Fabio Palma

Infinite jest

L’IMPLACABILE

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Gli sport dai quali attingo e imparo di più sono Boxe, Tennis e Basket NBA. 

Nella boxe perché non sali su un ring per una prova sportiva, letteralmente palleggi con la vita e il tuo futuro e mostrare paura o incertezza equivale ad essere massacrati. E’ lo sport dove lamentarsi significa prenderle, dove Gamboa si ruppe il tendine d’Achille alla seconda ripresa ma continuò fino all’ottava dove perse per KO ma nessuno si era accorto dell’infortunio e il pubblico lo fischiava perché poco mobile…e’ lo sport dove in tre minuti Hagler e Hearns hanno consumato più Watt di una lavatrice per un’ora, dOve Pacquaio ha distrutto uno enorme rispetto a lui, dove Fury e Wilder sono andati Ko cinque volte saturando i microfoni dal rumore dei colpi, dove in allenamento se osi lamentarti fai 300 addominali.

Il basket NBA perché se sei al 40% di efficacia sei un campionissimo, e nessuno convive con l’errore quanto loro, con in palio più soldi di qualunque altro sport.

Tennis perché non è credibile che uno sport di Forza e Potenza duri più di un’ora, la boxe arriva a 36, loro anche sopra le cinque. E’ vero, hanno tantissime possibilità in quelle ore, resuscitano letteralmente, ma devi avere qualcosa di disumano dentro, i migliori sono esseri avulsi dalla normalità umana.

Djokovic ha battuto Sinner pur facendo meno vincenti di lui, e salvandosi 8 volte negli ultimi 45 minuti. Flow, concentrazione, e venti anni dietro in cui ha assorbito ogni possibile situazione negativa. Con una cura maniacale del corpo e dell’alimentazione (dopo il più lungo match di sempre nel 2012, quasi 6 ore vinte contro Nadal, festeggio’ con un pezzo di cioccolato fondente. Il suo cibo preferito. “Era due anni che ci rinunciavo”), Djokovic ha ovviamente un grandissimo talento ma inferiore nella storia a diversi: Mc Enroe, Edberg, Sampras, Federer,Alcaraz…non ha quel tocco degli Dei. Ma è arrivato dalla povertà, a differenza di tutti gli altri. Il tennis è uno sport da ricchi. Djokovic era poverissimo e ha dovuto adattarsi e soffrire l’impossibile per arrivare ai vertici. E quando ce l’ha fatta, davanti aveva Federer e Nadal. Un muro invalicabile.

E li’ si è allenato come nessuno aveva mai fatto al mondo nella storia del tennis. Come facevano solo nella boxe, appunto, o Kobe Bryant nel basket e Phelps nel nuoto e Vonn nello sci. Una seduta in più al giorno rispetto al resto del mondo, e tanta ferocia, rinunce, disciplina. Anche lui è stato vittima di errori cognitivi, perse un anno dietro la sua convinzione di non operarsi al gomito, Agassi era diventato suo allenatore e litigarono duramente. Si convinse dopo molti mesi, si operò, tornò numero 1. Disse “a volte noi atleti crediamo a nostre stronzate, per quello abbiamo bisogno di allenatori”. Chiede scusa alla fine di ogni torneo vinto al suo team “so che è difficilissimo stare con me, non sono una bella persona quando perdo e quando mi alleno”, da quando si sono ritirati Federer e Nadal e’ diventato più gentile anche negli allenamenti, e intanto sono arrivati Alcaraz e Sinner, all’inizio da lui sempre battuti e poi diventati  insuperabili.

E’ surreale, ha detto dopo aver vinto contro Sinner, partita finita alle due del mattino, dopo 5 ore. Ha vinto strategicamente e mentalmente contro Sinner, che in quelle due qualità è numero 1. A centinaia gli dicevano di ritirarsi. Tre giorni fa un commentatore di Eurosport lo esortava a farsi da parte… 

Tra vedere e commentare lo sport e comprenderlo c’è un abisso. Ci vuole tanta intelligenza a capirlo, e bisogna viverlo per certe sfumature. 

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