come certe maestre fanno con i bambini sapientoni, li zittiscono e li spingono a fondo classe. Invece il mio, di stelo, continua a venir fuori, non ascolta il vento gelido delle mie paure e incapacità...sono sempre troppo in alto rispetto alla pianura delle cose da fare o da provare, e così loro, le margherite, vivono senza troppi problemi anche in questa valle sfondata dal vento dei 6000 metri che la chiudono mentre io cerco invano di coprirmi all'uragano di ambizioni che la vita mi scaraventa addosso. Estratto da “ La Linea” Ai cattivi ragazzi piace uscire dal gruppo, vivere all'addiaccio, scalare da soli una montagna, e fottersene di tante cose. Non di amare, di avere paura, di rischiare, di arrampicare in pantaloni bucati dal trasandato incedere dei loro giorni appuntiti. I cattivi ragazzi arrampicano senza corda, o si proteggono poco; volano spesso, qualcuno non torna più, e non entrano mai in punta di piedi nel cuore di una donna. I cattivi ragazzi si inginocchiano davanti a Dio, ma stanno in piedi nella vita; ascoltano la musica ad alto volume, vivono sull'orlo, e scrivono delle loro vergogne. Arrampicano la vita e le scogliere del mondo troppo pericolosamente, e ce lo vengono anche a raccontare. Rincuorano i principianti, ma solo se ci danno dentro; adorano i più forti, non sono mai invidiosi del talento altrui. Cercano di assorbire il meglio, e non si accontentano mai; fatta una via ne sognano subito un’altra più difficile, si allenano con rabbia e sputano sullo scoramento. Dicono parolacce ma scrivono lettere d’amore, qualche volta prendono a pugni il tavolo dell’imprevedibile ma ne accettano la sfida. Quando conoscono la donna della loro vita prendono a calci le convinzioni degli amici e sputano sulla ragione, qualcuno ci lascia le penne e molti poi si pentono; tutti loro hanno però osato, come nel resto delle cose della vita. E quando amano è come in arrampicata vera, lo fanno in libera, e se cadono ricominciano dal basso, ma per farcela. Hanno pochi amici, ma sono veri, e non c’è bisogno di dirselo; non guardano all’età, perché quel cazzo di orologio è sempre andato per conto suo, basta vedere la gente sfondata che c’è in giro, quella buona, che ha le rughe che si alzano dai piedi e il proprio cadavere a passeggio. Spompano le nostre opinioni, creano cose troppo difficili, corrono selvaggi...siano maledetti, i cattivi ragazzi Estratto da “La strada del sole” Quale sarà la nostra protezione buona, amore? Pensavo a questo, due ore dopo, quando battevo i denti dal freddo, e ho avuto paura di andare avanti, e sono tornato indietro…ho avuto freddo come le volte in cui non ti ho avuto vicina quando volevo, e sono state molte, potrei dire tutti i giorni…ho freddo, quando non ci sei, è un freddo che non c’è, ma insomma hai capito, è coprirsi con qualcosa perché ti senti indifeso…su una via mi capita spesso, arrampichi e stai bene, poi ti fermi in sosta e aspetti il tuo compagno e arriva il freddo, e sei impreparato, perché quando arrampichi non pensi al dopo, a quando arriverà la stanchezza e il freddo e persino la noia di un’attesa in sosta…proprio come con noi due, vero amore? Si sta insieme e le paure, voilà, svolazzano via, basta un bacio ed è come un maglio in una cristalleria, tutto cade in pezzi ma a ben vedere il luccichio è perfino bello, se non fosse che devi stare attento a dove metti i piedi, quei mille frammenti di cristallo stanno bene così, nel caos di una rottura… Però non ti ho detto cosa mi è capitato dopo, venti metri dopo il passo che ti ho raccontato…amore, non ho trovato la sosta…la relazione diceva di andare a destra e a destra sono andato, in arrampicata facile e splendida, molti metri lontano dall’ultima protezione, col cuore calmo, la roccia era uno schianto e in quel grigio perla stavo bene, solo che le corde stavano finendo e nella nicchia la sosta non c’era…anche lì ho pensato a te, sai? Un solo attimo, per dirmi che dovevo tornare indietro, e lasciar perdere la relazione, tutto ormai ha bisogno di una relazione, che predica presente e futuro e che possibilmente non stoni troppo col tuo passato…così sono andato a sinistra e ho trovato la sosta, e ho pensato, amore, che pensare a noi due secondo una relazione scritta che prescriva una vita con posologia medica sia proprio sbagliato, sai? Noi due siamo così, non c’è dose consigliata da seguire, anzi sì, è vederci tanto, perché noi più ci vediamo più scopriamo quanto sia inutile pensare una ricetta medica, tipo signora prenda due pasticche al giorno, vedrà, dopo i pasti, un po’ di mal di stomaco ma in tre giorni le andrà via tutto…non funziona così, vero? … estratto da Stilo <<A me piace andare in metrò, ci scruti la vita>> <<Per la gente che vedi? >> <<No, per i nomi delle fermate>> <<…>> <<prendi Primaticcio, è un nome geniale, sintetizza perché tutti si affannino per dodici ore al giorno. Non per un primato vero, ma per un primaticcio qualsiasi, stronzate di leadership da corridoi d’azienda, di quelli a piastrelle grigio verdi con uffici a pareti mobili, da ristrutturazioni veloci, cose così…e la fermata dopo? Leggi, Inganni, e ti dice che dietro quei primaticci ci sono gli inganni che ti fai, quelli ti sobilli tutti i giorni, e sei pure scemo, perché davvero ci credi ai tuoi primaticci, e sai perché? Te lo dice la fermata prima, Bande nere, sono quelle che ci mettiamo sugli occhi, così vedi a strisce, ce le verniciamo anche sui polsi le bande nere, tanto che battono come metronomi, l’ultima emozione che li scosse un po’ neanche te la ricordi>> <<Stilo era così, a suo modo un creativo, ti leggeva una parola e zac, partiva di filosofia>> <<Leggi lì, acquisti a rate. Cazzo, non siamo mai proprietari di niente, tutto ciò che abbiamo è in pagamento, tra un po’ rateirizzeremo anche la vita, anzi lo facciamo già, sgobbo adesso così fra cinque anni sono a posto, faccio questo adesso perché dopo non avrò più tempo, quell’altro lo faccio l’anno prossimo quando avrò più tempo…ma come cazzo ragioniamo, che ne sappiamo noi dei prossimi cinque minuti?? Non abbiamo neanche il potere di sceglierci il pomeriggio, e rimandiamo all’anno prossimo. Leggi là, Precotto…ecco, stiamo tutti sul precotto, mai che si faccia quello che ci piaccia veramente>> Solo Sterrate -un macello, ti dico-ma proprio tutti?-tutti, beh, i bambini non si sa, quelli comunque di strade e segnaletica non ne sanno ancora nulla e di fatti, se ci pensi, dico…guarda un bambino, ti sorprende ad ogni azione, tutti a dire “guarda come è intelligente” ma la realtà è che si comporta NATURALE, senza cartelli, difatti è un katerpillar, distrugge, scombina, corre quando c’è da star fermi, si siede in mezzo alla strada…noi no capisci? E lì successe così…-mi sembra strano che da una delibera comunale… -ma sai, la logica c’è, in un paesino piccolo le regole le segui sennò ti parlano alle spalle n un secondo, e basta un niente per scatenare un terremoto. Una delibera comunale che imponga di rifare tutto l’asfalto in due giorni e poi, nel pieno dei lavori, ti arriva la finanza e ti blocca tutto, è già qualcosa di esplosivo, capisci? -Sì, tu però mi dici che la gente è CAMBIATA!-Non cambiata, sconvolta. Dopo una settimana, tutti “fuori”..tu pensa ad uno costretto ad andare fuoristrada, uno che magari tutta la vita ti è andato al massimo in berlina e a due corsie… o diventa pazzo, o spacca il semiasse e prosegue a piedi, bestemmiando, o impara ad andare fuori strada, cavalca buche avallamenti, alla fine è come andare sull’asfalto, cambia la velocità, cambia il RITMO, ma, ecco, se mi passi il paragone, ti fai le sospensioni giuste… -ma fammi qualche esempio..-eh…tipo…Irene..era una che guai un dito di polvere sui mobili. Dopo una settimana ha preso un libro, il primo della sua vita, e da allora legge due libri alla settimana, la casa è un cinema, ma parla come S. Agostino, si è letta tutte le Confessioni… o il Gigio, non parla più di calcio, è andato … |